Archivio | novembre 1, 2007

I Comunisti Italiani per la Sinistra ed il Lavoro.

Mi scuso per il ritardo con cui posto questa notizia, dovuto a problemi tecnici (difficoltà con la fotografa…cioè la Testarossa Yaris, che ha promesso di provvedere quanto prima), nonché ad una mia certa incapacità nel… sintetizzare.

Sabato 27 ottobre si è tenuta, presso la Camera del Lavoro di Milano, l’iniziativa dal titolo in oggetto.
Ci siamo andati anche per voi.
Tutto inizia sotto i peggiori auspici: la scalinata d’ingresso è completamente bloccata dai lavori in corso per la posa – o qualcosa di simile – dei tubi del gas. Della serie: stiamo lavorando per voi… ma avvisare preventivamente no, eh?
La vostra inviata speciale ha ovviamente subito pensato ad un boicottaggio orchestrato ad arte dal sindaco milanese e/o dalla sua giunta. Non sono andata a fondo. Certo è che proprio all’ultimo minuto hanno reso transitabile un piccolo tratto d’accesso: grazie…

Ha introdotto brevemente l’argomento Francesco Francescaglia, che ha voluto sottolineare come la scelta del luogo non sia stata casuale, poiché il tema del lavoro deve caratterizzare la sinistra.

E’ poi intervenuto Gianni Pagliarini, Presidente della Commissione Lavoro della Camera, che ha evidenziato come la fase politica attuale sia complessa e non si presti a semplificazioni di comodo; è necessario recuperare la capacità di ascolto nei confronti dei cittadini in generale – deboli ed emarginati soprattutto, ma non solo – perché solo così saremo in grado di interpretarne correttamente i bisogni. Lo scollamento tanto sbandierato tra politica e “mondo reale”avviene contemporaneamente ad una partecipazione assolutamente non marginale agli “eventi” che la politica propone – non solo il referendum sindacale o la manifestazione del 20 ottobre, ma anche, sul versante opposto, quella indetta da Fini.
La straordinaria adesione alla manifestazione del 20 ottobre dimostra che chi era pronto a festeggiare la crisi della sinistra ha perso, ma ora è necessario saper portare avanti le istanze che quella giornata hanno messo in luce, dall’unità delle sinistre al sostegno al governo, aiutandolo nel contempo a modificare le sue politiche socio-economiche.

Nel frattempo, il neonato PD rompe con la storia della sinistra e del suo rapporto con il mondo del lavoro sostanzialmente per due motivi:
1) sostiene la sua equidistanza tra lavoro ed impresa – che tradotto significa scegliere il mercato;
2) ritiene che i diritti individuali siano alternativi ai diritti collettivi – il che significa non avere il coraggio di modificare la legge 30

E’ impensabile nella situazione attuale poter modificare sostanzialmente il protocollo su pensioni e welfare, ma è comunque necessario far chiarezza sulle implicazioni che sottende:
innanzitutto il fatto che non ricostruisce il patto tra generazioni perché contrappone padri e figli;
la norma sul diritto ad “uscire” dal mondo del lavoro 3 anni prima in caso di lavoro usurante non è garantita, in quanto mancano i fondi per finanziarla adeguatamente;
se non è possibile abrogare la legge 30 hic et nunc, bisogna comunque battersi perché il lavoro precario non può e non deve costare meno di quello ordinario;
scalini, scaloni e scalette inseriscono un elemento di rigidità che innalza l’età pensionabile.

Prodi ha chiesto coerenza e rispetto dei patti: ma la cosa riguarda anche lui. Non solo: ma che si guardi le spalle dai suoi “amici” di centro…

Enzo Morello, Segretario Generale della Funzione Pubblica CGIL Lombardia, ha ricordato come questo governo, con le sue politiche che non stanziano fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, sta disattendendo i suoi impegni – proprio mentre alcuni padroni utilizzano la parola d’ordine della questione salariale con perfetta demagogia. Questo governo “sceglie di trasformare in beni di mercato quello che la Costituzione definisce come garanzia dello sviluppo della persona e dei suoi diritti”. Ha poi tratteggiato una situazione economica della Lombardia ben diversa da quanto sbandierato da Formigoni: il PIL regionale è cresciuto meno di quello nazionale, mentre la differenza tra pensioni erogate – sempre in Lombardia – e fondi in entrata ammonta a 2 miliardi.
1/5 delle emissioni di gas serra sono prodotte dalla Lombardia, che peraltro si impegna a potenziare la rete autostradale; nel Piano Regionale di Sviluppo le parole più ricorrenti sono “voucher, privato ed impresa” – 30.000 imprese fanno parte della Compagnia delle Opere – purtroppo è tuttora assente un progetto alternativo della sinistra ed in Lombardia, dopo che a livello nazionale gli italiani si sono espressi per la non modifica della costituzione, è stata approvata trasversalmente (non con il voto di PdCI e PRC) una modifica che consente di “farsi gli affari propri” nel campo dell’educazione e non solo.

E qui arriva la parte più difficile: prende la parola il segretario dei Comunisti Italiani, che parla “a briglia sciolta”… e riesce a distogliere “la vostra” dal prendere appunti. Chiedo venia se qualche collegamento “è saltato” – d’altra parte lui, come chiunque del resto, sa che può venire qui a puntualizzare e correggere!

