Archivio | agosto 16, 2007

Storia di un precario anarchico


di Aldo Nove


Questa è la storia di Fabio, lavoratore precario di Tradate, in provincia di Varese, anarchico che vota Rifondazione. Una storia che è anche un pezzo di storia della sinistra. Raccontata a ruota libera, molto libera, una notte di dicembre 2004.

Partiamo da lontano?

Lontano quanto?

Dai tuoi genitori.

Ok. Mio padre era emigrato dalla Calabria a Milano per fare l’università. Non aveva molti soldi, all’inizio del mese comprava i tagliandini per i pasti in mensa, poi non aveva più soldi per comperare altro. Una volta ad esempio aveva appena acquistato i tagliandini, era in mezzo alla strada e una folata di vento glieli ha strappati di mano. Cercando di recuperarli è finito sotto una macchina. Un giorno ha conosciuto mia madre. Mia madre faceva l’assistente in università ed era incuriosita da lui perché mio padre quando entrava in mensa guardava in giro con l’aria truce e se ne andava. E’ andata da lui e gli ha chiesto se facevano assieme la colletta per il juke-box. Allora ci si divertiva così. E con il pretesto della colletta si sono conosciuti e innamorati. Mia madre era di famiglia borghese, i suoi quando hanno saputo che frequentava un calabrese povero hanno disapprovato e lei è andata via di casa. Mio padre e mia madre hanno vissuto per un po’ di tempo in un solaio, a Milano. Non avevano nulla. Senza gas, senza luce. Per scaldarsi, d’inverno andavano al cinema. A quei tempi era possibile, acquistando il biglietto del primo spettacolo, rimanere lì fino alla chiusura del locale. D’estate, quando si moriva di caldo, andavano di nuovo al cinema perché c’era l’aria condizionata. Una vita da poveri, piena di film, ma anche una vita felice, che mi hanno trasmesso. E in questa felicità c’era anche l’orgoglio della loro rivendicazione politica.

Un orgoglio che oggi non è più molto comune…

Ma che allora univa tantissime persone. E che significava essere coscienti di sé, del proprio ruolo nel mondo, con la volontà di cambiarlo, il mondo, e di goderlo, senza paure. Con gioia.

Continuando nella storia, arriviamo al vero inizio, cioè alla tua nascita.

Quando sono nato mio padre è dovuto andare a lavorare in fabbrica. Credo che allora, differentemente da oggi, fosse molto naturale, ovvio mettere al mondo un figlio se ci si amava. C’era un forte spirito di gruppo, e si veniva al mondo in un gruppo. Oggi il gruppo non c’è più. Ci sono individualità esasperate.

Quali sono i tuoi primi ricordi?

I viaggi in macchina con i miei genitori e i loro compagni. Allora ci si chiamava così: compagni. Comunisti e anarchici. Andavano alle manifestazioni e mi portavano dietro. Dentro un auto piena di fumo dove si cantava tutti assieme le canzoni del proletariato. Credo che è stato proprio durante uno di questi viaggi che ho sentito, in un coro improvvisato, la parola “anarchia”.

E che significato aveva, per te, allora, quella parola?

Mi incuriosiva. Ricordo che in casa c’erano dei libri per bambini. Uno in particolare si intitolava “Che cos’è il capitalismo”. Era un libro illustrato. Si vedeva un uomo che mangiava mezza torta e cento altre persone che si mangiavano l’altra metà. Quella era la spiegazione ai bambini del capitalismo. L’impegno politico dei miei genitori, comunisti, era uno stimolo alla comprensione della realtà. E alla base della realtà è evidente che c’erano, e ci sono, delle disuguaglianze madornali. Diciamo che ho capito da bambino la differenza tra destra e sinistra, la radicale differenza tra la destra e la sinistra.

Oggi a qualcuno non è più molto chiara…

Appunto, non è chiara al centrosinistra, perché non è di sinistra, è di centrosinistra. Per la sinistra vera la differenza è molto semplice. Se qualcuno è ricco, ma ricco tanto, ricco troppo, vuole dire che c’è qualcosa di strano, vuole dire che da qualche parte ha esagerato… Mentre per la destra vale l’esatto opposto. L’anomalia sta nell’essere povero. Se sei povero vuole dire che non ce l’hai fatta, vuole dire che non ti sei impegnato. Su questi principi mi sono innamorato dell’anarchia. L’anarchia non è per il darwinismo sociale, è per il mutuo soccorso.

Mentre il comunismo, secondo te, per che cos’è?

Il comunismo canonico ha sempre messo in atto una serie di passaggi concreti per arrivare a un mondo di eguali che nella pratica si è ridotto a un abbassamento generale del livello di vita della persone. Diventare tutti poveracci non è un obiettivo umanamente interessante.

