Archivio | agosto 1, 2007

La Crociata di Elton: "Chiudiamo Internet"

La proposta choc di Elton John
“Chiudiamo internet per 5 anni”

Il cantante inglese, da sempre strenuo oppositore della tecnologia, lancia la sua proposta: “La gente non esce più, non socializza. Dobbiamo scendere in strada per protestare anzichè stare sui blog”

elton john Londra, 1 agosto – “Stacchiamo la spina per cinque anni”. Con questa proposta Elton John, da sempre un tecnofobo dichiarato, si è ritagliato il ruolo di nuovo paladino degli ‘apocalittici’ sul fronte della lotta agli integrati (o addicted, dipende dai punti di vista) del web. “Per colpa di internet la gente non esce più, non socializza, sta chiusa in casa per conto proprio”, ha sbottato la popstar britannica in un’intervista rilasciata al tabloid ‘The Sun’. Ma più che alle ricadute e alle implicazioni di natura sociologica, il sospetto più che fondato è che Elton John abbia lanciato la sua crociata anti-internet per via dei presunti danni economici (leggi: mancati introiti) che la rete arreca all’industria discografica.

“Alla gente io dico: uscite e comunicate. Spero che il prossimo movimento musicale demolisca definitivamente internet”, ha rincarato la dose il cantautore di ‘Nikita’, giungendo a proporre una sollevazione popolare, perchè “dobbiamo scendere in strada e protestare, anzichè stare a casa sui blog. Per l’arte e la musica questa tendenza vuol dire soltanto una cosa: la fine – ha proseguito Elton Jonh – C’è in ballo la possibilità di cambiare il mondo e il modo in cui la gente ascolta la musica. Tutto ciò non succederà se la gente se ne sta a ‘bloggare’ a casa”.

“Credo che possa essere un grande esperimento quello di spegnere internet per i prossimi cinque anni e misurarne l’impatto sulla produzione artistica – propone la popstar – Il problema è che c’è troppa tecnologia disponibile. Sono il più grande tecnofobo di tutti i tempi. Non possiedo cellulare, iPod e null’altro. Quando compongo musica sono una sorta di luddista (movimento operaio inglese di inizio Ottocento che mirava a distuggere le macchine per salvaguardare i posti di lavoro, ndr). Quello che so fare è scrivere i miei pezzi direttamente al piano”, aveva detto in un’altra occasione il 60enne baronetto.

font: http://qn.quotidiano.net/2007/08/01/28503-proposta_choc_elton_john.shtml


I 100.000 "grilli" in marcia

dal blog di Beppe Grillo

1 Agosto 2007

La marcia del V-day

Ho deciso di inaugurare il V-day con una marcia virtuale. Ci sono tutti gli iscritti all’otto settembre. Ognuno con il suo nome e i suoi pensieri. Chi si è già iscritto può cambiare la sua immagine inserendo di nuovo i suoi dati (l’iscrizione è comunque per una sola volta). Oggi siamo circa 116.000. Per vedere i partecipanti e leggere tutti i messaggi ci vogliono settimane.
E’ un piccolo popolo in marcia. Forse un’avanguardia di un cambiamento. Un segnale per quelli che non ci credono ancora. L’otto settembre è un inizio, un punto di partenza. La rottura dell’incantesimo della politica inventato dai media. Togliete questi giornali e queste televisioni ai politici e di loro non rimarrà nulla. Sotto i media niente.

I servi con i loro megafoni televisivi e con la carta stampata ignorano, ignoreranno il V-day.
Oppure lo strumentalizzeranno. Diranno, hanno già detto, che è contro il Governo, che è un nuovo partito politico, che è un movimento virtuale, di quattro gatti, che è giustizialismo, che se un comico si occupa di certe cose allora…

Lo Stato non c’è più. Dietro la porta dei ministeri non c’è più. Dietro la porta delle Province non c’è più. Dietro la porta dei Comuni non c’è più.
E’ morto con il Partito Democratico, con la mafia in Parlamento, con i cialtroni prescritti, con i cialtroni indultati. Con persone senza arte né parte. Con i cialtroni professionisti.
E’ inutile bussare, non risponderà nessuno.
L’otto settembre tutti al V-day nelle piazze d’Italia.

V-day:
1. Partecipa e sostieni il V-day
2. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag Vaffa-day
3: inserisci tuoi video su www.youtube.it con il tag Vaffa-day
V_day_fiore.jpg

fonte: http://www.beppegrillo.it/2007/08/la_marcia_del_v.html

La guerra, il razzismo, le false notizie e il diritto all’ignoranza


mercoledì 1 agosto 2007
13:32

di Gennaro Carotenuto

La “zingara” di Palermo era del tutto innocente, e non c’è mai stato nessun tentato sequestro di bambini in spiaggia a Isola delle Femmine. Anche la cellula di Al Qaeda formata da medici musulmani presunti terroristi, che era sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo tre settimane fa, non è mai esistita. Nel silenzio osceno dei media, sono stati scagionati tutti. La “società aperta” è sotto attacco. Ma da parte di chi?

