Archivio | novembre 3, 2007

Musharraf, otto anni pieni di violenza

Da otto anni Pervez Musharraf governa il Pakistan con pugno di ferro, costretto a districarsi tra l’alleanza con gli Stati Uniti nella guerra al terrorismo e la necessità di tenere a bada i fondamentalisti e i capi tribù pashtun, in patria, che hanno forti legami con i talebani.
Numerosi anche scontri con gli altri poteri istituzionali – la Corte Suprema su tutti – e con i leader religiosi.

– 1999 Il 12 ottobre con un sanguinoso colpo di Stato militare, Musharraf destituisce il premier eletto Nawaz Sharif e sospende la Costituzione. Prende il potere con la carica di Capo dell’esecutivo e dell’Esercito. Il 12 maggio del 2000 la Corte Suprema pachistana avalla il colpo di Stato: a Musharraf è garantita l’autorità esecutiva e legislativa fino al 2001.

– 2001 Il 20 giugno Musharraf viene proclamato presidente, al posto di Mohammad Rafiq Tarar. Dopo l’11 settembre e in seguito a un ultimatum degli Usa, appoggia la Casa Bianca nella lotta al terrorismo. Concede tre basi aeree per attaccare i Talebani in Afghanistan durante l’operazione “Enduring Freedom”.

– 2002 Il 30 aprile un referendum prolunga la sua presidenza di altri cinque anni, pochi giorni dopo un fallito attentato dinamitardo contro il convoglio presidenziale. Seguiranno molti altri tentativi di assassinare Musharraf.

– 2004-2006 Conflitto nelle aree tribali semi-autonome del Waziristan, tra le montagne al confine con l’Afghanistan. La guerra, scoppiata per imporre il controllo militare di Islamabad alla ricerca dei covi di Al Qaeda, si conclude con un accordo per la smilitarizzazione, siglato il 5 settembre – — – 2006 Tuttavia gli scontri continuano. Il bilancio complessivo in tre anni è di circa 3 mila morti. Sempre nel 2004, l’esercito pachistano comincia una guerra, tuttora in corso, contro i guerriglieri del Balucistan per il controllo dei giacimenti di gas naturale.

– 2007 È un anno cruciale per Pervez Musharraf, messo in difficoltà dalla risorgenza dell’integralismo islamista talebano della Moschea Rossa della da un lato e dall’altro dalle manifestazioni in difesa del giudice Iftikhar Chaudhry, sospeso, per volontà del generale, dalla carica di presidemte della Corte Suprema e poi renitegrato nelle sue funzioni dalla stessa alta magistratura. Il generale trova una via d’uscita militare alla crisi con gli studenti talebani che in seguito a un blitz sono costretti ad abbandonare la Moschea di Islamabad, dopo averla occupata per mesi.

Sul piano politico, il presidente-generale prende atto del reintegro nelle sue funzioni del giudice Chaudry e sigla un accordo con Benazir Bhutto, in autoesilio a Londra inseguita da accuse di corruzione. L’intesa apre la strada alla divisione dei poteri. È concessa l’amnistia alla Bhutto e ad altri esponenti politici a lei fedeli.

Pubblicato il: 03.11.07
Modificato il: 03.11.07 alle ore 16.33

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=70306

FOLGORAZIONI – riflessioni di Elena

Sarà l’età?
Scusate, cari lettori, ma io proprio non ce la faccio più. Magari non sono abbastanza decrepita (infatti non si parla di pensione, purtroppo!!!), ma mi sento vecchia e non vi seguo più.

