Archivio | agosto 11, 2007

È donna ed è opera del demonio

Dal divorzio all’aborto ai nuovi diritti della persona. Un percorso accidentato e faticoso in Italia

di Ilaria Bonaccorsi e Romina Parodi

Forse il 1974 rappresenta la rottura, la chiave di volta per lo Stato italiano, dalla quale ripartire separandosi da un passato oramai superato. Questo è l’anno della grande spallata ai tabù del divorzio e dell’aborto. Prima, indimenticabili, i movimenti del ’68 che avevano fatto della libertà, e in particolare di quella sessuale, «il cavallo più bello della battaglia». Ma questo non spiega tutto. Vale allora la pena di indagare a ritroso nel tempo per capire quando e come la libertà sessuale, che implica alla sua base il riconoscimento di una libertà e identità dei singoli di scegliere chi, come e per quanto tempo amare un altro essere umano, sia divenuta un diritto sancito e riconosciuto dallo Stato. Non possiamo dire dalla Chiesa perché ad oggi continua a non riconoscerlo.

Tagliando fuori importanti secoli di storia, basta risalire al Malleus Maleficarum (il famoso “Martello delle streghe”, vero e proprio manuale di caccia alle streghe scritto nel 1486 da due frati domenicani) per capire quale sia stata la concezione di sessualità, neanche di libertà sessuale, della Chiesa.
È donna. Ed è opera del demonio.

Le autorità secolari in quegli anni divennero mere esecutrici delle condanne dei tribunali ecclesiastici. Esecutrici materiali dei roghi nel nome di uno slogan oramai famoso che diceva: “La Chiesa non uccide, dà la vita”. La Chiesa condannava, il potere secolare bruciava.

Unica sessualità, che poco aveva a che fare con questa, venne ingabbiata in un rigidissimo concetto di famiglia. Tutte le relazioni al di fuori del matrimonio furono criminalizzate, ma mentre per gli uomini si trattava di lievi colpe morali, per le donne, oltre al marchio per tutta la vita del disonore, la punizione fu subito materia di diritto penale.

Il XV secolo appare quindi dolorosamente segnato da una rinnovata e ossessiva sorveglianza delle abitudini sessuali (in particolare delle donne) che si tradusse in una rigida istituzionalizzazione della famiglia, ottimo strumento di controllo. Tutto ciò che è fuori da questa è peccato. Mortale per le donne, di lì a poco perseguite e bruciate perché operatrici del demonio.

Dobbiamo arrivare alla Rivoluzione francese per assistere finalmente a quello che potremmo definire “un ribaltamento totale”, o almeno a un serio tentativo in questo senso. In quella tornata di anni lo Stato introdusse con forza non solo una nuova parità giuridica tra uomo e donna ma anche il divorzio. Lo sforzo, dunque, di laicizzare lo Stato portava con sé alcuni elementi ineludibili, come quelli della libertà e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Ma si trattò di una brevissima parentesi.

Nel 1804, infatti, il Codice napoleonico, pur recependo gran parte dei principi della legislazione rivoluzionaria, sancì nuovamente l’ineguaglianza della donna e riaffermò l’unità della famiglia fondata sul principio di autorità. Fu mantenuto il divorzio, ma ridotto a casi eccezionali, come l’adulterio.
Gli storici, non a torto, considerano quel Codice l’opera più duratura di Napoleone e questo giustificherebbe la battuta d’arresto nel campo delle libertà. In particolare in Italia dove il Code Napoléon ha ispirato la successiva codificazione del 1865 (a breve distanza dall’unità politico-amministrativa) e che per la maggior parte dei suoi aspetti è alla base del Regio decreto del 1942, ossia dell’attuale, vigente, codice civile.

