Archivio | giugno 11, 2007

Quando la Notizia non fa notizia..


11/06/2007

Notizie Silenziose

Al giornalista alle prime armi si insegnava a distinguere l’avvenimento che fa notizia dalla cronaca da stringere nelle piccole curiosità. Ma i tempi sono cambiati. Sfogliando giornali e Tv delle ultime settimane si scoprono storie gustose e pallide tracce dei problemi che determinano le scelte politiche e confortano o avviliscono la speranza dei lettori normali.

Forse la normalità dei lettori sta cambiando. Notizia da prima pagina la voglia di gelato dei senatori Buttiglione e Soliani: invitano la buvette di Palazzo Madama a non lasciarli a gola secca. Golosità divertente, ma non fa notizia, niente prima pagina, la condanna del senatore Marcello dell’Utri. Due anni di prigione appena confermati dalla Corte d’Appello di Milano, pena condivisa con Vincenzo Virgo, boss della mafia di Trapani: tentata estorsione aggravata. Due amici con le idee chiare. Solo il cronista di buona memoria ricorda che Dell’Utri deve anche scontare 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Sentenza della Palermo 2004. E poi 2 anni e 3 mesi per frode fiscale e fondi neri Publitalia (cassaforte degli spot Mediaset) che nel 1999, ormai fuori dalle carceri di Torino, hanno convinto Dell’Utri a mettersi al sicuro in Senato e nel parlamento europeo per evitare l’umiliazione delle sbarre.

Decisione non solitaria: Berruti, ex capitano della Guardia di Finanza, dopo aver scoperto le macchie nere nella contabilità Mediaset (oggi Fininvest) ne è diventato funzionario ben pagato ma talmente insicuro da dribblare la solita prigione nascondendosi in parlamento con la maglia Forza Italia. E non dimentichiamo la vittima solitaria delle toghe rosse: Cesare Previti, marchiato dalla Cassazione, paga il malfatto sbrigando un lavoro anche se alla sera va a dormire nell’attico di piazza Farnese. Un anno dopo le Camere non hanno trovato il tempo per discutere le sue dimissioni è ancora onorevole. E ogni mese riceve lo stipendio di rappresentante del popolo. Di quale popolo sarebbe utile sapere. I pensionati coi soldi alla gola devono portare pazienza anche perché nessuno ricorda la sorridente confessione di Previti in tribunale: non ha corrotto i magistrati del lodo Mondatori. Solo normale evasione fiscale. Qualche miliardo, in fondo cos’è?
Fa notizia la decisione di Chavez di negare la frequenza a RadioTvCaracas: scaduto il contratto, il presidente del Venezuela non la rinnova. Ma RadioTvCaracas va in onda sul satellite e via cavo, antenne e fili che avvolgono il Venezuela. Arriva su ogni videotelefonino con l’aiuto delle antenne di Miami. Perde un po’ di pubblicità, ma i mille affari dei proprietari non ne risentono. Non è la scelta giusta: guai a spegnere la voce con la quale non si è d’accordo, non importa se la Tv del dissidio era il retropalco del colpo di stato che per 36 ore lo ha chiuso in prigione nel 2002. Chavez ha sbagliato perché un pugno sul tavolo alza altri pugni anche se la libertà di informazione è garantita da giornali, radio e Tv altrettanto golpiste. Radio, Tv e giornali che hanno nutrito il caos economico dello sciopero petrolifero mettendo il Venezuela alle corde. Nessuno li ha spenti. Continuano con mano pesante. Un rapporto dell’Organizzazione degli Stati Americani ne precisa le tentazioni. Nel gennaio 2007 Globovision (la più dura) ha mandato in onda 59 programmi contro il governo, 7 con ospiti che lo difendevano. RadioTv Caracas 21 contro, zero a favore; Venevision (del cubano Cisneros, amico di Bush), 38 contro e 7 pro. Per non parlare dei grandi giornali. El Nacional 112 articoli contrari, 87 favorevoli; El Universal 214 contrari ed 80 abbastanza teneri.

