Archive | agosto 2007

Crisi mutui, Bush annuncia interventi

famiglia americana per articolo crisi mutui (Dallas-News)

Dalla Casa Bianca nuove norme per le famiglie per evitare altre insolvenze
Il presidente della Federal reserve, Bernanke: “Se necessario interverremo ancora”

La Fed: “Perdite oltre le stime peggiori”

George W. Bush


WASHINGTONIl governo americano interviene per limitare gli effetti della crisi dei mutui subprime. George W. Bush, pur sottolineando che l’economia statunitense è forte, ha annunciato una serie di misure a sostegno delle famiglie che hanno sottoscritto un mutuo e ora sono in difficoltà. L’obiettivo è quello di evitare ulteriori insolvenze. Preoccupata la Federal Reserve americana. Per il presidente Ben Bernanke, “le perdite hanno superato le peggiori previsioni” e potrebbero essere necessari nuovi provvedimenti.

Bush: “Il governo avrà un ruolo maggiore”. “Stiamo lavorando per aiutare le famiglie che a fine mese non sono più in grado di pagare il mutuo. “Se ci sono più persone che possiedono una casa la società e l’economia sono più forti”. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, con un discorso alla Casa Bianca, ha annunciato una serie di provvedimenti per far fronte alla crisi dei mutui subprime.

Come anticipato da alcuni media statunitensi, è in arrivo una riforma all’Ufficio federale degli alloggi, la Federal Housing Administration, per dare un sostegno anche alle persone con minore merito creditizio. Inoltre il governo ha intenzione di proporre una riforma del sistema dei tributi per favorire i rifinanziamenti dei mutui ipotecari.

Bush, che ha chiesto ai creditori di collaborare per rinegoziare i termini dei mutui, ha poi sottolineato che il ruolo dell’esecutivo nell’aiutare i proprietari di case è “limitato” e che la Casa Bianca non intende “venire in soccorso degli speculatori”. A suo avviso, la crisi è comunque “modesta” in rapporto all’economia americana, che è forte abbastanza per superare le turbolenze del mercato.

L’analisi di Bernanke. Circa un’ora prima, al convegno monetario di Jackson Hole, nel Wyoming (Usa), era intervenuto anche il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. Nella sua analisi della situazione, ha affermato che le perdite dei mercati finanziari internazionali “hanno fino ad ora superato anche le previsioni più pessimistiche”.

Bernanke, per rassicurare gli operatori, ha però aggiunto che la Banca centrale americana continuerà a monitorare la situazione dei mercati e ha sottolineato che la Fed è pronta a “prendere ulteriori misure se necessario per aumentare la liquidità e promuovere il funzionamento ordinario dei mercati”. E poi ha spiegato: “Non è responsabilità della Federal Reserve, non sarebbe appropriato, proteggere i risparmiatori e gli investitori dalle conseguenze delle loro decisioni finanziarie. Ma gli sviluppi nei mercati finanziari possono avere effetti economici ampi sentiti da molti al di fuori dei mercati e la Fed deve tenerne conto quando determina la sua politica”.

Il numero uno della Federal Reserve ha però anche individuato alcuni elementi positivi nello scenario attuale. “Il fatto che gli investitori chiedano più garanzie prima di assumere un rischio è senza dubbio uno sviluppo sano”, ha detto Bernanke. Inoltre, grazie agli sforzi fatti per rafforzare l’infrastruttura finanziaria, “il sistema finanziario globale è in una posizione relativamente forte per uscire da questo processo”.

(31 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/economia/crisi-mutui/bush-iniziative/bush-iniziative.html

Letta, i 40enni e il Subbuteo maestro di vita


LETTATE STA FINENDOOO..

IL TEMA PUO’ SEMBRARE FUTILE.. E L’ARTICOLO ANCHE. MA PROVATE A DOMANDARVI DOVE POSSA AVER PRESO TUTTI QUEI BEI SOLDINI, IL LETTA JUNIOR, PER RIUNIRE E SOLLAZZARE 400 PORTENTOSE MENTI DEL BEL SUOLO ITALICO.. E PER FARNE CHE? MA SIAMO SICURI CHE L’IDEA SIA STATA PROPRIO SUA? SA TANTO DI MERCATO DELLE VACCHE, UN DISEGNO TESO AL CONTROLLO DI UNA PROFICUA MUNGITURA A VENIRE.. AMBIGUO. ED ANCHE INQUIETANTE.
mauro