Invece…

Invece, per gli anarchici, per tutta la storia del movimento anarchico, ad affermarsi non sono le masse, e neanche le “avanguardie”. Sono gli individui singoli. Che si realizzano come meglio credono. Secondo i propri principi. E’ forse la più utopistica delle utopie. Ma è un’utopia che ti permette di raggiungere una tensione che ti fa costantemente crescere. Che ti fa cercare di migliorare. Tu e il mondo che ti circonda. Ed è una tensione che in Italia non esiste più da un secolo.

Cioè?

In Italia, la sinistra marxista ha preso piede negli anni Venti dello scorso secolo. Prima la maggioranza dei lavoratori facevano riferimento al movimento anarchico. All’inizio del Novecento il secondo quotidiano più letto d’Italia era “Umanità nova”, quotidiano anarchico.

Le cose sono cambiate drasticamente con la Rivoluzione d’ottobre.

Sì. Rivoluzione d’ottobre che tralaltro è stata in buona parte condotta dagli anarchici, poi fatti fuori. E’ una storia che si ripete lungo tutto il corso della prima metà dello scorso secolo. Ad esempio durante la guerra di Spagna, dove l’anarchico Camillo Berneri venne ucciso da un commando di comunisti su segnalazione di un agente stalinista, poi diventato un dirigente comunista. Ma questo non scriverlo perché non te lo fanno pubblicare.

No, lo scrivo, secondo me lo pubblicano.

Comunque, negli unici casi di messa in atto della teoria anarchica, nella Comune di Parigi e nel primo anno di guerra di Spagna, si è realizzata una reale trasformazione della società dal basso, con la collettivizzazione delle terre. L’utopia anarchica, che poi almeno in questi due casi non è stata un’utopia, si avvicina a un’altra utopia, che nella sostanza gli assomiglia molto.

Quale?

Quella cristiana. Per la purezza e l’universalità del messaggio. Recentemente è uscita una rivista che si occupa proprio degli elementi di convergenza del pensiero cristiano e di quello anarchico. Gesù Cristo era anarchico.

Ma anche comunista.

Secondo me più anarchico… Però questo discorso è meglio abbandonarlo, non credo che ne usciremmo…

Torniamo a te, allora. Alla tua storia.

Torniamo agli anni Ottanta, ai tempi del liceo. Io ero un totale disadattato. Sul piano politico intendo. Avevo due o tre interlocutori, che non la pensavano come me ma avevano voglia di ascoltarmi, e basta. Il resto era look. C’erano i paninari, i dark e i ciàina…

I ciàina?

Quelli con l’eskimo, gli sciarponi… I comunisti, potremmo dire… Ma allora la cosa si riduceva più che altro al look. I comunisti erano quelli vestiti male. Vestiti male allo stesso modo. Mentre i paninari erano quelli vestiti bene allo stesso modo. Negli anni Ottanta la politica era una questione d’abbigliamento.

Che brutta roba…

I miei interlocutori erano un dark anomalo e un cattolico integralista che poi è diventato satanista anarchico. Diciamo persone che come me non erano disposti a farsi intruppare in un sistema simbolico basato sul vestiario.

E il rapporto con i tuoi?

E’ sempre stato molto bello. Loro erano comunisti, io anarchico. Ma allora essere comunisti voleva dire impegnarsi per l’emancipazione dei poveri, per l’affermazione dei diritti della donna… E tutto questo in un clima di festa. Di grande orgoglio. Ed è terribile che sia finito. Almeno come fenomeno di massa.

Perché è finito, secondo te?

Perché a un certo punto il partito Comunista si è dimenticato di sé. Si è dimenticato di essere sempre stato il partito progressista nel senso forte del termine. Il progresso era rappresentato dai comunisti, mentre la Democrazia cristiana era il conservatorismo. E tutto questo, che riguarda la storia italiana, la sua politica e il suo costume, non c’entra proprio nulla con Stalin. Quando gli attuali dirigenti dei Ds vengono a dire di riconoscere che il comunismo dove c’è stato ha portato soltanto morte in pratica si suicidano. E perdono.

Cosa hai votato, la prima volta?

In teoria un anarchico non dovrebbe votare. Ma la teoria anarchica prevede il peso della volontà individuale nelle scelte, e a me è sempre sembrato opportuno votare almeno per evitare di essere governato da chi è infinitamente lontano dai miei valori. Un voto per approssimazione… All’inizio ho avuto una fascinazione, devo dire breve e innocua, nel senso che poi non mi ha portato a nessuna influenza reale, per gli antiproibizionisti. Alla fine però ho votato comunista. Quello che già allora si poteva capire era che i radicali erano i radical chic di destra. E difatti la storia ha seguito il suo percorso e Marco Taradash è al governo con i postfascisti che più proibizionisti di loro non si può.

