Archivio | novembre 6, 2007

Lo schiavismo italiano condannato dall’ONU


DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

La legge Maroni, o legge 30, doveva essere subito abolita da questo Governo. Nel programma dell’Unione la legge Maroni è citata 28 volte ai fini di emendarla o abolirla. L’Unione si era impegnata a cambiarla radicalmente con i suoi elettori. Non ha mantenuto le promesse. Ora anche gli organismi internazionali cominciano a chiederci perchè stiamo trasformando gli italiani in Schiavi Moderni. La ILO, Agenzia delle Nazioni Unite per i Diritti del Lavoro ha convocato Damiano. Il ministro ha preferito non farsi impallinare e ha mandato la sua direttrice generale che ha dato la colpa al precedente Governo.Il professor Mauro Gallegati mi ha inviato una lettera sull’argomento.

“Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Per le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di 1 a 25. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel Sud del Paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti”.

Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International Labour Organisation, ILO, Agenzia delle Nazioni Unite per i diritti del lavoro.


È passata inosservata la notizia che il nostro Governo, tramite il ministro Damiano, è stato convocato in un’audizione speciale nel corso della 96° Conferenza internazionale del lavoro, a giugno a Ginevra, per discutere della situazione in Italia e degli effetti della legge 30, che ha suscitato non poche perplessità nella comunità internazionale. L’ILO ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi nel perseguimento del “Lavoro dignitoso” contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale. Dai verbali dell’audizione italiana emerge con chiarezza “l’incompatibilità” delle riforme del governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122 sulle politiche del lavoro. La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di “programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto” e in generale “l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo”.

Per la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, “l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro”. La Commissione ha chiesto di rispettare la Convenzione 122 con “un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione”, attraverso una concertazione che vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita, e non solo delle imprese.

All’audizione dell’Ilo non ha partecipato il ministro Damiano, seppure convocato formalmente, ma Lea Battistoni, che al ministero è direttore generale del mercato del Lavoro. Dopo avere premesso che il nuovo esecutivo è in carica da troppo poco tempo per mostrare già i risultati delle proprie politiche, Battistoni ha rassicurato la Commissione spiegando che le richieste dei sindacati erano state prese in considerazione e che non c’è motivo di preoccuparsi per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali da parte dell’Italia: “Questa discussione – ha detto – sembra appartenere al passato, a un altro governo”.

Chi è la ILO

Sito della ILO

fonte: http://www.beppegrillo.it/2007/11/lo_schiavismo_i.html

I partigiani contro Spike Lee

Pochi giorni fa il primo ciak in Toscana. L’appello: «Tagli tre metri di pellicola»

Film sulla strage di Sant’Anna

Il regista accusato di revisionismo: fu atto premeditato, non rappresaglia

SANT’ANNA DI STAZZEMA (Lucca) — Il primo ciak è di pochi giorni fa, nelle sale cinematografiche uscirà tra un anno e la sceneggiatura, già scritta con la consulenza di storici dell’Università di Pisa, è ancora top secret, almeno nelle pagine più crude e oscure. Eppure «Miracolo a Sant’Anna », il film di Spike Lee sulla strage consumata il 12 agosto del 1944 dalle Ss di Walter Reder (560 morti tra cui donne e un centinaio di bambini), suscita già polemiche, accuse di falsi storici e persino di revisionismo. E alla vigilia della sentenza della Cassazione (stamani a Roma) su quell’eccidio — arrivato al capolinea dopo più di mezzo secolo di colpevole dimenticanza con i fascicoli fatti marcire negli «armadi della vergogna » — si materializzano gli spettri di mai sopite polemiche sul ruolo della lotta partigiana nell’Alta Versilia. A lanciare gli strali sul film del grande regista americano, una sezione versiliese dell’Anpi, amministratori, politici e storici locali. Arrabbiati per una presunta «licenza cinematografica » nella quale lo sceneggiatore, seguendo la trama del romanzo di James McBride (Rizzoli, 2002) al quale si ispira il film, avvalorerebbe la tesi che le Ss fossero a caccia di partigiani. Dunque non un eccidio premeditato e pianificato, un atto di terrorismo, come lo ha definito il tribunale militare della Spezia, che due anni fa ha condannato all’ergastolo dieci esecutori materiali (ufficiali e sottufficiali oggi anziani pensionati che non faranno un giorno di carcere), ma una strage in qualche modo indotta da una rappresaglia.