Sfide sul panno verde con Prodi jr: come in politica, perde chi ha la mano pesante

DAL NOSTRO INVIATO
DRO (Trento) Il gazebo per la ricreazione è in un angolo del prato, bisogna attraversare l’animosità caciarona dei biliardini, e là, su una pedana che fa tanto distacco snob, si entra nell’isola del Subbuteo, dove Andrea Pezzi dopo un raffinato colpo d’unghia alza gli occhi e fa: «Yeaah, sto recuperando il magic touch!». Da recuperare c’è anche altro. «Forze propulsive per modernizzare il Paese», spiega Enrico Letta. Il sottosegretario a Palazzo Chigi e candidato alla guida del Pd ha riunito in conclave 400 tra economisti, giuristi, avvocati, imprenditori, artisti. Luogo simbolico: la centrale elettrica di Dro, «perché l’Italia ha le batterie scariche — aggiunge Letta — e c’è bisogno di nuova energia». Tre giorni di dibattiti e workshop. Età dei partecipanti: under 40. E per i momenti di relax, tuffi amarcord nel gioco simbolo di una generazione.

I trenta-quarantenni che partecipano a «VeDrò» sono stati adolescenti negli anni ’80. Classe dirigente che si ritrova oggi a discutere di sviluppo, riforme e meritocrazia. Raduno bipartisan. In comune (per molti) un’infanzia di partite a calcio simulato sul panno verde. L’età li ha fatti collezionisti e feticisti. «Mi raccomando il Subbuteo», sentenziò Letta tre anni fa, mentre si organizzava la prima edizione di «VeDrò». «E che sia quello vero», fu l’ordine. Ci vollero un paio di nottate a smanettare su Ebay per recuperare campi, squadre, porte e palloni. Tutto originale anni ’80. «Il nuovo è diverso», sorride Giorgio Prodi, insegnante di Economia e figlio del premier, che è stato previdente: «Il vecchio Subbuteo l’ho messo da parte per mio figlio». Il bambino ha quattro mesi.

Tradizione che si perpetua. E allora, in questa valle sul lago di Garda in cui si cercano nuovi approcci alla politica, si può tentare anche un gioco semiserio, abusando del più trito fra i luoghi comuni: il calcio come metafora della vita. E il Subbuteo? Risponde Letta: «Di sicuro dà una lezione per la politica: chi ha la mano pesante, perde». Non è tutto. Ore 14 di ieri, piccolo confronto intorno al campo, non tutti ricordano le norme.
Il più ferrato è Giorgio Prodi. Occasione per spingersi ancor più in là sulle corrispondenze tra Subbuteo come res publica: «Prima di tutto bisogna mettersi d’accordo sulle regole ». Altra partita, altra metafora. Sempre più ardita. Giulia Bongiorno, avvocato di An, presenza fissa a Dro per la «grande stima» che ha di Enrico Letta, si chiede: «Perché le donne rimangono lontane dal Subbuteo?». Quel che mancava, le pari opportunità.

Limite sottile: sotto le battute c’è la profondità dei problemi, soprattutto se ci si raduna per parlare di «Italia tra 10 anni» (tema di «VeDrò 2007»).
Riassume Giulio Napolitano, giurista, figlio del presidente della Repubblica: «Sentiamo la responsabilità del futuro. Siamo in ansia per l’ambiente, il ritardo culturale, un sistema politico inefficiente. Ci chiediamo: cosa possiamo fare?». Arturo Artom, imprenditore, unico italiano ospite del prossimo World Economic Forum in Cina, offre una ricetta: «Che l’Italia diventi come la Apple ». E cioè: «Design più tecnologia. Per puntare a grandi nicchie ». Folco Terzani non gioca a Subbuteo, gira per la convention senza scarpe e sul palmo della mano porta scritta una domanda: «Chi ha la responsabilità del mondo?». Alle 6 della sera tutti in campo a Riva del Garda. Imprenditori contro amministratori. Stavolta è sudore e fatica, calcio vero. Privato batte pubblico 4 a 2. Ma Enrico Letta è costretto a passare la serata al pronto soccorso per un infortunio al ginocchio.

Gianni Santucci

Il racket delle ragazzine

31 agosto 2007

Migliaia di clienti
per le baby prostitute

Decine di minorenni rumene si prostituiscono a Genova, nella zona di San Benigno, introdotte in Italia da un’organizzazione che approfitta dell’entrata della Romania nell’Unione europea.