Quindi, hai votato il partito Comunista.

La prima volta. Ho fatto in tempo. Poi Rifondazione. Questa parvenza di democrazia dove ci troviamo mi ha permesso di esprimere un’antagonismo. Non assolutamente il mio sentire. Alla fine, ho sempre deciso di stare dalla parte dei poveri. Semplicemente. Prendiamo la questione palestinese…

Prendiamola.

Non ho nulla contro Israele. O meglio, mi interesso di Israele come mi interesso di qualunque stato della Terra, e cioè molto. Ma quello che vedo è che da una parte ci sono i carri armati e dall’altra le pietre. Questo non posso far finta di non vederlo. Non me ne frega niente se Israele per qualcuno rappresenta l’instaurazione della parola sacra “democrazia” nella terra dei barbari. Sacre sono le vite umane. La “democrazia” è la parola con la quale oggi si esporta la violenza dei padroni del mondo. Per Bush, come per Oriana Fallaci e il nostro governo, la “democrazia” è un valore più prezioso della vita. Recuperando valori fascisti come quello di patria. Ma quale patria. Il fatto è che siamo tornati indietro di decenni, forse di secoli. Bush fa le guerre sante. E in tutto questo, un altro fatto è che buona parte della sinistra italiana la propria storia, che è stata una storia anche di grande antagonismo, l’ha buttata alla spazzatura.

Questa frase è peggio di quella di prima…

Ma è la verità. Perché nessuno reagisce in modo netto quando si celebra la morte di un soldato italiano? Perché nessuno a sinistra non spiega con assoluta fermezza che un soldato italiano morto vale quanto un soldato iracheno morto.

Qualcuno che lo fa c’è.

Sì. Rifondazione, i Comunisti italiani e i Verdi…

La sinistra…

Quello che ne è rimasto. A brandelli. Comunque, in tutto questo scenario, è curioso che Bush sia andato a colpire proprio lo stato più laico del mondo islamico. Anche perché la fucina del terrorismo, che è l’altra faccia della stessa medaglia della guerra, è l’Arabia Saudita, dove però Bush non ha nessuna intenzione di esportare la “democrazia”. Gli basta farci affari.

Freniamo ancora, di colpo, e torniamo a te.

Dopo il liceo ho fatto l’università. Mi sono laureato in filosofia morale, con una tesi sul rapporto tra logica e musica. Poi ho fatto moltissimi lavori. L’operaio, il venditore multilevel (qualche giorno, a sufficienza per rendermi conto di che scemenza fosse), il redattore in una rivista di poesia. Poi mi sono sposato, perché la donna che amo ci teneva. E’ stato un matrimonio diviso in due parti. La prima parte matrimonio, la seconda celebrazione dell’anniversario di Sacco e Vanzetti. Mi sono sposato il giorno dell’anniversario di Sacco e Vanzetti. Diciamo che è stato una sorta di compromesso con la persona che amo.

E poi?

E poi mi sono comperato un rudere. Con un mutuo. Il concetto da cui sono partito è che la casa deve essere un oggetto dell’uomo, fatto a sua immagine e somiglianza. Non il contrario. Non le villette a schiera. Come i loculi. In cimitero. Ho fatto due conti, mi sono guardato intorno e ho preso un rudere di 240 metri quadri. Tutto da risistemare. Oltre al rudere ci sono una legnaia, un pezzetto di orto e un boschetto. La casa me la ricostruisco io, piano piano, nel tempo. Voglio essere consapevole, della mia casa. Voglio sapere di cosa e fatto un muro ed essere in grado di farlo e di sistemarlo. Questo mi fa crescere. In più, in quella casa ci sono passate generazioni. Nei muri, c’è la storia di persone che hanno vissuto, che sono esistite e che nessuno ha mai raccontato. Ma le vivo. Tutto il contrario della televisione?

Cosa c’entra la televisione?

C’entra nel senso che la televisione è il sistema che ogni giorno ti cancella la storia, che riduce il tempo all’oggi assoluto. A Porta a Porta. All’Isola dei famosi. Al nulla che racconta se stesso. Invece, una casa…

Una casa?

Una casa vera, una casa che ti sei costruito, un orto dove coltivi tu quello che mangi, scoprendo che da qualche parte, nel mondo, davanti a te, esiste la natura, ci sono i cicli della riproduzione, cadono le foglie… Mi piace molto il nome che ha dato Renato Curcio alla sua casa editrice, “Sensibili alle foglie”… Per tornare alle origini…

E alle origini cosa c’era?

C’era l’uomo che trasformava il mondo. Non la televisione che trasforma l’uomo. All’origine c’erano le isole. Senza famosi. Ed è da lì che oggi voglio ripartire con la donna che amo.

