Archivio | giugno 17, 2007

Ricchi più ricchi, poveri più poveri

di Eugenio Benetazzo – 15 giugno 2007
Tratto dal libro “BEST BEFORE: preparati al peggio” edito da Macro Edizioni

La globalizzazione deve essere considerata come una conseguenza del turbocapitalismo. Con questo termine si individua una miscela esplosiva fatta da capitali presi a prestito a bassi tassi di interesse ed un mare di strumenti finanziari derivati presenti sul mercato.
Questa miscela funziona proprio come il protossido di azoto nelle automobili da corsa: una volta iniettato nel motore, fa raggiungere performance strepitose. Tuttavia il protossido d’azoto può anche causare l’esplosione del motore se usato in maniera irresponsabile o soprattutto per un tempo eccessivo alla tolleranza meccanica e termica del motore.

Immaginate pertanto la globalizzazione come il raggiungimento di elevata velocità per un motore (sistema capitalistico) in cui viene iniettato il protossido d’azoto (capitali di debito a tassi bassi e strumenti di copertura finanziari).
Il motore può girare con performance da capogiro per qualche decina di minuti, dopo deve essere completamento smontato e rettificato. Se l’alimentazione a protossido d’azoto si protrae per oltre i dieci minuti, potete tranquillamente aspettarvi l’esplosione della testata dei cilindri.

Quindi per analogia come il protossido d’azoto crea conseguenze al motore di un’auto sportiva, allo stesso modo la globalizzazione crea conseguenze al sistema economico, conseguenze che in alcuni casi possono assomigliare all’esplosione della testata dei cilindri.
Nel nostro caso, le conseguenze colpiscono tre sfere tra loro differenti: quella economica, finanziaria e sociale. Vediamo per iniziare quelle economiche.
La globalizzazione rappresenta uno stadio terminale in quanto sta portando il sistema economico odierno al collasso industriale e finanziario. Questa affermazione può sembrare molto forte da udire, ma lasciatemi fornire le dovute spiegazioni ed alla fine converrete con me sul raggiungimento di questa conclusione.

La globalizzazione a dispetto del capitalismo classico è fautrice di enormi sperequazioni sulla ricchezza prodotta, vale a dire che quest’ultima non viene suddivisa e distribuita in maniera proporzionata a chi ha contribuito a crearla.
Attenzione: non che il capitalismo classico sia indenne da critiche, ma rimane tutt’oggi il sistema economico in grado di creare la maggiore diffusione di benessere e prosperità a fronte di limitati episodi di sfruttamento. Si deve al sistema capitalistico classico la nascita della media borghesia: la classe sociale che rappresenta la componente sociale trainante per la crescita di ogni nazione.

La globalizzazione, invece, accentua profondamente questa sproporzione e disomogeneità, arrivando a creare solo due classi sociali: i molto ricchi (una minoranza) ed i molto poveri (la maggioranza), sopprimendo lentamente, per le conseguenze economiche e sociali che derivano, proprio la classe media borghese.
Con la globalizzazione, i grandi stabilimenti ed i posti di lavoro vengono trasferiti in aree del globo terrestre in cui la manodopera è particolarmente più a buon mercato. Successivamente l’output produttivo (beni, prodotti, merci) di questi stabilimenti industriali delocalizzati viene importato proprio nel stesso paese in cui gli stabilimenti industriali sono stati chiusi e trasferiti.

Questo processo non crea ricchezza: quanto piuttosto sperequazione. Infatti non si arricchisce nessuno, se non le multinazionali ed i gruppi industriali artefici di queste ristrutturazioni aziendali.
Nel paese di origine, migliaia di lavoratori vengono privati del loro posto di lavoro iniziale, e nel paese in cui la produzione è stata trasferita, migliaia di nuovi lavoratori vengono sfruttati a fronte di un salario ridicolo.
Entrambi questi paesi sono uno legato all’altro, entrambi questi paesi sono destinati a collassare. Il primo, quello originario, a causa di una progressiva perdita di capacità di consumo dovuta ad una sensibile contrazione del tenore reddituale (che diventa saltuario o a singhiozzo). Il secondo paese, quello sfruttato per la manodopera locale, percepisce un iniziale lieve miglioramento grazie ai posti di lavoro trasferiti, ma rimane il fatto evidente che la sua popolazione non ha la capacità di spesa del primo. Questo determina un vero e proprio effetto stile protossido d’azoto, in quanto le grandi aziende che hanno delocalizzato aumentano semestre dopo semestre i loro profitti (in quanto vengono abbattuti i costi di manodopera).