Le informazioni, riportate dall’edizione di oggi del Decimonono, nascono dall’inchiesta diretta dal Pm Federico Panichi e condotta dalla squadra mobile genovese.

Le ragazze, anche di 14, 15 e 16 anni, secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, si prostituiscono volontariamente e godono di libertà di movimento; gli organizzatori trattengono il 50% degli introiti.

Gli incassi sono alti, per qualcuna anche 100.000 euro in tre mesi; l’orario va dalle 20.30 alle 4-5 del mattino, 20-25 i clienti a testa per notte.

31 agosto 2007

Il racket
delle ragazzine

Marco Menduni

Cela, 9325 euro. Cristina, 14.285. Mirela: 4995. Oana: 8430. Stavolta non sono stime. Non sono proiezioni né elaborazioni. Sono le cifre che ruotano intorno alla prostituzione minorile a Genova: ragazzine di 14, 15, 16 anni. I ricavi, in due sole settimane, delle adolescenti romene che si vendono nella zona di San Benigno. Il periodo è compreso tra il 21 dicembre 2006 e il 12 gennaio 2007. I taccuini sequestrati durante l’indagine della squadra mobile, diretta dal pm Federico Panichi, stavolta, non lasciano dubbi. Anche perché illustrano una realtà sconvolgente. Soltanto Cristina, nel periodo delle passate feste natalizie (l’«effetto tredicesima», lo chiamano i poliziotti) ha avuto quasi 350 clienti, più di venti al giorno. Un’altra giovane, in tre mesi, ne ha avuto duemila. Centinaia, migliaia di genovesi che non hanno esitato a metter mano al portafogli per consumare un rapporto sessuale con ragazze giovanissime.

Se da una parte c’è il racket, dall’altra c’è la legge della richiesta. E questa non affonda le radici nella malavita dell’Est, né nella spietata legge delle mafie. Ma anche e soprattutto nelle file ininterrotte di auto che, dalle dieci di sera fino alle luci dell’alba, puntano i fari alla ricerca delle “ragazzine”. Italiani, italianissimi i clienti. Consapevoli, consapevolissimi.

Laura spiega agli inquirenti di aver guadagnato, nella sua prima serata a Genova, 800 euro, la metà dei quali è rimasta nelle sue mani. «Guadagno di tre mesi – osserva quasi sbigottito il pm, con gran quantità di punti esclamativi – centomila euro!!!». In tre mesi, duemila clienti. Ancora una volta: italiani. Genovesi. Per una sola ragazza. Una ragazzina arrivata in Italia, come annota ancora il magistrato, «grazie a mille euro dati a un poliziotto, in maniera da disbrigare la pratica in un attimo».

Marcella racconta di aver dato agli “uomini” della gang la metà di quel che ha guadagnato in un anno: «Non meno di ottantamila euro, seppure con le interruzioni dovute a due permanenze in Romania, una per sua scelta, l’altra quando fu espulsa coattivamente». La sera in cui guadagna di più, il suo “uomo” scrive un sms a un connazionale: «2000 euro vinti al bingo». Un messaggio convenzionale, nell’ingenua convinzione di poter così sfuggire a eventuali intercettazioni delle forze dell’ordine.

Monica detta “Mona” è arrivata in Italia, con la precisa intenzione di fare la prostituta, a 14 anni. Ne ha 15 quando si presenta alla polizia. Non ne può più: la sera del 12 dicembre 2006 si è scatenata una rissa tra le giovani lucciole in via De Marini (zuffa sedata dal 113) e lei non ritiene più accettabili «le condizioni all’interno del gruppo». Si prostituisce a 14 anni, Mona, e i clienti non mancano. Le intercettazioni, d’altronde, confermano le attività del gruppo.

Una ragazza chiama una sera il suo “fidanzato” (il protettore): «Ho fatto 250», gli dice. Intende euro. Lui risponde: «Io ne ho giocato soltanto 100, finora». Intende alle slot machine. Ecco dove finisce gran parte del loro denaro.

Mona arriva in Italia per battere le strade. Non ingannata, né circonvenuta. «In grave condizione di disagio economico – scrive il pm – rappresentandosi in modo improprio il proprio futuro in Italia e i facili guadagni che avrebbe ottenuto dall’attività di prostituta, sapeva di venire a esercitare a Genova, come aveva già fatto la sorella».

Arriva e «di fronte al Novotel viene ricevuta da due connazionali. Viene condotta a casa di uno di loro. Racconta di aver dimorato all’inizio e per circa un mese presso quell’appartamento». A Sampierdarena, in vico Pieve di San Martino.