La signora Maria Feraru, 45 anni, cittadina romena, è stata completamente scagionata dall’accusa infamante di aver tentato di rapire un bimbo di tre anni sulla spiaggia di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo. Portava una gonna sospetta, e ciò è bastato a scatenare la follia collettiva. Dai media, ai bar di tutta Italia, ai forum in Internet, in molti avevano chiamato al linciaggio, al farsi giustizia da sé. I media, trattandosi di una “zingara”, avevano immediatamente presunto la colpevolezza. C’erano perfino le motivazioni: tratta di bambini, qualcuno aveva perfino parlato di traffico di organi, in una corsa ad evocare più orrore possibile senza alcun riscontro. Non importa che il luogo più improbabile per rapire un bambino sia una spiaggia affollata o un supermercato, dove appena un paio di mesi fa era stato inventato un falso sequestro analogo, questa volta in norditalia. E non importa che non esista un solo caso di “zingara” condannata per sequestro di persona in Italia. La maggioranza degli abitanti di questo paese –senza alcuna vergogna- tra un giorno o un mese sarà di nuovo disposta a credere che tutti gli zingari rapiscono i bambini. O che i nazisti -è più o meno lo stesso- fecero le Fosse Ardeatine per colpa dei partigiani che non si consegnarono. Del resto lo dice anche Mike Buongiorno!
UNA FALSA NOTIZIA NON NASCE DAL NULLA Nasce da rappresentazioni collettive, mentalità collettive, che la precedono e la sostengono. E’ quello che ci ha insegnato già negli anni ’20 Marc Bloch, con La guerra e le false notizie. Siamo disposti a credere tutto quello che ci rende chiaro un quadro. Gli zingari, o i musulmani o i politici sono sempre colpevoli. I carabinieri (o gli Stati Uniti), secondo da dove si guarda, hanno sempre torto o sempre ragione. Gli italiani (e non solo loro) sono così disposti a credere che gli zingari rapiscono i bambini, tanto da ribaltare l’onere della prova: sei tu –chi scrive sta ricevendo diversi messaggi in tal senso- a dover dimostrare che gli zingari non rapiscono i bambini, non loro a dover citare un solo caso di condanna passata in giudicato.

Per far tenere in piedi la loro rappresentazione collettiva rivendicano il diritto all’ignoranza: non sappiamo dirti quale “zingaro” ha rapito un bambino, ed è stato condannato per questo, ma siccome tutti abbiamo sentito dire che gli zingari rapiscono i bambini, deve essere vero.
Il diritto all’ignoranza è elevato così a foglia di fico nazionale: pochi giorni fa a Firenze, il giudice Giacomo Rocchi ha assolto il senatore di Alleanza Nazionale, Achille Totaro. Questi era sotto processo per aver diffamato la memoria della Medaglia d’Oro al Valor Militare, il partigiano Bruno Fanciullacci, al quale aveva dato dell’ “assassino vigliacco” in relazione alla morte del filosofo Giovanni Gentile, attivo repubblichino. Nella sentenza il giudice sostiene che Totaro ha diritto di non conoscere i fatti e di conseguenza che, in base all’articolo 21 della Costituzione –per conquistare la quale Fanciullacci è morto sotto tortura, a Villa Trieste, la Via Tasso fiorentina- può esercitare la propria libertà di espressione, offendendo la memoria di Fanciullacci con un “ragionamento politico”, che prescinde totalmente dagli accadimenti. Diffamo Fanciullacci, o Berlusconi, o gli zingari o i musulmani, perché mi stanno antipatici ed è un mio diritto poterlo fare. E’ l’elevazione -e fa giurisprudenza- del pregiudizio a categorie metafisiche.

Quindi il Senatore Totaro, ha diritto di diffamare la memoria di Fanciullacci per partito preso, per ideologia (antipartigiana), ma soprattutto facendosi scudo dietro la sua ignoranza. In base allo stesso diritto all’ignoranza, milioni di italiani si sentono in diritto di accusare i rom di rapire i bambini e i musulmani di essere tutti terroristi. Succedeva anche negli anni ’30, quando molti dei 40 milioni di italiani si autoconvinsero che poche decine di migliaia di ebrei ipotecassero il futuro della nazione e fossero usi a pratiche disdicevoli; per esempio che un banchiere ebreo fosse di natura più avido di un banchiere cattolico o buddista.

