Archivio | novembre 7, 2007

I musulmani-schiavi che piacciono agli Usa


ARABIA SAUDITA & ARABIA ROMANA

Nei giorni scorsi Romano Prodi e Joseph Ratzinger hanno ricevuto a Roma il re dell’Arabia Saudita. Un regime medievale e sanguinario. L’analisi che segue fu pubblicata sul Cronista del 2 ottobre 2001, ma potrebbe essere stata scritta oggi. A dimostrazione che la parte malsana dell’ecumene, né gli uomini che la gestiscono, non dànno alcun segno di miglioramento.

Il presidente americano George Bush ha diviso il mondo islamico in Paesi buoni e cattivi. La palma dei buonissimi spetta all’Arabia Saudita. Perché? Innanzitutto perché l’Arabia Saudita ospita da sempre le forze di occupazione americane. Secondo: perché l’Arabia è il primo esportatore di petrolio del mondo (dal petrolio ricava il 90% delle proprie risorse) e ha il 25% delle riserve del Pianeta. Qualcuno argomenta che le società petrolifere che sfruttano tanto oro nero sono discretamente controllate da società made in Usa: insomma, i padroni del petrolio sono i petrolieri texani, Bush in testa, ma questo è un dettaglio che aggiunge poco alla sudditanza totale dell’Arabia agli Stati Uniti.

Se dunque l’Arabia è il modello di Paese additato ai musulmani cattivi che vogliono redimersi, vediamone i tratti salienti.

Regno indipendente (nel senso che dipende solo dagli Usa) dal 1932, l’Arabia ha meno di 20 milioni di abitanti, al 35% analfabeti. Saper leggere e scrivere e correttamente esprimersi gli servirebbe a poco, perché l’Arabia è uno Stato totalitario in cui sono vietati i partiti politici ed è messa al bando ogni forma di critica al regime. Le sanzioni sono terribili: torture, mutilazioni, lapidazioni, centinaia di esecuzioni capitali ogni anno. Vittime della repressione sono soprattutto i lavoratori immigrati dal terzomondo.

Al confronto con i despoti dell’Arabia Saudita, i talebani afgani sono gentiluomini pacifisti e ultratolleranti.

La mancanza di libertà civili spiega perché l’opposizione sia clandestina e abbia il proprio quartier generale a Londra. Qui, nel 1994, è nato il Cdlr (Comitato per la difesa dei diritti legittimi), che si batte per l’instaurazione in Arabia di un regime democratico. Ovviamente gli Usa bollano il Cdlr come covo eversivo: le battaglie per le libertà democratiche sono legittime soltanto quando hanno la benedizione del governo americano e si svolgono sotto la sua direzione. Cautela comprensibile: un regime democratico potrebbe mettersi in testa di far pagare eque tasse alle società americane che sfruttano il petrolio arabo o, peggio, nazionalizzarle.

Da sempre è al potere la famiglia El Saoud (base tribale: Nejd), alleata con gli ulema, usciti soprattutto dalla famiglia di Mohamed Ibn Abdel Wahhah, fondatore del wahhabismo, dottrina puritana. È una dinastia sanguinaria che impera grazie a una polizia folta di torturatori e di briganti in divisa. L’unica libertà lasciata ai sudditi è quella di figliare: il tasso di natalità è del 4%, tra i più alti del mondo. Altre distrazioni non sono consentite: i canali televisivi nazionali fanno vomitare e issare un’antenna parabolica per ricevere quelli stranieri (per esempio Al-Jazeera, la libera televisione in lingua araba che trasmette dal Qatar) è un reato. È un reato anche andare al cinema: infatti l’Arabia è l’unico Paese al mondo in cui è vietato aprire una sala cinematografica.

