Archivio | novembre 9, 2007

Metodo antibastardi per lavorare di più

Il saggio di Robert Sutton è diventato un bestseller negli Stati Uniti e in Italia

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ROMA – In Italia hanno arruolato Sergio Marchionne e con lui la Fiat, che va ad aggiungersi a pregiati esempi americani come la Google e la Southwest Airline. Tutte aziende di successo. Sul blog italiano, non ne sono proprio certi ma una scommessa la farebbero: Marchionne applica il «metodo antistronzi ». Il nome del metodo non è un granché, poco autorevole per un testo vuol cambiare la cultura aziendale, promettendo più civiltà e produttività. Ma, secondo il suo autore, «stronzo» è il termine migliore per esprimere la paura e il disprezzo che contemporaneamente insorgono in ufficio di fronte al superiore bastardo. Il libro è nato da un articolo sull’Harvard Business Review dove Robert I. Sutton — docente di Tecnica aziendale alla Stanford University — spiegava come non vi fosse alcun vantaggio a tenersi dei prevaricatori in azienda. Sommerso di email, ne ha fatto un saggio che ha venduto oltre un milone di copie in America.

Robert I. Sutton

Passato pressoché sotto silenzio stampa e per giunta pubblicato da un editore appena nato, in Italia
Il metodo antistronzi (Elliot, pp. 250, e 14,50) ha superato le 240.000 copie: un bestseller. Senza contare il successo dei blog: quello nazionale (metodoantistronzi.splinder.com) e quello di Sutton (bobsuttontypepad.com), che si è trasformato in un gruppo di auto aiuto on line per angariati e di ogni nazione: 12 milioni di utenti soltanto nella Ue. Cifre da débâcle, per una società che stigmatizza il bullismo nelle scuole e poi lo ripropone come modello di relazione negli uffici.

Il saggio non è però un manuale di consigli ai «mobbizzati». Sutton offre qualche suggerimento ma, pur mosso da solidarietà umana, punta al cambiamento collettivo. Non che prospetti a modello uffici popolati da smidollati. È un fermo sostenitore del confronto costruttivo, quello generato da discussioni sulle idee. «Se hai torto taci, se hai ragione combatti» suggerisce, elencando numerosi esempi dove il metodo ha portato risultati eccezionali. Ma niente di personale, niente «intimidazioni, scherni, sguardi di traverso, sufficienza, offese pubbliche camuffate da battute, trattamenti del prossimo come fosse trasparente». Altrimenti il fatturato cala. I bulli, infatti, provocano danni enormi non solo alle loro vittime, anche all’azienda. Secondo numerosi studi, chi — pur non direttamente coinvolto — assiste alle prepotenze, riduce il proprio rendimento.

Un’organizzazione basata su paura e disprezzo non può certo aspettarsi dedizione. Accade, piuttosto, che l’assenteismo cresca, che le azioni siano volte innanzitutto a guardarsi le spalle, che il timore di rappresaglia annulli l’intraprendenza e cancelli ogni spinta allo sforzo discrezionale.
Sutton racconta che un’azienda della Silicon Valley ha calcolato il costo (per difetto) del comportamento di un singolo bastardo: 160.000 dollari l’anno. Se si considera che l’incidenza del bullismo sul lavoro in Europa è del 15%… Ma c’è di più, qualche bastardo ben piazzato può generare ripercussioni in borsa, allontanando potenziali clienti e minando la fiducia degli investitori. È successo alla Cerner Corporation nel 2001 per colpa di Neal Patterson. Il titolo ha perso 22 punti in un giorno a causa di una sua sgradevole email ai dipendenti. Certo, questo avviene in America, dove i grandi gruppi fanno a gara per essere considerati a prova d’etica, perché la stress economy non paga più e i consumatori premiano chi ha buona fama. Ma, si sa, le tendenze statunitensi viaggiano veloci verso l’Europa.