(LIberazione 12 dicembre 2004)

fonte: http://www.rifondazionelazio.it/rifondazione/index.php/item/344

Jazz in lutto, addio al grande batterista Max Roach

Max Roach, uno dei batteristi più importanti della storia del jazz, è morto. Lo ha annunciato giovedì sera un portavoce dell’etichetta discografica Blue Note Records. Roach che aveva 84 anni è morto nella sua casa di Brooklyn. Nella sua lunga carriera aveva suonato con altri grandi del jazz come Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Miles Davis, Duke Ellington, Charles Mingus e Sonny Rollins.

Aveva scoperto la batteria da ragazzo durante le funzioni alla Concord Baptist Church, nel cui coro cantava la madre. E aveva iniziato a suonare come autodidatta, dedicandosi anche al pianoforte. Nel 1941 il fu chiamato da Duke Ellington a sostituire per una settimana al Paramount Theater il batterista titolare dell’orchestra, Sonny Greer. L’anno dopo si era diplomato in percussioni alla Manhattan School of Music e aveva cominciato a suonare nei locali della Cinquantaduesima Strada, la culla del nuovo jazz.

Era stato uno dei primi musicisti a suonare nello stile della batteria bebop assieme a Kenny Clarke. In Italia era stato popolarissimo, specialmente a partire dalla metà degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, quando i suoi concerti erano molto frequenti nel nostro Paese; a lungo tempo era stato sotto contratto con un’etichetta discografica italiana, la Black Saint-Soul Note, per la quale ha inciso molti dischi, sia con le sue formazioni regolari sia in incontri con altri famosi esponenti del jazz contemporaneo come Cecil Taylor e Anthony Braxton. Moltissimi gli onori ricevuti nel corso della sua lunga vita: tra questi una delle prime borse i studio MacArthur per «geni» e una laurea ad honorem dall’Università di Bologna.

Pubblicato il: 16.08.07
Modificato il: 16.08.07 alle ore 20.17

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=68183


Borse in picchiata, Wall Street cala ancora

RAGAZZI, RISCHIAMO UN NUOVO ’29.. NON PER FARE LE CASSANDRE MA AVEVAMO FIUTATO ODORE DI BRUCIATO POSTANDO L’ARTICOLO SUI MUTUI AMERICANI.. SPERIAMO DI SBAGLIARCI, DAVVERO.

Difficoltà su tutte le piazze a causa dei mutui subprime Usa. Milano chiude a -3,45%
Londra perde il 4,1%. Male anche Parigi e Francoforte. A picco anche i mercati asiatici

In Europa in fumo 304 miliardi di euro

Moody’s fa l’ipotesi di crac per un importante hedge fund
Dalla Fed nuova liquidità: 5 e 12 miliardi di dollari



MILANO – Giornata terribile per le borse
che non frenano la caduta. Wall Street apre in territorio negativo anche dopo che la Federal Reserve ha immesso nuova liquidità sui mercati finanziari, ed estende poi le perdite durante la seduta con il Dow Jones che registra un calo del 2% e il Nasdaq del 2,16%. Sull’onda negativa di New York, accentuano la flessione anche tutte le borse europee dove in chiusura vanno in fumo, in una sola seduta, altri 304,38 miliardi di euro di capitalizzazione. Il Mibtel di Piazza Affari chiude perdendo il 3,45 per cento. E intanto Moody’s paventa l’ipotesi di crac per un grande hedge fund.

Male quindi tutte le Borse europee che fanno registrare peggioramenti che si sono ampliati dopo il movimento in ribasso di New York. Tra i listini più colpiti quello di Londra, che ha chiuso con un perdita del 4,10%. Giù anche Parigi (-3,26%), Francoforte, che ha ceduto il 2,36%, e Zurigo (-2,76%).

Crolla l’Oriente. Seduta pesante anche per le Borse orientali penalizzate dai timori di un’estensione della crisi nel settore del credito partita dai mutui Usa ad alto rischio. A Tokyo, l’indice Nikkei ha perso l’1,99% a 16.148,49 punti, riuscendo nel finale a risollevarsi dai minimi toccati nel durante a -3,74%, anche grazie all’intervento della Banca del Giappone, che ha iniettato nuova liquidità per 400 miliardi di yen pari a circa due miliardi di euro. Male anche le altre piazze con Seul che ha perso circa il 7%, Hong Kong oltre il 3%, Kuala Lampour il 3,7%. Insomma un mezzo disastro paragonabile, in alcuni casi, ai giorni successivi al settembre 2001.


