Archivio | agosto 18, 2007

L’Italia sulla Luna e quella che resiste

W l’Italia dei Corona, Lele Mora, Valentino Rossi, Moggi, gli ubriachi al volante, i sospettati di omicidio in libertà. Questa estate l’unica a scontare i rigori delle leggi italiane è stata la 76enne che ha rubato 2 barrette di cioccolato: condannata a 14 mesi di carcere

di Sandro Bugialli

Firenze, 18 agosto 2007
Viva l’Italia, quella dei Corona
che spopolano nelle discoteche, quella dei Corona che diventano idolo di generazioni baby,

quella delle Nina Moric che no con Corona non ci sto più, ma sì ci sto ancora un po’, beh ancora non ho deciso, ora vediamo come vanno gli affari;

quella dei Lele Mora che, comunque vadano le cose, le sue ferie da moderno faraone continua a farsele indisturbato nella sua villa della Costa Smeralda;

quella dei Valentino Rossi che, secondo l’erario, non paga le tasse ma può difendersi dalle accuse con un video a reti unificate;

quella degli ubriachi al volante che uccidono senza rimorsi e se la cavano con qualche reprimenda;

quella dei liberati dall’indulto che per sopravvivere delinquono;

quella dei Moggi che, senza vergogna, vanno a dare lezioni di etica a destra e a sinistra;

quella delle scorte, che non bastano sei agenti per impedire ad un albanese condannato per omicidio di scappare da un’autoambulanza;

quella dei sospettati di omicidio della fidanzatina che girano liberamente per le amate sponde, e all’occorrenza, fanno fuori a coltellate la nuova fidanzata che non vuol più saperne di lui.

E per finire viva l’Italia di quelli che mettono in galera per due giorni (in attesa di giudizio) una donna di 76 anni sorpresa a rubare due barrette di cioccolato in un supermercato della riviera ligure. Viva l’Italia. Quella del tribunale di Imperia che ha condannato per direttissima la stessa donna a 14 mesi di reclusione.

Ps. Viva l’Italia che resiste e viva De Gregori

Sandro Bugialli

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/08/18/31495-italia_sulla_luna.shtml

Farmaci made in India

giovedì 16 agosto 2007

La multinazionale svizzera Novartis ha perso.
La Novartis aveva trascinato in giudizio il Governo Indiano per far dichiarare illegittima la normativa che consente alle industrie indiane di produrre a basso costo equivalenti generici e di qualità dei farmaci essenziali e salva-vita, finanziariamente accessibili per i Paesi in via di sviluppo.

Fino al 2005 l‘India non riconosceva brevetti sui farmaci; a partire dal 2005 l‘Organizzazione mondiale del commercio ha richiesto ai Paesi in via di sviluppo di rispettare le nuove norme sui brevetti; l’India ha allora approvato una legge che prevede alcune misure di salvaguardia, come quella secondo cui i brevetti sono concessi solo sui farmaci realmente innovativi e non a quelli che aggiungono piccole modifiche di facciata ai principi attivi già in commercio, tecnica usata per «allungare» artificiosamente la vita dei brevetti, tenere alti i prezzi e i guadagni.

Questo significa che le compagnie che vogliono brevettare banali semplici miglioramenti a un principio attivo già in commercio, al fine di estendere ulteriormente il loro monopolio sui farmaci esistenti, non potranno farlo in India.

Il ricorso della Novartis, pur riguardando nello specifico solo l’antitumorale “Glivec” aveva l’obiettivo di scardinare questa legge sui brevetti.
Se la Novartis avesse vinto, anche in India i brevetti sui farmaci sarebbero stati concessi con più facilità e la concorrenza dei medicinali generici si sarebbe ristretta portando a un nuovo aumento dei prezzi di terapie salva-vita come quelle contro l’Hiv.

I farmaci generici “made in India” sono cruciali per il trattamenti di malattie mortali nei paesi più poveri; infatti, i Governi dei paesi in via di sviluppo e le agenzie umanitarie come Unicef o la Fondazione Clinton dipendono largamente dall’India per l’importazione di farmaci di qualità finanziariamente accessibili. L’84% dei farmaci che Medici senza Frontiere prescrive in tutto il mondo vengono dall’India che così potrà continuare ad essere la «farmacia» dei paesi poveri.