Intanto, in America, sono sempre di più le aziende che si dotano di un codice di correttezza interna. Il saggio di Sutton ne fornisce uno in dieci punti. Il precetto base consiste nel non assumere bastardi. E chi ha già in azienda un arrogante molto efficiente applichi il punto 4 del metodo: «trattate gli stronzi da incompetenti», e ricordi la lezione della Men’s Wearhouse. Licenziato il commesso bastardo coi colleghi ma recordman delle vendite, il negozio vide aumentare il suo venduto del 30%. Nessun commesso vendeva più della «star», ma la «squadra» funzionava meglio. È uno dei tanti esempi che Sutton propone inoltrandosi nella spiegazione del suo metodo. Oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma ricorderà che «Gli stronzi sono contagiosi», perciò la loro efficacia nel far danni è esponenziale

Cinzia Fiori
09 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/spettacoli/07_novembre_09/metodo_anti_bastardi_ufficio.shtml

Pakistan, Bhutto "prigioniera" in casa – Birmania, qualcosa si muove

Le autorità: “L’ex premier è detenuta in casa per tutelare la sua sicurezza”
La Casa Bianca: “Chiediamo la liberazione sua e degli altri oppositori politici”

Musharraf imbavaglia l’opposizione

Bomba contro la casa di un ministro, quattro morti

Benazir Bhutto

ISLAMABAD – E’ sempre più alta la tensione in Pakistan. Una bomba è esplosa davanti all’abitazione di un ministro a Peshawar facendo quattro morti (l’esponente del governo è rimasto illeso) mentre nella capitale l’abitazione dell’ex premier Benazir Bhutto è circondata fin dalla notte da duecento poliziotti e filo spinato. La Bhutto infatti è agli arresti domiciliari su decisione del premier Musharraf, che non vuole che partecipi a un comizio dell’opposizione.

Il comizio che ha “provocato” la misura degli arresti domiciliari era stato organizzato dal partito d’opposizione (Ppp) nel parco della capitale per le 13 locali (le 9 in Italia) ma è sempre stato vietato per via dello stato di emergenza in vigore da una decina di giorni nello stato asiatico. La Bhutto ha provato ad uscire di casa poco dopo le tredici, ma è stata subito fermata dalla polizia. “Lasciatemi passare – ha gridato alla polizia mentre veniva stoppata con alcune collaboratrici – mio padre ha sacrificato la sua vita per voi e per questa nazione”.

Il ministro dei Trasporti Sheikh Rashid Ahmed, uno dei principali alleati di Musharraf, ha confermato in mattinata che la Bhutto è agli arresti domiciliari: “Una misura temporanea finalizzata a tenerla lontana dal meeting di oggi. Abbiamo provato in tutti i modi a dissuaderla dal partecipare al comizio anche perchè abbiamo avuto segnalazioni precise circa attentati suicidi. L’unico modo per far rispettare le disposizioni sono gli arresti domiciliari”.

Il ministro è quasi costretto a parlare e spiegare dopo che fin dall’alba un portavoce del partito della signora Bhutto, Sherry Rehman, aveva denunciato la detenzione e spiegato che in questo modo si tenta di impedirle di tenere il comizio oggi nella vicina città di Rawalpindi in sfida allo stato d’emergenza imposto dal presidente Pervez Musharraf.

E una condanna delle misure restrittive verso la Bhutto è stata espressa dagli Stati Uniti, con la Casa Bianca che ha chiesto la liberazione dell’ex premier e degli altri oppositori politici. “Restiamo preoccupati per il persistere dello stato di emergenza e la limitazione delle libertà fondamentali e chiediamo alle autorità pachistane il pronto ritorno all’ordine costituzionale e alle norme democratiche”, ha detto il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Gordon Johndroe.

Il 18 ottobre scorso un attacco suicida aveva già preso di mira la Bhutto, appena tornata in patria dopo otto anni di esilio. L’ex premier e la sua famiglia sono rimasti illesi ma lungo il suo corteo sono stati contati 139 morti. Oggi, via telefono, la donna ha dichiarato: “Mi hanno posto agli arresti, ma il mio Partito Popolare del Pakistan continuerà a battersi per la democrazia e la legalità. Non vi è nessun processo politico, questa è una farsa”.