«È una ricostruzione cinematografica fasulla, che non tiene conto della realtà storica — accusano Moreno Costa, Enio Mancini e Giovanni Cipollini, della sezione Anpi di Pietrasanta —. È incredibile che ancora oggi si riproponga come causa della strage di 560 civili la presenza dei partigiani a Sant’Anna». E Marco Bonuccelli, capogruppo di Rifondazione alla Provincia di Lucca, scrive: «Pur stimando e apprezzando il cinema di Spike Lee non posso ritenere una “licenza cinematografica” la totale invenzione sulle motivazioni che portarono i nazifascisti a compiere la strage di Sant’Anna. Quindi è necessario, secondo me, stralciare una finzione di questo tipo altrimenti i danni alla memoria e verità storica saranno gravissimi».

Giorgio Giannelli, ex giornalista parlamentare e storico, fa un appello al regista e gli chiede un taglio: «Mi metto in ginocchio e chiedo a Spike di tagliare tre metri del suo film. La strage di Sant’Anna non è un romanzo, fu una tragedia che appartiene alla storia. E un episodio inventato può stravolgere la storia. Il film avrà una risonanza mondiale. Allora tremo a sapere che da Tokyo a New York, da Mosca a Nuova Delhi sia raccontata una storia falsa. La nostra ».

Eppure c’è chi parla di polemiche insulse, strmentali. Come il sindaco di Stazzema, Michele Silicani: «Polemiche che nascono da una sbagliata interpretazione di una scena del film, nella quale un nazista chiede al prete del paese, don Innocenzo Lazzeri che sarà poi trucidato, dove è un inesistente partigiano chiamato Papalla e se ce ne sono altri in montagna ». Una scena, sostiene il primo cittadino, «che non modifica la storia, il valore della Resistenza e soprattutto riafferma che l’eccidio fu premeditato e pianificato come confermato da testimoni e storici. Vorrei rassicurare l’Anpi che i valori della Resistenza non saranno stravolti e sono certo che Spike Lee farà un capolavoro ».

Marco De Paolis è il pm del processo contro la strage. Non vuole parlare del film: «Non è mio compito e comunque un romanzo e un film sono anche opere di fantasia — dice —. Da magistrato che ha indagato su quell’eccidio dico solo che non fu una rappresaglia. I soldati nazisti massacrarono uomini, donne e bambini e fu un atto di terrorismo, pianificato e studiato nei minimi particolari. Deciso dai vertici del comando tedesco come politica del terrore per dissuadere i cittadini ad aiutare i partigiani».

Marco Gasperetti
06 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_06/santanna_stazzema_spike_lee_gasperetti_partigiani.shtml

REVISIONISMO? ORMAI E’ UNA MODA..

L’ufficiale nazista Gerard Sommer

Strage di Stazzema, chiesto annullamento per i tre nazisti

12 agosto del 1944, a Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, gli uomini non c’erano, erano a lavorare nei boschi: le SS arrivarono, rastrellarono ogni casa e trucidarono gli anziani, le donne e i bambini che erano rimasti in paese. Cinquecentosessanta persone morirono così, in quattro ore, fatte fuori da 10 nazisti. Il tribunale militare di La Spezia nel 2005 li aveva condannati tutti all’ergastolo. Ma più di sessant’anni dopo, il procuratore generale vuole scrivere tutta un’altra storia.

Per tre degli imputati, l’ ufficiale nazista Gerard Sommer e i sottufficiali Geory Rauch e Karl Glopler, coloro che ordinarono il rastrellamento e l’eccidio, infatti, la condanna è momentaneamente annullata. Il sostituto procuratore generale, Vittorio Garino, ha chiesto un nuovo processo d’appello. Motivo? I quattro soldati semplici che testimoniarono contro i tre militari dovrebbero essere indagati anche loro. Quindi, testimonianza nulla.

«Devo fare quello che mi dice la mia coscienza – ha detto il Pg Garino – nonostante i fatti contestati agli imputati siano gravissimi e raccapriccianti». Mancherebbe, secondo il pg, «la prova della loro presenza fisica a Sant’Anna di Stazzema». E soprattutto, nel processo sono stati «sentiti come testimoni quattro soldati semplici nazisti che parteciparono ai rastrellamenti e che, quindi, dovevano essere ascoltati con le maggiori garanzie riservate alle persone che hanno la qualità di coindagato».

