Archivio | giugno 19, 2007

Vincenzo Canterini: un’autentica rivelazione


Vincenzo Canterini è un’autentica rivelazione

di Lorenzo Guadagnucci

13 giugno 2007

Vincenzo Canterini è un’autentica rivelazione. È un uomo d’azione con il rango di questore: uno s’immagina di trovarsi di fronte in tribuanle un uomo tutto d’un pezzo, rigoroso, orgoglioso del proprio ruolo di comando, deciso a tutelare il proprio onore e quello dei propri uomini. E invece niente.

L’ex comandante del reparto mobile sperimentale della polizia di Stato, quello che fece irruzione alla scuola Diaz di Genova il 21 luglio 2001, è un uomo che affronta il processo che lo vede imputato con un misto di leggerezza e di stupore. Sembra quasi sorpreso di trovarsi lì, a rispondere al pubblico ministero che lo accusa di falso, calunnia e concorso in violenze.

Affronta le domande e le contestazioni senza coglierne, almeno all’apparenza, la gravità sia penale che morale. Quando gli chiedono dei manganelli tonfa, quelli col manico a sette, usati dai suoi uomini a rovescio, a mo’ di martelli, in modo da lacerare la pelle dei malcapitati occupanti della scuola, lui osserva che effettivamente dei tonfa si possono fare usi impropri: “Anche tirarli per aria e riprenderli al volo“. Una battuta.

Quando gli chiedono conto della sua relazione di servizio al questore di Genova, per la quale è imputato di falso, spiega di avere descritto la “vigorosa resistenza dei manifestanti che avevano provveduto ad attrezzarsi con spranghe e bastoni”, senza avere visto in realtà alcunché, se non delle persone ferite, delle spranghe in un angolo e alcuni suoi agenti contusi: ha scritto quindi la relazione -parole sue- sulla base di deduzioni logiche e sensazioni, percepite queste ultime da quel che si diceva fra gli agenti nel cortile della scuola. Quando il pm gli ha chiesto perché non avesse chiesto informazioni ai suoi capisquadra, che lo precedevano e quindi potevano avere informazioni di prima mano, ha praticamente scrollato le spalle: non ce n’era bisogno, bastavano deduzioni e sensazioni. Né il dottor Canterini sembra turbato alla lettura di alcune delle relazioni stese dagli stessi capisquadra, in cui sono descritte violenze ingiustificate contro persone inermi.

Nemmeno le contraddizioni in cui cade lo spaventano. Procede imperterrito quando il pm gli ricorda il suo interrogatorio durante la fase delle indagini: il dottor Canterini riferì una frase che gli rivolse un funzionario del suo stesso reparto: “Con quei macellai non voglio più averci niente a che fare”. “L’avrà detto per quello che ha visto dentro”, dice Canterini in aula. E in effetti qualcosa lo avevano visto insieme dentro la Diaz: una ragazza inerme -a qualcuno sembrò addirittura morta- in un pozza di sangue. Perché non fece menzione di queste fatto? Semplice: non gli pareva di sua competenza.

Il dottor Canterini dice fra l’altro di non aver comandato il suo reparto, che fu spezzato in due e condotto dentro la scuola da due funzionari genovesi, e di avere partecipato al blitz con un “ruolo tecnico”, come un osservatore. Un osservatore che fuori della scuola, mentre i suoi sfondano il cancello, non vede il corpo di Mark Covell, in una pozza di sangue, travolto e massacrato di botte dagli agenti. Un “non comandante” al quale è affidato il compito di stilare la relazione di servizio.

Il dottor Canterini è divenuto questore grazie a una promozione che gli fu assegnata un paio di anni fa, nonostante l’impresa della Diaz e il processo in corso. E di fronte a un titolo del genere, verrebbe da pensare a un funzionario dello Stato che mette al primo posto l’onore personale e quello del proprio corpo d’appartenenza. Non è così. O almeno non sembra. La perquisizione è descritta come un’applicazione del principio d’anarchia, senza ruoli gerarchici e una “macedonia di polizie” in azione.
Se un capo c’era, ma non è detto che avesse davvero quel ruolo, il nome da fare, secondo il questore Canterini, è quello di Vincenzo La Barbera, morto di malattia nel 2002, con una menzione anche per Lorenzo Murgolo, l’unico dirigente, fra i trenta agenti indagati inizialmente, prosciolto in istruttoria. Che l’operazione si sia conclusa con più di sessanta persone all’ospedale, 93 arresti arbitrari e una macchia indelebile sulla sua carriera, sul suo reparto sperimentale e sull’intera polizia di stato, sembrano fatti irrilevanti, marginali, che non toccano la sua persona. Non c’è davvero nulla di marziale nel dottor Canterini, e questa è una delusione. Uno si aspetta un uomo contrito, preoccupato, che magari ha uno scatto d’orgoglio per rivendicare almeno qualche momento alto del suo passato in polizia, e scopre invece un uomo a volte impacciato ma sereno, capace di leggerezza e a tratti anche d’ironia. Una rivelazione, appunto.

