Archivio | giugno 12, 2007

D’Alema, Fassino & Co.

Clementina facci sognare

Oggi l’Unità non sarà in edicola per uno sciopero sacrosanto (gli editori stanno cercando di far fuori il direttore Antonio Padellaro e di rimetter mano al contratto di collaborazione di Furio Colombo). Dunque non uscirà nemmeno la rubrica “Uliwood Party”. Chiedo ospitalità al sito per dire quel che penso delle intercettazioni del caso Unipol.

Se in Italia non esistesse Berlusconi con la fairy band dei Previti e dei Dell’Utri, ce ne sarebbe a sufficienza per chiedere le dimissioni di Massimo D’Alema da vicepremier, di Piero Fassino da segretario dei Ds e di Nicola Latorre da vicecapogruppo dell’Ulivo al Senato. Quello che emerge dalle loro telefonate con Giovanni Consorte (e, nel caso di Latorre, anche con il preclaro “compagno” Stefano Ricucci) ha un solo nome: conflitto interessi, e dei più gravi. Naturalmente tutto il dibattito è falsato dalla presenza in Parlamento di Berlusconi e della fairy band, al cui confronto il gravissimo conflitto d’interessi Ds-Unipol-coop rosse impallidisce. Ma in un paese normale (espressione cara a D’Alema), nel quale dunque Berlusconi & C. fossero già stati sbattuti fuori dalla vita pubblica, i telefonisti rossi se ne dovrebbero andare su due piedi.

Fassino doveva incontrare il banchiere Luigi Abete (chissà perché, poi) e non sapeva cosa dirgli: perciò chiedeva a Consorte di scrivergli i testi. Poi si lamentava perché Chicco Gnutti era andato a una cena elettorale di Berlusconi: credeva che anche lui fosse un “compagno”, solo perché aveva partecipato all’orrenda scalata Telecom insieme a Consorte e Colaninno, e osservava che Gnutti stava puntando sul cavallo sbagliato, il Cavaliere, che prevedibilmente di lì a un anno avrebbe perso le elezioni. Intanto Latorre amoreggiava con Ricucci, un tipo che Enrico Berlinguer non avrebbe sfiorato nemmeno con una canna da pesca. Ci scherzava, lo trattava da pari a pari, faceva il tifo per lui. D’Alema, che com’è noto è molto intelligente, avvertiva Consorte delle possibili intercettazioni telefoniche (“attenzione alle comunicazioni”) parlandogli al telefono: una mossa davvero geniale, machiavellica, volpina. Poi lo esortava ad “andare avanti” nella scalata alla banca romana, abbandonandosi a un tifo da stadio (“facci sognare!”). E si occupava personalmente della quota detenuta in Bnl da Vito Bonsignore, pregiudicato per corruzione nonché europarlamentare dell’Udc.

Stiamo parlando dei tre massimi dirigenti de Ds che, due estati fa, negavano spudoratamente di essersi occupati dell’Opa di Unipol alla Bnl, affermando di essersi limitati a rivendicare il buon diritto dell’assicurazione delle coop rosse a partecipare alla contesa bancaria. Latorre negava addirittura di aver passato il suo telefono a D’Alema perché parlasse con Consorte. I cavalli sui quali questi insigni statisti puntavano sono poi finiti tutti sotto inchiesta per gravissimi reati finanziari. Ricucci addirittura in galera e in bancarotta.

Consorte e Gnutti hanno condanne non definitive per insider trading. Se questa non è una gigantesca “questione morale”, come solo Parisi, Di Pietro e pochi altri politici dissero fin dall’estate 2005, non si sa proprio che cosa lo sia. Ma, nelle reazioni del Botteghino alla divulgazione di brani di intercettazioni, non c’è un’ombra di autocritica, di ripensamento, di riflessione. Anzi si sentono e si leggono frasi copiate pari pari dalla propaganda berlusconiana e craxiana: “veleni”, “attacco”, “operazione scandalistica”, fughe di notizie”, “circuito mediatico-giudiziario”. Condite con attacchi vergognosi alla giudice Clementina Forleo, che ha fatto semplicemente il suo dovere, applicando una legge demenziale – la Boato – varata da destra e sinistra amorevolmente a braccetto nell’estate 2003.

