I Comunisti Italiani per la Sinistra ed il Lavoro.

Mi scuso per il ritardo con cui posto questa notizia, dovuto a problemi tecnici (difficoltà con la fotografa…cioè la Testarossa Yaris, che ha promesso di provvedere quanto prima), nonché ad una mia certa incapacità nel… sintetizzare.

Sabato 27 ottobre si è tenuta, presso la Camera del Lavoro di Milano, l’iniziativa dal titolo in oggetto.
Ci siamo andati anche per voi.
Tutto inizia sotto i peggiori auspici: la scalinata d’ingresso è completamente bloccata dai lavori in corso per la posa – o qualcosa di simile – dei tubi del gas. Della serie: stiamo lavorando per voi… ma avvisare preventivamente no, eh?
La vostra inviata speciale ha ovviamente subito pensato ad un boicottaggio orchestrato ad arte dal sindaco milanese e/o dalla sua giunta. Non sono andata a fondo. Certo è che proprio all’ultimo minuto hanno reso transitabile un piccolo tratto d’accesso: grazie…

Ha introdotto brevemente l’argomento Francesco Francescaglia, che ha voluto sottolineare come la scelta del luogo non sia stata casuale, poiché il tema del lavoro deve caratterizzare la sinistra.

E’ poi intervenuto Gianni Pagliarini, Presidente della Commissione Lavoro della Camera, che ha evidenziato come la fase politica attuale sia complessa e non si presti a semplificazioni di comodo; è necessario recuperare la capacità di ascolto nei confronti dei cittadini in generale – deboli ed emarginati soprattutto, ma non solo – perché solo così saremo in grado di interpretarne correttamente i bisogni. Lo scollamento tanto sbandierato tra politica e “mondo reale”avviene contemporaneamente ad una partecipazione assolutamente non marginale agli “eventi” che la politica propone – non solo il referendum sindacale o la manifestazione del 20 ottobre, ma anche, sul versante opposto, quella indetta da Fini.
La straordinaria adesione alla manifestazione del 20 ottobre dimostra che chi era pronto a festeggiare la crisi della sinistra ha perso, ma ora è necessario saper portare avanti le istanze che quella giornata hanno messo in luce, dall’unità delle sinistre al sostegno al governo, aiutandolo nel contempo a modificare le sue politiche socio-economiche.

Nel frattempo, il neonato PD rompe con la storia della sinistra e del suo rapporto con il mondo del lavoro sostanzialmente per due motivi:
1) sostiene la sua equidistanza tra lavoro ed impresa – che tradotto significa scegliere il mercato;
2) ritiene che i diritti individuali siano alternativi ai diritti collettivi – il che significa non avere il coraggio di modificare la legge 30

E’ impensabile nella situazione attuale poter modificare sostanzialmente il protocollo su pensioni e welfare, ma è comunque necessario far chiarezza sulle implicazioni che sottende:
innanzitutto il fatto che non ricostruisce il patto tra generazioni perché contrappone padri e figli;
la norma sul diritto ad “uscire” dal mondo del lavoro 3 anni prima in caso di lavoro usurante non è garantita, in quanto mancano i fondi per finanziarla adeguatamente;
se non è possibile abrogare la legge 30 hic et nunc, bisogna comunque battersi perché il lavoro precario non può e non deve costare meno di quello ordinario;
scalini, scaloni e scalette inseriscono un elemento di rigidità che innalza l’età pensionabile.

Prodi ha chiesto coerenza e rispetto dei patti: ma la cosa riguarda anche lui. Non solo: ma che si guardi le spalle dai suoi “amici” di centro…

Enzo Morello, Segretario Generale della Funzione Pubblica CGIL Lombardia, ha ricordato come questo governo, con le sue politiche che non stanziano fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, sta disattendendo i suoi impegni – proprio mentre alcuni padroni utilizzano la parola d’ordine della questione salariale con perfetta demagogia. Questo governo “sceglie di trasformare in beni di mercato quello che la Costituzione definisce come garanzia dello sviluppo della persona e dei suoi diritti”. Ha poi tratteggiato una situazione economica della Lombardia ben diversa da quanto sbandierato da Formigoni: il PIL regionale è cresciuto meno di quello nazionale, mentre la differenza tra pensioni erogate – sempre in Lombardia – e fondi in entrata ammonta a 2 miliardi.
1/5 delle emissioni di gas serra sono prodotte dalla Lombardia, che peraltro si impegna a potenziare la rete autostradale; nel Piano Regionale di Sviluppo le parole più ricorrenti sono “voucher, privato ed impresa” – 30.000 imprese fanno parte della Compagnia delle Opere – purtroppo è tuttora assente un progetto alternativo della sinistra ed in Lombardia, dopo che a livello nazionale gli italiani si sono espressi per la non modifica della costituzione, è stata approvata trasversalmente (non con il voto di PdCI e PRC) una modifica che consente di “farsi gli affari propri” nel campo dell’educazione e non solo.

