Archivio | agosto 8, 2007

LA FAVOLA SCURA DEI GEMELLI KACZYNSKI

È una favola scura e di successo, quella dei fratelli Kaczynski. Gemelli nati omozigoti il 18 giugno del 1949, bambolotti piccoli e determinati, che nel giro di pochi anni sono riusciti ad avere la Polonia post Solidarnosc ai loro piedi.

Da bambini Lech e Jaroslaw sono protagonisti di un film della tv di stato nella Polonia sovietica del 1962, titolo profetico: i due che rubarono la luna (alcuni secondi di una scena del film »). Crescono e insieme coltivano i propri successi da subito i Kaczynski. Studiano diritto all’università, insieme. E insieme fondano anche Solidarnosc, addentando da subito e con tenacia il potere, ma conservando una propria veduta, una visione radicalmente cattolica della politica, con la religione ad ombrello di una lungimiranza che nel tempo ha pagato. Nel 1981, durante la legge marziale della dittatura comunista, solo uno dei due viene catturato, l’altro si salva proprio grazie ad un disguido legato all’essere identici, nati nello stesso luogo, con lo stesso cognome. E con il crollo sovietico, i Kaczynski possono ricominciare a fare politica. Entrano nel governo di Solidarnosc. Ma rompono subito con Walesa, colpevole secondo loro di non essere stato spietato verso gli ex-comunisti.

Nel 2001 fondano il partito ultraconservatore Legge e Giustizia. Insieme, ancora una volta. Lech vince le elezioni amministrative di Varsavia nel 2002, nella prima vera elezione importante nella quale si presenta il nuovo partito ultracattolico. È una destra populista, antieuropea, nazionalista, conservatrice, giustizialista, quella dei due bambolotti gemelli, dai modi gentili e la voce flebile. Vogliono risollevare i poveri della Polonia, i gemelli Kaczynski. E per farlo promettono giustizia sociale e lotta alla criminalità.
La famiglia al centro e i valori cattolici nel paese del più amato papa della storia, non fanno fatica a fare breccia nei cuori della gente, soprattutto in coincidenza con la morte di Giovanni Paolo II, perpetuata mediaticamente dalle tv. I Polacchi sono il popolo d’Europa che guarda più televisione.

E proprio alla fine dell’anno in cui muore Wojtyla, nel settembre 2005 il partito Legge e Giustizia vince le elezioni. Un mese dopo Lech diventa presidente della Repubblica, contro il liberale Tusk. La Polonia è spaccata. Le città, i giovani, le università votano contro i Kaczynski, ma il partito ultracattolico dei due gemelli inseparabili riesce a conquistare il cuore dell’elettorato delle campagne, quello meno istruito e numericamente maggiore. Jaroslaw fa un passo indietro e pur avendone diritto, lascia il posto da premier a Marcinkiewicz, evitando la ridicola facciata di un Presidente della Repubblica e un Premier gemelli, identici, dello stesso partito. Una mossa che attira ancora di più le simpatie dei Polacchi per i gentili bambolotti gemelli, che di fatti detengono nelle loro mani un potere che non ha precedenti nella pur breve vita democratica dello stato polacco.

I messaggi sono semplici, omogeneizzati cattolici perfetti per le sacche profondamente ignoranti di gran parte della popolazione polacca: i Kaczynski condannano i rapporti extraconiugali, quelli omosessuali, sono contrari all’aborto, promuovono rialzi alle pensioni , sussidi per le fasce più povere. Predicano una politica antieuropeista. Insieme all’aiuto della potente Radio Marija (che diffonde messaggi antisemiti e informazioni alienate tipo ‘gli omosessuali sono tutti pedofili’), dipingono agli occhi della popolazione polacca, l’Unione Europea della quale la Polonia è membro dal 2004, come il contenitore della decadenza razionalista, illuminista, che vuole riconoscere addirittura diritti agli omosessuali.
Una parabola perfetta, storicamente incastrata nel ritorno ai fondamentalismi religiosi d’ogni tipo che stanno caratterizzando la nostra epoca. E proprio come quel leader che negli anni ’30 dalla Germania predicava purezza, anche papa Ratzinger non ha atteso a fare il suo viaggio apostolico nella terra da cui un altro orrore sembra di nuovo volta avere inizio.

Giuliano Federico

fonte: http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=2440


Cina, lo sviluppo uccide: addio al delfino Yangtze

E’ il quarto mammifero estinto negli ultimi 500 anni

Un esemplare di delfino Yangtze (foto Ap)

LONDRA (8 agosto) – Vittima del progresso e dell’industrializzazione selvaggia il delfino dello Yangtze è scomparso dalla faccia del Pianeta. Lo hanno cercato per portarlo in salvo, ma lui non c’era già più: la frenetica corsa verso il progresso del popolo cinese ha fatto un’altra vittima. E con questo mansueto cetaceo che fin dall’alba dei tempi vigilava sul lunghissimo fiume, tanto da guadagnarsi il soprannome di “dea dello Yangtze” il baiji (Lipotes Vessillifer, o delfino dalla pinna bianca), se ne va anche un pezzo del cuore della Cina, quella che con le sue leggende sapeva ancora sognare.

Secondo le leggende locali, il delfino era la reincarnazione di una principessa che si rifiutò di sposare un uomo che non amava e che fu annegata dal padre per aver gettato la famiglia nel disonore. «La perdita di una specie così unica e carismatica è una tragedia scioccante. Questa estinzione rappresenta la scomparsa di un intero ramo dell’evoluzione e sottolinea come dobbiamo ancora realizzare a pieno il nostro ruolo di guardiani del pianeta», ha dichiarato Sam Turvey, il biologo della Zoological Society di Londra che ha condotto la spedizione.

