Archivio | giugno 10, 2007

PEDOFILIA: Svegliatevi, mammine!

Come ormai tutti saprete, il 23 giugno è la giornata dell’orgoglio pedofilo. E già il solo scriverlo provoca in noi un forte ribrezzo. Affronteremo l’argomento come sempre, cercando cioè di fare i giusti approfondimenti, con articoli mirati. Vogliamo iniziare con un “pezzo” del mai troppo rimpianto Enzo Baldoni, apparso su Linus il mese di gennaio del 1997, che conserva tutta la sua orribile attualità.

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Svegliatevi, mammine!

di Enzo G. Baldoni

Perdonatemi se vi racconto un’esperienza personale. Di quelle che non si raccontano volentieri. Ma sono convinto che vi servirà.

E poi basta col silenzio su queste cose. Il silenzio è sempre colpevole.

Dunque: c’era questa bambina deliziosa, di nome Gabriella. Alla sera le rimboccavo le coperte e le raccontavo strane storie: Ulisse, la corsa all’oro di Jack London, la follia di Orlando, la Genesi (con un’Eva bisbetica, un Adamo perplesso e un Dio pasticcione che diceva “Oh, cazzo, mi sono sbagliato, ho creato le pulci”).

La domenica mattina passavamo ore nel lettone a ruzzolarci, a giocare, a ridere, a coccolarci. D’estate, quando faceva caldo, naturalmente eravamo nudi. Tra un viaggio di Ulisse e un ruzzolone sul letto mia moglie ed io le parlavamo, ovviamente, anche di pisello e pisella, di bambini, di spermatozoi, di parto, di sesso, di orgasmi, di piacere, d’amore. E probabilmente (io non me ne ricordo: erano i normali discorsi che tutti i genitori dovrebbero fare ai bambini) che esistono degli uomini che vogliono fare l’amore con le bambine.

A questo punto vi aspetterete la mia confessione (“il porco ha stuprato la bambina!”).

No, care mamme, se la pensate così dimostrate una volta di più di non saper nulla della sessualità maschile. Il desiderio è sempre figlio della repressione. Dove c’è innocenza non può esserci violenza.

E’ stato il classico cugino. Mia figlia era in vacanza dalla nonna, aveva quattro anni. Lui ne aveva venti, era un ragazzo mite, timido e un po’ complessato. Un insospettabile.

Sovrana ingenuità delle mamme: la mia bimba girava per casa quasi nuda, come sempre, e mia moglie non avrebbe mai pensato che dietro il cugino mite e un po’ tontolone potesse nascondersi un pedofilo. Un padre avrebbe fatto immediatamente rivestire la bambina, E, soprattutto, avrebbe fatto sentire in maniera discreta ma inequivocabile la sua presenza. Non ci fu violenza completa, per fortuna, ma un gioco sessuale un po’pesante.

Naturalmente, il cugino proferì a Gabriella il classico: “Non dire niente a nessuno, sennò ti ammazzo!

Altrettanto naturalmente, appena uscito il cugino, Gabriella raccontò con schifo alla mamma che “le aveva messo il pisello tra le gambe”.

Mia moglie fu meravigliosa. Prima rassicurò, coccolò e disinfettò la piccola, minimizzando. Poi, angosciatissima mi telefonò (io ero via, a milleduecento chilometri):

Figuratevi la mia reazione. L’avrei ammazzato. Tra me e mia moglie cercammo di mantenere la calma. Ci assicurammo che non ci fosse stata una violenza fisica traumatizzante. Poi io telefonai al cugino. Lo misi di fronte alle sue responsabilità. Lui era, ovviamente, terrorizzato. Mi confessò che aveva avuto approcci con altre bambine. La sua sessualità era decisamente deviata verso la pedofilia. Era militare a Roma, in quel periodo. Gli detti l’indirizzo di una mia cara amica, una psicologa che si era messa a disposizione. Lui si impegnò ad andarla a trovare.

Però con lei non si fece mai vivo.

E allora, scusatemi, ma feci una cosa che non avrei dovuto faer.

Saltai sull’aereo per Roma. Entrai nella sua caserma per “visita parenti”. Sbiancò, quando mi vide. Eravamo in parlatorio: lo presi per il bavero, lo spinsi in un cesso e lo caricai di botte. Lo so, non è elegante. Lo so, la violenza non è una riposta. Però a me ha fatto un gran bene. I padri che mi leggono mi capiranno.