Oliviero Diliberto infine ha iniziato il suo intervento plaudendo all’unico segretario provinciale che sceglie di non comparire sul manifesto che indice un’assemblea.
Parla poi delle difficoltà oggettive, che vanno affrontate con le forze disponibili in campo.
Milano oggi (sabato 27/10) è sotto i riflettori perché il PD ha scelto di decollare da qui – luogo in cui il centro sinistra incontra le maggiori difficoltà: ma non è inseguendo la destra sul suo terreno che si può vincere – anche perché, tra un surrogato e l’originale, una qualsiasi persona di buon senso sceglierebbe l’originale…
I Comunisti Italiani non hanno intenzione di defilarsi dal governo e riconsegnarlo alla destra: vogliono tenere in piedi questo governo ma facendo in modo che faccia delle cose. Che sono conquiste da valorizzare, perché sono il frutto del lavoro della sinistra nel governo di centrosinistra.
Chi mette in discussione il governo Prodi oggi non è la sinistra “radicale”: sono i poteri forti, che hanno “terminali” addirittura DENTRO il governo: l’amministrazione Bush, che ha la necessità di poter contare sull’Italia per la sua posizione strategica nel Mediterraneo (sarà un caso che nel 1998, qualche mese dopo la caduta del primo governo Prodi, è scoppiata la guerra nel Kosovo?)
Il secondo potere forte è Confindustria, che nonostante abbia avuto da Prodi più soldi che da Berlusconi, non è soddisfatta fintantoché nel governo ci siamo noi: Montezemolo ha detto chiaramente che questo governo deve andare a casa.
Il terzo potere è rappresentato dalla sempre più massiccia ingerenza delle gerarchie vaticane: quando abbiamo provato ad approvare i DICO è stata organizzata una manifestazione nazionale promossa dalla chiesa, da tutta la destra e anche da qualcuno del centrosinistra.
“Mai avrei pensato di dover rimpiangere la laicità della DC” (applauso) “ed il fatto che una platea comunista applauda la dice lunga…”
La possibile caduta del governo, oggi, è attribuibile a Dini, Mastella e Di Pietro ed ai loro partiti ma, a parte questo, l’insidia che il governo stesso dovrebbe smontare da sé è quella di perdere le prossime elezioni: per questo motivo è necessario che la sinistra pungoli il governo a fare qualcosa di sinistra: sarà mai possibile che Draghi, governatore della Banca d’Italia, ci debba dire che i nostri salari siano i più bassi tra quelli europei e che molti italiani non riescano ad arrivare alla fine del mese? Forse il motivo è da ricercare nel fatto che si ventilano ipotesi di governo tecnico e Draghi manda il suo segnale…
Ma sarà poi normale che i padroni elargiscano aumenti di stipendio ai lavoratori come fosse un’elemosina? Non sarà che dietro a queste decisioni c’è la volontà di eliminare i contratti nazionali, rendendo la contrattazione un fatto aziendale, quando non addirittura personale, e di fatto indebolendo la forza dei lavoratori?
E’ pronto un pacchetto di emendamenti al protocollo sul welfare (ma anche sulla materialità delle condizioni di vita), ad esempio uno prevede la totale gratuità dei libri di testo per la scuola dell’obbligo: con circa 300 milioni di euro tutti gli studenti italiani sarebbero coperti nel loro DIRITTO ALLO STUDIO OBBLIGATORIO (che infatti è un dovere) e si tratta solo di politica socialdemocratica – in senso buono – non di comunismo… (infatti. Al momento ho applaudito, ma poi mi son sorti dei forti dubbi su questa scelta: a chi ha un reddito alto, che differenza fa questo beneficio? Io per prima, quando avevo uno stipendio adeguato, non mi sarei mai sognata di richiedere un contributo allo stato per istruire mia figlia… Certo non è bello farsi compilare l’ISEE ed avere la sensazione di chiedere la carità… E lasciamo perdere il discorso “scuole private” perché altrimenti non riporto più il resto…Ma ovviamente se ne può parlare – dopo)
Una delle maggiori richieste che arrivano dalle persone che consultano la lista degli ospiti ai programmi più discussi (tipo Ballarò) è “parla di noi”, come dire che esisti solo se vai in TV – e pare sia vero: Diliberto a Ballarò appunto ha parlato degli interinali del Comune di Roma, che chiedevano NON LA STABILIZZAZIONE, ma il semplice passaggio a lavoratori a tempo determinato (da precari di serie C a precari di serie A…) ed il giorno dopo il Comune s’è mosso… quantomeno ha iniziato.

Fare politica non è giocare a Risiko, ma ascoltare e dare risposte e nel frattempo battersi: altrimenti si perde in partenza.
Il PdCI è l’unico partito del centrosinistra che cresce a tutte le elezioni, forse per la coerenza dei suoi comportamenti: PdCI + Verdi + PRC + Sinistra Democratica sono 95 deputati – la sinistra unita potrebbe pesare sull’azione di questo governo.
L’ipotesi di federazione della sinistra, che il PdCI porta avanti dal 2001, è apparentemente meno affascinante del partito unico della sinistra, ma è più realista: il secondo richiede necessariamente a qualche anima di rinunciare a qualcosa (ai comunisti di essere tali o a chi non lo è più di tornare ad esserlo), mentre la prima permette a ciascuno di restare quello che è, ma in un modello confederale – come già è stato l’Ulivo.
C’è un ultimo punto, il più difficile da realizzare ma anche il più importante: nel processo di unione delle sinistre c’è il pericolo che si ripropongano i vecchi gruppi dirigenti – bisogna quindi introdurre elementi di novità nel modo di fare politica, con comportamenti concreti che dimostrino che non siamo tutti uguali, anche se persino rappresentanti della sinistra hanno dato motivo di pensare all’omologazione dei politici.
Diliberto propone di applicare a tutta la sinistra la regola del doppio mandato (già in vigore nel PCI degli anni migliori e tuttora applicato nel PdCI): non si ricandidano i parlamentari con già due candidature al loro attivo: è un bel modo di lottare contro il carrierismo ed all’opportunismo, anche se, insieme a quelli che chiedono di non essere ricandidati, ci sono quelli che, anziché ringraziare per i privilegi acquisiti, decidono di cambiare partito… “Ma se se ne vanno è un bene, perché noi non ce ne facciamo nulla…” (applausi scroscianti)
Diliberto parla poi della “perfetta parità dei sessi” che qualche perplessità continua a creare, e conclude dicendo che l’8 e 9 dicembre a Roma si svolgerà l’assemblea generale per il progetto di sinistra unita: occasione storica per riportare in tutta la sinistra quello che è stato un tema caro ad Enrico Berlinguer (comunista e sardo come lui): la DIVERSITA’, innanzitutto ETICA, dei COMUNISTI.