Tanto per capire i titoli degli interventi: Chavez mostro delle Americhe, Chavez, Hitler latino, senza contare l’invito alle università private di aprire un fronte di rivolta nelle piazze.

I nostri giornali e le nostre Tv ci hanno raccontato tutto, come è doveroso fare ma senza ricordare che negli Usa di Bush gli inviti a rovesciare il governo aprirebbero le porte di Guantanamo. Ma i contratti dell’egemonia privata non sono scaduti e le catene più poderose, Tv e giornali, mantengono libertà d’insulto. Globovision fino al 2014. Meno male che se ne parla con la libertà di criticare o flagellare Chavez, ma perché non completare la notizia – almeno due righe – con la storia di Televisa e TeleAtzeca, proprietà di magnati dai tanti affari ai quali il governo messicano ha concesso il 90 per cento delle frequenze lasciando senza voce centinaia di piccole radio e Tv? In questi giorni l’alta corte ha respinto la decisione del ministro dichiarandola anticostituzionale, eppure al governo democratico di Calderon (democrazia che per certe pieghe allarma il nostro sottosegretario Donato Di Santo) nessun nostro opinionista dà almeno un buffetto. Nessuno nelle due americhe e in Europa ha fatto caso alle strane coincidenze Venezuela-Messico.

Fa invece notizia la confessione di Bush a Benedetto XVI: le sue proposte al G8 sono state un trionfo del quale beneficerà l’intera umanità. Tanto per capire: fra 50 anni spegneremo un po’ di ciminiere. Chi ci arriverà, vedrà.

Non fa invece notizia la bomba ecologica che Argentina e Cile stanno innescando sulla frontiera delle Ande. I canadesi della Barrick Gold, con il battimani dei governi, cominciano a scavare la miniera d’oro e argento più grande del mondo. Come capita agli indios dell’Amazzonia, anche gli indios Mapuche vengono scacciati come fantocci. I loro leader si rivolgono alla signora Bachelet, presidente del Cile, per far capire che i 17 anni di transizione democratica dopo la notte di Pinochet, sono in realtà 17 anni di transazione d’affari con le solite multinazionali. Impatto ambientale terrificante.

Per estrarre oro e argento è necessario sciogliere nell’acqua 17 camion di cianuro al mese, 370 litri d’acqua al secondo: dovranno sgorgare ininterrottamente fino a quando la miniera sarà esaurita. Altro che 2050. L’acqua scenderà fino al mare bruciando ogni battito di vita. E la riserva più limpida dei due continenti verrà sacrificata per arredare vetrine di gioiellieri e caveaux delle banche.

A proposito di G8. Fa notizia la stupidità dei disobbedienti che fermano treni e frantumano vetrine nella protesta contro la visita di Bush a Roma. Insultano Moro, mandano pallottole al cardinale di Genova. Qualcuno li ha informati che Bush è quasi un ex presidente, popolarità scesa al 21 per cento prima della visita in Europa? Spero proprio non sia così, ma sembrano infiltrati di chi ha interesse a denunciare i disordini. Spot comodi alle prediche di Calderoli.

Sempre per restare nel G8 non fanno invece notizia le udienze dei processi genovesi dove sono imputati i famosi 70 agenti. Dirigenti di polizia che negano ogni evidenza a proposito della notte degli orrori nella scuola di Bolzaneto: pacifisti non violenti come gli idioti di sabato a Roma, pestati e umiliati. La loro pericolosità veniva da armi bastoni usciti dai cortili delle caserme. Mentre in tribunale va in scena il teatro di quell’Italia Fini-Berlusconi, i giornali si distraggono. Da caso nazionale i processi diventano cronaca cittadina relegata nelle pagine genovesi del Secolo XIX, Repubblica, Corriere Mercantile. E radio e Tv non lo raccontano al resto d’Italia. Qualcuno ha paura, ma di cosa?
Se si allarga lo sguardo non fanno notizia i 50 morti al giorno in Iraq, le vittime ormai senza numeri del Darfur, le prove che Romania e Polonia hanno aperto carceri segrete alle operazioni sporche della Cia.