Si tratta del primo cetaceo scomparso a causa delle attività umane e la sua estinzione sottolinea il pericolo in cui si trovano molti altri suoi simili, a partire dalla balena grigia del Pacifico. A condannare a morte il baiji sono state le miriadi di navi che hanno trasformato lo Yangtze in una sorta di autostrada intasata di container, chiatte per il trasporto di carbone e barche a motore, rendendo completamente inutile il sonar che il cetaceo usa per orientarsi nelle torbide acque del fiume. E quando non erano le reti e gli ami dei pescatori ad intrappolarlo e a ferirlo, il delfino soffriva per l’inquinamento che avvelenava il suo habitat e per la nuova diga delle Tre Gole che, dal suo completamento nel 2003, ha provocato il declino dei piccoli pesci di cui si cibava.

Nel dicembre scorso, una spedizione di biologi marini provenienti da tutto il mondo ha trascorso più di sei settimane a setacciare le acque del grande fiume che viene tradizionalmente considerato il confine tra il nord ed il sud della Cina. La loro missione era di trovare i pochi esemplari rimasti del delfino d’acqua dolce e portarli in una riserva naturale dove il governo cinese avrebbe dato inizio ad un programma di allevamento in cattività per salvarli dall’estinzione. Ma in un rapporto pubblicato oggi su Biology Letters, la rivista della Royal Society britannica, i ricercatori affermano di non aver trovato alcun delfino ed hanno dichiarato il baiji – come in cinese vieve chiamata questa specie talmente antica (circa 20 milioni di anni) da rappresentare una famiglia di mammifero a sè – ufficialmente estinto.

Il delfino dello Yangtze è il primo grande vertebrato a scomparire negli ultimi 50 anni e soltanto la quarta famiglia di mammifero ad essere cancellata dalla faccia della Terra dalla conquista dell’America. La sua scomparsa rappresenta però una perdita devastante non soltanto in termini zoologici, ma anche dal punto di vista simbolico. Per i cinesi, il baiji era infatti il simbolo dello Yangtze, un corso d’acqua talmente importante (lungo i suoi 6.380 chilometri di percorso fornisce acqua e collega alcune delle zone più popolate del pianeta) da essere chiamato semplicemente ‘chang jiang’, fiume lungo.

Le specie a rischio d’estinzione

ROMA (8 agosto) – La lista degli animali estinti in Cina è destinata ad allungarsi secondo il Wwf. «Purtroppo il progresso e la crescita esponenziale della Cina negli ultimi anni non sta guardando al suo impatto sull’ambiente» spiega Massimiliano Rocco, responsabile del programma specie e Traffic del Wwf Italia.

Secondo Rocco «in pochi anni nel Paese della Grande Muraglia sono spariti sia la sottospecie di tigre presente in Cina, il Baiji o Lipote (il delfino dello Yangtze) e il rischio è quello di perdere per sempre molte altre specie». Quali gli animali a rischio in Cina? «Ad esempio la sottospecie del gibbone, una delle scimmie antropomorfe, dalle braccia lunghe – elenca l’esperto del Wwf Italia – oppure l’antilope tibetana, che sta sparendo; il mosco moschifero o cervo muschiato, un piccolo cervide con i canini molto evidenti cacciato per produrre rimedi tradizionali e così altre specie, che cadono davanti al progresso e all’aumento della popolazione, il che significa un consumo esagerato di risorse».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6748&sez=HOME_PIACERE

Sul Nord Italia è arrivato il maltempo

temporali, allagamenti e pesanti disagi


ROMA
– Come annunciato un’ondata di maltempo si è abbattuta nella notte sul Nord Italia, e nuovi temporali sono attesi su tutta la dorsale prealpina e nella Pianura Padana. Forti piogge, raffiche di vento, grandine e fulmini hanno interessato prima Piemonte e Valle d’Aosta estendendosi poi a est, fino al Friuli Venezia Giulia. Nubifragio anche a Firenze e nello spezzino. Nel bollettino di allerta la Protezione civile raccomanda la massima attenzione agli escursionisti che hanno in programma gite e consiglia di informarsi dalle guide sulla percorribilità dei sentieri e sull’arrivo di perturbazioni.

Nella notte forti temporali si sono abbattuti sulla Lombardia senza che si registrassero drastici cali delle temperature. Piogge, accompagnate a tuoni e lampi, hanno colpito in particolare la Valtellina e il Lago Maggiore e nelle prime ore della mattina un acquazzone ha bagnato Milano, per poi spostarsi verso est, in direzione di Bergamo. Lo stato di preallarme della Protezione civile per rischio idrogeologico riguarda le province di Milano, Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio e Varese. Un cavo dell’alta tensione è caduto a causa di un fulmine sulla superstrada della Valsassina, all’altezza di Lissone. Il cavo si è staccato dai tralicci ed è occupato entrambe le carreggiate.

Un nubifragio si è abbattuto sulla provincia di La Spezia provocando molti disagi, allagamenti, strade invase dall’acqua, piccoli smottamenti. Tutte le squadre del distaccamento dei vigili del fuoco sono impegnate sul territorio, sia nell’entroterra che sulla costa, per soccorrere cittadini bloccati in strada o nelle proprie abitazioni a causa di allagamenti.


La pioggia fitta ha creato problemi anche sul tratto autostradale dove la Polstrada di Brugnato invita alla prudenza, anche se non ci sono state particolari difficoltà. I violenti temporali hanno originato problemi anche alla linea ferroviaria tra Pisa e Sestri Levante. Una vera e propria tempesta elettromagnetica, con decine di fulmini, ha infatti mandato in tilt alcune centraline dei sistemi di controllo provocando forti ritardi di diversi convogli.

Temporali e acquazzoni si sono abbattuti anche sulla provincia di Genova. Un fulmine caduto su una cascina a Masone, nei pressi del passo del Turchino, ha provocato un principio di incendio che è stato spento dagli stessi inquilini. Nella stessa zona un’auto è rimasta impantanata in un torrente ingrossatosi per la pioggia caduta, ma gli occupanti si sono messi in salvo da soli.