"XO", il laptop ecologico

Uno lo compri, l’altro lo regali

di Laura Kiss

E’ partita la commercializzazione del XO, il laptop “verde” a prova di schizzi, pioggia, cadute e che consuma pochissima energia. E’ stato realizzato dalla Olpc (One Laptop Per Child), l’associazione no-profit di Nicholas Negroponte che ha come mission quella di permettere a chiunque di comprare un minicomputer, a patto di donarne allo stesso tempo uno ad un bambino di una nazione in via di sviluppo.

A partire dal 12 novembre, chiunque potrà comprare il laptop verde a 399 dollari, prezzo doppio rispetto a quello ufficiale, in modo tale da usare il ricavato per fare la donazione. L’obiettivo dell’Olpc è consentire l’apprendimento, motivarlo e stimolare la libertà di espressione di due miliardi di bambini che vivono nel sud del mondo e non hanno accesso a nessuna forma di educazione. “Immaginate che potenziale può avere per questi bambini la possibilità di apprendere, a prescindere da chi sono, dove vivono, o quanto poco posseggono”, spiega in video dal sito http://www.olpc.com/ lo stesso Negroponte.

Il progetto nacque nel 1967, con il lancio di Logo, il primo programma di linguaggio elettronico pensato per i bambini. Gli autori erano ricercatori del Media Lab del Mit diretto da Negroponte. Logo è un linguaggio che si adatta all’insegnamento della geometria fondandosi sulla metodologia del costruire. I bambini apprendono secondo il metodo della Turtle geometry, ovvero imparano a programmare una tartaruga dipingendola su un pavimento o su di uno schermo di pc.

L’impegno verso i bambini continua e nel 1982 Negraponte distribuisce computer Apple II ai bambini di un sobborgo di Dakar. Vent’anni dopo porta la connessione Internet e minicomputer in un villaggio della Cambogia.

E così arriviamo al computer di oggi, che consuma pochissimo, minimizza l’utilizzo di materiali tossici, ha una lunga aspettativa di funzionamento, utilizza fonti di energia rinnovabili ed è esso stesso riciclabile. Secondo Negroponte è il laptop più verde mai prodotto fino ad ora, infatti consuma un decimo di energia rispetto agli usuali notebook ed ha ottenute le più alte certificazioni ambientali europee e statunitensi. Il progetto ha numerose partnership, tra le quali Nortel, Intel, Quanta Computers, eBay e Amd che ha prodotto un processore a basso consumo ed in grado di prolungare la durata della batteria per diverse ore.

Wikipedia è la prima fonte di contenuti che contribuisce all’Olpc. Anche i Governi di tutto il mondo si stanno interessando al progetto e con alcuni si sono già stretti accordi: il primo è stato quello libico che già nel 2006 ha siglato un accordo per l’acquisto di 1,2 milioni di laptop, uno per ogni bambino in età scolare.

fonte: Affari & Finanza del 29 ottobre 2007

Cattive notizie in banca, le Borse crollano


La crisi dei mutui non è finita: Citigroup e Credit Suisse mettono ko i listini

Pesanti ribassi in Europa. Wall Street in profondo rosso. Unicredit perde attorno al 5%

MILANO – Le Borse correggono pesantemente la rotta, dopo alcune settimane di moderato ottimismo. La mazzata è arrivata ancora una volta dalle banche: i conti negativi di Credit Suisse, con un calo dei profitti del 31% dovuto a 1,9 miliardi di dollari di svalutazioni, principalmente per effetto della crisi dei mutui subprime, e le nuove preoccupazioni sull’americana Citigroup, hanno trascinato in rosso i listini su entrambe le sponde dell’Atlantico.

ROSSO IN BORSA – In Europa, i mercati finanziari perdono attorno a un punto e mezzo percentuale. Peggio ancora va a Milano, dove l’S&P/Mib cede attorno al 2%, peggiorando ulteriormente dopo l’apertura negativa di New York. Tra i titoli peggiori c’è Unicredit, che alcuni giorni fa aveva ammesso un miliardo di perdite potenziali per i clienti per operazioni sui derivati legate ai mutui subprime: i titoli dell’istituto guidato da Alessandro Profumo perdono addirittura il 6%.

LA TEMPESTA – Le azioni di Citigroup, nel frattempo, crollano dell’8% circa. Unicredit è partita male insieme all’intero comparto bancario europeo, che ha risentito dei brutti dati trimestrali dell banca svizzera Credit Suisse. I titoli del colosso Usa sono stato travolti dalla revisione al ribasso del giudizio da parte di alcune banche d’affari che temono che l’istituto americano possa essere costretto a vendere degli asset o possa ridimensionare i dividendi per recuperare liquidità. Credit Suisse ha anche detto che «è troppo presto» per dire quando termineranno le difficoltà nel credito dopo la bufera estiva innescata dalla crisi dei mutui americani. Credit Suisse cede circa il 3%, Barclays il 3,6%, Ubs il 4,5% e Hsbc l’1,8%.