Nuova liquidità. Crescono le preoccupazioni e, poco prima dell’apertura di Wall Street, la Federal Reserve ha iniziato a immettere nuova liquidità. Lo ha fatto in due interventi. Il primo per cinque miliardi di dollari attraverso un’asta pronti contro termine con scadenza a 14 giorni. Il secondo, per 12 miliardi di dollari con un’operazione pronti contro termine a un giorno. La Fed ha annunciato di essere pronta a ripetere operazioni straordinarie.

Apertura in calo a Wall Street. Apre in territorio negativo anche la borsa di New York che è andata peggiorando con il passare delle ore. Il Dow Jones perde il 2% a 12.604,59 punti. L’indice S&P 500 arretra del 2,09% a 1.377,35 punti, mentre il Nasdaq scende del 2,16% a 2.405,77 punti. Il movimento in ribasso di Wall Street riflette anche i deludenti dati macroeconomici su cantieri e disoccuppazione. Intanto l’agenzia di valutazione Fitch ha tagliato i rating del principale gestore di mutui immobiliari degli Stati Uniti, Countrywide Financial, a ‘BBB+’ da ‘A’. Passato al livello junk ‘BB+’ da ‘BBB’ anche quello di Residential Capital. L’agenzia ha inoltre inserito in Rating Watch negativo Indymac Bancorporation. Anche Moodys ha ridotto di tre livelli il rating di Countrywide Financial. Il titolo di gestore di mutui sta ora crollando in borsa (-17%).

Ipotesi crac hedge fund. Intanto Moody’s ha prefigurato all’orizzonte l’ipotesi di un rischio di crac per un importante hedge fund che potrebbe portare “danni non diversi da quelli provocati da Long Term Capital Management nel 1998”. La possibilità di un simile evento era stata invece esclusa dal segretario al Tesoro, Henry Paulson, ex capo di Goldman Sachs, in un’intervista pubblicata sul Wall Street Journal di questa mattina.

Il commento di Visco. E sull’ennesima giornata negativa delle borse europee resta alta anche l’attenzione della politica. Secondo il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco: “I rischi sono molto seri anche se sul futuro della crisi non sono nè pessimista nè ottimista. Dico solo che bisogna stare attenti e vigilare”. La gestione di queste crisi, secondo Visco è complicata dalla stretta connessione dei mercati. “Incrociamo le dita e auguriamoci che non ci siano contagi – ha proseguito il viceministro -. Speriamo che la crisi passi, tutti sperano in meglio. Il fatto è che oggi con la globalizzazione dei mercati è più difficile gestire queste situazioni rispetto al passato”.

Brunetta: “Nessun pericolo”. Getta acqua sul fuoco invece l’europarlamentare di Forza Italia Renato Brunetta: “‘Si tratta di una bolla limitata. Le preoccupazioni sono totalmente rientrate”. La crisi dovuta ai mutui subprime, per il professore di economia del lavoro, è stata provocata dalla concessione di credito facile da parte di banche e finanziarie statunitensi”. La flessione, ha spiegato Brunetta, è arrivata pure sui mercati europei perchè “banche e società hanno incorporato nei fondi questi titoli a rischio”. Nessun pericolo comunque per l’Italia: “Nel nostro paese ad oggi non si è vista alcuna ‘contaminazione’, non vedo motivi di preoccupazione”. L’europarlamentare non esclude però un rallentamento della crescita economica per la ridotta attività finanziaria.

(16 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/economia/bce-parla/borse-16-agosto/borse-16-agosto.html

Crisi mutui, l’Ue apre inchiesta su società rating

La Borsa di Milano - Foto Ansa - 220*180 - 10-08-07


La commissione europea ha deciso di aprire un’ inchiesta sul conto delle maggiori agenzie di rating internazionale, per il ruolo da loro svolto nella vicenda relativa al dissesto del credito cosiddetto “subprime”. Lo ha detto il portavoce per i servizi finanziari della commissione europea. Antonia Mochan, in una dichiarazione rilasciata a Bloomberg.

L’ indagine – ha chiarito Mochan – riguarda «problemi come la governance, il management, il conflitto d’ interessi e le risorse». Nel mirino in particolare il ruolo svolto da colossi come Moodys, Standard & Poor’s ed altre primarie agenzie di rating.

L’indagine riguarda le responsabilità avute dalle agenzie di rating internazionale nell’ambito della crisi finanziaria che sta devastando i mercati. Secondo quanto riportato dal Financial Times, le autorità di Bruxelles ritengono che le agenzie abbiano fallito nel predisporre una pronta reazione, in grado di mettere sull’avviso gli investitori circa i rischi legati all’esposizione su titoli garantiti dal credito immobiliare ad elevato rischio.

Anche negli Usa – rileva il FT – il presidente della commissione servizi finanziari della Camera, Barney Frank, ha comunicato di aver intenzione di svolgere audizioni su questo tema.

