Archivio | giugno 23, 2007

Rinfrescarsi la memoria: il balletto di Rete 4

..riproponiamo un “pezzo” del 2003, su un caso che ha fatto (poco) discutere e che non è mai penetrato veramente nella coscienza della gente. Un furto colossale, perpetrato con la complicità della sinistra e di quel Topo Gigio di Massimo D’Alema.. Conflitto d’interessi? Ma quale? A me paiono interessati tutti alla stessa cosa.. mauro
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Il signore che rubò una televisione, anzi due La storia di Europa 7



Dario Fo & Franca Rame News – 25 Maggio 2003

Dopo l’incredibile scoop della settimana scorsa (la truffa della corrente elettrica) siamo qui ancora una volta per stupirvi con una notizia che dire che e’ una bomba e’ un vezzeggiativo! Il superscoop alla settimana! Questo si’ che e’ ritmo!!! Leggete, maniaci dell’occulto!!!
Siamo ai confini della realta’. Oggi, maggio 2003, pianeta Italia.
Quel che succede e’ che c’e’ un signore che ha diritto a un bene e un altro signore che lo detiene e che riesce a non consegnarglielo e che lo fa grazie a una legge scritta apposta per lui.
C’e’ una decisione ufficiale dello stato, una sentenza del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale che danno ragione al legittimo concessionario di questo bene conteso ma non c’e’ niente da fare.
E guardate che una sentenza della Corte Costituzionale non e’ un giochino tanto per ridere, e’ la cosa piu’ seria che ti puo’ succedere. In un pianeta di media moralita’ quando la Corte Costituzionale dice una cosa parte la polizia a metterla in pratica, e se ci sono problemi intervengono istantaneamente l’Aviazione e la cavalleria pesante. Cioe’, la Costituzione e’ la base del nostro ordinamento democratico, mica ciccioli.
Ma il fatto ancor piu’ incredibile e’ che da un’inchiesta che noi abbiamo realizzato su di un campione di 100 italiani con licenza media superiore solo uno (UNO!!!) era a conoscenza di questa storia.
E, in effetti, tutti i mezzi di informazione hanno brillato per aver totalmente censurato qualunque notizia sul caso oppure le hanno riportate in modo stitico affinche’ passassero il piu’ possibile inosservate.
E, ancora una volta, la sinistra ci fa la sua bella figura.

Ma per capire bene questa vergogna nazionale nascosta dobbiamo fare un passo indietro e partire dall’inizio.
Berlusconi nel 1985 aveva solo una rete di televisioni locali che trasmettevano non contemporaneamente gli stessi programmi, era una furbata che permetteva di violare la legge, visto che al tempo era vietato a soggetti privati di possedere televisioni nazionali. Ma Berlusconi si mette d’accordo con Craxi che gli fa un decreto legge apposta. Cosi’ Berlusconi ha finalmente tre televisioni nazionali vere. Ma molti storcono il naso perche’, essendo possibili solo 11 reti nazionali, e’ un po’ anomalo che un solo imprenditore se ne prenda tre; le frequenze televisive sono un bene dello stato e lo stato dovrebbe assegnarle permettendo ai cittadini di concorrere in modo paritario. Non siamo nel Far West che il primo che arriva si prende tutto. Inoltre, possedere tre reti contemporaneamente sembrava un po’ esagerato…
Cosi’ nel 1994 la Corte Costituzionale con la sentenza 420, stabiliva in difesa del pluralismo, che un unico soggetto privato non potesse detenere tre reti nazionali concedendo un periodo di transizione e rimettendo il problema al legislatore per una sollecita soluzione definitiva entro e non oltre l’agosto 1996.
A questo punto la classe politica si trova in un bel pasticcio. Come si fa a dirlo a Berlusconi?
La sinistra non poteva agire perche’, come ha ricordato l’on. Luciano Violante a Montecitorio, il 2 marzo 2002, parlando di quel periodo: “A Berlusconi nel ’94 offrimmo delle garanzie sulle sue televisioni: non sarebbero state toccate. Lo sa Berlusconi e lo sa anche Letta”.
Cosi’ arriva il 1996, scade nell’indifferenza generale la decisione della Corte Costituzionale e Berlusconi continua ad avere tre tv.
Nel 1997 la legge Maccanico, pur con un anno di ritardo rispetto alle raccomandazioni della Corte Costituzionale, stabiliva che un soggetto non potesse detenere piu’ di due reti, e che, finche’ non ci fosse stato un “congruo sviluppo” via satellite e cavo (oggi superiore al 1000% rispetto a quella data), Rete4 avrebbe potuto continuare a trasmettere via etere, quest’ultima decisione in palese contrasto con le decisioni della Corte Costituzionale che aveva deciso per un termine definitivo entro l’agosto 1996.