Cavilli giuridici che sbattono la porta in faccia alla richiesta di verità e giusitizia che tutti si attendono dopo sessant’anni. E invece no, ai rappresentanti delle parti civili che si trovavano in aula, dalla Regione Toscana alla provincia di Lucca, dal Comune di Stazzema fino ad alcuni superstiti dell’eccidio, è toccata la pena di dover sentire anche una richiesta di annullamento. D’altra parte, nessuno dei nazisti imputati ha mai espresso alcun pentimento. Solo un soldato, Adolf Beckert, dopo una conversione religiosa, decise di parlare.

La prima sezione penale della Corte di Cassazione emetterà il suo verdetto giovedì mattina. Intanto, però, si sono già scatenate le reazioni del mondo politico e civile. E anche dei sopravvissuti: «Ho testimoniato più volte, adesso lo Stato deve darci giustizia e verità. Solo questo vogliamo, non abbiamo mai chiesto nessun risarcimento». A parlare è Mauro Pieri che quel giorno di agosto del ’44 aveva 12 anni: «Sono stato portato al chiuso – racconta – con mia madre che aveva 35 anni, mia sorella di 10 e i miei due fratelli di 9 e 3 anni: sono sopravvissuto tra i cadaveri solo perchè mi hanno creduto morto. Ho preso una revolverata e otto schegge di bomba. Oltre mia mamma e i fratelli i nazisti mi hanno ucciso 41 parenti». «La verità sulla strage di Sant’Anna di Stazzema è mancata per 60 anni – afferma il sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Michele Silicati – adesso è una vergogna che la Procura della Cassazione abbia chiesto di annullare le condanne per i tre nazisti».

«Sconvolti e indignati» anche il capogruppo Prc a palazzo Madama Giovanni Russo Spena e la senatrice Lidia Menapace, ex partigiana.

Pubblicato il: 06.11.07
Modificato il: 06.11.07 alle ore 17.49

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70389

La torcia olimpica che vi brucia il disco rigido

Va bene, lo so, è notizia vecchia. Però, duro a morire, questo allarme sul virus che brucia l’hard disk, sta ancora circolando allegramente. Noi l’abbiamo ricevuto via e-mail proprio da.. un nostro parente! E’ una bufala, ma è bene ribadirlo per quanti non ne sono al corrente, onde evitare inutili “coccoloni”. E poi non dite che non pensiamo alla vostra salute!
mauro


E’ l’ennesima variante del “bufalovirus”

[ZEUS News http://www.zeusnews.it/ – 04-02-2006]

So che ai lettori che mi seguono da un po’ di tempo può sembrare un avviso inutile, ma a giudicare dalle segnalazioni preoccupate che ricevo, è comparsa e sta dilagando l’ennesima variante del Bufalovirus. E’ specificamente un Bufalovirus subjectii, da distinguere dal suo consimile Bufalovirus mittensis. Eccone il testo:

Avviso!!!! ALLERTA Virus
Ricevo e ritrasmetto questo messaggio.
PER FAVORE FAI CIRCOLARE QUESTO AVVISO TRA I TUOI AMICI E CONTATTI
Nei prossimi giorni dovete stare attenti a non aprire nessun messaggio chiamato “invitation”, indipendentemente da chi lo invia, è un virus che “apre” una torcia olimpica che brucia il disco rigido del pc. Questo virus verrà da una persona che avete nella lista dei contatti, per questo dovete divulgare questa mail, è preferibile ricevere questo messaggio 25 volte che ricevere il virus ed aprirlo. Se ricevete un messaggio chiamato “invitation” non lo aprite e spegnete immediatamente il pc. È il peggior virus annunciato dalla CNN classificato da Microsoft come il virus più distruttivo mai esistito. Questo virus è stato scoperto ieri pomeriggio da MCAfee è non c’è soluzione ancora per questo virus. Questo virus distrugge semplicemente il Settore Zero del disco rigido dove l’informazione vitale è nascosta. Invia questa mail a chi conosci, copia questa posta e spediscila ai tuoi amici e contatti e ricorda che se lo invii a tutti loro, ci beneficeremo tutti noi.
Circola anche una variante, con un testo leggermente diverso, nella quale il titolo al quale bisogna fare attenzione è italianizzato in “Invito”.

Ripeto, confermo, sottolineo e ribadisco: è una bufala. Non esiste alcun virus che apre torce olimpiche o brucia dischi rigidi, e non è assolutamente il caso di spegnere il computer se ricevete un messaggio che ha il titolo indicato: spegnere il computer di botto può rendere Windows instabile (ok, ok, più instabile) e farvi perdere dati.