I ricavi di vendita, tuttavia, trovano manifestazione economica ancora e solo nel paese originario, in quanto il mercato interno del paese in cui si è delocalizzato non è in grado di assorbire merci o prodotti per mancanza di una classe sociale sufficientemente abbiente.
Nel frattempo, e questo è un fenomeno molto lento e progressivo, il paese originario vede ridursi proprio la sua capacità di consumo interno, in quanto fenomeni sociali come il lavoro precario o l’impiego a singhiozzo (che hanno sostituito i posti di lavoro delocalizzati) iniziano a compromettere il tenore reddituale medio della classe media borghese.
Inizialmente pur di continuare a consumare come prima, si inizia ad indebitarsi per sopravvivere (e non per fare investimenti). In seguito quando il sistema diventa saturo e quei pochi stipendi rimasti sono già spesi ancora prima che siano accreditati, allora inizia il conto alla rovescia: il default dell’intero paese.

Se ci pensate tutto questo sta accadendo anche all’Italia, la quale nel momento in cui scrivo si sta gongolando per un PIL al 2 % (dopo quattro anni di stasi ed una media europea del 2,5 %).
C’è una spiegazione a questo dato: il ricorso al debito attraverso finanziarie e società di microcredito ha contribuito ad aumentare il valore dei servizi erogati dal Sistema Italia. Pensate che, solo negli ultimi due anni, il PIL è stato sostenuto dall’erogazione di mutui ipotecari con un peso di quasi il 20 % !
Il punto chiave quindi per comprendere il pericolo della globalizzazione, è proprio il processo di depauperazione di uno stato a vantaggio di un ristretto gruppo di lobbies industriali e bancarie volto alla massimizzazione dei profitti. L’essenza è tutta qui.

Non si è arricchito nessuno, né il paese che ha subito la chiusura degli stabilimenti e né il paese che li ha visti aprire: ci ha spudoratamente guadagnato solo chi ha spostato la produzione e importato i prodotti con un margine di guadagno in certi casi anche triplicato.
Ecco spiegato perché le borse salgono: vedono fior di aziende fare grandi utili e pertanto in futuro si aspettano un flusso di dividendi sempre maggiori. Purtroppo si sbagliano.
Questo livello di utili elevati non è destinato a durare molto, in virtù del progressivo indebitamento ed incapacità di consumo che la globalizzazione indirettamente causa sui mercati in cui si intende riversare le merci ed i beni prodotti con un artificioso ed ingannevole espediente produttivo.

Non può durare a lungo proprio perché i paesi poveri producono per la richiesta di quelli ricchi che lentamente perdono il loro stato di benessere borghese in virtù della perdita dei siti di produzione al loro interno.

Eugenio Benetazzo
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html
www.youtube.com/eugeniobenetazzo

fonte: http://www.disinformazione.it/ricchi_e_poveri.htm



Un esercito di italiani fra i turisti del sesso

Riaperto il sito che promuove la Giornata dell’Orgoglio Pedofilo. Ha semplicemente cambiato indirizzo.
Vi proponiamo un articolo di approfondimento sul turismo sessuale che vede come vittime i bambini.
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17/6/2007 (8:26)

L’identikit del maniaco«Fra i 30 e i 50 anni professionista o imprenditore»
di FABIO POLETTI

Hanno tra i trenta e i cinquant’anni, una famiglia affettuosa, quasi sempre dei figli, un lavoro spesso appagante. Sono professionisti, medici, architetti, imprenditori, insegnanti. A caccia sul Web Sono i turisti sessuali italiani, ottantamila uomini secondo la prima stima elaborata sulla base di dati dell’Interpol e dell’Unicef, che ogni anno volano in Sud America o nel Sud Est Asiatico per comperare prestazioni sessuali da minorenni, troppo spesso bambini e bambine di pochi anni.

«Le prime informazioni sulle mete internazionali più ricercate girano su Internet, dove ci sono 4 milioni di pagine web a carattere pedopornografico a cui accedono due milioni di persone l’anno», dà l’allarme Daniela Bernacchi, direttore generale per l’Italia della ong internazionale Intervita che ha lanciato una campagna di sensibilizzazione internazionale contro il turismo sessuale. In testa alla classifica dei consumatori di sesso a pagamento con minori ci sono gli americani. Seguono i canadesi, i giapponesi e gli europei. In crescita sono le donne, soprattutto del Nord Europa, meta più ambita i Caraibi, un fenomeno troppo recente per finire nelle statistiche elaborate dall’Interpol e dall’Unicef. Reti illegali «In Olanda ci sono reti illegali nascoste dietro a finte associazioni di adozioni a distanza», raccontano ancora da Intervita, l’ong che ha raccolto nel volume «Vite invisibili» una dettagliata ricerca a livello internazionale sui 10 milioni di minorenni sfruttati sessualmente, che portano nelle tasche di chi gestisce il traffico 12 miliardi di dollari l’anno, con un volume d’affari di poco inferiore al commercio di droga o alla vendita di armi. Contro lo sfruttamento sessuale dei minori nel mondo si fa poco e si può poco.