Di pari passo tristemente va la Chiesa. Lo dimostra l’attuale e feroce battaglia condotta contro “la rovina della famiglia” e cioè il riconoscimento dei Dico o Pacs che dir si voglia.
La Chiesa continua a non riconoscere e a non accettare alcun’altra forma di vincolo “affettivo” se non quella sancita tra un uomo e una donna dal matrimonio religioso. Neanche da quello civile. Ed ancora oggi la Chiesa e il suo rappresentante massimo, Benedetto XVI, sono alla testa della più tenace e oramai secolare opposizione a tutto ciò che è rapporti prematrimoniali, contraccezione, interruzione di gravidanza, procreazione assistita, omosessualità. A tutto ciò che svincola i “rapporti sessuali” dal “per tutta la vita” e dalla riproduzione biologica, o forse meglio dalla “riproduzione biologica per tutta la vita”. La Chiesa nei secoli non ha mai arretrato. Crede fortemente che la cura delle anime si debba fare innanzitutto dentro la camera da letto di ogni suo fedele, difendendo a spada tratta la famiglia tradizionale. Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (in un orifizio illecito) è ancora oggi peccato mortale, e sino a non molti secoli fa era punito con il rogo.
Non è il luogo e non rappresenterebbe qui una novità il dilungarsi su questa -così potremmo definirla – matrice sessuofobica della Chiesa. Possiamo solo annusare che evidentemente il nocciolo della questione è proprio lì.

Altrettanto non si può dire per lo Stato. La domanda alla quale dovremmo tentare di rispondere è: quand’è che lo Stato si è posto il problema di tutelare la libertà sessuale? O ancora: quando e come lo Stato ha pensato di dover uscire dalla camera da letto degli uomini e delle donne, e forse di più, di dover proteggere la loro libertà in primo luogo perché “dimensione privata”? Se volessimo azzardare una data, diremmo il 12 maggio del 1974, il giorno in cui gli italiani sancirono che a fondamento della famiglia dovesse esserci una libera scelta di giorno in giorno rinnovata e non una imposizione statuale. E dunque la legge sul divorzio non doveva essere abrogata.

Importante quella data anche perché alla vittoria contribuirono milioni di elettori cattolici che votarono in contrasto con le indicazioni del Vaticano. All’approvazione referendaria seguirono subito nuove conquiste civili così che in pochi anni si realizzò una profonda trasformazione culturale, sociale ma anche politica. Del 1975 è la riforma del diritto di famiglia che sancì l’eguaglianza giuridica tra i coniugi. Nel 1978 fu ammessa e regolamentata dal legislatore l’interruzione volontaria di gravidanza. Nel 1987 fu migliorata la disciplina sul divorzio (ammettendo la richiesta dopo solo tre anni di separazione). Negli anni ‘88 e ‘89 alcune importanti sentenze della Corte costituzionale intervennero sul tema della famiglia di fatto, ammettendo ad esempio che il convivente more uxorio potesse, in caso di morte del conduttore, succedere nel contratto di locazione.

La cosa forse più singolare di questa tornata di anni è che per la prima volta di fronte al profondo mutare dei comportamenti sociali degli italiani si rispose con uno sforzo politico, ma anche della giurisprudenza e del legislatore tutto teso ad adeguare la normativa a nuove esigenze umane.
Oggi, purtroppo, non possiamo dire altrettanto. Qualcosa si è rotto nel delicato processo di adeguamento del sistema normativo alla realtà civile e sociale. E il passaggio mancante è quello politico, come ha messo in evidenza il fallimento del referendum sulla fecondazione assistita. La ricerca e le mutazioni sociali si susseguono: si assiste al progressivo superamento da parte delle coppie del modello tradizionale e costituzionale di famiglia fondata sul matrimonio. Emergono nuove idee, movimenti che producono valori, nuovi principi legati alla maternità e paternità responsabile e non più all’imperativo categorico della riproduzione biologica.

Tutto ciò richiederebbe non solo tutela dei diritti individuali e un nuovo welfare ma anzitutto una nuova cultura politica.

Di fronte a tanto cambiamento umano e sociale, i timidi progetti di legge che le istituzioni riescono a partorire nascono deboli e vengono facilmente ostacolati dalla Chiesa.
Ripartire dalla qualità delle relazioni affettive e dalla centralità degli uomini, delle donne e dei bambini potrebbe forse ricompattare l’elettorato, anche quello cattolico, nella battaglia per delle libertà umane e poi sociali oramai indispensabili.

22 giugno 2007

fonte: http://www.avvenimentionline.it/content/view/1430/407/


Musicoterapia. Lezione 2: Rilassamento, Creativita’, Infrasuoni, ecc…

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Come altre tecniche, studiate e diffuse per migliorare un eccessivo stato d’ansia, cosi’ comune ai nostri giorni, anche quello del “rilassamento subliminale” si affida alla musica, al suono, che sembra essere il filo conduttore di gran parte della nostra vita.
Pensiamo al “mantra“, misteriosa formula basata proprio sulla ripetizione di un suono particolare, a cui, da millenni, la sapienza orientale affida le sue meditazioni.