Lei è ancora vergine. E la storia, qui, si fa ancora più dura. E’ proprio lei che chiede di perdere la verginità al giovane che la ospita, perché «non sia un impiccio sul lavoro». Però, quando la situazione si prospetta davvero, lei ha improvvisamente paura. La paura di una ragazza che è poco più di una bambina. «Il consenso iniziale – insiste il pm – è assolutamente viziato e comunque revocato esplicitamente nella fase successiva del rapporto». Niente da fare. Il giovane, su ordine del “capo dell’associazione”, non ha esitazioni. Il pm ha chiesto al gip la nomina di un procuratore speciale per procedere contro questa persona pur in assenza della querela della giovanissima romena.

Questa è la storia personale di tante ragazzine che, alla sera, sono sulle strade di San Benigno, a Genova. Viveva, Mona, in un appartamento in via Cantore 11A, in una casa presa in locazione da un connazionale («grazie alla posizione di regolare nel nostro Paese», scrive il pm) che paga 5.000 euro all’anno di affitto ma ne pretende 300 al mese per ogni ragazza che ospita.

Certo, lo sfruttamento romeno non è crudele e violento come quello imposto dagli albanesi. Così è lo stesso pm, che in un primo tempo aveva contestato alla gang anche la “riduzione in schiavitù”, ad ammettere che lo scenario della prostituzione è cambiato: «Le ragazze godono di una loro libertà di movimento, seppure nella condizione di parziale soggezione loro imposta. Possono anche decidere di allontanarsi dal gruppo senza subire ritorsioni. Gestiscono parte del denaro guadagnato vendendosi sulla strada inviandolo alla famiglia. Trattano con toni se non paritari, almeno non deferenti con i propri sfruttatori, tanto da rivolgere loro insulti quando non svolgono con solerzia le loro funzioni di protezione».

Anche la suddivisione degli introiti è ricostruita dal pm e dalla mobile con grande precisione: «Le ragazze ricevevano la metà di quanto guadagnato, ma i modi e i tempi dei prelievi forzosi erano decisi dagli sfruttatori. Nei fine settimana si verificava la sottrazione della totalità dei proventi del lavoro “su strada”; quel che era stato trattenuto eccedente il cinquanta per cento spettante “per patto contrattuale tacito” alle ragazze veniva recuperato nei giorni successivi». Nel senso che le ragazze potevano intascare la differenza. Ed è per questo che serviva una contabilità molto precisa dei guadagni delle ragazze.

Non è certo generosità, spiega la polizia. Ma un meccanismo attraverso il quale i romeni riducono al minimo il rischio di “ribellione” delle ragazze, evitando di essere denunciati alle forze dell’ordine. Si assicurano guadagni comunque ingenti riducendo al minimo i rischi e per questo le indagini sono sempre più complesse.

A volte la complicità è addirittura interna al gruppo delle ragazze. Un esempio? Quando Mona decide di fuggire, è la sorella a contattarla sul cellulare: «Mona, non te la passerai male se torni indietro». Quante ragazze? «Vengono riconosciute come prostitute gestite e sfruttate dal gruppo – annota Panichi – ben 20 ragazze delle quali molte già identificate dalla polizia giudiziaria mentre si prostituivano in via De Marini e zone limitrofe».

C’è qualcuno che viene sempre e comunque rispettato: il cliente. E infatti, osserva la procura, non c’è traccia nelle conversazioni di alcun problema, alcuna lite, alcun dissapore.

Portano denaro. Guadagni enormi. Perché ogni ragazza, nell’”orario di lavoro” («dalle 20,30 alle 4-5 del mattino», scrive Panichi) ha dai 20 ai 25 clienti. E questi non li procura il racket. Sono italiani, genovesi. Che non si fermano di fronte agli occhi di una ragazzina di 15 anni. Anzi, la ricercano. E magari l’indomani se ne fanno vanto con gli amici.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/genova/view.php?DIR=/genova/documenti/2007/08/31/&CODE=cab03ab2-579e-11dc-a4e3-0003badbebe4

Baby prostitute in strada a sette anni
by ANTI PEDOFILIA Tuesday, Sep. 06, 2005

Un fenomeno in costante aumento. E il mercato del sesso conta già più di duemila minori

Sette anni e sono già in strada, vittime di trafficanti senza scrupoli e di clienti che di scrupoli ne hanno ancor meno.