PIGNORAMENTI RADDOPPIATI – Nel frattempo, sul settore dei mutui, continuano ad addensarsi nubi minacciose: negli Stati Uniti si è registrata un’impennata dei pignoramenti immobiliari, che nel terzo trimestre sono addirittura raddoppiati rispetto al 2006, superando quota 600.000 (635.159). Dai dati emerge che almeno una famiglia su 196 non riesce più a sostenere la rata del mutuo e perde la casa. In 45 dei 50 Stati americani si è avuto un aumento dei pignoramenti e si arriva a un boom nel Nevada con un caso ogni 61 proprietari di una abitazione. Con il forte aumento dei pignoramenti, sale a dismisura il numero di case messe sul mercato, aggranvando il calo dei prezzi.

LA FED INTERVIENE – Al culmine della giornata nera delle Borse è arrivato l’annuncio dell’intervento della Federal Reserve: la banca centrale americana ha soccorso i mercati con un’iniezione di liquidità da 41 miliardi di dollari, una tra le più ingenti dallo scorso agosto, quando la crisi dei mutui mise ko le Borse di mezzo mondo. L’operazione è stata effettuata per evitare un «credit crunch», ovvero una strozzatura della liquidità a disposizione del sistema bancario e delle imprese. Solo 24 ore prima, la Fed aveva tagliato i tassi di riferimento per i Fed Funds di un quarto di punto, fissandoli al 4,50%. La Fed continua a considerare «fragili» le condizioni del mercato finanziario. Lo stesso numero uno, Ben Bernanke, ha precisato che ci vorrà «diverso tempo» perché il sistema torni a funzionare normalmente.

VOLA IL PETROLIO – Dei venti di crisi risente anche il petrolio, che giovedì ha infranto tutti i record precedenti, toccando i 96 dollari al barile e puntando ormai diritto verso la soglia dei 100 dollari. Negli ultimi tre anni, il rialzo rappresenta quasi un raddoppio delle quotazioni dell’oro nero: oltre 46 dollari guadagnati dalla fine dell’estate 2004 quando un barile si aggirava sui 49 dollari (+90% rispetto ai prezzi di tre anni fa). Solo negli ultimi 10 mesi il greggio sui mercati internazionali ha registrato un balzo di 40 dollari al barile, passando dai 56 dollari di gennaio scorso agli attuali 96. Un aumento di quasi il 75% che ha portato l’oro nero a superare i livelli dei grandi shock petroliferi degli anni ’80, (al netto dell’inflazione il greggio si attestò sui 76 dollari nel 1980).

01 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/economia/07_novembre_01/Borse_profondo_rosso.shtml

I Consumatori: Big Pharma corrompe i medici

Medicine, dottori e cene. Non è il titolo di un film, ma quello del Rapporto (pdf in inglese) pubblicato da Consumers International, la federazione internazionale che raccoglie 220 associazioni di consumatori di tutto il mondo. E che racconta come i malati dei paesi in via di sviluppo siano una miniera d´oro per le aziende farmaceutiche. Per accaparrarsi nuova clientela, i colossi del farmaco corromperebbero i medici dei paesi in via di sviluppo, dove purtroppo molto malattie debellate in Occidente sono ancora vive e vegete e dove per guarire chi è malato è disposto a mandar giù di tutto.

Ma per convincere i medici, non basta una cena . Condizionatori d’aria, computer, automobili, tessere di club esclusivi, notti in hotel a cinque stelle durante i congressi medici: sono solo alcuni dei regali contemplati dalle strategie di marketing delle multinazionali farmaceutiche. Ma certo, non si tratta solo di corruzione. La collusione tra medici e case farmaceutiche, spiega il rapporto può portare a «prescrizioni ingiustificate o errate che mettono a serio rischio la salute dei pazienti, a volte anche con effetti fatali».

Big Pharma, le grandi industrie che controllano il mercato dei farmaci, quindi «a suon di regali sta cambiando le abitudini prescrittive dei medici nei Paesi in via di sviluppo». E la metà dei medici non lo nega: secondo il rapporto, il 50% dei dottori ammette di sentire questa pressione. Ma mancano pure leggi che regolamentino il mercato: «La mancanza di regole – spiega Richard Lloyd, direttore generale di Consumers International – rende questi mercati un facile bersaglio per le tecniche di marketing delle multinazionali, ma le risorse sanitarie di questi Paesi e i soldi degli stessi cittadini non possono essere dilapidati nell’uso errato dei farmaci».

«L’unica maniera per assicurare che i pazienti ricevano dai medici un trattamento razionale e imparziale – dicono dalla federazione dei consumatori – è che i governi mettano al bando completamente la pratica dei regali». Nel frattempo, per chi volesse dare un contributo alla campagna, Consumers International invita a mandare una mail a marketingoverdose@consint.org. Perché nessuno, quando un medico gli prescrive un farmaco, debba pensare che il dottore non sta pensando alla sua salute ma al prossimo pacco regalo in arrivo.

Pubblicato il: 31.10.07
Modificato il: 31.10.07 alle ore 19.37

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70242

sito in inglese: http://www.consumersinternational.org/


BIG PHARMA

di: Alessio Mannucci

Le multinazionali farmaceutiche dominano il business più redditizio al mondo: quello della malattia. Grazie a un’ondata di fusioni senza precedenti, dieci gruppi farmaceutici si dividono oggi il 50% del mercato mondiale dei medicinali (a maggior beneficio dei loro azionisti). Ogni volta che prendete una medicina chiedetevi se fa più bene a voi o a loro.

Mentre negli Stati Uniti è annunciata l’uscita di “Sicko”, il nuovo film-documentario di Michael Moore contro l’industria farmaceutica americana, “Big Pharma” (Come l’industria farmaceutica controlla la nostra salute, Einaudi, 2006) di Jacky Law spiega in che modo l’insieme delle multinazionali farmaceutiche più che preoccuparsi della salute e del benessere delle persone pensa a fare soldi a palate.

