Archivio | giugno 26, 2007

Quando la cucina sposa la Canna..

Un’Estate diversa?

RICETTE A BASE DI CANAPA

Filetto di puledro ai grani di canapa

Limoncino

Biscotti alla marijuana

Pesto Canapato

Risotto cannabis

Minestra di semi di canapa

Polpette alla maria

Bangh

Ganja sott’olio oliva/semi di canapa

Torta alla mariuana

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Perchè mangiare invece di fumare …

Quando la canapa è fumata, l’effetto è pressoché immediato; l’high arriva subito e può durare fino a un paio d’ore (anche più se l’effetto viene rinnovato con quantità anche piccole di «roba»). Invece quando la canapa è ingerita, l’effetto passa attraverso il processo di digestione e quindi il primo sballo appare nel giro di 45-60 minuti (in realtà dipende molto dall’assimiblità del piatto). Dopodiché la sua durata è però infinitamente superiore a quella della migliore «roba» fumata, fosse anche una colombiana super o un imbattibile nero indiano. I manuali parlano di «uno stato euforico che continua ad aumentare e può durare dalle 4 alle 8 ore», e poi, a volte, un effetto ritardato ma più potente è molto conveniente e può evitare paranoie e brutte situazioni

Se poi vogliamo accennare agli aspetti più seri della questione «mangiare o fumare», basterà ricordare il fatto che la combustione altera o distrugge una buo na quantità di componenti attive che invece gli enzimi della digestione si limitano, in genere, a trasformare e rendere digeribili. Questo, insieme al particolare effetto «ritardato» della canapa cucinata e alla sua progressiva crescita nell’arco di diverse ore, rende l’esperienza del tutto particolare e allettante. In genere quindi, benché la quantità di «roba» richiesta per cucinare sia spesso maggiore di quella occorrente per farsi un paio di canne, è anche molto più «produttiva». Lo sballo del «mangiatore d’hashish» è quasi sempre maggiore di ogni sballo da fumo. Il sapore delle specialità con marijuana o hashish qualche volta non è la cosa più deliziosa al mondo; e poi bisogna aspettare più di un’ora perché, con la digestione, l’effetto cominci a salire.

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Un po’ di storia..

Storicamente la canapa è stata mangiata per alimentare l’esperienza interiore con finalità mistica religiosa, magica o di ricerca. Il suo potente effetto di “modificatore dello stato di coscienza” ha fatto sempre sì che il suo utilizzo rimanesse abbastanza ristretto: in Europa solo raramente troviamo cenni del suo consumo nelle preparazioni alimentari tradizionali ed in genere come aperitivo o euforizzante.

Ne accenna Galeno, poi dopo un lungo oblio, grazie soprattutto alla proibizione ecclesiastica, la borghesia dell’800 la riscopre; negli anni ’30, a NEW York esistevano 1200 hashish parlours

fonte: http://www.freecannabis.ch/cucina.alla.canapa/index.html

Annozero: una puntata da dimenticare

Diamoci i pizzicotti

di Carlo Bertani – 22 giugno 2007

Ho appena terminato di vedere l’ultima puntata di “Annozero“: veramente, aveva acceso la TV per guardare un DVD ma, quando ho sentito che si trattava di clima e d’ambiente, ho ritenuto che fosse giusto ascoltare. Mi sono perso un film.
A dire il vero, la trasmissione sembrava ben incamminata: servizio giornalistico sullo stato del Po, carenza d’acqua, centrali a carbone, energie rinnovabili…oh: vuoi vedere che ne parlano seriamente? Mai fidarsi dei Santi, soprattutto di Sant’Oro.
Premetto che chi si è perso la trasmissione non s’è proprio perso nulla: già ho chiarito che sono stato io a perdermi un film.