(9 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/pakistan/bhutto-arresti/bhutto-arresti.html

Myanmar – 09.11.2007
(fonte: www.peacereporter.net)

Aung San Suu Kyi incontra i vertici della Nld e si dice pronta a collaborare con la giunta
Questa mattina la dittatura birmana ha consentito alla premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi – agli arresti domiciliari da dodici anni – di incontrare tre membri del comitato centrale e il portavoce del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld). Non accadeva da oltre tre anni. Dopo l’incontro, il portavoce della Nld, Nyan Win, ha dichiarato che ‘la Signora’, come i birmani chiamano Suu Kyi, “si è detta molto ottimista sul fatto la giunta militare ora abbia la volontà di raggiungere la riconciliazione nazionale”.
Aung San Suu Kyi

“Pronta a collaborare con la giunta”. Il significativo incontro di oggi – Suu Kyi non aveva contatti diretti con il suo partito dal maggio 2004 – segue di poche ore una storica dichiarazione in cui la stessa leader dell’opposizione ha annunciato la sua disponibilità a “cooperare” con la dittatura del generale Than Shwe. “Nell’interesse della nazione – ha scritto in una nota letta ieri sera a Singapore dall’inviato dell’Onu, Ibrahim Gambari – mi dichiaro pronta a cooperare con il governo affinché il processo di dialogo sia coronato da successo”. E’ la prima dichiarazione pubblica rilasciata da Aung San Suu Kyi dalla riconferma del suo arresto nel 2003.

Il dittatore brimano Than Shwe

La spinosa questione delle sanzioni. Nyan Win, il portavoce della Nld, ha dichiarato alla stampa che durante l’incontro con lui e con i tre dirigenti del suo partito – Aung Shwe, Lwin e Nyunt Wai – la leader democratica ha discusso con loro una lista di punti su cui strutturare il dialogo con il Consiglio per la pace e lo sviluppo dello Stato (Spdc) – lo stridente nome ufficiale della giunta militare birmana. Non sono stati forniti dettagli su quali siano questi punti, ma pare che il più controverso e ‘scottante’ sia quello delle sanzioni internazionali. Il generale Than Shwe ha infatti posto come condizione per l’avvio del dialogo la fine del sostegno della Nld all’embargo commerciale occidentale.


Enrico Piovesana
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Senato: Mastella fa tremare l’Unione, assenze Cdl la salvano

Roma, 9 nov (Velino) – È stato un avvio con un doppio colpo di scena e un provvisorio lieto fine per la maggioranza quello che si è verificato stamani a Palazzo Madama, dove in aula è ripreso l’esame della legge Finanziaria. Alla base degli imprevisti, il repentino dietro-front del Guardasigilli Clemente Mastella sulla norma della Finanziaria, inserita dalla commissione Bilancio nei giorni scorsi, che prevede la riduzione a 12 dei ministri e e la compagine governativa tra ministri, viceministri e sottosegretari non potrà superare il tetto di 60 componenti, a partire dal prossimo governo. Una norma sulla quale, inaspettatamente, in apertura di seduta Mastella ha annunciato un voto contrario suscitando le vive proteste di chi, all’interno della maggioranza, si era speso maggiormente per tale modifica, salvo poi riallinearsi con gli alleati proprio al momento del voto. “E’ assurdo – aveva affermato in aula Mastella – discutere in Finanziaria la struttura del governo. E’ anticostituzionale”. Pur riconoscendo che “la struttura del governo di cui faccio parte ha una quantità esagerata di ministri e sottosegretari, E’ una questione politica che il governo deve affrontare in rapporto con il proprio elettorato ed è per questo che votero’ contro, mentre sarei disponibile a votare un ordine del giorno di indirizzo politico”. Il ministro si era poi appellato “ai senatori e all’ex-ulivista Fisichella per chiedere sostegno”.


