Archivio | agosto 13, 2007

PETIZIONE CONTRO GENTILINI


Il Padulo Gentilini: schizofrenia galoppante

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO VOLENTIERI

Di seguito la mail che stiamo facendo girare per destituire Gentilini ed ottenere una legge contro le discriminazioni.
aiutaci.

“Pulizia etnica contro i culattoni”…
è l’ultima farneticazione dello “sceriffo” razzista “pro”-sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, già famoso per frasi del tipo:
«I perdigiorno extracomunitari bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile»
“Siamo in guerra, i gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. Occorre puntare ad altezza uomo”
…dei cigni extracomunitari da eliminare, delle panchine asportate per non far sedere gli imigrati, del “nero, il colore della vergigna”… ecc., ecc., ecc.

Persino l’omofobo Calderoli ha disapprovato le ultime dichiarazioni del suo collega di partito Gentilini.

In questo momento storico non possiamo permetterci il lusso di ignorare l’incitamento all’odio razziale, religioso, culturale, sessuale, sociale di chi dell’inneggiamento alle divisioni ha fatto la propria propaganda “politica” e siede sulle poltrone della rappresentanza “democratica”.

Per evitare il dilagare degli episodi di intolleranza e odio che aumentano ogni giorno anche a causa di queste persone, ti chiedo di
FIRMARE ANCHE TU L’APPELLO PER

-DESTITUIRE GENTILINI DALLA CARICA PUBBLICA e
-CHIEDERE A QUESTO GOVERNO L’EMANAZIONE DI UNA LEGGE CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

consulta il sito: http://www.interculturale.org/pages/gentilini.html
leggi l’appello: http://www.interculturale.org/pages/appello.html
e firma la petizione on-line: http://www.petitiononline.com/genty/petition.html

Fai girare questa mail. E’ un atto che non costa nulla ma contribuisce a migliorare questo mondo.
Non reindirizzare, per non perdere leggibilità, fai un copia e incolla.

APPELLO PER LA DESTITUZIONE DA INCARICO DI VICESINDACO DI GIANCARLO GENTILINI E L’EMANAZIONE URGENTE DI UN DECRETO LEGGE CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

A: Ministero dell’Interno

Consiglio dei Ministri

<<attraverso questa petizione chiediamo la destituzione dall’incarico pubblico del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, e la realizzazione di una Decreto Legge contro le discriminazioni.>>

Chiediamo al Ministro dell’Interno, On. Amato, a cui fa capo la competenza, attraverso il Dipartimento per gli affari interni e territoriali, di esercitare il controllo sugli organi degli Enti locali adottando i provvedimenti di rimozione o di sospensione degli amministratori locali, valutate le continue violazioni agli artt. 1, 12 e 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, all’art. 3 della Costituzione Italiana e della L. 13 ottobre 1975 n. 654, ispirata dalla Convenzione Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale di New York, di destituire dall’incarico di vicesindaco del Comune di Treviso Giancarlo Gentilini e all’attuale Governo, attraverso il suo Consiglio dei Ministri, di emanare al più presto un Decreto Legge in grado di arrestare il proliferare di atti di intolleranza razziale, etica, culturale, religiosa e l’attività, verbale e non, di chi fomenta l’odio sociale.
f.to Floriano Tomasi

__________

Il sindaco abusivo di Treviso Gentilini è sicuramente l’espressione più netta di uno dei grandi mali del paese, il maschilismo e il machismo deteriore. Mentre in Spagna il premier Zapatero propone la lotta al “maschilismo criminale” come secondo punto del programma di Governo, in Italia il tema viene per lo più ignorato dalla classe politica. Eppure il maschilismo è alla base della violenza domestica sulle donne e sui minori e costituisce un elemento centrale dei metodi sbrigativi e dei razzismi vari dei Gentilini di turno. Che non rappresenta purtroppo una eccezione, ma è solo la punta dell’iceberg di una destra che, a differenza delle destre del nord Europa, non sa liberarsi delle sue punte estreme e di un’ area omofoba e xenofoba molto pericolosa. Purtroppo Treviso sta diventando sinonimo di rifiuto della diversità, di intolleranza e discriminazione. Ma, pur sapendo che al peggio non c’è mai fine, si può e si deve fare molto per contrastare l’oscurantismo.
f.to Franco Grillini


Caruso Precarioski

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

13 Agosto 2007

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Ripetete con me a voce alta cento volte:
Caruso non è di sinistra –
Caruso è un infiltrato di Forza Italia
Caruso è un agitatore confindustriale.