E qui arriva la parte più difficile: prende la parola il segretario dei Comunisti Italiani, che parla “a briglia sciolta”… e riesce a distogliere “la vostra” dal prendere appunti. Chiedo venia se qualche collegamento “è saltato” – d’altra parte lui, come chiunque del resto, sa che può venire qui a puntualizzare e correggere!

Oliviero Diliberto infine ha iniziato il suo intervento plaudendo all’unico segretario provinciale che sceglie di non comparire sul manifesto che indice un’assemblea.
Parla poi delle difficoltà oggettive, che vanno affrontate con le forze disponibili in campo.
Milano oggi (sabato 27/10) è sotto i riflettori perché il PD ha scelto di decollare da qui – luogo in cui il centro sinistra incontra le maggiori difficoltà: ma non è inseguendo la destra sul suo terreno che si può vincere – anche perché, tra un surrogato e l’originale, una qualsiasi persona di buon senso sceglierebbe l’originale…
I Comunisti Italiani non hanno intenzione di defilarsi dal governo e riconsegnarlo alla destra: vogliono tenere in piedi questo governo ma facendo in modo che faccia delle cose. Che sono conquiste da valorizzare, perché sono il frutto del lavoro della sinistra nel governo di centrosinistra.
Chi mette in discussione il governo Prodi oggi non è la sinistra “radicale”: sono i poteri forti, che hanno “terminali” addirittura DENTRO il governo: l’amministrazione Bush, che ha la necessità di poter contare sull’Italia per la sua posizione strategica nel Mediterraneo (sarà un caso che nel 1998, qualche mese dopo la caduta del primo governo Prodi, è scoppiata la guerra nel Kosovo?)
Il secondo potere forte è Confindustria, che nonostante abbia avuto da Prodi più soldi che da Berlusconi, non è soddisfatta fintantoché nel governo ci siamo noi: Montezemolo ha detto chiaramente che questo governo deve andare a casa.
Il terzo potere è rappresentato dalla sempre più massiccia ingerenza delle gerarchie vaticane: quando abbiamo provato ad approvare i DICO è stata organizzata una manifestazione nazionale promossa dalla chiesa, da tutta la destra e anche da qualcuno del centrosinistra.
“Mai avrei pensato di dover rimpiangere la laicità della DC” (applauso) “ed il fatto che una platea comunista applauda la dice lunga…”
La possibile caduta del governo, oggi, è attribuibile a Dini, Mastella e Di Pietro ed ai loro partiti ma, a parte questo, l’insidia che il governo stesso dovrebbe smontare da sé è quella di perdere le prossime elezioni: per questo motivo è necessario che la sinistra pungoli il governo a fare qualcosa di sinistra: sarà mai possibile che Draghi, governatore della Banca d’Italia, ci debba dire che i nostri salari siano i più bassi tra quelli europei e che molti italiani non riescano ad arrivare alla fine del mese? Forse il motivo è da ricercare nel fatto che si ventilano ipotesi di governo tecnico e Draghi manda il suo segnale…
Ma sarà poi normale che i padroni elargiscano aumenti di stipendio ai lavoratori come fosse un’elemosina? Non sarà che dietro a queste decisioni c’è la volontà di eliminare i contratti nazionali, rendendo la contrattazione un fatto aziendale, quando non addirittura personale, e di fatto indebolendo la forza dei lavoratori?
E’ pronto un pacchetto di emendamenti al protocollo sul welfare (ma anche sulla materialità delle condizioni di vita), ad esempio uno prevede la totale gratuità dei libri di testo per la scuola dell’obbligo: con circa 300 milioni di euro tutti gli studenti italiani sarebbero coperti nel loro DIRITTO ALLO STUDIO OBBLIGATORIO (che infatti è un dovere) e si tratta solo di politica socialdemocratica – in senso buono – non di comunismo… (infatti. Al momento ho applaudito, ma poi mi son sorti dei forti dubbi su questa scelta: a chi ha un reddito alto, che differenza fa questo beneficio? Io per prima, quando avevo uno stipendio adeguato, non mi sarei mai sognata di richiedere un contributo allo stato per istruire mia figlia… Certo non è bello farsi compilare l’ISEE ed avere la sensazione di chiedere la carità… E lasciamo perdere il discorso “scuole private” perché altrimenti non riporto più il resto…Ma ovviamente se ne può parlare – dopo)
Una delle maggiori richieste che arrivano dalle persone che consultano la lista degli ospiti ai programmi più discussi (tipo Ballarò) è “parla di noi”, come dire che esisti solo se vai in TV – e pare sia vero: Diliberto a Ballarò appunto ha parlato degli interinali del Comune di Roma, che chiedevano NON LA STABILIZZAZIONE, ma il semplice passaggio a lavoratori a tempo determinato (da precari di serie C a precari di serie A…) ed il giorno dopo il Comune s’è mosso… quantomeno ha iniziato.