Il primo round di scelleratezze se lo giocano Rutelli e Sgarbi: il primo afferma che il consumo pro-capite d’acqua è di 250 litri al giorno, il secondo che è di 25. Nessuno chiarisce se sono consumi civili o se comprendono anche quelli agricoli ed industriali: l’unico dato che ha una parvenza di realtà sono i 25 litri di Sgarbi, che corrispondono però ad una doccia, non al consumo pro capite civile. Rutelli ci avrà aggiunto uno zero, oppure chissà cosa voleva dire, poi ho capito: è giorno di maturità! I due avranno letto male dal Bignami che tenevano ben nascosto! Andiamo avanti.

La palla passa a Dario Fo che, dall’alto della sua veneranda età, ricorda com’era bello l’Olona prima che diventasse una fogna. Ha ragione, ma che c’azzecca con tutto il resto? Con un passaggio che taglia la metà campo, Fo passa a Fo. Da Dario a Jacopo, il quale – in tenuta da pasdaran dell’ambientalismo – racconta che tutto si può risolvere facilmente, installando pannelli solari fotovoltaici.
Peccato che, la legge emanata sia dal governo Berlusconi che dal governo Prodi, è per gli aspetti energetici irrilevante. Si tratta di un esperimento o poco più: con le quote d’incentivi concesse, s’andrà ad incidere per lo 0,00 qualcosa del fabbisogno nazionale. Di più: l’ENEL – approfittando a tempo di record della legge emanata nell’agosto 2005 – si riservò il 75% degli impianti. Insomma, una partita di giro, che a fine anno Tremonti riscosse con un prelievo sul bilancio della società, la “riedizione” della “tassa sul tubo”.

A questo punto si va avanti con l’attacco di Sgarbi agli aerogeneratori: basta con questi mulini cazzuti che ingombrano le colline! Mi guardo intorno e non ne vedo: in compenso, noto uno sterminio di tralicci per le telecomunicazioni, ma Sgarbi non le considera. Non scempiano.
Peccato che, soltanto pochi giorni or sono[1], l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) abbia messo in guardia proprio dalla proliferazione di tali antenne e tralicci, che causerebbero l’elettrosmog. Ho usato il condizionale perché la scienza non ha ancora chiarito se l’inquinamento elettromagnetico esiste ed è pericoloso: Tullio Regge s’affannò a dire che non esisteva, l’OMS, sulla base di recenti studi, la pensa diversamente. Di certo, Sgarbi non sapeva nulla di tutto ciò.

L’attacco di Sgarbi agli aerogeneratori è violento e diretto: non si devono installare! Mai! E cita l’installazione (bloccata) d’alcuni mulini su amene colline a lui care. Con perfetto stile bipartisan, Rutelli lo conforta: “tranquillo, ho fatto bloccare tutto”. Comincio a darmi il primo pizzicotto: ma che sta succedendo?
Consci della bravura di Piero Angela, e dei suoi esperimenti scientifici in studio, si va alla dimostrazione dell’auto ad idrogeno: un tizio mette a terra una macchinina che non ha nemmeno l’ardire di percorrere un metro. Fallimento: la prossima volta chiameremo qualcuno dello staff di Angela. Secondo pizzicotto.
Alla fine del primo tempo, la situazione è questa: i mulini a vento se li facciano in Germania, mettete dei pannelli fotovoltaici (che producono sì energia, ma ancora troppo cara) mentre l’automobilina elettrica – dietro le quinte – viene distrutta a pestoni dal povero disgraziato che doveva farla funzionare. Secondo tempo.

Aspettiamo Travaglio: magari racconterà lo scandalo della cacciata di Rubbia dall’ENEA, il ritardo nella partenza del solare termodinamico, almeno risponderà per le rime a Sgarbi – che a Varese Ligure, con gli aerogeneratori, il comune ha il bilancio in attivo – e invece ci si perde in una filippica fra Berlusconi e Prodi che lascia il tempo che trova. Anche l’antipolitica sta iniziando a stufare.
A questo punto, ci si perde nelle nebbie delle inchieste giudiziarie, quando giunge un’ANSA dove Montezemolo affermerebbe che “ i sindacati sono i rappresentanti dei fannulloni”. Altro quarto d’ora per capire se Berlusconi avrà un successore, maschio o femmina, interista o milanista.