Per fortuna fa notizia il processo contro Pollari e spioni Usa: rapimento dell’iman egiziano ridotto ad uno straccio dalla tortura ed impedito di testimoniare a Roma. Fa invece notizia un certo tipo di notizia: il via vai tra prigione e villa californiana della ragazza Hilton, ubriaca al volante ma erede di tutti gli alberghi del mondo.
Un’analisi di una commissione Onu 2004, fa capire che il pericolo di trasformare lettori e telespettatori in eserciti di guardoni, viene alimentato per distrarre dai problemi reali folle ormai sconcertate dal prevalere del privato sugli interessi pubblici.. Sono più importanti le immagini di lady Diana agonizzante o i corpi dei civili bruciati dalle bombe al fosforo, guerra irachena?

I vecchi cronisti avrebbero saputo cosa rispondere; i nuovi giornalisti cominciano ad essere allevati in modo diverso. L’importante è incuriosire: audience e pubblicità vivono di questo. Le magagne di ogni giorno fanno solo sbadigliare.

Sempre nel rapporto Onu, Paulo Panagua, professore venezuelano critico su Chavez, guarda con preoccupazione. Elenca i grandi gruppi, sempre gli stessi ma adesso riuniti nel noleggio di un satellite: Rede Globo brasiliana; Televisa, Messico; Clarin, Argentina; Venevision, venezuelana e Univision nordamericana, entrambe nel portafoglio di Cisneros. Il legame con la Cnn di Murdoch salda un gruppo che sta pensando a sbarcare in Europa: comprare e associarsi per uniformare. Aznar, ex premier spagnolo, amico fraterno di Berlusconi, si occuperà per Murdoch del vecchio continente.

Perfino uno dei bastioni dell’informazione economica indipendente Usa – Wall Street Journal – sta per cadere nelle mani dell’inarrestabile Murdoch. La famiglia Bancroft, erede di una dinastia di editori che appartengono alla storia degli Stati Uniti, prova a resistere ma Murdoch è fiducioso: alla fine venderà. Venderà ad un protagonista che della libertà della comunicazione ha un’idea un po’ speciale: giornali e Tv devono servire gli affari di chi li possiede.

Non è necessario andare lontano. La provincia italiana si è arrangiata da sola. In queste ore Parma vota il sindaco che da dieci anni viene scelto dagli imprenditori interessati a ricostruire la città. Sono anche proprietari di un giornale e Tv e garantiscono al loro prescelto marce trionfali per l’intero mandato fino a quando un sosia adeguato ai tempi verrà insediato dalle stesse mani nello stesso posto se la gente normale non si sveglia.

Come spiegano in questi giorni i liberal americani preoccupati per il destino del Wall Street Journal, gli editori considerano i media strumenti utili a gonfiare gli affari. Informare? Un gadget. La gente deve bere e votare. Invitarli a pensare fa male all’edilizia e chissà a quante cose. Ormai certe cronache preferiscono strisciare le notizie. Il pessimismo del vecchio Pulitzer, padre del giornalismo libero americano, un secolo dopo sembra realizzarsi. Chi ascolta o legge non deve credere a niente.. Per esempio la vecchia e nuova P2. Un po’ di case editrici e tante Tv devono averne fatto tesoro.

mchierici2@libero.it


Cortesia dell’Unità


Maurizio Chierici | altre lettere di Maurizio Chierici

Quando essere prete è un optional

Lui e Cristo

June 6, 2007


La Chiesa che non amo ha il volto di Luigi Maria Verzè, il boss della sanità privata. Una certa Milano lo venera come un santo. Le persone informate sanno che è invischiato da sempre negli intrighi dell’Italia peggiore. E criticare il prete non significa negare meriti al manager.