Gianluca Prisco, il magistrato milanese che ha fatto condannare a 14 anni di carcere il pedofilo veronese Giorgio Sampec che comperava «tatine» in Thailandia, ammette che le difficoltà sono enormi: «Ai turisti sessuali si applicano le stesse sanzioni che per i pedofili. Il reato è perseguibile anche se è commesso all’estero. Alla difficoltà di raccogliere prove aggiungiamo la scarsa collaborazione delle autorità locali». In alcuni Paesi, secondo l’Interpol, la diffusione del turismo sessuale è in aumento perché la legislazione è carente e le forze dell’ordine sono compiacenti.

In Cambogia il turismo sessuale è in crescita del 34%, in Honduras, Nicaragua e Salvador sono oltre 170 mila le vittime minorenni di abusi, in Guatemala non è reato, in alcune regioni dell’India la maggiore età si raggiunge a 12 anni, in Bangladesh e in Pakistan a 14, nelle Filippine e in Costa Rica sono perseguiti i crimini sessuali solo contro i minori di 12 anni, in Nicaragua solo se il minore è sotto i 14. Nei Toy bar di Bangkok o di Phuket un rapporto di un quarto d’ora può costare 10 dollari. Alla bambina vanno 30 centesimi. Nel Sud Est Asiatico le tariffe vanno dai 40 ai 50 euro.

Spesso sono le stesse famiglie a vendere i propri figli per fame. Nel Sud Est Asiatico 80 dollari al mese sono considerati un reddito ambito. La presenza di organizzazioni militari stranieri sul territorio non sempre disincentiva i traffici. Secondo l’Onu, nel 50% dei Paesi dove sono insediate forze di pace aumenta la prostituzione infantile.

La promiscuità sessuale si accompagna sempre alla diffusione di malattie. In Honduras ci sono 40 mila persone contagiate da Hiv Aids. L’Aids dilaga La maggior parte delle vittime contrae la malattia tra i 12 e 18 anni e si calcola che 14 mila bambini siano sieropositivi. Secondo l’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, i bambini lavoratori nel mondo sono diminuiti in due anni da 246 milioni a 218, con un decremento dell’11%. In compenso lo sfruttamento sessuale è in crescita: un milione e mezzo di bambini in più ogni anno. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, il 20% dei viaggi internazionali di uomini soli nelle aree ritenute a rischio sono a scopo sessuale. Ma solo nel 3% dei casi i viaggiatori sono pedofili. In maggioranza si tratta di persone che solo quando se ne presenta l’occasione abusano di bambini. Non sono «orchi». Tra loro ci sono gli 80 mila italiani qualunque.

Le donne In crescita il turismo sessuale al femminile, soprattutto verso Caraibi e Centramerica. Le donne provengono in maggioranza da Olanda Germania e Stati Uniti. La loro attenzione si indirizza verso bambini dai 14 anni in su.

Una vergine Una bambina vergine cambogiana, viene comperata a 150 dollari, può essere rivenduta a intermediari giapponesi a 14 mila dollari per finire in un bordello. La tariffa Nel Sud Est Asiatico un turista paga sui 50 euro per avere rapporti con un bambino. In Thailandia un rapporto di 15 minuti con una minorenne può costare anche 10 dollari. A lei vanno 30 centesimi.

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200706articoli/22762girata.asp