Violenti temporali pure in Piemonte, dove il cielo si è fatto grigio scuro e lampi e tuoni hanno colpendo Torino. Tra le zone dove pioggia e vento sono arrivati fin da metà mattina, gran parte dell’astigiano dove, al momento, non sembrano aver causato danni irreparabili alla vendemmia. Ed a Firenze pioggia, grandine e allagamenti hanno colpito, dalle prime ore del pomeriggio, la città toscana dove sono caduti circa 50 millimetri di pioggia in un’ora, mentre un temporale ‘normale’ ne fa cadere 15.
Nel capoluogo toscano si sono registrati numerosi allagamenti e parecchi alberi sono caduti. I disagi hanno coinvolto anche gli Uffizi: ci sono state infiltrazioni in molte sale e l’accesso del pubblico è stato sospeso per 40 minuti.

La Coldiretti ha lanciato l’allarme nelle campagne per il rischio grandine sui vigneti del Nord Italia dove è appena cominciata la vendemmia. “La caduta della grandine a pochi giorni dalla raccolta aggiungerebbe – sottolinea la Coldiretti – al danno la beffa con effetti disastrosi per la perdita completa dei raccolti a causa dei danni ai grappoli e allo sviluppo di infezioni fungine”. “Se invece il maltempo non avrà carattere temporalesco e non cadrà la grandine, sarà certamente positivo l’arrivo della pioggia prevista con intensità nel nord dove – continua la Coldiretti – è particolarmente grave il rischio della siccità per le coltivazioni a causa del deficit di precipitazioni accumulato nel periodo invernale”.

(8 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/maltempo-estivo/maltempo-estivo/maltempo-estivo.html

Scontro tra il Vaticano e Congresso ebraico

“Ha ricevuto il direttore di Radio Maria”

Papa Benedetto XVI


ROMA –
Ha tutta l’aria di un incidente diplomatico quello scoppiato tra la Santa Sede e il Congresso ebraico. Colpa dell’udienza privata che Benedetto XVI ha concesso domenica scorsa a Castel Gandolfo a Tadeusz Rydzyk, direttore di Radio Maria.

“Il Congresso ebraico europeo – è scritto in una nota dell’Associazione che riunisce le comunità ebraiche di tutta Europa – è scioccato di apprendere che Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata e nella sua residenza estiva Tadeusz Rydzyk, il direttore dell’antisemita Radio Maryja”. Ejc, acronimo del Congresso ebraico, si dice “attonito del fatto che il Papa ha concesso un’udienza privata e la benedizione a un uomo e a un’istituzione che ha appannato l’immagine della Chiesa Polacca”.

Radio Maria, infatti, avrebbe “largamente trasmesso le affermazioni antisemitiche di Rydzyk”. La nota del Congresso ebraico arriva dopo due giorni di polemiche in Polonia tra chi accusa il sacerdote di Radio Maria di essere un antisemita e i suoi sostenitori che hanno inteso il colloquio col Pontefice come la sua benedizione alla linea ultraconservatrice della radio.

Domenica scorsa a Castel Gandolfo, padre Rydzyk è stato ammesso al baciamo con il Papa al termine dell’Angelus insieme ad un folto gruppo di fedeli polacchi. Recentemente, in vista delle prossima elezioni presidenziali in Polonia, gli stessi gemelli Kaczynski sono tornati a chiedere pubblicamente l’aiuto e il sostegno dell’emittente radiofonica dei cattolici ultraconservatori e del suo controverso direttore.


(8 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/esteri/vaticano/vaticano/vaticano.html

I 70 anni dell’anti-eroe Dustin Hoffmann

Dustin Hoffman agli Oscar con Eastwood e la Streisand

Naso prominente, sguardo timido, bassa statura: tutte caratteristiche che, nella logica hollywoodiana, avrebbero dovuto relegare Dustin Hoffman al ruolo di attore caratterista. Ma così non è stato. Il due volte premio Oscar (per Kramer contro Kramer e Rain Man), che l’8 agosto spegne 70 candeline, ha avuto il merito di infrangere gli stereotipi hollywoodiani accettando ruoli da antieroe o da eroe negativo.

La carriera – Fin da piccolo dimostra una grande passione per il mondo dello spettacolo che lo porta ad iscriversi al conservatorio e contemporaneamente alla Pasadena Community Playhouse per studiare arte drammatica. Ben presto capisce che per sfondare deve passare alla East Coast e affrontare i palcoscenici di Broadway. Segue i corsi della scuola di Lee Strasbergh e inizia con le prime particine a teatro. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferisce a New York nel tentativo di sfondare come attore ma i suoi primi tentativi si rivelano tutti degli insuccessi. Nel 1960 vince un’audizione e ottiene un ruolo in una produzione off-Broadway, “Yes Is for a Very Young Man”. Nel frattempo s’iscrive all’Actor’s Studio di Lee Strasberg per imparare il suo celebre metodo. A partire dal 1964 inizia a comparire nel cast di produzione teatrali del calibro di “Aspettando Godot” e due anni piu’ tardi vincera’ un premio come miglior attore per la sua interpretazione ne “Il viaggio del quinto cavallo”.

L’esordio nel 1967 – Debutta davanti alla macchina da presa con un’apparizione in un film per la tv The Tiger makes out, recita una parte in Un dollaro per sette vigliacchi di Dan Ash ma proprio durante una rappresentazione della commedia “Eh?” viene notato da Mike Nichols che lo sceglie come protagonista de Il laureato. Per il ruolo dello studente universitario introverso coinvolto in una storia d’amore più grande di lui, riceve una nomination all’Oscar come miglior attore e diventa una star celebrata da pubblico e critica. Il successo del film gli apre le porte di Hollywood. Da qui una lunga serie di successi, da Un uomo da marciapiede (1969) di Arthur Penn a Cane di paglia di Sam Peckinpah e “Piccolo grande uomo” (1970) di Arthur Penn. Nel 1974 stupisce nel ruolo di Lenny di Bob Fosse, mentre nel 1976 regala altre due grandi interpretazioni con Tutti gli uomini del presidente di Alan J.Pakula e Il maratoneta di John Schelesinger al fianco di Lawrence Olivier. Nel 1979 arriva anche il primo premio Oscar per il ruolo di padre di una famiglia devastata in Kramer contro Kramer di Robert Benton. Con Tootsie di Sydney Pollack conferma le sue doti comiche di antieroe travestendosi da donna. Dopo l’ennesima nomination, ecco il secondo oscar per Rain Man” di Barry Levinson in cui veste i panni del fratello autistico, e genio matematico, di Tom Cruise.