Fatto? Vi sentite meglio? Ci vedete più chiaro?
Le dichiarazioni di Caruso su Treu e Biagi hanno fatto più danni ai precari di Montezemolo e Tremonti.
La canea è montata a livelli impensabili.
Si è usato Caruso per cancellare Napolitano, gli assassinati sul lavoro, i precari.

Colgo comunque l’occasione per ringraziare il tipografo sovvenzionato Feltri, che ha promosso il libro Schiavi Moderni con i suoi articoli. E’ già arrivato a 200.000 copie scaricate e tutte le librerie lo vogliono. E’ il vero libro dell’estate.

Cicchitto ha affermato che il libro è contiguo culturalmente al terrorismo. Schiavi Moderni è la raccolta di testimonianze di precari, di ragazzi senza futuro e di non più ragazzi disperati. Dov’è la contiguità? Cicchitto alla P2 non era contiguo, c’era proprio dentro.
Caruso ha detto che parteciperà al V-day. Niente in contrario. L’ingresso è libero. Ma deve farlo come privato cittadino, non come politico.

Ci avete fatto caso? Sono in corso da tempo tre guerre con i loro caduti: l’Iraq, gli incidenti stradali e i lavoratori. L’Iraq è in realtà all’ultimo posto. Una putrella in testa e la caduta da un parapetto sono più frequenti.

E’ una guerra dichiarata dal profitto a qualunque costo contro chi lavora. Chi muore giace e chi conta i soldi si dà sempre pace.
Il Governo ha fatto un video su chi va al lavoro per finire al cimitero. Peccato che in televisione non si veda mai. Guardatelo sul blog.

Ps: Scaricate “Schiavi Moderni”

V-day:
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fonte: http://www.beppegrillo.it/2007/08/caruso_precarioski.html

Guarda la mappa del V-Day

La Ue: "L’Italia applichi le regole sui rom"

Il Viminale: “Attuate dal luglio del 2003”

Rutelli: un ddl per togliere la patria potestà a chi abusa dei bambini
“C’è troppa sociologia, i diritti umani valgono anche per i piccoli”



BRUXELLES –
“Per l’integrazione dei Rom e delle altre minoranze etniche in Europa si è fatto molto e ci sono regole molto chiare. Sta agli Stati membri, compresa l’Italia, rispettarle e attuarle in pieno”: così la Commissione Ue risponde al premier Romano Prodi sul caso dei Rom. Il presidente del Consiglio ieri, facendo riferimento all’incendio che a Livorno ha ucciso quattro bambini in un accampamento rom, aveva infatti definito quello dei Rom “un problema politico complesso”, “che va ben oltre i confini europei e che riguarda una grande parte del mondo”.

Ma, al rilievo mosso da Bruxelles, fa seguito una nota del ministero dell’Interno, che controbatte: “La direttiva comunitaria n.43 del 2000 contro le discriminazioni etniche e razziali promossa dalla Presidenza Prodi è stata attuata dall’Italia con decreto legislativo n. 215 del 9 luglio 2003”. Dunque, il Viminale risponde alla Commissione Europea, sottolineando che se è vero che il decreto “è stato ritenuto non soddisfacente rispetto a tre aspetti specifici della direttiva e per questo è stato oggetto dei rilievi sollevati in sede Ue”, si tratta di aspetti che “vanno corretti e che, tuttavia, non riguardano la specifica questione dei Rom”.

Il Viminale sta lavorando da mesi, insieme alle associazioni che rappresentano i Rom, ad una conferenza prevista per il prossimo mese di ottobre, precisa la nota, in vista delle necessarie e giuste iniziative legislative. “Conferenza che servirà anche per cominciare a rimuovere i pregiudizi verso i Rom e la generalizzata diffidenza nei loro confronti che hanno indotto sino ad ora ad ignorare il problema”.