Se ieri, per tutta la giornata, sono usciti brandelli di intercettazioni, è soltanto perché, con una decisione giuridicamente inedita quanto discutibile, il vertice del Tribunale di Milano ha stabilito che gli avvocati difensori degli 83 indagati del caso Antonveneta potessero soltanto prendere appunti dalle centinaia di pagine di trascrizioni, ma non prelevarne copia. Se, come dovrebbe avvenire in un paese civile, e come infatti avviene in America e in Inghilterra, gli atti giudiziari non più segreti venissero messi integralmente a disposizione delle parti e anche della stampa, si saprebbe tutto subito, e si eviterebbe di costringere i giornalisti a pendere dalle labbra di questo o quell’avvocato, a fidarsi dei loro appunti non certo completi né disinteressati. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Ma qui non c’è alcun “attacco”, nessuna “operazione”, nessun “circuito mediatico-giudiziario”.

Si chiama, molto più semplicemente, “informazione”. I cittadini da oggi sanno qualcosa in più delle scalate bancarie illegali all’Antonveneta, alla Bnl e alla Rcs avviate dai furbetti del quartierino sotto l’alta protezione dello sgovernatore Fazio, dell’allora premier Berlusconi, dei vertici dei Ds, della Lega Nord e di Forza Italia (ci sono anche i berlusconiani Cicu, Grillo e Comincioli, al telefono con Fiorani). Ed è doveroso che sappiano, visto che su quelle telefonate il Parlamento sarà chiamato molto presto a votare pro o contro l’autorizzazione a usarle nei processi ai furbetti. Invece il senatore-avvocato Guido Calvi, già difensore di Ricucci e di D’Alema, nonché attuale difensore dell’ottimo Geronzi, dunque in pieno conflitto d’interessi anche lui, dice cose assurde contro i giudici di Milano e contro i giornalisti.

Invoca interventi della Procura per “bloccare” le notizie che doverosamente la libera stampa fornisce ai cittadini. E chiede l’immediata approvazione al Senato della legge-bavaglio-Mastella, già varata dalla Camera con maggioranza bulgara: tutti i partiti affratellati, nessuno escluso. I voti del centrodestra all’ennesima porcata non mancheranno: Berlusconi ha già solidarizzato con D’Alema e D’Alema ha già solidarizzato con Berlusconi per la splendida contestazione (uova a parte) subìta da Bellachioma a Sestri Ponente.

E la Cdl ha già annunciato con non userà politicamente quelle telefonate, onde evitare che a qualcuno, a sinistra, salti in mente di usare i gravissimi reati della fairy band berlusconiana per rinfacciare finalmente la questione morale alla destra.

Persino Veltroni perde la testa e vaneggia di “crisi del sistema democratico”: ma non per il contagio del conflitto d’interessi che infetta il maggior partito della sinistra, bensì perché è finalmente affiorato alla luce del sole. Come se il problema non fosse ciò che i suoi compagni dicevano al telefono con personaggi ben poco raccomandabili, nel pieno di un’Opa e di una contro-Opa, in spregio alle più elementari regole del libero mercato; ma il fatto che finalmente tutto ciò stia venendo fuori. Hai la faccia sporca? Invece di andarti a lavare, dai la colpa allo specchio che la riflette. E tenti di romperlo, lo specchio, per non vedere mai più la faccia sporca. Che schifo.

Marco Travaglio – da http://www.marcotravaglio.it


Foibe: Storia di una mistificazione



– PAGINE DI MEMORIA STORICA –

foibe e fobie

by kosta Tuesday, Apr. 22, 2003

1- la jaquerie in Istria e Dalmazia, motivata da una miscela esplosiva di oppressione nazionale e sociale iniziata dall’occupazione italiana nel ’18 ed esasperata dall’invasione della Jugoslavia nell’aprile del ’41, costa meno di 500 vittime, in grandissima parte fascisti della prima ora.

2- la successiva invasione tedesca, che costa invece diverse migliaia di vittime, riporta i fascisti al potere, anche se in posizione subordinata ai Tedeschi.