Hoffman, maestro dei travestimenti e del cinema impegnato – Non disdegna di prendere parte anche a produzioni più popolari: lo troviamo in Dick Tracy e Hook – Capitano Uncino. Nel 1992 è diretto da Stephen Frears in “Eroe per caso”. Nel 1996 gli viene assegnato il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1999 si mostra ironico e provocatorio in Sesso e Potere di Barry Levinson, un’interpretazione nevrotica che gli vale l’ennesima nomination all’Oscar. Sempre nel 1999 viene insignito dall’American Film Institute, con la produzione televisiva A Tribute to Dustin Hoffman, come premio alla carriera. Dopo una parte nella Giovanna d’Arco di Luc Besson, lo troviamo ne “La giuria” di Gary Fleder, “Confidence” di James Foley, Moonlight Mile di Brad Silberling, Mi presenti i tuoi di Jay Roach, Neverland di Marc Forster, ProfumoStoria di un assassino di Tom Tykwer e Vero come la finzione, nuovamente diretto da Marc Forster.

Dustin Hoffman

fonte: http://spettacoli.tiscali.it/articoli/07/08/07/dustin_hoffman_70_anni_897.html

E giusto citare “Alfredo Alfredo”, che, se non ricordo male, è l’unico film italiano di Dustin Hoffman. Gli esterni furono girati ad Ascoli Piceno.
Io mi trovavo lì, quando lo girarono, ed ho conosciuto Dustin: posso confermarlo, è davvero bassino! Ma tanto, tanto simpatico. E intelligente.
mauro

ALFREDO, ALFREDO

locandina del film ALFREDO, ALFREDO

Titolo Originale: ALFREDO ALFREDO

Regia: Pietro Germi

Interpreti: Dustin Hoffman, Stefania Sandrelli, Carla Gravina, Saro Urzì, Duilio Del Prete

Durata: h 1.50
Nazionalità: Italia 1972
Genere: commedia
Al cinema nel Luglio 1972

Hiroshima, O9.32 ora locale del 6 agosto 1945

di Sergio Silvestri

Veruno 6 Agosto 2007 ore 19:59

Hiroshima Giappone, O9.32 ora locale, del 6 agosto 1945.

La vita scorre abbastanza tranquilla, come può scorrere la vita durante una guerra, la città è popolata da 300.000 persone.

La domenica mattina a quell’ora si può correre per il parco, si può essere in procinto di sposarsi, si può essere testimoni della nascita di una nuova vita.
Sempre con le orecchie tese, ad ascoltare le sirene che a quel tempo annunciavano attacchi aerei, perché la guerra era arrivata alle porte del Giappone la presa di IWO JIMA, nonostante la propaganda del Sol Levante, era stata un massacro, una prova di forza per stabilire chi dovesse dettare le regole, perché intanto era già quasi pronto qualcos’altro che avrebbe terminato la guerra.

Ore 09.33 Le trecentomila persone continuano a fare quello che hanno sempre fatto: vivere e sobbarcarsi la quotidianità delle azioni, nessuno alzava gli occhi al cielo, nessuno aveva sentito sirene e rumori di aerei, la guerra era ancora non abbastanza vicina. Il signor Nakamoto Suzuki era nel suo orto a raccogliere i primi pomodori, da portare a tavola per ringraziare la terra che li aveva fatti crescere, per strada c’era una fila di persone che si recava nella vicina chiesa per il matrimonio tra Hirosci Sato e Ju Manji Kavasaki, era tutto pronto; la vita scorreva come al solito, ma un rumore di un solo aereo aveva fatto alzare gli sguardi di tutti verso il cielo. Un solo aereo, che mai potrà fare un solo aereo, il signor Nakamoto avrà pensato è un aereo da ricognizione, i due sposi pensavano no non adesso magari dopo ne arriveranno altri, ma confidiamo sulla nostra contraerea un solo aero non può vincere la guerra da solo, noi ci incamminiamo

Ore 09.34 il dottor Teztuia Sgahsi ha appena fatto partorire la Signora Kimoto, è il primo vagito di una nuova vita.

Ore 09.35 l’aereo è sopra il ponte: il pilota è arrivato a destinazione, il puntatore ha centrato il bersaglio e l’addetto alla bomba ha innescato il meccanismo.
Una bomba, una bomba sola e diretta verso un ponte. Gli americano stanno finendo le munizioni o questa è l’unica cosa avanzata dopo il combattimento contro la reale contraerea Nipponica? Questo potrebbero aver pensato i 300.000 abitanti della città di Hiroshima, ma quel sibilo perché è cosi sinistro e diverso dagli altri? E perché l’aereo sta cabrando cosi velocemente? Queste domande cominciavano a ronzare nella testa di chi aveva alzato gli occhi al cielo.

Nessuno sa realmente quanto impiegò dal momento del rilascio al momento dell’innesco… diecimila metri d altezza sono tanti, però la bomba era più pesante delle altre, voglio ipotizzare 3-4 minuti. In quei tre-quatto minuti in cui tutti hanno cominciato a sentire il sibilo e mano a mano a vedere l’ordigno arrivare pensavano “Via tutti nei rifugi” ma la Bomba esplode e il cielo limpido del 6 agosto di colpo si tinse di rosso e nero. Il mondo si chiuse in un triste sudario.

I 4000 kg di little boy da quando ha lasciato la pancia dell’aero, è innescata.
E durante la sua picchiata diventa sempre più veloce.
A 500 metri sopra le verticale del ponte la carica esplosiva contenuta all’interno della camicia di acciaio bluastro del ragazzino fanno partire un proiettile di uranio che va a colpire la massa radioattiva.