Si fa notare inoltre che solo nella scorsa primavera Moody’s e S&P in particolare hanno cominciato a declassare i rating a valere sulle cosiddette securities garantite dal credito “subprime”.

Avvio in deciso calo per Piazza Affari (-2,15%) in linea con le principali Borse europee dopo la chiusura in forte ribasso di Wall Street e delle principali Borse asiatiche. Parigi fa segnare -2,19%, Londra -2%, Francoforte -1,96%.

A pesare sempre la crisi dei mutui subprime e i timori che possa estendersi a Europa e Asia.

Chiusura in calo con breve risalita finale mercoledì sulle principali Borse europee – a parte Piazza Affari chiusa per Ferragosto – che hanno ridimensionato le perdite accumulate nella prima parte della seduta. A bilanciare il calo dei listini europei nel pomeriggio, l’avvio in positivo di Wall Street grazie anche al dato sulla produzione industriale di luglio migliore delle attese.

A frenare gli entusiasmi degli investitori ci ha pensato però la Fed che ha deciso di immettere nel sistema 7 miliardi di dollari di riserve temporanee per contenere la pressione verso l’alto dei tassi di interesse a causa della forte domanda di credito. Immediata la reazione di Wall Street che ha azzerato i guadagni.

Anche la Banca Centrale giapponese questa mattina è intervenuta sui mercati immettendo 13 miliardi di euro, dopo che martedì la stessa Banca Centrale aveva ritirato 10 miliardi di euro, ritenendo sufficiente la liquidità esistente. Secca la reazione dei mercati, con Tokyo che ha ceduto il 2,2% portandosi sui minimi di dicembre 2006 e Hong Kong il 2,8%.

La decisione della BOJ è maturata in seguito ai segnali di un contagio della crisi dei mutui subprime americana. La prima e la terza banca del Paese, la Mitsubishi UFJ Financial Group e la Sumitomo Mitsui Financial, hanno dichiarato perdite legate a investimenti in mutui subprime Usa, per importi ancora da quantificare anche se in base alle indiscrezioni non si tratterebbe di cifre elevate. Immediate le ripercussioni sui titoli del settore bancari con cali superiori al 5%, in particolare Mitsubishi UFJ ha ceduto il 5,3% e Sumitomo il 5,9%, toccando i minimi degli ultimi due anni.

Pubblicato il: 15.08.07
Modificato il: 16.08.07 alle ore 12.55

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=68172


GELMINI-DAY

lettera arrivata in ritardo, ma la pubblichiamo ugualmente..



10.8.2007
Caro don Pierino,

all’avvicinarsi del “Gelmini-Day”, perché non collaborare con la verità e la giustizia?

Sei la persona più indicata, perché hai la stoffa del martire, come dice il tuo portavoce, che ti mette alla pari di Cristo, “tradito” come Giuda. Sei un uomo votato agli altri, che non ha neppure bisogno del “santo subito”. Sei uno che sfida tutti quanti, Dio compreso: «A costo di strisciare per terra, voglio andare avanti. Cadrò quando Dio vorrà, ma rimarrò in mezzo ai miei ragazzi, qualsiasi cosa pensino di me».

E allora, affinché la tua apoteosi sia piena, perché, invece di cantare le tue litanie ad ogni comunicato stampa, non inviti tutti gli abusati a venire alla luce? Suvvia, sottoponiti spontaneamente a una specie di prova del fuoco. Sii tu a lanciare una santa proposta o, se vuoi, una crociata: in tutte le chiese le vittime di qualsiasi pedofilia siano esortate a farsi avanti; si metta su tutti i blog cattolici e non-cattolici un invito a ripulire la chiesa dalla “sporcizia” dei preti pedofili; ogni episcopio, ogni parrocchia abbia un numero verde per le vittime. Non sarebbe il più bel servizio di testimonianza ai tuoi figli e aficionados? Non sarebbe il segno più efficace che prendi sul serio quel Cristo, che grida ancora: “Chi scandalizza un bambino meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi in mare”?

