Archivio | agosto 2, 2007

Difendiamo Uluru!


dal blog di Beppe Grillo

Uluru è il vero nome di Ayers Rock. Una grande roccia rossa al centro dell’Australia. La montagna sacra degli aborigeni. L’equivalente della Mecca per gli islamici o di San Pietro per i cattolici. Immaginate se questi luoghi fossero trasformati in attrazioni turistiche con bar, passeggiate, qualche bordello. Se fosse possibile scalare il Cupolone con corde e catene. Scattare foto alla Pietra Nera. E’ quello che succede a Uluru.

Gli aborigeni chiedono che Uluru torni un luogo sacro . Il Governo australiano ha nel frattempo un piano. Ridurre il consumo di alcolici tra i nativi e i presunti abusi sessuali sui bambini anche sottraendo i bambini alle famiglie. Gli aborigeni si ricordano ancora della “Stolen Generation”, della generazione rubata. Di 100.000 bambini aborigeni rubati dal Governo nel secolo scorso per educarli. Gli aborigeni non vogliono mercificare il loro territorio per il turismo di massa dell’uomo bianco. Ieri, l’aborigeno Bruce Trevorrow, ha vinto una causa con un risarcimento di 525.000 dollari australiani per essere stato sottratto da bambino a sua madre. In alcune parti dell’Australia gli aborigeni sono stati sterminati. Come è avvenuto in Tasmania dove venivano organizzate delle battute all’aborigeno. Poi si è estinto e non è stato più reintrodotto dai cacciatori.

La diffusione dell’alcool che tanto preoccupa il primo ministro John Howard è colpa dei bianchi. Prima che arrivassero loro gli aborigeni erano sobri. Credo che anche nelle grandi città bianche australiane vi siano abusi sessuali sui bambini nelle famiglie. Cosa si intende fare in questi casi, espropriare i quartieri bianchi, fare qualche deportazione? Le grandi chiese australiane siano rese disponibili per il free climbing e per gli alcolizzati. Come avviene per Uluru. Per stabilire un diritto di reciprocità. E i pub australiani siano chiusi. Le regole devono valere per tutti.

fonte: www.beppegrillo.it

Il viaggio sacro nella terra

A cura di Italo Bertolasi

Il viaggio piu’ avventuroso é il “ritorno” nel “ventre” della Terra. Dea Madre che sostiene la vita. “Sciamani”, turisti verdi, e fanatici del viaggio esplorano in lungo e in largo le terre piu’ selvagge per raggiungere foreste tropicali e deserti d’alta montagna. Vero viaggio se si avrà il coraggio d’abbandonare i sentieri battuti per godersi l’avventura del vagabondaggio.

Il cuore rosso dell’Australia

Uluru – la montagna dei segni – é un monolito di roccia rossa che si drizza per ottocento metri nel cuore del deserto australiano. E’ il monte sacro venerato dalla tribu’ aborigena dei Pitjantjatjara. Ci spiegano che Uluru – la montagna dei “segni” – ” non é solo una montagna, ma é nostro padre e nostra madre. E’ il luogo magico delle forze e delle visioni che germogliano dalle pietre”. “Luru” nella lingua indigena sono chiamate le incisioni che decorano armi ed utensili e che assomigliano ai geroglifici disegnati dall’acqua, dal sole e dai venti sulle roccia rossa di Uluru. Montagna magnete che irradia energia. “Insanguinata” perche’ ha partorito gli Anangu sterminati dal genocidio dell’uomo bianco – il feroce “”piranpa“. Gli aborigeni si sentono imparentati con creature polimorfe, metà uomo e metà animali, dotate di poteri straodinari: “Kalayamati” é l’uomo emu, “Mynyama Tyala” la donna ape. Progenitori della razza umana.

Uluru é ricca di tesori: a Nord, tra rocce umide e “femminili”, c’é una sorgente d’acqua piovana protetta dal serpente “Mutidjula“. E la caverna vagina, luogo iniziatico, dove vengono istruite le “fanciulle che fioriscono” col primo mestruo. Luogo tabu’ profanato dai turisti. Ci dicono le donne aborigene: “Quando un uomo ignorante entra nello spazio sacro delle donne, le violenta tutte… non solo le donne Anangu ma anche tutte le altre donne del mondo!”.