Ma la soddisfazione più grande me l’ha data Gabriella, un paio di anni fa, quando aveva ormai sedici anni.

Siamo a tavola, si parla casualmente delle solite cose. Il discorso capita sulla pedofilia. Lei, tranquillissima, fa: “Beh, è capitato a tante. Anche a me, da piccola, vi ricordate?”.

Io e mia moglie abbassiamo gli occhi sul piatto, travolti da un’ondata di emozioni. Lei, serafica, continua: “Sai, babbo, ti devo ringraziare: è merito tuo se ero preparata”.

Annaspo, boccheggio, sorrido. Finalmente respiro.

Care mammine: quanto ne sapete poco della sessualità di questi cari paparini, di questi dolcissimi nonni, di questi zii affettuosi che abbracciano i vostri bimbi e le vostre bimbe.

La sessualità maschile è complessa, penetrante per sua stessa natura. In tutti noi coesistono voglie più o meno espresse. Che, quando non sono arginate dai freni inibitori dell’etica o della morale, sfociano nella perversione o nella violenza.

Una volta nessuno di noi confessava quel pizzico di omosessualità che lo spingeva a guardare con curiosità e forse con un lieve frisson i compagni maschi sotto la doccia.

Oggi tutti accettiamo di avere una parte omosessuale: però facciamo ancora una gran fatica ad accettare le perversioni che screziano il lato oscuro della nostra sessualità.

Sia chiaro: non sto dicendo che l’omosessualità sia una perversione. Per me è solo una sessualità altra. E, ovviamente, non bisogna fare nessuna confusione tra omosessualità e pedofilia.

Ma come mai il papà medio è più guardingo della mamma media quando si tratta di mandare la sua bambina in giro con lo zio, col cugino, col nonno o col caro amico di famiglia?

Perché tutti noi maschi sappiamo, più o meno lucidamente, che per qualsiasi uomo una bambina è una grande tentazione sessuale.

Chiedetelo al vostro compagno, a vostro marito, a vostro padre.

Negheranno spudoratamente.

Ma non sono quasi tutti mariti, quasi tutti padri, i milioni di tedeschi, italiani, inglesi, americani che ogni anno affollano i bordelli della Thailandia per montare addosso (non trovo definizione migliore) a bambine di dieci, otto, perfino quattro anni?

Senza andare in Thailandia, e neanche in Belgio: l’Italia è piena di trafficanti di bambini. E spesso sono le mamme che vendono o spingono nel letto dell’amante la figlia di sette, otto anni.

Nella maggioranza dei casi di stupro, il colpevole è un parente stretto (padre, zio, cugino, nonno) o un amico di famiglia.

Conosco personalmente ben tre ragazze che, verso i sette-otto anni, hanno ricevuto approcci sessuali più o meno delicati dal nonno.

Allora, mamme: sappiate che chiunque può insidiare la vostra bambina (e, in misura inferiore, il vostro bambino). Aprite gli occhi.

E non dite: “a me non succederà mai”. Lo dicevamo anche noi.

Quindi: prepararsi. Non sono uno specialista, sono solo un papà attento. Però mi permetto lo stesso di darvi una serie di consigli di buon senso. Ringrazio fin d’ora chi – più esperto di me – vorrà integrarli.

Mamme, ricordatevi che:

nel fondo di qualsiasi maschio alberga un pedofilo.

Non c’è età in cui un bimbo sia troppo piccolo per le attenzioni di un pedofilo.

Insegnate ai vostri figli a stare attenti alle automobili? Giusto. Insegnate loro anche che esistono degli adulti (compresi gli innocui esibizionisti) interessati sessualmente a loro.

Avvertiteli che il pedofilo farà delle minacce. Ma che non c’è da avere paura: è lui che ha paura.

Rassicurateli sul fatto che non c’è mai colpa da parte dei bambini. E che, in ogni caso, qualsiasi cosa facciano, la mamma ed il papà saranno sempre dalla loro parte.

Non dite “a mio figlio non succederà mai”. Succede a una bimba su quattro, a un maschietto su dieci.

Fidatevi del vostro uomo: di solito, su questi temi, è più all’erta di voi. E’ fondamentale che lui partecipi attivamente all’educazione sessuale dei vostri bimbi. Dividete con lui le ansie e i dubbi.

In ogni caso, evitate che il vostro uomo dorma da solo con la bimba. Specialmente se la bimba non ci va volentieri. Specialmente se non è il papà.