Stai tranquillo, sei al sicuro nella mani di Dio e della magistratura umana. Chi non ha debiti da saldare non ha bisogno di sbraitare, attaccare ebrei, massoni, gay, “magistrati mascalzoni”, ecc. Hai visto? Le tue esternazioni hanno fatto un certo effetto perfino al tuo avvocato, perché sei “ingestibile”. Anche qualche prelato, a titolo personale (secondo lo stile della diplomazia vaticana) ti invita a metterti da parte. Come mai a te non viene applicata la regola d’oro della “tolleranza zero”? Il manuale dei prelati americani (loro si, che se ne intendono) prevede che il solo sospetto di abusi sessuali su minori, è sufficiente per mettere subito il prete in isolamento. Una misura precauzionale (non è mai troppa) per prevenire possibili ricadute e perché fedeli e genitori hanno diritto alla massima sicurezza dei loro figli, siano essi chierichetti, ragazzini del catechismo, seminaristi, tossici, ecc. E allora perché a te è riservato un trattamento speciale, per cui non ti viene imposto, ma sei “invitato” a tirarti da parte? [Vale la pena ricordarti che don Zeno, al quale pensi di assomigliare, non solo aveva in orrore qualsiasi forma di assistenzialismo, ma riteneva che l’unico ambiente educativo è la famiglia di origine o adottiva. E’ evidente che la presenza di uomini e donne previene le aberrazioni degli ambienti a sesso unico, comunità terapeutiche e seminari compresi, che negli USA si sono rivelati vivai di omosessualismo; che ogni comunità è bene sia gestita da adulti e sia sotto il controllo dei laici, ecc.]

L’hanno capita anche in Vaticano: un’eccessiva auto-esaltazione rischia di essere, quantomeno, sospetta: “Chi troppo si loda, s’imbroda”. Ti invitano a fare un passo indietro e tu ne fai due in avanti, paragonandoti ai “martiri”, che hanno sofferto per mano di santa madre chiesa, come don Orione, p. Pio, don Zeno di Nomadelfia. Non è vano ricordare la saggezza popolare: “Scherza con i fanti, non con i santi”. Zeno prendeva i soldi dai ricchi, ma gli diceva in faccia: “I soldi non sono vostri, ma del popolo che lavora, suda e soffre”. Non li blandiva con pagelle e onorificenze; non dedicava loro lapidi di benemerenza, ma, mentre con una mano prendeva i soldi, con l’altra puntava il dito, ricordando loro: “Il ricco? O iniquo o erede di un iniquo”. Nessun vescovo ha mosso un dito per difendere Zeno “nell’ora di Barabba”. L’hanno affogato, perché urlava ai politici (alleati, fin da allora, con la gerarchia ecclesiastica) il dovere della giustizia. Gridava in faccia agli uni e agli altri, come Giovanni Battista: “Fate i conti, fate i conti. Le calcolatrici davanti al confessionale! Senza giustizia non si può neanche parlare di cristianesimo”. Per questo l’hanno eliminato.

Converrai che i tuoi fans, devoti, ammiratori, anche se per lo più fascisti o di destra (con qualche ingenuo sinistrorso), dovrebbero almeno stupire della tua tanto esaltata “Cristo-terapia”. Che la religione offra delle buone ragioni per delle esistenze distrutte dalla “felicità chimica” è un conto, ma ridurre il Cristo ad una ricetta magica è un altro: lui non è venuto a rubare il lavoro a psicoterapeuti, psicologi e psichiatri (sarà utile rileggersi il testo di Marco Salvia, il quale ha affermato di aver voluto descrivere proprio te…).

Non si può mettere in dubbio la tua generosità: 250 case di recupero, 300.000 assistiti, salti mortali per i 5 continenti, zelo “eccessivo” per aiutare i “poveri drogati”, ecc. Se hai fatto tanto del bene, non devi avere paura di niente, vero? E allora? Allora non senti quello che ti suggeriscono le vittime della pedofilia, comprese quelle che ti hanno denunciato?


“Caro don,

perché non vai fino in fondo al tuo cammino di gloria? La vita ti ha dato tutto: macchine, ville, soldi, soddisfazioni, gratificazioni, amici “onnipotenti”, ecc. Di noi, gli intimi, quelli che più ti hanno dato soddisfazioni spirituali, hai detto tutto il male che hai potuto. Ci hai definito “quei quattro farabutti, quegli sbandati, quei delinquenti…”. Ce lo meritiamo, certo, ma non siamo sempre tuoi figli? Noi, tutti i violentati dai preti (senza allusione a te, aspettiamo il giudizio degli addetti ai lavori), abbiamo perso tutto, anche noi stessi, non abbiamo più niente da perdere. Allora ti facciamo una proposta: alle tue benemerenze ne manca una sola, un gesto coraggioso, degno di te. Lo vedi?, ad ogni momento, viene fuori “un pezzo” di pedofilia clericale. Perché, sia pur innocente, non prendi in mano la bandiera degli “agnelli immolati”? Fino a quando non si avrà la forza di chiedere perdono a chi è stato distrutto non solo nel corpo, ma anche nell’anima dai rappresentanti di Dio, come potremo credergli? Se sei buono, come affermano i tuoi devoti (“È un padre e un santo”), perché non prendi l’iniziativa? Lo sai: chi è stato “assassinato nell’anima”, solo dopo anni di tortura interiore, di incubo notturno ha il coraggio di buttare fuori la verità. Se proprio i tuoi figli e ammiratori ci tengono, se proprio un “Gelmini-day” s’ha da fare, ebbene facciamolo come si conviene ad un patriarca come te: in piazza S. Pietro con tutte le tv del mondo. Ma, sia chiaro, stiano a casa i leccapiedi. Solo tu, con il papa, i cardinali, i vescovi e noi, le vittime dei vizietti clericali, con i nostri parenti ed amici. Voi, sommi sacerdoti, vestiti di sacco, la testa coperta di cenere, vi inginocchierete davanti a noi (tutti gli abusati del mondo, compresi quei dieci, che ti hanno denunciato), ci laverete i piedi, li bacerete (quelli sì) e direte, urbi et orbi: “Vi chiediamo perdono in nome dei nostri confratelli preti e vescovi, che hanno calpestato anime fragili, le quali hanno visto in noi dei padri, che si sono rivelati dei traditori; chiediamo perdono per non aver fatto tutto quello che era in nostro potere per prevenire il delitto. E siccome non basta chiedere scusa a parole, ci impegniamo a risarcire i danni per giustizia. Vogliamo riparare le nostre colpe. Vi chiediamo perdono anche di avervi calunniato, dicendo che siete dei farabutti, sporchi ricattatori, che volete il nostro denaro (che è dei fedeli, dei genitori delle vittime e dei benefattori). Vi spetta per diritto, non per elemosina: un dovuto atto di GIUSTIZIA.