Rivolta a mezzogiorno c’é la parte maschia con i suoi monoliti falli. Qui si apre la voragine di “Kundji“, porta del paradiso, dove i cacciatori si ritrovano a danzare in trance. Le rocce sono affrescate con disegni di soli che irradiano raggi di luce. I colori – gialli, ocra, aranci – sono incollati col sangue dell’artista alle rocce “insanguinate”. Carni vive di Uluru.

Uluru – Ayers Rock – é purtroppo anche il simbolo turistico dell’Australia da bere e le migliaia di turisti che visitano il tempio montagna non rispettano certamente le regole degli aborigeni: la montagna sacra non si deve scalare. Non si deve fare il bagno nella sorgente sacra. Non si devono profanare i luoghi ” tabu’ “. Uluru é al centro di un “mandala” di monti radioattivi che sono anche i libri di storia piu’ antichi del mondo.

fonte: http://www.globalvillage-it.com/enciclopedia/eco/eco07.htm

FILM DA VEDERE

Nel 1900, durante la gita scolastica di un collegio australiano per fanciulle, tre ragazze e una insegnante si allontanano tra le rocce vulcaniche. Solo una ritorna, ferita e scioccata. Le altre scompaiono. Che eleganza in questo film australiano che coniuga una sapiente rievocazione dell’epoca vittoriana con la magia di una natura selvaggia e impenetrabile. Attraverso immagini preziose passa la corrente di un’aguzza critica sociale. Da un romanzo di Joan Lindsay, sceneggiato da Cliff Green.

il MORANDINI 2007
di Laura, Luisa e Morando Morandini

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Welfare, Epifani a Prodi: «La Cgil firma, ma con riserva»

 pensioni concertazione ANSA 120 prodi

Alla fine, la Cgil firmerà l´accordo tra governo e parti sociali sullo Stato sociale. «Confermo che la Cgil sottoscrive il protocollo sulla “previdenza, lavoro e competitività” e ti prego di considerare questa lettera come firma formale al testo in questione». Così il suo segretario generale, Guglielmo Epifani, ha preso carta e penna e ha scritto al presidente del Consiglio, Romano Prodi.

La Cgil accetta l´accordo del 23 luglio scorso, ma con riserve sul metodo e sui contenuti del pacchetto lavoro su cui «il protocollo compie scelte inadeguate e contraddittorie». Epifani infatti risponde a Prodi invitandolo «a riflettere serenamente» sul fatto che «un profilo riformatore deve sapere rispondere anche ai problemi sollevati che riconfermiamo». In particolare, la Cgil ricorda che alla base della scelta della firma ci sono la revisione della legge Maroni sulla riforma della previdenza, l’aumento alle pensioni minime e la riforma degli ammortizzatori sociali. «Mantengo le riserve di metodo sollevate – sottolinea il leader Cgil – e che trovano riscontro nella tua risposta dove affermi esservi stata un´autonoma sintesi individuata dal Presidente del Consiglio, dopo lunghi mesi di confronto con le parti sociali. Ora, proprio questo è il punto non risolto: su materie come quelle attinenti le politiche del lavoro e i riflessi contrattuali che hanno, le soluzioni da ricercare vanno condivise. Se questo non avviene, è evidente che si creano forzature in cui qualcuno si riconosce per intero e qualcuno per una parte».

Epifani sottolinea che «mentre sul testo del protocollo la Cgil riconosce il valore e l’importanza delle scelte definite, soprattutto in materia di aumento delle pensioni e reddito dei pensionati, di ammortizzatori sociali, di interventi verso la condizione giovanile e anche di revisione della legge Maroni – temi che sono alla base della scelta della firma – su alcuni aspetti specifici ma rilevanti delle politiche del lavoro, il protocollo compie scelte inadeguate e contraddittorie». «Mi riferisco al fatto – prosegue – che il riordino della previdenza agricola, sul quale era stata raggiunta l’intesa tra le parti sia stato espunto dal protocollo senza alcuna ragione; al fatto che lo staff leasing, contrariamente alle dichiarazioni precedenti del Governo, non sia oggetto di cancellazione, e alle modalità con cui la materia del contratto a termine è stata affrontata, contraddicendo la giusta esigenza di riportare in un ambito più sostenibile socialmente (e penso in modo particolare alla condizione giovanile) l’uso di questo istituto. Per ultimo aggiungo che la scelta sulla decontribuzione degli straordinari rende lo straordinario meno costoso dell’ora di lavoro ordinaria».