Non esiste alcun annuncio da parte di CNN, né alcuna classifica di Microsoft, né alcuna scoperta da parte di McAfee riguardante un virus come quello descritto. Ci sono in giro moltissimi altri virus, ma non li si può riconoscere dal titolo: per queste cose si usano prodotti appositi, denominati antivirus.

Questo ennesimo caso di Bufalovirus si aggiunge alla già lunga lista di falsi allarmi analoghi, documentata nel mio Servizio Antibufala, e a parte l’immagine spettacolare della torcia olimpica che brucia il disco rigido e l’italiano particolarmente sgrammaticato (forse una pessima traduzione dal francese, a giudicare dal tipo di errori) non ha alcun elemento di novità rispetto a tutti i precedenti.

L’allarme, quindi, non va inoltrato assolutamente. Semmai dovreste scrivere a chi ve l’ha mandato di informarsi meglio prima di inoltrare allarmi inutili. Educare è il modo migliore per debellare queste scocciature.

Why not, spunta la P2

Anche De Magistris?

Nel dossier anche i nomi di Rutelli, Pisanu e Alemanno

di
Marco Menduni
Ferruccio Sansa

Pubblichiamo alcuni stralci della relazione di Gioacchino Genchi, l’esperto nominato dal pm Luigi De Magistris. Il consulente appena silurato dalla Procura di Catanzaro insieme con il capitano dei carabinieri che aveva seguito l’inchiesta Why Not. Sono 22 pagine in cui compaiono i nomi di tutti i protagonisti dell’indagine. Quelli noti e quelli, fino a oggi, mai emersi: Romano Prodi, Clemente Mastella, Lorenzo Cesa. Ma anche Francesco Rutelli, Giuseppe Pisanu e Gianni Alemanno. Fino al giornalista Renato Farina e al presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini.

Ma la questione forse più allarmante è quella legata al centro intercettazioni della Wind. Con un collegamento immediato ed esplicito all’affare Telecom e allo spionaggio sulle utenze telefoniche. Una relazione che analizza ogni contatto telefonico. Che grazie ai grafici chiarisce i legami tra i protagonisti della vicenda. In fondo quella firma, Gioacchino Genchi, l’uomo che due giorni fa – dopo l’avocazione dell’inchiesta di De Magistris da parte della procura generale (di fatto, la spoliazione del pm titolare) – è stato silurato. Così come il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo.

