Archivio | novembre 8, 2007

La guerra del pane

di Marco Cottignoli*
Dobbiamo riconquistare la nostra sovranità alimentare, consolidando le nostre economie locali
La notizia è davvero inquietante: il prezzo del pane è aumentato del 79% in 24 ore…La denuncia fatta qualche giorno dal presidente di Coldiretti, Sergio Marini, dimostra quanto sia grave la situazione dei prezzi che incide profondamente sui consumi degli italiani.

Una recente indagine della Coldiretti-Swg mostra che tre italiani su quattro hanno deciso di cambiare menu, che il 40% ha cambiato in modo radicale le scelte della spesa, dedicando più attenzione alle etichette, alla provenienza, al prezzo dei cibi a favore di quelli locali. Il dato preoccupante è il continuo aumento del costo del grano ed il conseguente aumento del prezzo del pane nonostante nel 2007 in Italia sia aumentata la produzione di grano made in Italy; è evidente che i rincari del pane e della pasta non possono essere giustificati dalla carenza di prodotto nazionale ma evidenziano invece una grave dipendenza del sistema industriale dall’estero.

Questa è la spirale che preoccupa, la dipendenza dal prodotto estero, dal mercato globale e dalle inesorabili speculazioni. L’Italia, in particolare, il più grande Paese importatore al mondo – ne produce circa l’1% del raccolto mondiale ma consuma il 2%, è particolarmente esposta al rischio in quanto costretta ad importare circa il 40% del fabbisogno nazionale di grano duro da Stati Uniti, Australia, Kazakistan; Canada ed alla Siria, fra i principali paesi da cui l’Italia importa il grano, da qualche mese hanno bloccato le esportazioni, causando inevitabili oscillazioni di prezzi del cereale.

Il problema è mondiale: in un anno si sono registrati aumenti sul mercato mondiale anche del 30% per il grano. La Fao, insieme ai più importanti istituti di ricerca mondiali, attribuiscono il rialzo alla crescente richiesta di cereali da convertire nella produzione di bioetanolo. Sempre più numerosi sono i produttori agricoli che, per investimento economico, preferiscono coltivare cereali da destinare alle bioenergie piuttosto che per usi alimentari. Il problema è comunque globale e pure la Commissione europea per fronteggiare il caro-grano- il prezzo del mais dal 2005 al 2006 è aumentato dell’85% mentre nell’ultimo anno quello del grano del 60%- propone per biennio il 2007-8 di utilizzare quel 10% di terre lasciate improduttive e di levare i dazi doganali fino alla fine del giugno del 2008.

Proprio paradossale la Politica Agricola Comunitaria che aveva diminuito le semine di grano, esponendo tutti noi all’importazione coatta di questo fondamentale prodotto, causando, ovviamente, l’aumento dei prezzi anche al consumo. E’stata anche avanzata la proposta di creare riserve di cereali strategiche per affrontare periodi gravi come quello attuale. Situazione grottesca se pensiamo che la comunità europea, fino a pochi anni fa, distribuiva contributi per non coltivare grano…

Di fronte alla incertezza dei mercati internazionali ed alla domanda in aumento di Cina e India, è necessario, quanto prima, investire sulla programmazione di filiera valorizzando il territorio e la produzione di grano nazionale, riconquistare la nostra sovranità alimentare, consolidare le nostre economie locali. In questo contesto di aumenti crescenti, non bisogna dimenticare il crollo delle scorte a livello mondiale, dovuto a siccità e cambiamenti climatici, che hanno causato un notevole calo dei raccolti.

Nell’ultimo anno, a livello globale, vi sono stati circa 61 milioni di tonnellate in meno rispetto al fabbisogno mondiale e per la settima volta consecutiva saranno intaccate le scorte di sicurezza. Tuttavia è evidente che l’incremento delle quotazioni del frumento di settembre 2007 e l’andamento oscillante del mais, nello stesso periodo sono stati provocati da capitali finanziari speculativi, i quali, all’inizio dell’anno, hanno agito sul mercato del mais mentre poi sono entrati pesantemente nel mercato del grano, determinando un aumento dei prezzi in tutto il mondo, compresi pure i prodotti derivati come pane, pasta, ecc…Grandi strategie economiche ed industriali che ricadono sulle spalle dei consumatori: dal 1985 il pane è aumentato del 419% mentre il prezzo ai produttori è costantemente sceso. Non si andrà moto lontano continuando in questa direzione.

La politica del liberalismo e della globalizzazione ha raggiunto i propri obiettivi; attraverso le politiche economiche imposte dal WTO si sono distrutti e ridotti in schiavitù i mercati interni dei singoli paesi a favore delle importazioni in mano ai grandi gruppi industriali e finanziari. Distruzione del mondo del lavoro e delle sue tutele, licenziamenti, delocalizzazioni, sfruttamento del lavoro nero nei paesi poveri ed invasione sui nostri mercati di tali prodotti sottopagati…Abbiamo perso da tempo la nostra libertà. In ogni settore da quello alimentare a quello energetico a quello dell’abbigliamento a quello delle materie prime, siamo tutti succubi delle grandi lobbies e dal capitalismo selvaggio.

