Birmania, trasferita Aung Suu Kyi incontra un membro della giunta


La leader dell’opposizione ha trascorso 12 degli ultimi 18 anni agli arresti domiciliari
L’inviato del ministro degli Esteri D’Alema non ha potuto avvicinarla

RANGOON – Il leader dell’opposizione birmana, la signora Aung San Suu Kyi, è stata trasferita oggi in una villa del governo militare dove ha potuto incontrare un rappresentante della giunta: è la prima volta che si trova a colloquio con un alto esponente del regime. Degli ultimi 18 anni Suu Kyi ne ha trascorsi ben 12 anni agli arresti domiciliari nella sua abitazione, dopo il golpe che privò il suo partito (la National League for democracy) della vittoria elettorale del 1990. La signora ha incontrato l’inviato che i militari hanno delegato ai contatti con la Ndl, il ministro del lavoro Aung Kyi, nominato dopo le proteste del mese scorso, represse dai golpisti. Secondo alcune fonti citate dall’agenzia Reuters, il convoglio di auto che ha accompagnato Suu Kyi al colloquio è già rientrato nella villa.

In queste ore è a Rangoon Ugo Papi, il consigliere personale del ministro degli Esteri Massimo D’Alema, che nei giorni scorsi ha incontrato i leader della Ndl e proprio ieri ha provato a vedere la signora. I militari birmani non hanno permesso a Papi di avvicinarsi alla villa, lo hanno brevemente trattenuto, interrogato e poi rispedito indietro. La sorveglianza attorno ad Aung San Suu Kyi è stata rafforzata da quando per giorni nelle città di tutta la Birmania i monaci buddisti hanno guidato una protesta pacifica che è stata repressa nel sangue.

Aung San Suu Kyi è la figlia del leader dell’indipendenza birmana, il generale Aung San, assassinato nel 1947 dai militari che presero il potere dalle sue mani. L’attuale leader della giunta militare, il generale Than Shwe, ha posto delle condizioni capestro al dialogo con l’opposizione ma negli ultimi giorni la comunità internazionale ha iniziato a fare pressioni sulla giunta perché accetti di riavviare il dialogo per riportare il paese alla democrazia.

L’inviato dell’Onu Ibrahim Gambari dopo aver visitato la Birmania, in questi giorni è ancora nell’area. Gambari ieri ha incontrato i dirigenti cinesi a Pechino: la Cina è uno dei più importanti partner economici della Birmania e il principale sponsor politico della giunta. Dopo gli incontri con Gambari, il vice-ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi ha detto che la Cina intensificherà gli sforzi per trovare “una soluzione pacifica” alla crisi.

(25 ottobre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/birmania-2/birmania-aung/birmania-aung.html


La giunta militare al potere “tirerà dritto” come stabilito, giura di resistere a oltranza e nega che ci siano prigionieri politici

Birmania, il regime non si piega”Non c’è alcuna ragione di cambiare”

Nuove sanzioni Ue contro i generali. Il Giappone revoca gli aiuti

RANGOON – La giunta al potere in Birmania ha rilanciato la sfida alla comunità mondiale, giurando di resistere a oltranza e insistendo di voler “tirare dritto” e “rimanere in marcia” come stabilito. Il regime militare ha ribadito che non ha alcun motivo di “cambiare direzione”, nonostante le azioni della comunità internazionale per far cessare la repressione nel Paese asiatico. “Noi andremo avanti. Non ci sono ragioni per cambiare direzione” ha scritto il quotidiano New Light of Myanmar organo della giunta precisando: “Elimineremo tutti gli impedimenti e gli ostacoli che si frapporranno davanti a noi”.

“Non ci sono prigionieri politici”. Attraverso i mass media ufficiali la giunta al potere ha quindi negato che in Birmania vi siano prigionieri politici, malgrado le comprovate notizie delle migliaia di arresti effettuati nelle ultime settimane, in concomitanza con la feroce repressione delle proteste di piazza per la democrazia, e a dispetto delle ben nota detenzione domiciliare cui è costretta dal 2003 la leader dell’opposizione, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace 1991.

Inoltre, commentando la dichiarazione adottata l’11 ottobre al consiglio di Sicurezza dell’Onu, che deplorava la repressione di fine settembre, il giornale ha rilevato: “Questa dichiarazione non è una fonte di inquietudine per noi” poiché la situazione in Birmania “non costituisce in nulla una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale”; non “c’è quindi alcuna ragione” perché l’Onu avvii una qualsiasi azione contro di noi.

Nuove sanzioni Ue. Ieri l’Unione Europea aveva imposto nuove sanzioni contro i generali birmani, varando l’embargo sulle esportazioni di legname, pietre preziose e metalli dal Paese asiatico, e minacciando ulteriori misure punitive; il presidente americano George W. Bush a sua volta si era appellato per una “enorme pressione internazionale”, onde rafforzare l’ostracismo.

Giappone revoca aiuti. Intanto oggi il Giappone ha revocato una serie di aiuti allo sviluppo in Birmania come protesta per le sanguinose repressioni della protesta popolare nelle quali, tre settimane fa, è rimasto ucciso anche un videocronista nipponico. Si tratta di 552 milioni di yen (circa 3,3 milioni di euro) destinati in prevalenza alla costruzione di un centro di formazione professionale. Proseguirà invece l’assistenza in altri settori puramente umanitari come i programmi di vaccinazione dei bambini tramite l’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia.

Nell’annunciare la revoca, il ministro degli Esteri Masahiko Komura ha nuovamente espresso la “forte preoccupazione” di Tokyo circa la democratizzazione e la situazione dei diritti umani in Birmania. Il Giappone, ha detto Komura, continuerà a intensificare gli sforzi per convincere il governo birmano ad ascoltare il messaggio della comunità internazionale e ad avanzare verso una vera democratizzazione.

(16 ottobre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/birmania-2/regime-giunta/regime-giunta.html

Una risposta a “Birmania, trasferita Aung Suu Kyi incontra un membro della giunta”

  1. Franca dice :

    “Ieri l’Unione Europea aveva imposto nuove sanzioni contro i generali birmani, varando l’embargo sulle esportazioni di legname, pietre preziose e metalli dal Paese asiatico”. Peccato che l’embargo non riguardi l’esportazione di materie energetiche. La Total ringrazia…

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