Oltre 400 mila persone nel mondo avevano sottoscritto la petizione per convincere la Novartis a ritirare la causa; in Italia Beppe Grillo, Dario Fo e Walter Veltroni.
Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri, pur sostenendo che «senza brevetti non si fa innovazione», auspica «un compromesso» tra multinazionali e paesi in via di sviluppo. Questi ultimi devono poter produrre farmaci generici a basso costo, a patto che non li esportino, «magari in Occidente».
Esultano le organizzazioni umanitarie che si battono per l’accesso ai farmaci dei paesi poveri.
Franca Bassani

fonte: http://franca-bassani.blogspot.com/


Dopo Duisburg: un giovane calabrese scrive a Prodi

dopo la strage di Duisburg

Un giovane calabrese: “Caro Prodi,
la lotta alla mafia comincia a farla tu”

Sul blog di Beppe Grillo la lettera di un giovane di Catanzaro, che scrive in risposta all’appello del premier: “I giovani calabresi reagiscono quotidianamente alla N’drangheta, ecco come”

Tratto da www.beppegrillo.it

Strage a Duisburg, uccisi sei italiani Duisburg ha dimostrato che la nostra esportazione tira ancora, esportiamo piombo e mafie. In Italia il mercato è saturo. La Comunità europea è uno sbocco naturale.
Un ragazzo di Catanzaro ha scritto a Romano Prodi e al blog una lettera. E’ un segnale di speranza. Ragazzi di Calabria non siete soli.

“Egregio sig. Presidente del Consiglio,
ho ascoltato il Suo appello lanciato attraverso i tg nazionali e rivolto ai giovani calabresi, all’indomani della strage di Duisburg, con cui li esortava a reagire alla N’drangheta. Mi sono sentito chiamato in causa, in quanto giovane e calabrese (ho 34 anni, vivo e lavoro a Catanzaro) perché i fatti di Duisburg mi hanno colpito profondamente e poi perché vorrei lanciare io due appelli: uno ai miei conterranei e un altro a Lei in qualità di capo dell’Esecutivo.

Ai calabresi vorrei dire che noi giovani siamo stufi di subire questo stato di cose e che poiché siamo assolutamente consapevoli che spetta a ciascuno di noi iniziare a dire no, iniziare a difendere questo territorio perché ci appartiene, è arrivato il momento di cambiare registro. Dobbiamo iniziare innanzitutto a percepirci come esseri umani, come cittadini e non come sudditi privi di diritti. Abbiamo il diritto di vivere in una regione civile.

E’ emblematico come, ad esempio, quando si parla di turismo nella nostra regione, ci si lamenti sempre della carenze, come l’inquinamento e la disorganizzazione ma anche dei danni all’immagine causati da questi efferati omicidi, solo in funzione dei potenziali turisti come se i residenti non meritassero la stessa considerazione. Non ci lamentiamo perché non ci piace vivere in queste condizioni ma perché nell’eventualità in cui arrivassero dei turisti rischieremmo di fare una brutta figura.

E noi che ci viviamo? Non abbiamo diritto di vivere in un territorio civile? Non siamo persone? Come possiamo pensare di avere rispetto per i turisti se non abbiamo rispetto per noi stessi? Una padrona di casa che ama l’ordine e la pulizia non teme di ricevere visite in casa da un momento all’altro.

Il secondo appello Presidente lo lancio a Lei, rassicurandola circa la reazione dei giovani calabresi nei confronti della N’drangheta (che c’è ed è in atto da tempo), perché questa reazione non risulti vana.
I giovani calabresi reagiscono quotidianamente alla N’drangheta nel loro piccolo. Come possono. I giovani calabresi reagiscono alla N’drangheta quando invece di elemosinare un posto di lavoro in cambio del voto emigrano altrove (scelta criticabile ma non condannabile); quando decidono di restare come ha fatto il sottoscritto e creano, insieme con altri giovani, attraverso Internet nuove reti di intelligenza sociale (beppegrillo.meetup.com/191) attraverso le quali diffondere una nuova mentalità nella nostra regione; quando scrivono, come abbiamo fatto di recente, una lettera di solidarietà a Pino Masciari, un coraggioso e onesto imprenditore calabrese dimenticato da tutti (Stato compreso) che si è rifiutato di pagare il pizzo e ha denunciato chi glielo chiedeva ed oggi vive blindato lontano dalla sua amata regione, per farlo sentire un pò meno prigioniero; quando scrivono una mail di solidarietà al sindaco di Falerna, in provincia di Catanzaro, perché per aver fatto abbattere delle case abusive sulla spiaggia del suo comune ha dovuto subire l’isolamento