I pedofili sanno come diventare amici dei bambini, perché li amano davvero, anche emotivamente. Non fatevi fregare dallo stereotipo del bruto: non sempre il pedofilo ha la faccia del Pacciani. Spesso è un ragazzo carino e dolcissimo. E fa di tutto per lavorare a contatto con i bambini: maestro, animatore di parrocchia, sacerdote. Perfino baby-sitter, come si è scoperto il mese scorso a Milano.

Spesso adottano strategie di lunga durata. Per esempio, se sono infermieri, cercano di farsi mettere nei reparti pediatrici. Per questo dovete accertarvi che in reparto, specialmente di notte, ci siano solo infermiere di sesso femminile. In caso contrario, protestare con il primario e soprattutto vigilare.

Lasciate pure che i vostri bimbi giochino con lo zio, il nonno o il cugino. Ci mancherebbe. Ma fate sentire sempre la vostra discreta presenza. Evitate di mandarli in giro o in viaggio assieme da soli.

E’ comunque abbastanza probabile che i vostri bimbi abbiano un approccio sessuale da parte di un adulto. Non drammatizzate: se il fatto non è violento può essere metabolizzato bene. Soprattutto se il bimbo è preparato.

Se avete avuto un’esperienza personale, dividetela con il marito e con i bimbi: sarà un pretesto perfetto per aprire il dialogo e raccontare questo tipo di cose.

Per favore, per favore, per favore: adesso non diventate paranoiche. Non fate crescere la vostra bimba nella paura degli uomini. Fatevi piuttosto, assieme ai vostri bambini, delle sane risate sugli esibizionisti e sui pedofili. Smitizzate. C’è un sacco di barzellette sull’argomento. Magari, invece, scriveteci qualche lettera su quel che è capitato a voi: sarebbe meraviglioso se su Linus le mamme o le ragazzine che hanno subito approcci sessuali potessero parlarsi e scambiare le proprie esperienze. Sarebbe un servizio reso a tutte le donne.


Non dimenticherò mai una sera in campagna, al Collaccio, una tavolata di famiglia con tante sorelle, cugine, cognate, amiche. Il discorso cadde sulle molestie sessuali. C’erano sette donne: tutte e sette raccontarono di essere state molestate da bambine. Ricordo la calda sensazione di appartenenza, la rassicurazione che emanava da Gabriella quando anche lei raccontò la sua storia. Era bellissimo sentire quel gruppo di donne solidali che avevano condiviso un fatto poco piacevole ma che, filtrato attraverso l’esperienza comune, veniva esorcizzato e smitizzato.

E ora, mammine, guardate la vostra bimba. Chiedetevi: “Oddio, vuoi vedere che anche lei….”.
Una volta su quattro, la risposta sarà probabilmente .

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LA PEDOFILIA ESISTE!!

Lettera aperta di Pino De Luca a Fabio Mussi

Riceviamo e pubblichiamo questa bella lettera del nostro amico Pino



Caro Mussi,

il giorno più duro della mia vita politica lo abbiamo trascorso insieme. Tu non te lo ricordi ma io lo ho in mente, vivido e doloroso. Congresso provinciale del PCI di Brindisi, il congresso della svolta della bolognina, tu eri li a rappresentare la segreteria nazionale o la direzione nazionale, non ricordo bene come si articolavano allora gli organismi, sono passati quindici anni …

Quel giorno conclusi gli interventi della mattinata, ero segretario di sezione, “giovane e brillante con una discreta carriera politica alle spalle”. Si trattava di fare la svolta, di convincere i riottosi. Mi ricordo che pronunciai le seguenti parole: “qui finisce una lunga navigazione, si lascia la nave per scalare una montagna. Non sappiamo cosa ci sia oltre la montagna né quali difficoltà incontreremo né quali compagni di cordata. Ho navigato insieme a voi, da mozzo e da capitano. Sono un marinaio non sono un arrampicatore, sarei una inutile zavorra, mi fermo qui ma voi andate, andate pure e che la fortuna sia con voi.”

Molti presero scorciatoie, si accamparono nelle valli dai succosi frutti, bruciarono le navi e vendettero le loro parti pregiate. Molti altri si dispersero seguendo il proprio destino.

Il grosso dell’equipaggio cominciò ad arrampicarsi in una gara per prendere la vetta, a volte senza esclusione di colpi.

Per parte mia, percorrendo sentieri brulli, solitari e ventosi, ho incontrato tanta gente, ho conosciuto gli “eroi”, tanti eroi che sono morti e dimenticati, altri che sono vivi, ma anch’essi dimenticati da tutti.