Alle parole di Prodi, che ieri aveva chiesto di “trovare tutti i tipi di soluzione possibile al problema”, ha risposto la portavoce del commissario Ue agli affari sociali, Vladimir Spidla. Che ricorda come “contro l’Italia sia già da tempo aperta una procedura di infrazione proprio per non aver ancora recepito la direttiva europea contro le discriminazioni basate sulla razza e sull’etnia”. L’Italia infatti fa parte dei quattordici Paesi europei che, lo scorso 27 giugno, hanno ricevuto una lettera formale di sollecito a recepire la direttiva del 2000. Secondo le procedure europee, i Paesi richiamati hanno tempo due mesi per rispondere a Bruxelles; dopodiché potrebbero scattare delle sanzioni.

Tre sono gli aspetti-chiave che l’Europa contesta alla politica del nostro Paese a proposito del rapporto con i Rom: “Non c’è una condivisione dell’onere della prova, la protezione contro gli abusi è limitata e non c’è una corretta definizione nella legislazione italiana di molestia su base razziale”. Da Bruxelles arriva quindi la sollecitazione a “fare di più e al più presto”, attraverso “programmi specifici per i Rom, soprattutto per quel che riguarda l’inserimento e l’integrazione nel mercato del lavoro”. Questi provvedimenti, assieme all’assicurare un’adeguata protezione sociale e l’accesso ai servizi pubblici, valgono naturalmente per tutte le minoranze.

Il vicepremier Rutelli annuncia intanto un disegno di legge per togliere la patria potestà a chi abbandona o abusa dei minori. “Ho posto da tempo il tema della condizione dei Rom, senza ricevere risposte” ha detto polemicamente all’Ansa. “Ho insediato da alcune settimane un gruppo che sta elaborando una proposta di legge per togliere la patria potestà a chi abbandona o sfrutta minori”.

“La presenteremo a settembre”, annuncia il leader della Margherita “il dibattito di oggi non aiuta nessuno, tanto meno i bimbi rom, se ignora la realtà. C’è troppa sociologia, la priorità è dare un futuro a migliaia di bambini: dobbiamo accrescere i servizi e la scolarizzazione ma anche esigere il rispetto della legalità. I diritti umani – conclude Rutelli – debbono valere per tutti, anche per i moltissimi bambini lasciati in abbandono, condotti in schiavitù, costretti all’accattonaggio o ai furti”.

(13 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/incendio-livorno/ue-regole/ue-regole.html

Antitrust: 7,7 mln per truffe a consumatori

pubblicità ingannevole?

Nel mirino soprattutto telecomunicazioni. turismo e benessere
Antitrust: 7,7 mln per truffe a consumatori
A tanto ammontano le sanzioni comminate per pubblicità ingannevole negli ultimi due anni. Oltre 2 mln negli ultimi 6 mesi

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ROMA –
L’Antitrust affina le armi contro le truffe ai consumatori, soprattutto quelle per pubblicità ingannevole. Solo nei primi 6 mesi di quest’anno, il Garante ha inflitto multe per 2,18 milioni portando a quota 7,729 milioni il totale delle sanzioni degli ultimi due anni (344 le violazioni riscontrate dal 2005 tra i 385 casi di pubblicità ingannevole esaminati). Nella lista nera delle truffe ai primi posti le telecomunicazioni, il turismo, le finanziarie ed i prodotti dimagranti. Per combattere il fenomeno il Garante annuncia l’aumento – grazie ai nuovi poteri attribuiti dal Governo – delle sanzioni, che potranno essere raddoppiate da 100 mila a 200 mila euro, e la nascita di una direzione ad hoc. «I due provvedimenti recentemente approvati dal governo, che entreranno in vigore il prossimo 12 dicembre 2007 per adeguare la normativa italiana alle direttive europee in materia di pubblicità ingannevole verso i consumatori e le imprese, nell’assegnare all’Autorità maggiori poteri (possibilità di agire d’ufficio anche con specifiche ispezioni e aumento delle sanzioni fino a 200.000 euro dalle attuali 100.000), metteranno in condizione gli uffici del Garante, una volta approvati i regolamenti interni, di effettuare interventi a favore dei consumatori più efficaci e rapidi», fa sapere l’Antitrust in una nota.
Ecco una sintesi dei settori più a rischio.