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1 giugno 2007

Bambole in carne ed ossa: il dramma del turismo sessuale


Marta, Carla, Erika, Lucilone sono soltanto alcune delle nuove bambole di Fortaleza, Brasile: sono bambole in carne ed ossa che, un milione in più ogni anno, diventano il nuovo gioco in risposta alle sempre più crescenti e disgustose domande dei turisti del sesso.
Il sogno di Carla è andare via di là e diventare modella. E’ avere una vita migliore lontana da quella baracca piena di topi e di serpenti ed un sacco di cose schifose. Carla vuole vivere in un posto dove si possa sorridere.
“Carla, qual è la ricchezza di una ragazzina carina come te, qui?” Piange.
Hanno 14, 11, 10 anni. Sono “carne fresca”. Trascorrono le giornate ai bordi delle strade facendo mosse e moine ai passanti e agli automobilisti.
“Hei, vuoi venire con me?”
“Che sapete fare?”
“Sappiamo fare di tutto, siamo in due, ci dai solo 5.000 lire. Si? Allora aspettaci la’ dietro”.
Con questi soldi Marta potrà comprare il pesce per la sua famiglia. Nelle baracche di Fortaleza, le ragazzine non hanno nulla, solo problemi, e tanta fame. Farebbero qualsiasi cosa per sopravvivere e portare a casa una manciata di soldi per tirare avanti. I grandi, lì, ritengono che “quelle creature” hanno solo una strada: prostituirsi. Alla luce del sole, tutti vedono cosa succede loro ma nessuno fa nulla per evitarlo. Quasi tutte le madri negano che le proprie figlie vanno con i clienti in macchina, ma prendono i soldi che portano in casa. Come se lo spiegano? La risposta è sempre la stessa: chiedono l’elemosina.
Erika ha 14 anni. La prima volta un’amica le ha chiesto di salire su una macchina. Lei ci è andata, e quel uomo le ha chiesto di fare certe cose con lui. Lei non voleva ma quello era uno stupratore e l’ha presa lo stesso, anche se lei gridava con tutte le sue forze. “Mi ha detto che mi avrebbe ammazzata, ed io allora sono stata zitta. Piano piano mi sono abituata. Lo dovevo fare. A casa non c’era più nulla”. Erika sta zitta quando la madre afferma “in casa mia mai e poi mai è successo qualcosa …” .
Le strade sono piene di bambine piccole così, che già fanno la vita. Le comprano con 2.000 lire, a volte 5.000, a volte anche 10.000 se sono in due. Sono così piccole e così bambine… Pensano che i clienti sono delle bestie. “Anzi, peggio delle bestie. Vanno con i bambini. Le bestie non lo fanno. Proprio così”.
Si sentono sporche, hanno disgusto di ciò che fanno. Ne sono perfettamente consapevoli.
Lungo le strade, si vedono i motel con la scritta “vietato l’ingresso ai minori di 18 anni”. Dicono che non si può, è vietato. Ma i compratori di carne fresca li portano sul lungo mare, i loro giocattoli, in macchina sotto i ponti o nelle case, come quel giapponese che le faceva sdraiare con lui, nel suo letto. Nega l’evidenza, poi chiede perdono: “giuro che non lo faccio più”. E’ pentito, non lo farà più. Ma quelle bambine non sanno che farsene delle sue scuse…
Queste bambine affermano che i poliziotti le trattano molto male. A volte le picchiano e le minacciano perché loro si rifiutano di fare sesso.
“Leonarda, cosa fai qui?”
“Vado con gli uomini”
“E la tua amica Patrizia?”
“E’ diventata pazza. Si faceva di colla per non pensare”.
L’idea che queste bambine hanno dell’amore è che non esiste: l’amore è “solo quelle cose” e la loro vita rimarrà sempre quella, non cambierà ne’ migliorerà. Il loro desiderio è quello di tutti i bambini: una casa, tanta roba buona da mangiare, dei giocattoli per giocare”.
I giocattoli non li hanno. Marta, Carla, Erika, Leonarda sono loro, i giocattoli. A Fortaleza come in mille e mille altri posti del mondo.
I bambini sono diventati merce e costano anche molto poco.


Da Prometeo

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LIBRO INCHIESTA
da leggere online (cliccate sui link)

SOMMARIO:

  • Cap. 1 Prologo
  • Cap. 2 Belém
  • Cap. 3 Imperatriz
  • Cap. 4 Laranjal do Jari
  • Cap. 5 Manaus
  • Cap. 6 Porto Velho
  • Cap. 7 Rio Branco
  • Cap. 8 Cuiabá
  • Cap. 9 Alta Floresta
  • Cap. 10 Itaituba
  • Cap. 11 Cuiú-Cuiú
  • Informazioni sull’autore
  • Stai per fare un viaggio in Brasile?


  • www.mostachetti.net/…/LeBambineDellaNotte.htm

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    11 giugno 2007

    23 giugno giornata dell’orgoglio pedofilo, giornata della vergogna umana

    Mancano 12 giorni alla giornata dell’orgoglio pedofilo, e il silenzio che precede questa data vergognosa é pressochè totale. Come avevo previsto spentisi gli echi del documentario della BBC, la pedofilia é tornata a non fare notizia e del 23 giugno, giorno in cui i pedofili festeggiano l’orgoglio di profanare e distruggere bambini, non parla nessuno. Come ogni anno.
    Spero che la foto qui sotto svegli qualche coscienza, magari una di quelle che si è sentita tanto offesa dal suddetto documentario.
    Guardate cosa fanno i pedofili ai bambini, quel 99% che prolifica ignorato. Nessuno potrà più dire che non sapeva.

    Oggi una foto. Una sola.

    Poche le parole a commentarla, perlomeno da parte mia.

    E’ una foto che mi ha mandato un collega del Centro nazionale bambini scomparsi dell’FBI.

    Con preghiera di utilizzo.



    Il bimbo ritratto è un bimbo scomparso….tempo fa…..la cui foto riappare mesi dopo il suo rapimento così…..in un circuito di pedofili…….