3- Non e’ mai stato posto nel giusto rilievo il ruolo di Maria Pasquinelli, il cui padre era un addetto alla riesumazione di cadaveri di soldati nelle fosse comuni sparse lungo il fronte italiano della Grande Guerra per il grande cimitero di Redipuglia e che sin da piccola lo accompagnava nel suo
macabro lavoro, e che era quello di dedicarsi alla riesumazione dei cadaveri. Divenuta insegnante di “Mistica Fascista” , una volta scoppiata la guerra, essendo vietato alle donne di arruolarsi, si era travestita da uomo, si era arruolata nell’esercito ma in Africa era stata scoperta ed espulsa . Aveva quindi chiesto ed ottenuto di insegnare la sua materia a Spalato (divenuta”italiana” dal ’41, ma contesa dagli Ustasci croati).

4-Fu appunto la Pasquinelli che chiese alle autorità partigiane di Spalato il permesso di riesumare i corpi dei fascisti giustiziati dopo giudizio sommario in seguito al crollo dell’Italia e l’occupazione della città.
Successivamente arrivarono i Tedeschi compiendo immani stragi, ma la Pasquinelli continuò nella sua misericordiosa opera di riesumazione trasferendosi successivamente in Istria, assecondata di buon grado dalle autorità tedesche e le subordinate autorità della RSI.

5- L’ufficio propaganda della RSI, aiutato dai propagandisti del III Reich specialisti nel campo (esistono dei libri fotografici di cadaveri di tedeschi in decomposizione estratti da fosse comuni nei Sudeti ed in Polonia editi negli anni ’30 dai nazisti per preparare la gioventù tedesca alla successiva guerra) editò un libro di propaganda.

5- La Pasquinelli, presagendo il peggio, esaltata dalla sua febbre “patriottica”, andò persino dai partigiani bianchi dell’Osoppo invitandoli ad unirsi ai fascisti della X Mas di Borghese per difendere l’italianità delle terre “redente” dalla vittoria del ’18. L’Osoppo attraverso di lei mantenne dei contatti colla X Mas, ed era in contatto coi Badogliani del Sud Italia. La notizia delle “foibe” arrivò esagerata sino laggiù.

6- Finita la guerra i Servizi segreti italiani inglobarono immediatamente elementi dell’Osoppo per contrastare le pretese annessionistiche di Tito creando un pre Gladio che si chiamò non a caso Organizzazione “O”, nella quale confluirono anche elementi della ex decima mas. Nemmeno il GMA ne era a conoscenza, tantomeno i dirigenti del PCI che pure partecipavano al governo Parri di unità nazionale. (i finanziamenti provenivano da un segretissimo Ufficio Affari di Confine gestito dal giovanissimo Giulio Andreotti).

7- La propaganda sulle foibe prese l’avvio in grande stile: sulla stampa italiana “libera”continuarono le esagerazioni del periodo fascista, accentuate anche per coprire i gravissimi crimini commessi durante la precedente occupazione italiana in vista del Trattato di Pace colla Jugoslvia per controbilanciare le accuse jugoslave.

8- La pace sancì la cessione alla Jugoslavia della gran parte dei territori conquistati nel ’18. Di foibe continuarono ovviamente a parlare i fascisti, e nel frattempo scovarono anche degli pseudo testimoni e storici, come Luigi Papo e qualche altro. In realtà malgrado il fracasso che hanno fatto – e che continuano a fare – di reale hanno nulla!

9- Dopo la caduta del comunismo, e durante le guerre in Jugoslavia, si è riaccesa la campagna, assecondata da una misteriosa lobby trasversale di quasi tutti i media italiani. Lo scopo non molto nascosto era quello di invalidare il Trattato di Pace del ’47 e di recuperare Istria, Fiume e Dalmazia! Lo stesso Fini corse da Seselj che invitava l’Italia a riprendersi quelle terre.