Amicone dei democristiani, intimo di Craxi, socio in affari di Berlusconi, don Luigi ama stare sotto i flash, presentare i libri con i banchieri. La sua storia è segnata da scandali e disavventure giudiziarie. Nel 1964 fu sospeso dall’esercizio del sacerdozio. Papa Montini gli suggeriva: occupati meno degli affari e più dei sacramenti. Non gli dette ascolto. A 86 anni Luigi Maria Verzè è un intoccabile che gestisce denari e carriere. Da ultimo ha messo gli occhi sull’ospedale di Emergency in Afghanistan.

L’ultima volta che lo incrociai, conclusi la serata in commissariato, per avergli rivolto una domanda. Eravamo in due, il mio amico Riccardo e io. Ieri eravamo una decina alla bramantesca sagrestia della basilica di Santa Maria delle Grazie, per la presentazione del suo ultimo libro: “Io e Cristo”. In platea una folta delegazione della Milano che venera il denaro, berlusconiana nelle viscere. Da non confondere con la borghesia, quella civile di una volta, che non esiste più.

In assenza del buon De Bortoli, moderava l’incontro Armando Torno, che ha letto una toccante lettera di Cesare Geronzi, in cui il banchiere in odore di impunità definiva il prete “azionista di minoranza di Cristo”. Tra i relatori Massimo Cacciari, ex rettore dell’università personale di don Verzè: ha tenuto una dotta relazione, infiocchettata di citazioni greche e latine, per dire che il suo ex datore di lavoro incarna il Vangelo e lo spirito cristiano del “fare verità”.

A questi dibattiti pubblici le domande non sono consentite. Ma è un’abitudine cui non bisogna rassegnarsi. Sicché alla fine mi sono dato la parola da solo e ho chiesto a Luigi Maria il motivo per il quale definì Berlusconi “un dono di Dio all’Italia”. Lui ha risposto: “non per i soldi, ma perché ha le idee chiare”. Poi si è allontanato tra i complimenti dei presenti, protetto da molte guardie. Sull’uscio non se l’è sentita di rispondere alla domanda di Elia, che gli chiedeva conto dell’ammirazione per Craxi e relativo sodalizio. E nemmeno a Franz, che chiedeva un chiarimento sugli abusi edilizi al San Raffaele, sanzionati con condanna definitiva. Abbiamo interpellato anche Cacciari, il quale per una volta ha rinunciato all’acutezza. Quando Franz gli ha ricordato la cacciata dei mercanti dal tempio, il filosofo ha risposto: ma lui costruisce ospedali, non templi.

La platea era lì per applaudire e farsi vedere, per questo ha mal tollerato il nostro intervento. Siamo stati magnanimi: avevamo nelle corde un’invettiva in stile dantesco, ma per questa volta abbiamo desistito. Un guardiano voleva a tutti i costi farmi identificare dalla polizia. Ma poi anche lui ha desistito.

di Piero Ricca

fonte: http://www.pieroricca.org/

Spiati per strada, bufera su Google

Di ANNA MASERA

«Sorridi, sei su Google». La fotografia di una ragazza immortalata mentre sale in auto su una strada di San Francisco, con il tanga lasciato scoperto dai jeans mentre lei si piega per sedersi, sta facendo il giro del mondo grazie a «Street View», il nuovo sistema digitale che mostra sulle mappe satellitari di Google Earth le strade ad altezza d’uomo: immagini dettagliate in grado di cogliere ignari cittadini in situazioni talvolta imbarazzanti, che stanno scatenando una rivolta tra le associazioni per la difesa della privacy contro lo spettro del Grande Fratello. «Con l’opzione Street View gli utenti possono letteralmente muoversi per le vie di una città, controllare ristoranti, negozi e segnali stradali» recita il sito Web del motore di ricerca più popolare al mondo, che per ora ha messo a punto questo servizio solo per alcune città statunitensi. Ma per i paladini della riservatezza una tecnologia così sofisticata, che fotografa da vicino scene di strada, consente anche di osservare i passanti ignari, immortalati in momenti di vita quotidiana loro malgrado.