Il fenomeno delle “baby-prostitute” è in costante aumento e, secondo uno studio realizzato dall’Osservatorio sulla prostituzione minorile della Asl di Rimini, il mercato del sesso conterebbe pià di duemila minori. Un quadro a dir poco inquietante: c’è chi comincia già a sette anni e se lo sfruttamento sessuale dei giovanissimi italiani avviene per lo più in casa, i loro coetanei stranieri sono costretti, spesso dagli stessi genitori, a prostituirsi in strada o in locali particolari. Se per gli extracomunitari, nella maggior parte clandestini, la prostituzione è un modo, spesso solo un’illusione, per sfuggire alla povertà, lo studio rivela che molti giovanissimi si dicono pronti a vendere il proprio corpo in cambio di piccoli lussi: dal telefonino a vestiti e scarpe firmati.

I dati diffusi riaprono il dibattito su un fenomeno, quello della prostituzione, che dilaga a macchia d’olio e la cui soluzione diventa ancor più urgente proprio in virtù del legame con lo sfruttamento e gli abusi sui minori, per lo più stranieri che diventano merce di scambio e da macello. Un mondo variegato, che include baby-prostitute provenienti dall’estero e vendute dagli stessi genitori ad organizzazioni criminali, ragazze che vengono indotte con la forza ed il ricatto a vendere il proprio corpo e altre che invece decidono di farlo in modo autonomo. E poi ci sono i rom, molti dei quali hanno cominciato ad avviare i loro bambini alla prostituzione. Tra le misure per combattere quello che può essere definito un flagello ci sono il blocco degli ingressi clandestini nel nostro Paese, le indagini sulle grandi organizzazioni criminali, il controllo del territorio, ma anche quello dei campi nomadi .

“Ogni giorno, sulle strade delle città italiane, si svolge un commercio raccapricciante di minori, – dice il coordinatore nazionale del Moige (Movimento italiano genitori), Vittorio Gervasi – vittime allo stesso tempo dei loro sfruttatori e di clienti che, vista l’età di chi si prostituisce, possono essere considerati in molti casi dei veri e propri pedofili”.

Intanto ieri è stato arrestato il presidente onorario del centro di accoglienza “Elena Monaco”, che ha una sede distaccata a Merate in provincia di Lecco, con l’ accusa di abusi sessuali nei confronti di tre bambine, che sarebbero di età compresa fra i 4 e i 10 anni, figlie di ospiti della comunità. Una brutta storia che chiama in causa una persona che pareva al di sopra di ogni sospetto: Claudio Filippo Monaco, 63 anni, fondatore del centro d’accoglienza per donne che hanno subito maltrattamenti in famiglia, era stato più volte premiato per meriti inerenti l’attività della comunità.

Secondo l’accusa avrebbe in più occasioni approfittato della sua posizione per adescare le bambine all’interno del centro e invitarle nel suo appartamento, che si trova all’ultimo piano della struttura. L’arresto avvenuto ieri a Lecco è solo l’ultimo di una lunga serie di casi di pedofilia che si concentrano maggiormente in Lombardia, Sicilia e Lazio. Sono queste, infatti, le regioni nelle quali i reati legati alla pedopornografia, negli ultimi anni, hanno assunto proporzioni più allarmanti.

http://www.pedofilia.it/

Bush interviene sulla crisi dei mutui

Il presidente George W. Bush presenterà oggi un piano di riforme volto ad aiutare le vittime
WASHINGTON
La Casa Bianca corre ai ripari sull’ondata di insolvenze nei mutui subprime, che dopo aver trainato crolli a catena delle Borse mondiali nelle scorse settimane ora rischiano di contagiare altri settori, come le carte di credito e i prestiti al consumo. Oggi il presidente George W. Bush annuncerà un piano di aiuti per i titolari di mutui in difficoltà, assieme ad una serie di iniziative che cercheranno di «tamponare la situazione»: l’ombra degli aumenti delle rate che incalza minacciosa oltre 2 milioni di americani che hanno acceso mutui a tasso variabile. Ma allo studio ci sono anche riforme che puntano ad evitare il ripetersi di situazioni simili.

Secondo fonti della casa Bianca, oggi Bush affiderà al Segretario al Tesoro Henry Paulson e al segretario di Stato per il settore immobiliare, Alphonso Jackson, il compito di studiare misure di emergenza per aiutare i titolari di mutui a ottenere strumenti in grado di evitare le insolvenze.