IL NEMICO TRA NOI La settimana scorsa, nella città australiana di Brisbane, il medico indiano di religione musulmana Mohamed Haneef, è stato scagionato dall’accusa di essere il capo di una cellula terroristica islamica formata da medici. La presunta cellula sanitaria di Al Qaeda era accusata di aver realizzato un attentato ai primi di luglio all’interno dell’aeroporto di Glasgow, dove un’auto prese fuoco in circostanze anomale per un attentato terroristico. Immediatamente dopo, tutti i medici presunti componenti della presunta cellula, erano stati arrestati, Haneef addirittura in Australia, dove secondo i media mainstream era scappato.

Erano stati arrestati senza tentare la fuga perché completamente innocenti e Haneef era andato in Australia per motivi privati. Nei giorni successivi i suoi cinque presunti complici, tutti medici, erano stati scagionati. Infine è toccato al capo: non è mai esistita una cellula di Al Qaeda formata da medici, né da paramedici, né da portantini, né da veterinari. Ai sei è andata bene, potevano essere linciati o ammazzati come capitò al cittadino brasiliano Jean Charles de Menezes, scambiato per terrorista e freddato sul posto. Oppure essere deportati per anni a Guantanamo senza processo né incriminazione alcuna, visto che appena una dozzina dei quasi mille che sono passati dal campo di concentramento cubano, è mai stato incriminato di qualcosa.

A chi non è andata bene, anzi è andata malissimo, è invece all’opinione pubblica mondiale. Questa per giorni è stata ammaestrata a pensare che giovani musulmani, perfettamente integrati nella società britannica, tanto da essere divenuti medici, lavorare nei nostri ospedali e curare i nostri malati, potessero essere invece il germe distruttivo della nostra società. Fior di esperti sono stati intervistati, dando per scontata la colpevolezza dei sei ed arrampicandosi sugli specchi per giustificare il perché sei brillanti medici si erano trasformati in terroristi. Alcuni di questi hanno sproloquiato sul fatto che “l’integrazione non è garanzia di integrazione”, sull’irriducibile conflitto di civiltà, sull’atavico odio dei musulmani per le società aperte.

Non può sfuggire che, anche in questo caso, la falsa notizia non nasce dal nulla. Nasce dall’esigenza sia delle classi dirigenti che collettiva di individuare il nemico, di aggrapparsi all’esistenza di un nemico che spieghi il male, la paura alla quale la società occidentale sembra condannarsi. E il musulmano nemico non può essere solo il disadattato, l’escluso. Perfino i terroristi kamikaze del 7 luglio 2005 erano sì inglesi, ma con vite comuni, precarie, foriere di insoddisfazione, di rancore. I sei medici no. Sono il cerchio che si chiude sull’integrazione impossibile: se perfino sei medici si trasformano in terroristi, allora non c’è integrazione possibile e tutti i musulmani sono un corpo estraneo. E non importa che fosse una bufala macroscopica; se ben pochi media si sono preoccupati di divulgare la notizia della loro completa estraneità con Al Qaeda, allora per milioni di persone i medici musulmani continuano ad essere potenziali terroristi. E’ un paradosso, fa notizia l’uomo che morde il cane, ma se tutti i musulmani sono terroristi, come mai un musulmano scagionato dall’accusa di terrorismo non fa notizia?

La “società aperta”, è divenuta sinonimo di “società esposta”. E in questo l’invenzione del nemico ha la stessa funzione catartica che aveva l’uso del tradizionale antisemitismo nella Germania di Weimar come elemento di accumulazione del consenso da parte del partito nazionalsocialista, l’unico –parafrasando Umberto Bossi- ad avercelo duro contro il pericolo ebraico. Troppi soggetti concorrono alla creazione del mostro, del nemico. Partiti politici fautori –per cultura o per rincorsa- della mano dura. Operatori dei media inadeguati culturalmente. O apprendisti stregoni. Il teologo cattolico Brunetto Salvarani, un paio d’anni fa in un convegno a Rimini al quale partecipammo insieme, raccontò dell’invenzione di un mostro dei nostri tempi: Adel Smith. Quest’energumeno, un attaccabrighe fanatico, si presenta con l’aspetto del lottatore di wrestling, sempre pronto a spararla grossa e a menare le mani. Ma non è nessuno e non rappresenta nessuno, anche se da sue prese di posizione solitarie -come quella sui crocifissi esposti in luoghi pubblici- l’Italia ha discusso per mesi. Salvarani, un esperto di convivenza pacifica tra religioni, raccontò di essere stato interrogato anni fa dalla redazione del programma di Rai1, Porta a Porta, su chi rappresentasse chi nella comunità islamica italiana.