L’Arabia era un Paese ricchissimo (nel senso che i suoi despoti erano ricchissimi) sino a qualche anno fa. Dagli anni Ottanta è un po’ in crisi. Il motivo è la dissipazione eccessiva delle risorse pubbliche a vantaggio dei padroni stranieri e dei satrapi interni. Un terzo del bilancio statale se ne va in armi. L’Arabia ha più aerei militari che piloti attivi! Sugli acquisti di armi la famiglia reale ha una tangente del 30-40%. Secondo il mensile americano Fortune il re ha un patrimonio personale di svariate decine di miliardi di dollari. La corte deve mantenere 5.000 nobili, tra principi e principesse. La reggia è una versione peggiorativa della reggia di Versailles alla vigilia della rivoluzione francese. Ma qui, ammonisce Bush, di rivoluzione non se ne parla.

Le crisi speculative sul mercato del petrolio, con il loro altalenare dei prezzi, si ripercuotono su conti statali già provati dalle ruberie. E questa è la ragione che spinge l’Arabia a usare ogni mezzo, lecito e illecito (ma soprattutto illecito) per imporre agli altri produttori di petrolio un calo delle loro produzioni, in modo che i prezzi restino elevati.

Il re estende la propria influenza sui media internazionali. Ha acquisito la United Press International, poi Al Hayat, uno dei principali quotidiani del Medio Oriente, poi Mbc, rete tivù basata a Londra (che controlla Ana, Arab Network of America, in Usa). Tramite l’uomo d’affari Al Walid Ben Talad (che il Silvio Berlusconi politico ha ricevuto a Palazzo Chigi con gli onori riservati a un capo di Stato), il regime sanguinario d’Arabia Saudita è diventato – a metà degli anni Novanta – socio del Silvio Berlusconi imprenditore, acquistando il 4,1% delle televisive di Mediaset.

Osama Bin Laden è nato in Arabia Saudita, dove voleva fare politica e criticava gli Usa. Indovinate perché ne è stato cacciato.

fonte: http://www.ilcronista.org/arabia071107.htm

Genova, il 17 novembre si torna in piazza

Non ci saranno sigle e bandiere in testa al corteo che sabato 17 novembre sfilerà per le strade di Genova. Solo uno striscione, «La storia siamo noi». La storia, la conosciamo tutti. É quella del luglio del 2001 quando la manifestazione contro il vertice del G8 si trasformò in una tre giorni di abusi e violenza da parte della polizia e si chiuse con la tragica morte di Carlo Giuliani.

Oggi, sei anni dopo, il processo è ancora in corso. Anzi, i processi in corso sono due: uno volto ad accertare le responsabilità della polizia nel massacro della scuola Diaz, l’altro contro 25 manifestanti accusati di aver devastato e saccheggiato Genova. Il primo è ancora lontano da vedere la fine, nonostante alcuni poliziotti abbiano ammesso la «macelleria» di quel giorno di luglio. L’altro, invece, è ormai agli sgoccioli e sugli imputati pesa la richiesta della Procura che ha proposto una pena di 225 anni di reclusione per i 25 colpevoli.

Per questo, si torna a Genova, «per mobilitarci contro chi devasta la nostra storia e saccheggia le nostre vite», come recita il comunicato delle realtà promotrici della manifestazione. Il corteo sfilerà per «impedire che 25 persone a Genova paghino, con secoli di carcere e milioni di euro, la volontà di rivalsa sul fatto che 300 mila persone scesero in piazza nel 2001 contro i padroni del mondo». Non solo, dice il comitato promotore che ha anche il sostegno di Haidi Giuliani, senatrice del Prc e madre del ragazzo ucciso a Genova, le imputazioni a carico dei 25 «non diventino un’ipoteca sulla libertà di manifestare di tutti i movimenti».

Il comitato invita già da ora le autorità a mediare con Trenitalia per ottenere treni speciali e tariffe scontate. «Mi auguro che sia una grande manifestazione», ha detto Giuliano Giuliani, padre di Carlo, che ha rinnovato anche il suo appello affinché «il Parlamento istituisca la commissione parlamentare d’inchiesta per contribuire alla verifica degli illeciti compiuti dalle forze dell’ordine e dalla catena di comando».