Infine, una povera vedova dell’amianto racconta la tragedia di Monfalcone (centinaia di morti ai cantieri navali) e Rutelli, candidamente, risponde che non ne sa nulla. D’accordo che Monfalcone è distante da Roma, ma in quei cantieri nacquero corazzate e portaerei, sommergibili ed incrociatori: si chiamavano CRDA (Cantieri Riuniti Dell’Adriatico), oggi Fincantieri. Il vice- premier non sa proprio nulla? Sa dov’è Monfalcone?
Se il livello rimarrà tale, la prossima volta ci saranno Fassino, Bondi, e i Maldini (padre e figlio). Questo è il livello dell’informazione sull’energia, il clima e l’inquinamento. Perché?
Perché la verità non la possono raccontare.

Prima delle ultime elezioni politiche, il responsabile per l’ambiente dell’Italia dei Valori – Giuseppe Vatinno, persona sincera e competente – m’inviò l’anteprima del programma dell’Unione: rimasi stupito dal confinamento della questione del carbone (centrale di Civitavecchia) in appendice.
Non c’è stato nulla da fare, rispose: i DS hanno preteso la presidenza della commissione che doveva redigere il documento, e su tutto aleggia il sentore di un accordo bipartisan per far passare il cosiddetto “carbone pulito”. Oggi, quelle parole trovano conferma nei fatti.

Perché tanto livore contro gli aerogeneratori? Perché quelli funzionano, producono parecchia energia e non inquinano: quel che serve. Proprio per questo, allora, bisogna trovare qualcosa che non va: deturpano il paesaggio!
Il bello è che qualcuno ci casca! Guardiamoci attorno: ovunque ci rechiamo, è difficile non incocciare in una linea elettrica, in un traliccio, in un’antenna per le telecomunicazioni. Sono belle? No, fanno schifo, eppure nessuno si sogna di fare una campagna contro i tralicci dell’ENEL e le antenne di Sua Emittenza! Sono forse belli gli svincoli autostradali?
La trasmissione, in realtà, doveva lanciare alcune parole d’ordine ben precise: munitevi di pannelli fotovoltaici (tanto, per quel poco che incidono…) non installate aerogeneratori (quelli sì che possono darci fastidio…) e lavatevi i piedi con poca acqua per risparmiare.

Il convitato di pietra, ovviamente, non c’era: e lo crediamo bene!
La bestemmia che non deve essere menzionata – e nessuno dei solerti “esperti” lo ha citato – è la nuova tecnologia energetica – tutta italiana! – chiamata “solare termodinamico”.
Il nuovo metodo, tracciato da Rubbia e sviluppato dall’ENEA, parte da un concetto molto semplice: un metro quadrato di specchi costa molto di meno rispetto a qualsiasi tipo di pannello. La fase successiva è quella di concentrare la radiazione, scaldare un fluido, far ruotare una turbina e produrre energia elettrica.

Ecco cosa dichiarò Rubbia sull’argomento nel 2004[2] (e fu subito cacciato dall’ENEA):

D. Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi?

R. “Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell’impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un’energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un’area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno”.

L’ENEA[3] ha già pubblicato i risultati della fase di ricerca: 65 euro per 1 MW/h (1.000 KW/h) nelle aree meridionali italiane e 45 euro se, invece, fosse possibile installare gli impianti in Africa. Per avere un raffronto, pensiamo che lo stesso MW/h costa 65 euro con il nucleare, 70 con petrolio e gas, 80 con l’idroelettrico e circa 140 con il fotovoltaico. Il carbone costa poco, circa 45 euro per MW/h, ma a questa cifra bisogna aggiungere la “carbon tax” ed i costi di ristrutturazione delle centrali. Per poi crepare asfissiati.