L’ACCENTO SU MASTELLA
La relazione del perito Genchi riporta diversi contatti scomodi del ministro della Giustizia Mastella. Il Guardasigilli parla ripetutamente con uno dei principali indagati dell’inchiesta, Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria. Non solo: il ministro, secondo la consulenza di Genchi, ha «intensi rapporti» con Luigi Bisignani, anch’egli indagato. Ma ecco cosa scrive la relazione: «Le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra Antonio Saladino e il senatore Clemente Mastella hanno evidenziato rapporti molto confidenziali tra i due… in occasione del contatto telefonico delle 11,37 del 16 marzo 2006 Mastella chiama Saladino e gli chiede di incontrarlo… Saladino gli dice che non può raggiungerlo e gli segnala l’opportunità di incontrare un suo amico “un grande costruttore”, che era “pure amico del generale”, “amico suo, amico mio”». Ma non basta. Scrive Genchi: «Proprio dalle risultanze della consulenza tecnica sugli sviluppi dei dati di traffico telefonico sono emersi, tra gli altri, gli stretti rapporti delle utenze di Luigi Bisignani e del senatore Clemente Mastella». È lo stesso perito che fa un ritratto dell’interlocutore di Mastella: «Luigi Bisignani, come risulta dalle cronache, è risultato iscritto “attivo” alla loggia P2 di Licio Gelli con tessera numero 203». Ancora: «Bisignani risulta altresì condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione nel processo milanese per la maxi tangente Enimont».
GLI AMICI DI SALADINO
Il pomeriggio del 9 marzo 2006, prima di una telefonata a Mastella, Saladino invia un sms critico nei confronti del candidato premier (poi eletto): «Berlusconi ha fatto piangere gli americani, Prodi farà piangere gli italiani». Destinatari del messaggio sono politici di tutti gli schieramenti e figure di primo piano delle forze dell’ordine. Come l’ex ministro Gianni Alemanno (An), il generale della Finanza Michele Adinolfi e lo stesso Mastella. A pagina 4 della consulenza si trova anche il nome dell’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu: «L’importanza del Saladino e la considerazione in cui era tenuto dalle più alte cariche dello Stato emerge dalle numerose segnalazioni trasmesse e ricevute per raccomandare poliziotti, carabinieri e finanzieri. Significativa è l’intercettazione del 9 marzo 2006, ore 14,59, in cui Antonio Salis, segretario particolare del ministro Pisanu, rassicura Saladino del buon esito della segnalazione di un carabiniere assegnato alla Regione Emilia Romagna».
IL PREMIER ROMANO PRODI
A pagina 9 della relazione del perito è scritto: «Antonio Saladino ha mantenuto ottimi rapporti e interessi di varia natura con i più diretti collaboratori dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri, professor Romano Prodi. Le stesse considerazioni valgono per il deputato Sandro Gozi, proclamato deputato il 28 aprile 2006 e componente, dal 6 giugno 2006, della Commissione Affari Costituzionali della Camera, in sostituzione del deputato Romano Prodi, nominato presidente del Consiglio». Ancora: «Dalle altre acquisizioni di tabulati la sim gsm intestata alla Delta spa riconducibile al deputato professor Romano Prodi è risultata in contatti telefonici con le utenze fisse e cellulari di Franco Bonferroni, Antonio Saladino, Francesco De Grano, Piero Scarpellini e Sandro Gozzi». Dalle memorie dei cellulari sequestrati a Saladino, racconta il perito, emerge un numero memorizzato alla voce “Romano Prodi cellulare”. Ma il punto più delicato per il premier, a parte la frequentazione con Saladino, potrebbe essere un altro.
IL VALZER DEI TELEFONINI
Il cellulare che, secondo il perito, «sarebbe in uso al deputato Romano Prodi (che infatti anche ieri sera, come verificato dai cronisti del Secolo XIX risponde al telefono indicato nella relazione, ndr)», era intestato a una società privata, la Delta spa. Scrive ancora Genchi: «La Delta spa era intestataria delle quattro sim gsm cedute il 21 ottobre 2004 allo staff di Prodi… Gli aspetti più inquietanti dell’accertamento sulle schede della Delta spa riguardando l’attivazione, l’intestazione e l’imputazione fiscale e finanziaria delle sim gsm alla Delta. Infatti la Delta – come segnalato dal consulente – è risultata fornitrice di servizi alla Consip Spa… La Delta quindi era l’intestataria delle quattro sim cedute allo staff di Prodi ed era al contempo la fornitrice di servizi di telefonia pubblica della gara Consip». Lo stesso consulente, però, fa un distinguo: «Le stesse utenze risultano, però, volturate alla “Associazione l’Ulivo i Democratici”.
IL VICEPREMIER RUTELLI
Ma ci sono anche altri personaggi di spicco della politica italiane nella relazione del perito silurato dall’inchiesta. «Numerosi sono pure i contatti telefonici – scrive infatti Genchi – tra Antonio Saladino e Francesco Rutelli, del quale il Saladino aveva anche annotato i riferimenti delle utenze di diversi cellulari, dell’abitazione e degli uffici di partito». Ma sarebbe un errore, afferma lo stesso perito, cercare di dare una coloritura politica a Saladino. «Con il più assoluto e totale trasversalismo politico, Saladino si è posto nelle condizioni di potere di dare e pretendere qualunque tipo di favore o di servigio dai diversi soggetti (politici, ministri, pubblici funzionari) appartenenti ai diversi schieramenti, con i quali di volta in volta è entrato in contatto». Così Saladino,che pure ha molti contatti con il vicepremier, in altre intercettazioni «esprime pesanti considerazioni critiche nei confronti di Rutelli».
L’INTRECCIO CON TELECOM
I contatti del guardasigilli con Luigi Bisignani aprono anche un nuovo collegamento. Bisignani è in frequente collegamento con Mastella e il generale della Finanza Walter Cretella Lombardo. «Ma hanno destato un certo allarme – prosegue il perito – i contestuali, intensi e numerosissimi contatti telefonici tra le utenze di Bisignani e le utenze personali e di servizio di Salvatore Cirafici, ex ufficiale dei carabinieri e direttore Corporate Governance di Wind spa». Il nome di Cirafici non dice molto ai non addetti ai lavori. «Ma Cirafici è il capo struttura che si occupa della gestione di tutte le richieste di intercettazioni telefoniche, accertamenti e tabulati, inviate da tutte le autorità giudiziarie italiane. Non esiste acquisizione di tabulati, richiesta di intercettazioni, accertamenti anagrafici da qualunque autorità giudiziaria che non venga portata a conoscenza della struttura aziendale diretta da Cirafici». È un passaggio fondamentale, perché lascerebbe intendere la possibilità dell’associazione di conoscere i nominativi delle persone intercettate e, di conseguenza, a carico delle quali sono in corso delle indagini.
LE INDAGINI SPIATE
Un esempio? Lo riporta ancora Genchi, quando parla dei contatti telefonici di Cirafici con i cellulari della Global service e di Lorenzo Cesa, il segretario dell’Udc, «che poca attinenza paiono avere con le garanzie di riservatezza chieste alle funzioni esercitate da Cirafici, anche con riguardo alle indagini che diverse procure italiane hanno eseguito e stanno eseguendo sulla Global Service e sul deputato Lorenzo Cesa». Ancora: «È però accaduto che, processati i dati di traffico delle utenze del Bisignani e rilevati gli intensi rapporti col Cirafici, le utenze di quest’ultimo hanno evidenziato circolari rapporti telefonici con utenze già nella disponibilità di Fabio Ghioni, Luciano Tavaroli, Marco Mancini, Tiziano Casali, dei quali è stato accertato in sede cautelare il coinvolgimento in vicende spionistiche, finora limitate al gruppo Telecom».
LO SFOGO DI GENCHI
Queste le carte di Genchi. Il perito allontanato da un’indagine che ha puntato, forse, troppo in alto. Sul sito internet del perito Genchi, allontanato dalle indagini senza troppi riguardi, è anche apparso uno sfogo personale. «Hanno conteggiato tutti i costi sostenuti dalla Procura Generale di Catanzaro, e hanno detto che quelle erano le liquidazioni di De Magistris per le mie parcelle. Nientemeno. Perché sia chiaro – e sfido chiunque a dimostrare il contrario –: il giudice De Magistris non mi ha ancora liquidato un solo centesimo di euro per il mio lavoro. Nemmeno il rimborso del traghetto da Messina a Villa San Giovanni. Sapevo, inoltre, che accettare i suoi incarichi non mi avrebbe arrecato alcun vantaggio. Avrei potuto continuare ad occuparmi di rapine, mafia ed omicidi. Mi chiedo se sia anche per questo che qualcuno voglia fermarmi. Non ho paura delle minacce e ho la coscienza a posto. Ho sempre messo nel conto i rischi del mio lavoro. Invero, non avevo mai considerato quello di essere sequestrato, a scopo di estorsione. Con i milioni di euro che Mastella mi attribuisce di avere ricevuto da De Magistris, andare in Calabria diventa pericoloso anche per questo! A parte l’ironia, questo è il mio lavoro e ne sono fiero».
la relazione di Genchi, in formato PDF