E ancora, quando segnalano ai sindaci, come quello di Stalettì sempre in provincia di Catanzaro, pericoli imminenti, in seguito agli incendi che hanno flagellato la nostra bella regione, e restano inascoltati; quando disertano i dibattiti, i convegni, le piazze dove a parlare sono sempre gli stessi politicanti; quando si rifiutano di votare personaggi che da oltre trent’anni siedono sugli scranni del Consiglio Regionale, che hanno contribuito in maniera determinante all’elezione Sua e del Suo Governo e che ambiscono a rappresentare “il nuovo” nel costituendo Partito Democratico

E quando creano comitati perché si rifiutano di subire il neo-colonialismo in atto nella nostra regione dove basta aprire un’azienda e tenerla in vita per cinque anni per ottenere i finanziamenti e subito dopo chiudere e licenziare tutti gli assunti o dove, in cambio di una manciata di posti di lavoro, si autorizzano impianti industriali che danneggiano la salute dei residenti; quando non chiedono di usufruire di finanziamenti pubblici e vengono derisi, come è successo al sottoscritto, perché convinti che in un libero mercato compito dell’imprenditore sia quello di assumersi il rischio di investire i propri soldi e non quelli della collettività.

Quando ideano caparbiamente laboratori teatrali con i giovani delle scuole, come fa con grande difficoltà un mio carissimo amico a Lamezia Terme e in altri piccoli comuni limitrofi, avvicinandoli all’arte e allontanandoli dalle cattive compagnie; quando raccolgono le firme (come faremo l’8 settembre prossimo) per impedire che i condannati in via definitiva siedano in Parlamento; quando attraverso un video-denuncia (pubblicato su You Tube all’indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=hvGaltFZzb4) mettono il dito nella piaga dei mali della propria terra denunciando contemporaneamente lo sperpero di denaro pubblico che la Regione ha avallato finanziando una campagna pubblicitaria che si smentisce quotidianamente da sola.

Solo per citarLe alcuni esempi di reazione. Ma ancora prima di reagire alla N’drangheta i giovani calabresi reagiscono all’ipocrisia che circonda le istituzioni quando si parla di questo annoso tema. Ci sono, infatti, altri giovani in Calabria come il Pubblico Ministero Luigi De Magistris, in forza a Catanzaro e il suo collega Eugenio Facciolla, in forza a Paola, che stanno reagendo da tempo alla N’drangheta indagando sulle commistioni tra mafia e politica. Forse loro hanno reagito troppo. Il dott. De Magistris, infatti, ha dovuto denunciare nei giorni scorsi al CSM alcuni tentativi, da parte dei “poteri forti”, volti a sottrargli le indagini mirando a dimostrare una sua incompatibilità.

Vede signor Presidente, in un mondo come quello attuale, in cui stentiamo a riconoscere in chi ci sta intorno la buona fede, queste persone rappresentano un patrimonio da difendere. I giovani non credono più nella politica perché predica bene e razzola male, perché fino ad oggi sono rimasti sistematicamente delusi ed hanno paura di restarlo ancora una volta. I loro occhi diventano sempre meno ingenui e più critici perché molto meno disposti a sognare senza lasciarsi sfiorare dal dubbio.

Qualcuno pensa che i giovani siano un ottimo argomento per una campagna elettorale ma i giovani sanno riconoscere la sincerità perché quotidianamente riconoscono il tradimento.Il sostituto procuratore Nicola Gratteri, grande esperto di N’drangheta e grande magistrato, ha affermato nel corso di un convegno che per battere la N’drangheta basterebbe qualche modifica al codice penale e cinque anni di tempo. Ha perfettamente ragione. Cosa aspettiamo?

Presidente, lei e la sua maggioranza avete l’opportunità di ottenere con una sola mossa due risultati: sconfiggere la N’drangheta e riacquistare la fiducia dei giovani. Cosa aspetta?L’hanno sempre criticata per la sua incapacità di comunicare, dia una lezione una volta tanto ai suoi denigratori dimostrando che la migliore comunicazione avviene attraverso i gesti concreti, dando l’esempio, e non solamente a parole.”

Massimiliano Capalbo, Catanzaro
maxestro@katamail.com

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/08/18/31490-giovane_calabrese_caro_prodi.shtml