10- dopo gli esempi di “pulizia etnica” attuati in Bosnia dalle milizie paramilitari risorte coi simboli cetnici ed ustasci, i circoli “neoirredentisti” colsero la palla al balzo per retrodatare al ’45 la “pulizia etnica” dei “titini” contro gli Italiani. Rovesciando così la verità storica.

fonte: http://italy.indymedia.org/news/2003/04/267246_comment.php

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Ogni anno ventiduemila bambini muoiono sfruttati


Giornata Mondiale
contro il lavoro minorile


ROMA
Ventidue mila bambini muoiono ogni anno a causa del lavoro a cui sono sottoposti. Vengono sottratti all’istruzione, alla salute, al gioco, e sono costretti a lavorare con attrezzi fatti per un fisico adulto. Sono vittime di forme di sfruttamento come l’esposizione a pesticidi tossici, il trasporto di carichi troppo pesanti, lunghe ore di lavoro ed esalazioni nocive. La Fao, nella Giornata Mondiale contro il lavoro minorile, disegna un quadro a tinte fosche per quello che è un fenomeno ancora in aumento nel mondo, soprattutto per le attività post-raccolto, nel trasporto e nell’industria di trasformazione agro-alimentare.

«È inaccettabile che ogni giorno al mondo vi siano oltre 132 milioni di bambini tra i 5 ed i 14 anni d’età – ha detto Jose Maria Sumpsi Vinas, vice direttore generale della Fao, del dipartimento agricoltura e difesa del consumatore – costretti a lavorare sui campi, in condizioni spesso molto dure e rischiose per la loro salute».

Ma il numero totale dei bambini che lavorano è ben più alto. Secondo le stime dell’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a livello mondiale, il fenomeno coinvolge circa 218 milioni di minori, il 70% dei quali sono occupati in agricoltura, rappresentando un terzo della forza lavoro del settore. E si tratta di stime per difetto perchè il lavoro minorile, spesso clandestino, elude le statistiche ufficiali sull’occupazione.

L’agricoltura, insieme all’industria estrattiva e al settore edile è uno dei settori più pericolosi per decessi e incidenti sul lavoro. La povertà resta la causa principale del lavoro minorile. «La vera strategia vincente contro il lavoro minorile – ha aggiunto Sumpsi – è lavorare alla riduzione della povertà delle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo, offrendo opportunità alternative di reddito, affrontando le questioni relative alla salute ed alla sicurezza sul lavoro in agricoltura, migliorando la gestione dei pesticidi ed assicurando uno sviluppo sostenibile».

Datori di lavoro e intermediari senza scrupoli giustificano l’impiego di manodopera minorile con l’insostituibilità delle ’piccole mani agilì per la tessitura dei tappeti, la raccolta delle foglioline di te o dei fiori, «ma studi dell’Ilo – ha spiegato Sumpsi – condotti in industrie pericolose come la produzione di vetro o la pulitura dei diamanti hanno dimostrato che in agricoltura, come negli altri settori, non c’è lavoro che un adulto non possa fare egualmente bene, se non meglio». I bambini vengono reclutati perchè richiedono meno garanzie, sono più facilmente sfruttabili e soprattutto sono molto più economici, fanno lo stesso lavoro degli adulti ma sono pagati molto meno. In alcuni Paesi poveri si è ridotto drasticamente il lavoro minorile negli ultimi anni. Un esempio è quello dell’America Latina e dei Caraibi dove c’è stato un calo del numero dei bambini lavoratori, dal 16 al 5%, tra il 2000 ed il 2004, e una diminuzione del 26% dei bambini coinvolti in lavori pericolosi.

Per affrontare il problema del lavoro minorile in agricoltura è stata firmata oggi a Ginevra una nuova partnership tra la Fao, l’Ilo, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), l’Unione internazionale delle Associazioni di lavoratori nei settori alimentazione, agricoltura, alberghi, ristoranti, catering, tabacco e affini(Uita), la Federazione Internazionale produttori agricoli, (Ifap) e l’Istituto Internazionale di ricerca sulle politiche alimentari (l’Ifpri).

In Italia 455 denunce solo nel 2005

Le normative nazionali e internazionali, nonostante la loro puntualità e chiarezza nella condanna perentoria della riduzione in schiavitù dei minori, sembrano essersi rivelate inefficaci nel contrastare un fenomeno la cui diffusione e la cui portata è cresciuta a dismisura. In Italia le persone denunciate per il reato di sfruttamento di minori per l’accattonaggio, nel 2005, sono state purtroppo soltanto 455, a fronte invece di un fenomeno vastissimo che si alimenta di una realtà sommersa che vede diverse ragioni interessate.

