Archivio | agosto 29, 2007

No Lavavetri: Spariti da strade

Firenze, 15 denunce

28 agosto 2007 alle 13:53 — Fonte: repubblica.it voteWidget(346622, 0)


Lavavetri spariti dalle strade di Firenze, dopo una quindicina di denunce, avvenute questa mattina in varie zone della città a seguito dell’ordinanza comunale emessa ieri.

In particolare i controlli sono stati seguiti direttamente dal comandante della Polizia municipale, Alessandro Bartolini e dall’assessore alla sicurezza, Graziano Cioni. ‘‘Oltre al sequestro del materiale e alla denuncia, tutti sono stati fotosegnalati: ora stiamo rientrando — spiega Bartolini — perche’ in strada non ce ne sono più, evidentemente si sono passati la notizià‘. I vigili urbani hanno denunciato dieci lavavetri, altri cinque la polizia.

AGI

29 agosto 2007

Comunicato stampa.


Piero Fassino
(detto I-tube): “Non capisco proprio perché secondo Domenici bisognerebbe arrestare gli immigrati che lavano i vetri ai semafori. L’integrazione è un obiettivo imprescindibile per il governo e per il partito democratico, e non possiamo negare che il lavoro sia una delle fonti di integrazione più importanti. Certo, ci sono lavori più umili e lavori meno umili, ma tutti hanno la stessa dignità. E così come c’è chi fa i programmatore informatico, c’è anche chi lava le vetrine e chi lava i vetri ai semafori. Veramente, non capisco come un mestiere di pubblica utilità possa essere penalmente rilevante: se nessuno lavasse i vetri ai semafori, le luci sarebbero tutte sporche e confonderemmo tutti il verde con il rosso”.

fonte: http://angolosbocco.ilcannocchiale.it/post/1596209.html

Fisco. Maurizio Turco: Rivedere il Concordato? No, c’è da abolire l’articolo 7 della Costituzione

27 Agosto 2007

Se anche Monsignor Karel Kasteel (foto) crede che in Italia il 90% dei contribuenti scelga la Chiesa è urgentissimo che lo Stato faccia una campagna di informazione su come funziona in realtà l’otto per mille. Avevamo chiesto l’anno scorso, in sede di legge finanziaria, che lo Stato utilizzasse il 10% delle proprie entrate derivanti dall’otto per mille per informare sul funzionamento della famigerata legge: governo contrario, parlamento contrario. Oggi, come e se non più di ieri, è necessario rivedere la legge sull’otto per mille attribuendo ai soggetti la quota che ne deriva dalle scelte espresse, lasciando alla fiscalità generale la quota derivante dalle mancate scelte.

Ma quello che lascia interdetti è l’affermazione secondo la quale le esenzioni fiscali alla Chiesa cattolica, contestate dall’Unione europea, sono «materia da regolare bilateralmente». La contestazione dell’Ue arriva dopo una serie di denunce che abbiamo presentato con il fiscalista dott. Carlo Pontesilli e l’avvocato Alessandro Nucara presso la Commissione europea e la violazione è netta. Non c’è nulla da trattare: la Repubblica italiana deve cancellare le leggi (non c’è solo l’ICI) che prevedono esenzioni e quant’altro che sono in violazione delle direttive europee sulla concorrenza e chi ha beneficiato di questi privilegi deve restituirli.

Privilegio dei privilegi è però quello di scorrazzare impunemente sui mercati finanziari internazionali. Su questo sarebbe stato opportuno che Monsignor Kasstel dicesse una parola.

Ma non l’ha fatto, si è limitato a rincorrere l’attualità alla quale li abbiamo inchiodati.