Alle ore 09.41 del 6 Agosto del 45 si scatenò l’inferno, presumibilmente 6 minuti dal rilascio della bomba al suo impatto, ma se l’orario dell’impatto è molto preciso, quello relativo al rilascio potrebbe essere in difetto, 5 minuti, il tempo che passa tra la vita e la morte di 200.000 esseri umani nel lasso di 5 secondi, 200.000 storie da non poter più raccontare, 200.000 sogni di un futuro troncato. L’elenco delle vittime è scritto da qualche parte, il numero esatto di bambini donne uomini, ai quali si aggiungeranno altri 20.000 morti nella notte, 50.000 consumati entro un anno dalle radiazioni… 200.000 in tutto, cifra tonda stabilita per comodità, forse per difetto, 200.000 storie che non possono essere raccontate, perché nessuno può raccontarle.
Queste le brevi notizie date allora.

“Tokyo – 8 Agosto – Radio Tokyo informa che la bomba atomica ha letteralmente polverizzato tutti gli esseri viventi che si trovavano a Hiroshima. I morti e i feriti sono assolutamente irriconoscibili e le autorità non sono in grado di fornire dati circa il numero approssimativo delle vittime. La città è un immenso cumulo di rovine” (Prima pagina del Corriere Lombardo, dell’8 agosto 1945).

“Londra, 5 settembre – Il corrispondente speciale della Reuter, Peter Burchett, telegrafa che quanti sono ancora vivi senza nessuna ragione apparente, la loro salute comincia a declinare. Perdono l’appetito. I loro capelli cadono. Il loro corpo si cosparge di macchie azzurrognole. Le orecchie, il naso e la bocca cominciano a sanguinare. E poi muoiono” (Comun. Ansa, 5 settembre, ore 21,15)

“Londra, 8 settembre – Riferendo le ultime cifre rese note alle autorità, la Domei ha dichiarato oggi che 254.000 persone sono rimaste vittime della bomba ad Hiroshima. 60.000 sono morte bruciate istantaneamente, 60.000 per ferite, 10.000 sono scomparse, 14.000 sono gravemente colpite e 100.000 leggermente. Soltanto 6.000 dei 250.000 abitanti della città sono rimasti incolumi.

Ora lo sappiamo quel mattino il cielo sopra Hiroshima ha visto la fine dei sogni di tutti, le scorie radioattive non si possono nascondere né eliminare definitivamente, si può cercare di bonificare, di mettere in stato di sicurezza, ma i sommergibili nucleari affondano, le centrali nucleari scoppiano, gli uomini testano ancora ordigni sempre più potenti. E la natura si ribella: scoppiano epidemie, tsunami, terremoti, cambiamenti climatici, ma tutto questo non è servito a niente… troppa poca informazione su questi argomenti: a scuola si usa la data del 6 agosto solo per dire che segnò l’inizio della fine della 2 guerra mondiale.
Nessuno racconta la storia di 200.000 persone che avevano i nostri sogni e che nel giro di 4 minuti sono stati spenti, spezzati.
Oggi voglio dedicare un minuto della mia vita per fare una preghiera al signor Suzuki al suo orto, ai due sposi Horoshi Sato e il Marito Ju manji Kawasaky
Alla signora Kimoto e alla sua bambina o bambino, al dottor Teztuia.
Anche se queste storie sono inventate, anche se questi nomi non esistono, sono solo frutto di una fantasia. Voglio lo stesso dargli un minuto della mia vita, per fargli riassaporare il sapore delle cose, per cui oggi annuserò le rose e soffierò il loro profumo verso il cielo. Sperando che la radioattività gli permetta di oltrepassare la stratosfera e di raggiungere tutte le persone cadute per le guerre.

fonte: http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=5&id_articolo=3861

La memoria è l’impegno: Hiroshima

Isola di Tinian, Marianne Settentrionali, Aereoporto. Erano le due di notte del 6 di agosto 1945.

Un B-29-45 Superfortress rollava sulla pista in attesa del suo equipaggio. Il comandante, colonnello Paul W. Tibbets, ha chiamato il “suo” aereo ENOLA GAY, come sua madre.

leggi tutto il post da: Diario di Bordo

E’ più invenzione che fatti

di DANI VERACITY

“L’esperimento ha avuto un successo travolgente,” così riferiscono le parole dette dal presidente Harry S. Truman ai suoi compagni di bordo una volta appreso che le forze armate Usa avevano sganciato la bomba atomica su Hiroshima.

Se si considerano gli effetti immediati della bomba e quelli sulle vite umane delle generazioni future, le dichiarazioni del presidente Truman evocano immagini orribili del Dr. Frankenstein e della sua visione distorta dell’umanità. Come il mostro di Frankenstein, le bombe atomiche lanciate dagli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki dimostrano cosa può fare la scienza se sta nelle mani sbagliate, ma noi non dobbiamo pensarlo. Noi dobbiamo credere che l’uso della bomba atomica da parte dell’esercito degli Stati Uniti fu la giusta risposta a Pearl Harbor ed il solo modo per finire la guerra con il Giappone.

Tuttavia, cosa accadrebbe se in realtà molto di quello che ci hanno detto su Hiroshima e Nagasaki fosse una menzogna? Come cambierebbero le nostre percezioni della II Guerra Mondiale, delle armi nucleari, dell’esercito Usa e del cambiamento del Giappone?

Il primo annuncio ufficiale del bombardamento di Hiroshima da parte del Presidente Truman riflette tutto ciò che noi dovremmo credere riguardo alle azioni compiute dalla nostra nazione. Mentre il Presidente era ancora al mare, il suo assistente per le relazioni con la stampa Eben Ayers lesse il seguente annuncio alla stampa di Washington:
“Sedici ore fa, un aereo americano ha sganciato una bomba su Hiroshima, un’importante base dell’esercito Giapponese. La bomba era più potente di 20.000 tonnellate di TNT … I Giapponesi hanno iniziato la guerra con l’attacco aereo a Pearl Harbor. Sono stati ripagati di molte offese… E’ una bomba atomica. E’ un attacco alla base del potere dell’universo.”

Esatto, la bomba atomica ha attaccato “la base del potere dell’universo” e si, la bomba è stata più potente di 20.000 tonnellate di TNT. E’ stata la giusta risposta a Pearl Harbor?