I suoni sono fenomeni fisici e, come tali, influenzano tutte le cose con cui vengono a contatto. Un suono di una particolare frequenza, per esempio, puo’ rompere un vetro; mentre, altri, non percepibili dall’ orecchio umano, possono dare ordini ad un cane.

Studi recenti sostengono che la crescita stessa delle piante puo’ essere influenzata dal tipo di musica che si suona nella vicinanza.
Il suono, quindi, come strada, come risalita dal nostro mondo cosciente ad un altro, piu’ sottile e ancora quasi completamente inesplorato.

La musica – ovvero, le note – dipendono dalla variazione di pressione dell’aria, che genera le cosiddette “onde sonore“.
Le onde acute sono generate da vibrazioni molto rapide; le note basse corrispondono a onde di bassa frequenza; l’orecchio umano e’ in grado di ricevere note, con una frequenza che varia da 30 a 20.000 vibrazioni al secondo (Hertz o Hz).
L’unita’ di misura che si impiega per misurare l’intensita’ dei suoni e’ il decibel (dB, dal nome di Graham Bell); il valore di 0 dB corrisponde al suono piu’ debole che puo’ essere udito da un essere umano; mentre 140 dB rappresenta la soglia del dolore, causato da un suono troppo alto.

La tecnica scoperta dal dott. Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di New York e sperimentata da molti ricercatori tra cui l’equipe medica del dottor Louis Chalout e del dottor F. Borgeat (Universita’ di Montreal) consiste nella diffusione di una musica registrata ad un’intensita’ tale da poter essere piacevolmente udita da tutti (per esempio 90 dB).
A questa musica vengono introdotti, con una tecnica particolare, alcuni “infrasuoni” (suoni con frequenza inferiore a 30 Hz) di intensita’ molto minore (ad esempio, 30 dB).
Questi “infrasuoni”, anche se piu’ deboli, raggiungono, comunque, il livello sensoriale, senza, pero’, riuscire ad influenzare il nostro livello cosciente.
Essi, quindi, non essendo coscientemente recepiti, rimangono nella zona di “percezione subliminale“.

Quindi, questa musica invia due messaggi: uno, quello forte, che si indirizza e mantiene attento l’emisfero sinistro del cervello, quello della percezione cosciente; l’altro, il piu’ debole, che viene percepito dall’emisfero destro; dall’inconscio.
L’obiettivo e’ quello di influenzare i livelli meno coscienti del nostro complesso psichico, dove hanno origine la maggior parte delle tensioni umane.

L‘immenso vantaggio della musica subliminale e’ di proporre una tecnica dolce di prevenzione e terapia che, praticata regolarmente, permette di ritrovare il proprio equilibrio e la propria calma.

I suoi campi di applicazione sono, comunque, molteplici.
Oltre ad avere una particolare influenza sul rilassamento, dove si e’ dimostrata di particolare efficacia, essa sembra sviluppare anche capacita’ immaginative e creativita’.
Può essere utile per aiutare la meditazione e l’ipnosi, per alleviare emicranie e mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno e l’induzione al sonno naturale, per l’eliminazione della depressione e dell’ansia.
E’ di aiuto nei disordini nella capacità di attenzione e della concentrazione, e per molto altro.

Demo #A3

Questo file MP3 demo che vi proponiamo rappresenta un esemplare di
“traccia subliminale con infrasuoni Alpha e Modulazione del Rumore bianco”.

Si tratta di un esclusivo file MP3 (durata 2’00” – 2,2 Mbytes), che racchiude in sé delle sonorità , dei battiti binaurali, un rumore bianco modulato ed una musica di sottofondo, appositamente studiati per il rilassamento subliminale.

COME ASCOLTARE IL FILE

  • Trovate un posto comodo, dove nessuno vi disturberà e dove potrete restare tranquilli

  • Riducete la luce e create un’atmosfera calma.

  • Allentate tutti gli indumenti che vi stringono.

  • Scegliete una posizione comoda.