Al punto che ha “recapitato” alla Repubblica italiana la proposta unilaterale di disponibilità a rivedere il Concordato. Proposta che è inadeguata. Infatti, fino a quando continuerà a persistere nell’ordinamento costituzionale l’articolo 7, che discrimina positivamente la Chiesa cattolica, continueranno ad essere giustificate tutte le nefandezze legislative approvate in oltre sessant’anni dai diversi governi e parlamenti. Ma noi continueremo a denunciarle alla Commissione europea che imporrà all’Italia di cancellarle.

Un gioco dell’oca truccato e dispendioso in cui gli unici a pagare sono i contribuenti italiani.

Maurizio Turco*

deputato della Rosa nel pugno

* La nota dell’on. Turco si riferisce all’intervista rilasciata a La Stampa da mons. Karel Kasteel. Fonte: www.radicali.it


fonte:http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3679

ESENZIONI NEL MIRINO: Fisco e Chiesa, l’Ue chiede spiegazioni

Todd: “Non sappiamo ancora se aprire un’inchiesta o meno”. Al centro il caso, sollevato da Maurizio Turco, deputato della Rosa nel Pugno ci sono le esenzioni del pagamento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa

Bruxelles, 28 agosto 2007La Commissione europea si prepara a chiedere al governo italiano ulteriori informazioni sulle esenzioni fiscali concesse al Vaticano, finite nel mirino del commissario per la Concorrenza, Neelie Kroes. “Abbiamo chiesto delle informazioni alle autorità”, ha spiegato il portavoce Jonathan Todd, aggiungendo: “Non sappiamo ancora se aprire un’inchiesta o meno, anche perché non abbiamo abbastanza informazioni e ne chiederemo delle altre, per via scritta o verbale”.

Al centro del caso, sollevato da Maurizio Turco, deputato della Rosa nel Pugno e vice presidente vicario del Senato del Partito radicale, ci sono le esenzioni del pagamento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa, in teoria abolite dal decreto Bersani dello scorso anno e di fatto sopravvissute per quanto riguarda gli immobili commerciali. Le esenzioni ammonterebbero a circa 400 milioni di euro all’anno.

“A partire dal momento in cui si ha davanti un organismo che svolge delle attività economiche, occorre valutarle dal punto di vista della concorrenza, e quindi in questo caso degli aiuti di Stato”, ha aggiunto Todd, ricordando che una situazione simile si era già creata con la Spagna.

La Commissione ha inviato nel giugno scorso una richiesta di informazioni al governo italiano. Richiesta alla quale è stata data una risposta soddisfacente, anche se, secondo quanto riferito dal portavoce Jonathan Todd, gli elementi chiesti sono risultati insufficienti a formare un quadro completo della situazione.

La vicenda ha suscitato l’interesse della stampa straniera, come il quotidiano britannico ‘The Guardian’, che nell’edizione di oggi rilancia la storia, anche sulla base di quanto dichiarato ieri in un’intervista a ‘La Stampa’ da monsignor Karel Kasteel, segretario del pontificio consiglio “Cor Unum” (il ministero vaticano della Solidarietà). Nell’intervista mons. Kasteel ha parlato di “possibili ritocchi” al testo del Concordato, scritto nel 1984, soprattutto “nelle questioni del fisco come in quelle dell’educazione cattolica e dello status giuridico delle istituzioni ecclesiali”.

Ieri la sala stampa della Santa Sede ha però subito precisato, prendendo le distanze dalle dichiarazioni del prelato. “E’ solo una posizione personale”, ha spiegato padre Ciro Benedettini, vicedirettore della sala stampa vaticana, sottolineando che “non è all’ordine del giorno alcuna revisione del Concordato”. Oltretevere è stato fatto notare come l’estraneità ai problemi affrontati nell’intervista rendesse del tutto inappropriato il titolo: ‘La Chiesa pronta a riscrivere concordato e regime fiscale’. In una nota diffusa in serata, lo stesso mons. Kasteel ha smentito “di aver mai affrontato la questione fiscale nell’intervista”.