Farmaci di marca e farmaci generici. Farmaci che costano una fortuna. Farmaci che cambiano nome e curano patologie diverse, ma sono esattamente gli stessi. Il Prozac, per esempio, che – colorato di rosso e lavanda – è diventato Sarafem, un rimedio contro la sindrome premestruale a un prezzo tre volte superiore. Ricerche e sperimentazioni truccate, sindromi inventate a tavolino come il “disordine d’ansia sociale”, lo scandalo dei farmaci anti-AIDS negati ai Paesi del sud per non perderne il monopolio, medici comprati con sovvenzioni da favola, modifiche “cosmetiche” a farmaci già esistenti, i cui effetti diventano dubbi, se non addirittura pericolosi.

L’autrice svela un sistema in cui la ricerca scientifica, ormai del tutto corrotta, è entrata a far parte di una gigantesca impresa economica, di stampo mafioso, che induce il bisogno di farmaci spesso inutili se non dannosi; dove il costo delle medicine cresce senza sosta; dove gli studi scientifici sono manipolati, i ricercatori e le autorità di controllo corrotti o intimiditi. Con la connivenza di moltissimi medici, profumatamente ricompensati dal mostro Big Pharma, e anche dei mass-media.

Quando Glaxo SmithKline (GSK) è stata sottoposta, in Italia, a una gigantesca inchiesta di polizia che ha coinvolto ben 2.900 medici, a eccezione del British Medical Journal (BMJ) e del Guardian di Londra (13 febbraio 2003), su questo grande scandalo si è scritto poco o niente. Eppure, ben 37 impiegati di GSK Italia e 35 medici sono stati accusati di corruzione; 80 informatori scientifici denunciati per versamenti illegali a favore di medici disposti a prescrivere prodotti della casa piuttosto che gli equivalenti generici. Nel corso dell’inchiesta, la polizia ha scoperto un complesso sistema informatico, denominato Giove (Jupiter), che permetteva ai rappresentanti commerciali della ditta di controllare, attraverso le ricette presentate in farmacia, le prescrizioni dei medici che erano stati pagati. Inoltre, secondo BMJ, 13.000 ore di registrazioni telefoniche dimostrerebbero molto chiaramente quanto stretta fosse la relazione tra il numero delle prescrizioni e la consistenza dei regali ottenuti dai medici: visite «mediche» al Gran premio di Montecarlo o ai Caraibi, versamenti in contanti fino a 1.500 euro, ecc.

Scandali simili sono emersi negli Stati uniti e in Germania. Nell’aprile 1993, la dottoressa Nancy Olivieri, dell’Ospedale pediatrico di Toronto, firma con la società Apotex Research Inc. un protocollo di ricerca su una nuova molecola, il deferiprone, che potrebbe aiutare i pazienti colpiti da talassemia (malattia del sangue ereditaria) a evitare i problemi cardiaci legati al sovraccarico di ferro. A quel tempo, la dottoressa Olivieri era ben lontana dal sospettare che il suo «caso», otto anni dopo, sarebbe stato oggetto di un rapporto d’inchiesta di oltre 500 pagine. Due anni dopo l’inizio della sperimentazione terapeutica e la pubblicazione dei primi, incoraggianti risultati, le nasce il sospetto che il medicinale aggravi la fibrosi epatica di alcuni suoi malati. Decide allora di far firmare ai pazienti una nuova lettera di consenso, affinché siano informati dei rischi potenziali legati a effetti secondari, e sottopone la lettera ai suoi superiori. Immediatamente, la casa farmaceutica annulla il contratto (senza interrompere le ricerche in corso in altri ospedali) e minaccia di trascinarla in tribunale se dovesse infrangere la clausola di riservatezza che ha imprudentemente firmato. Ignorando le pressioni, in nome del proprio dovere verso i pazienti, il medico presenta i risultati del suo lavoro nel corso di un convegno. In sei anni di noie giudiziarie e professionali, sarà sostenuta soltanto dall’Association Canadienne des Professeur(e)s d’Université (ACPPU).

Grazie alla sua tenacia, la dottoressa Olivieri alla fine ha vinto la causa. Reintegrata in servizio, e con una compensazione per gli anni di ricerca perduti, ha anche ottenuto l’annullamento da parte della Commissione Europea dell’autorizzazione alla vendita del Ferriprox, che contiene il deferiprone, in nome del fatto che nessuno studio scientifico ha finora eliminato i timori da lei segnalati. La vicenda della Olivieri viene raccontata nel documentario “Dying for Drugs” di Brian Woods, sugli esperimenti sanitari illegali a danni di bambini poveri, e nel libro “The Drug Trial” di Miriam Schucman. Il Deferiprone oggi è autorizzato in più di 24 paesi – inclusa la Gran Bretagna – e l’Apotex insiste sul fatto che sia un farmaco sicuro ed efficace. L’azienda ha anche accusato la Dott.ssa Olivieri di aver commesso errori durante l’esperimento, che avrebbero reso nulli i suoi risultati.

Tra lo stupore generale, è stato Randall Tobias, l’ex presidente di Ely Lilly – fortunato produttore del Viagra – l’uomo scelto da George Bush per gestire il fondo americano per la lotta contro l’Aids (15 miliardi di dollari in cinque anni). «I suoi rapporti con l’industria farmaceutica hanno suscitato forti perplessità: Tobias s’impegnerà a garantire l’accesso a medicinali generici a basso costo – si chiede, nel suo editoriale del 12 luglio 2003, The Lancet, uno dei più importanti giornali di ricerca medica – o comprerà versioni sotto brevetto, proteggendo così gli interessi delle industrie americane ?». Secondo un articolo del New York Times, George W. Bush fermerà tutte le cause legali contro le cause farmaceutiche sostenendo che i consumatori non possono incriminare un “prodotto” che è stato approvato dall’FDA. Bush sostiene che tutte queste cause possono rovinare l’economia.