La manifestazione del 17 novembre partirà alle ore 15 dalla Comunità di San Benedetto al Porto, per raggiungere poi Piazza De Ferrari, il luogo dove il G8 ha tenuto il suo vertice nel 2001.

Pubblicato il: 07.11.07
Modificato il: 07.11.07 alle ore 18.30

"Bamboccioni" sì, ma non per scelta


Nel 2006 i celibi fra i 18 e i 34 anni che vivono “con almenoun genitore” hanno oltrepassato il 60%. Nel 2005 erano 59,5%

Di sicuro lontani da politica e religione

Tra loro – rivela il rapporto Istat 2006 “la vita quotidiana” -diminuiscono quelli che possono contare su uno stipendio

di SALVO INTRAVAIA

AUMENTANO i ragazzi che, per scelta o necessità, rimangono a vivere in casa dei genitori. Ma non solo. I giovani del nostro Paese marcano sempre di più le distanze dalla politica e dai luoghi di culto. E’ il quadro dei ragazzi italiani che emerge dall’ultima indagine Istat su, relativa al 2006, “La vita quotidiana”. Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente, le preoccupazioni del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa – condite con la discussa definizione di “bamboccioni” – sono destinate ad aumentare. Nel 2006 i giovani celibi di età compresa fra i 18 anni e i 34 anni che vivono “con almeno un genitore” hanno oltrepassato la soglia del 60 per cento. Nel 2005 erano 59,5 su 100.

Ma nel ponderoso volume pubblicato ieri, che prende in considerazione un po’ tutti gli aspetti della vita quotidiana (vacanze, tempo libero, stili alimentari, sport, ed altro), l’istituto nazionale di statistica mette a disposizione anche i numeri che possono spiegare le probabili motivazioni di tanto attaccamento a mamma e papà. Infatti, l’aumento dei ragazzi che restano in famiglia è accompagnato dal decremento (dal 47,7 al 46,7 per cento) dei giovani che hanno la fortuna di potersi definire “occupati” e poter contare su uno stipendio. E dal parallelo incremento, pari a due punti percentuali, di coloro che si definiscono in “cerca di occupazione”.

Sembrerebbe quindi, almeno stando ai numeri, che i nostri giovani non siano affetti da “mammismo acuto” bensì dall’impossibilità di sostenersi anche quando non si è più ragazzini. Un popolo, quello dei 18/34enni che condivide ancora lo stesso tetto dei genitori, formato da 7 milioni 368 mila individui con netta prevalenza di uomini: oltre 4 milioni e 200 mila.

E accanto alle difficoltà di trovare un lavoro e una casa per andare a vivere da soli, fra i giovani, cresce anche la sfiducia nella politica. In appena 12 mesi il numero di coloro che “non si informano mai di politica” fa registrare un netto balzo in avanti. Fra i 18/19enni addirittura di 3 punti e mezzo: dal 32 al 35,4 per cento. Meno marcati, anche se consistenti, gli incrementi fra i 20/24enni e i 25/34enni. Il motivo di tanta lontananza dai palazzi della politica è presto detto. Alla maggior parte la politica “non interessa” proprio. Ma sono parecchi coloro che dichiarano espressamente la loro “sfiducia nella politica”, sentimento che attanaglia il 28,3 per cento dei 25/34enni, e quelli che la considerano troppo “complicata”.

Un senso di sfiducia che si allarga anche alla religione. Coloro che dichiarano apertamente di non recarsi “mai in un luogo di culto” è in forte aumento, soprattutto fra i giovanissimi di età compresa fra i 14 e 19 anni. Allontanamento da chiese e parrocchie confermato anche dai ragazzi che frequentano i luoghi di culto “almeno una volta a settimana”. Di “frequentatori modici”, fra i 14/17enni, nel 2005 se ne contavano 37,6 su 100. Nel breve volgere di un anno si è bruscamente scesi al 30,6 per cento. Disaffezione che in misura minore colpisce anche i 18/19enni e i 20/24enni. Solo fra i 25/34enni si registra un leggero recupero.