Poi D’Alema, una volta diventato capo del governo, decide di risolvere la questione e indice una gara per l’assegnazione delle concessioni delle reti nazionali.
La commissione nominata dal Ministero, e’ presieduta da un avvocato di Mediaset. Berlusconi si aspetta che finalmente possa detenere legittimamente, con un regolare mandato dello Stato, e non perche’ se le e’ prese e basta, le sue tre reti e relative frequenze.
Nel luglio 1999 si svolge questa gara d’appalto, per partecipare si richiedono requisiti spaventosi e sembra chiaro che nessuno riuscira’ a scombinare i giochi.
Invece, colpo di scena, arriva un tipo con uno scatolone enorme pieno di documenti e dice: “Buon giorno sono Francesco Di Stefano di Europa 7, vorrei due RAI nazionali, grazie.”
Panico! E chi e’ questo? E’ pazzo?
No, non e’ pazzo, e’ il loro peggior incubo.
Un signor Nessuno, spuntato dal nulla, che ha tutte le carte in regola. Cavolo non ci avevano pensato! E adesso cosa facciamo?
Iniziano a mettergli i bastoni tra le ruote: “Le manca il certificato 3457!”
“No e’ qui!”
“Il modulo 13 bis compilato in 8 lingue?”
“Ne ho due, bastano?”
Ma poi trovano la furbata: “Il bando di gara richiede di avere 12 miliardi di capitale interamente versato lei ne ha solo 12 puo’ chiedere una sola tv.”
“Balle!” Risponde il signor Di Stefano, “dodici miliardi sono per concorrere non per ognuna delle due frequenze”. Ricorre al Tar e poi al Consiglio di Stato e vince.
Insomma alla fine gli devono dare UNA concessione per una rete nazionale e presto anche una seconda perche’ ne ha diritto e a Berlusconi ne tolgono una, non che la debba chiudere, deve traslocarla sul satellite che ormai e’ ricevuto da 18 milioni di italiani. Ma in effetti, volendo potevano lasciare anche tre reti a Berlusconi e darne comunque due a Di Stefano, visto che a tutt’oggi due sono le reti di Tele+ (che Murdock deve mollare, questo e’ stato stabilito chiaramente quando gli e’ stato concesso di inglobare Tele+ e Stream).
Ma a questo Di Stefano non gli vogliono dare proprio niente.
Evidentemente lui deve essere uno che da piccolo lo allenavano ad abbattere i muri con la cerbottana perche’ avvia una serie di procedimenti giudiziari spaventosa. Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione Europea. E vince tutti i ricorsi, tutti gli appelli, tutte le perizie. E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre 2002, sentenza numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovra’ emigrare sul satellite, e ha stabilito che le frequenze resesi disponibili, dovranno essere assegnate al legittimo possessore nella persona di Di Stefano!
L’avete sentito dire al telegiornale?
Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e ci ha risposto in modo lapidario ma con un lieve sorriso:
“Nonostante siano trascorsi ben nove anni dalla decisione della Corte Costituzionale e quattro anni dal mancato rilascio della Concessione, Retequattro continua a trasmettere, mentre Europa 7, pur avendo ottenuto la Concessione, non e’ stata messa in condizione di trasmettere perche’ non le sono state assegnate le frequenze di cui aveva e ha diritto.
Attualmente Mediaset continua a detenere e utilizzare appieno tre reti nazionali su un totale di sette concessioni assegnate sulle undici assegnabili (comprese quelle Rai).
Il fatto che un soggetto, a cui e’ stata data una concessione (in concessione si da’ un bene pubblico, in questo caso le frequenze), non riceva poi materialmente il bene e’ un avvenimento che non ha precedenti al mondo.
Nel luglio 1999 Centro Europa 7 aveva fatto richiesta di due concessioni, una (Europa 7) l’ha ottenuta, per l’altra (7 Plus) c’e’ stato un diniego, in quanto non ritenuta idonea per la mancanza del requisito del capitale sociale.
Una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto esistente il requisito del capitale sociale, per cui siamo in attesa di una seconda concessione, anche se il Ministro Gasparri prende tempo.
Nel frattempo Centro Europa 7 per iniziare le trasmissioni, si e’ dotata di una struttura di oltre 20.000 mq, di otto grandi studi di registrazione per le proprie eventuali produzioni, di una library di oltre 3000 ore di programmi e di tutto cio’ che e’ necessario per esercire una rete televisiva nazionale che prevede circa 700 dipendenti.
Questa preparazione e’ stata necessaria poiche’ la legge stabilisce che, entro sei mesi dall’ottenimento della concessione, la neo-emittente ha l’obbligo di iniziare le trasmissioni.
Attualmente Centro Europa 7, e’ una societa’ praticamente ferma, non ha alcun introito, poiche’ non e’ stata messa in condizione di operare, ma ha avuto, e continua ad avere, pesanti oneri per la gestione della struttura, l’adeguamento della library, l’adeguamento tecnologico, le ingenti spese legali, i costi dei dipendenti, ecc, pur avendo nel frattempo chiuso gli uffici di Milano ed altre infrastrutture per cercare di ridurre i costi.
Centro Europa 7 si trova in questa situazione a causa di gravi inadempienze e omissioni da parte del Ministero per le Comunicazioni e soprattutto da parte dell’Autorita’ per le Comunicazioni nei confronti dei quali sono stati sviluppati numerosi ricorsi e numerose diffide.”
Ma ora (diciottesimo colpo di scena!) la situazione diventa esplosiva perche’ Gasparri si sta muovendo per salvare Rete 4 dalla retrocessione.