Il nuovo servizio integra foto dettagliate nelle immagini panoramiche di San Francisco, New York, Las Vegas, Denver, Miami, e tutta la Silicon Valley californiana. Per farlo Google ha usato una flotta di camioncini attrezzati con fotocamere speciali: ha così raccolto immagini a 360 gradi in pochi mesi. Intende aggiungere altre aree al menu molto presto e aggiornare le immagini regolarmente. Così capita che si vedano uomini che urinano negli angoli o studentesse che prendono il sole sul prato. C’è un’immagine di un uomo che scavalca un cancello. Ci sono gruppi di persone che entrano in un negozio porno. Una coppia si abbraccia sul marciapiede, un’altra è intima alla fermata dell’autobus. C’è chi si è lamentata di aver visto distintamente il proprio gatto seduto sul davanzale: non è difficile immaginare che al suo posto ci poteva essere la padrona di casa in deshabillé. Che dire dell’omosessuale non dichiarato ripreso nel quartiere Castro di San Francisco, noto ritrovo gay, e trasmesso in mondovisione su Google? La direttrice di una clinica per aborti a Miami è preoccupata per una foto che mostra manifestanti davanti alla sua porta. «Preferirei che la sostituissero, ho provato a contattare Google ma non è facile» ha dichiarato Elaine Diamond. Un senzatetto seduto con un cane sull’angolo di una strada pare sia morto, da quando è stata scattata la sua foto. Un paradosso che ha spinto la rivista Wired a chiedere ai suoi lettori di votare per le «migliori foto urbane inconsapevoli». A onor del vero Google collabora con i ricoveri per le donne e i bambini maltrattati e risponde alle lamentele togliendo o rimpiazzando le immagini denunciate: «Pubblichiamo foto scattate solo su proprietà pubbliche, che non hanno nulla di diverso da quello che chiunque può fotografare e vedere camminando per strada». Ma è vero se vedi l’immagine per qualche minuto e poi scompare, o se è un’immagine casuale scattata da un telefonino: non lo è se è archiviata sistematicamente e chiunque grazie allo zoom digitale può analizzarne i dettagli come col telescopio. Che cosa succederà quando la tecnologia che permette il riconoscimento dei volti renderà facile l’identificazione? A quando i video dal vivo? Per i fans di Google Street View, contenti di poter esplorare luoghi che vorrebbero visitare, alla lunga la maggiore trasparenza creata da questo genere di servizi potrebbe portare a cambiamenti nei valori sociali.

«Le aspettative della gente cambieranno» sostiene Joe DiPasquale, fondatore di CollegeWikis, che crea programmi per siti come MySpace e Facebook: più trasparenza c’è per tutti, più la gente accetterà i difetti degli altri: «Sarà tutto meno scioccante. E’ un’accelerazione dell’accettazione dell’umanità». Secondo questo modo di vedere, l’azienda privata Google sta contribuendo alla creazione di una società trasparente. «E’ una buona cosa, perchè significa che il governo non sarà in totale controllo dei dati di sorveglianza pubblica». Quasi dieci anni fa lo scrittore di fantascienza David Brin sosteneva che il modo migliore per prevenire l’abuso di tecnologia della sorveglianza da parte del governo era di sorvegliarlo a sua volta. Nel romanzo 1984 di George Orwell, lo Stato aveva il monopolio sulle tecnologie della sorveglianza. Chissà: se i personaggi di Orwell avessero avuto queste tecnologie, forse la storia sarebbe andata diversamente. O no?

+ Kevin Bankston:«Tradito il nostro diritto alla privacy»

+ Stephen Chau: «Ma nei luoghi pubblici è tutto legale»

FOTO Privacy violata, ecco le immagini

INFOGRAFICA Sorridi, sei su Internet

SCRIVI Sei disposto a rinunciare alla tua privacy? Discutine con ANNA MASERA

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=2511&ID_sezione=38&sezione=New

IL VOMITEVOLE ORGOGLIO PEDOFILO

In Olanda organizzano l’International “Boy love day”, dell’orgoglio pedofilo.
Non è un discutibile scherzo.