Peccato che siano in ballo cose più importanti del profilo o della carriera di un poliziotto finito in una vicenda ben più grande di lui. Quel che resta, dopo una giornata in tribunale, e alla luce delle udienze più recenti, è la sensazione che la polizia non tenga affatto al proprio onore e alla propria credibilità democratica. L’udienza, oltretutto, è parsa per lunghi tratti una brutta copia di Porta a porta, con battibecchi continui fra il pubblico ministero, il presidente del tribunale e gli avvocati difensori. Pareva una confusa bagarre più che la celebrazione di un rito giudiziario.

Alla fine, fuori del tribunale, abbiamo alzato un paio di cartelli. Uno diceva: “In questo tribunale la polizia sta perdendo l’onore e la fiducia degli italiani“. Nell’altro si chiedeva allo Stato di andare fino in fondo, dopo tanti premi attribuiti ai dirigenti imputati al processo per la Diaz: “Vogliamo Canterini capo della polizia“.

fonte: http://www.altreconomia.it/

Letta: sotto il segno della continuità



Gianni Letta nominato advisor di Goldman Sachs

18 giugno 2007

Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del Governo presieduto da Silvio Berlusconi, è stato nominato advisor di Goldman Sachs. Lo ha appreso in anteprima Il Sole 24Ore.com.
Goldman Sachs è una delle maggiori e più affermate banche d’affari del mondo, con sede a New York e numerosi filiali nelle principali capitali del globo, che si è resa protagonista negli anni per consulenze, gestione di ristrutturazioni, fusioni ed acquisizioni aziendali, investimenti su materie prime, derivati e azioni a rischio, amministrazioni di fondi d’investimento e previdenziali.

Fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un ebreo tedesco immigrato negli Stati Uniti, la società acquisisce il nome Sachs quando nel 1896 a Marcus Goldman si unisce il genero Samuel Sachs e nello stesso anno viene quotata alla borsa di New York.
Agli inizi del 1900 la banca diviene una guida, cioè un advisor per le società che intendono collocarsi in borsa.

A seguito della grande crisi del 1929 la Goldman Sachs rischia il collasso per via della enorme esposizione assunta sul finire degli anni ’20 sul mercato azionario.
Nel 1930 Sidney Weinberg assume il ruolo di Senior Partner e ristruttura la banca riducendo la sua esposizione sui mercati azionari e focalizzandola verso i servizi ad aziende; attraverso questo processo la banca stringe forti legami con le maggiori corporation americane. Nel 1933 sviluppa una divisione di studio e Ricerca sui Fondi d’Investimento.

Negli anni ’50, sotto la guida di Gus Levy, la banca sviluppa avanzate tecniche d’investimento come la Block trading, un avanzata tecnica d’investimento che consente di comprare e vendere azioni contemporaneamente, e grazie a queste nuove tecniche d’investimento che generavano forti guadagni la banca decide di aprire nel 1956 la divisione Investment Banking, diventando la prima banca a vendere prodotti finanziari al pubblico. Sempre in quell’anno gestisce la quotazione in borsa della Ford.

Negli anni ’80 la banca diviene consulente di molti governi intenti a cominciare i processi di privatizzazione di molte aziende statali, e sempre in quegli anni acquisisce la J. Aron & Company per potenziare la propria presenza sul mercato delle materie prime.

Nel 1986 viene quotata anche a Londra e a Tokyo e nel contempo gestisce la quotazione in borsa di Microsoft e assiste General Electric nell’acquisizione di Rca.
Negli anni ’90 e 2000 la banca ha continuato la sua espansione potenziando la sua presenza sul mercato asiatico e portando in borsa società come Yahoo, NTT Docomo ecc.