Avevano chiesto alla persona adatta: Salvarani era in grado di fare una mappa dettagliata su tutte le associazioni islamiche rappresentative della realtà di quella confessione in Italia. “L’unica cosa –si raccomandò Salvarani- non chiamate Adel Smith che è un pazzo scatenato e non rappresenta nessuno”. Il giorno dopo Adel Smith –allora perfettamente sconosciuto- era ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, presentato come uno dei più autorevoli rappresentanti della comunità musulmana in Italia. C’era solo irresponsabilità nella creazione di Adel Smith da parte di Bruno Vespa? O era parte di un disegno cosciente di costruzione del musulmano nemico? O semplicemente Adel Smith era il musulmano che più rispondeva alla rappresentazione collettiva che la redazione di Porta a Porta e forse la società italiana stessa consideravano lo stereotipo del musulmano? La politica della paura –la gestione della paura pubblica- ha reso il musulmano nemico, e non importa ricordare che siamo noi ad occupare Baghdad e Kabul e non loro Vienna o Poitier. Sicuramente per una donna Rom in Italia è oggi inopportuno fare un complimento ad un bambino.
Ma è una tragedia.
Gennaro Carotenuto

fonte: http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=1224

leggete anche:


Il telepatico Adel Smith
ossia, l’indiano cattivo
link dell’articolo:
www.kelebekler.com/occ/smith.htm



FACCIAMO ATTO DI RIPARAZIONE NEI CONFRONTI DEI ROM
articoli tutti da leggere: per informarsi, riflettere ed educarsi ad uscire dai luoghi comuni ai quali nessuno è indifferente. Me compreso.
mauro

Questa è la storia del più grande pogrom contro il popolo Rom dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Un pogrom invisibile, che avviene qui in Europa a telecamere spente.

Ma questa è anche la storia di alcune persone insieme forti e molto fragili, alle prese con un mondo feroce e in guerra con tutti i predatori che volano incessanti sopra le teste del popolo dei Rom. Sono più abituato di loro a scrivere, Ma non dimenticate: questa è la loro storia, non la mia.

Roberto Giammanco ha controllato pazientemente il testo. Roberto, che a differenza di tanti cialtroni non scrive da nessuna parte i titoli che lui invece davvero ha; Roberto che sa far convivere mente e cuore, una cultura vastissima con passioni forti. E che ha fatto conoscere in Italia altri mondi disprezzati e offesi: i neri americani e i palestinesi.

Theo Fründt ha poi donato le foto splendide e terribili che ha preso nel Kosovo. Theo, esperto di aiuti umanitari con esperienze nei luoghi più esposti del mondo, era stato inviato dal governo tedesco per aiutare i profughi albanesi. Quando ha scoperto i pogrom contro i Rom, la Germania gli ha fatto sapere che il loro dramma non era politicamente interessante. Così Theo ha rotto tutti i ponti e si è messo a combattere da solo per il popolo che non serve a nessuno.

Ma anch’io sono coinvolto. Sono cresciuto senza patria, tra il Messico, gli Stati Uniti e l’Italia. Ho militato per quattordici anni a tempo pieno in una setta. Vuol dire vivere fino in fondo la prevaricazione che gli esseri umani possono esercitare sugli altri, attraverso la menzogna, l’indifferenza, la manipolazione, l’invenzione di miti, l’opportunismo. In una parola, il potere, che non ho solo subito ma ho anche esercitato. Però questa esperienza mi ha anche insegnato che è sempre giusto combattere i truffatori e i prepotenti e stare a fianco delle persone vere. Si rischia a fare così, ma ne vale la pena.

Credo che chi legge queste parole capirà perché nello stesso sito in cui ci occupiamo dei Rom e della violenza contro di loro parliamo – in termini critici – anche di una ben diversa categoria di persone: i difensori delle multinazionali dell’immaginario e delle sette distruttive, gli apologeti della manipolazione e dello sfruttamento. L’ingiustizia e l’oppressione sono sempre e sostanzialmente uguali, qualunque maschera indossino.



Reska

Questo testo non viene pubblicato qui solo per il gusto di raccontare una storia. Reska e la sua famiglia – come migliaia di altre famiglie Rom – hanno bisogno di tutti gli amici possibili. Amici decisi, un po’ feroci e capaci di combattere fino in fondo per ciò che è giusto. Benvenuti, se ve la sentite.

I gabbiani gridavano i loro nomi

C’è una storia che quasi certamente non conosci. Come potevi? Non te l’ha mai raccontata nessuno.

Un ragazzo di terra da solo sul mare, solo tra il sale dell’abisso e il sole d’agosto. È un Rom su un pezzo di legno. Passano i giorni e passano le notti. Lo trovano i pescatori. È l’unico vivo. Erano in centocinque e lui è l’unico che è rimasto.

Centoquattro corpi a nuoto lento, alla deriva, davanti al Montenegro, centoquattro corpi ammorbiditi, addolciti, scolpiti, erosi dall’acqua; c’è anche un termine scientifico, saponificazione.

Murat lavora in una fabbrica a Bergamo. Va dagli usurai che anche tra i Rom s’ingrassano di miseria e fa un debito per tirar fuori suo nipote dal Kosovo.