MASTELLA: “NO A POLVERONI ANTICLERICALI”

“È del tutto evidente il carattere pretestuoso della presunta violazione delle norme della libera concorrenza cui porterebbe l’esenzione dell’Ici per gli enti ecclesiastici”, commenta il segretario dell’Udeur Clemente Mastella. «Gli immobili oggetto dell’esenzione – aggiunge il Guardasigilli- sono immobili non solo ecclesiastici ma di tutti gli enti no profit mentre pagano integralmente l’Ici le strutture alberghiere, i ristoranti e i negozi di proprietà di enti ecclesiastici. Spero che anche in questo caso -conclude Mastella- non si alzi il solito polverone anticlericale a fronte di una semplice e legittima richiesta di approfondimento dell’Unione europea».

fonte: http://qn.quotidiano.net/politica/2007/08/29/33068-fisco_chiesa_chiede_spiegazioni.shtml

Fisco e Chiesa, Bagnasco: «Non abbiamo privilegi»

Cei vescovi chiesa ANSA 220

La Commissione europea vuole vederci chiaro sui benefici fiscali concessi dallo Stato italiano alla Chiesa, e per questo si prepara a chiedere nuove informazioni, più approfondite. «Non sappiamo ancora se aprire un’inchiesta o meno, anche perché non abbiamo abbastanza informazioni e ne chiederemo delle altre, per via scritta o verbale», ha spiegato il portavoce del commissario per la Concorrenza Neelie Kroes, ricordando che una prima richiesta, subito soddisfatta dalle autorità italiane, era stata già presentata a giugno.

Si difende il presidente della Comunità episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco. La Chiesa ha fatto e fa molto per aiutare le popolazioni sia in Italia sia in Europa, e «questo dovrebbe essere considerato con molta attenzione per non cadere poi in posizioni pregiudiziali di tipo ideologico. La parola privilegio – ha detto riferendosi alle critiche sulle agevolazioni fiscali – è una parola totalmente sbagliata».

Alla domanda se questo provvedimento possa essere stato ispirato dall’Italia, Bagnasco ha risposto: «Non saprei proprio dire questo, mi sembra strano». «Credo – ha aggiunto mons. Bagnasco – che sia sotto l’occhio di tutti, in Italia, ma direi in tutta Europa, quanto la Chiesa fa e ha sempre fatto per la povera gente, per i ragazzi, per l’educazione, per i più disagiati. Lo fa con tutti i fondi e con tutte le risorse di cui dispone. Quindi questo dovrebbe essere considerato con molta attenzione per non cadere poi in posizioni pregiudiziali di tipo ideologico».

Il portavoce del ministro per le Politiche europee, Emma Bonino, ha garantito che il governo esaminerà le richieste di Bruxelles, osservando come l’Italia rischia «una procedura di infrazione proprio quando sì è finalmente riusciti a ridurne il numero».

Il caso, sollevato da Maurizio Turco settimane fa, della Rosa nel Pugno, riguarda le esenzioni del pagamento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa, in teoria abolite dal decreto Bersani dello scorso anno e di fatto sopravvissute per quanto riguarda gli immobili commerciali. Le esenzioni ammonterebbero a circa 400 milioni di euro all’anno. «A partire dal momento in cui si ha davanti un organismo che svolge delle attività economiche, occorre valutarle dal punto di vista della concorrenza, e quindi in questo caso degli aiuti di Stato», ha aggiunto Todd, ricordando che un dossier analogo è stato aperto ed è tuttora in corso con la Spagna.

La vicenda ha suscitato l’interesse della stampa straniera, anche sulla base dell’intervista a “La Stampa” di monsignor Karel Kasteel, segretario del pontificio consiglio «Cor Unum», che ha parlato di «possibili ritocchi» al testo del Concordato fiscale, scritto nel 1984. La sala stampa della Santa Sede ha però subito preso le distanze dalle dichiarazioni del prelato, sottolineando che «non è all’ordine del giorno alcuna revisione del Concordato», e in una nota diffusa in serata, lo stesso monsignor Kasteel ha smentito «di aver mai affrontato la questione fiscale nell’intervista».