spot bloccato

TELECOMUNICAZIONI «Ancora troppe pubblicità ingannevoli nel settore della telefonia fissa e mobile. Si tratta di un fenomeno particolarmente grave vista l’estrema varietà ed evoluzione delle offerte commerciali che generano disorientamento nel consumatore. L’Autorità continuerà a vigilare con particolare attenzione sul settore e ribadisce la necessità che gli operatori predispongano messaggi completi e chiari» spiega la nota dell’Antitrust. «L’Autorità ha individuato le maggiori lacune informative che generano l’ingannevolezza dei messaggi: si tratta dei costi mimetizzati (i costi e le condizioni dell’offerta pubblicizzata che il messaggio omette), del livello tecnologico necessario per usufruire di alcuni servizi (necessità di verificare la copertura del segnale trasmissivo del servizio offerto, come nel caso dei servizi UMTS o per la visione della tv sul proprio cellulare), delle offerte cosiddette “per sempre”, ingannevoli perchè in realtà è previsto un termine entro il quale il servizio, a quel prezzo, va utilizzato, e infine degli obblighi nascosti (ad esempio deve essere chiaro quando, per poter usufruire delle offerte o di un cellulare alle condizioni reclamizzate, bisogna aderire a determinati piani tariffari per un determinato periodo di tempo)», continua la nota. «L’Autorità si occupata di 124 casi di pubblicità ingannevole nelle telecomunicazioni nel periodo che va dal 2005 fino a giugno 2007 ed ha comminato multe per 2.782.500. Solamente in 11 casi è stata riscontrata una non violazione, dato che indica l’alto livello di scorrettezza dei messaggi pubblicitari del settore.Da gennaio 2007 a giugno 2007 i casi dibattuti sono stati 19, di cui 17 risultati ingannevoli, e l’Autorità ha imposto sanzioni complessive pari a 696.500 euro».

2005 – protesta in brianza per il mutuo casa

TURISMO – «Dal 2005 ad oggi, l’Autorità è intervenuta diverse volte nel settore del turismo a seguito di segnalazioni da parte di singoli consumatori e associazioni. Si tratta di servizi di larga diffusione per i quali, sempre facendo riferimento alla pubblicità, si riscontra un elevato livello di scorrettezza, in grado, di pregiudicare il comportamento economico e il benessere dei consumatori. Infatti, a fronte di 20 procedimenti che complessivamente hanno toccato il settore allargato del turismo, 19 si sono conclusi con una decisione di ingannevolezza nell’ultimo anno e mezzo», spiega l’Autorità. «Le pronunce di ingannevolezza hanno riguardato principalmente messaggi su strutture alberghiere, villaggi turistici, centri benessere, tariffe aeree, crociere, pacchetti vacanze. Il mezzo più diffuso su cui appaiono i messaggi è Internet. La descrizione delle strutture sui rispettivi siti appare omissiva o completamente falsa, in ogni caso induce in errore il consumatore, che non ha elementi per valutare l’offerta o addirittura ha informazioni false», continua la nota. «Alcuni dei casi più frequenti riguardano strutture che si sono attribuite stelle in più rispetto a quelle regolarmente assegnate dall’Azienda di promozione turistica. Mentre numerosi altri procedimenti riguardano la descrizione dei villaggi turistici sui cataloghi dei tour operator, all’interno dei quali le descrizioni spesso si discostano in maniera eclatante dalla realtà. Il totale delle multe comminate dall’Autorità dal 2005 a giugno 2007 per pubblicità ingannevole nel settore turistico ammonta a 201.600 mila euro».