Il ragazzo arriva vivo. Ma tredici parenti della moglie di Murat erano sulla nave affondata. Tredici parenti. Ricordi, risate, affetti, gelosie, odi furiosi, scherzi – saponificati, accarezzati e mordicchiati dai pesci.

Murat è andato fino in Montenegro per riconoscere quei ciottoli bianchi di carne, dove erano riconoscibili solo i nomi tatuati secondo antico costume sulle braccia – gli strani nomi dei Rom, infinitamente diversi tra di loro.

“Bombing slot”

Avevo conosciuto Bajram e Rezijana Berisha a Verona nel 1992. Una visione non insolita: Reska – come la chiamano in genere – è una “zingara” proveniente dal Kosovo, su una sedia a rotelle, che accoglie in silenzio la carità, più che chiederla; e vicino a lei, a volte, suo padre. Facile malignare, immaginandosi che alla fine della giornata la ragazzina ripieghi la sua carrozzella da finta invalida e dia a suo padre i soldi per andarseli a bere all’osteria.


Reska

Non ho conosciuto Bajram e Reska nel luogo dove chiedevano l’elemosina. Li ho conosciuti in un tratto desolato delle sponde dell’Adige, periferia postindustriale. Lei era davvero su una carrozzella, fulminata dalla poliomielite a tre anni; lui faceva saltuariamente lavori in nero. Solo quando non lo chiamavano al lavoro andava a far compagnia a sua figlia. Nessun dubbio, i soldi che rimediavano non se li andava a bere.

Per sette anni, non avevo saputo più nulla di loro: sapevo solo che si erano trasferiti a Brescia. Poi ho sentito di cosa stava succedendo in Kosovo. Era una realtà sdoppiata: c’erano tutti i dolori reali di cui i Balcani sono carichi; ma c’era anche la loro improvvisa trasformazione in spettacolo di guerra. Sarei stato disposto ad ascoltare le persone reali, ma come si poteva stare a sentire i portavoce della NATO quando dicevano che i serbi avevano creato una piccola Auschwitz nelle miniere di Trepça, dove sembra che in realtà non sia morto nessuno? Mi sono perso i filmati dei profughi trasportati in Italia con le navi di Stato, o quelli che magnificavano le lucenti macchine per uccidere dell’aviazione degli Stati Uniti.

In quei giorni ero andato a prendere all’aeroporto un uomo d’affari arrivato dalla Germania, che si scusava per il ritardo – era dovuto al “bombing slot”, la fascia oraria dei bombardamenti. Per intenderci, omicidi aerei dalle 9 alle 11, uomini d’affari dalle 11 in poi, tutti lì ad aspettare pazienti con le loro valigette ventiquattrore.

È solo dopo, quando hanno calato il sipario e dichiarato che lo spettacolo era finito, inevitabilmente con il trionfo dei buoni, che ho cominciato ad ascoltare. In piccoli trafiletti qua e là, leggevo che un intero popolo veniva sradicato. Proprio mentre i soldati di Clinton giocavano al trionfo facendo il loro ingresso a Prishtina, i Rom venivano scacciati da una terra in cui erano vissuti per secoli. Migliaia cercavano di attraversare l’Adriatico in condizioni terribili, mentre D’Alema rassicurava i perbenisti d’Italia – “li rispediremo tutti a casa”. Alcuni donatori scrivevano sui pacchi che mandavano all’Operazione Arcobaleno, “solo per gli albanesi, non per gli zingari.”

continua a leggere


Un enorme GRAZIE al sito http://www.kelebekler.com/

per l’impegno e la sensibilità nei confronti della VERITA’

OPERAZIONE PRETOFILIA


dal sito di Molleindustria

OPERAZIONE: PRETOFILIA DI NUOVO ONLINE (O QUASI)

Speriamo sinceramente che questo sia l’ultimo aggiornamento sulla vicenda Operazione: pretofilia. Dopo la ritirata strategica della scorsa settimana siamo pronti a riaffermare il nostro diritto alla satira.
Se non sei mai capitato su questo sito o è da un po’ che non ci capiti ti consigliamo di leggere prima le puntate precedenti:
Volontè vs Molleindustria?
Sia fatta la sua Volontè

God bless the United States (?)
Per evitare problemi legali al nostro provider abbiamo scelto di trasferirci su un server localizzato negli Stati Uniti dove si dice abbiano più a cuore la libertà di opinione. Queste voci sono confermate dalla risoluzione del caso noblogs.org. Il provider americano del servizio di blogging, sentiti gli avvocati, ha fatto sapere che il videogioco non può essere considerato illegale secondo le leggi degli Stati Uniti ed il blocco del dominio è stato revocato. Segnaliamo un interessante intervento apparso su punto informatico che smonta l’accusa di pedopornografia.