Contemporaneamente Bush chiederà al congresso di approvare un pacchetto di riforme che assicureranno all’autorità di vigilanza sul settore immobiliare, la Federal Housing Administration, maggiore flessibilità nell’assitenza e nel controllo sui mutui subprime. La casa Bianca proporrà al congresso anche di studiare possibili riforme fiscali per agevolare la rinegoziazione dei mutui, e un aumento dei controlli volti a punire il marketing troppo aggressivo nel settore.

Negli ultimi mesi negli Stati Uniti le insolvenze sui pagamento delle rate dei mutui si sono moltiplicate, specialmente su quelli subprime, ovvero accesi a favore di persone che offrivano garanzie di solvibilità basse o nulle. Inoltre l’aumento dei tassi e il calo dei prezzi degli immobili hanno reso per molti impossibile far ricorso a nuovi finanziamenti, o di mettersi al riparo dai rischi di fallimento vendendo la propria abitazione.

E la situazione appare destinata a peggiorare. Tra quest’anno e il prossimo circa 2 milioni di mutui a tasso variabile accuseranno aumenti delle rate, e i ritardi sui pagamenti comportano pesanti sanzioni.

A inizio anno l’economia americana ha mostrato segnali di ripresa, e proprio ieri il dipartimento del Commercio ha rivisto al rialzo il dato sul Pil del secondo trimestre, con una crescita del 4% su base annua. Ma l’immobiliare, che sta accusando la fase più debole degli ultimi 16 anni, ora rischia di zavorrare tutta l’espansione della prima economia globale.

La crisi dei mutui suprime intanto miete un’altra vittima. Si è dimessa infatti Kathleen Corbet, la presidente di Standard & Poor’s. Lo ha reso noto la capogruppo McGraw Hill. Corbet da tre anni in S&P, sarà rimpiazzata da Deven Sharma, 51 anni, che dallo scorso novembre ha ricoperto la carica di vicepresidente esecutivo dei servizi d’investimento e delle vendite globali. Nella sua nuova funzione Sharma riporterà direttamente al presidente e amministratore delegato di McGraw-Hill, Harold McGraw III.

La compagnia non ha specificato i motivi dell’abbandono da parte della 47enne Corbet limitandosi ad osservare che la manager «intende perseguire altre opportunità». Le agenzie di rating sono nell’occhio del ciclone per le critiche sui mancati controlli sulla solvibilità di alcuni fondi e sui rischi legati ad alcuni tipi di investimenti.

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200708articoli/25285girata.asp

"Case a politici e sindacalisti a prezzi super-scontati"

A QUANTO PARE, C’E’ CHI DI PROBLEMI CON LA CASA NON NE HA..
PER SAPERNE DI PIU’ COMPRATE L’ESPRESSO, NE VALE DAVVERO LA PENA

Inchiesta de LEspresso: abitazioni a cifre stracciate per vip, politici e sindacalisti
Trenta vani catastali acquisiti da Casini. Affari anche per Cardia e Bonanni

Un intero edificio per il Guardasigilli. Mastella: querelo
di SERENELLA MATTERA

ROMA Case a prezzi stracciati per vip, politici e sindacalisti. Lo rivela un’inchiesta de L’Espresso in edicola oggi, dal titolo “Casa nostra”. Una squadra “vasta e assortita”, è la denuncia del settimanale, ha potuto comprare appartamenti a Roma a costi di molto inferiori a quelli di mercato. Una squadra bipartisan che va dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, agli ex presidenti di Camera e Senato Luciano Violante e Nicola Mancino. Dalla famiglia del leader Udc Pier Ferdinando Casini a quelle del ministro della Giustizia Clemente Mastella e del primo cittadino di Roma Walter Veltroni (no!! anche lui?? n.d.m.). Coinvolti nell’inchiesta anche altri potenti, come il presidente della Consob Lamberto Cardia e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni.

Le prime anticipazioni, trapelate ieri, hanno sollevato la reazione di alcuni dei politici chiamati in causa. Mastella ha annunciato una querela, mentre Cossiga si è limitato a spiegare: “Ho comprato a prezzi scontati, ma non ingiustamente”. Duro il presidente del Senato, Franco Marini: “Sono false le notizie che mi riguardano (due piani di un palazzo ai Parioli pagati 1 milione di euro, ndr). Io non ho avuto nessuno sconto ma ho comprato a prezzo di mercato la casa che avevo in affitto da circa 20 anni. Mi pare si stia superando ogni limite con queste pseudo-denunce”.