Il D.D.L. Gasparri, art. 20 comma 5 e art. 23 comma 1, realizza in pratica un condono, riconoscendo il diritto di trasmettere a “soggetti privi di titolo” che occupano frequenze in virtu’ di provvedimenti temporanei, come le sentenze sospensive dei TAR, discriminando cosi’ le imprese come Europa 7 che hanno legittima concessione, il tutto sempre al fine di salvaguardare Retequattro.
Infatti, quest’ultima potra’ continuare a trasmettere, in barba alla sentenza del ’94 e del 2002 della Corte Costituzionale e della legge 249/97, pur non avendo ormai da quasi quattro anni la concessione, mentre Europa 7 non potra’ mai trasmettere, dimenticando che nel luglio 1999 c’e’ stata una regolare gara dello Stato per assegnare le concessioni, gara persa da Retequattro e vinta da Europa 7.
Si realizza quindi un ennesimo gravissimo stravolgimento del diritto. In pratica, chi ha perso la gara (Retequattro) puo’ continuare tranquillamente a trasmettere, e chi l’ha vinta (Europa 7), perde definitivamente tale diritto.
Non vi sembra straordinario?
Ma qui viene il bello: la cosa e’ talmente sporca che fa vomitare, ma la sinistra non reputa sia il caso di incatenarsi ai banchi e darsi fuoco davanti al Palazzo. E allora tocca ai deputati del Polo fare una cosa sensata!!! Travolti da un miracoloso afflato civico bocciano alla Camera dei Deputati il decreto Gasparri proprio laddove vuol tagliare la gola a Europa 7.
E a questo punto vien da pensare che Dio esiste.
Certo bisogna vedere come va al Senato.
E’ chiaro che le urla di Berlusconi di questi giorni sono per ricompattare i suoi, che se lo mollano adesso… Che lui in fondo potrebbe vivere anche solo con due televisioni, che un cristiano normale si deve accontentare di due palle… Ma e’ l’idea che una sua frequenza finisca a Di Stefano che lo fa impazzire. Che oltretutto Di Stefano e’ piu’ bello di Cacciari…Comunque, non tutto e’ perduto. Bisogna vedere cosa fa il Senato… E poi la legge deve tornare alla Camera… E poi bisogna vedere se Ciampi la firma una legge del genere. Sarebbe proprio abnorme. Si tratta di una questione sostanziale per la legalita’ e il pluralismo dell’informazione nel nostro paese, gia’ piu’ volte schiaffeggiata. Ma qui saremmo all’oltraggio definitivo del concetto stesso di stato di diritto.
Gravita’ nella gravita’, un conto e’ fare una legge per non finire in galera, un conto e’ fare una legge per prendersi qualche cosa che appartiene a un altro. Si comincia cosi’ e poi si pretende il Jus Primae Noctis.
Quindi, cara cittadina, caro cittadino, sappi che in questo momento si sta giocando una partita incredibile. Se questa legge passa quel che e’ tuo e’ suo.
E medita pure, se vuoi, su questa sinistra bolsa che non vede neppure il Re quando appare nudo fino in fondo e non lo attacca mai veramente dove gli da’ fastidio.
E, visto che i leader della sinistra non sembrano interessati a occuparsi dei fatti della vita (sono troppo impegnati a fare a gara a chi ce l’ha piu’ lungo), sara’ il caso di guardarci in faccia e dirci la verita’.
Il signor Di Stefano, qui, chi lo difende?
Ci scrivete due righe che cosi’ va a letto piu’ contento la sera?
Cioe’, sarebbe utile mandare due righe al presidente. Al tuo presidente. Sai il presidente di quella cosa che si chiama Repubblica democratica fondata sul lavoro… e’ una cosa che tra averla e non averla e’ meglio sempre averla, cosi’ per scaramanzia, casomai ti servisse.
Vedi un po’ tu ma a noi sembra giusto firmarla una letterina al tuo presidente della Repubblica e magari anche a Pera e Casini.
E vedi tu se riesci a far girare questa mail. Che secondo me anche solo se si sa in internet un po’ li rende nervosi… Che poi casomai gli viene di fare un altro passo falso… Che internet non conta niente in borsa ma siamo comunque una decina di milioni…
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è andata a finire come volevano.. con Rete 4 sempre al suo posto, e tanti saluti ai suonatori.