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    18 maggio 2007

    La Polizia Postale: “Ecco come smascheriamo i pedofili”

    L’aggettivo più appropriato è “raccapriccianti”. Le immagini scorrono sul computer e ti prendono alla gola, ti trascinano in un vortice di devastazione e squallore: bambini torturati, nudi, sottoposti a sevizie, oggetto di atti di libidine, forzati a comportamenti sessuali espliciti e violenti. Sono istantanee dell’orrore che arrivano dagli abissi più oscuri della depravazione: fotografie fatte circolare da un pedofilo colto in flagrante che si faceva chiamare “Bastardo”, con un senso lucido e cinico della denuncia autocosciente, cioè: guardate che io sono malato, sono pericoloso, me ne rendo conto perfettamente e mi piace essere così.
    Siamo a Torino, nella sede della Polizia postale e delle comunicazioni, proprio in questi giorni impegnata in una vasta operazione di perquisizioni domiciliari in Piemonte alla caccia di utenti di Internet, assidui frequentatori di Siti web, che potrebbero essere incriminati per detenzione di materiale pedo-pornografico. Questa particolare specialità della Polizia di Stato si occupa soprattutto di crimini informatici, i reati del futuro: hacker, commercio on-line, e, ovviamente, dei reati nei quali si configura lo sfruttamento sessuale dei minori. Dal 1998, anno in cui è entrata in vigore la legge 269 sulla pedofilia, ha indagato più di 700 persone, segnalato oltre 4.000 casi agli organi investigativi stranieri tramite l’Interpool e attuato 70 arresti in flagranza.
    L’agente Davide Gabrini, 24 anni, perito informatico è al suo posto di lavoro. Ha il computer acceso, collegato alla chat per eccellenza, quella gestita dal protocollo Irc, un ambiente di messaggistica diviso in più “stanze”: c’è chi parla di sport, di cinema, di politica. E c’è anche qualche “porta” aperta sull’inferno. Sullo schermo di Gabrini scorre una conversazione, dall’altra parte c’è un pedofilo: all’inizio è prudente, ha paura, non sa se fidarsi, poi si scopre. Gli dice che ha delle foto di una certa “serie”, bambini thailandesi e dei Paesi dell’Est. Gabrini finge di stare al gioco: riceve il materiale e ne scambia altro. Così per ore, per giorni, per intere notti. Dall’altra parte il pedofilo non sa che intanto la Polizia postale sta piano piano risalendo alla sua identità. Ci vorranno ancora perquisizioni, appostamenti e controlli, ma prima o poi il cerchio si stringe.
    «Il grosso degli scambi di materiale pedo-pornografico», spiega l’agente Gabrini, «avviene sulle chat, in un ambiente a forte contenuto relazionale. Lavoriamo con pazienza e una buona dose di estro: entriamo con nomi di copertura in una rete di scambi già consolidata, cerchiamo di farci conoscere e di ottenere la fiducia dei pedofili. Ci sono quelli che ci cascano subito e quelli più furbi, che adottano molte precauzioni. Le immagini che arrivano sono terribili: all’inizio ero molto turbato, infatti abbiamo anche l’assistenza di psicologi. Adesso riesco a essere più distaccato: cerco di vedere senza guardare».
    Nella sede di Torino lavorano 20 agenti specializzati, tra i quali due donne, super-esperti informatici e di Internet, età media intorno ai 30 anni. Sono coordinati dal dottor Salvatore Acerra, 55 anni, da 30 in Polizia. «Il legislatore italiano ci ha messo a disposizione strumenti efficaci», spiega il comandante: «Innanzitutto il rigore della legge, che prevede reati che altri Stati non prevedono: in Italia anche soltanto “scaricare” sul computer materiale pedo-pornografico in cui si ravvisi lo sfruttamento sessuale di minori è considerato reato. Mentre in altre legislazioni, come negli Stati Uniti, detenere o diffondere immagini di bambini nudi non lo è. E infatti il 78 per cento dei Siti accertati è negli Usa. E poi la nostra è una legge ottima anche perché prevede la figura dell’agente “sotto copertura” che, previo consenso dell’autorità giudiziaria, può anche scambiare materiale pornografico o creare Siti appositi per smascherare e quindi catturare i pedofili».
    Pino Pignatta
    I NUMERI DI UN DRAMMA
    • Ogni anno sono 50.000 le vittime dei pedofili
    • Le denunce per violenze sessuali sui minori sono aumentate dal 1984 al 1998 del 98 per cento
    • Il 73 per cento delle vittime sono bambine. Il 38 per cento di loro ha un’età compresa tra i 6 e i 10 anni
    Statistiche nazionali.
    Sono numeri che fanno rabbrividire.
    Orpheus

    fonte: orpheus.ilcannocchiale.it/?r=78307

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    Che cosa è il Talento?