no comment

PRODOTTI DIMAGRANTI E PSEUDO FARMACI «I messaggi condannati hanno in genere la caratteristica comune di proporre prodotti in grado di produrre effetti dimagranti o tonificanti senza bisogno di seguire delle diete o di svolgere attività fisica. Molti di questi messaggi pubblicitari omettono informazioni: per l’Autorità non fornire indicazioni sulla necessità di consultare preventivamente un medico e altre avvertenze, come attenersi alle dosi consigliate e non fare un uso prolungato del farmaco, può indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza, con conseguente pericolo per la salute», spiega l’Autorità «In un caso specifico, nel determinare la sanzione, l’Autorità ha anche stabilito il principio che i consumatori con problemi di peso e cellulite si trovano in una situazione di particolare debolezza psicologica. Dunque sono consumatori deboli da tutelare con sanzioni più alte», continua l’Antitrust. «L’Autorità ha comminato sanzioni in ben 35 casi per oltre 1.140.000 euro per pubblicità ingannevole di prodotti dimagranti, integratori alimentari e pseudo farmaci nel periodo 2005- giugno 2007».

Tra i roghi della Siberia che avvelenano il Pianeta

Le cause: piromani ma anche speculatori che rastrellano pezzi degli alberi giganteschi
La minaccia più grave è lo scioglimento del permafrost, il ghiaccio geologico che fa da tappo a tonnellate di gas

dall’inviato di Repubblica, Leonardo Coen

Incendio nella foresta a sud di Krasnoyarsk

KRASNOYARSK – “Guardi qua”, fa Anatolij Sukhinin, appassionato capo del dipartimento di monitoraggio degli incendi, sentinella dei boschi che dovrebbero essere il polmone dell’emisfero boreale ed ora sono sempre più “polmoni malati di cancro”. Si aggiusta i grossi occhiali sul naso, piglia una grossa foto satellitare della Siberia e dell’Estremo Oriente, comincia ad indicare minuscoli puntini rossi, quadratini neri come la cenere, zone tratteggiate in blu.

Poi, i puntini si sovrappongono ai quadratini, via via che il dito del ricercatore si abbassa verso il territorio della Siberia Meridionale: tutto, allora, diventa una lunga, larga e spaventosa macchia scura, una cicatrice che parte dagli Urali, segue il tragitto della Transiberiana, arriva sino all’Oceano Pacifico, copre buona parte dell’immensa taiga, la foresta più estesa del mondo, tanto estesa che “dove finisca, solo gli uccelli migratori lo sanno”, scrisse una volta Cechov.

Ironia della sorte, fuori piove a dirotto. Fa fresco.
L’estate è sparita di colpo. Da 28 gradi a 15. Sono al terzo piano della stazione di ricezione dei dati dallo spazio dell’Istituto russo della Foresta di Krasnoyarsk, al chilometro 4098 della Transiberiana, capoluogo della Siberia Centrale. Un convoglio della mitica ferrovia diretto a Mosca sta attraversando il celebre ponte sullo Jenisej, costruito nel 1898 e diventato patrimonio dell’Unesco.

Il laboratorio funziona 24 ore su 24. I tecnici russi hanno elaborato sofisticati ricevitori in grado d’identificare immediatamente gli incendi rivelati dai satelliti. Il computer elabora le loro frequenze, immagazzina le statistiche, le immette in un circuito internazionale perché ormai la questione è globale. Se bruciano i boschi della Siberia, la loro cenere oscura il Nord America o piove sul Giappone.


È già successo. Due anni fa, in Canada ed Alaska. Qualche anno prima, su Kyoto, proprio l’indomani della firma dei famosi accordi (e disaccordi). I cambiamenti climatici sono come bombe ad orologeria, quasi due terzi della Siberia sono sopra uno strato di permafrost, ossia il ghiaccio geologico: se si scioglie, è il caos ambientale. Libererebbe quantità enormi di metano. Enormi territori si trasformerebbero in paludi.

L’inquinamento provocato dall’industria e dalle fornaci a cielo aperto del selvaggio Far East siberiano è nel mirino degli ecologisti, ma anche degli scienziati che hanno messo in guardia il governo. Solo da poco si comincia ad obbligare le industrie del petrolio, del gas e quelle minerarie a provvedere gli impianti di mezzi antiinquinamento. Ma è una lotta spasmodica.