(7 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/istat-giovani/istat-giovani/istat-giovani.html

Blocchi al Dal Molin: Tentato omicidio contro manifestante

Provocazione gravissima durante l’allestimento dei blocchi all’esterno dell’aeroporto Dal Molin.

(7 novembre 2007)

Un militare italiano di stanza all’aeroporto Dal Molin di Vicenza ha tentato di investire più manifestanti che si apprestavano ad allestire i blocchi degli accessi all’installazione militare vicentina.

Un manifestante è stato investito ed è ora all’ospedale di Vicenza. Il militare, di passaggio con la propria auto, si è fermato e ha poi deliberatamente accelerato dirigendosi verso i manifestanti e colpendone uno, per poi fuggire sgommando. Secondo l’avvocato che tutela il movimento No Dal Molin, dalle testimonianze raccolte sul fatto, l’azione è stata deliberata: si potrebbe perciò configurare il reato di tentato omicidio ed omissione di soccorso.

Il militare è attualmente all’interno dell’aeroporto Dal Molin. I manifestanti hanno chiesto alla Digos l’immediata identificazione del militare. Se ciò non dovesse avvenire si verificherebbe anche il reato di omissione da parte delle forze dell’ordine, che sono tenute all’identificazione immediata.

e ancora

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai Vicentini ai blocchi all’esterno dell’ aereoporto e in particolare a Francesco, investito deliberatamente da un auto durante le azioni, augurandogli una pronta guarigione.

Assieme ai movimenti di Firenze contro la guerra e le basi militari lanceremo nei prossimi giorni un segno di lotta visibile, pacifica e determinata in città:
Siamo tutti Vicentini!

martedì 06 novembre 2007

La Rete nazionale di Semprecontrolaguerra

dorianagoracci@hotmail.it

Iniziati blocchi al Dal Molin

Appello alla mobilitazione

(7 novembre 2007)

Nella serata di martedì sono iniziati i blocchi dell’aeroporto Dal Molin all’interno del quale, da alcune settimane, sono iniziate le bonifiche belliche propedeutiche alla realizzazione della nuova base Usa.

Centinaia di persone partite dal Presidio Permanente hanno allestito due blocchi, uno all’ingresso militare e l’altro a quello civile, con l’obiettivo di impedire l’ingresso a coloro che devono realizzare la bonifica.

Il blocco dei lavori per la realizzazione della nuova base Usa è iniziato. Abbiamo acceso i fuochi e stiamo trascorrendo la prima notte all’aperto, con coperte e sacchi a pelo. Siamo determinati a dimostrare la volontà di tanti vicentini ad impedire la realizzazione della nuova base di guerra.

In questi mesi il sostegno di tante donne e tanti uomini da tutta Italia è stato per noi fondamentale: sapere che intorno a noi c’è una grande rete di solidarietà ci ha dato forza e determinazione. Ora vi chiediamo ancora una volta di mobilitarvi, costruendo iniziative nei vostri territori, presidi davanti alle prefetture e alle basi militari.

Il futuro è nelle nostre mani!

Vi terremo informati sull’andamento dei blocchi.

Vicenza 7 novembre 2007

Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa a Vicenza

fonte: comunicazione@nodalmolin.it

BASE USA DI VICENZA

“Militare investe i dimostranti: un ferito in ospedale”

E’ la denuncia del presidio permanente Dal Molin, che chiede alla Digos l’immediata identificazione del soldato, accusato di “tentato omicidio e omissione di soccorso”

presidio Roma, 7 novembre 2007 – Un militare italiano di stanza all`aeroporto Dal Molin di Vicenza avrebbe tentato di investire alcuni manifestanti che si apprestavano ad allestire i blocchi degli accessi all`installazione militare vicentina. Lo sostiene il Presidio permanente Dal Molin in una nota, secondo la quale un manifestante è stato investito ed è ora all`ospedale di Vicenza.