E’ un’iniziativa promossa da diverse associazioni sparse nel mondo che dialogano attraverso siti internet e blog, con lo scopo di diffondere e difendere la “cultura della pedofilia” e solidarizzare con i violentatori di bambini rinchiusi in carcere.

Addirittura come simbolo della fratellanza pedofila verranno accese il 23 giugno -giorno X della manifestazione- delle candele azzurre che, fatalità, sono molto somiglianti a quelle vendute per auto finanziamento dal Telefono Azzurro, che proprio ieri ha festeggiato 20 anni di attività a salvaguardia dell’infanzia.

Tutto è partito da un sito olandese dove compaiono dapprima foto non troppo compromettenti di boy scout, sacerdoti e Santa Klaus, poi dopo aver cliccato sui link “amici” si inorridisce alla vista di ragazzini semi-nudi in pose lascive ed espliciti riferimenti al libero sesso tra adulti e minori con tanto di foto degli abusi.

A denunciare il fatto, il giornale E-polis, che lancia sulla testata l’appello “Fermiamo gli orchi” dove si può firmare la petizione che sarà inviata all’Unicef e al vicepresidente della commissione europea, l’On. Frattini, per chiedere l’oscuramento di tutti i siti o blog che aderiscono all’iniziativa.

Per contribuire a fermare quest’abberrità, potete mandare una e-mail con il vostro nome e cognome a: italia@epolis.sm oppure entrate sul sito www.epolis.sm e cliccare sul link “Fermiamo gli orchi”.

La ferma condanna di ques’insulto alla moralità è pressochè comune a semplici cittadini e personalità della politica e dello spettacolo che non hanno esitato a firmare la petizione.

Vi chiediamo di commentare. Se riuscite a farlo senza essere troppo volgari verso queste persone.

fonte: http://www.disabiliforum.com/forum%2Ddis1/forum_posts.asp?TID=23291&PN=1

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ORGOGLIO PEDOFILO, ASSOCIAZIONI CONTRO IL BOY LOVE DAY

E’ in programma online il 23 giugno

(ITnews) – Roma Il 23 giugno è in programma su Internet il “Boy love day”, la giornata dell’orgoglio pedofilo. A scagliarsi contro questa manifestazione è il Moige, il Movimento italiano genitori, che ha chiesto l’intervento dell’Unione europea per bloccare l’iniziativa. Il Movimento Italiano Genitori da anni lotta, con numerosi progetti sociali nelle scuole, contro la pedofilia mettendo a disposizione anche un sito http://www.prevenzionepedofilia.it e il numero verde, per informazioni e segnalazioni, 800.93.33.

fonte: http://www.itnews.it/2007/0607165441728/orgoglio-pedofilo-associazioni-contro-il-boy-love-day.html

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Ecco come appare la loro home-page:

Welcome to the Home Page of
International
BoyLove Day!©

Continuously serving responsible
boylove
since July, 1998

Next observance is June 23, 2007,
13 days from now.

Avviso speciale

Un giornale italiano ha iniziato una campagna di odio contro XXXX. Questa è una violazione dell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo fatta dalle nazioni unite, e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. E’ anche una vergogna per le persone oneste in Italia. I cittadini italiani rispettosi della legge dovrebbero protestare contro questa campagna di odio.

(An Italian newspaper has initiated a campaign of hatred against XXXX. This is a violation of the United Nations Universal Declaration of Human Rights, Article 19, and the Charter of Fundamental Rights of the European Union. It is also a disgrace to the good people of Italy. Law abiding citizens of Italy should protest against this hate campaign.)

SFRONTATEZZA SENZA LIMITI!!!