“Vede com’è ampia quella macchia?”, incalza Sukhinin. Sì, è grande quanto un pezzo d’Europa. Peggio: quella macchia è un atto d’accusa. È la prova dello scempio. Di un disastro ecologico senza pari. Il fuoco ha devastato le foreste, le ha cancellate: “A lei sembra una cicatrice, sa invece come noi qui all’Istituto chiamiamo queste macchie? Immondizia!”. Sono spariti 988.891 chilometri quadrati di vegetazione, quanto tre volte l’Italia. Un anno, nel 2003, è bruciato un territorio vasto come la Romania.

Colpa di 104.687 incendi, minuziosamente contabilizzati dal 1996 al 2006 (nel 2007 la media sinora risulta più bassa rispetto all’anno precedente) e drammaticamente riprodotti in quella fotomappa satellitare. Il segno indelebile che se non si pone riparo per tempo, la Terra sarà colpita a morte. Perché le foreste siberiane sono essenziali nell’economia ambientale del nostro pianeta. E perché dietro le fiamme c’è la mano di chi le appicca: “Il 90 per cento di questi incendi sono provocati dall’uomo. Per denaro. Perché se si abbattono gli alberi appena bruciati, la qualità del loro legno non cambia, possono essere poi rivenduti a prezzo normale. Con la differenza che viene raccolto a costi zero e venduto oltre confine a prezzi di mercato.

Ecco la verità: le foreste siberiane sono distrutte in gran parte dai contrabbandieri di legname”, denuncia Sukhinin. Succede questo: appena si individua l’area dell’incendio tramite satellite, si comunicano le coordinate geografiche alla Protezione Civile, dopo di che scattano i meccanismi di prevenzione e di contenimento. Spegnere il fuoco, raccogliere gli alberi danneggiati, ripulire la foresta può diventare un bell’affare.

C’è la Cina affamata di mobili, la domanda di legno è esasperata, le grandi industrie americane, sudcoreane e giapponesi hanno stretto accordi con quelle russe per radere al suolo le foreste siberiane, ci sono di mezzo una trentina di organizzazioni mafiose, le autorità non dispongono né di mezzi né di uomini sufficienti ad impedire la razzia, inoltre, aggiunge Sukhinin, “è facile dar fuoco alla foresta, non sono i fulmini a produrre gli incendi”.

Lo sappiamo anche noi, in Italia, gli dico per confortarlo. Macché: “Purtroppo chi brucia i boschi da noi la passa liscia”, incalza lui, “in più, ci sono zone, come in Buriazia, dove chi alleva il bestiame dà fuoco all’erba, o dove, specie a nord, non si pratica agricoltura ma caccia e incendiare il terreno aiuta a snidare le prede. Senza dimenticare che sono molti i territori siberiani in cui si pratica ancora l’agricoltura “a fuoco”, è nella genetica di molte popolazioni”.

Però, se davvero lo si vuole, si può impedire che tutto ciò avvenga. La prova? “Osservi meglio la mappa. Qui, oltre il Baikal, la Siberia confina con la Cina e le foreste sono simili e altrettanto vaste. Ebbene, vede che il colore della mappa è bianco, in Cina, mentre da noi è tutto scuro? Vuol dire che non ci sono stati incendi significativi da loro. Vuol dire che le autorità cinesi sono in grado di controllare e proteggere il loro patrimonio boschivo e forestale. Il governo di Pechino ha emanato norme durissime e pene altrettanto gravi. Tanto, il legno di cui hanno bisogno lo importano da noi. Tutto quello che si abbatte qui va in Cina, dove invece si preservano le foreste”.

L’equazione è cinicamente impietosa: “Il sistema di protezione una volta funzionava egregiamente, in Russia e in Siberia. Negli ultimi vent’anni la situazione è peggiorata nettamente. Succede, che a causa della siccità sempre più frequente, specie a nord, gli incendi non siano estinti come dovrebbero, e quindi si espandano a ritmo naturale: nell’ottobre del 2002, in Jakuzia, furono inghiottiti dalle fiamme 6 milioni di ettari, qualcosa come mille chilometri per 800”.