  • Utilizzate, se possibile, una cuffia stereo.


ascolto >> MS-EXALE1.MP3 su lettore Plug-in
Plug-in MP3 richiesto/required (tutti gli utenti)

ascolto >> MS-EXALE1.MP3 su lettore ActiveX
ActiveX MP3 richiesto/required (solo utenti Windows)

download >> MS-EXALE1.MP3 (2’00” – 2,248 Mb)

Dati streaming: Bitrate = 128Kbps – Freq. campionamento = 44,1Khz
Il brano contenuto nel file “ms-exale1.mp3” e’ Copyright (C) 2001-2003 Amadeux Multimedia.
Vietata la vendita e qualsiasi tipo di utilizzo commerciale.

(Questa traccia demo puo’ non avere il 100% di induzione essendo un estratto dell’intero brano)

Morti quattro bambini nell’incendio di una capanna a Livorno


Particolari emersi in seguito: due dei bambini erano sordomuti, ed è accertato che quando si è sviluppato l’incendio entrambi i genitori sono scappati senza alcun tentativo di mettere in salvo i bimbi. mauro

11.08.2007

Al comando dei Vigili del fuoco è arrivata una chiamata per un incendio di sterpaglie, ma quando i pompieri sono arrivati sul posto indicato, hanno trovato una baracca di legno e lamiere completamente avvolta dalle fiamme. Le persone della zona hanno subito fatto presente che si trattava di una capanna frequentata da rom. Spento l’incendio, i Vigili del fuoco hanno trovato i corpi semicarbonizzati dei quattro bambini. I bambini deceduti, tutti di nazionalità romena, si chiamavano Eva di 10 anni, Danchiu di 8 anni, Lenuca di 6 anni, Nengi di 4 anni, e sarebbero legati da vincoli di parentela diversi tra loro e sui quali sono in corso accertamenti. Accertamenti sono ancora in corso sulle origini dell’ incendio. I genitori di alcuni dei bambini morti nell’incendio sono da alcune ore in questura per essere ascoltati dagli inquirenti e ricostruire le dinamiche dell’accaduto. A quanto si è appreso, i due vivono di espedienti, lavando i vetri delle auto ai semafori e chiedendo le elemosina in strada.

La baracca in legno dove i quattro bambini sono morti è collocata sotto un cavalcavia lungo Pian di Rota, alla periferia industriale, vicino alla raffineria in località Stagno. La baracca, larga una decina di metri per quattro, é stata completamente distrutta. Al momento non è possibile sapere l’origine dell’incendio. Sul posto personale dei vigili del fuoco di Livorno, polizia di stato e polizia scientifica, carabinieri, il magistrato di turno e il medico legale. (ANSA).

Treviso risponde a Gentilini. "Kiss in" contro lo "sceriffo"

Ecco la risposta di Treviso al leghista Gentilini che vorrebbe «fare pulizia etnica dei culattoni». Culattoni e non sono scesi in piazza, con triangoli rosa appuntati al petto, quello che i nazisti imponevano agli omosessuali nei campi di sterminio e hanno manifestato contro il leghista con un “Kiss-in”. A mezzogiorno in moltissimi si sono ritrovati per il bacio collettivo di coppie sia eterosessuali che gay contro il “prosindaco” di Treviso.

«Il sindaco abusivo di Treviso Gentilini è sicuramente l’espressione più netta di uno dei grandi mali del paese, il maschilismo e il machismo deteriore – dice Franco Grillini, deputato della Sinistra Democratica -. Mentre in Spagna il premier Zapatero propone la lotta al “maschilismo criminale” come secondo punto del programma di governo, in Italia il tema viene per lo più ignorato dalla classe politica. Eppure il maschilismo è alla base della violenza domestica sulle donne e sui minori e costituisce un elemento centrale del metodi sbrigativi e dei razzismi vari dei Gentilini di turno. Che non rappresenta purtroppo una eccezione, ma è solo la punta dell’iceberg di una destra che, a differenza delle destre del nord Europa, non sa liberarsi delle sue punte estreme e di un’area omofoba e xenofoba molto pericolosa».

coppie gay matrimonio Svizzera INTERNET 220


È un’iniziativa
, quella del “kiss in”, già sperimentata in altre occasioni ma indubbiamente con meno clamore mediatico, vista la durezza delle parole dello “Sceriffo” Gentilini. In prima fila oltre a Grillini, anche Alessandro Zan, presidente di Arcigay Veneto, promotore della mozione sulle coppie di fatto approvata dal Comune di Padova, e poi Luana Zanella (Verdi), Franca Bimbi (Dl) e molti altri tra politici e rappresentanti di associazioni.