Il militare, di passaggio con la propria auto, si è fermato e avrebbe “poi deliberatamente accelerato dirigendosi verso i manifestanti e colpendone uno, per poi fuggire sgommando. Secondo l`avvocato che tutela il movimento No Dal Molin, dalle testimonianze raccolte sul fatto, l`azione è stata deliberata: si potrebbe perciò configurare il reato di tentato omicidio e omissione di soccorso”. Il militare è attualmente all`interno dell`aeroporto Dal Molin.

I manifestanti hanno chiesto alla Digos l`immediata identificazione del militare. Se ciò non dovesse avvenire si verificherebbe anche il reato di omissione da parte delle forze dell`ordine, che sono tenute all`identificazione immediata.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/07/45958-militare_investe_dimostranti_ferito_ospedale.shtml

La crociata del Women’s Institute: "Riapriamo subito i bordelli"


Londra, 7 novembre 2007 – Si’ ai bordelli, che garantiscono maggiore igiene e sicurezza alle donne. A chiedere la modifica della legge che vieta le case chiuse in Gran Bretagna non e’ un’associazione di libertini nostalgici bensi’ l’augusto Women’s Institute, ovvero la piu’ rispettata e longeva organizzazione femminile del Regno Unito, nata nel 1915 per coinvolgere le donne nella produzione del cibo da inviare al fronte e per rivitalizzare le comunita’ di campagna. Non esattamente un covo di attentatori alla morale comune, dunque. Cio’ nonostante, il WI ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per l’introduzione delle case d’appuntamento in Inghilterra in modo da tutelare la salute delle prostitute che vi lavorano.

Tutto ha avuto inizio nel paesino di Holybourne, Hampshire, dove i membri locali del WI, impressionate dalle gesta del killer di Ipswich, che lo scorso dicembre aveva ucciso 5 prostitute prima di venir arrestato, decisero di portare la mozione al congresso regionale dell’Hampshire – ottenendo un appoggio quasi assoluto. Da qui la campagna nazionale. ”Cinque giovani donne sono state uccise lo scorso anno”, dice al Times Jean Johnson, 62 anni, coordinatrice della campagna. ”Noi siamo un’organizzazione che guarda sempre al futuro e vogliamo incoraggiare le autorita’ locali a rendere legali dei luoghi dove le prostitute possano lavorare in tutta sicurezza”.

La Johnson, per sottolineare l’urgenza che il provvedimento richiederebbe, ha citato anche un rapporto della polizia secondo cui ben 4,000 donne negli ultimi anni sarebbero state deportate nel Regno Unito e costrette a prostituirsi contro la loro volonta’.

Non solo. Secondo la Johnson, molti membri del WI si sono detti ”allarmati” nell’apprendere che l’intervento delle forze dell’ordine ai danni degli automobilisti che si fermano a contrattare con le lucciole ha molto spesso, come unico risultato, di spingere le prostitute a lavorare in zone meno illuminate e ancor piu’ pericolose. Insomma, per il Women’s Institute, e’ ora di cambiare rotta.

Certo l’argomento e’ pero’ molto delicato. Il governo ha detto che e’ pronto a rivedere la legge in vigore ma solo per spingere le prostutite ad abbandonare l’uso di droghe pesanti. ”Circa il 95 per cento delle donne costrette a stare in strada sono tossicodipendenti”, dice ancora la Johnson. Che cita, immancabilmente, il caso olandese, dove non solo i bordelli sono legali, ma le prostitute che vi lavorano sono obbligatoriamente sottoposte a controlli sanitari.