Poi, tocca agli scienziati dell’Istituto della Foresta il compito tristissimo di monitorare i disastri, di elaborare i piani di difesa, di indicare le soluzioni per la sopravvivenza del “verde”: la combustione naturale è un fenomeno rarissimo, essendo l’origine degli incendi dolosa o colposa, occorre quindi “educare” la gente. Nel 2004, nei distretti siberiani di Lazovzki e Vyazemski lo hanno fatto i ragazzi e gli insegnanti delle scuole locali.

A Bichevaya, il club ecologico degli scolari ha vinto un premio come “difensori delle foreste”. L’estate arrivò: secca, molto secca. Intorno al villaggio, tuttavia, non scoppiò alcun incendio. L’educazione, l’informazione capillare ebbero successo. La gente capì che se spariva la foresta, spariva il loro mondo. In più, capì che non era solo un piccolo problema legato al loro paesino, ma era una cosa ben più grande, le polveri prodotte dalla combustione si aggiungevano alle altre polveri, fino ad influire sul clima globale.

Una foresta siberiana, sino al secolo scorso, ci metteva cento anni per ricostituirsi prima che fosse colpita da un nuovo incendio. Oggi le ricerche dimostrano che gli incendi si presentano più frequentemente, ogni 65 anni. Inoltre, le temperature annuali siberiane sono aumentate di due gradi Celsius, ad una velocità doppia rispetto alla media globale. Dal 1990, il riscaldamento della Siberia si è ulteriormente accelerato. Cioè primavere più calde, più piogge, meno gelo. Quest’anno, dice il nostro autista, il primo febbraio il termometro a Krasnoyarsk ha smesso di scendere sotto zero.

Clima, incendi: il nesso è evidente, la malattia è grave; ma quale cura applicare? Il direttore dell’Istituto della Foresta – ente fondato nel 1944 dall’accademico Vladimir Nikolayevich Sukachev, un ecologista ante litteram che riuscì a convincere Stalin a finanziarlo nonostante l’emergenza economica provocata dalla Seconda Guerra Mondiale – è in “esplorazione”. Una missione scientifica. La taiga siberiana è un pianeta meraviglioso ancora tutto da scoprire.

I satelliti hanno aiutato a “monitorarne il territorio” dall’alto e sono utilissimi per gli incendi, “ma niente è più prezioso del lavoro svolto sul campo”, spiega Serghei Loskutov, il vicedirettore che è un chimico del legno. Una specializzazione fondamentale, la sua. Specie quando ci si trova di fronte a incendi che si susseguono a distanza di pochi anni, negli stessi posti. Il fuoco, a furia di “ripassare” sul terreno, ne trasforma le caratteristiche chimiche e fisiche. Il risultato è che “le piante preziose spariscono, sostituite da quelle capaci di adattarsi alla nuova situazione: quasi sempre piante dozzinali, come le betulle”.

Dice Loskutov: “Uno dei nostri obiettivi è elaborare documenti normativi per lo sfruttamento razionale e ambientalmente compatibile ad est degli Urali. Per questo l’Istituto si è trasferito da Mosca a Kransoyarsk nel 1959. Negli Anni Settanta abbiamo iniziato a sviluppare i metodi di ricerca a distanza e a creare tutta una serie di mappature che riscrivevano la geografia forestale e boschiva siberiana. Prima il territorio era praticamente sconosciuto”. Alexsandr Pimenov, il giovane segretario scientifico dell’Istituto, sottolinea che le questioni ecologiche sono diventate sempre più importanti e fondamentali e che in cinquant’anni di lavoro, l’Istituto ha accumulato una mole impressionante di informazioni sulle foreste dagli Urali a Vladivostok: “siamo in grado di diagnosticare quel che succede, e di capire quel che potrebbe succedere”.

Torniamo in città. Lungo la ulitsa Shakhtiorov, la via dei Minatori che porta verso i nuovi quartieri della città, un grande cartellone ricorda che l’associazione volontaria dei pompieri è stata fondata nel 1899 ma soprattutto invita la gente ad osservare scrupolosamente le norme antincendio.
(1-continua)

(13 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/ambiente/siberia/siberia/siberia.html