Compagni cristiano-democratici, perdonateci!
Riconosciamo come valide molte delle accuse mosse al gioco. In particolare ci dispiace aver dato modo di credere che il gioco fosse ispirato da fatti reali. Vogliamo chiarire una volta per tutte che Operazione: Pretofilia è da considerare pura fiction, che il Vaticano non è dotato di elicotteri gialli e che la lettera che introduce il gioco non è veramente opera di Benedetto XVI anche se la firma in calce poteva trarre facilmente in inganno.
Abbiamo deciso di offuscare le iperrealistiche scene di abusi sessuali che potevano risultare disturbanti agli occhi dei giocatori più impressionabili. Siamo pronti a dimostrare che nessun bambino è stato violato e neppure fotografato per produrre quelle animazioni, tutto è stato ottenuto con sofisticati programmi di grafica vettoriale.
Tuttavia chiediamo ai minorenni di non giocare ad “Operazione: pretofilia” e ai maggiorenni di leggere attentamente le avvertenze prima di accedere al controverso videogioco.

La pretofilia non è un crimine
In questi giorni abbiamo ricevuto molte email di solidarietà (tranquilli nessuno è stato ancora arrestato) e solo due lettere di critica su un totale di almeno 300.000 giocatori. Segno che forse i cattolici sono più tolleranti e perspicaci dei loro rappresentati alla Camera. O forse che preferiscono navigare su altri siti.
La blogosfera ha reagito prontamente alla vicenda, decine di internauti hanno segnalato e discusso anche animatamente il gioco e le assurde conseguenze.
Discorso diverso per i media mainstream, solitamente abbastanza indifferenti alle questioni della rete (con eccezione della fabbrica di notizie spazzatura chiamata Second Life). Segnaliamo un bell’articolo di Ivan Fulco apparso su “La Stampa”.

“I’ll be your mirror
Reflect what you are
in case you don’t know”

(Velvet Underground)


Come spesso accade nei casi di (ingiusta) censura informatica la risposta del popolo della rete è stata quella di far proliferare mirror, ovvero duplicati dei contenuti incriminati, in maniera da rendere impossibile un oscuramento completo.
Molleindustria disconosce la versione non censurata di Operazione: Pretofilia, contenuta sul sito ufficiale dell’onorevole Luca Volontè. e su molti altri server 12345


I nuovi inquisitori
Ribadiamo che la cosa più grave di questa vicenda non sia la censura di un’opera satirica (in Italia ci siamo ormai abituati) ma piuttosto la strumentalizzazione politica della sacrosanta lotta contro gli abusi sui minori.
Questo è un brano del comunicato dell’UDC a seguito dell’interpellanza su “Operazione: pretofilia” e sullo spettacolo “Messiah Game” presentato alla Biennale di Venezia:

“Sul dilagante fenomeno della pedopornografia in Internet, di cui ‘Operazione Pretofilia’ è l’ultimo baluardo sotto forma di gioco, il Governo non se la può cavare con due spot televisivi o radiofonici. Per sostenere le famiglie, in quella che è una lotta impari, occorrono azioni forti che del resto non potranno mai attuarsi finché rimane il ricatto da parte di frange laiciste e radicalcomuniste” (testo completo)


Anche se i provvedimenti censori e le denunce contro il gioco non dovessero sortire alcun effetto non possiamo ignorare il quadro generale: una piccola ma agguerrita frangia di fondamentalisti cristiani sta cercando di ridefinire i limiti della libertà di espressione. Fra i nuovi inquisitori spicca la fantomatica Lega Antidiffamazione Cattolica, una neonata associazione composta da quattro persone che da alcuni mesi sta creando casi mediatici sugli artisti blasfemi.
Il presidente, Pietro Siffi, ha scritto diversi editoriali sulla “vera” arte sostenendo cose come “Non vi è nulla di bello e di edificante in qualsiasi disciplina che non sia tributo alla Religione di Cristo” (testo completo).

Il problema ovviamente non è la presenza di piccoli club di invasati, ma piuttosto l’egemonia che stanno conquistando all’interno di gruppi politici che si dicono moderati, l’attenzione e l’autorevolezza che molti giornali gli attribuiscono e soprattutto nella mancata opposizione da parte delle forze laiche e democratiche (vedi il caso della mostra La Madonna Piange Sperma sospesa a Bologna per volontà del sindaco Cofferati).

Per chi fosse interessato ad una reazione creAttiva all’onda oscurantista, Paolo di molleindustria ha postato alcuni spunti di discussione sulla lista Rekombinant

04 07 07

fonte: http://www.molleindustria.org/pivot/entry.php?id=147#body

Ancora una volta il clero è al centro delle polemiche per gli abusi ai danni dei minori. Il Vaticano ha creato una task force per garantire l’impunità dei preti pederasti. Assumi il comando delle operazioni pretofile: consolida l’omertà, insabbia le indagini, contieni lo scandalo finchè l’attenzione mediatica non sarà calata.