Il formidabile braccio di ferro commerciale sui brevetti farmaceutici, che oppone da molti anni alcuni paesi del Sud alla triade Stati uniti-Unione Europea-Giappone (l’88% del consumo totale di medicinali nel mondo), è finito, alla vigilia della riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio a Cancun, con la vittoria delle «Big Pharma», guidate dalla ditta americana Pfizer: la marea di limitazioni imposta al commercio dei generici garantisce loro uno stretto controllo su questo mercato. Bombardati da slogan che assimilano «ricerca» e «vita», raramente ci si interroga sul legame reale tra i bisogni sociali relativi alla salute e le priorità di sviluppo di questo o quel nuovo medicinale. Quante e quali ricerche, indispensabili alla vita, ma che non dispongono a valle di un «mercato» sufficiente, sono sacrificate all’orgia di spese di promozione per i «blockbuster», cioè i medicinali il cui giro d’affari supera il miliardo di euro ?

I principali responsabili di questa deriva sono i poteri pubblici che formano i medici per poi abbandonarli a un lavoro spesso solitario, senza mezzi indipendenti per aggiornare le loro conoscenze. Va detto però che si scontrano con una lobby molto organizzata, che non esita a utilizzare l’intimidazione e il ricatto (nell’uso o nell’immissione sul mercato delle novità terapeutiche). Il paziente, da parte sua, non dispone di alcun mezzo per farsi un’opinione informata (al di fuori della pubblicità). L’eventuale legalizzazione, da parte dell’Unione Europea, della pubblicità diretta nei confronti del pubblico, rischia di fare aumentare ancora di più la confusione.

ll “Texas Medication Algorithm Project” (TMAP), recentemente annunciato dall’Aministrazione Bush, è stato dettato dall’operato di un gruppo di esperti che hanno preso soldi dall’industria farmaceutica. Il fatto è stato denunciato da Allen Jones tramite un documento che e’ stato pubblicato dalla “Law Project for Psichiatric Rights”, un’organizzazione no-profit. Allen Jones è stato ovviamente licenziato. Stessa sorte per il Dr. Stefan Kruzewski, psichiatra, licenziato per aver denunciato “dubbie pratiche” per la prescrizione degli psicofarmaci e l’incorrettezza di alcune diciture riportate sulle etichette. In Inghilterra, il governo starebbe studiando un programma di vaccinazione dei bimbi contro la dipendenza da droghe e fumo, con annessa schedatura. Un vero e proprio piani di marketing per espandere i guadagni dell’industria farmaceutica. Ma come mai si spendono milioni per le “campagne anti-fumo” quando è risaputo che l’incredibile aumento di tumori di questi ultimi decenni non ha nulla a che vedere con il tabacco quanto piuttosto con l’aria malsana che respiriamo ?

Un altro clamoroso caso di corruzione farmaceutica sono le “Nuove Guide per la lotta al colesterolo”. I nuovi standard sono stati stabiliti da una commissione di nove esperti. Otto di questi nove esperti hanno preso soldi da diverse case farmaceutiche che producono farmaci anti-colesterolo. Il fatto è stato confermato da una fonte governativa americana. Le recenti ammissioni delle connessioni tra il Thimerosal e l’autismo, gli antidepressivi e il suicidio, le continue accuse verso le case farmaceutiche di nascondere gli studi che dimostrano l’inefficacia dei loro prodotti e i relativi effetti collaterali stanno mettendo in difficoltà alcune multinazionali.

Nell’aprile del 2004, uno studio della Silver Spring University ha dimostrato la connessione tra il Thimerosal e i danni neurologici. Nel maggio dello stesso anno, la rivista del Comitato di Sicurezza della Vaccinazione, facente parte dell’IOM (Institute of Medicine) documenta in un altro studio scientifico il nesso di causalità tra i vaccini che contengono mercurio e l’insorgenza dell’autismo.

Ma la politica è sempre pronta ad intervenire. Durante l’approvazione delle leggi sulla sicurezza interna (Patrioct Act), l’amministrazione Bushh ha inserito una clausola che scagiona le cause farmaceutiche da possibili cause contro gli effetti collaterali del Thimerosal contenuto nelle vaccinazioni. In America del nord, il Thimerosal è stato rimosso dai vaccini destinati ai bambini già da diversi anni, ma l’OMS non ne sconsiglia l’uso ed in Italia viene ancora usato.

APPENDICE (Gli 11 COLOSSI di BIG PHARMA)

PFIZER – La multinazionale USA ricava l’86% del suo giro d’affari dai farmaci (suo è il Viagra), ma è presente anche nella salute animale (6,3 miliardi di dollari sulle vendite totali di 52,51 miliardi nel 2004). Un quinto dell’attività viene dall’anticolesterolo Lipitor, il cui brevetto è contestato dai produttori di generici. Il suo antinfiammatorio Celebrex ha le stesse caratteristiche del Vioxx (Merck), ma non è stato ritirato dal mercato.

NOVARTIS – I farmaci sono al primo posto (oltre il 60% del giro d’affari nel 2004) del gruppo svizzero, che punta anche sui generici (con la filiale Sandoz), sui farmaci veterinari, sul settore della nutrizione e sui medicinali da banco (il 7% dell’attività). L’antinfiammatorio Prestige, stessa classe terapeutica del Vioxx (Merck), è sotto accusa per aver causato problemi cardiaci. L’indice di borsa di Novartis è in ascesa.