«Tutto questo – conclude – ovviamente, non sposta il giudizio sull’insieme del protocollo fatto di tante parti positive per giovani lavoratori e anziani. Resta però il fatto, sul quale invito il Governo a riflettere serenamente, che un profilo riformatore deve sapere rispondere anche ai problemi sollevati che riconfermiamo».

«In terzo luogo – scrive Epifani – mentre sul testo del protocollo la Cgil riconosce il valore e l’importanza delle scelte definite, soprattutto in materia di aumento delle pensioni e reddito dei pensionati, di ammortizzatori sociali, di interventi verso la condizione giovanile e anche di revisione della legge Maroni, temi che sono alla base della scelta della firma, su alcuni aspetti specifici ma rilevanti delle politiche del lavoro, il protocollo compie scelte inadeguate e contraddittorie».

«Mi riferisco – spiega il leader della Cgil – al fatto che il riordino della previdenza agricola, sul quale era stata raggiunta l’intesa tra le parti sia stato espunto dal protocollo senza alcuna ragione; al fatto che lo staff leasing, contrariamente alle dichiarazioni precedenti del Governo, non sia oggetto di cancellazione e alle modalità con cui la materia del contratto a termine è stata affrontata, contraddicendo la giusta esigenza di riportare in un ambito più sostenibile socialmente (e penso in modo particolare alla condizione giovanile) l’uso di questo istituto. Per ultimo – conclude – aggiungo che la scelta sulla decontribuzione degli straordinari rende lo straordinario meno costoso dell’ora di lavoro ordinaria».

«Tutto questo – ribadisce infine il segretario – non sposta il giudizio sull’insieme del Protocollo fatto di tante parti positive per giovani lavoratori e anziani. Resta però il fatto, sul quale invito il Governo a riflettere serenamente, che un profilo riformatore deve sapere rispondere anche ai problemi sollevati che riconfermiamo. Con stima».

Il leader della Cgil aveva già inviato una lettera a Prodi il 25 luglio, dopo la presentazione del protocollo, puntando l´indice sul pacchetto lavoro e chiedendo se fosse possibile firmare l’accordo solo in parte. E alla missiva il premier aveva prontamente risposto il giorno dopo, il 26 luglio, sottolineando che il testo andava sottoscritto per intero. Dopo il botta e risposta tra il premier e il segretario generale, arriva dunque il sì con riserva di Epifani. Restano le critiche per il metodo e sul merito del pacchetto lavoro, in particolare: sul riordino della previdenza agricola espunto dal testo; sulla mancata cancellazione dello staff leasing; sui contratti a termine e sulla decontribuzione degli straordinari.

Pubblicato il: 02.08.07
Modificato il: 02.08.07 alle ore 18.46

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=67926


STRAGE BOLOGNA: BOLOGNESI, IN PARLAMENTO AMICI TERRORISTI

(AGI) Bologna, 2 ago. – “Chi può stupirsi dei rigurgiti del terrorismo di ogni colore, se in Italia l’omicidio politico è stato un mezzo per fare carriera e ottenere insperati accessi mediatici? Chi può stupirsi se in Parlamento siedono tanti amici dei terroristi?” Domande pesanti, quelle contenute nel discorso del Presidente dell’Associazione vittime Due Agosto, Paolo Bolognesi, pronunciate dal palco a Bologna durante la celebrazione del 27esimo anniversario della strage alla stazione del 2 agosto 80, che causò 85 morti e 200 feriti.