Domanda. Perché nessuno ne ha parlato nella trasmissione?
Perché gli argomenti per affossare il solare termodinamico sono pochi e difficili da scovare: probabilmente, Sgarbi e Ripa di Meana staranno meditando qualcosa, ma per adesso nel Bignami non hanno ancora trovato nulla. Spesso mi chiedo chi foraggia questa gente per sostenere – di fatto – il settore termoelettrico, e non trovo risposte: ci saranno?

Altro capitolo riguarda lo stato dell’industria energetica italiana: se escludiamo il settore petrolifero ed elettrico, siamo praticamente a zero.
Il signor Montezemolo – che s’affanna a definire i lavoratori “dei fannulloni” – dovrebbe ricordare che la FIAT aveva (non so oggi) un centro ricerche ben avviato a Cambiano (TO).
Da quel centro, nel 1979, partirono i solerti ingegneri che installarono in quel di Stella (SV), in località San Martino, il primo (per quel che allora si sapeva) prototipo d’aerogeneratore di costruzione italiana, il Libellula. Il mulino, un piccolo impianto sperimentale, affidava ad un complesso sistema di molle e contrappesi la sua difesa contro le raffiche troppo violente. Puntualmente, ad ogni temporale, molle e contrappesi andavano in pezzi.

Tornavano gli ingegneri che cambiavano i meccanismi, ed il vento tornava a frantumare tutto: io ero presente a quella impari lotta e, a ripensarci, ancora mi scappa da ridere. Inutile ricordare come finì la storia. Dopo l’ennesimo temporale, gli ingegneri non tornarono più: il vento provvide a cancellare ogni traccia.
I tedeschi, invece, affidarono alla scienza dei materiali la torsione delle pale (tecnologia aeronautica) e la loro industria energetica, oggi, occupa circa 250.000 persone.
Come si potrà costatare da questo piccolo esempio (che vissi personalmente), non sono solo i lavoratori ad essere “fannulloni”. Signor Montezemolo: come dicono a Napoli, ‘o pesce fete da ‘a capa.

Per l’acqua, poi, siamo al ridicolo: non si riesce a coordinare il sistema idrico del Po perché ci sono 22 diversi enti, afferma Rutelli. Sa, il vice premier, cos’è un “Testo Unico”?
E’ una legge che regola un comparto, la quale abroga tutte le vecchie disposizioni in materia ed alla quale tutti devono attenersi. Bisogna però scriverla e, da gente che non sa nemmeno quanta acqua si consuma ogni giorno, cosa ci si può aspettare? Che vadano in parlamento a depositarla? E chi?
Ho suggerito più volte che, con tre misere chiuse all’uscita dei tre grandi laghi prealpini, s’otterrebbe un raddoppio della portata del Po per 40 giorni circa, immagazzinando l’acqua al livello di massimo invaso sui laghi Maggiore, di Como e di Garda. Non sarebbe la soluzione di tutti i problemi, ma una prima “pezza” sì: a volte sono stufo di ripetermi, ma gli olandesi lo avrebbero già fatto da un secolo.

Se volete una personale opinione su come andrà a finire la faccenda, sono pessimista: con questa gente non si va da nessuna parte. Almeno, facessero il santo piacere di andare da Vespa a parlare di Cogne e delle Veline: si vede che – dall’Insetto – sono più a loro agio. Io, da parte mia, recrimino solo per il film che mi sono perso.

[1] Fonte: ANSA, 18/06/2007.
[2] Fonte: http://www.larepubblica.it, 28 maggio 2004.
[3] E’ possibile scaricare dal sito dell’ENEA tutta la documentazione relativa al progetto.

fonte: http://www.disinformazione.it/santoro_clima_ambiente.htm

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Novità

Carlo Bertani

Mutamenti Climatici

La Rivolta di Gaia?

Arianna Editrice – Maggio 2007

Lo trovi in: Natura e Habitat
Critica sociale
Ecologia

Quante volte abbiamo ascoltato con una punta di scetticismo chi ci parlava di mutamenti di clima?
Eppure negli ultimi anni temperature “africane” d’estate e inverni stranamente e innaturalmente miti non sono più un’eccezione.