«L’intervista che il pro-sindaco di Treviso Gentilini ha rilasciato a Radio Padania non fa che aggravare, invece che alleviare, la sua posizione – dice Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay – e mostra quanto il suo partito, La Lega Nord, è quello che è. Ovvero un partito che non ha il coraggio di espellere ed allontanari suoi dirigenti come Gentilini, perchè così facendo urterebbe la pancia del suo elettorato». «Ringraziamo il presidente della Regione Galan per le posizioni espresse e per la sua adesione alla manifestazione a cui partecipa Franco Miracco suo portavoce». Il presidente di Arcigay, inoltre, annuncia: «Stiamo valutando, con il nostro pool di avvocati, quale sia la migliore azione legale da intraprendere. A questa seguiranno ulteriori iniziative e manifestazioni».

Pubblicato il: 11.08.07

Modificato il: 11.08.07 alle ore 17.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=68099


Diventare una cosa sola di Ginger Wilson – www.allposters.it

Il «caso Caruso» infiamma il centrosinistra

Bindi: «Rifondazione chiarisca la sua posizione sulla legge Biagi». Ferrando: «Nella lotta alla precarietà, quello incompatibile è Prodi»


ROMA
– Lui ha chiesto scusa («Assassini? Parola secca e devastante, ma null’altro che uno sfogo incontrollato» in un’intervista a La Repubblica) ma la polemica sulle dichiarazioni di Francesco Caruso («Tiziano Treu e Marco Biagi sono assassini») non accennano a spegnersi. Anche perché Caruso stesso continua ad accusare la politica di «ipocrisia» e a ribadire che il suo ragionamento sulle morti bianche «rimane in piedi».

BINDI: «RC A UN BIVIO» – Secondo Rosy Bindi, ministro della Famiglia, Rifondazione comunista è davanti a un bivio: «Attorno alla legge Biagi si è costruito uno scontro ideologico che attraversa tutto il centrosinistra. Paradossalmente se il Prc non chiarisce veramente al suo interno tutte le posizioni rischia di essere la prima alleata di quelli che non vogliono cambiare la legge Biagi». Bindi spiega che il governo ha varato provvedimenti sul costo del lavoro che sono già un sostanziale mutamento di rotta. In questo senso, «credo che in parte abbiamo già cambiato la legge Biagi». Da Bologna il ministro esprime la sua solidarietà a Marina Orlandi e agli altri familiari del professore ucciso dalle Br. «Siccome siamo in questa città, credo sia anche opportuno, doveroso e assolutamente sincero e spontaneo da parte mia, esprimere una grande solidarietà alla famiglia di Marco Biagi anche per le parole che sono state dette in maniera assolutamente sconsiderata da Caruso».

FERRANDO: «CONTRADDIZIONE» – Il portavoce del Pcl, Marco Ferrando, parla invece di una «contraddizione clamorosa». «Tutte le sinistre di governo che oggi parlano contro la precarietà sono le stesse che hanno votato o accettato negli ultimi dieci anni tutte le leggi di precarizzazione del lavoro; ieri pacchetto Treu, oggi la continuità della legge 30. Ieri come oggi sempre a sostegno di Romano Prodi. La verità è che nella lotta alla precarietà, incompatibile è Prodi, non Caruso. La cui unica responsabilità, semmai, è di aver votato per un anno a favore di Prodi».

MASTELLA: «NON CI STIAMO» – Del «caso Caruso», seppure di sfuggita, ha parlato anche il ministro della Giustizia Mastella. «Nessuno si nasconde le difficoltà politiche per la costruzione di un centro autonomo dai due Poli. Ma occorre prendere atto con realismo che la terra promessa di chi vuole una reale governabilità non può essere questo bipolarismo all’italiana, dove la Cdl è prigioniera del razzismo dei Gentilini e l’Unione è costretta a subire le sparate dei Caruso. A chi sta bene questo stato di cose, si accomodi pure. Ma non conti sul nostro contributo».