Mentre Prodi invita a “non cercare la vendetta, ma la verità”, il Presidente dell’Associazione Vittime – prima del minuto di silenzio alle 10.25, ora della strage, rispettato da tutti – ricorda il manifesto della commemorazione dove sta scritto “I terroristi non sono maestri di vita, non hanno nulla da insegnare”. Bolognesi sembra un fiume in piena. ” Dimenticare le vittime e mettere sotto la luce dei riflettori i carnefici non può dirsi memoria – scandisce – non può dirsi democrazia, tutto ciò va definito barbarie. Non è questa la sede per indagare – prosegue – sul perché dell’ambiguità di alcuni esponenti politici e di parte della sinistra sugli anni di piombo, ma qui oggi vogliamo esprimere un concetto forte e chiaro: se qualcuno vuole barattare l’impunità per i neofascisti Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini in cambio dell’impunità per i cosiddetti compagni che hanno sbagliato – tuona dal palco – ha fatto male i suoi conti. Se questa è, come appare, un’operazione di “scambio dei prigionieri ” – conclude – un meschino compromesso per autolegittimarsi e per far dimenticare gli scheletri nell’armadio di destra e di sinistra, l’Associazione 2 Agosto 80 ne sarà una fiera oppositrice”.

fonte: http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200708021421-pol-rom1096-art.html

Oggi è l’anniversario della strage di Bologna – video e documenti per non dimenticare

La strage di Bologna è stato uno degli atti terroristici più gravi che abbiano insanguinato l’Italia nel secondo dopoguerra.

Sabato 2 agosto del 1980, alle ore 10.25, esplose alla stazione ferroviaria di Bologna un ordigno a tempo contenuto in una valigia abbandonata nella sala d’aspetto. L’esplosione uccise ottantacinque persone, ferendone oltre duecento, e fu per la città di Bologna e per l’Italia intera una pietra miliare della coscienza collettiva del paese, che prendeva atto di una recrudescenza del terrorismo.

La detonazione (prodotta da una miscela di tritolo e T4) si udì nel raggio di molti chilometri e distrusse gran parte della stazione investendo in pieno il treno AnconaChiasso in sosta al primo binario.

In quel giorno di piena estate la stazione era affollata di turisti e persone in partenza o di ritorno dalle vacanze. La città – incredula ed impreparata per una simile evenienza – reagì con orgoglio e prontezza: non essendo sufficienti le ambulanze per trasportare i feriti agli ospedali cittadini, vennero impiegati anche autobus e taxi. (da http://it.wikipedia.org)


VIDEO e MATERIALI

VIDEO – Il filo della memoria

Un film di Daniele Biacchessi

Cortometraggio avuto per gentile concessione dell’Associazione tra i familiari delle vittime strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980.

fonte: ARCOIRIS TV – durata: 22,06 min.
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VIDEO – Strage di Bologna 02 Agosto 1980
Filmato girato poco dopo la strage della stazione di Bologna.
Si sconsiglia la visione a persone facilmente suggestionabili.


fonte: ARCOIRIS TV – durata: 38,01 min.
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Visita i siti:

www.stragi.it
http://www.comune.bologna.it/primopiano/2agosto/index.php
http://www.reti-invisibili.net/stragedibologna/

fonte: senzamedia.blogspot.com/2006_08_01_archive.html


Russia: stiamo toccando il fondo..

Sea life off Palma de Mallorca


Energie alternative? Ma no, che sciocchezza! C’è ancora tanto di quel petrolio da svuotare la Palla Terrestre fino a farla diventare un palloncino vagante.
Altro che Fiera dell’Imbecillità, quì siamo al collasso totale. Del cervello

Batiscafo russo tocca il fondo del Polo Nord
Mir-1 è sceso a 4261 metri di profondità

Il mini-sottomarino calato dalla Akademik Fiodorov in un’immagine della televisione russa


MOSCA
– Ha raggiunto il fondale dell’Oceano Artico esattamente al di sotto del Polo Nord, a una profondità di 4.261 metri, il mini-sommergibile russo ‘Mir-1’: l’annuncio è stato dato dall’emittente televisiva pubblica Vesti-24, secondo cui il punto X è stato toccato alle 12,08 ora di Mosca, le 10,08 in Italia.

“Il posizionamento è avvenuto senza problemi”, ha comunicato il comandante del ‘Mir-1’, Anatoli Sagalevich, alla nave-laboratorio ‘Akademik Fyodorov’. “Intorno a noi il suolo è di colore giallastro, e non si vedono abitanti degli abissi marini”, ha riferito. Con il pilota c’è anche il capo della spedizione, Artur Chilingarov, celebre esperto di spedizioni in Artide e Antartide nonchè vice presidente della Duma, la camera bassa del Parlamento federale; presente inoltre a bordo un secondo deputato, Vladimir Grudzev.