Le cause strane: anche Dio a processo


Un professore di diritto ha selezionato le 20 vicende giudiziarie del mondo piu’ bizzarre

Un detenuto ha chiesto i danni al Signore per non averlo tolto dai guai. Una donna contro il marito: mai orgasmi

LONDRA – Chi frequenta abitualmente uno studio legale sa che a volte le persone si rivolgono a un avvocato per i casi più strani. Capita poi che alcuni di queste bizzarre controversie diventino delle vere e proprie cause legali. Il quotidiano inglese The Times ha chiesto a Gary Slapper, un noto professore di diritto che ama conoscere gli aneddoti più divertenti discussi nei tribunali di tutto il mondo, di stilare una sorta di classifica delle 20 cause legali più bizzarre della storia. E’ inutile sottolineare che molte di queste controversie, sebbene siano state discusse in normali processi, siano state presto archiviate.

TV E ORGASMO – La prima causa ricordata da Slapper fu intentata nel 2004 dall’ americano Timothy Dumouchel contro una tv locale, perché secondo il cittadino di Fond du Lac, paese del Wisconsin, questa rete televisiva era colpevole dell’obesità di sua moglie e della “accidiosa teledipenza” di suo figlio. Dumouchel tentò di difendere così le sue ragioni: “Sono un accanito fumatore e bevitore e mia moglie è un’obesa perché da circa 4 anni guardiamo la tv ogni giorno». Ben presto questa causa fu archiviata. Segue tra gli aneddoti raccolti dal professor Slapper la storia di una donna brasiliana che fece causa al suo partner perché quest’ultimo non le faceva raggiungere mai l’orgasmo. La donna, originaria della cittadina carioca di Jundiai, affermava che il suo compagno era solito interrompere le prestazioni sessuali dopo aver raggiunto un precoce piacere, lasciandola sempre insoddisfatta.