Monsignor Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana, ha sottolineato in un editoriale su “Avvenire” «che l’esenzione dall’Ici è materia del tutto estranea agli accordi concordati» e che «si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale». Per Betori contestare questo atteggiamento dello Stato corrisponde a manifestare «una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali di diversa ispirazione, particolarmente attivi nel contestare il disagio e la povertà».

Un aspetto, questo, sottolineato anche dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, che ha spiegato come l’esenzione si applica a «tutti gli enti no profit, mentre pagano integralmente l’Ici le strutture alberghiere, i ristoranti e i negozi di proprietà di enti ecclesiastici. Spero – ha aggiunto – che anche in questo caso non si alzi il solito polverone anticlericale a fronte di una semplice e legittima richiesta di approfondimento dell’Ue». Ovviamente soddisfatti della richiesta preliminare di informazioni di Bruxelles sono invece i radicali e Maurizio Turco, così come Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, che ha annunciato «un pacchetto di proposte da inserire in finanziaria per eliminare l’esenzione fiscale e Ici per gli immobili ecclesiastici che hanno attività commerciali».

Per Marina Sereni, vicepresidente gruppo l’Ulivo alla Camera «gli accordi tra Stato e Chiesa che governano i rapporti tra l’Italia e la Santa sede sono materia che riguarda due Stati sovrani». «Daremo, tuttavia, i chiarimenti necessari a Bruxelles così come avremmo e abbiamo fatto per qualsiasi altra richiesta legittimata dal fatto che l’Italia ha scelto di far parte dell’Unione europea e dunque di accettare regole sovranazionali anche in materia economica e di concorrenza tra Stati».

Per Lorenzo Cesa, dell’Udc, occorre «affrontare questo argomento con la dovuta maniera, ragionando tra di noi con tutti i partiti». Per Gianfranco Rotondi, della Democrazia Cristiana, la richiesta di Bruxelles è sintomo di tendenze «anticlericali», mentre per Maurizio Gasparri, di An, «vanno respinti gli attacchi morali e materiali che offendono tradizioni e valori profondamente radicati nella realtà italiana». Infine, secondo il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, è «sconcertante» l’intenzione dell’Unione Europea, che dimostra di non conoscere la situazione italiana e di cedere senza colpo ferire alle idee più oltranziste e false che circolano sui rapporti tra Stato e Chiesa in Italia».

Pubblicato il: 28.08.07

Modificato il: 29.08.07 alle ore 12.48

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=68426


Bye Bye, America..

Troia

Calo di consumi negli Usa. Borse mondiali a picco

PUR SENZA DIRLO, QUALCUNO AVEVA PENSATO CHE ERAVAMO DELLE CASSANDRE. DIMENTICANDO CHE CASSANDRA AVEVA RAGIONE. mauro

Sembrava tutto passato, una tempesta in un bicchier d’acqua o poco più. O almeno così sembravano far voler credere i responsabili delle banche centrali: crisi arginata. Invece ecco una nuova giornata nera a Wall Street che contagia tutti gli altri mercati a cominciare dalle Borse asiatiche mercoledì (a Tokyo l’indice Nikkei cala del 1,69 per cento). Il calo della fiducia dei consumatori americani, ai minimi da un anno, e il picco dei prezzi delle case negli Usa (-3,2 per cento), il peggiore in venti anni, hanno fatto tornare la paura sui mercati frenando la fase di recupero.