Nel 1996 l’inchiesta “Affittopoli” svelava come gli enti previdenziali dessero in locazione ai politici appartamenti in pieno centro a Roma a prezzi stracciati. Oggi L’Espresso parla di una “Svendopoli”, perché quelle stesse case “sono state svendute definitivamente e il privilegio è stato reso eterno”. Per fare un esempio, il presidente della Consob Cardia pagava 1 milione e 100 mila lire di affitto nel 1996 e ha comprato nel 2002 a 328 mila euro 10 vani e due posti auto vicino al Palaeur. Mentre il sindaco Veltroni, che “è nato nelle case dell’ente previdenziale dei dirigenti (Inpdai)”, ha comprato dalla Scip, ex Inpdai, 190 metri quadri a via Velletri, zona Piazza Fiume, per 373mila euro. Un prezzo basso “per effetto non di un’elargizione personale, ma degli sconti collettivi”.

Anche le società private Generali e Pirelli, secondo L’Espresso, nella vendita di immobili hanno avuto un occhio di riguardo per alcuni politici, come Casini e Mastella. A ex suocera, ex moglie e figlie del leader Udc sono andati 30 vani catastali in via Clitunno (zona Trieste) a 1,8 milioni di euro (prezzo di mercato 5100-6900 euro al metro quadro). Mentre la famiglia Mastella si è aggiudicata 26 vani (5 appartamenti) di un edificio di Lungotevere Flaminio a 1,2 milioni di euro. “Non ho certo approfittato di favori – ha replicato il Guardasigilli – tant’è che ho dovuto fare un mutuo di ben 500mila euro”.

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/politica/case-politici/case-politici/case-politici.html

«Mutuo sempre più caro, costretta a vendere casa»

Storia di una single milanese

La banca: «Meglio il tasso variabile». Ma in due anni la rata è aumentata quasi del 50%

Pubblichiamo la lettera di una trentenne, single, che dopo anni di affitto ha deciso di acquistare un appartamento a Milano. La sua storia, simile purtroppo a quella di tanti altri, dimostra come le macro-dinamiche economiche si riflettano sulla vita di tutti i giorni. Scelte, difficoltà, delusioni.

Dopo anni di affitto buttato al vento finalmente decido di comprare la mia prima casa. È la primavera del 2005, i tassi dei mutui sono bassi e le banche li tirano dietro. Trovo una casa piccola ma che amo dal primo momento. Me la compro da sola, con le mie forze e il mio stipendio. La rata è pari all’affitto mensile che pagavo prima. I conti tornano, ho fatto la scelta giusta. Ma anche un grande errore: opto per un tasso variabile forte delle rassicurazioni delle banche e anche del commercialista, tutti certi che, se oscillazioni ci sarebbero state, il tasso variabile sarebbe sempre risultato più conveniente rispetto a quello fisso. A due anni di distanza la mia rata del mutuo è cresciuta quasi del 50%, passata da poco più di mille euro al mese agli oltre 1.550 dell’ultima pagata qualche giorno fa. Ho chiesto spiegazioni alla banca fin dal primo aumento e hanno continuato a rassicurarmi: «Ha fatto la scelta giusta». La realtà però è che ad ogni mezzo punto di aumento del costo del denaro deciso dalla Bce, la mia banca ha aumentato il mutuo di oltre 80 euro al mese.

Ho letto che ci potrebbe essere un ulteriore aumento del costo del denaro ai primi di settembre, il che significa che la prossima rata mi costerà più di 1.600 euro. Francamente mi sembra di essere finita nelle mani di usurai, i quali, essendo ufficialmente banche, sono legalmente autorizzati a decidere rialzi folli a spese della gente onesta. La Lombardia ha stanziato un fondo per i giovani che acquistano la prima casa, ma per ottenere i contributi bisogna essere sposato. E io, anche se trentenne, sono single e non ne ho diritto. Però le tasse le pago ugualmente. Oggi il costo della rata è diventato impossibile da sostenere, ho tagliato tutto quello che potevo tagliare dalle mie altre spese con sacrifici enormi pur di salvare la mia casa. Ma non ce la faccio più, è diventato un costo impossibile. Non ho potuto far altro che vendere la casa, la mia prima casa. Per fortuna ho trovato già l’acquirente che, come me, si è innamorato di quei 40 metri quadri. È l’ultima decisione che avrei voluto prendere, ma l’unica che mi permette di non finire nei guai con il Tribunale che te la porta via.

Lettera firmata

29 agosto 2007

Si apre il dibattito dopo la lettera della 30enne al Corriere

Il mutuo e i giovani. Ma questa è Milano?