Ma il governo britannico non e’ poi cosi’ entusiasta: anche la proposta d’istituire dei mini-bordelli – due prostitute e una maitresse – e’ stata infatti accantonata. Secondo il governo, i casi disperati, come le tossicodipendenti, finirebbero comunque in strada visto che non potrebbero ottenere la licenza, e che non ci sono prove evidenti che i bordelli o i distretti a luci rosse garantiscano la salute delle lavoratrici.

La campagna, comunque, e’ appena cominciata. Non e’ la prima volta che il Women’s Institute fa parlare di se’ con iniziative controcorrente: nel 2000 alcune iscritte di mezz’eta’ del WI posarono senza veli dando vita ad un famoso calendario, i cui proventi furono devoluti in beneficenza. Una vicenda che ispiro’ il film ‘Calendar Girls’ con Helen Mirren.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/07/46107-crociata_women_institute.shtml


PROTESTA IN BOLIVIA

Le prostitute si cuciono la bocca:”No alla chiusura dei bordelli”

Da lunedì scorso le lucciole di El Alto sono in sciopero della fame dopo che le autorità locali hanno fatto chiudere i 20 postriboli della cittadina

La Paz, 25 ottobre 2007 – Le prostitute di El Alto, città boliviana vicino alla capitale La Paz, protestano e sono da lunedì scorso in sciopero della fame contro la chiusura dei bordelli, decisa la scorsa settimana dalle autorità locali. Per ottenere la riapertura di almeno uno dei 20 postriboli chiusi, tre prostitute hanno deciso di farsi cucire la bocca.

“La gente deve capire che abbiamo bisogno di lavorare” ha spiegato Lily Cortez, ricordando che martedì notte tante colleghe sono finite in una retata della polizia perchè adescavano i clienti sul marciapiede.
La decisione di chiudere i bordelli di El Alto è stata decisa la scorsa settimana, in seguito alla violenta protesta della popolazione locale che, infuriata, ha preso di mira le decine di locali dove il cliente paga in media il corrispondente di 2,5 dollari.

Ricordando che la prostituzione «non è proibita in Bolivia», la Cortez ha aggiunto: «esigiamo giustizia e rispetto, la nostra dignità non può essere calpestata e i colpevoli di tanta violenza non devono rimanere impuniti».

Guarda il video

La Ue chiede all’Italia la lista dei beni della Chiesa che sono stati esentati dall’Ici

NUOVA TEGOLINA SUL GOVERNO..

Richiesto anche l’ammontare di quanto sarebbe annualmente dovuto se non ci fosse esenzione.
“La Commissione è disponibile ad incontrare – qualora ritenuto utile – le autorità italiane al fine di concordare le modalità di assolvimento della presente richiesta di informazioni”

Bruxelles, 7 novembre 2007 – L’Italia elenchi dettagliatamente i beni della Santa Sede esentati dall’Ici ed anche l’ammontare di quanto sarebbe annualmente dovuto se non ci fosse esenzione. Lo chiede l’Unione europea con la lettera inviata ieri al governo di Roma sulla questione delle agevolazioni fiscali alla Chiesa.

Ecco di seguito le richieste così come elencate dall’Unione: “Si invitano le autorità italiane a fornire alla Commissione ulteriori elementi rispetto alle informazioni già comunicate con la pregressa corrispondenza per permettere alla stessa di finalizzare il proprio esame preliminare delle denunzie ricevute circa la compatibilità dei regimi fiscali in questione con le regole in materia di aiuti di Stato.