La Federal Reserve è intervenuta, di nuovo, per immettere nuova liquidità (questa volta con un’asta a un giorno per 5,25 miliardi di dollari). Ancora un riflesso della crisi dei mutui subprime, dunque, che ora contagia le carte di credito e quindi i consumi. Visto che le carte di credito sono l’asse portante del sistema economico americano e che gli americani fanno shopping in Europa, subito il calo investe le Borse europee che in mattinata già perdono quasi l’1 per cento, incluso Piazza Affari. I titoli i bancari e gli energetici i più colpiti ovunque nel Vecchio Continente.

«La crisi dei mercati finanziari legata ai mutui subprime non avrà serie e immediate conseguenze sulla crescita europea», ha detto il portavoce della Commissione europea, Johannes Laitenberger, riportando quanto riferito dal commissario europeo agli affari economici e monetari, lo spagnolo Joaquin Almunia, nel corso della prima riunione settimanale del collegio dei commissari dopo la pausa estiva.

Intanto, in America il mercato immobiliare Usa, all’origine delle turbolenze finanziarie, continua a segnare ribassi record dei prezzi. La banca centrale Usa, la Federal Reserve, nei verbali della riunione del board di politica monetaria dello scorso 7 agosto, valuta ancora l’inflazione come il rischio principale per l’economia, pur sottolineando che «la crisi del credito potrebbe richiedere risposte» avendo il potenziale di frenare la crescita. E infatti nonostante le iniezioni di liquidità a piene mani da parte della Fed, come previsto dal Financial Times investe il sistema delle carte di credito, strumento fondamentale per sostenere i consumi che valgono i due terzi del prodotto interno lordo. Le banche, scrive il Financial Times, stanno registrando crediti incagliati nel comparto a un tasso molto più alto dell’anno scorso. Le società che emettono le stesse carte sono state costrette a cancellare nel primo semestre 2007 il 4,58% dei crediti in quanto irrecuperabili, con un rialzo di quasi il 30% rispetto allo stesso periodo del 2006. Di pari passo, aumentano i ritardi sui pagamenti e il tasso trimestrale di pagamento, l’indicatore che misura la solvibilità dei titolari di carte di credito, è sceso per la prima volta in oltre quattro anni.Il deterioramento del credito sembra quindi prendere peso sui mercati, dove anche oggi la Federal Reserve è intervenuta immettendo altri due miliardi di dollari di liquidità, con una nuova asta a un giorno, soddisfacendo una minima parte delle richieste pari a 62,3 miliardi di dollari.

Ma le valutazioni di stabilità del sistema non sono buone. Per la società di rating Merrill Lynch la valutazione passa da “buy” a “neutral” per alcune delle più importanti banche Usa, come Bear Stearns, Lehman Brothers e Citigroup sulle prevedibili perdite legate ai bond strutturati legati ai subprime e all’atteso calo delle attività di “buyout”.

State Street, gestore di fondi di Boston tra i più grandi negli Stati Uniti, avrebbe un’esposizione per 22 miliardi di dollari verso i conduit, veicoli finanziari extra-bilancio su cui sono inciampate diverse società finanziarie nelle scorse settimane. Secondo il Times di Londra, la compagnia avrebbe dato linee di credito ad almeno sei di questi veicoli finanziari, che impacchettano prestiti commerciali e personali finanziati con debito a breve raccolto nel mercato dei “commercial paper” (debito a breve termine emesso dalle aziende e non garantito). I finanziamenti sarebbero pari al 17% delle attività totali di State Street. I prezzi delle case Usa, tanto per aggiungere altro allarme, sono scesi del 3,2% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, indicando una decisa accelerazione della frenata nell’immobiliare.

Intanto, in Europa, un eventuale taglio dei tassi al momento è stato rinviato ma la partita è aperta. Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, dovrà recarsi al Parlamento europeo l’11 settembre, 5 giorni dopo la riunione del board monetario, per fare il punto sulle turbolenze che hanno colpito i mercati finanziari su scala globale. La convocazione,voluta dal presidente della Commissione per gli Affari economici e monetari, Pervenche Beres, è «una audizione straordinaria», in aggiunta alle «normali audizioni programmate ogni tre mesi».