XXY, un film per riflettere

In Italia, ancora oggi, l’ermafrodita per l’anagrafe è un soggetto sconosciuto. Non c’è possibilità di scelta, o lo denunci come maschio o come femmina. L’ultima tendenza, negli USA, è di lasciare che la natura faccia il suo corso: non intervenire, cioè, chirurgicamente alla nascita.. Modifichiamo il corpo, ma non sappiamo nulla della mente, appunto. E dei danni gravissimi che potremmo causare alla psiche della persona, intervenendo con una scelta sbagliata (ma essendo “a priori” è sempre sbagliata). E non crediate che il tema sia di irrilevante importanza: difatti in Italia, a tutt’oggi, nascono in media 150 ermafroditi l’anno.. Che, socialmente, scompaiono nel nulla.

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XXY

Lucía Puenzo dirige XXY Gran premio della giuria come miglior film, prix de jeunesse e rail d’or al Festival di Cannes 2007 con Ricardo Darin, Ines Efron, Martín Piroyanski, Germán Palacios, Valeria Bertuchelli, Carolina Pelereti, Luciano Nobile.

Nella vita della 15enne Alex si nasconde un grande segreto: appena nata, la sua famiglia ha lasciato Buenos Aires per andare a vivere nelle isolate terre della costa uruguayana.

Un giorno una coppia di amici di Buenos Aires, con il loro figlio maggiore Alvaro, di 16 anni, decide di andare a trovare la famiglia di Alex.

Il padre di Alvaro è un chirurgo plastico e ha accettato l’invito soprattutto per l’interesse che nutre, come medico, nei confronti di Alex.

La forte attrazione che i due adolescenti provano l’uno per l’altra li porta a confrontarsi con paure e segreti nascosti.

Intanto nella città iniziano a spargersi voci su Alex, che pian piano inizia ad essere considerata da tutti come un fenomeno: l’interesse ossessivo che la gente nutre per lei può diventare pericoloso…

Anche se molta gente non vuole riconoscerlo, molti bambini nascono con ambiguità genitali. Si calcola che su 500 nascite almeno in un caso è difficile stabilire il sesso di un bambino; la nostra società sta attraversando un periodo di transizione giuridica e culturale riguardo il tema dell’ ermafroditismo.

Nel cinema, prima d’ora, non è stato mai girato un film che descrivesse il difficilissimo momento in cui una ermafrodita di 15 anni si trova a dover fare i conti con la sua sessualità, a avere la sua prima esperienza sessuale, a innamorarsi per la prima volta e la commozione e confusione che queste cose generano in lei e nella sua famiglia.