In base alle informazioni che il governo USA fornì allora al popolo americano, molti americani credevano fosse giusto. Il governo Usa non fu stupido; gli ufficiali del governo sapevano esattamente cosa dire (e cosa non dire ) al pubblico per incoraggiare l’opinione pubblica. Classificando Hiroshima come una “importante base militare Giapponese,” il presidente Truman ridusse il bombardamento ad una questione puramente militare, come niente più di un atto di guerra. Inoltre, come scrive Greg Mitchell nel suo articolo su Editor and Publisher “La stampa ed Hiroshima”, il presidente enfatizzò la potenza della bomba (che era sicuro avrebbe impressionato molti americani), piuttosto che gli orribili effetti delle radiazioni, un effetto successivo della bomba atomica che la maggior parte degli Americani a quel tempo ignorava.

In seguito, nei giorni successivi ad Hiroshima, l’Aeronautica militare (Air Force) fornì ai giornali Americani fotografie aeree della città e concentrò l’attenzione sul fatto di essere riusciti a colpire un’area occupata da importanti obiettivi industriali.

Quando una successiva indagine Usa sui danni ad Hiroshima scoprì che la bomba aveva distrutto principalmente aree residenziali, tale informazione non fu resa pubblica. Ogni notizia divulgata faceva parte di una campagna di relazioni pubbliche ben calcolata con cui la stampa di allora fu imboccata.

Come dichiarò in seguito il direttore militare del Manhattan Project, il Generale Leslie Groves, “La maggior parte della stampa pubblicò per intero le notizie divulgate da noi. Questa fu una delle poche volte in cui le dichiarazione del Governo furono date esattamente come doveva essere fatto.”

La stampa, nel trasferire le informazioni al pubblico americano, diede una visione quasi esclusivamente positiva del bombardamento, producendo come risultato la prospettiva disinformata sulla bomba atomica che ha prevalso nelle coscienze americane negli ultimi 60 anni.

Tuttavia l’opinione popolare su Hiroshima e Nagasaki potrebbe finalmente cambiare adesso che sono in corso di pubblicazione informazioni precedentemente censurate. Il 16 Giugno del 2005 il quotidiano Mainichi Shimbun di Tokyo ha pubblicato quattro articoli scritti da George Weller, il defunto giornalista del Daily News che entrò per primo a Nagasaki dopo l’attacco atomico del 9 Agosto del 1945. Weller fu un vero giornalista, un anticonformista che non aveva paura di rischiare grosso pur di arrivare alla verità. Piuttosto che obbedire alle restrizioni del Generale Douglas MacArthur, Weller fece finta di essere un alto ufficiale dell’esercito e riuscì ad entrare nella città, dove visitò la distruzione urbana, l’ex campo POW (prigionieri di guerra) ed i centri di soccorso.

Forse i suoi articoli più importanti provengono dalle sue visite all’ospedale, dove egli osservò e riferì delle vittime affette dalla “Malattia X” (gli effetti delle radiazioni emesse dalla bomba atomica). Weller raccontò di pazienti dalla bocca “nerastra” e macchie con punti rossi, bambini che stavano perdendo i capelli e molti altri feriti che stavano morendo misteriosamente.

“I dottori… hanno confessato apertamente …che la risposta al male è al di là delle loro capacità… Essi [i pazienti affetti dalla Malattia X] sono morti –morti a causa della bomba atomica—e nessuno sa perché”.

In realtà gli scienziati Americani ed il governo sapevano, ma certamente non ne parlavano. Le informazioni raccolte da Weller avrebbero senza dubbio ridotto il favore dell’opinione pubblica Americana nei confronti della bomba. Il Generale MacArthur ed i suoi censori a Tokyo sapevano questo, ecco perché gli articoli di Weller non videro mai la luce del giorno fino a che suo figlio Anthony Weller trovò le copie carbone degli originali. Adesso, 60 anni dopo, possiamo finalmente vedere la dimenticata Nagasaki attraverso gli occhi di un vincitore del premio Pulitzer.

D’altra parte, le foto dicono migliaia di parole e le immagini degli effetti medici della bomba atomica ritraggono orrori inimmaginabili inflitti a esseri umani, e questo è il motivo per cui il governo americano ha nascosto all’opinione pubblica americana fino agli anni ottanta il filmato delle due città distrutte. Dopo i bombardamenti, alcuni registi giapponesi tentarono di documentare l’orrore che le bombe atomiche lasciavano sul Giappone. Riconoscendo questo come una potenziale minaccia, l’esercito USA si impossessò di tutti i video giapponesi e con un ordine vietò ogni altro futuro filmato. Il generale MacArthur poi incaricò il colonnello Daniel A. McGovern di dirigere una squadra di 11 registi americani – nove membri dell’esercito Usa, tra cui Herbert Sussan e due civili.

A Nagasaki, il team volle dimostrare gli effetti umani della bomba, incluse le ombre dei corpi vaporizzati dei civili rimaste sui muri ed i segni, le bruciature e l’avvelenamento da radiazioni a causa dei quali le vittime stavano morendo negli ospedali della città. Sussan in seguito spiegò la sua interpretazione all’autore ed esperto di Hiroshima Greg Mitchell: “Capii che se non avessimo catturato questo orrore nel film, nessuno avrebbe mai capito le dimensioni di ciò che era successo. A quel tempo, la gente da casa non aveva visto niente se non foto in bianco e nero degli edifici distrutti o una nuvola a forma di fungo.” Purtroppo, per troppo tempo, le stranamente belle nuvole a forma di fungo rimasero l’unica percezione del pubblico americano riguardo Nagasaki e Hiroshima, mentre il Dipartimento della Difesa e la Commissione per l’Energia Atomica tennero le pellicole del film sepolte negli Archivi Nazionali e l’etichetta di catalogazione “#342 USAF” non dice niente degli orrori raccolti nel film all’interno delle custodie.”