Noi, le vittime, solo a queste condizioni, assolveremo preti e prelati, alleggerendo la vostra coscienza e vi daremo la giusta penitenza: pane ed acqua per il resto dei vostri giorni. Ma non potremo opporci, anche se lo volessimo, al corso della giustizia, il quale non può che finire in una santa prigione. Solo lì la vostra coscienza troverà pace, lavandosi, giorno e notte con lacrime di dolore.

Così sia”.

PS. Notizia dell’ultima ora: il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, dirotta l’annunciato “Gelmini-day” su un giorno di festa e di preghiera ad uno dei protettori della comunità: S. Michele Arcangelo, perché è “l’unico che può sconfiggere i demoni che stanno arrivando da ogni parte”.

“Caro don, anche noi pregheremo con te, per te. Ma la proposta di cui sopra, è sempre valida, anzi raccomandabile”.

TERREMOTO PERU’: PIU’ DI 330 MORTI, ALMENO 1. 000 I FERITI

La scossa e' stata violentissima, migliaia gli sfollati

La scossa e’ stata violentissima, migliaia gli sfollati

(AGI/AFP/REUTERS) Lima, 16 ago.Il bilancio delle vittime del terremoto in Peru’ sale di ora in ora. La forte scossa che ha fatto tremare la terra per oltre due minuti alle 18.41 locali (00.41 in Italia) ha sbriciolato edifici e danneggiato ponti e strade soprattutto nelle regioni meridionali, ma ha coinvolto anche la capitale Lima.

L’epicentro del terremoto e’ stato individuato nei pressi della citta’ di Pisco, a circa 148 chilometri a sud-est di Lima. Circa un’ora e venti minuti dopo la scossa principale ne e’ seguita un’altra di intensita’ minore.

Secondo gli esperti dell’Osservatorio Geologico statunitense, si tratta di una scossa di assestamento, cui ne seguiranno altre nelle prossime ore. Il sisma e’ stato avvertito in tutto il paese, oltre che in Brasile, Colombia e Cile. L’allarme tsunami lanciato quando la terra ha iniziato a tremare e’ stato revocato, ma quasi tutte le citta’ e i villaggi sulla costa sono stati evacuati. Anche nella capitale, dopo che un black-out e l’interruzione delle linee telefoniche aveva contribuito a diffondere il panico, la gente si e’ riversata nelle strade. La maggior pare degli edifici di Lima e delle aree limitrofe all’epicentro e’ stata evacuata per sicurezza.

La protezione civile e’ al lavoro e i soccorsi cercano di raggiungere anche le aree piu’ isolate. Alcuni ospedali sono gia’ al collasso.

A cercare di rassicurare la popolazione ha pensato anche il presidente Alan Garcia, che in discorso alla televisione nazionale, pronunciato qualche ora fa, aveva espresso le sue condoglianze ai familiari delle vittime e dichiarato che il Peru’ ha gia’ conosciuto in passato terremoti di tale intensita’ e che questa volta “fortunatamente non si e’ di fronte a una catasfrofe con un immenso numero di vittime”.
(AGI)

fonte: http://cooperazione.agi.it/in-primo-piano/notizie/200708161111-cro-rt11023-art.html



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Fonte: RaiNews24

FOTOGALLERY (16/8/2007)

Perù, morti e distruzione dopo il terremoto

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fonte: http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=17&IDalbum=4995&tipo=FOTOGALLERY