Un giorno è venuto qualcuno che si arrampicava, un compagno al quale hanno tagliato la corda alla quale era legato e lo hanno fatto precipitare. Mi ha chiesto se avevo voglia di riprendere il mare. Non ho risposto. Ho costruito una barchetta e ho ripreso il largo. Il vessillo della mia barca è antico: Falce, Martello e Stella su bandiere sovrapposte, fondo azzurro come il mare. Sono ripartito per seguire il sole che tramonta all’orizzonte, nel tentativo di fuggire il buio.

È strano l’orizzonte, lo sai bene come funziona: più lo segui e più si allontana. Mi dissero quindici anni fa, quelli che sapevano più di me, che seguire l’orizzonte è una sciocchezza, ad ogni passo che fai l’orizzonte si allontana di un passo. Mi dicevano che seguire l’orizzonte non serve a nulla. Sbagliano: seguire l’orizzonte serve a muoversi. Muoversi è importante.

Chi si è fermato, magari in una “posizione equidistante tra lavoro e capitale” pensando di nutrirsi un po’ di uno e un po’ dell’altro, avrà la stessa triste sorte dell’asino di Buridano che ben conosciamo.

Perché ti scrivo? Ho letto su Aprileonline la tua intervista, la ho letta e riletta. Ci sono molte cose condivisibili, moltissime. In particolare ho notato il continuo richiamo a marciare, a muoversi…

Ma più la leggo e più la rileggo e più ho la sensazione di sentire una aporìa in quella intervista, una assenza, e alla fine l’ho trovata la mancanza: manca l’orizzonte. Manca quella utopia da seguire, quella utopia che fa camminare per sostituire l’atopia alla quale ci hanno costretti con l’eutopia alla quale aspiriamo.

Io a muovermi sono capace, ma sono un marinaio, verrò per mare, non chiedetemi di lasciare la barca che il suo legno è prezioso, è fatto di storia e di sacrifici, di errori e di eroismi.

Credi che il punto d’arrivo avrà un porto anche per le barchette come la mia o esse saranno trattate a cannonate come quelle dei pirati? C’è posto per ancorare il mio legno e scendere a terra per bere una birra o i marinai col vecchio vessillo saranno messi in quarantena come gli appestati?

Io spero che all’orizzonte, dove il buio non vince mai, ci sia un porto anche per quelli come me. Li ci vedremo, e se qualcuno vuole venir per mare, tra bonacce e marosi, sulla mia barchetta qualche posto si rimedia. Ah, dimenticavo, sulla mia barchetta i gradi si conquistano navigando …

Un saluto. Pino De Luca. Comunista.

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Riproponiamo l’intervista

Mussi: sinistra e identità

Luca Bonaccorsi, Carlo Patrignani , 07 giugno 2007


Replay La scissione dei Ds accende il dibattito sul futuro del nuovo soggetto politico. Il sogno può diventare realtà. Riproponiamo l’intervista a Fabio Mussi pubblicata dal settimanale Left



Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Ha dichiarato che non morirà demo-cratico e se n’è andato (pare) con un quarto dei Ds, riaccendendo i desideri più selvaggi di tutti quelli che sognano un grande partito orgogliosamente “di sinistra”. Se è vero che la sinistra Ds vale il 4 per cento dei voti, sommati al 6 di Rc, al 2-3 di Comunisti italiani e Verdi e magari a qualche socialista, stiamo parlando di un partito che vale almeno il 15 per cento dei voti in Italia. Sicuramente il terzo partito dopo Forza Italia e il Pd. Ma gli ottimisti non escludono che sarà il secondo.

Partiamo dai contenuti. Nel suo commiato ai Ds non aveva risparmiato l’ironia: «Quando qualcuno ti chiede: “chi siete?”, non basta rispondere: “siamo tanti”. I partiti sono soggetti identitari, non solo programmatici».
“Identità” è forse la parola più abusata, e la meno approfondita, di questi tempi. Lei ha giustamente ironizzato anche su riferimento al “sofferto rapporto tra illuminismo e cristianesimo” citato nel manifesto del Pd. E comunque, al di là del fatto che uno si senta più illuminista (come Scalfari) o più cristiano (come Rutelli) si fa sempre riferimento a identità “culturali”. Mai a identità “umane”. Nel suo manifesto del “Socialismo per il futuro”, invece, c’è una frase che dice: «la civiltà umana è una». Un riferimento preciso ad una identità “umana” universale?