Marco Cottignoli, Coordinatore regione Friuli Venezia Giulia Fronte Verde

Non lo sa nessuno … ( Romano Prodi)

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO


Valium Prodi è finito sulla prima pagina del Financial Times in un articolo dal titolo: “Prodi says Romanian influx took EU by surprise”. Alla domanda sul numero di ingressi di rumeni in Italia dal 1° gennaio 2007 Valium ha risposto: “Nobody knows” (Non lo sa nessuno).

Prodi risponde invece benissimo sul numero delle aziende italiane che hanno investito in Romania. Lo ha sulla punta della lingua: 22.000 imprese italiane che danno lavoro a 600.000 rumeni.Che risposte, che stile, che valium.

All’inizio dell’anno l’Italia ha aperto le frontiere a Bulgaria e Romania, gli altri grandi Paesi europei le hanno chiuse con la moratoria. Il risultato è che i flussi sono arrivati tutti in Italia.
Non è stato chiesto a Prodi quanti bambini vivono nei campi rom e da dove vengono. La sua risposta sarebbe comunque stata: “Nobody knows”.L’organizzazione “Troviamo i bambini” mi ha chiesto di pubblicare questo appello:

“In questi giorni è stato approvato il Decreto Legge sull’espulsione dei Comunitari…
In molte città sono pronti a smantellare i campi nomadi…

MILANO(…) Decine di baracche abusive, appoggiate una sull’altra, abitate da più di duecento persone. I bambini vestiti di stracci giocano nel fango, mentre i genitori seduti per terra bevono vino al cartoccio e contano i soldi delle elemosine.
«Io sto qui da tre mesi. Qui è uno schifo, non c’è acqua, non posso lavare i miei bambini, non c’è corrente – racconta una donna.(…)In via Silla, stessa situazione. Alcune baracche abusive sono abitate da jugoslavi. Dall’altra parte della strada, invece, nascosta in un boschetto, la “casa” di un’altra famiglia rom: due materassi marci di muffa sono l’unico comfort, l’aria dentro la baracca è irrespirabile.

Il degrado domina anche in via de Pisis. Vicino a un parchetto dove i genitori portano i bambini a giocare è sorta una piccola baraccopoli. «Saremo una quarantina di persone – dice una mamma rom di trentotto anni -, soprattutto bambini».
Un paesaggio surreale, un pezzo di terzo mondo che ha trovato sistemazione, abusiva ovviamente, nel primo. Le baracche sono tuguri umidi e maleodoranti. Una bambina si butta su un materasso gettato nel fango, tutto attorno è emergenza sanitaria.
La cucina è una griglia improvvisata in mezzo ad una discarica a cielo aperto: fango, escrementi umani ovunque e un cimitero di rifiuti arrugginiti. (…)”

Se solo venisse denunciato da chiunque un decimo di quello che avete letto, che però riguardasse “bambini italiani”, i bambini verrebbero immeditamente portati via dagli assistenti sociali… Di questi bambini invece, NON IMPORTA NIENTE A NESSUNO…In un nostro articolo che titolava “ZINGARI”, ( che vi consigliamo caldamente di rileggere) questo Comitato denunciava che da una segnalazione fatta alla Questura di Bologna dalla nostra Ambasciatrice Dott.ssa Maria Rosa Dominici , si scoprì che in varie famiglie nomadi della stessa città:

Su 11 bambini
3 erano realmente i figli dei genitori…
5 erano “in affitto”…
e dei restanti 3 non si sapeva nulla…
Quindi partendo da questa esperienza questo Comitato, lancia un appello alle AUTORITA’ COMPETENTI:
Mentre “smantellate” fate un controllino anche sui loro bambini ?
Vogliamo controllare gentilmente se quelli che hanno sono i loro?
E se risulterà che “alcuni” non saranno i loro, porre loro una domandina semplice semplice tipo:
“Dove hai trovato questo bambino/a?”
E se risulteranno i loro, che fine faranno?

I bambini NON DELINQUONO, i bambini sono vittime…

Questo appello viene “lanciato” :
Al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano
Al Presidente della Camera On. Fausto Bertinotti
Al Presidente del Senato On Franco Marini
All’ UNICEF
All’ ONU
Ad Amnesty International

Clicca qui per scrivere anche tu!

A ruba il pane a metà prezzo: “Un euro al chilo e ci guadagno”

FROSINONE – “Faccio una vendita straordinaria: ho deciso di vendere il pane ad un euro al chilo. Visto che con i clienti si ‘litigava’ per il prezzo ho chiesto ad un collega panificatore, che ha i forni molto grandi, di produrre per me e per altri clienti che vogliono listini calmierati”.
Alberto D’Onorio non ha dubbi sulla bontà della sua iniziativa: vendere il pane a prezzo unico ribassato nel suo forno in via Marittima a Frosinone.

E’ un’iniziativa concreta quanto simbolica contro il carovita?
“Proprio così. Abbiamo stabilito un prezzo abbassando il nostro guadagno. Da lunedì scorso, e fino all’altro sabato, in totale 15 giorni, sto vendendo ad un euro invece che a 1,70 il pane comune, quello bianco”.