«A fronte della gravità del fenomeno -afferma Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno– occorre un forte senso di responsabilizzazione anche da parte di ogni singolo cittadino, oltre che degli operatori pubblici più specificamente interessati a motivo del loro ufficio. Tutti coloro che non vogliano rendersi, col silenzio o con la propria omissione, complici di tale e tanta criminalità, possono contattare tutti i giorni, comprese le domeniche e i festivi, la Linea Nazionale Contro L’abuso sull’Infanzia di Telefono Arcobaleno, con una chiamata gratuita al numero verde 800 025777».

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200706articoli/22608girata.asp

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IMMAGINI DI VITA SUL LAVORO MINORILE

Mostra Itinerante

Sappiamo che in molte parti del mondo i bambini sono costretti a lavorare vedendo schiacciati ogni giorno i loro diritti.

Vedere i bambini che lavorano provoca tristezza e rabbia ma un lavoro rispettoso delle loro esigenze può rappresentare una scelta dignitosa per combattere la condizione di estrema povertà in cui vivono.

La mostra si propone di portarvi nella difficile realtà dei bambini e degli adolescenti lavoratori, i NATs (Niños y Adolescentes Trabajadores), e di farvi conoscere l’esperienza di due associazioni di ragazzi peruviani (Manthoc e Marcelino Pan Y Vino), che si sono organizzati per cercare alternative al degrado della vita di strada, realizzando strutture di vita sociale, di educazione e di lavoro.

Molte voci si stanno sollevando in tutto il mondo contro lo sfruttamento del lavoro minorile, denunciando le situazioni vergognose che si riscontrano soprattutto nei paesi più poveri, ma a volte il lavoro dei ragazzi è una necessità inevitabile e non è possibile rinunciarvi se si vuole sopravvivere.

Non è possibile eliminare, in tempi brevi, le condizioni che impongono questa drammatica scelta e l’eliminazione del lavoro minorile sarà il risultato di una lunga lotta, in cui ora possono avere un ruolo importante anche i ragazzi che vivono in queste situazioni drammatiche.

I due gruppi che vogliamo presentare lavorano da anni su questo fronte, organizzando i ragazzi lavoratori e offrendo loro l’opportunità di avviare la produzione di piccoli oggetti artigianali, in un processo che i ragazzi stessi controllano in tutte le sue fasi, evitando quindi ogni forma di sfruttamento del loro lavoro. Ma lo scopo primario è quello di accompagnarli nel loro cammino e aiutarli a crescere come esseri umani dignitosi e coscienti dei loro diritti.

Il MANTHOC, Movimento degli Adolescenti e dei Bambini Lavoratori Figli di Operai Cristiani, nasce nel 1976 nella zona sud della città di Lima, prefiggendosi la promozione dell’organizzazione e degli interessi dei bambini e dei giovani lavoratori, per migliori condizioni di lavoro. La struttura del movimento si basa sulla premessa che i bambini lavoratori sono in grado di creare, orientare e portare avanti i propri progetti con una minima collaborazione da parte degli adulti e che imparano soprattutto grazie alla propria esperienza di vita, più che da insegnamenti esterni. Attualmente il MANTHOC è presente in diciotto centri urbani e rurali del Perù, conta oltre 2000 partecipanti effettivi e fornisce assistenza a più di 5000 ragazzi e bambini.

La casa Marcelino Pan Y Vino è nata nell’anno 1992 per volontà di Mario Vidori, missionario Laico di Lurate Caccivio (CO), che, operando in Huamachuco, si accorse che non esistevano luoghi adatti ad ospitare la popolazione infantile e adolescente lavoratrice. Huamachuco, cittadina delle Ande peruviane a 3.300 m. d’altitudine, conta ben 1.000 bambini lavoratori compresi tra i 6 e i 15 anni. La maggior parte di loro vive in una realtà di estrema povertà, hanno perso il padre o la madre o sono abbandonati; per questo escono a lavorare nella strada, esposti a rischi e sfruttamento. La finalità del Marcelino Pan Y Vino è quella di promuovere misure di protezione, di prevenzione e di assistenza al minore lavoratore, per accompagnarlo nel difficile processo di crescita personale e sociale.