RIFONDAZIONE – All’interno di Rifondazione comunista sale la tensione. A settembre il gruppo parlamentare valuterà se espellere Caruso. Gennaro Migliore, presidente dei deputati Prc, definisce «indegne» le sue parole, e aggiunge: «I processi non si fanno sui giornali, a settembre decideremo cosa fare». E comunque «il 20 ottobre noi saremo in piazza». Non bastano, quindi, le scuse del parlamentare eletto nelle file del Prc. Prima le prese di distanza di Fausto Bertinotti, poi il quotidiano Liberazioneha chiesto scusa alla famiglia di Biagi: «Chiedo scusa da solo – risponde Caruso – non c’è bisogno che altri lo facciano per me». Per il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, è «insidioso il tentativo di usare il grave errore di Caruso come alibi per chiedere la cancellazione della manifestazione del 20 ottobre. È opportuno chiarire subito, una volta per tutte, che la manifestazione si terrà», e «non sarà contro il governo».

ALTRE POSIZIONI – Una manifestazione che non piace al partito di Antonio Di Pietro, che avverte: «A quei ministri ed esponenti politici che il prossimo 20 ottobre intendono scendere in piazza insieme a Caruso diciamo che le modifiche per migliorare la legge Biagi si fanno frequentando l’Aula e le commissioni del Parlamento, non certo le piazze». E mentre Gianfranco Rotondi, segretario della Dca, sottolinea che «le scuse di Caruso vanno accettate, anche se resta il fatto che egli ha detto cose che molti a sinistra pensano», Forza Italia, con Isabella Bertolini, torna a chiederne le dimissioni immediate: «Chi ha dato dell’assassino a Marco Biagi e porta avanti le proprie farneticazioni eversive non deve sedere in Parlamento. Caruso si deve dimettere ora. L’unica cosa da fare a settembre, alla prima seduta della Camera, è quella di ratificare le sue dimissioni all’unanimità».

SU INTERNET – Il popolo di sinistra intanto si divide sul web: c’è chi critica (la maggior parte), ma anche chi ne condivide gli argomenti o che comunque non ne può più del «linciaggio» cui è sottoposto. NeSxnet (community che si dichiara «sentimentalmente di sinistra») rappresenta l’intera gamma di reazioni. «Dopo un anno e mezzo quasi di attività parlamentare non mi risulta che l’on. Caruso si sia fatto promotore di una qualche iniziativa di legge volta a migliorare le condizioni sulla sicurezza sui luoghi di lavoro» scrive un internauta. E un altro: «Assassini sono quelli che hanno ucciso Biagi» e, aggiunge, «il partito nuovo della sinistra non ha bisogno di estremisti incoscienti». Qualcuno ritiene eccessivi gli attacchi al deputato: «Che Caruso abbia detto una cazzata lo sanno tutti. Lo sa anche lui, ora. Però basta. Se le prime critiche erano doverose, ora il troppo stroppia e la scena somiglia sempre più a un cortile di galline starnazzanti». Non manca chi con Caruso si schiera: «Quello che voleva esprimere Caruso in merito alle morti bianche è un sentimento di rabbia e frustrazione che non colpisce solo lui, ma milioni di italiani».

COSA HA DETTO

La dichiarazione – “Angelo e Cristian ieri sono morti assassinati nei loro rispettivi cantieri di lavoro. I loro assassini sono Treu e Biagi, le cui leggi hanno armato le mani dei padroni, per permettere loro di precarizzare e sfruttare con maggior intensità la forza-lavoro e incrementare in tal modo i loro profitti, a discapito della qualità e della sicurezza del lavoro”. Così, in una nota, Francesco Caruso, storico leader dei ‘Disobbedienti’ napoletani e deputato ‘indipendente’ del Prc, ha commentato gli ultimi due infortuni mortali sul lavoro.

La rettifica – Più tardi arriva la rettifica. “Considerato il polverone che si è alzato ritengo indispensabile chiarire la mia posizione, perché non vorrei essere usato per riempire il vuoto che in estate si crea in alcuni quotidiani. Né vorrei che, mio malgrado, persone che hanno vissuto dolorose esperienze possano sentirsi nuovamente offese e vedere rinnovato il loro dolore”. Lo puntualizza in una nota dal titolo ‘Morire di lavoro e vivere di ipocrisia’ il parlamentare del Prc Francesco Caruso. E ancora: Non ho mai accusato nessuno di essere un assassino. Ho detto che di fronte all’impressionante numero di morti sul lavoro è necessario individuare delle responsabilità”.
Secondo l’ex leader dei Disobbedienti “una delle principali cause degli incidenti sul lavoro è la progressiva riduzione dei diritti dei lavoratori confinati in un area che va dal lavoro sommerso sino alla precarietà. Un progressivo indebolimento, con l’introduzione dei contratti atipici, è cominciato con quello che, comunemente, fu definito il pacchetto Treu e si è concluso con quella che è stata, impropriamente, definita legge Biagi”.