C’era uno dei canti del movimento operaio delle origini che diceva: «nostra patria è il mondo intero, nostra legge è l’umanità». Oggi si tende a dare la massima potenza identitaria a stati intermedi che si chiamano: etnia, nazione, religione. E naturalmente è una forma di ricerca identitaria che ha come corollario la guerra. Noi abbiamo deciso di partire dall’universale: l’idea di appartenere allo stesse genere, quello umano. È un’idea di recentissima formazione. La consapevolezza, nella storia, di far parte di una stessa umanità è molto giovane. Fino a tutto il ‘600 si è discusso se gli indios avessero o no un anima. Si è discusso a lungo se le donne non fossero una sottospecie. Ancora nel ‘900 si sono elaborate teorie di una stratificazione umana che ci dividevano in uomini e sottouomini.

E a chi dobbiamo questo “salto” culturale?
Il fatto che ci sia una sola umanità è una idea recente e rara, che si è formata in due ambiti: in quello scientifico e in ambito politico. Nell’ambito scientifico lo hanno scoperto gli antropologi e gli psichiatri, poi confermati dai genetisti che hanno dimostrato che abbiamo tutti lo stesso patrimonio genetico. In politica invece, chi partiva dall’idea di un’unica umanità era il pensiero socialista e comunista.

Ma scusi e i liberali, e la Dichiarazione d’indipendenza americana, “tutti gli uomini sono stati creati uguali”?
Neanche la scuola liberale. Perché i liberali dell’origine accettavano bellamente la schiavitù. Non facevano una piega di fronte all’esistenza degli schiavi. Gli uomini erano uguali davanti a dio sì… ma in terra…

Perché partire da questa idea è così importante?
Le identità non sono statiche, ovviamente poi si articolano. Ma si possono articolare in una rete democratica solo se resiste l’idea di un’umanità “una”. Se cede questa, l’articolazione è bellica non democratica.

Farete il pantheon anche a sinistra? Lei chi ci metterebbe: Ingrao, Lombardi, Amendola?
Abbiamo bisogno di tutti coloro che credono nel futuro e quindi di tante schiere di “compagni disarmati” (citando Ingrao, ndr). Disarmati nel senso della non-violenza, che si oppongano a sopraffazione e prepotenza, ma armati di idee, progetti e valori. In questo contesto ci stanno bene tutti, anche le idee geniali di Lombardi. L’importante è che nessuno resti nelle proprie caselle di appartenenza.

Non crede all’identità di appartenenza?
Oggi non funziona più “appartenere a”. Siamo tutti in mare aperto e dobbiamo costruire una nuova identità. Prendiamo il comunismo: non c’è dubbio che con il crollo del muro di Berlino, politicamente il comunismo non c’è più. Se però si parla di quella grande cultura dell’800 e ‘900 segnata da Carl Marx, allora delle idee comuniste restano molte tracce storiche e ideali. Dobbiamo smontare le macchine ideologiche, ribaltare i luoghi comuni. Per me oggi “non possiamo non dirci socialisti”.

Marx serve ancora allora.
Certamente. Non le dittature che furono realizzate “sul” proletariato, e per fortuna sconfitte. Ma le idee di liberazione, emancipazione, libertà e uguaglianza. Idee che sono attualissime, anche culturalmente, nell’epoca moderna. Pertanto la sfida è quella di costruire il nuovo, giorno per giorno, è la direzione del socialismo libertario democratico e… “radicale”.

Un appello a Pannella?
Non mi riferisco a nessuno in particolare. Io poi credo che “radicale” è un aggettivo che va bene solo se dentro il socialismo.

Nella stessa relazione al congresso ha detto: «La precarietà non è figlia della tecnica, ma di un ritorno di condizioni servili nella società contemporanea». Le condizioni servili, ovvero lo “sfruttamento”, sono connaturati a questo sistema di produzione. La tensione per superarlo (seppure nei tempi lunghi) deve rimanere un’ambizione del socialismo del futuro, così come lo era nel riformismo socialdemocratico classico?
Sì, il sistema produce sfruttamento. Ormai lo sfruttamento del lavoro giovanile precario è diventato una cosa pazzesca. I giovani hanno lavoro instabile, salari minimi, e protezioni sociali (maternità, pensione, malattia) minime, le protezioni sociali che la classe operaia aveva conquistato con dure lotte nei decenni passati. Naturalmente questo non è un problema nazionale ma globale. È una tendenza che ha preso corpo negli ultimi 25 anni, con l’accelerazione della globalizzazione. Uno degli aspetti della globalizzazione è la pressione che svalorizza progressivamente il lavoro: quello cinese , quello indiano ma anche quello americano, francese e italiano. Soprattutto nei giovani. Ora, non è che propongo la rivoluzione per abbattere il capitalismo, ma propongo una lotta per “restituire valore al lavoro”. È una frase che ha un significato etico-politico e un significato economico-finanziario. Vuol dire rimettere in valore il lavoro in tutte le sue forme e, soprattutto, pagarlo di più.