A causa degli allarmi ambientali che sempre più spesso vengono lanciati, e che sono da attribuire alle alterazioni del clima terrestre, grande attenzione viene rivolta oggi alla climatologia, che studia le trasformazioni di molte variabili (temperature, precipitazioni ecc.) nel lungo e lunghissimo periodo.
I mutamenti climatici sono sempre avvenuti, ma fino a poco tempo fa era difficile percepirli perché la vita di ognuno è troppo breve per averne un’esperienza diretta. Da qualche decennio, invece, sembra che alcune variabili del clima siano “impazzite” e procedano con una velocità che non è più quella che il pianeta ha seguito per milioni di anni.

Carlo Bertani ci spiega quali potrebbero essere le cause di trasformazioni così repentine, e i riflessi che queste hanno sulla grande politica internazionale e sul mercato dell’energia.

Quale potrebbe essere lo scenario della crisi energetica scatenata da un abbassamento improvviso delle temperature? L’Autore lo descrive come una vera “alba del giorno dopo”, privata però dell’enfasi e dei falsi ottimismi di Hollywood…

Biografia di Carlo Bertani: Carlo Bertani è insegnante e scrittore. Da molti anni studia i rapporti esistenti fra il mercato dell’energia e la guerra, con particolare attenzione continua…


Carlo Bertani articoli@carlobertani.it

www.carlobertani.it

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Riaperto l’ospedale di Emergency a Kabul

COMUNICATO STAMPA

26 giugno ’07


Oggi, martedì 26 giugno, alle ore 8 locali (5.30 in Italia) Emergency ha ripreso l’attività nell’ospedale di Kabul. Per questo riavvio, i ricoveri sono limitati alla “chirurgia di guerra”.
Nella mattinata sono stati ricoverati e operati due feriti, colpiti da proiettili.

L’ospedale opera in questa prima fase sotto la direzione di Gino Strada, che ha convocato collaboratori locali di Emergency, conosciuti, formati e “sperimentati” negli anni trascorsi. Nell’insieme, il personale medico, paramedico e ausiliario impiegato è per ora costituito da 118 persone.
A breve raggiungerà l’Afganistan altro personale internazionale di Emergency.

Alla riapertura dell’ospedale di Kabul seguirà, in tempi quanto possibile brevi, la ripresa di attività dell’ospedale, della maternità e della pediatria di Anabah nel Panshir, del centro chirurgico di Lashkar-Gah nell’Helmand, delle 29 cliniche.
Di tutto questo sono ovviamente a conoscenza le autorità del paese.

Ringraziamo coloro che in questi mesi ci sono stati vicini e invitiamo alla ripresa delle iniziative di raccolta di fondi a sostegno dell’intervento di Emergency in Afganistan, che avevamo chiesto di interrompere durante la sospensione delle attività.

fonte: http://www.emergency.it/menu.php?A=006&SA=058&cs=123

…….

Emergency è un’associazione indipendente.

Il nostro intervento a favore delle vittime delle guerre e della povertà dipende dall’aiuto di tutti coloro che mettono a disposizione il loro tempo come volontari e dei singoli cittadini, delle aziende e degli enti che sostengono i nostri progetti.

Le donazioni a sostegno dei progetti di Emergency possono essere eseguite tramite:

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I prossimi vent’anni previsti dal Pentagono: ecco la Lunga Guerra

Stati Uniti – 07.2.2006

Lunga, ma soprattutto costosa

Combattuta malvolentieri la Grande, vinta la Fredda, per la “guerra al terrorismo” gli Stati Uniti hanno già trovato l’aggettivo giusto: sarà, se non si era ancora capito, lunga. Dichiarazioni bellicose di Bush a parte, “La lunga guerra” è il titolo con il quale il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha presentato il rapporto quadriennale del Pentagono, un documento che traccia le linee guida della difesa statunitense per i venti anni successivi.

Il documento.