Fonte: http://www.dgmag.it/cinema/articolo6287.html

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Nerina Milletti, 1996. “Tribadi & socie:la sessualità femminile non conforme nei termini e nelle definizioni”. In: Rivista di Scienze Sessuologiche, 9(1-2): 19-36.


ERMAFRODITA, PSEUDOERMAFRODITA



Termine molto antico è “ermafrodita”, registrato per la lingua italiana nel XIV secolo, utilizzato già nel volgare di Sant’Agostino e dal Ghiberti. Il Canini (1) nel 1865 ne dà le seguenti definizioni:
1) essere mitologico che nato da Venere e Mercurio possedeva doppie parti genitali, di uomo e di donna; 2) donna in cui la clitoride è straordinariamente sviluppata, e che ha forma, voce, abitudini quasi virili; 3) uomo le cui parti genitali sono imperfettamente sviluppate e che nei lineamenti e nel carattere ha qualcosa di femmineo; 4) animale in cui i due sessi sono riuniti; 5) fiore in cui i sessi sono riuniti.
Ermafrodito era infatti il nome del mitico figlio di Hermes ed Afrodite del quale si era innamorata la ninfa della fonte Salmacis, vicino ad Alicarnasso; il giovane si immerse nell’acqua e si fuse con la ninfa. Il suo culto è documentato in Atene fin dal V secolo. Se usato dai medici poteva far supporre un comportamento sessuale radicato nella biologia, ma l’ambiguità del concetto è tale che Dante (Purgatorio, XXVI,82) lo usò per connotare il rapporto eterosessuale. Nella prima metà del 1800 (in Settembrini, in un commento a Luciano), riguarda invece i rapporti tra lo stesso sesso (2) . Per Bonnet (3) era un termine legato agli ambienti massoni, usato in una satira del 1605 (“L’ile des hermaphrodites”) sulla corte del poco virile Enrico III.

Nel concetto di “ermafroditismo psichico” o “psicosessuale” c’è la commistione tra sesso e genere “opposto”: il sesso anatomico femminile si accompagna alla scelta sessuale “maschile” rivolta verso le donne, ossia l’invertita aveva un cervello o un sistema nervoso maschile in un corpo femminile. Già dal 1600, almeno in Inghilterra, “pseudoermafrodita” era diventato sinonimo di “tribade” (4) , ed anche nella rivista di Lombroso questa espressione è molto usata, a partire da Carrara, 1903 (5). Hans Kurella, 1896 (6) distingue invece tra: 1) “ermafrodita” (in cui coesistono le due gonadi); 2) “pseudoermafrodita” (con inversione dei caratteri sessuali secondari ossia dei genitali esterni); e 3) “urningo” (con inversione dei caratteri sessuali terziari, ossia peli, voce, muscolatura, ecc.).



1Marco Antonio Canini, 1865. Dizionario etimologico italo-ellenico, op. cit.
2 Vedi in proposito Salvatore Battaglia, 1968. Grande dizionario della lingua italiana,op. cit.
3 Marie-Jo Bonnet, 1981.
Un choix sans equivoques, op. cit.
4 Emma Donoghue, 1993.
Passions Between Women: British Lesbian Culture 1668-1801, op. cit.
5 Mario Carrara, 1903.
“Un caso di pseudoermafroditismo femminile”. Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale, 24: 588-593, ma anche Neugebauer, 1904; Vivoli e Etchegorry, 1928; Agostini, 1929, ecc.
6 Hans Kurella, 1896. “Osservazioni sul significato biologico della bisessualità”, Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale,17: 418-425.


http://www.elleXelle.it

fonte: http://www.women.it/les/dizionario/erm12.htm

Lettera su caso Ciancarella


PER FAVORE, LEGGETE E FIRMATE LA PETIZIONE!

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Lettera condivisa da Laura Picchi, Nilde Casale e Marisa Pareto, scritta da Nilde Casale, approvata da Mario Ciancarella da far girare, da sottoscrivere se volete e poi se vi è possibile partecipate insieme a noi alla discussione sul Forum su www. strageustica.altervista.org.

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Vengo subito al punto.