Sia i video giapponesi che quelli dell’esercito Usa rimasero nascosti alla vista del pubblico per decenni. Alla fine degli anni sessanta, il governo giapponese negoziò con il Dipartimento di Stato Usa, chiedendo la consegna dei video in bianco e nero al Giappone. Gli Stati Uniti consegnarono una copia del cinegiornale al Giappone, che stimolò la curiosità del regista Erik Barnouw. Dopo aver visto il video da solo, presso gli Archivi Nazionali di Maryland, Barnouw decise di ricavare dal video di 160 minuti un breve video di 16 minuti molto duro, raccogliendo verso la fine del film le immagini degli effetti della bomba sull’uomo per massimizzare l’impatto. Il video di Barnouw, “Hiroshima-Nagasaki 1945” fu proiettato [nel 1970] al Museo di Arte Moderna di New York, ma nessuno dei tre principali network tv volle trasmetterlo sulle proprie reti.

Stranamente, la NBC mise in dubbio che la notizia potesse essere un vero “scoop”. L’esercito americano aveva declassificato il video di McGovern/Sussan a metà degli anni settanta, ma il film rimase nell’oscurità finché l’incontro tra Sussan e Tsutomu Iwakura, un attivista antinucleare di Tokyo, spinse quest’ultimo ad affrontare la questione. Dopo aver trovato le pellicole del film negli Archivi Nazionali, Iwakura e 200.000 donatori Giapponesi raccolsero mezzo milione di dollari e comprarono il film dagli Archivi Nazionali. L’orribile video apparve per la prima volta sullo schermo Americano con il titolo di “Dark Circle” e fu un enorme successo al Festival del Film di New York del 1982, anche se non ricevette alcuna attenzione da parte della stampa. Nel 1995, il cinquantesimo anniversario del bombardamento attirò l’attenzione della stampa; comunque, l’opinione pubblica americana riguardo alle nostre azioni militari rimase inalterata. Come disse Chris Beaver, condirettore di “Dark Circle”, a Mitchell, “Non mi meraviglio che il governo non volesse farlo vedere. Penso che non volessero che gli Americani si vedessero in quelle immagini. Una cosa è conoscere il fatto ed un’altra e vederlo.”

Ancora oggi, neppure guardandolo, il pubblico Americano riesce a credere che la nostra nazione agì in modo sbagliato.Siano nel 2006. L’ultima capitolazione. Il 6 e 7 Agosto 2005, il film “Original Child Bomb” è stato trasmesso sul canale via cavo Sundance. E’ stato il primo film a usare non solo le immagini che il colonnello McGovern e Sussan realizzarono per l’esercito, ma anche quelle amatoriali riprese da McGovern sui disastrosi effetti successivi.

La trasmissione di tale video ha cambiato la prospettiva della popolazione Americana nei confronti della bomba atomica? La cambierà mai? Il colonnello McGovern ha detto a Mitchell – che è stato consigliere per il film – di credere che molta gente responsabile del bombardamento prova rimorso per ciò che accadde: “Ho sempre avuto la sensazione che le persone della Commissione per l’Energia Nucleare provassero rimorso per il lancio della bomba. L’Aeronautica era dispiaciuta. Al Pentagono alcune persone mi hanno detto che non volevano che quelle immagini fossero rese pubbliche perché mostravano gli effetti su uomini, donne e bambini. Non volevano che il pubblico sapesse ciò che avevano provocato le loro armi … perché si sentivano colpevoli. “Non è tempo per noi, come nazione, di dispiacersi per ciò che abbiamo fatto a due città piene di civili?

Hiroshima e Nagasaki fatti e narrazione:

Falso: furono lanciati volantini sulle città giapponesi per avvertire i civili di evacuare l’area.
Vero: I volantini furono lanciati dopo il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.
Falso: Il nostro uso delle bombe atomiche accorciò i tempi della guerra.
Vero: I Giapponesi stavano cercando la pace quando fecero ritorno dalla Conferenza di Postdam il 3 Agosto 1945, tre giorni prima della bomba di Hiroshima.
Falso: Abbiamo bombardato Hiroshima, che era un’importante base militare Giapponese.
Vero: Abbiamo bombardato il centro della città di Hiroshima, che aveva una popolazione di 350.000 persone.
Vero: Solo quattro dei 30 obiettivi erano in realtà militari.
Falso: L’area distrutta di Hiroshima conteneva per la maggior parte obiettivi industriali.
Vero: I soli obiettivi “industriali” erano tre stabilimenti tessili.
Vero: le aree residenziali subirono i danni maggiori.
Vero: meno del 10% degli impianti di immagazzinamento, produzione e trasporto di Hiroshima fu danneggiato.
Falso: Le radiazioni residue non furono una minaccia per i soldati Americani che occuparono Hiroshima e Nagasaki.
Vero: La “pioggia sporca” che cadde dopo i bombardamenti contaminò il terreno, che rappresentava una delle principali fonti di radiazioni residue.

Dani Veracity
Fonte:www.counterthink.org
Link: http://www.counterthink.org/019176.html
28 febbraio 2006

Scelto e tradotto da MANRICO TOSCHI per Comedonchisciotte.org

CITAZIONI:

Bird, Kai e Sherwin, Martin J. “The Myths of Hiroshima.” Los Angeles Times. 5 Aug 2005. http://www.commondreams.org

Mitchell, Greg. “A Great Nuclear-Age Mystery Solved.” Editor and Publisher. 16 Jun 2005.

“Hiroshima Film Cover-Up Exposed.” Editor and Publisher. 6 Aug 2005. http://www.editorandpublisher.com

“The Press and Hiroshima: August 6, 1945.” Editor and Publisher. 5 Aug 2005. http://www.editorandpublisher.com

Radiation Effects Research Foundation. “Residual Radiation.” 2003. http://www.rerf.or.jp

Vedi anche:
http://www.topfoto.co.uk/gallery/atombomb/default.htmhttp://www.gensuikin.org/english/photo.html

http://www.worldlanguage.com/Products/27972.htm

fonte: http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=654

Torino, preti accusati di pedofilia

Uno è economo di un istituto salesiano

Interrogato monsignor Vaudagnotto, stretto collaboratore del cardinale
di SARAH MARTINENGHI e PAOLO GRISERI

L’istituto scolastico salesiano Valsalice

TORINOHa vissuto per anni di elemosina, prostituzione e ricatti. E chiedeva soldi ai preti in cambio del suo silenzio. L’arresto di Salvatore Costa, torinese di 24 anni, con l’accusa di estorsione nei confronti di monsignor Mario Vaudagnotto (responsabile dell’ufficio liturgico della diocesi presso la chiesa di San Lorenzo), e nei confronti di don Luciano Alloisio, (economo dell’istituto scolastico salesiano Valsalice), è al centro di una nuova inchiesta giudiziaria su presunti abusi sessuali che coinvolge sacerdoti cattolici.