PARCELLA SALATA E RAPPORTI POCO ORTODOSSI – La terza controversia narrata da Slapper ha come protagonista l’avvocato tedesco Juergen Graefe, che difese un vecchio pensionato di Bonn, in Germania, al quale lo Stato tedesco nel 2004 aveva erroneamente presentato una multa di 287 milioni di euro per non aver pagato le tasse. L’avvocato riuscì facilmente a dimostrare l’errore visto che il suo cliente riceveva una pensione di 17.000 euro. Tuttavia quando presentò la parcella, il pensionato rimase di stucco: l’avvocato chiedeva ben 440 mila euro, sottolineando che aveva fatto risparmiare al vecchio pensionato quasi mezzo milione di euro. Segue il caso che vide coinvolto un uomo dello Yorkshire, che con la sua impresa di demolizione distrusse, a scopi personali, un palazzo in disuso e rubò 24 tonnellate di rotaie nella stazione di Cleckheaton. L’uomo ammise le colpe, ma sottolineò che il lavoro era stato fatto per ordine di una terza società, che risultò sconosciuta e riuscì a ottenere l’archiviazione del caso. Tra i casi più bizzarri vi è anche quello che vide protagonista una donna del Massachusetts che, senza il consenso del suo uomo, durante un rapporto sessuale poco ortodosso provocò la frattura del suo pene. La Corte archiviò il caso, affermando che sebbene in casi estremi la condotta sessuale può essere sanzionata, questa volta si trattava di una semplice negligenza.

CAUSA A DIO – La storia forse più inverosimile è quella che vide come protagonista nel 2005 Pavel M, un prigioniere romeno, in carcere per 20 anni a causa di un omicidio. L’uomo ebbe la brillante idea di far causa niente meno che a Dio colpevole secondo Pavel di non aver rispettato le sue promesse. Infatti secondo il prigioniero, egli con il battesimo avrebbe stipulato con il Creatore un accordo: questo prevedeva che in cambio di preghiere, il Signore lo avrebbe tolto dai guai. A distanza di tanti anni Pavel M. si sentiva truffato.

GLI ALTRI CASI – Anche i successivi casi appaiono sorprendenti: si va dalla causa da 200 milioni di euro intentata dall’astrologa russa Marina Bai contro la Nasa, colpevole di aver distrutto “l’equilibrio dell’Universo” con l’operazione spaziale “Deep Impact” alla recente controversia presentata ad una corte indiana che ha dovuto stabilire se un condom che vibra, chiamato “Crezendo” sia un contraccettivo o un giocattolo sessuale (in India è proibito ogni sex-toy). Nella lunga top 20 presentata dal Times si distinguono anche la storia di un uomo cinese di Shanghai che dopo aver messo in vendita la sua anima online si trovò a discutere in tribunale sulla legittima proprietà del suo spirito, quella del cittadino americano Frank D’Alessandro che intentò nel 2004 una causa da circa 5 milioni di dollari contro la città di New York perché mentre stava effettuando i suoi bisogni in un bagno pubblico il water esplose procurandogli “fastidiose” disfunzioni e dolorose ferite e quella di un genitore cinese, originario di Zhengzhou a cui una corte dell’ex celeste impero proibì di aggiungere al nome del proprio figlio il segno “@”. Secondo la corte cinese infatti ciò non era possibile perché tutti i nomi devono avere la possibilità di essere tradotti in mandarino.

Francesco Tortora
06 novembre 2007

Addio Biagi, testimone del tempo


SI E’ SPENTO UN UOMO VERO, LIBERO E SCOMODO

Addio Biagi, testimone del tempo
Napolitano: “Grande voce di libertà”
Il giornalista e scrittore aveva 87 anni, è stato anche direttore de Il Resto del Carlino. Era ricoverato in una clinica milanese da una decina di giorni.
Le ultime parole alla famiglia: “Ho bisogno di voi”. Le figlie: “E’ stato un patriarca”. I funerali giovedì a Pianaccio, nel bolognese

Milano, 6 novembre 2007 – E’ morto pochi minuti dopo le otto il giornalista Enzo Biagi.