Con un gruppo di amici ( illusi ad oltranza) stiamo cercando di “proteggere” la vita di Mario Ciancarella, ex capitano dell’aeronautica, radiato ( lui) per aver denunciato i depistaggi del generale Tascio, nella vicenda della strage di Ustica.. Mario, dopo l’ultimo processo svoltosi a Perugia, il 15 Giugno scorso, è stato prosciolto dall’accusa di aver diffamato Tascio,per difetto di querela. La corte di appello ha sentenziato, in sostanza che per difetto di querela egli non poteva essere processato, non si poteva chiederne il rinvio a giudizio e rinviarlo a giudizio. Questa “vittoria” riapre il calvario di una vita nuovamente in pericolo. Gli scritti e le testimonianze di Mario Ciancarella compaiono ultimamente su internet, in vari siti e blogs ma niente è successo di significativo. Forse la nostra strada è quella sbagliata. Quello che chiedo è di aiutarci a far sì che la storia personale di Mario Ciancarella, vivo ancora per miracolo ( molti suoi amici e conoscenti sono stati “suicidati”),finisca sul tavolo della “gente che conta” e venga riaperto il caso. Aiutateci ad individuare la strada giusta da percorrere . Chi può ascoltarci? Chi può dirci se sbagliamo?Sappiamo bene che chi tocca “certi fili” muore ma sarebbe bello essere smentiti.Questi sono il blog e i siti dove si può leggere di tutto e di più sul caso Ustica e via dicendo….


http://www.strageustica.altervista.org/

http://www.mariociancarella.altervista.org/

http://calinde.go.ilcannocchiale.it/


Questo è un passo fondamentale della lettera di Mario Ciancarella:

Per chi non conosca la mia versione di Ustica, fornita a Priore e raccontata nell’asfissiante testo che ho redatto su quella strage scellerata, bisognerà ricordare che proprio dopo le prime audizioni di Priore, quindi tra il 93 ed il 94, un Carabiniere, tale Lampis, mi aveva rivelato in maniera davvero singolare di aver assistito ad un colloquio tra un suo diretto superiore, l’appuntato Stivala, ed il Comandante del distaccamento Aeronautico presso Ca’ di Mare, in cui quest’ultimo avrebbe detto: “Abbiamo (Hanno) chiuso la bocca a Marcucci, ora dobbiamo (dovranno) chiuderla a Ciancarella”.Ebbene voi forse non ci crederete ma questo “chiudere la bocca” e’ quanto ho sentito sibilare, riferendo a me, dal Gen. Tascio al suo legale nella interminabile giornata di Perugia. Dunque e’ ben possibile che quella condanna a vivere che spesso ho evocato raccontando la mia storia, potesse consistere nella speranza di attribuire un marchio infamante di diffamatore a chi andava rivelandosi un pericolo reale per la sicurezza dei responsabili della strage di Ustica.

Queste sono minacce gravi che riguardano un testimone.E’ stato fatto un uso improprio dei procedimenti penali o civili o disciplinari a danno della democrazia utilizzando, volutamente, procedure errate, falsi, prolungamento esasperato dei tempi che prostrano immotivatamente la persona che ne è oggetto senza che ricevano al contrario ,spontanea e doverosa correzione.

Le persone che portano alla luce verità scomode non sono minimamente tutelate e corrono pericoli a tutti i livelli, nella completa indifferenza delle istituzioni che anzi le crocifiggono con tali procedure impedendo loro una vita normale.

Il caso di Ciancarella è inserito in questo quadro ed è sintomo di questa pericolosa mutazione delle istituzioni che si autodifendono negando i diritti dei cittadini..In quale Stato viviamo?

Occupiamocene. Democraticamente e civilmente ma come?

Nilde Casale

Laura Picchi

Marisa Pareto

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Dove finisce l’Otto per Mille? Non tutto in beneficenza

di Emilio Marrese

Roma. Dove finisce il nostro otto per mille? Come ogni anno l’Aduc, associazione per i diritti di utenti e consumatori, prova, un po’ faticosamente, a ricostruire la risposta in un dossier che qui anticipiamo. La Chiesa cattolica, intanto, si conferma la principale beneficiaria dei contribuenti italiani, incassando circa nove decimi dell’intera somma. Lo Stato, invece, devolve ai progetti umanitari solouna minima parte (il 5 per cento) della sua quota.

Colpisce che solo 4 italiani su dieci esprimano una scelta sulla loro dichiarazione dei redditi. Ma, siccome la norma prevede che comunque l’otto per mille dell’intero gettito Irpef venga distribuito ai sette soggetti aventi diritto, ne consegue che, anche se solo tre italiani su dieci scelgono esplicitamente la Chiesa cattolica, di fatto nove su dieci devolvono al Vaticano il loro otto per mille.