GUARDA IL VIDEO

Caruso si difende
“Mai detto assassini a Treu e Biagi”
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fonte: www.skylife.it/html/skylife/tg24/articolo/Ago…

"Bravo Francesco, falli indignare"

Sul web i militanti approvano Caruso

di ALESSANDRA LONGO


Caruso a Montecitorio


ROMA –
Un filo diretto, costante, al limite della nevrosi. Cellulari occupati, messaggi registrati, fax d’albergo. Rifondazione affronta la grana Caruso dalle vacanze. Il segretario Franco Giordano, notoriamente geloso della sua privacy e, per giunta in viaggio di nozze, deve affrontare dall’estero l’ondata che monta ed è furibondo. Russo Spena, capogruppo al Senato, dichiara dalla montagna, il rumore di una segheria in sottofondo. Cerca di contenere i danni, di far dimenticare “il grave errore di Francesco”, quella frase, inutilmente smentita, su “Biagi e Treu assassini” e tornare al cuore della battaglia contro il precariato.

Si chiamano, si consultano. Espellerlo? Come si fa, è un indipendente, non iscritto. E poi “isolarlo – dice Russo Spena – vorrebbe dire portarlo alla disperazione, produrre in lui, che ha partecipato tanto ai movimenti, che si è speso, il definitivo distacco dalla politica vera”.

Arriva il malumore dei compagni, della base, di molte segreterie regionali. Però arrivano anche, soprattutto via internet, i “forza Francesco”, i “Forza Masaniello che ci fai sentire meno soli”, i “Viva Caruso, continua così, falli indignare”. E allora capisci che, nonostante l’anatema ufficiale di Bertinotti, il tunnel è stretto. Sì, ha offeso Biagi, è stato un ragazzaccio, ma… Ma ha detto, sulla legge 30, “ciò che tanti pensano, anche molti di coloro che in queste ore si sono dissociati”.

A settembre, il Disobbediente verrà chiamato, redarguito, ammonito. “Gli faremo un discorso chiaro e collettivo – sceneggia Russo Spena – Gli diremo: “Guarda che ci hai messo in difficoltà grave, sappi che se cadrai ancora nel protagonismo, non andrai avanti tu e danneggerai noi””. Parola d’ordine: “Aiutarlo a crescere”, come dice un dirigente che sembra parli del figlio ripetente. A chi evoca l’ipotesi alternativa, quella di accompagnare Caruso alla porta e suggerirgli l’iscrizione al gruppo misto viene risposto con un no: “Farebbe ancora più danni, diventerebbe incontrollabile”.


C’è fastidio per questa grana non prevista, per tutto il lavoro fatto sulle morti bianche, sulla precarietà, che rischia di essere affogato nel mare mediatico di questi giorni, nell’offensiva della destra. Affiora anche un dubbio. Giusto prendersi in casa un tipo così? Giacomo Conti, segretario ligure di Rc: “C’è una distanza abissale tra quello che sostiene lui e quello che sente la nostra gente. Forse è il momento di fare un ragionamento sul meccanismo delle candidature. Bisogna aprire le liste, ma anche pensar bene a chi saranno, alla fine, gli eletti”.

Daniele Farina, ex leader del Leoncavallo, oggi deputato, è avvilito, preoccupato: “Questa vicenda si commenta da sé”. E persino Luxuria, certo non per perbenismo, prende le distanze: “Francesco non ha contato fino a dieci. In politica, l’impulsività non è una dote. Si deve dare una regolata, gli va fatto un ultimatum”. Il vecchio Sandro Curzi liquida: “Non mi è mai piaciuto. I cretini di Ferragosto esistono a destra e sinistra”.

Il cellulare, al mare, funziona poco. Michele De Palma, già leader dei Giovani Comunisti, ora nella segreteria nazionale, racconta che “non ci voleva credere”, quando glielo hanno raccontato: “Caruso ha detto cose sconvolgenti e politicamente sbagliate. Mi mette ansia pensare che, di fronte all’ennesima morte di due ragazzi sul lavoro, non si parli che di lui. Tutto è diventato spettacolo, baraccone. A settembre dovremo ragionare a fondo su questa vicenda”.