Quindi il capitalismo non va abbattuto ma “superato”, cambiato?
Questo capitalismo è incompatibile con il pianeta Terra, come nel ‘900 era incompatibile con il lavoro. È con questo capitalismo che dobbiamo fare i conti. Proponendo un nuovo modello di società che rifiuti il binomio merce-dio.

Lei ha detto: «Non voglio un altro piccolo partito. Ma un progetto volto a riunificare forze». Lo dicono tutti. Ma come si fa veramente? Con la Federazione di Diliberto?
No, non dobbiamo congelare le cose come stanno per federarle. Io propongo che tutti si mettano in cammino. Alla ricerca di una piattaforma ideale, culturale, programmatica. E per programmatica intendo di programma di governo, innovativo. Dobbiamo lanciare un movimento politico autonomo, socialista, che abbia come punto nodale la riunificazione di tutta la sinistra italiana che non si riconosce nel Pd. Questo movimento autonomo e socialista non può non avere però una cultura di governo, per cui deve saper legare le esigenze del Paese alla produzione di atti di governo. La nascita del Pd ha determinato un terremoto politico e noi oggi abbiamo il dovere di costruire il nuovo dalle macerie del terremoto, senza essere abbarbicati nelle rispettive trincee.

Ma come si fa nella pratica? Con una costituente?
Bisogna aprire un rapporto multipolare che muove dai contenuti. Ma mettendosi in marcia per costruire qualcosa di nuovo. Se la sinistra diventa una rete di correnti dentro il Pd, e una rete di partiti piccoli e piccolissimi, ancorché federati, la sinistra perderà progressivamente peso, ruolo e funzione. Questo è ciò che chiedo a tutti, alla sinistra organizzata politicamente in Italia, quella socialista, comunista e ambientalista, ma anche alla vasta sinistra che oggi non si sente rappresentata. Nel lavoro, nelle professioni, nella cultura. Quella fatta da chi non ci si riconosceva più. In questi giorni sto ricevendo moltissimi messaggi di persone che mi dicono: sono di sinistra ma non ci credevo più, avevo mollato, mi ero messo da parte. Io credo che se si parte con una ambizione “alta” si può realizzare qualcosa di nuovo.

Ma come? E, soprattutto, quando? Partito e programma unico alle Europee del 2009?
Le Europee con un progetto comune è un buon appuntamento.

Lo sa com’è l’Italia: non c’è il nuovo soggetto ma è già partito il toto-leader. L’ultimo nome che circola è quello del segretario della Cgil Epifani.
Innanzitutto bisognerebbe chiederlo, per una questione formale e sostanziale, ad Epifani. È indubbio però che il segretario della Cgil abbia fatto un intervento molto forte e apprezzabile, sul lavoro e sulla sua rappresentanza, al congresso del Pd.

Esiste davvero un asse Cgil-Sd? Si parla del 60 per cento della Cgil al vostro fianco.
La Cgil è un grande sindacato, e ha una storia fortemente riformista. Per ora abbiamo solo adesioni di singoli dirigenti.

fonte: http://www.aprileonline.info/3442/mussi-sinistra-e-identita

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BUSH: un patto con il Papa su Cuba

di MAURIZIO MOLINARI


Honest broker, onesto mediatore. E’ con questo concetto in mente che il presidente americano, George W. Bush, alle 11 di oggi varca la soglia del Vaticano per il primo incontro con Benedetto XVI. L’«honest broker» è riferito al ruolo che la Chiesa cattolica può giocare a Cuba nella fase di transizione politica iniziata con la grave malattia che ha colpito l’ottantenne Líder Máximo Fidel Castro.

Gli scenari cubani disegnati dal Dipartimento di Stato nei dossier preparati in vista della missione romana sono due: Fidel può morire lasciando potere e regime al fratello Raul oppure può tornare in sella scontentando i leader locali che premono per riformare il sistema economico. In entrambi i casi, secondo alcuni consiglieri del presidente al corrente del dossier-Cuba, «la Chiesa può svolgere la funzione di onesto mediatore» aiutando l’isola ad allontanarsi dal comunismo e avvicinarsi alla democrazia senza traumi.