    Il talento è la mente profonda

    Più lontano tu vai meno conosci.
    Senza peregrinare il saggio apprende… Lao Tze


    La via del Sé è la via dell’abbassamento della soglia di coscienza? Per parte mia, quando leggo un libro e la mia attenzione diviene labile o sfuma, immediatamente smetto di leggere e mi metto a fantasticare. Una volta, figlio com’ero del pensiero accademico, mi colpevolizzavo.

    Mi dicevo: «Dai, fai uno sforzo, sforzati di andare fino in fondo, di capire». Oggi, invece, leggo la disattenzione come il desiderio della mia “tendenza” di andare altrove, di lasciar vagare la coscienza in territori disattenti, dove la “mia ricerca” viene affidata ad un sapere che esclude la mia razionalità.
    Se tu leggi un libro, oppure fai una cosa ed hai davanti a te lo scopo, la coscienza diviene più attenta, si restringe, si chiude nell’evento che esamina.

    «Quando leggo devo andare fino in fondo, non faccio che considerazioni che riguardano l’argomento che sto studiando». Questo è il motto del lettore scientifico, non di quello che divaga, non del poeta della rêverie, del sogno ad occhi aperti, come direbbe Bachelarld. Quando divento “disattento”, l’Universo, la sua idea, antitesi dell’oggetto, mi appare. Solo ad una coscienza distratta l’Universo può parlare «L’Universo – dice Bachelard – è l’infinito della mia disattenzione».
    Diceva Chuang Tze: «Il Tao (il Senso) si oscura se si considerano soltanto piccoli settori finiti dell’esistenza». È stato Richard Wilhelm che ha magistralmente tradotto il termine Tao con “il Senso”. In qualche modo la coscienza è immersa in un duplice, ambiguo bipolarismo. Se sceglie la via dell’attenzione, dell’essere presente solo sull’evento che guarda, è destinata a cogliere solo dettagli, solo particolari. Diviene come per il Ciclope di Odisseo, monocola, chiusa. Si autocondanna ad una cecità del senso della vita.

    Ogni giorno ci svegliamo, progettiamo la giornata davanti a noi, lavoriamo, mangiamo, svolgiamo operazioni in cui il “Senso” è quasi sempre il grande assente. Ci sembra di essere stranieri nel Tutto. Anzi, il Tutto non c’è, non ci riguarda. Ci siamo solo noi. Con i nostri ragionamenti, le nostre certezze razionali, la realtà e le sue esigenze. A che ti serve una tendenza interiore, un talento, se tu sai già quali sono i tuoi scopi, i tuoi progetti? È per questo che la scuola non impara dal bambino; ogni insegnante sa già cosa dire, cosa insegnare, cosa raccontare. Sa già l’obiettivo. A furia di obiettivi il Tao, il Senso, non è più nella nostra dimora, non abita più le nostre case. A cosa ci potrebbe mai servire un mondo “popolato di dei”? (Jung).

    Quando un paziente mi dice: «A me non succede mai niente, non capita mai niente di straordinario, la mia vita è piatta», io mi chiedo sempre dove stia rivolgendo il suo sguardo. In quale prigione ha messo la sua anima? Con quali sbarre ha chiuso gli orizzonti della sua coscienza? Anch’io, quando non mi succede niente mi preoccupo… mi chiedo: «Con che cosa mi sto chiudendo? Quali eventi o oggetti mi stanno accecando?». Giacché il male più grande che potrebbe capitarci, il destino più infame è proprio quello di perdere il “Senso”, il Tao, di non vedere il suo “valore largo”. Non a caso Lao Tze dice del Tao, cioè del Senso: «Ciò che è grande».
    Ragiona, se puoi, in grande, mentre stai esaminando la soluzione di un problema, chiediti sempre se la soluzione che hai trovato non sia la più comoda, quella più a portata di mano.

    Dott. Raffaele Morelli – Istituto Riza, Milano

    fonte: http://www.riza.it/interna.asp?ln=3&sez=42&info=98

    CHI COMANDA IN ITALIA?

    Non date risposte, leggete.
    ……

    Chi comanda in Italia?

    Le 111 Basi Usa (Air-Force, Navy, Army, NSA) in Italia.
    (E’ aperto il gioco dell’ iocel’hoetuno- la presente lista può essere integrata e aggiornata).
    L’informativa che segue è stata tratta da:

    (Ricerca di A.B. Mariantoni, estrapolata dall’articolo Dal “Mare Nostrum” al
    “Gallinarium Americanum”. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente,
    “Eurasia” 3/2005)
    http://www.insegnadelveltro.it/catalogo/eurasia/eurasia 3-2005