In poche ore sono arrivati oltre cento messaggi con storie simili alla sua, che narrano come la vita dei giovani sia diventata impossibile

Avete letto la lettera, comparsa mercoledì sul Corriere della Sera, della ragazza che aveva comprato la casa dei suoi sogni (di 40 mq) e un anno dopo è stata costretta a venderla perché il mutuo caldamente consigliato dalla banca era passato da 1.000 a 1.500 euro al mese? Dove aggiunge che, beffa delle beffe, al fondo stanziato per i giovani che acquistano la prima casa, lei non ha diritto, perché non è sposata? In poche ore sono arrivati oltre cento messaggi con storie simili alla sua, che narrano come la vita dei giovani sia diventata impossibile a Milano, stretti come sono, da un lato, tra precarietà, stipendi fermi ai valori della lira e prezzi delle case alle stelle e, dall’altro, tra banche che non di rado sembrano aver imparato la lezione degli usurai. Non sa, chi amministra e decide, che una città senza giovani si spegne, asfissiata dalla mancanza di creatività e di idee nuove che solo da loro possono venire? Inutile illudersi, succederà anche a Milano, che pur è stata per decenni metropoli creativa per antonomasia. Non sarebbe allora il caso — provvedimento minimo — di allargare anche ai single quel contributo per la prima casa, magari chiedendo ai consiglieri regionali, già ampiamente stipendiati, di rinunciare al nuovissimo aumento di 350 euro mensili che si sono concessi, e di utilizzarlo per cercare di conservare alla città i suoi migliori giovani?

Isabella Bossi Fedrigotti

30 agosto 2007

fonte: http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2007/08_Agosto/30/mutui_fedrigotti_vivi.shtml

Bagnasco interviene sulla polemica fiscale

“Si riconosca l’opera sociale della Chiesa”

Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco


ROMA I privilegi fiscali della Chiesa alimentano polemiche in Italia. L’Unione Europea si muove, chiede informazioni, vuole vederci chiaro e sapere se certe esenzioni possono essere considerate illegittimi aiuti di Stato. Nella vicenda interviene oggi l’arcivescovo Angelo Bagnasco, presidente della Cei. E lo fa per chiedere che venga riconosciuta “l’opera sociale della Chiesa”.

L’arcivescovo di Genova invita tutti a riconoscere le attività svolte a favore dei più poveri e dei più deboli, “mettendo a disposizione le risorse di cui dispone la comunità cristiana”. Le risorse a cui fa riferimento il presidente dei vescovi italiani sono sia “quelle umane che quelle economico-finanziarie”. Ragione per cui sono giustificate certe esenzioni, che riguardano gli enti no-profit, nati per occuparsi di problemi quali “l’emarginazione, la fragilità, la debolezza, la povertà”. Insomma, se “l’impegno della Chiesa ha una forte ricaduta a livello sociale”, se “questa presenza e questa azione di sussidiarietà perdura nei secoli e nei millenni”, ci deve essere un riconoscimento “a tutti i livelli”. Anche sul piano fiscale, dunque.


Bagnasco esorta i politici ad avere “un atteggiamento sereno, non pregiudiziale, non ideologico”, e un approccio verso la Chiesa, “senza interessi di parte, espliciti o nascosti”. Il riferimento è a tutte le polemiche scoppiate nei mesi scorsi a proposito di certi privilegi di cui gode il Vaticano, soprattutto dopo che nell’ultima Finanziaria del governo Berlusconi venne inserita una norma che prevedeva l’esenzione dall’Ici per gli immobili di proprietà della Chiesa cattolica. Tra questi, anche quelli che svolgono, seppur solo parzialmente, attività di tipo commerciale.

Il Vaticano ha sempre risposto che l’esenzione dall’Ici è del tutto analoga a quella di cui si giovano altri enti no profit, in particolare il terzo settore. Ma questo privilegio, e altre riduzioni di imposta riconosciute ad imprese specificatamente commerciali, hanno spinto Bruxelles a cercare di vederci chiaro. Due giorni fa la Commissione Ue ha deciso infatti di chiedere al governo italiano “informazioni supplementari” su questi vantaggi. Non è stato ancora deciso di aprire un’inchiesta, ma il commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha precisato che in questo caso si tratterebbe di un’indagine “per aiuti di Stato illegali”.

(30 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/economia/ue-chiesa-vantaggi/fisco-bagnasco/fisco-bagnasco.html