Ecco alcuni dettagli di cosa è stato scritto sui memorandum diplomatici che Bush ha mandato a memoria in vista del colloquio di trenta minuti con il Pontefice: se Fidel morirà si verrà a creare un pericoloso vuoto di potere che potrebbe coincidere con il ritorno in massa degli esuli da Miami e dunque portare a una forte instabilità interna, trasformando la Chiesa locale nell’unico punto di raccordo fra tutti i cubani; se Fidel, pur acciaccato, tornerà al potere lo scontento del ceto produttivo cercherà interlocutori locali e la Chiesa è l’unica istituzione in grado di poterlo essere per radicamento, credibilità e impegno sociale.

«Sebbene la Chiesa cubana sia più debole rispetto alla Chiesa polacca degli anni Ottanta – spiega Eusebio Mujal Leon, direttore del Progetto Cuba XXI secolo e docente alla Georgetown University – Bush vede nella fede una risorsa per traghettare l’Avana lontano dal comunismo, proprio come avvenne allora a Varsavia». Non è un caso che alla vigilia della partenza per l’Europa Bush abbia detto di «condividere con il Pontefice il valore della libertà universale», che nel discorso pronunciato martedì a Praga sui diritti umani abbia incluso fra i «dissidenti imprigionati che non possono essere fra noi» anche il medico cubano Oscar Elias Biscet, che ieri dalla Polonia sia tornato a invocare «libertà per Cuba» e che questa mattina in Vaticano all’incontro con il Segretario di Stato Tarcisio Bertone avrà al fianco John Negroponte: il numero due del Dipartimento di Stato, ex zar dell’intelligence che si fece le ossa in America Latina negli anni Ottanta aiutando la guerriglia anti-comunista in Guatemala.

L’agenda del summit in Vaticano vedrà prima Bush affrontare con Benedetto XVI le questioni di valore inerenti al diritto di tutti i popoli alla libertà e poi, nel colloquio con Bertone, declinarli in quella che si propone di diventare una convergenza di intenti sul dopo-Castro. Ciò che Bush cerca in Vaticano è la conferma che Benedetto XVI voglia essere «un testimone della libertà universale contro i nemici nel XXI secolo» come lo fu Giovanni Paolo II contro il comunismo.

Il primo a comprendere cosa potrebbe avvenire questa mattina oltre i portoni di bronzo del Vaticano è stato lo stesso Fidel, diffondendo 48 ore prima un monito a Benedetto XVI affinché non si fidi dell’ospite. «Bush sta tentando di ingannare il Papa – ha scritto Fidel in un testo diffuso al termine dell’incontro con il presidente boliviano Evo Morales – perché durante il colloquio gli dirà che la guerra in Iraq non esiste, che non è costata un centesimo né una goccia di sangue, e che centinaia di migliaia di persone innocenti non sono morte a causa di un vergognoso baratto per ottenere petrolio e gas». L’intervento di Castro ha voluto sottolineare come sia il tema della pace il terreno di dissenso fra il Papa e il presidente americano ma appena le agenzie di stampa hanno diffuso il testo è stato l’ambasciatore Usa alla Santa Sede, Francis Rooney, a tentare di giocarlo a proprio vantaggio, sfruttando l’entrata a gamba tesa per ribadire alla Segreteria di Stato l’urgenza di avere una discussione approfondita sui rischi dell’instabilità all’Avana. Ma non è tutto: Bush si accinge a invitare Benedetto XVI negli Stati Uniti, confidando nella possibilità che prima o poi possa fare tappa anche sull’isola di Cuba.

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=503&ID_sezione=58&sezione=

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LE RIFLESSIONI DI FIDEL
Le menzogne e i raggiri di Bush

Non mi piace l’idea di sembrare una persona vendicativa che desidera incalzare un avversario. Mi ero ripromesso d’aspettare un po’ per seguire l’evoluzione delle contraddizioni tra Bush ed i suoi alleati europei sul tema vitale del cambio climatico. George Bush però ha superato se stesso rilasciando una dichiarazione che abbiamo letto venerdì scorso, in una nota dell’agenzia AP. Il Presidente degli Stati Uniti ha affermato che andrà in Vaticano “con la mente aperta e con un gran desiderio d’ascoltare il Papa” ed ha assicurato che “condivide con il Santo Padre i valori del rispetto per la vita, per la dignità dell’uomo e la libertà. La storia ha dimostrato che le democrazie non dichiarano guerra e perciò il modo migliore per rafforzare la pace è promuovere la libertà”, ha aggiunto.