Niente espulsione, niente Gruppo Misto, ma c’è chi suggerisce a Caruso “di avere il coraggio, l’umiltà, di scrivere una lettera ufficiale di scuse a Rifondazione, alla famiglia Biagi, anche ai precari”. Lo farà? Se legge i messaggi su www. sxnet. it, gli verrà il dubbio di essere nel giusto. Ecco un anonimo militante: “Personalmente non mi sento scandalizzato dalle parole di Caruso. In Italia, fino a prova contraria, esiste l’omicidio colposo e, volendo proseguire l’infelice metafora carusiana, si potrebbe invitare qualcuno ad assumersi la responsabilità politica e prendere atto di essere co-responsabile di più di 1200 morti all’anno”.

E ancora: “La mia serenità e laicità mi spingono fino al punto di non poter sospendere il giudizio politico su Marco Biagi, barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse, colpevolmente lasciato senza scorta dallo Stato, ma comunque elemento di snodo di una riforma del lavoro che precarizza, non garantisce e non previene le morti bianche”. Non è l’unico messaggio così. Ma ce ne sono anche altri. Quello di Franco, per esempio: “Quando apro i giornali e leggo parole su Biagi come quelle di Caruso mi vergogno di far parte di Rifondazione”.


(11 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/incidente-lavoro/militanti-rc/militanti-rc.html

Iraq, l’Onu torna a Baghdad

Bush pensa alla leva obbligatoria

 Csco blu dell'Onu in LIbano

Un Bush sempre più in difficoltà in Iraq e Afghanistan ottiene l´aiuto dell´Onu e pensa al ritorno alla leva obbligatoria. Era stata abolita nel 1973, sulla scia dell´epilogo della guerra in Vietnam, dall´allora presidente Richard Nixon. «Ha certamente un senso considerare l’ipotesi della leva», ha detto il generale Douglas Lute, l’alto ufficiale al quale il presidente americano ha affidato il compito di coordinare i due principali fronti della guerra al terrorismo.

A soccorrere Bush intanto ci hanno pensato le Nazioni Unite, almeno per l´Iraq. A quasi quattro anni dall’attentato che devastò il quartier generale di Baghdad, i caschi blu torneranno con un mandato più forte. Il Consiglio di sicurezza ha approvato all’unanimità una risoluzione, proposta da Stati Uniti e Gran Bretagna, che dà il via libera a un allargamento dei compiti della missione di assistenza dell’Onu (Unami) partita quattro anni fa. I nuovi compiti dell’Unami, il cui mandato scadeva venerdì, saranno in primo luogo politici: lavorerà a sostegno del processo di riconciliazione nazionale e promuoverà il dialogo con i Paesi della regione. «Sono soddisfatto di avere l’opportunità di accrescere, dove possibile, i nostri contributi in aree cruciali come la riconciliazione nazionale, il dialogo regionale, l’assistenza umanitaria e i diritti umani», ha affermato il segretario generale del Palazzo di vetro, Ban Ki-moon, «sono gli iracheni stessi che devono creare un futuro di prosperità e pace, con la comunità internazionale a sostegno dei loro sforzi». La risoluzione è stata votata da tutti e quindici i membri del Consiglio, compresi quelli a maggioranza musulmana (Qatar e Indonesia).

La Casa Bianca ha naturalmente subito espresso il suo sollievo. «Il presidente ha accolto con soddisfazione il voto», ha affermato una portavoce di Bush. Con toni decisamente diversi rispetto al passato, quando l’Onu veniva percepita a Washington più che altro come un ostacolo in Iraq, la portavoce ha concluso affermando che gli Usa «si rallegrano della possibilità di lavorare con l’Onu e i loro partner internazionali per appoggiare il governo iracheno e promuovere il dialogo politico in Iraq».

Ma se il sì è stato favorevole al presidente americano, ancora non c´è accordo sul nome dell´inviato dell´Onu. Slitta infatti alle prossime settimane la decisione di Ban Ki-moon sul nuovo responsabile della missione Onu. Uno dei portavoce del Palazzo di Vetro, Fahran Haq, ha annunciato che il mandato di Qazi, che scadeva oggi, è stato prorogato di tre mesi. Come ha ricordato Khalilzad, il favorito è tuttora il diplomatico svedese Staffan De Mistura, ma non sarebbe gradito più di tanto dalle autorità di Baghdad.

Pubblicato il: 11.08.07
Modificato il: 11.08.07 alle ore 10.23

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=68096