Fare politica non è giocare a Risiko, ma ascoltare e dare risposte e nel frattempo battersi: altrimenti si perde in partenza.
Il PdCI è l’unico partito del centrosinistra che cresce a tutte le elezioni, forse per la coerenza dei suoi comportamenti: PdCI + Verdi + PRC + Sinistra Democratica sono 95 deputati – la sinistra unita potrebbe pesare sull’azione di questo governo.
L’ipotesi di federazione della sinistra, che il PdCI porta avanti dal 2001, è apparentemente meno affascinante del partito unico della sinistra, ma è più realista: il secondo richiede necessariamente a qualche anima di rinunciare a qualcosa (ai comunisti di essere tali o a chi non lo è più di tornare ad esserlo), mentre la prima permette a ciascuno di restare quello che è, ma in un modello confederale – come già è stato l’Ulivo.
C’è un ultimo punto, il più difficile da realizzare ma anche il più importante: nel processo di unione delle sinistre c’è il pericolo che si ripropongano i vecchi gruppi dirigenti – bisogna quindi introdurre elementi di novità nel modo di fare politica, con comportamenti concreti che dimostrino che non siamo tutti uguali, anche se persino rappresentanti della sinistra hanno dato motivo di pensare all’omologazione dei politici.
Diliberto propone di applicare a tutta la sinistra la regola del doppio mandato (già in vigore nel PCI degli anni migliori e tuttora applicato nel PdCI): non si ricandidano i parlamentari con già due candidature al loro attivo: è un bel modo di lottare contro il carrierismo ed all’opportunismo, anche se, insieme a quelli che chiedono di non essere ricandidati, ci sono quelli che, anziché ringraziare per i privilegi acquisiti, decidono di cambiare partito… “Ma se se ne vanno è un bene, perché noi non ce ne facciamo nulla…” (applausi scroscianti)
Diliberto parla poi della “perfetta parità dei sessi” che qualche perplessità continua a creare, e conclude dicendo che l’8 e 9 dicembre a Roma si svolgerà l’assemblea generale per il progetto di sinistra unita: occasione storica per riportare in tutta la sinistra quello che è stato un tema caro ad Enrico Berlinguer (comunista e sardo come lui): la DIVERSITA’, innanzitutto ETICA, dei COMUNISTI.

4 risposte a “I Comunisti Italiani per la Sinistra ed il Lavoro.”

  1. skakkina dice :

    Elena, ammiro la tua fiducia in Diliberto e spero che sia ben riposta, quantomeno sul piano etico. Io, da parte mia, sono molto disillusa e mi domando a cosa serve la sinistra cosiddetta estrema in questa coalizione: in un anno e mezzo di governo non è riuscita a farsi valere su nessun punto del programma, dalla base di Vicenza alla legge 30.
    Ho letto da qualche parte che la sinistra radicale sia pronta a votare il decreto straordinario sulla sicurezza in cambio dell’approvazione della commissione sul G8…bella roba! Spero siano solo fantasie: la commissione d’inchiesta sul G8 era nel programma, non è giusto farne moneta di scambio con un decreto così razzista, stupido, incoerente, incostituzionale come questo.

    Deve succedere davvero un miracolo perché io voti alle prossime elezioni. Mai avrei pensato di dirlo, ma è così.