Sarà la prima visita del presidente nordamericano al Papa Benedetto XVI. L’ultimo viaggio di Bush in Italia è avvenuto nell’aprile del 2005, per i funerali di Papa Giovanni Paolo II, ha segnalato l’agenzia.

In una riflessione precedente ho segnalato che non sarò nè il primo né l’ultimo che Bush ha ordinato – autorizzando i suoi agenti – di uccidere.

Quando ho letto le sue stupefacenti dichiarazioni, mi sono chiesto se Bush ha letto mai un libro di storia, sia cosciente del fatto che proprio lì a Roma era nato un impero che ha nutrito il vocabolario del linguaggio politico per quasi duemila anni e che, nel corso del tempo e che lì è sorto anche lo Stato del Vaticano, dopo che Costantino promulgò l’editto di Milano a favore dei credenti della religione cristiana, all’inizio del IV secolo della nostra era.

Gli storici raccontano che Nerone, che aveva ordinato l’incendio della capitale dell’impero, nel pieno della tragedia esclamò soddisfatto: “Che grande poeta muore!”

E se gli storici avessero ragione? Che Bush sia un poeta e gli abitanti del pianeta gli stessi di quell’epoca? Come se non esistessero le armi di distruzione di massa, nucleari, chimiche, biologiche ed altro! Anche se si tratterebbe di un fatto triste, compresa la morte del poeta, chi si allarmerebbe per l’incendio di quello che oggi sarebbe solamente un grande villaggio?

È evidente che Roma non è ancora compresa nei 60 o più “oscuri angoli del mondo” che le forze militari statunitensi devono essere pronte ad attaccare preventivamente ed improvvisamente, come ha affermato Bush a West Point il primo giugno del 2002.

Bush pretende ora di raggirare il Papa Benedetto XVI.

La guerra in Iraq non esiste, non costa un centesimo e nemmeno una goccia di sangue, non sono morte centinaia di migliaia di persone innocenti in un vergognoso baratto di vite contro petrolio e gas, imposto con le armi ad un popolo del Terzo Mondo. Non esistono nemmeno i rischi di un’altra guerra contro l’Iran, con possibili “attacchi nucleari tattici” per imporre la stessa infame ricetta. Siamo obbligati a credere che la Russia non si sente minacciata da una possibile pioggia di proiettili nucleari, annientatori e precisi, in una nuova e sempre più pericolosa corsa alle armi.

Seguendo il torpido corso delle sue grossolane menzogne ci possiamo chiedere: “Perché Bush ha posto in libertà un famoso e reo confesso terrorista come Posada Carriles nello stesso giorno in cui si commemorava il 45 Anniversario della sconfitta imperialista di Playa Girón?

O peggio ancora, gli fa un pò male l’ingiustizia di mantenere reclusi, con condanne anche di due ergastoli, 5 Eroi cubani che informavano la loro Patria sull’organizzazione di piani terroristici? È proibito credere che Bush non sapesse chi ha finanziato gli innumerevoli piani per uccidere Fidel Castro.

Bush è stato visto fare delle smorfie strane ed insensate mentre parlava ai senatori e ai rappresentanti degli Stati Uniti durante diverse cerimonie ufficiali, quando si vantava d’aver ordinato l’eliminazione dei suoi nemici.

Ha ordinato di creare dei centri di tortura ufficiali ad Abu Ghraib e nella base navale di Guantánamo; i suoi agenti, illegalmente, hanno effettuato sequestri di persona in numerosi paesi, dove gli aerei della CIA, viaggiando segretamente, volavano con o senza permesso delle autorità competenti.

Le informazioni si dovevano ottenere utilizzando studiate torture fisiche.

Come può pensare che il Papa Benedetto XVI condivida con lui i valori del rispetto per la vita, la dignità dell’uomo e la libertà?

Che cosa dice il dizionario della lingua spagnola?

Fandonia: menzogna mascherata con l’inganno.

Raggirare: ingannare, circuire, approfittarsi del candore dell’ingannato.

Ho promesso delle brevi riflessioni e rispetto la parola data.

Fidel Castro Ruz7 giugno del 2007


(Traduzione Granma Int.)

fonte: http://www.granma.cu/italiano/2007/junio/vier8/riflessioni-fidel.html