Il ‘Mir-2’, gemello del sottomarino miniaturizzato, dovrebbe arrivare nel giro di circa mezz’ora. Scopo ultimo dell’impresa, mai tentata prima, è provare che la superficie sottomarina è direttamente collegata alla piattaforma continentale russa attraverso la dorsale Lomonov, una sorta di enorme propaggine rocciosa che si protende dal continente in direzione settentrionale; se la dimostrazione riuscisse, Mosca potrebbe rivendicare la piena sovranità su un’estensione enorme tra la Siberia e il polo, per un totale di 1,2 milioni di chilometri quadrati, considerati una vera e propria riserva di idrocarburi non ancora sfruttati, giacimenti dall’inestimabile valore economico ed energetico.


(2 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/russia-sommergibile/russia-sommergibile/russia-sommergibile.html

Usa, crolla un ponte sul Mississippi

Collega la parte nord a quella sud di Minneapolis, in Minnesota
Il cedimento alle 18, ora di punta. Cinquanta i veicoli precipitati

Usa, crolla un ponte sul Mississippi
Almeno nove morti, molti feriti

Le autorità americane: “Non è stato terrorismo”
Ipotesi di un cedimento strutturale: era in riparazione

Pompieri impegnati nelle operazioni di soccorso dopo il crollo del ponte a Minneapolis


MINNEAPOLIS
Almeno nove persone sono morte a Minneapolis, negli Stati Uniti, per il crollo di un ponte sul fiume Mississippi. La struttura ha ceduto e decine di veicoli sono precipitati in acqua, facendo temere un bilancio ancora peggiore. Secondo il giornale locale The Star Tribune venti persone risultano disperse. Una sessantina i feriti.

GUARDA LE FOTO Guarda il video

E’ successo ieri sera intorno alle 18 locali, ora di grande affluenza. Almeno cinquanta i veicoli che stavano transitando lungo il ponte sull’interstatale 35, auto, pullman e camion che sono finiti in acqua, precipitando da un’altezza di circa 20 metri. Molti si sono schiantati sulle banchine sottostanti, altri sono rimasti sospesi nel vuoto, in bilico sui monconi della campata che si è abbattuta: un segmento di cemento sostenuto da pilastri di acciaio lungo più o meno 300 metri.

“Ci aspettiamo che il bilancio si aggravi” ha dichiarato il capo dei pompieri di Minneapolis Jim Clack. Le operazioni di soccorso sono state sospese in serata per via dell’oscurità.

Le televisioni locali hanno mostrato immagini di pezzi interi della struttura trascinati, fra detriti e blocchi di cemento, sul fiume, con gente in lacrime che fluttuava chiedendo aiuto. Anche uno scuolabus è rimasto coinvolto nel crollo, ma tutti i bambini a bordo – sessanta, fra i quattro ed i 12-13 anni di età – sono stati portati in salvo.

Per le autorità americane non si tratta di terrorismo. L’incidente potrebbe essere stato dovuto a un cedimento strutturale.

Il ponte, a otto corsie autostradali, si trova su una delle arterie principali che collega la parte nord a quella sud di Minneapolis. Vicino all’università del Minnesota e al Metrodome, è usato frequentemente dai pendolari che anche ieri sera alle 18 tornavano numerosi a casa dal lavoro. Era stato costruito quarant’anni fa. L’ultima ispezione risale al 2006 quando non era stato riscontrato alcun difetto strutturale, ha fatto sapere il Dipartimento per i trasporti del Minnesota.

Al momento dell’incidente era in riparazione e un testimone ha riferito di aver sentito il rumore di un martello pneumatico proprio prima del crollo.