Numerosi gli ex dirigenti di Goldman Sachs passati ad importanti incarichi istituzionali: uno tra tutti Mario Draghi, ex vicepresidente della banca d’affari e attualmente Governatore della Banca d’Italia.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza e Mercati/2007/06/letta-goldman.shtml?uuid=909fc446-1d74-11dc-ab9f-00000e251029&type=Libero

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Guarda guarda.. i nostri paladini dell’economia si sono dimenticati di dire che anche Mario Monti è nella Goldman. Che la Goldman è “consigliera” economica di parecchi Governi è cosa risaputa (non per questo meno sospetta) ma lo è anche del nostro?. Monti, Letta, Draghi ecc. sono illustri personaggi che hanno partecipato, per anni, a quei simpatici simposi finanziari internazionali di cui nulla è dato sapere (altro che Cupola..). Una fratellanza massonica d’influenza mondiale, dagli scopi ormai fin troppo scoperti.

E, dulcis in fundo, il nostro algido Gianni ha il nipote stretto “consigliere” di Prodi, e il suddetto nipote potrebbe anche partecipare (ne è stato fatto ufficialmente il nome) alla gara per il posto di capobastone del PD nominato dal suo schieramento politico, la Margherita. Con buone possibilità di vincerla, la gara, perché tra i cagnacci è il meno chiacchierato.. sempre ammesso che Veltroni non si candidi (ma ne dubito, ha fatto sapere che gli dispiace lasciare la poltrona di sindaco.. secondo me ha sentito odore di carne bruciata: la sua), al che (lo dicono tutti) non ce n’è più per nessuno.

Uhmm.. Si dice che a pensar male si fa peccato, ma anche che il non farlo..

mauro



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Metà degli autonomi con guadagni da fame

Dossier Visco: oltre il 50% dichiara un quarto di chi sta negli studi di settore
Denunce sui redditi 2005. Boom dei non congrui, guadagni da 10-20mila euro

parametri del fisco estesi ai costi: così sale il numero di quanti non aderiscono

Le scorte dei macellai “non congrui” durano 75-199 giorni contro i 5-23 degli altri


di BARBARA ARDU

ROMA – Con 800 lire si comprava un bignè. Ottomila lire e te ne portavi a casa un vassoio. Oggi a meno di 80 centesimi non c’è pasticciere che te lo venda. Eppure nonostante il prezzo sia raddoppiato i pasticcieri continuano a fare una vita grama. È vero che anche lo zucchero è aumentato, che le mandorle costano, che il cioccolato, se lo vuoi buono, lo devi pagare, ma a leggere le loro dichiarazioni dei redditi sembra meglio entrare in Polizia che aprire una pasticcieria. Chi vende dolci elaborati, un artigiano a tutti gli effetti, dichiara meno di un poliziotto con dieci anni di servizio alle spalle, appena 25 mila euro lordi l’anno. E mica a tutti va così bene.

Solo coloro che hanno aderito agli studi di settore, che si sono dunque riconosciuti nei calcoli dell’Agenzia delle entrate, che stabiliscono quanto in base ai ricavi e ai costi sostenuti da un’impresa, si porta a casa, a fine anno, un lavoratore autonomo, dichiarano in media 25 mila euro. Gli altri, quelli che hanno valutato troppo elevato il reddito calcolato con gli studi di settore, sono sull’orlo della povertà, guadagnano 11 mila euro l’anno, la metà di quanto si porta a casa in media un lavoratore dipendente. O almeno quegli 11 mila euro è quanto dichiarano. Una vita amara nonostante tutto quello zucchero.

Gli autonomi sugli studi di settore hanno sempre puntato i piedi, nonostante a scriverne il contenuto ci siano anche loro. E quanto più agli studi vengono aggiunte sofisticazioni (è accaduto con la Finanziaria del 2006 e anche con quella del 2007), tanto più gli autonomi non vi si riconoscono. Nel 2005 meno del 40 per cento di commercianti e artigiani ha aderito, riconoscendo dunque che il reddito calcolato dallo studio era più o meno quello reale. Un anno prima però, nel 2004, le adesioni erano state più alte, il 60 per cento. Cosa è accaduto? Qualcuno se la sarà vista brutta, magari ha lavorato di meno. E gli altri? Forse l’aggiornamento degli studi di settore non li ha convinti troppo e si sono defilati.