Nuove minacce a Bagnasco: lettera con 3 proiettili

Un plico contenente tre proiettili ed una lettera con minacce è stata recapitata ieri mattina in curia al presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova monsignor Angelo Bagnasco. La notizia è anticipata stamani dal quotidiano genovese “Secolo XIX”.

La questura conferma quanto accaduto, ma mantiene il massimo riserbo sui dettagli. La Digos ha aggiunto il plico al già ampio fascicolo relativo alle minacce che dall’inizio dello scorso aprile sono rivolte a monsignor Bagnasco.

fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=70853

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rivista anarchica anno 37 n. 327 giugno 2007

Opposti arcaismi?
di Carlo Oliva

A proposito delle minacce al cardinale Bagnasco. E delle “aggressioni” di cui si sente vittima la povera Chiesa cattolica.


Dunque, abbiamo lasciato solo il povero Andrea Rivera, cui in Vaticano hanno dato del terrorista per un paio di battute in pubblico e che tutti, con rare eccezioni, si sono affrettati a scaricare, ma, in compenso, non lasceremo solo l’arcivescovo Bagnasco. Lo ha dichiarato, fin da lunedì e con tutta la autorevolezza che lo contraddistingue, il Presidente della Repubblica. “L’Italia” ha garantito, per la precisione, Napolitano “non lascerà solo monsignor Bagnasco di fronte alle inammissibili, vili minacce di oscura provenienza di cui è stato fatto oggetto”. La solenne dichiarazione, con la quale il Capo dello Stato ha risposto a una esplicita richiesta di solidarietà del Segretario di Stato, cardinale Bertone, prosegue sottolineando la necessità di “garantire il più sereno esercizio della missione pastorale del presidente della Cei e il più pacato, responsabile e costruttivo dialogo tra la Chiesa cattolica e la società civile.” Un pronunciamento che potrà sembrare un po’ enfatico, con tutti quegli aggettivi, ma resta, nel merito, irreprensibile. Anche a prescindere dalla “missione pastorale” e dal “dialogo costruttivo”, su cui si potrebbe, volendo, eccepire qualcosina, quando qualcuno è fatto oggetto di minacce lo stato e i suoi apparati hanno lo stretto dovere di non lasciarlo solo. E non si tratta soltanto di offrirgli la debita protezione e identificare, previe opportune indagini, gli autori del gesto (del vile gesto): bisogna anche saper andare all’origine dei fatti, individuare il clima culturale e spirituale che li ha resi possibili, rimuovere ogni circostanza che possa favorirne, Dio non voglia, la ripetizione.

“Abbondante vetero-anticlericalismo”