(2 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/esteri/minneapolis-ponte/minneapolis-ponte/minneapolis-ponte.html

Premiati i 4 eroi di Cortellazzo

Il sindaco di San Martino di Lupari e i parenti di Cigan ieri sera in municipio a Roncade per la commossa cerimonia in consiglio comunale

Premiati i 4 eroi di Cortellazzo

SAN MARTINO DI LUPARI. Le emozioni, i ricordi, la riconoscenza. Questo è arrivato, ieri sera, in consiglio comunale a Roncade (Tv), dov’è stato commemorato il sacrificio di Dragan Cigan, 31 anni, il bosniaco che con un atto di coraggio costatogli la vita ha salvato dall’annegamento, una settimana fa, Madlene e Mattia Bianco, 2 fratellini di Roncade che facevano il bagno a Cortellazzo di Jesolo (Ve). Difficile che in un’occasione istituzionale come una seduta del consiglio si crei il clima giusto per queste commemorazioni. Ma ieri sera, a Roncade, c’erano il cugino di Dragan, il marocchino e i 2 mestrini che lo hanno aiutato nel salvataggio. Insieme a loro i genitori dei 2 bimbi e il sindaco Giovanni Baggio di San Martino di Lupari, il paese dove Dragan abitava.

Il sindaco di Roncade Simonetta Rubinato e la sua giunta hanno voluto che l’omaggio a Dragan, vittima della propria disinteressata generosità, fosse esteso anche agli altri protagonisti, fortunatamente salvi, di quell’atto di coraggio. Così sono arrivati anche il marocchino Rachid Hooumi e i mestrini Adriano Zanon e Massimiliano Barba. E perché l’esempio venisse ricordato anche dai più giovani, all’insegna della riconoscenza e dell’integrazione più completa, ha presenziato alla cerimonia anche il «sindaco del consiglio comunale dei ragazzi» di Roncade.

Al centro di tutto, naturalmente, il cugino di Dragan, Darko Popovich, in rappresentanza della famiglia Cigan, che ha raccolto nelle proprie mani la targa ricordo che Roncade ha voluto donare alla memoria dell’eroe bosniaco morto per annegamento alla foce del Piave. Ma altre targhe sono state conferite a Hooumi, Barba e Zanon: insieme a Dragan Cigan, infatti, i tre hanno costituito la catena umana che ha riportato a riva Mattia e Madlene, 4 e 7 anni, che stavano per essere inghiottiti dal mare in una calda domenica di fine luglio.

Una catena entrata in azione in modo frenetico, con una specie di organizzazione spontanea che però ha visto spezzarsi l’anello più vicino ai ragazzi, quello che materialmente li ha strappati all’acqua profonda e li ha slanciati verso gli altri soccorritori prima d’inabissarsi. Tutto questo, in una commozione profonda, ha costituito l’anima della serata del consiglio roncadese. Nel corso della seduta, è stato deliberato di aggiungere l’amministrazione comunale alla serie ufficiale di richiedenti della medaglia d’oro al valor civile per Dragan. Intanto anche il conto corrente aperto dal sindaco Rubinato per aiutare la famiglia di Dragan (ha lasciato la moglie e due bimbe) sta crescendo ed è arrivato ieri a quota 25 mila 300 euro, di cui circa 13 mila versati da sei enti pubblici. Alla cerimonia sono intervenuti anche due amici fraterni del bosniaco, Dragan Bragoievic e Goran Vasic, anche loro visibilmente commossi per le parole di stima e affetto per Dragan.

«Grazie a tutti – ha detto il cugino Darko – da parte di tutta la famiglia di Dragan per quanto state facendo». Ma è il sindaco di San Martino di Lupari, Giovanni Baggio, a promettere un reale aiuto alla famiglia dell’eroe di Cortellazzo. «Faremo tutto il possibile – ha detto il primo cittadino – per garantire un avvenire a chi ha perso un marito e un padre in un modo così doloroso. Se vorranno venire in Italia, daremo loro tutto il sostegno possibile».

L’unica nota stonata di una serata che doveva essere dedicata al ricordo di un uomo che ha sacrificato la propria vita è venuta dalla Lega, che ha criticato la stampa. «La famiglia Bianco è stata sbattuta come un mostro in prima pagina» ha detto il capogruppo Gianni Rachello. Ma il silenzio generale che ha seguito il suo intervento è stato il miglior modo per placare l’inaspettata polemica.