Il rapporto, reso pubblico sabato scorso a Washington, prevede la necessità di dispiegare truppe Usa, spesso clandestinamente, in decine di Paesi in contemporanea. Meglio dimenticare conflitti tradizionali fatti di carri armati e bombardieri: il nemico previsto dagli Usa non è uno Stato dotato di un proprio esercito ma, con le parole usate da Rumsfeld, “terroristi con un’ideologia militante che glorifica l’omicidio e il suicidio senza un territorio da difendere, e con poco da perdere”. Sconfiggerli è il primo obiettivo del Pentagono. Gli altri tre sono contrastare la diffusione di armi nucleari, chimiche e biologiche; dissuadere stati come la Cina, l’India e la Russia dal porsi come avversari degli Usa; irrobustire la difesa del territorio nazionale. La priorità è quella di essere flessibili, sguscianti, pronti a intervenire dovunque. Con Forze speciali più numerose di adesso, aumentate del 15 percento. Servendosi anche di truppe alleate appositamente addestrate dai militari statunitensi. Con minore impatto dai cieli, dato che l’Air Force verrà ridotta di 40mila uomini. Ma con il doppio di aerei-spia senza pilota, per raccogliere informazioni utili all’intelligence in territorio ostile. Se nel rapporto di fine 2001 i possibili fronti erano quattro (Europa, Medio Oriente, “litorale asiatico” e Asia nord-orientale), gli ultimi quattro anni hanno dimostrato che gli Usa devono “essere operativi su tutto il globo”.

Più fronti.
Il pericolo, nella visione del
Pentagono, può venire da dovunque. “Nel prossimo decennio le forze americane saranno con ogni probabilità impegnate in qualche parte del mondo dove non sono impegnate al momento. Ma nessuno può dire con sicurezza dove, quando e come”, ha detto alla presentazione del rapporto Ryan Henry, un sottosegretario alla Difesa. Detto questo, il rapporto non prevede un aumento del numero delle truppe – già ora diverse sezioni delle forze armate faticano a raggiungere gli obiettivi di reclutamento previsti – né particolari aggiunte di armi all’arsenale già in programma. La Lunga guerra, com’è ovvio preveda Washington, la vinceranno gli Usa. Ma non si concluderà improvvisamente, piuttosto “si spegnerà nel tempo, quando sempre più Paesi nel mondo l’avranno vinta”, ha spiegato Rumsfeld. Perché gli Usa continueranno a cercare alleati: “E’ una guerra che non possiamo vincere da soli”, ha concluso il segretario alla Difesa.

L’Iraq.
Questo, per gli Usa, è il futuro. Il presente è l’Iraq. I terroristi islamici ne hanno fatto “il fronte centrale della loro guerra al mondo civilizzato”, secondo Rumsfeld. Anche per questo, l’amministrazione Bush ha appena presentato al Congresso la richiesta supplementare di 70 miliardi di dollari per le guerre in Iraq e in Afghanistan, oltre ai 50 già previsti. E’ scontato che il Congresso glieli conceda. A quasi tre anni dall’invasione che ha deposto Saddam Hussein, la guerra in Iraq è già costata 250 miliardi di dollari, ben più delle previsioni. Prima del conflitto Lawrence Lindsey, un consulente economico della Casa Bianca, fu licenziato per aver previsto che il costo della guerra sarebbe schizzato fino a 200 miliardi. Ora, senza una fine in vista, in Iraq il Pentagono sta pompando 4,5 miliardi di dollari al mese. Calcolatrice alla mano, fanno poco più di 100mila dollari al minuto. O 1.700 dollari al secondo. Se sarà lunga, si vedrà. Di sicuro, questa guerra è costosa.

Alessandro Ursic

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24 Giu – Stati Uniti Il Congresso sospende i fondi all’Arabia Saudita
22 Giu – Stati Uniti Arrestato cittadino franco-ruandese accusato di genocidio
22 Giu – Stati Uniti Camera dei rappresentanti ribalta il bando alle organizzazioni pro aborto
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fonte: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=4620