In particolare, le autorità italiane sono invitate a comunicare le seguenti informazioni:

a) La ratio e la portata del citato articolo 6 del Dl 137/1998, relativo alla determinazione della base imponibile Irap, con riguardo alla sua compatibilità con le regole in materia di aiuti di Stato, nonché alla sua giustificazione alla luce del sistema fiscale di riferimento.

b) La ratio e portata del citato articolo 159(4) del Dpr 917/1986, nonché la sua giustificazione alla luce del sistema fiscale di riferimento.

c) La lista degli immobili della Santa Sede indicati all’articolo 2 del Dpr 601/1973, l’indicazione del loro valore catastale, nonché dell’Ici che sarebbe annualmente dovuto per l’utilizzo di tali beni in assenza dell’esenzione di cui all’articolo 7 comma 1, lettera i) del decreto legislativo 504/1992. Le informazioni disponibili presso le banche dati dell’anagrafe tributaria con riferimento alle attività esercitate, al giro d’affari conseguito ed alle persone impiegate dagli enti che utilizzano tali beni immobili.

d) L’elenco dei soggetti dotati di personalità giuridica che benificiano della riduzione Ires prevista dall’articolo 6 del Dpr 601/1973 distintamente per provincia di stabilimento. Le informazioni disponibili presso le banche dati dell’anagrafe tributaria con riferimento alle attività esercitate, al giro d’affari conseguito ed alle persone impiegate dagli enti in questione. Le informazioni disponibili presso le banche dati dell’anagrafe tributaria in merito agli immobili registrati a nome di tali enti ed i relativi valori catastali.

e) L’elenco delle cosiddette società miste e delle altre aziende a partecipazione pubblica che beneficiano dell’aliquota Ires ridotta ai sensi del citato articolo 6 del Dpr 601/1973, distintamente per provincia di stabilimento e settore di attività. Le informazioni disponibili presso le banche dati dell’anagrafe tributaria con riferimento alle attività esercitate, al giro d’affari conseguito ed alle persone impiegate dalle società ed enti in questione.
Si pregano le autorità italiane di voler fornire le suddette informazioni entro 30 giorni, dalla data di ricezione della presente lettera. Si rappresenta che la Commissione è disponibile ad incontrare – qualora ritenuto utile – le autorità italiane al fine di concordare le modalità di assolvimento della presente richiesta di informazioni”.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/07/46030-italia_entro_giorni.shtml

Appello: aiutiamo Tabasco!

Ricevo da Antonio questo post, che pubblico volentieri. Non solo perché mi fido di lui, ma perché, se la memoria non m’inganna, si trova tuttora là: è quindi un testimone attendibile nonché una fonte “di prima mano”. E dando diffusione a questa notizia, mi pare di contribuire anche, in qualche modo, a sbacchettare i nostri media – che l’hanno quantomeno sottaciuta.

La regione del sud-est messicano di Tabasco sta vivendo la peggiore catastrofe degli ultimi 50 anni. Sono oltre 500mila le persone affette dalle inondazioni causate dalle forti pioggie.
Uomini, donne, bambini ed anziani di Villahermosa, la capitale dello stato, sono intrappolati nella peggiore inondazione degli ultimi 50 anni. Sette i fiumi straripati, compresi il Grijalva ed il Carrizal i più grandi. I danni alle cose si attestano a circa 50mila milioni di pesos (340 milioni di euro) per l’intera regione. Il 100% delle coltivazioni è andato perso
La tragedia ha dimensioni simili a quella di New Orleans del 2005 ma la percezione della tragedia non è stata la stessa a livello internazionale – in fondo trovate un numero di conto bancario per aiutare anche dall’estero la croce rossa messicana.

Tabasco è una delle regioni pù povere messicane ed è popolata da circa 2,2 milioni di persone. La sua superficie è composta dal 34% da acqua, l’intera regione è ricoperta da fiumi e lagune, però ad oggi l’acqua occupa il 70% del territorio. Centinaia di migliaia di persone sono sfollate, di queste le autorità della città di Veracruz, stato confinante, hanno annunciato che almeno 25mila abitanti di Tabasco hanno dovuto lasciare la loro casa in seguito alle inondazioni dei giorni scorsi. La maggior parte si concentra nella città di Coatzacoalcos. Gli altri sono distribuiti tra le province di Acayucan, Minatitlan, AguaDulce y Cosoleacaque. Il sottosegretario di stato, Salvador Manzur, ha annunciato che sono stati inviati gli aiuti diprima necessità: acqua, cibo e vestiti. Tutto il Messico si è mobilitato per inviare aiuti, molto poco invece a mio parere l’appoggio internazionale alla tragedia. I media italiani non si sono disturbati troppo a diffondere le immagini di questa tragedia. Forse le vite di questi messicani valgono meno di quelle dei cittadini di New Orleans? (a proposito consiglio la lettura di “Villahermosa non è New Orleans“)