Il giovane arrestato ha raccontato di aver avuto per anni rapporti sessuali con i preti e anche con un terzo parroco della provincia di Torino. Le sue dichiarazioni hanno portato all’iscrizione dell’economo nel registro degli indagati con accuse pesantissime: pedofilia e induzione alla prostituzione di minorenne, aggravata dall’abuso di potere. “Conosco Don Alloisio dal 1997, avevo 15 anni quando abbiamo cominciato ad avere rapporti sessuali. E i nostri incontri sono continuati negli anni, fino a poco tempo fa” accusa Costa.

Il prete, difeso dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega ogni accusa e ha sporto querela per calunnia nei confronti del giovane: “In questo procedimento noi siamo la parte offesa, vittima di continue estorsioni” hanno spiegato i legali. Gli inquirenti stanno vagliando ora la posizione di padre Vaudagnotto: “Con lui ho avuto rapporti sessuali a cominciare dal 2000, quando avevo 18 anni” ha affermato il ragazzo. “Chiedeva soldi per pagare le bollette, e si è inventato tutto” ha replicato il monsignore.


Quando l’hanno arrestato in flagranza, la prima volta, era l’8 luglio: Costa aveva appena estorto 2000 euro a don Alloisio. Dopo aver sborsato somme di denaro per mesi, oltre 10 mila euro, per non far trapelare nulla, l’economo, in attesa di assumere un altro incarico a Roma, aveva deciso di denunciare ai carabinieri i ricatti subiti da anni. Sono nate così le indagini, e il fascicolo è stato affidato al procuratore aggiunto Pietro Forno, e ai pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta.

Salvatore Costa è stato intercettato e filmato mentre riceveva e intascava il denaro dal salesiano. Ma quando il ragazzo ha visto i carabinieri si è difeso, e ha rovesciato tutte le accuse nei confronti del prete. Le sue dichiarazioni sono apparse credibili e due giorni dopo i suoi avvocati, Geo Dal Fiume, Roberto De Sensi e Davide De Bartolo, hanno ottenuto la scarcerazione. Ma una volta tornato in libertà Costa ha continuato il giro delle chiese e il gioco dei ricatti. “Voglio 800 euro, altrimenti mi rivolgerò ai giornali e racconterò tutto” diceva ogni volta a Don Alloisio. La procura a quel punto ha chiesto e ottenuto dal gip Emanuela Gai un ordine di custodia cautelare: il primo agosto Costa è tornato in cella.

Interrogato dal giudice, il ragazzo ha ampliato il suo racconto e spiegato la sua verità: “Sono sposato e padre di due bambini, chiedo soldi nelle chiese per tirare avanti, ma ogni tanto faccio qualche lavoretto come idraulico. Devo pagare l’affitto e le bollette, e mi prostituisco con i preti da quando ero minorenne. Ho conosciuto Don Alloisio nel 1997 quando frequentavo la Fondazione Fratelli Dimenticati, in via Longarina 4 a Torino, e proprio in quella sede avevo rapporti sessuali con lui. Mi risulta che lui frequentasse anche altri ragazzi, in particolare romeni che si vendono in via Cavalli”.

La casa del salesiano è stata perquisita e gli inquirenti hanno trovato una serie di strani biglietti, con scritto “Non ho mai avuto rapporti sessuali con Don Alloisio”, oppure “Mi sono inventato tutto”, recanti la firma di Salvatore Costa. Il ragazzo ha spiegato che firmava i biglietti ogni volta che riceveva denaro, come “ricevuta” del suo silenzio. Nel bagno del sacerdote è stata ritrovata un’ingente somma di denaro: il prete l’ha giustificata spiegando che si trattava di denaro dell’istituto Val Salice che lui amministrava economicamente. I soldi non sono stati posti sotto sequestro, ma gli è stato prelevato un computer il cui contenuto è al vaglio degli inquirenti.

(8 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti.html

PORCHERIOLE SPARSE..

Arrestato mesi fa in segreto prete pedofilo, presto a giudizio

Un’altra storia di pedofilia in abito talare, l’arresto di un sacerdote accusato di abusi sessuali, una vicenda inquietante che era stata tenuta nascosta per mesi e mesi. La notizia è filtrata soltanto ieri quando il pm Nunzia D’Elia ha chiuso l’indagine sul religioso: A.D., 58 anni, di origine siciliana, che officiava nella chiesa dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica e insegnava religione alla media “Salvo D’Acquisto”. Il magistrato ha depositato gli atti dell’indagine e si appresta a chiedere al Gup Pierfrancesco De Angelis il rinvio a giudizio per atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le vittime erano state affidate al sacerdote “per ragioni di educazione e di vigilanza”. La cosa più sconcertante è che A.D., come si è appreso a palazzo di giustizia, era già stato condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. […]

Il testo integrale dell’articolo di Massimo Luglio è stato pubblicato sul sito espresso.repubblica.it

Vescovo accoglie prete pedofilo. Il Sindaco lo premia con cittadinanza onoraria

Pubblicato da Pasquale su 29 Luglio 2007

Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18

IL CASO DON SCAROLA
Il religioso già condannato a due mesi per pedofilia ha detto durante l’udienza civile: “Telefonavo anche di notte in quell’abitazione”


DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

CAPUA (Tina Palomba)“Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia”.

Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di di nove anni.

E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua dedebolezza verso le donne.

Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: “Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”. Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato anche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica Rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: “Ciao sono Pasquale” e poi tutto il resto. Insomma “roba” da Santi Uffizi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capì che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.

http://www.capuaonline.info/capuanews/anno2007/280607.html