Certo, se a me o a qualcuno di voi, venisse recapitata una busta contenente un ritaglio di giornale, inscritto con una svastica, una stella a cinque punte e il messaggio “Posta per te”, insieme a una pallottola residuato della seconda guerra mondiale, difficilmente le forze dell’ordine si mobiliterebbe a nostra protezione e invano dovremmo aspettare una solenne pronuncia dell’Uomo del Colle. Ci direbbero che è l’opera di un maniaco, di un esaltato incapace persino di afferrare il valore ideologico opposto dei due simboli, e di stare pure tranquilli. Il massimo che potremmo aspettarci è che a qualche maresciallo o sovrintendente, secondo i casi, sia dato ordine di indagare sul nostro passato, per scoprire quali oscure motivazioni avremmo potuto offrire all’ignoto maniaco. L’episodio sarebbe debitamente annotato sul nostro fascicolo in Questura o presso i Carabinieri (se non disponessimo di un fascicolo tutto per noi, sarebbe l’occasione giusta per aprirne uno) e ce lo potremmo sentir ricordare, in futuro, nelle occasioni più imprevedibili. Nel caso di monsignor Bagnasco, tuttavia, è probabile che le forze dell’ordine faranno qualcosa di più e auguriamoci pure che giungano presto a un risultato soddisfacente.
Tuttavia, non credo che il cardinale Bertone, chiedendo solidarietà per l’arcivescovo di Genova, si riferisse alle indagini della Questura. È più probabile che pensasse, sempre per citare l’ottimo Napolitano, a una qualche forma di garanzia per il “sereno esercizio della missione pastorale” del suo confratello, a una qualche severa condanna di quella che vertici ecclesiastici ed esponenti vari del cristianesimo militante vedono ormai come un’ondata di anticlericalismo, anzi, di “retrivo anticlericalismo”, scatenata nel paese. Perché è in questi termini che Ratzinger e i suoi considerano le critiche ai loro recenti pronunciamenti e se a livelli di Segreteria di Stato o di Presidenza della Cei si ricorre ai forbiti eufemismi dell’uso diplomatico, non mancano, ai piani bassi, i Buttiglione o i Baget Bozzo disposti a chiarificare, nelle sedi più varie, il concetto. D’altronde, le loro invettive hanno trovato un’eco se non ufficiale, ufficiosa in un intervento sul Sir (l’agenzia dei vescovi italiani) in cui don Giorgio Zucchelli, Presidente della Federazione dei settimanali cattolici, spiega come si sia “orchestrato in questi mesi un falso ‘teorema’ nei confronti di monsignor Bagnasco e della Cei mediante una mirata disinformazione condita di abbondante vetero-anticlericalismo” nel tentativo di mettere a tacere la Chiesa “sui temi chiave della società di oggi:vita, famiglia, libertà di educazione.” Per cui, le minacce a Bagnasco verranno anche da gruppi “ai margini della società”, ma sono gruppi che, in realtà, si alimentano in certi ambienti anche politici che fomentano nella base sentimenti ostili alla Chiesa”. E beccatevi questa.

Serena remissività

Nulla di nuovo, certo. E sembra abbastanza strano che, nel momento stesso in cui se ne denuncia la pericolosità, l’anticlericalismo in questione sia squalificato mediante l’applicazione del prefisso “vetero”, soprattutto se si considera che, tra i due antagonisti, quelli che più si richiamano al passato e alla tradizione, e possono, anzi, vantare una storia secolare di molestie nei confronti degli avversari, sono i fautori del diritto del clero a prescrivere comportamenti obbligatori a tutta la società. Ma il problema non certo quello di uno scontro, per così dire, tra opposti arcaismi. Sul fatto che la Chiesa (almeno in Italia) sia diventata sempre più lamentosa, che si senta perseguitata anche quando perseguita, che veda ogni reazione negativa come l’effetto di una congiura guidata da chissachì e denuncia le battute di spirito nei confronti dei suoi dirigenti come un gesto di terrorismo (un vile gesto di terrorismo, ça va sans dire), ci siamo già intrattenuti altre volte. È una retorica che non può che irritare chi considera tutto il potere di cui dispongono quei messeri, ma, se non altro, porta i suoi frutti, vista la tendenza dei laici (o presunti tali) ad appiattirsi sull’assenso genuflesso, senza neanche far notare che non è colpa loro se il Papa in carica e i suoi collaboratori hanno spezzato il delicato equilibrio su cui si reggevano, da decenni, i rapporti tra strutture religiose e società civile e hanno scatenato, nei confronti della seconda, il più insopportabile interventismo precettivo. Nella stessa linea di serena remissività, naturalmente, si è mosso anche il Presidente Napolitano.
Peccato. Perché le minacce sono minacce, naturalmente, e non c’è niente di lodevole nell’invio per posta di svastiche, pallottole e pentacoli, o nelle scritte truculente sui muri, specie quando a essere imbrattato è un monumento insigne come la cattedrale di San Lorenzo, ma bisogna anche saper mantenere il senso delle proporzioni. Chi semina vento, si sa che cosa raccoglie e mentre ci impegniamo anche noi di tutto cuore a non lasciare solo il cittadino Bagnasco, gli saremmo grati se, ogni tanto, si sforzasse di lasciare soli noi.

fonte: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/index.htm