Oltre alla Cooperativa Equo Mercato, hanno collaborato all’ideazione e realizzazione di questa mostra:

L’ASPEm (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti)
E’ un’associazione di cooperazione internazionale nata a Cantù (CO) nel 1979 e riconosciuta nel 1985 dal Ministero degli Affari Esteri. Opera sia in Italia che nei paesi del sud del mondo, identificando nella solidarietà fra i popoli uno dei temi decisivi per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace.

L’Associazione MONDO EQUO
E’ una associazione sorta nel febbraio 1997 a Guanzate (CO), con lo scopo di favorire la conoscenza e la vendita di prodotti artigianali ed alimentari provenienti dai paesi poveri, garantendo il rispetto dei lavoratori e dell’ambiente e vendendo a un prezzo equo.

NATs Niños y Adolescentes Trabajadores – Bambini e Adolescenti Lavoratori

Attraverso le immagini vorremmo portarvi nella vita di quei bambini che fin da piccoli sono costretti a lavorare. Situazioni difficili si sviluppano dietro queste immagini, situazioni di sfruttamento, violenza, ingiustizia, denutrizione, malattia, che le immagini tacciono ma che gli sguardi dei bambini devono riportarci alla mente e al cuore.

Per questi bambini il lavoro è una scelta dignitosa per combattere la realtà di estrema povertà in cui vivono.

Dicono no alla delinquenza, all’accattonaggio, alla prostituzione e dicono si al lavoro.

I bambini costretti a crescere troppo presto, costretti ad abbandonare il gioco per la cassetta degli attrezzi, costretti a rinunciare ad un’educazione adeguata, costretti a vivere sulle strade, sono esposti continuamente a situazioni ad alto rischio da parte di chi, adulto, dovrebbe proteggerli e invece li usa.

Vivono nelle strade, senza tutela e senza assistenza, preferendole spesso a insopportabili condizioni di vita familiare, che sono il riflesso delle condizioni socio-economiche del paese. Alcuni bambini iniziano a lavorare anche a 6/7 anni e per alcuni di loro la giornata lavorativa supera le 15 ore.

L’Istituto Nazionale del Benessere Familiare ha segnalato che circa 3 milioni di minori sono in situazioni a rischio. A Lima i bambini in queste condizioni supererebbero le duecentomila unità di cui un 5% in stato di totale abbandono.

Ogni giorno in Perù muoiono 200 bambini. Le cifre parlano di un 45% di bambini con un insufficiente grado di nutrizione, per la maggior parte cronica; da qui l’insorgere di malattie spesso irrecuperabili.

La denutrizione è uno dei tanti motivi che spiegano le difficoltà che molti bambini hanno tra i banchi di scuola. I NATs che riescono a frequentare la scuola devono fare i conti con una struttura inadeguata alle loro esigenze di bambini lavoratori. Per questi motivi molti di loro terminano la scuola in ritardo o sono costretti ad abbandonarla.

I primi anni di vita sono un periodo fondamentale per la determinazione del carattere, della personalità e dell’equilibrio psico-fisico, un periodo in cui il bambino dovrebbe essere rispettato, amato e tutelato; ma in Perù non è così e il diritto ad essere bambino, nella maggior parte dei casi, è negato.

Fin dalla più tenera infanzia questi bambini e adolescenti combattono ogni giorno per la sopravvivenza, ma quelli che si sono organizzati, lottano con una forza nuova perché gli è stata data una speranza; hanno capito che non devono lasciarsi schiacciare da chi è più forte e che anche loro hanno dei diritti.

Il Manthoc e il Marcelino Pan Y Vino sostengono i NATs in questa loro lotta, aiutandoli a crescere come esseri umani.

“Mio papà lavora saltuariamente e mia mamma vende verdura nella piazza. Anch’io lavoro, vendo la legna. Con i soldi che guadagno cerco di aiutare i miei fratellini, a volte se riesco gli compero qualcosa per vestirsi. Io ho sei fratelli. Spesso a casa nostra manca il cibo e allora la sera devo andare a dormire senza avere mangiato nulla.”