Ma rimaniamo al 2005: meno del 40 per cento ha aderito, oltre il 50 per cento ne è rimasto alla larga, mentre il 10 per cento è rappresentato da lavoratori che operano in situazioni di marginalità economica. Dunque la metà dei lavoratori autonomi italiani (2milioni e 616 mila) nel 2005 non si è riconosciuto negli studi di settore. Avrebbe guadagnato di meno, parecchio di meno: il rapporto a volte è addirittura di uno a quattro. Se per esempio chi ha aderito ha dichiarato 25 mila euro, chi non lo ha fatto ne avrebbe guadagnati poco più di 6 mila, un reddito da fame. Meno di quanto si porta a casa una donna di servizio extracomunitaria o un lavoratore precario dei call center. Possibile? Assolutamente sì. Un ristoratore laziale nel 2005 ha dichiarato in media un guadagno di quasi 12 mila euro l’anno. Il titolare di una lavanderia lombarda che passa la giornata tra fumi e vapori guadagna in media 12 mila euro. Meno, sempre meno, di chi ha un lavoro dipendente, che in media si porta a casa a fine anno 22 mila euro lordi.

E la lista può continuare all’infinito, perché chi si ritiene non congruo ad aderire agli studi di settore (il 50 per cento degli autonomi) dichiara di guadagnare in media tra i 10 mila e i 20 mila euro. Non c’è da stupirsi dunque se l’evasione fiscale sfiora ormai i 270 miliardi (il 27 per cento del Pil). Tutta ricchezza prodotta, ma occultata o celata con sofisticati sistemi. Le scorte di magazzino per esempio. Un macellaio che rientra negli studi di settore dichiara una durata delle scorte che varia dai 5 ai 23 giorni. Per un macellaio che si sottrae agli studi di settore la durata delle scorte varia dai 75 ai 199 giorni. Dunque o la carne è marcia o è congelata o c’è qualcosa che non torna. Ci sono casi anche più palesi: panettieri che producono poco pane, ma acquistano molta farina. Parrucchieri che pagano bollette della luce e dell’acqua elevate, ma fanno poche messa in piega. I dati sconcertano eppure la protesta di commercianti e artigiani contro gli studi di settore cresce.


(19 giugno 2007

fonte: http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/economia/evasione-autonomi/evasione-autonomi/evasione-autonomi.html


Madonna piange sperma

Annullata mostra nel quartiere San Vitale, arriva denuncia per blasfemia

«Madonna piange sperma», rivolta a Bologna

Il ministro Melandri toglie il patrocinio, il sindaco Cofferati critica l’iniziativa. Polemiche bipartisan sulla rappresentazione

BOLOGNA – Rischia di passare alla storia come di uno degli eventi di cui si è più parlato, anche se nessuno lo ha visto. Ma sullo spettacolo «La Madonna piange sperma», che doveva andare in scena il prossimo 29 giugno negli spazi di Vicolo Bolognetti, sede del quartiere San Vitale di Bologna, è già calato il sipario. La decisione è stata presa sulla scia delle furiose polemiche scatenate dalla programmazione della rappresentazione, per molti considerata blasfema. Dopo le critiche della Curia, della Cdl e persino dell’assessore alla Cultura, Angelo Guglielmi, anche il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, ha bocciato l’evento, promosso dall’associazione gay «Carni scelte». Cofferati ha parlato di «inaccettabile volgarità che offende credenti e non credenti». Alla fine è arrivato anche la «revoca del patrocinio» – all’intera manifestazione – da parte del ministero delle Politiche giovanili e dello Sport, guidato da Giovanna Melandri. Non era previsto, come ha spiegato il ministero, «l’erogazione di alcun contributo». Il patrocinio era stato concesso, recita la nota ufficiale, «sulla base di un programma che non conteneva alcun riferimento all’iniziativa che ha innescato le proteste e le discussioni delle ultime ore».

DENUNCIA – E in serata è arrivata anche la notizia di una denuncia presentata da Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, «contro gli organizzatori della manifestazione blasfema sulla Madonna», sulla base dell’articolo 403 del codice penale, “Offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persona”, che recita testualmente, come ha ricordato il deputato: «Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa mediante vilipendio di chi la professa è punito con la multa da 1000 a 5000 euro». «In quanto cattolico – aggiunge Garagnani – mi sono sentito vilipeso sulla base del medesimo articolo, ritengo pertanto che vi siano gli estremi per procedere penalmente e mi aspetto che la Procura della Repubblica faccia il suo dovere».