Nato nell’agosto del 1920 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, era ricoverato a Milano presso la clinica Capitanio da venerdì 26 ottobre per accertamenti di routine che, successivamente, aveva reso necessaria una degenza più lunga del noto giornalista per subentrate complicazioni.

Nella mattinata di venerdì le condizioni di Biagi si erano aggravate, poiché ai problemi cardiaci si erano aggiunti problemi renali e polmonari. Ma anche questa ennesima crisi era stata superata “combattendo come un leone”, come avevano riferito le figlie Bice e Carla che in questi ultimi giorni non lo avevano mai lasciato.

Questa mattina, però, nonostante i miglioramenti degli ultimi giorni, la situazione era tornata nuovamente ad aggravarsi tant’è che le figlie, raggiungendo in torno alle 7 l’ospedale, non avevano voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

Enzo Biagi ha vissuto come un regalo della vita la possibilità di riprendere negli ultimi mesi il proprio lavoro di sempre come giornalista anche televisivo. Lo ha detto la figlia Bice di fronte alla camera ardente. “Ha avuto dei grandissimi dolori privati, negli ultimi anni, ma la vita gli ha dato un ultimo regalo – ha detto Bice – perché pochi mesi fa ha potuto riprendere, per qualche mese, il lavoro che aveva fatto tutta la vita”.

Bice, insieme alla sorella Carla, ha voluto ricordare in particolare il periodo trascorso dal padre come partigiano. “Ha sul petto il distintivo di Giustizia e Libertà, era una delle cose a lui più care, di cui parlava di più. Anche questo mi piace ricordare”. Bice ha riferito che l’ultima frase pronunciata ieri sera da Biagi alle figlie è stata: “Ho tanto bisogno di voi”. La figlia Bice ha concluso definendo il papà “una persona per bene e coerente”.

“Si è addormentato sereno. Aveva previsto tutto come al solito. Ci ha fatto dormire qualche ora e poi gli siamo stati tutti accanto fino all’ultimo”. Lo ha detto Bice Biagi, ai microfoni del Tg1. “Mi rendo conto – ha detto visibilmente commossa – voi ricordate Enzo Biagi, io mio padre. Grazie a tutti quelli che ci sono stati vicino”.

Vorrebbe che fosse ricordato per quello che era: “Una persona onesta”. Carla Biagi ha assicurato che un figlio “non potrebbe chiedere di più”. Perchè “sicuramente è stato una persona per bene e coerente, un esempio per la famiglia e, mi rendo conto, anche per qualcun’altro”. “Ha sul petto il distintivo di giustizia e libertà – ha sottolineato Carla – perchè era una delle cose più care di cui parlava di più, ossia dei partigiani, e anche questo mi piace ricordarlo”.

Sono stati il giornalista e scrittore Enzo Zavoli, il direttore del Sole24Ore Ferruccio De Bortoli e l’avvocato matrimonialista Cesare Rimini le prime persone, oltre ai familiari, che hanno visitato questa mattina la salma di Enzo Biagi, morto poco dopo le otto. “Era il più grande amico” ha detto Rimini visibilmente commosso all’ingresso della clinica Capitanio di Milano.

Per De Bortoli, Enzo Biagi era “un grande amico, un padre, un fratello maggiore che ci ha insegnato la passione per questo lavoro, la libertà che a volte ha un costo”.
Secondo il direttore del Sole24Ore, Biagi è rimasto fino all’ultimo “il cronista che conoscevo. Ha scherzato fino alla fine. Se avesse avuto un blocchetto – ha concluso – avrebbe raccontato questi giorni. Ci ha lasciato una grande serenità”

I funerali di Enzo Biagi avranno luogo giovedi’ a Pianaccio alle 11, il piccolo borgo di Lizzano in Belvedere, sull’appennino bolognese, dove era nato. La camera ardente alla clinica Capitanio di Milano, con accesso attraverso l’ingresso di via Quadronno, è aperta sia oggi che domani. Poi, giovedi’ mattina, il feretro sara’ trasferito a Pianaccio per i funerali.

Giornalista, saggista e conduttore televisivo, Enzo Biagi è considerato uno dei più autorevoli giornalisti italiani, il cronista che ha accompagnato, raccontandola, la storia d’Italia per oltre mezzo secolo. Ha lavorato per la Rai
e per i maggiori quotidiani e settimanali italiani, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale
nuovo al Resto del Carlino, da Panorama all’Espresso, da Epoca ad Oggi, pubblicando più di ottanta libri.