(31 luglio 2007)


fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Premiati-i-4-eroi-di-Cortellazzo/1702236/6

Servizi segreti. Sono Stato loro

Funzionari Sismi al servizio degli americani contro gli interessi nazionali. Illegalità, malversazioni, gangsterismo

di Pino Arlacchi

È la terza volta che apprendo di essere oggetto delle attenzioni ostili dei servizi di sicurezza del mio Paese e per la terza volta mi trovo a pormi la stessa domanda. Servono davvero a qualcosa questi organismi?
La prima volta che ho avuto la certezza di essere presente nelle liste del Sisde fu nel 1994. Ero deputato Pds e il ministro dell’Interno Maroni rese pubblica una lista di una quindicina di spiati, tra cui il sottoscritto. Ci arrabbiammo molto, ma forse non abbastanza. L’attenzione pubblica in quegli anni si concentrava sull’ antimafia e su Mani Pulite, e ci scordammo presto dell’ argomento.
Solo due anni dopo, fui costretto a prendere atto che la faccenda era stata in realtà più seria. Fui convocato dalla Procura di Aosta che indagava sul caso “Phoney money” e mi fu mostrato un fax del 1994 sequestrato ad un gruppo di faccendieri che si rivolgevano ai loro compari americani a proposito del sottoscritto. Il governo Ciampi mi stava prendendo in considerazione per una nomina a supervisore dei servizi di sicurezza. Vista la mia nota appartenenza al Regno del Male, l’Occidente era in pericolo e bisognava attivarsi perché dagli Usa arrivasse un segnale contrario adeguato alla gravità della minaccia. Il pubblico ministero di Aosta, preso nota tra l’altro del fatto che il Regno del Male era defunto già da qualche anno, fece in tempo ad arrestare un paio di patrioti-truffatori prima di soccombere sotto il peso delle tonnellate di spazzatura che le campagne di disinformazione gli rovesciarono addosso.
La colpa di Davide Monti era stata quella di scoprire con 10 anni di anticipo quei network di potere delinquenziale che continuano ad unire pezzi di Guardia di Finanza, Telecom, giornali, servizi di sicurezza e politica. Stessi nomi, stessi ambienti, e dieci anni perduti.
Me ne andai all’Onu e nel 2001-2002 fui oggetto di una violenta campagna di stampa a causa delle iniziative che avevo preso in Afghanistan (avevo osato parlare con i talebani che allora governavano il Paese) ed a causa di un progetto contro il riciclaggio internazionale che aveva infastidito le grandi banche. Siccome avevo un po’ più di potere, fui in grado di sapere qualcosa di più su questa campagna e sugli attacchi politici collaterali. Bene. Erano girati i soliti soldi e la solita corte di faccendieri, spioni, “giornalisti” e parlamentari presi in affitto si era scatenata contro di me. L’unica differenza era che il network era diventato più largo, a causa della internazionalizzazione e della più profonda corruzione del Paese. Fui bombardato di spazzatura lanciata da quote variabili. Adesso apprendo che Mr. Pompa nel 2001 mi aveva inserito in una lista di personaggi da colpire con azioni traumatiche. E vedo che l’ex direttore del Sismi, Pollari, ha aspettato fino all’altro giorno prima di scaricare Pompa ed i suoi dossier pieni di sterco contro persone perbene.

Cosa c’è di nuovo in questa storia?
Nulla. Eccetto la finta mancanza di memoria di molti esponenti istituzionali che sembrano venuti al mondo l’altro ieri. I quotidiani sono pieni di interviste a Vispe Terese che non ricordano il ruolo nefasto giocato dai vertici dei Servizi nella storia politica italiana, in termini di partecipazione ad attentati e stragi, deviazioni di indagini, minacce e corruzione di testimoni, raccolta illecita di informazioni. Quasi nessuno ricorda il logoro espediente dei collaboratori esterni che vengono disconosciuti quando vengono scoperti e le cose vanno male. Oppure la vecchia tradizione anticomunista e fascista degli apparati italiani. O il loro servilismo verso gli angloamericani e la loro indifferenza verso l’ interesse nazionale. Come spiegare diversamente il linguaggio usato dal sig. Pompa nei suoi appunti a Pollari? Come spiegare la relativa attività di intercettazione, pedinamento e foraggiamento di “fonti” ostili contro gente, questa sì, impegnata a difendere la legalità e la sicurezza dell’Italia?