Per questa grossa ingiustizia ho contattato la Croce Rossa messicana richiedendo gli estremi per effettuare versamenti anche dall’estero. Chiedo gentilmente a chi può di aiutare economicamente Tabasco e la sua gente:
Nome: CRUZ ROJA MEXICANA IAP

N°conto: 0401010115

Succursale: 0683 DF PALMAS

Città: MEXICO DF

Codice SWIFF: BCMRMXMMPYM

Chiave interbancaria: 012180004010101159

Banca: BBVA BANCOMER

La rivoluzione? Ha tanta voglia di sinistra!

Come preannunciato qualche giorno fa, è nata “TANTA VOGLIA DI SINISTRA“.

Con le parole della responsabile principale dell’evento: “Innanzitutto è un blog antifascista. E’ un blog per la partecipazione attiva di sinistra. Potete scrivere post, segnalare i vostri post, evidenziare iniziative che possano interessare o coinvolgere il popolo di sinistra.
Sinistra: tutto ciò che può essere “utile” alla gente comune, ai meno fortunati, alla realizzazione di diritti civili. Denunce di storture democratiche o di soprusi, segnalazioni di iniziative benefiche, di documenti o considerazioni personali sui problemi di oggi: lavoro, violenza, povertà, pace e via discorrendo. In più questo blog sostiene la Costituzione ed i diritti previsti dalla costituzione Italiana. Regole non ce ne sono, partiti nemmeno. Moderazione: la minima necessaria che consente di non pubblicare nulla di destra. Siamo di sinistra, restiamo di sinistra, siamo fieri di essere di sinistra, pretendiamo ci sia la sinistra quissù. Nel caso vogliate la destra, la rete è grande, non la troverete qui. Qui troverete il popolo di sinistra in movimento, con i suoi pro e i suoi contro.”
Bentornata alla voglia, e benvenuta in rete…
Siete avvisati… 🙂 noi ci siamo.

Oggi, 7 novembre, ricorre il novantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Non lo celebra solo Diliberto a Mosca (che, se tutto va bene, tornerà con la spoglia di Lenin!): anche a Milano c’è in programma un’iniziativa.
Riporto la locandina:

Novantesimo Anniversario della Rivoluzione d’Ottobre
LA RIVOLUZIONE CHE CAMBIO’ IL MONDO
per la conquista di una società senza classi e per la costruzione di un mondo di liberi ed eguali

7 novembre 2007
Camera del Lavoro di Milano
C.so di Porta Vittoria, 43 alle ore 18:30

Presiederà Nori Brambilla PESCE
Vicepresidente ANPI Milano
Parlerà il Prof. Mario VEGETTI
Docente Università di Pavia – Presidente Ass. Culturale Marxista

promossa da:
Centro Culturale “Concetto Marchesi”
Coop. Editrice Aurora
Associazione Culturale Marxista
Associazione Culturale Punto Rosso

aderiscono:
Fondazione DI VITTORIO
Calendario del Popolo
Essere Comunisti
Marxismo Oggi
Liberamente
L’Ernestso
Gramsi Oggi
Unaltra Lombardia
PRC Milano e Lombardia
PdCI Milano e Lombardia
Lista Uniti con Dario Fo
Associazione Italia-Cuba
Associazione Italia-Vietnam
Associazione Italia-Palestina
Associazione Italia-Venezuela

alla fine della manifestazione seguirà un BRINDISI COLLETTIVO