Da cosa è nata quest’idea?
“La gente ne comprava di meno e noi stavamo avendo da alcuni giorni delle rimanenze di pane importanti. Allora abbiamo stabilito: o lo buttiamo o troviamo la formula per abbassare il prezzo producendo come prima, mantenendo cioè i posti di lavoro degli operai. Abbiamo avuto questa idea dopo aver fatto due conti. Ed il risultato è stato immediato: oggi alle sei non avevo più nemmeno una pagnotta”.

Di quanto sono aumentate le vendite?
“Siamo saliti da 80 a 250 pagnotte. Sta venendo molta gente, molti clienti nuovi ed anche molte persone davvero indigenti per le quali il pane è un costo e quindi da noi se lo possono permettere. In particolare le coppie di persone anziane sono quelle che hanno trovato questa opportunità, gente con la pensione minima”.

Ma la qualità del pane è sempre la stessa?
“Certo che è sempre la stessa. Nonostante gli aumenti che abbiamo subito sulla farina, tre aumenti nel giro di quattro mesi: non ne eravamo abituati perché erano anni che non si alzavano più i prezzi. Abbiamo cercato di vendere di più del target normale puntando anche a mantenere uno standard qualitativo uguale se non superiore comprando grani nazionali, escludendo completamente le Ogm per stare tranquilli anche sotto l’aspetto nutrizionale”.

Ha ricevuto riscontri dai politici locali?
“I politici mi hanno fatto le congratulazioni ma questo m’importa poco. Quello che m’importa è che oggi (ieri, ndr) ho venduto 250 pagnotte. Ho ricevuto attestati di stima anche da gente che, pur non comprando il pane ad un prezzo più basso, è stata contenta di questa iniziativa. Poi rifaremo i conti e ripartiremo con l’offerta di nuovo a Natale”.

Fonte: laRepubblica di oggi, Economia

LEGGENDO QUESTA BREVE INTERVISTA BALZANO AGLI OCCHI DUE COSE:
A) CHE PER ANNI I FORNAI CI HANNO STRAGUADAGNATO (ED E’ VERO, PERCHE’ SO DA SEMPRE CHE BASTANO 10 ANNI DI LAVORO PER SISTEMARSI PER IL FUTURO VENDENDO OLTREUTTO PROFICUAMENTE LA PROPRIA ATTIVITA’ A FINE ‘CARRIERA’)
B) CHE DA QUALCHE PARTE ESISTE ANCORA IL ‘PANE COMUNE’, QUELLO BIANCO, E VIENE VENDUTO A EURO 1,70: NOI STIAMO IN LOMBARDIA E I PREZZI DEL PANE OSCILLANO DAI 3,50 AI 4 EURO AL CHILO, E NON OSATE CHIEDERE DEL PANE COMUNE, VI GUARDANO COME SE FOSTE MARZIANI!

UNA PROPOSTA: E SE FACESSIMO UNA COOPERATIVA DI PANIFICAZIONE? IO CI STAREI..
mauro

Eccidio di Sant’Anna di Stazzema: La Cassazione conferma ergastoli

ROMA – Ergastoli confermati. Nessun nuovo processo. La prima sezione penale della Cassazione ha confermato le condanne inflitte dalla Corte militare d’Appello di Roma per la strage di S. Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, a un ufficiale e due sottufficiali nazisti (Gerhard Sommer, Georg Rauch e Karl Groppler, ultraottantenni che vivono in Germania) che il 12 agosto 1944 ordinarono l’uccisione di più di 500 civili, per la maggior parte anziani, donne e bambini.

Una decisione che era attesa con trepidazione dopo che il procuratore generale Vittorio Garino aveva chiesto l’annullamento della sentenza rilevando che mancava la prova della presenza fisica a S. Anna di Stazzema dei militari accusati della strage e che i testimoni ascoltati erano militari semplici delle Ss che parteciparono alle esecuzioni e quindi avrebbero dovuto essere considerati coindagati.

I supremi giudici, invece, hanno ritenuto infondate le motivazioni dei ricorsi presentati dagli imputati e li hanno condannati al rimborso delle spese processuali più un risarcimento di 4 mila euro per le parti civili.

Se la Cassazione avesse accolto la tesi del pg Garino, sarebbero stati a rischio diversi altri processi avviati per eccidi nazisti, tra cui quello di Marzabotto. L’impianto accusatorio non condiviso dal pg, infatti, è stato lo stesso messo in piedi per tutte le inchieste della procura militare di La Spezia, che aveva deciso di processare solo i responsabili gerarchici, tra cui anche i sottufficiali, e non i soldati semplici tedeschi

“Dopo 63 anni non potevamo essere più contenti” commenta Mauro Pieri, superstite della strage che nell’eccidio perse la madre e il fratellino. “Ero incredulo e commosso” dice il sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Michele Silicani, costituitosi parte civile a nome della comunità.

(8 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/stragi-naziste/conferma-ergastoli/conferma-ergastoli.html