È la continuità di questo gangsterismo di Stato che passa indenne attraverso le stagioni politiche a rendere attuale la domanda sulla reale utilità di queste burocrazie. Per quale ragione dobbiamo pagare con le nostre tasse degli organismi che non sanno fare il loro lavoro, o che lavorano contro di noi e contro gli interessi del Paese?
La dipendenza dalla Cia del nostro servizio di informazioni per l’estero è pressoché totale. Abbiamo assistito, nel caso Abu Omar, ad esempi di funzionari Sismi che si offrivano alla Cia come doppi agenti e che invece di essere cacciati a pedate venivano lodati e protetti dai loro vertici. Quale garanzia di effettiva sicurezza può venire fornita da un simile apparato quando in campi cruciali come la politica energetica, i Balcani, il Medio Oriente, i rapporti con la Russia e la Cina, l’interesse nazionale dell’Italia diverge largamente da quello degli Stati Uniti?
Il governo ha dichiarato di avere recentemente messo alla testa dei servizi persone oneste e competenti, della cui lealtà non è lecito dubitare. Ma è già successo altre volte. Ci sono già state persone integre ai vertici di questi enti che non hanno combinato nulla di significativo, e non sono state in grado di cambiare un andazzo di illegalità e malversazione. Il punto non è questo.
Il punto sta nel profilo professionale dei capi degli uffici e nel mandato che si assegna loro. Non è questione di leggi, ma di coraggio e capacità decisionale. Non ha senso proseguire con la deleteria prassi di accontentare un po’ tutti, mettendo ammiragli, generali o prefetti che non parlano l’inglese a dirigere reparti internazionali; figli, mogli e cugini di potenti che vanno ad infestare ranghi delicati senza l’ombra di un concorso dietro le spalle. È errato per un governo di centro-sinistra continuare a sopportare un Cesis cimitero degli elefanti, un Sismi colonia militare e un Sisde fratello minore un po’ disabile.

Da uffici così mal strutturati non possono venire che guai. Non si può ignorare la rivoluzione delle mentalità e delle competenze che ha investito da un paio di decenni l’intelligence dei Paesi seri, dove gli agenti vengono reclutati su basi competitive e pubbliche. E quando si tratta di decidere l’assegnazione dei budget, Parlamento e Governo non possono ignorare la competizione crescente che nel campo dell’intelligence strategico viene messa in atto dalle università, dai centri di ricerca e finanche dalle grandi imprese delle nazioni più avanzate. È utile continuare a spendere cifre notevoli per ottenere analisi che non reggono il confronto con la ricerca prodotta da studiosi indipendenti?
E se perfino in questi Paesi ci si pone sempre più la domanda su che cosa abbia da guadagnare, in fin dei conti, una democrazia matura dal mantenere centri di potere opaco al proprio interno, figuriamoci se non è necessario porsi questi interrogativi da noi. È sconfortante che nell’Italia del terzo millennio un magistrato o un normale cittadino che abbiano a cuore il bene pubblico debbano ancora sentirsi minacciati dai signor Pompa e dalle cricche di inetti sul filo del tragicomico che lavorano contro le leggi e contro la sicurezza del proprio Paese.

13 luglio 2007

fonte: http://www.avvenimentionline.it/content/view/1475/413/

ultime sui “servizi”

I servizi: «Rischio Jihad per l’Italia. Nuove Br ancora attive»
Il Sole 24 Ore

Sono state 60 le segnalazioni di minaccia direttamente riferite all’Italia passate al vaglio delle forze di polizia e dell’intelligence nel Comitato analisi strategica antiterrorismo del Viminale (Casa). Il dato emerge dalla 59ma relazione semestrale

«Rischio attacchi alle missioni» L’allarme delle barbe finteL’Unità

Diventa legge la riforma dei servizi
L’Unità –

La Commissione affari costituzionali di palazzo madama, in sede deliberante, ha approvato all’unanimità, in via definitiva, la riforma dei servizi segreti che diventa così legge. Il ddl era tornato dalla Camera al Senato per una modifica al numero dei