    1.. Cima Gallina (BZ): Stazione telecomunicazioni e radar dell’US-Air Force
    (USAF).
    2.. Aviano Air Base (Pordenone, Friuli – US-Air Force): la 16ma Forza Aerea
    ed il 31° Gruppo da caccia dell’Aviazione U.S.A., nonché uno squadrone di
    F-18 dei Marines.
    3.. Roveredo in Piano (PN): Deposito armi e munizioni USA ed istallazione
    US-Air Force.
    4.. Monte Paganella (TN): Stazione telecomunicazioni USAF.
    5.. Rivolto (UD): Base USAF.
    6.. Maniago (UD): Poligono di tiro dell’US-Air-Force (USAF).
    7.. S. Bernardo (UD): Deposito munizioni dell’US-Army.
    8.. Istrana (TV): Base US-Air-Force (USAF).
    9.. Ciano (TV): Centro telecomunicazioni e radar USA.
    10.. Solbiate Olona (MI)– Comando NATO Forze di pronto intervento –
    US-Army.
    11.. Ghedi (BS): Base dell’US-Air-Force (USAF).
    12.. Montichiari (BS): Base aerea (USAF).
    13.. Remondò (nel Pavese): Base US-Army.
    14.. Vicenza: Comando SETAF, Sud Europe Task Force; Quinta Forza aerea
    tattica (USAF); Deposito di testate nucleari.
    15.. Camp Ederle (provincia di Vicenza): Q.G. NATO; Comando SETAF
    dell’US-Army; un Btg. di obici ed Gruppo tattico di paracadutisti USA.
    16.. Tormeno (San Giovanni a Monte, Vicenza): depositi di armi e munizioni.
    17.. Longare (Vicenza): importante deposito d’armamenti.
    18.. Verona: Air Operations Center (USAF). e Base NATO delle Forze di Terra
    del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni (USAF).
    19.. Affi (VR): Centro telecomunicazioni USA.
    20.. Lunghezzano (VR): Centro radar USA.
    21.. Erbezzo (VR): Antenna radar NSA.
    22.. Conselve (PD): Base radar USA.
    23.. Monte Venda (PD): Antenna telecomunicazioni e radar USA.
    24.. Trieste: Base navale USA.
    25.. Venezia: Base navale USA.
    26.. San Anna di Alfaedo (VE): Base radar USA.
    27.. Lame di Concordia (VE): Base di telecomunicazioni e radar USA.
    28.. San Gottardo, Boscomantivo (VE): Centro telecomunicazioni USA.
    29.. Ceggia (VE): Centro radar USA.
    30.. Cameri (NO): Base aerea USA con copertura NATO.
    31.. Candela-Masazza (Vercelli): Base d’addestramento dell’US-Air-Force e
    dell’US-Army, con copertura NATO.
    32.. Monte S. Damiano (PC): Base dell’USAF con copertura NATO.
    33.. Finale Ligure (SV): Stazione di telecomunicazioni dell’US-Army.
    34.. Monte Cimone (MO): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO.
    35.. Parma: Deposito dell’USAF con copertura NATO.
    36.. Bologna: Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato
    Americano.
    37.. Rimini: Gruppo logistico USA per l’attivazione di bombe nucleari.
    38.. Rimini-Miramare: Centro telecomunicazioni USA.
    39.. Potenza Picena (MC): Centro radar USA con copertura NATO.
    40.. Livorno: Base navale USA.
    41.. La Spezia: Centro antisommergibili di Saclant.
    42.. San Bartolomeo (SP): Centro ricerche per la guerra guerra sottomarina.
    43.. Camp Darby (tra Livorno e Pisa): 8° Gruppo di supporto USA e Base
    dell’US Army per l’appoggio alle Forze statunitensi al Sud del Po, nel
    Mediterraneo e nell’Africa del Nord.
    44.. Coltano (PI): importante base USA/NSA per le telecomunicazioni;
    Deposito munizioni US-Army; Base NSA.
    45.. Pisa (aeroporto militare): Base saltuaria dell’USAF.
    46.. Monte Giogo (MS): Centro di telecomunicazioni USA con copertura NATO.
    47.. Poggio Ballone (GR) – tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli:
    Centro radar USA con copertura NATO.
    48.. Talamone (GR): Base saltuaria dell’US-Navy.
    49.. La Maddalena-Santo Stefano (Sassari): Base atomica USA, Base di
    sommergibili, Squadra navale di supporto alla portaerei americana «Simon
    Lake».
    50.. Monte Limbara (tra Oschiri e Tempio, Sassari, in Sardegna): Base
    missilistica USA.
    51.. Sinis di Cabras (SS): Centro elaborazioni dati (NSA).
    52.. Isola di Tavolara (SS): Stazione radiotelegrafica di supporto ai
    sommergibili della US Navy.
    53.. Torre Grande di Oristano: Base radar NSA.
    54.. Monte Arci (OR): Stazione di telecomunicazioni USA con copertura NATO.
    55.. Capo Frasca (OR): eliporto ed impianto radar USA.
    56.. Santulussurgiu (OR): Stazione telecomunicazioni USAF con copertura