State già gioendo? O tremando? Macché… troppo semplice! Voglio solo dire che non ho più voglia di fare la fatica di seguire le tracce di cose dette/fatte/non dette/non fatte/pensate/buttate lì. E mi riferisco a Kilombo ed a quello che sta succedendo. Redattori che si dimettono, mail che non arrivano, giustificazioni tardive, subentri vari… ma che scherziamo? Troppi silenzi, troppi rimandi per i miei gusti. Solleviamoci si autosospende e poi vedremo. Ma per controbilanciare questa brutta notizia ve ne do subito una lieta: sta nascendo vogliadisinistra!!! Aggiornamenti e festeggiamenti appena arriva l’OK della “capa”.
Ma c’è anche altro che mi turba… avete visto Annozero giovedì sera? Io sì. E mi sono stranita: è stata la prima volta in assoluto che… ho pensato che Tremonti stesse dicendo cose condivisibili – al contrario del Presidente dell’Adam Smith Society, ovviamente…
Devo però dire che anche l’intervento di quella “bambocciona” (che non si offenda per carità: è solo ironico e per nulla condiviso, sia chiaro!) disoccupata di 33 anni mi ha colpito. Non tanto per la sua situazione (ormai chi si stupisce di sapere che i giovani son messi male? Sta diventando una specie di mantra, di quelli soporiferi, soprattutto per le coscienze… e con questo non voglio dire “cambiamo argomento che non se ne può più”, anzi! Ma lei stessa ha detto che, tra questi poveracci ridotti a scegliere tra un contratto ex novo (con perdita di tutto quanto sudato precedentemente, contributi pensionistici compresi) non ci sono solo giovani: ci sono anche 40/50enni, per i quali sarà – è – prevedibilmente più difficile trovare un altro posto. Alla buonora! E’ da mò che lo strepito!
Ma mi viene da ridere… un po’ amaro magari. Pare che la panacea universale al problema (Draghi docet) sia far crescere il PIL. Quindi alé, come dice Floris: produciamo da stakanovisti che tutto si sistema… poi è logico, se fare i particolari dei “miei” prodotti costa meno all’estero, vado là… o appalto il lavoro, purché là. E poi lo assemblo qua, prendendo per la gola tutte le fabbrichette dell’indotto, che logicamente si rifaranno sui salari dei propri dipendenti. Che non compreranno un accidente in più, perché comunque non avranno i soldi. Oppure sì, compreranno, secondo il modello americano dell’indebitamento coatto. Con i bei risultati che stanno sotto gli occhi di tutti quelli che li vogliono vedere. E non illudetevi: non è che i lavoratori stranieri ringrazino comprando il mio benedetto prodotto: no, loro, giustamente, si mettono via i loro soldini e si comprano la casa nella loro terra. Giustamente. Ma allora il ritorno dov’è?

Ma tant’è… è la legge del mercato baby! E se persino un professore di matematica viene turlupinato da banche e finanziarie con mutui ballerini, a noi che speranza resta di essere tutelati? Nessuna. Appunto. Allora forse è il caso di ripensarla, questa economia…

Devo essermi bevuta il cervello… quello che a me sembra solo “pura logica” per gli altri è utopia… ma per fortuna stasera al TG2 finalmente qualche operaio ha detto basta a questa manfrina della carità sotto forma di anticipo di una parte degli aumenti salariali richiesti con il rinnovo del contratto.
Prima il signor Rossi di Campofilone, poi la FIAT(proprio quella FIAT che tanto ha beneficiato della cassa integrazione pagata con i soldi dell’INPS, cioè i nostri, per scelte aziendali sbagliate, ma che neanche il becco di un quattrino ha reso… perché i debiti sono della collettività, ma gli utili sono dei privati, no?), adesso ci prova pure la Brembo: ma possibile che, dopo che vi abbiamo dato entrambe le prime due notizie (la terza è di poche ore fa), a NESSUNO DI VOI sia venuto in mente che, aldilà dell’effetto benefico per i lavoratori del signor Rossi (per gli altri, non ritengo che 30 o 43 euro cambino la vita…), non si tratti che, per il primo, di un’ottima ed oculata operazione di marketing?
E che in ogni caso questo atteggiamento padronale si sposi perfettamente con la nuova ottica del PD, per il quale la contrattazione individuale dovrebbe assurgere allo stesso valore di quella nazionale? E che si cerchi così di delegittimare (come se ne avesse bisogno… mica son santi…) l’esistenza stessa del sindacato? Sono la prima a dire che il sindacato deve cambiare, e pure parecchio, per tornare a svolgere il suo ruolo. Ma da qui ad abolirlo… magari sarebbe carino che lo decidessero i lavoratori, e non un colpo di mano ben orchestrato dai soliti ignoti.

Embé? Scatenatevi, adesso…

Rula Jebreal e l’immigrazione


DAL BLOG DI BEPPE GRILLO


INTERVISTA

Ho intervistato Rula Jebreal sul tema dell’immigrazione. La sua analisi è semplice e di buon senso. In Italia i partiti mettono sempre i loro interessi e, alcuni, anche le loro ideologie al primo posto. Poi vengono i cittadini. Se c’è un problema che si arrangino. Se la situazione sfugge di mano si fa un decreto legge che lascia le cose come prima. Questa classe politica ha fatto il suo tempo. Speriamo che se ne vada in fretta prima che l’Italia si disintegri.

“Il problema dell’ immigrazione, in Italia, ricade sulla società in termini di impatto e problematiche. Dalla politica viene ignorato e sottaciuto o affrontato solo in occasione di episodi di cronaca nera. In quel caso l’approccio è per tifoserie.