ASTRAZENECA – Il laboratorio anglo-svizzero ha il 97%o dei ricavi dal settore medico, e una posizione di primo piano nei settori cardiovascolare, respiratorio e gastroenterologico, in oncologia e anestesia. Il Mopral (antiulcera), brevetto scaduto nel 2004, è stato uno dei farmaci più venduti al mondo. Ma il gruppo è in crisi: il Crestor (anticolesterolo) avrebbe causato morti. Il nuovo anticancro Iressa non darebbe i benefici sperati. Il titolo in borsa è sceso.

JOHNSON & JOHNSON – Creato nel 1885, il gruppo USA ha tre poli: farmacia e biotecnologie, con molecole per cancro e anemia, epilessia, malattie psichiche; parafarmacia; e una divisione per lenti a contatto, strumenti chirurgici e cardiovascolari. L’acquisto della Guidant, leader di apparecchi cardiaci e vascolari, diluisce il peso della farmacia ancorando il gruppo in un settore esteso come quello della salute.

ROCHE – Per il colosso svizzero, il 27% dei ricavi viene da un’attività non medica (diagnostica). È uno dei laboratori che investe di più nelle biotecnologie: nel 1990 ha preso il controllo di Genentech, di Pcr Technology nel ’91, di Böhringer Mannheim nel ’98, di Chugai nel 2002. Il 40% delle vendite viene da 13 molecole ottenute con biotecnologie. Il Roaccutane è stato accusato di provocare turbe del comportamento.

SANOFI-AVENTIS – L’obiettivo è la fusione fra i gruppi francesi Sanofi-Synthélabo e Aventis. La società, che realizza il 95% del suo giro d’affari con i farmaci senza prescrizione, tenta di diversificarsi con i generici, con il marchio Winthrop. Sanofi-Aventis ha un portafoglio di 2.650 farmaci, il doppio di Pfizer: nel gruppo americano l’80% delle vendite viene da una ventina di prodotti, Sanofi arriva a questa percentuale con 64 farmaci.

GLAXO-SMITHKLINE – Per il gruppo inglese l’85% del ricavo viene dai farmaci e vaccini. Benché abbia molte molecole in via di sviluppo (quasi 90), i farmaci che potrebbero rilanciarne l’attività e sventare la minaccia dei generici tardano ad arrivare. Si prevede una crescita lenta fino al 2007, seguita da un boom. Il gruppo ha fatto investimenti notevoli nel settore ricerca e sviluppo, per automatizzarlo il più possibile riducendo i ritardi nella creazione di nuovi medicinali.

MERCK – Dopo il ritiro del Vioxx, che avrebbe causato circa 100 mila eventi cardiovascolari, Merck potrebbe affrontare 575 processi. Gli insuccessi si accumulano: un tribunale USA ha deciso che i brevetti del Fosamax (antiosteoporosi) scadranno nel 2008, dieci anni prima del previsto. Il farmaco principe resta l’anticolesterolo Zocor, anche se le vendite dono calate del 5% nel 2004.

BRISTOL–MYERS SQUIBB – L’82% dei profitti del gruppo americano viene dai farmaci. Nel 2001 ha acquistato la filiale farmaceutica di DuPont. L’azienda ha ceduto i suoi farmaci da banco per concentrarsi sulla ricerca contro Alzheimer, diabete e obesità. Un forte investimento nella società biotecnologica Imclone le ha procurato problemi con le autorità americane. BMS commercializza negli USA il Plavix, uno dei farmaci di punta di Sanofi-Aventis.

BAYER – Il gruppo tedesco che ha creato l’aspirina ha ridotto la sua posizione nel settore farmaceutico, che rappresenta solo il 37% di un’attività molto diversificata. Ha acquistato, nel 2004, la divisione farmaci da banco di Roche e oggi è uno dei protagonisti di questo mercato: il 25% della sua attività. Colpito, nel 2001, dal ritiro dell’anticolesterolo Baycol, sospettato di aver causato morti, non ha ancora finito di indennizzare le vittime o i loro familiari.

ABBOT – Il gruppo americano è presente su cinque segmenti di prodotti: farmaci (oltre il 50% del giro d’affari), diagnostica, prodotti tecnici per ospedali, pediatrici e nutrizionali. Il Meridia, antiobesità, è stato messo sotto accusa da David Graham della FDA. In compenso, l’Humira, contro i dolori artritici, ha approfittato del ritiro del Vioxx.

Fonti: monde diplomatique, unità online, mednat.org / novembre 2006

E-mail: Alessio Mannucci

A Mantova la borsa di studio che riabilita il repubblichino


Scontro nella scuola intitolata a una martire ebrea, il caso scoppiato dopo il silenzio delle istituzioni

“Giusto dialogare, ma non mettere sullo stesso piano le vittime e i carnefici”

inviato FABRIZIO RAVELLI

MANTOVA – Il repubblichino e la ragazza ebrea morta nelle camere a gas di Bergen Belsen. Si possono commemorare sotto lo stesso tetto due figure così distanti? Domanda difficile, pesante. Tanto pesante che, qui a Mantova, la questione è stata al centro di un caso così scomodo da finire confinato dentro alla scuola Luisa Levi, dedicata appunto alla quattordicenne deportata e uccisa.

Un caso segnato da qualche lettera ai giornali locali, dall’indignazione di pochi, e dall’impressionante silenzio delle istituzioni locali e dei partiti. Un caso nato pochi mesi fa, quando i nipoti di Ferruccio Spadini, maggiore della Gnr (la Guardia nazionale repubblicana, polizia militare fascista, ndr) istituirono una borsa di studio in memoria del nonno, destinata a uno studente del complesso che comprende la scuola “Luisa Levi”. Il preside parlò di Spadini come di una “figura incolpevole”. Il ragazzino vincitore della borsa disse che era “un martire fascista morto difendendo le sue idee”.