Pubblicato il: 29.08.07

Modificato il: 29.08.07 alle ore 16.03


fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=68437


Spari allo show di Benigni nel giorno della legalità

Ferito un addetto alla security. E il comico piange

Roberto Benigni (Omega)
Roberto Benigni (Omega)

COSENZA Era a Cosenza per il suo show, ieri sera, Roberto Benigni. In giornata aveva incontrato il sindaco di Roma, Walter Veltroni, pure lui in Calabria per le iniziative contro la criminalità. Poi la sera, appunto, sul palco. Con un colpo di scena: sei spari contro un addetto alla security dell’artista esplosi da un 45enne cosentino bloccato mentre tentava di entrare senza biglietto. L’uomo, Claudio Azzinnaro, già noto alla polizia per piccoli reati, non si è dato per vinto: è tornato a casa, ha impugnato una calibro 32 con matricola abrasa, è tornato nella piazza dove si esibiva Benigni e ha scaricato il caricatore contro l’uomo della security, ferendolo con 4 colpi alle gambe. Azzinnaro è stato arrestato. Mario Fiore Diego, 22 anni, l’uomo ferito, non è in pericolo di vita.

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Benigni, sentiti i colpi dal palco
, prima ha fatto un paio di battute («Anche questa è un’esplosione di gioia». E, al sesto sparo: «Ma che è l’inferno anche qui?»). Poi, quando ha saputo del ferito, si è messo a piangere. E ha interrotto lo show, riprendendolo una decina di minuti dopo, superato lo shock. Un episodio che ha concluso una giornata strana, per la Calabria. Contro la mafia senza cortei, marce, slogan. Nessuna mobilitazione per la giornata della legalità, organizzata dal Forum nazionale dei giovani, dopo la strage di Duisburg, in Germania (sei le vittime della faida di San Luca). Solo dibattiti e iniziative cui hanno preso parte il sindaco di Roma e candidato alla segreteria nazionale del Pd Veltroni, invitato alla manifestazione dalla senatrice Rosa Villecco Calipari e dal regista calabrese Mimmo Calopresti, e il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro.

Veltroni ha iniziato il suo tour da Cosenza per poi spostarsi a Reggio Calabria, ed ha parlato della Calabria che «non deve essere considerata la regione della strage di Duisburg. Occorre impegnarsi per liberarla dai condizionamenti che la opprimono». Duecento chilometri più a sud, a San Luca, Antonio Di Pietro, ha portato la solidarietà sua e del governo alle gente del paese preaspromontano e ha promesso: «Tra 8 mesi ritornerò per la prima pietra della nuova caserma dei carabinieri». Appaltata nel 1984, la struttura non è mai stata iniziata per le intimidazioni alle ditte appaltatrici. Un’assicurazione, quella di Di Pietro, che rischia però di creare un caso politico. I quattro milioni e mezzo di euro che serviranno per costruire la caserma di San Luca erano però già stati destinati per la realizzazione della caserma di Locri.

A San Luca il paese resta in balia della paura di nuovi agguati e per questo le strade sono deserte. Neanche la visita di Di Pietro ha scosso le coscienze. Il sindaco diessino Giuseppe Mammoliti è l’unico a parlare ed accoglie il ministro come un benefattore. Ma nella sala del consiglio comunale i sanluchesi presenti sono solo dieci e ancor di più si nota l’assenza della politica locale. La giornata di Antonio Di Pietro era iniziata a Locri, dove ha illustrato il piano per contrastare le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. «Ho proposto l’istituzione della stazione appaltante unica, affinché trasparenza e legalità negli appalti siano la norma e non l’eccezione come è stato fino ad ora». Gli fa eco Walter Veltroni che parla di «un’idea semplice ed efficace».

Carlo Macrì
29 agosto 2007

fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/29/spari_benigni_calabria.shtml