“Mia mamma vive a Trujillo, sulla costa, da molto tempo. Mio papà ci ha abbandonati. Non l’ho mai conosciuto.
Adesso vivo con mia nonna e devo aiutarla nelle faccende di casa; devo raccogliere la legna per cucinare, lavare i miei vestiti, andare a prendere l’acqua, perché qui dove abitiamo non abbiamo né acqua né luce.”

“Noi ci sentiamo orgogliosi perché lavorare è buono e difendiamo i nostri diritti. Ci sono bande minorili che si scontrano e le autorità non ci fanno caso. Noi lavoriamo per poter studiare, mangiare, per aiutare i nostri genitori; il lavoro non deve far vergognare. Io vorrei essere infermiere per curare, avvocato per aiutare e difendere i bambini, poliziotto per acchiappare i ladroni.”

I NATs, in occasione di un incontro a livello internazionale, hanno presentato e commentato i seguenti dieci punti.

* Noi vogliamo che vengano riconosciuti i nostri problemi, le nostre iniziative, le nostre proposte e i nostri processi di organizzazione.
* Noi siamo contro il boicottaggio dei prodotti fabbricati dai bambini.
* Noi vogliamo rispetto e sicurezza per il nostro lavoro.
* Noi vogliamo un’educazione dai metodi adatti alla nostra situazione.
* Noi vogliamo una formazione professionale idonea al nostro contesto.
* Noi vogliamo avere accesso a buone condizioni sanitarie.
* Noi vogliamo essere consultati per ogni decisione che ci riguarda, locale, nazionale ed internazionale.
* Noi vogliamo che sia scatenata una lotta contro le ragioni che sono all’origine della nostra situazione e in primo luogo la povertà.
* Noi vogliamo che ci siano attività più numerose nelle zone rurali, per far si che i bambini non siano obbligati ad andare in città.
* Noi siamo contro lo sfruttamento del nostro lavoro ma siamo favorevoli al lavoro dignitoso e con orari adatti alla nostra educazione ed al nostro svago.—-

Per noleggiare la mostra rivolgersi a:

Associazione ITALIANATs, Cantù (CO) Tel. 328.3830492
e-mail: italia_nats@yahoo.it

Cooperativa Equo Mercato, Cantù (CO) Tel. 031.734158
e-mail: equomercato@equomercato.it

Il contributo per il noleggio è di Euro 260 per una settimana e di Euro 420 per due settimane
Per prenotare la mostra si può inviare per fax il modulo predisposto

fonte: http://www.equomercato.it/nats.php?mode=mostralav

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D’Alema, intercettazioni e una riflessione



CASO UNIPOL E INTERCETTAZIONI
– Si parla, nei commenti dei politici interessati di “imbarbarimento”.. non è chiaro di chi. D’Alema aggiunge: “Fare tifo non è reato”. Beh, certo. Anche se a noi sembra una malattia piuttosto contagiosa

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Montalbano si sintì per un attimo avviluto. Possibile che le cose non cangiavano mai? Zarazabara, si annavava sempri a finire tra parentele perigliose, collusioni tra mafia e politica, tra mafia e imprenditoria, tra politica e banche, tra banche riciclaggio e usura.. Che balletto osceno! Che foresta pietrificata fatta di corruzione, imbrogli, malaffare, indegnità, affarismo!
Si immaginò un dialogo possibile: “Stai attento a cataminarti picchì X, che è omo dell’onorevole Y, ed è genero di K, che è omo del mafioso Z, è in bonissimi rapporti con l’onorevole H”.

“Ma l’onorevole H non è dell’opposizione?”.

“Sì, ma è la stissa cosa”.

Cosa diciva patre Dante?

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie ma bordello!

L’Italia continuava a essiri serva, minimo di dù patroni, l’America e la Chiesa, e la tempesta era addivintata giornaliera macari a causa di un nocchiere ch’era megliu perdirlu ca truvarlu. Certo, le provincie delle quali l’Italia era donna ammontavano ora a chiossà di un centinaro, in compenso però il bordello era crisciuto in modo esponenziale.

La vampa d’agostoAndrea Camilleri – 2006, Sellerio Editore Palermo .

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