    Nato.
    57.. Perdas de Fogu (NU): base missilistica sperimentale.
    58.. Capo Teulada (CA): da Capo Teulada (CA) a Capo Frasca (OR): all’incirca
    100 km di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70.000 ettari di zone Off
    Limits: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta
    flotta americana e della Nato.
    59.. Decimomannu (CA): aeroporto Usa con copertura Nato.
    60.. Aeroporto di Elmas: Base aerea dell’US-Air-Force.
    61.. Salto di Quirra (CA): poligoni missilistici.
    62.. Capo San Loremo (CA): zona di addestramento per la Sesta flotta USA.
    63.. Monte Urpino (CA): Depositi munizioni USA e NATO.
    64.. Cagliari: Base navale USA.
    65.. Roma-Campino (aeroporto militare): Base saltuaria USAF.
    66.. Rocca di Papa (Roma): Stazione telecomunicazioni USA con copertura
    NATO.
    67.. Monte Romano (VT): Poligono saltuario di tiro dell’US-Army.
    68.. Gaeta (LT): Base permanente della Sesta Flotta USA e della Squadra
    navale di scorta alla portaerei «La Salle».
    69.. Casale delle Palme (LT): Scuola telecomuncicazioni NATO su controllo
    USA.
    70.. Napoli: Comando del Security Force del corpo dei Marines; Base di
    sommergibili USA; Comando delle Forze Aeree USA per il Mediterraneo.
    71.. Napoli-Capodichino: Base aerea dell’US-Air-Force.
    72.. Monte Camaldoli (NA): Stazione di telecomunicazioni USA.
    73.. Ischia (NA): Antenna di telecomunicazioni USA con copertura Nato.
    74..
    Nisida: Base US-Army.
    75.. Bagnoli: Centro controllo telecomunicazioni Usa per il Mediterraneo.
    76.. Agnano (nelle vicinanze del famoso ippodromo): Base dell’US-Army.
    77.. Cirigliano.(NA): Comando delle Forze Navali USA in Europa.
    78.. Licola (NA): Antenna di telecomunicazioni USA.
    79.. Lago Patria (CE): Stazione telecomunicazioni USA.
    80.. Giugliano (vicinanze del lago Patria, Caserta): Comando STATCOM.
    81.. Grazzanise (CE): Base saltuaria USAF.
    82.. Mondragone (CE): Centro di Comando USA e NATO sotterraneo antiatomico.
    83.. Montevergine (AV): Stazione di comunicazioni USA.
    84.. Pietraficcata (MT): Centro telecomunicazioni USA/NATO.
    85.. Gioia del Colle (BA): Base aerea USA di supporto tecnico.
    86.. Punta della Contessa (BR): Poligono di tiro USA/NATO.
    87.. San Vito dei Normanni (BR): Base del 499° Expeditionary Squadron; Base
    dei Servizi Segreti: Electronics Security Group (NSA).
    88.. Monte Iacotenente (FG): Base del complesso radar Nadge.
    89.. Brindisi: Base navale USA.
    90.. Otranto: Stazione radar USA.
    91.. Taranto: Base navale USA; Comando COMITMARFOR; Deposito USA/NATO.
    92.. Martina Franca (TA): Base radar USA.
    93.. Crotone: Stazione di telecomunicazioni e radar USA/NATO.
    94.. Monte Mancuso (CZ): Stazione di telecomunicazioni USA.
    95.. Sellia Marina (CZ): Centro telecomunicazioni USA con copertura NATO.
    96.. Sigonella (CT): importante Base aeronavale USA (oltre ad unità della
    US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del
    tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e
    F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni
    l’una!).
    97.. Motta S. Anastasia (CT): Stazione di telecomunicazioni USA.
    98.. Caltagirone (CT): Stazione di telecomunicazioni USA.
    99.. Vizzini (CT): Diversi depositi USA.
    100.. Isola delle Femmine (PA): Deposito munizioni USA/NATO.
    101.. Punta Raisi (Aeroporto): Base saltuaria dell’USAF.
    102.. Comiso (Ragusa) insediamento US-Air Force.
    103.. Marina di Marza (RG): Stazione di telecomunicazioni USA.
    104.. Monte Lauro (SR): Stazione di telecomunicazioni USA.
    105.. Sorico: Antenna NSA.
    106.. Augusta (SR): Base della VI Flotta USA e Deposito munizioni.
    107.. Centuripe (EN): Stazione di telecomunicazioni USA.
    108.. Niscemi (Sicilia): Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione
    US-Navy).
    109.. Trapani: Base USAF con copertura NATO.
    110.. Pantelleria: Centro telecomunicazioni US-Navy e Base aerea e radar
    NATO.
    111.. Lampedusa: Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di
    comunicazioni NSA.
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