Infatti, i soldi non assegnati dai contribuenti (sono il 60 per cento dell’intera somma) vengono ridistribuiti in proporzione alle preferenze. Eccezion fatta per i Valdesi e per le Associazioni di Dio, che hanno rinunciato alla seconda distribuzione: i soldi in più che spetterebbero loro finiscono allo Stato.

Nei prossimi anni entreranno tra i beneficiari anche l’Unione buddista, l’Unione induista, i Testimoni di Geova e la Chiesa apostolica italiana.

La Chiesa cattolica è l’unica che ha diritto ad un anticipo annuale, senza aspettare i tre anni necessari per i conteggi. Su oltre 900 milioni, la Cei ne assegna agli interventi caritativi 195 (di cui 80 al Terzo Mondo).

“L’unica confessione che presenta un rendiconto dettagliato al centesimo” afferma l’avvocato Annapaola Laldi, curatrice del dossier Aduc, “è quella delle Chiese Valdesi, che danno modo al contribuente di risalire alle singole associazioni cui è stato girato il denaro”.

Lo Stato ha bocciato tutte le domande pervenute per le calamità naturali (per 52 milioni di euro), l’assistenza ai rifugiati (8,3 milioni) ed i beni culturali (564 milioni). Ha finanziato lo le 25 domande ricevute per la fame nel mondo: 7 interamente e 17 parzialmente (la Caritas diocesana di Prato ha ricevuto 412.280 euro).

Il Governo, quindi, ha accolto 25 istanze su 1601: il 2,81 per cento. Tutti gli altri soldi se li è tenuti per “urgenti impegni statuari correnti e straordinari”.

Dal 2000 al 2009 solo in due anni (2000 e 2003) sono stati rispettati gli scopi di legge (“interesse sociale o carattere umanitario”). La Finanziaria ha stabilito che l’anno prossimo lo Stato si terrà 35 milioni, mentre nei due successivi ne tratterrà 80 all’anno lasciando, come per il 2006, solo le briciole ai progetti umanitari.

Il Venerdì di Repubblica

22 giugno 2007

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succedeva nel 2005..

dal blog di “tapiromuschiato”: sito interessante e, purtroppo, non più aggiornato.

LA RAI RIFIUTA LA CAMPAGNA “OTTO PER MILLE” DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Il 20 aprile la Sipra, concessionaria per la pubblicità della RAI, d’intesa con Raitrade, ha respinto la pubblicità a pagamento inviata dalla Tavola valdese per la campagna radiofonica ‘otto per mille’, dopo che era stato stipulato un regolare contratto. In una lettera inviata al direttore generale RAI Flavio Cattaneo, la pastora Maria Bonafede, vice-moderatore della Tavola valdese, ha chiesto chiarimenti sulla vicenda, esprimendo sorpresa e preoccupazione per una decisione “che ha il sapore della censura, della violazione di un fondamentale diritto alla comunicazione e della discriminazione nei confronti di una minoranza religiosa”.

La RAI ha chiesto in particolare di modificare lo slogan “Molte scuole. Nessuna chiesa” e l’affermazione “Nemmeno un euro viene utilizzato per le attività di culto”. Il rifiuto di accogliere la pubblicità è stato motivato sulla base dell’articolo 7 delle “Norme del codice deontologico sulla Pubblicità RAI”, che afferma: “la pubblicità non deve esprimere o comunque contenere valutazioni o apprezzamenti su problemi aventi natura o implicazioni di carattere ideologico, religioso, politico, sindacale o giudiziario”. Lo scorso anno frasi analoghe erano state regolarmente trasmesse anche da Radiorai.

La Tavola valdese ha respinto la richiesta di modificare tali frasi, le quali sottolineano un preciso orientamento delle chiese valdesi e metodiste da essa rappresentate: tali chiese, infatti, hanno scelto fin dall’inizio di utilizzare i fondi ‘otto per mille’ “esclusivamente per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all’estero”, come si legge nell’Intesa con lo Stato. “In altre parole – prosegue la pastora Bonafede – ciò che Sipra e Raitrade non intendono trasmettere è il richiamo ad una legge dello Stato”.

fonte: http://tapiromuschiato.splinder.com/

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