  2. Val dice :

    Trovo che l’amico Oliviero sia uno splendido difensore di una sola parte della società e persona con un alto senso dell’etica politica e morale.
    Diversamente da lui io vorrei che il bene comune venisse concepito a 360 gradi,così come scrivo da sempre e non con schifosissime leggi 30 che non garantiscono ne gli uni ne gli altri ne tantomeno lo sviluppo e null’altro è che la naturale continuazione della discutibile ,deprimente e inacessibile a moltissimi, Cassa integrazione.
    Deluso da SD sono stato(non il solo) ad un piccolissimo passo da entrare nel PdCI ma,non avendo ricevuto risposte (da lui personalmente) su quanto sostengo sopra e da sempre ,ho preferito impegnarmi in un’altra esperienza.
    Ci sarà da lavorare e sodo anche,con pochissimi mezzi allistere gazebo,volantinaggi,dibattiti pubblici,conferenze,spettacoli per finanziarci e ricorrere addirittura all’auto finanziamento,partire dalla riforma della politica e ampliare il discorso ad ogni settore tematico attraverso metodi che stiamo valutando.
    Tutto in libertà circolare, prodotto da noi cittadini e dal basso,lontanissimi dai vertici romani, per creare la fiducia e soprattutto essere credibili con tutti quelli che hanno a cuore il bene comune.
    Questo governo ha inferto l’ultima catastrofica spallata agli ideali sepellendoli sotto quintali di letame,dando dimostrazione di quale considerazione hanno delle nostre persone e per questo forse LCN(forse serviva CLN) potrà rappresentare un’ancora di salvataggio per nuove speranze alla moltitudine di onesti.
    Può darsi che verremo bollati come antipolitica, perchè dalla riforma di essa e dalla costituzione vogliamo partire, ma se idealista sono e sono stato, allora niente mi impedirà di restare diviso da un’idealista che ha un ideale diverso dal mio ma che è qualcosa e non soltanto ha.Ed è proprio da questo che soltanto ha, tutto e proprio tutto,invece,che mi sento diviso non più amico o compagno che ha dimostrato di pensare al potere partendo dal concetto che il mondo è fatto per i furbi e che lui tale è.
    Chissà,forse un giorno riusciremo ad essere rappresentati in parlamento e allora può anche darsi che su alcune cose si potrà concordare, sempre ammesso e non concesso che per farlo non dovremo tradire mandato,elettori ed elettrici,perchè noi servi loro siamo da oggi,continueremo ad esserlo quando eletti e per quanto tempo il nostro codice etico o lo stesso Dio ce lo permetteranno .
    Suerte
    Val

  3. Franca dice :

    Alcune considerazioni.
    Anch’io riconosco a Diliberto la coerenza e l’onestà e di questi tempi credo che non sia poco.
    Credo che un partito unico della Sinistra non sia possibile perchè delle quattro anime due sono troppo diverse dai comunisti. Quindi meglio una federazione che possa accogliere tutti permettendo ad ognuno di mantenere la propria identità.
    Anche nel PRC vige già la regola del doppio mandato anche se le eccezioni non mancano

  4. elena dice :

    @ska: non credere che io sia molto più soddisfatta di questo governo – e persino a volte del comportamento della “sinistra radicale” di quanto lo sia tu… Ma cerchiamo di ragionare con il cervello anziché con il cuore (invito rivolto soprattutto a me o, se preferisci, a me per prima): ho fatto un po’ di fatica ma ho estrapolato dei dati dal sito della camera. Da cui risulta (e potrebbero pure essere sbagliati, intendiamoci, perché certi gruppi non son riuscita a catalogarli… chi saranno mai ‘sti DCANPS e M-MPA? A me suonano male… e poi, come voteranno le minoranze linguistiche e quelli non iscritti ad alcuna componente? Mistero…
    Comunque: se gli occhi non mi ingannano (li ho contati sul serio) i deputati sono 761 (a cui vanno aggiunti i ministri, credo). Di questi, 91 potrebbero costituire lo “zoccolo duro”. Il che significa 12 su 100, oppure, contando solo la maggioranza (ma senza i quattro gruppi che non ho identificato) 24 a 100. Come dire un quarto circa… ma i votanti restano comunque tutti, quindi è più logico ragionare sui dodici centesimi che potrebbero fare qualcosa di sinistra. FARE??? Come si può fare qualcosa se si è in minoranza conclamata? Se basta che la Bonino dica NIET per vanificare tutti i tuoi sforzi? Certo, su leggi come l’indulto o la sicurezza si potrebbe tranquillamente votare contro… tanto qualcuno di destra vota a favore. Ma questo lo sapevamo anche prima. Siamo troppo pochi. E abbiamo pochissimo spazio sui media. Allora, io credo, non è non andando più a votare (discussione già fatta, mi sembra…) che si cambiano i rapporti di forza. Altrimenti hanno ragione i “duri e puri” che si limitano da fuori a criticare. Fanno anche qualcosa, per carità… Ma dal mio punto di vista hannos celto la via più facile. Anche a me non piace l’idea di un voto di scambio tra sicurezza e G8 – ma prima di buttarmici addosso chiedo spiegazioni (non è una critica nei tuoi confronti, sia chiaro. E’ solo come mi comporto io)
    E adesso scusate: vado a preparare il pranzo alla Yaris, poi concludo.
    Suerte!

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