Non lasciare che la giustizia secolare si intrometta negli affari della Chiesa!


molti altri giochi alla pagina:
http://www.molleindustria.org/home.php

Vittime del terrorismo o vittime dello Stato?


Ringraziamo Laura per la segnalazione

Milano 29 Luglio 2007

A seguito della notizia riportata oggi dagli organi di stampa, della concesssione di un assegno vitalizio, quale beneficio previsto dall’applicazione della legge 206/4, alla moglie e ai figli del dottor Paolo Emanuele Borsellino, già magistrato,deceduto in Palermo il 19/7/1992 per effetto di lesioni riportate in conseguensa di azioni della criminalità organizzata con finalità terroristica, chiedo all’ on. Giuliano Amato, in qualità di titolare del Dicastero degli Interni, di volersi fare promotore di una proposta di legge per la concessione di un vitalizio, pari all’emolumento mensile di un componente della Camera dei Deputati, per i familiari di Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, già agenti della Polizia di Stato, deceduti in Palermo il 19/7/1992, per effetto di lesioni riportate in conseguenza di azioni della criminalità organizzata con finalità terroristica, mantre, facendo uso solamente del loro corpo, tentavano di difendere il suddetto magistrato.

In quanto alle motivazioni del vitalizio stesso chiedo al ministro Giovanni Amato, attuale titolare del Dicastero degli Interni di avviare consultazioni con l’on. Nicola Mancino, titolare del Dicastero degli Interni dal 28/6/1992 al 28/04/1993 (I Gov. Amato) ed al 28/4/1993 al 10/05/1994 (Gov. Ciampi) e quindi sicuramente al corrente dei Segreti di Stato relativi a quel periodo, per appurare, compatibilmente con le lacune di memoria dello stesso, se i suddetti agenti della Polizia di Stato debbano essere definiti “vittime del terrorismo” o “vittime dello Stato”.

Salvatore Borsellino

I ragazzi della Scorta “Quarto Savona 21”

LA NOTIZIA

Milano, 29 Luglio 2007

Dal Corriere della Sera di oggi:

“Fu terrorismo”. Vitalizio ai familiari di Borsellino

“Dopo una lunga istruttoria, la direzione generale del personale di via Arenula ha riconosciuto rispettivamente alla moglie e ai figli del dottor Paolo Emanuele Borsellino, già magistrato, deceduto in Palermo il 19/7/1992 per effetto di lesioni riportate in conseguenza di azioni della criminalità organizzata con finalità terroristica, la concessione dell’assegno vitalizio quale beneficio previsto dall’applicazione della legge 206/04″.

Il figlio Manfredi, oggi commissario capo della polizia a Palermo, chiede giustamente perchè non venga riconosciuto lo stesso trattamento alle moglie e ai figli degli agenti morti in via D’Amelio e dichiara:
“Se ora sono in polizia lo devo all’esempio che ho avuto dagli agenti della scorta di mio padre. Lui è morto per le sue idee, loro sono morti per difendere mio padre. Non ci dovrebbero essere vittime di serie A, serie B o serie C”.

Non aggiungo altro, se non il ricordo di mia madre che, il giorno dopo la strage, ci chiese di incontrare i genitori dei ragazzi morti con Paolo e volle baciare loro, uno per uno, le mani perchè, come ci disse, avevano dato la vita dei loro figli per suo figlio.
Io mi chiedo invece quando verrà concessa ai familiari di quei ragazzi un vitalizio come genitori e figli di vittime dello Stato

Salvatore Borsellino


Cocktail party

Girovagando per blogs..

Fino a pochi anni fa, nell’afa di Firenze avrei potuto rifugiarmi in Fortezza accompagnando il Barnie e due o tre nostri amici indiani in quella che più che festa dell’Unità avevo ribattezzato festa dei commercianti di Firenze, poichè tutti i locali e i negozi di artigianato etnico chiudevano i battenti in centro e riaprivano a prezzi maggiorati in Fortezza da basso dove c’era un caldo talmente infernale che a varcare la soglia l’adesivo dei ds non ti si attaccava prorpio sulla maglietta e finiva rigorosamente in terra. Nonostante tutto due lire a Fassino per il buon cous cous si davano, Pablo ci offriva i formaggi e vino sardo e finita l’autonomia (ossia il livello di sopportazione) dell’homo o si restava col Barnie e la Giuliana ad aspettare Bersani sostituito da Mussi o si ascoltava un concertino punk per poi accodarsi al branco e fare una passata in S.Spirito, come ogni sera. Quest’anno la definizione di partito è stata giustamente riadattata in versione cocktail (anche se nel cocktail gli ingredienti sono ben miscelati, non hanno peso specifico troppo diverso tranne che nel B52 e non mi pare ancora questo il caso), e i rifondaroli per primi varcheranno quella soglia in onore della promessa solenne (hahaha) di lotta alla precarietà. Un’ordinanza del comune, per volere dei turisti americani terrorizzati dalla violenza (leggi: bottiglia rotta) e dallo spaccio (leggi: grammo di fumo) a Firenze ha deciso contemporaneamente di far chiudere i locali di S.Spirito all’una nonostante questi fossero sempre affollatissimi di gente comune. Peccato che l’india market dietro l’angolo venda le birre e dunque annulli esattamente l’effetto dell’ordinanza, e peccato che le forze dell’ordine presidino il rispetto dell’ordinanza intorno alla piazza mentre dentro si continua a spacciare. Allora. Gli americani gireranno liberi per le strade di Firenze e i fiorentini andranno al democratic party. Sto covando sonore forme di protesta.