MOSTRA ANNULLATAAlla fine è stata annullata la mostra. L’annuncio è avvenuto nel corso di una conferenza stampa dalla presidente dell’associazione Jurta Francesca Rossi: «Non c’era nulla di blasfemo nella serata del 29 giugno – ha detto – ma per non mettere in difficoltà il quartiere San Vitale abbiamo deciso di annullare la serata». Il quartiere San Vitale di Bologna e il suo presidente Carmelo Adagio (che ha dettato per telefono da Berlino le sue dichiarazioni alla responsabile dell’associazione Jurta) e l’organizzazione «si scusano per l’errore tecnico che ha offeso la sensibilità di molti». La rassegna creativa curata dal gruppo «Carni scelte» andrà comunque avanti. «Chiedo scusa a tutte le persone che si sono sentite offese – ha detto ancora Francesca Rossi – ma invito l’assessore Guglielmi e il sindaco Cofferati a venire a vicolo Bolognetti dove potranno verificare che non si svolge nulla di offensivo o blasfemo».

POLEMICA IN CONSIGLIO – «La cultura è efficace quando è rispettosa e non trascende in volgarità come purtroppo è capitato in questo caso», ha puntualizzato il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, che ha auspicato il ritorno entro limiti più consoni delle iniziative culturali dell’estate bolognese. «E’ evidente che– ha aggiunto l’ex segretario della Cgil – ci sono dei filtri che non hanno funzionato». Insomma «è un caso che non doveva capitare». Sebbene sia «il titolo l’elemento volgare – ha sottolineato il primo cittadino – in ogni caso cambiarlo non sarebbe sufficiente». Per questo l’evento, quindi, ha ripetuto Cofferati andava cancellato». Dai banchi dell’opposizione consiglieri di An e Forza Italia hanno parlato di «iniziativa pseudo-culturale, volgarità abominevole e uno sfregio al sentimento religioso dei credenti» (Alberto Vecchi) e di «titolo e contenuto fortemente offensivo e blasfemo nei confronti del sentimento religioso popolare» (Gianni Varani), chiedendo in una interpellanza alla giunta regionale di togliere il patrocinio pubblico a tali manifestazioni.

MELANDRI SI DIMETTA – «Anche solo a leggere la frase la Madonna piange sperma ti viene subito la pelle d’oca e ti si stringe lo stomaco. Ma adesso tutti coloro che si sono macchiati di una simile vergogna, compresi coloro che hanno dato il patrocinio, dimostrino un minimo di dignità e coraggio e, dal ministro Melandri fino agli assessori regionali e comunali competenti, si dimettano subito». La richiesta arriva dal senatore leghista Roberto Calderoli. «Io – ricorda – mi sono dimesso per una maglietta, che tra l’altro nessuno ha visto, riportante Maometto sorridente seduto su una nuvoletta. Chi ha ideato o ha dato il patrocinio ad uno spettacolo del genere non può non fare altrettanto e forse – conclude Calderoli – dovrebbe dire anche qualche preghiera per salvarsi l’anima…». La richiesta di dimissioni da parte di Giovanna Melandri è stata ribadita anche dal deputato azzurro Isabella Bertolini (ed estesa al sindaco Cofferati).

ARCIGAY Anche il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini ha ammesso che il titolo della mostra che sarebbe dovuta andare in scena al quartiere San Vitale era eccessivo: «Io non avrei fatto quel titolo perché non mi interessa litigare con la Chiesa Cattolica. Polemizzo con la Chiesa Cattolica solo quando si mette di traverso rispetto, per esempio, alla garanzia dei diritti delle persone, con la pretesa di dettare legge al Parlamento italiano. Con un po’ di buona volontà da parte di tutti si potrebbero evitare polemiche inutili. Ci sono moltissimi argomenti per dire la propria – ha concluso Grillini – senza bisogno di fare provocazioni eccessive e quindi starei un po’ più attento quantomeno ai titoli».

CURIA – Malgrado la cancellazione dal palinsesto dello spettacolo, la comunità diocesana ha deciso di raccogliersi «in una preghiera di riparazione per gli oltraggi di cui è stata recentemente oggetto la Vergine Maria Madre di Dio», come recita una nota dell’Arcidiocesi. Martedì sarà l’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, a presiedere la Santa Messa, alle 18,30, nel Santuario della Madonna di San Luca. La Curia aveva definito la mostra-spettacolo una «bestemmia abominevole».