Ferruccio Spadini, professore mantovano, era il comandante della guardia repubblichina a Breno, in Valcamonica. Organizzava e dirigeva i rastrellamenti, arrestava i partigiani e li consegnava ai tedeschi, teneva come ostaggi i familiari dei renitenti e dei disertori. Pochi giorni dopo la liberazione tentò la fuga e venne arrestato in Val di Sole. Fu processato e condannato a morte per collaborazionismo e complicità nella morte di alcuni partigiani. Un suo ricorso in Cassazione venne respinto.

La domanda di grazia non fu presa in considerazione dal Guardasigilli Palmiro Togliatti. Il 13 febbraio del 1946 Spadini venne fucilato, pochi mesi prima dell’amnistia. Nel 1960 i suoi familiari presentarono un nuovo ricorso in Cassazione. Le testimonianze di tre ex-partigiani (la più importante fu quella di don Carlo Comensoli) fecero sì che venisse assolto post-mortem dall’accusa di concorso in omicidio. Il reato di collaborazionismo (che da solo avrebbe giustificato la pena capitale) fu coperto dall’amnistia. La famiglia Spadini poté rientrare in possesso dei beni che erano stati confiscati.

Quando l’istituzione della borsa di studio venne deliberata, racconta Gabriella Ramaroli, rappresentante dei genitori, “il dirigente ci disse che Spadini era un professore, amante delle Lettere, morto alla fine della seconda Guerra mondiale”. Il caso esplose alla consegna del premio (800 euro), quando i giornali locali scrissero che era stata “riabilitata” la memoria di un “padre di famiglia e buon cristiano”, nonché “martire fascista”. Protestarono l’Anpi, la direttrice dell’istituto di Storia contemporanea Maria Bacchi, il presidente della Comunità ebraica Fabio Norsa, numerosi insegnanti e genitori. Protestarono, innanzitutto, i familiari di Luisa Levi: “Crediamo fermamente che con questa intitolazione si cerchi di far credere che il passato è passato, che bisogna dimenticarsi di quello che è successo… Noi pensiamo che la fucilazione del maggiore Spadini sia stata una cosa ingiusta. Ma il maggiore ha rappresentato una pagina vergognosa per l’Italia e per l’Europa intera…”. Un solo esponente della famiglia, Leonello Levi, solidarizzò con gli Spadini.

Poteva essere un’occasione per discutere. “Ho sempre pensato che servisse un confronto dentro la scuola – dice Maria Bacchi, direttrice dell’istituto di Storia contemporanea e autrice di un libro su Luisa Levi – ma era impossibile l’equivalenza fra una vittima e un carnefice, nell’ignoranza dei fatti storici”. La Voce di Mantova, quotidiano che l’anno scorso pubblicò alcuni articoli antisemiti, l’ha derisa come “pasionaria sessantottina” e “capopopolo della morale”. Fabio Norsa, presidente della Comunità ebraica, si stupisce del silenzio di istituzioni e partiti: “Un silenzio di tomba. Eppure, a parole, sono tutti antifascisti. E mi chiedo: perché, dopo 47 anni, questa iniziativa per riabilitare Spadini? Se volevano riabilitarlo, potevano contribuire alle ricerche della scuola Luisa Levi sull’antisemitismo”. Continua la Bacchi: “Ma questo avrebbe significato assumersi una responsabilità storica. Invece gli Spadini mettono sullo stesso piano il nonno repubblichino e la bambina ebrea”.

La faccenda si è trascinata senza slanci. Il provveditore ha consigliato, pilatescamente, che la borsa di studio Spadini venisse dirottata al liceo classico. Alla fine, tre giorni fa, il Consiglio di istituto ha respinto, a maggioranza risicata, il progetto, e ha cancellato la borsa. Paolo Comensoli, dirigente regionale scolastico, era soddisfatto: “Democrazia e fascismo non sono la stessa cosa, e non si possono confondere”. Lui è il nipote di don Carlo Comensoli, il prete partigiano che venne arrestato da Spadini, ma che in Cassazione testimoniò in suo favore: “I figli di Spadini vennero a chiedere aiuto a mio zio, per poter riavere i suoi beni. Mio zio era un prete, e si prestò a un gesto umanitario. Che, però, non interpretò mai come una riabilitazione”.

Barbara Spadini, maestra in una scuola elementare che fa parte del complesso Luisa Levi, annuncia che non si arrenderà. Promette una nuova battaglia per commemorare la figura del nonno. “Il nostro intento è stato di carattere culturale e memoriale. Ne è nato uno scontro ideologico e politico che non abbiamo mai cercato”, dice. “Scriverò un libro su mio nonno. Bisogna saper dividere il fascismo, che può esser stato discutibile, dagli uomini che ne facevano parte”. Si è persa l’occasione per convergere su un’unica memoria, e dire che tutti vanno rispettati perché erano figli del loro tempo”. Del nonno dicono che “salvò la vita a molti partigiani”. Insomma, un muro contro muro. Maria Bacchi dice: “E come se si volesse restare legati ai sentimenti famigliari, per cui ognuno si piange i suoi, e sono tutti uguali”.

Fabio Levi, docente di Storia contemporanea a Torino, che segue attentamente queste vicende mantovane, commenta: “Bisogna dire che la cancellazione della borsa di studio è stata una vittoria. Ma anche che questo caso esemplare dimostra come non bisogna essere tanto ottimisti. Si fa confusione fra soluzione giuridica e giudizio storico. C’è un unanimismo di facciata sulle questione della memoria, che nasconde in realtà grandi problemi”. Viene di lì, con tutta evidenza, il silenzio con cui le istituzioni hanno accolto il caso del repubblichino e della ragazza ebrea, e delle loro memorie divise.

(1 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/scuola-mantova/scuola-mantova/scuola-mantova.html