Pubblicato da unaperfettastronza

fonte:http://unaperfettastronza.wordpress.com/

Darfur, l’Onu si muove: forza di peace keeping da 2 mld di dollari


ma quanto “rende” l’essere “buoni”..


Parigi | 1 agosto 2007

Finalmente le Nazioni Unite si muovono. Nella notte è stata approvata a Palazzo di Vetro la risoluzione del Consiglio di sicurezza che autorizza l’invio di 26.000 caschi blu a sostegno dei 7.000 soldati dell’Unione africana già presenti nella regione occidentale del Sudan. Sarà la forza di peace-keeping più grande e costosa mai deliberata in sede Onu, con un costo complessivo solo per il primo anno di 2 miliardi di dollari.

Nella soluzione della crisi del Darfour, come nel caso delle infermiere bulgare rilasciate dalla Libia, emerge il ritrovato protagonismo della Francia dopo l’insediamento di Nicolas Sarkozy all’Eliseo. Parigi ha assunto un ruolo di primo piano nel promuovere la causa del Darfur all’attenzione della comunità internazionale: in giugno, non a caso, ha ospitato la prima conferenza internazionale sul Darfur, e Sarkozy ha annunciato che visiterà presto la regione. Ma soprattutto, la Francia è pronta a inviare i propri militari in Darfur. Il ministro degli Esteri Bernard Kouchner, peraltro, ha ribadito che il nucleo della missione di peacekeeping sarà costituito da militari africani: “C’è un nuovo fenomeno, molto importante, ed è quello che gli africani si prenderanno direttamente la responsabilità delle loro questioni”.

26mila caschi blu per fermare la catastrofe umanitaria
La missione infatti vedrà la partecipazione quasi totale di militari provenienti dal continente africano. Ghana, Senegal, Kenya, Benin raddoppieranno il proprio contingente già presente in Sudan con la missione dell’Unione africana. A questi si aggiungeranno 6.000 militari provenienti da Nigeria ed Egitto.

Lavorio diplomatico
Determinante, nell’accelerazione finale che ha portato all’approvazione della risoluzione, la determinazione di Francia e Gran Bretagna, che hanno presentato in due settimane ben quattro bozze di risoluzione, vincendo le resistenze della Cina, contraria all’utilizzo della forza da parte della missione di peacekeeping. Il testo ha aggirato l’ostacolo, affermando che saranno prese le “necessarie misure” per proteggere i membri della missione militare e i civili che forniscono aiuto umanitario ai profughi “sotto minaccia senza pregiudizio verso le responsabilita’ governative”.

I ‘no’ di Pechino
La Cina, che con il Sudan ha forti interessi economici (leggi petrolio) e che in precedenza aveva mosso alcuni “dubbi” sulle precedenti bozze, ha sdoganato il testo presentato in Consiglio di sicurezza, e per bocca del suo ambasciatore al Palazzo di vetro, Wang Guangya, ha sottolineato come sia necessario “essere precisi e attenti su come applicarla”.

Nel documento sono scomparsi anche i riferimenti al sequestro e alla distruzione delle armi non legalmente detenute; compito della forza ibrida sarà semplicemente quello di monitorarne l’uso. Nel testo della risoluzione sono stati cancellati anche i riferimenti alle milizie arabe Janjaweed ritenute principali responsabili dei massacri di civili.

La risoluzione chiede inoltre al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di riferire ogni trenta giorni al Consiglio di sicurezza sullo svolgimento della missione.

La posizione di Washington
L’ambasciatore americano a New York, Zalmay Khalilizad, ha pero’ messo in guardia il Sudan, dichiarando che se Khartoum non rispettera’ il testo della risoluzione, potrebbero essere prese misure “unilaterali e multilaterali”. Il riferimento è alle sanzioni, che Russia e Cina hanno sempre rifiutato, ma che il presidente Usa George W. Bush ha sempre visto come soluzione contro l’indisponibilità del paese subsahariuano.

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=72486