Chi parla di tolleranza zero non spiega in termini di legge cosa voglia dire, le volte che l’ho chiesto ai politici mi hanno risposto, ad esempio, che si devono subito cancellare le scritte sui muri appena compaiono… mi sarei aspettata una risposta più ampia.

C’è chi parla, invece, di solidarietà a tutto campo, approccio che peraltro è offensivo e umiliante nei confronti degli immigrati che non vengono considerati come esseri umani, uomini o donne con dei diritti e dei doveri. La questione esplode sempre a ridosso degli episodi, non c’è un approccio completo, europeo che guardi all’immigrazione non solo come parte del problema ma anche parte della soluzione.

Sarkozy, in Francia, sta facendo passi in avanti mettendo nel governo degli immigrati come Rachida Dati, ministro della Giustizia. E’ stato l’uomo che ha creato la consulta islamica per capire come dialogare e affrontare dentro le comunità la questione del radicalismo islamico. La questione dei Rom era palese e prevedibile: era chiaro che inglobando nella Comunità Europea certi Paesi, gli abitanti sarebbero arrivati in massa, anche per la diversa prospettiva di vita.

Quello che manca qui sono un progetto politico completo e un obiettivo: tanti arrivano senza prospettiva di lavoro quindi l’unica strada è quella di delinquere. La risposta politica è per ora assente, e tutto il peso lo assorbe la società la cui risposta, ovviamente, non può che essere di rifiuto e spavento. Non c’è nessuno che ammortizzi l’impatto, anche regolando i flussi migratori.

La proposta francese alla Comunità Europa è di regolare i flussi anche dei comunitari. Si sta discutendo alla Commissione Europea, si discuterà anche al Parlamento Italiano con il solito approccio ideologico. Si arriverà ad una soluzione, spero non troppo tardi. La società oggi risponde anche in maniera violenta: chi attacca i campi nomadi, chi li brucia.

C’è poi chi pensa di potere accogliere tutti, non c’è programmazione, come viene fatto in altri Paesi. Purtroppo, per l’ennesima volta, la politica è silente e continua ad occuparsi di altro. C’è un rischio grave: che la situazione esploda e accada come in Francia dove è stato bruciato un hotel che ospitava immigrati. E’ vero, in Italia c’è meno razzismo che in altri Paesi europei ma c’è molta meno integrazione. E’ un dato che spaventa, c’è molta meno integrazione.

E’inutile girare attorno alla questione, che è molto chiara: bisogna regolare i flussi, dare diritti ma anche doveri. Bisogna cominciare a pensare come la Gran Bretagna che accoglie dando regole chiare, ma chi delinque esce dal Paese e non ritorna più. E’ un sistema valido che per ora è andato molto bene.”

Rula Jebreal

fonte: www.beppegrillo.it

Spedizione punitiva contro romeni: quattro feriti alla periferia di Roma

ROMA – Nel giorno della pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto legge sulle espulsioni, e all’indomani della morte di Giovanna Reggiani, aggredita barbaramente quarantotto ore prima (il gip ha convalidato il fermo dell’aggressore, Nicolae Romolus Mailat), a Roma si registra un grave episodio di xenofobia ai danni di un gruppo di romeni nella zona di Tor Bella Monaca: una vera e propria “spedizione punitiva”, compiuta in serata da circa dieci persone che, con il volto coperto da caschi o passamontagna, hanno aggredito a bastonate quattro romeni nel parcheggio del centro commerciale Lidl di via Casilina. Quattro degli stranieri sono rimasti feriti, e sono stati condotti negli ospedali di Tor Vergata e Frascati, una cittadina dei Castelli Romani, a pochi chilometri dalla capitale. Uno di essi, ferito in modo più grave, è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Due sono stati dimessi qualche ora dopo. I carabinieri hanno avviato le ricerche del gruppo di aggressori, piombati all’improvviso nel parcheggio del centro commerciale, luogo di ritrovo abituale di cittadini romeni. Secondo quanto emerso dalle indagini, fra gli aggressori – tutti italiani, armati di bastoni ma pure di coltelli – ci sarebbe anche una ragazza. Sul muretto all’ingresso del parcheggio del supermercato c’è un manifesto che dava appuntamento per una manifestazione, alla fine d’ottobre, con la scritta “Fiaccolata contro l’immigrazione”, organizzata da Forza Nuova.
I militari dell’Arma hanno visionato le immagini delle telecamere che si trovano all’esterno del supermercato. I feriti erano già conosciuti alla forze dell’ordine, poiché erano stati allontanati, nei mesi scorsi, da un campo abusivo nella zona di Tor Vergata. Con un comunicato, il sindaco di Roma Walter Veltroni condanna quanto avvenuto: “In un momento come questo occorre la più grande responsabilità da parte di tutti. L’odio, le strumentalizzazioni di qualsiasi genere e da qualunque parte vengano – osserva il sindaco – sono estranee ai valori della nostra comunità. Mentre siamo impegnati in un’azione difficile per tutelare la sicurezza dei cittadini voglio rivolgere un appello perché i toni e i comportamenti siano ispirati ai valori della convivenza civile e non della vendetta”. Alcuni abitanti della zona raccontano che i romeni “dalla mattina alla sera stanno seduti a bere o a mangiare ma anche in attesa di qualche lavoretto”. “Stanno buttati da una parte – dice un uomo – e magari litigano anche tra loro”. “La sera a volte si ha veramente paura a prendere il trenino” aggiunge una ragazza riferendosi alla linea regionale Roma-Pantano, che dalla periferia Sud della capitale porta vicino alla stazione Termini, percorrendo tutta la via Casilina. “C’è bisogno di controlli – ribatte un altro abitante – la gente qui ha bisogno di sicurezza”.

Fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/tor-di-quinto-uno/spedizione-punitiva/spedizione-punitiva.html

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Un’altra sicurezza è possibile

Un appello sulla sicurezza lanciato da Arci e sottoscritto, tra gli altri, da Luigi Ciotti.

Il tema della sicurezza ha assunto una crescente centralità nella discussione politica italiana e influenza sempre più le scelte e gli orientamenti delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali e dei governi. I mezzi di informazione hanno riservato a questo tema uno spazio enorme, determinando vere e proprie campagne di allarme sociale che, partendo da singoli episodi, descrivono le nostre città come invivibili e insicure. L’insicurezza e la paura viene quasi sempre ricondotta alla presenza di emarginati, poveri e migranti, associando in maniera discutibile i comportamenti illegali alle categorie socialmente più deboli e ai soggetti che vivono in condizioni di disagio abitativo e sociale.

Siamo molto preoccupati per la tendenza a individuare nei più emarginati, rom e migranti in primo luogo, i facili capri espiatori di questo crescente sentimento di insicurezza. Da anni le organizzazioni sociali laiche e religiose partecipano con impegno e competenza alla individuazione e alla sperimentazione di percorsi di inclusione sociale per superare in maniera positiva le tante situazioni di disagio nelle città, collaborando con le amministrazioni pubbliche e mettendo a disposizione il proprio radicamento territoriale e il lavoro di tanti operatori e di tante operatrici.Occorre costruire opportunità e spazi di cittadinanza per tutte e tutti. Un welfare adeguato significa rendere i diritti esigibili e universali, indipendentemente dalle condizioni sociali, dai comportamenti e dalle possibilità di ogni individuo.

C’è bisogno di un intervento che metta al centro le persone, con i loro percorsi e i loro diritti, senza rinunciare a dare risposte alle paure di tante e tanti nostri concittadini, ma ricercando soluzioni concrete, seppur più difficili e complesse, anziché limitarsi a fare semplici dichiarazioni. La repressione di comportamenti illegali non può tradursi in persecuzione del disagio sociale. Accanto a una giusta attività di repressione, che deve però svolgersi nel rispetto dell’art. 3 della nostra Costituzione e prevedendo le giuste garanzie per le persone più deboli, va messa in campouna attività diffusa e radicata, di mediazione sociale e accompagnamento per la risoluzione dei conflitti, che impedisca la crescita di razzismo e frammentazione sociale.

L’impegno straordinario di personale di pubblica sicurezza per affrontare il disagio sociale e abitativo si traduce in minori forze impegnate contro la grande e la piccola criminalità e un progressivo intasamento del sistema giudiziario.Chiediamo alle forze politiche, al Parlamento, al Governo e a tutti coloro che hanno responsabilità di governo del territorio di riportare la discussione sul disagio sociale e sulla sicurezza su un terreno costruttivo e di confronto che veda protagoniste tutte le forze sociali, i cittadini e le cittadine, compresi migranti e minoranze, ricercando soluzioni condivise e sostenibili che abbiano il segno della giustizia e della solidarietà.Le città aperte sono più sicure.Il razzismo rende tutte e tutti più insicuri.

Primi firmatari:

Paolo Beni (ARCI)

Stefano RodotàLuigi Ciotti (Gruppo Abele e Libera)

Livio Pepino (MD)

Lorenzo Trucco (ASGI)

Sergio D’Angelo (Drom)

Per informazioni e adesioni:Arci – Eva Fratucello – tel. 06 41609503 – fratucello@arci.it

E-mail: u.comunicazione@gruppoabele.org

Fonte: http://www.gruppoabele.org/Index.aspx?idopinione=124