Prima di entrare in aula, Mastella aveva inoltre attaccato, conversando coi cronisti “la demagogia di un noto anchorman televisivo che ci dice ogni giorno cosa dobbiamo fare, e che guadagna un miliardo e mezzo di euro”, riferendosi con tutta evidenza a Michele Santoro. Ma il voto dell’articolo 8 bis, che conteneva le norme in questione, ha fatto poi registrare il ripensamento del ministro, che ha avallato le modifiche assieme agli altri due senatori del suo partito, determinando un’approvazione con 160 voti a favore e 155 contro. “L’ho fatto per confermare lo spirito di coalizione – ha spiegato il ministro – pur esprimendo il mio dissenso. Qualcuno avrebbe detto che Mastella è attaccato alle poltrone, ma a me non me ne frega niente. Quanto alla sorte del governo Prodi, Mastella ha osservato che “non ho mai pensato che ci fossero delle spallate, penso che Prodi mangerà il panettone e mi auguro che mangi anche la colomba” ma aggiunge che “a gennaio, però, si deve aprire una nuova fase”.

In precedenza, la votazione di un ordine del giorno del leghista Roberto Calderoli, che prevedeva il taglio dei ministri a partire dal 2008, era stata bocciata con 152 voti contrari, due astenuti e 150 voti a favore, suscitando così le proteste degli esponenti del Carroccio, i quali hanno denunciato, attraverso una nota, le numerose assenza tra i banchi dell’Udc, che a loro avviso “hanno salvato il governo Prodi”. I senatori cui si riferiva la Lega erano Buttiglione, Mannino, De Poli e Poli, più l’esponente della Dca Mauro Cutrufo. Pronta la replica dei centristi, che si sono espressi prima con lo stesso Buttiglione, che in aula aveva tacciato di astensionismo anche il capogruppo leghista Castelli, poi con il segretario Lorenzo Cesa, che ha difeso i suoi da Montecitorio, affermando che “c’era una riunione da me di tre senatori che sono arrivati con un minuto di ritardo, per cui la Lega pensi a se stessa. Non con coerenza stiamo da un anno e mezzo battagliando per mandare a casa questo governo. Lo stiamo facendo nelle sedi opportune, non abbiamo mai annunciato spallate, ma stiamo facendo battaglie dentro il Parlamento. Continueremo a farle finche’ il governo Prodi non cade. Questo e’ l’obiettivo dell’Udc”.

(baz)

fonte: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=443581

Appello per Casablanca


Milano, 4 Novembre 2007
Ho ricevuto in questi giorni diversi mail e sms di giovani sinceramente disperati perché Casablanca, un giornale che è la continuazione ideale dei “Siciliani” di Pippo Fava, un giornale che faticosamente combatte a Catania contro l’indifferenza dei tanti e contro l’impero dei Ciancio, un giornale che combatte in trincea e non come noi dalle retrovie, sta per essere ucciso. Ve ne riporto solo alcuni.
Il primo è un sms di una amica, appartenente a un gruppo di uomini, donne e ragazzi che non si arrenderanno mai, che ho avuto la fortuna di incontrare sulla rete nella mia incesssante ricerca di persone che vogliano combattere al mio fianco la mia ultima battaglia e che, dopo di me, possano continuare a combatterla. Mi scrive: “Amico, sono abbattuta stasera. Casablanca è in agonia. Se chiude… Pippo Fava viene ucciso di nuovo. Mi sento impotente, cosa posso fare?Dammi un consiglio perché ho solo voglia di piangere…” Voglio molto bene a questa amica dal volto sconosciuto perché so che lotterà con me sino all’ultimo, e a questo nome è ispirato il suo gruppo, e perché spesso fa iniziare la mia giornata con un sms pieno di colori e di speranza, ma ho rimproverato anche lei perché anche a lei ho gridato che non è tempo di lacrime, è tempo solo di lotta, le lacrime dovremo conservarcele, e saranno di gioia non di disperazione, per quando andremo da Paolo a dirgli che a tutti i morti e gli oppressi dalla mafia e dalla illegalità avremo reso giustizia.
La seconda é una email di cui riporto solo alcuni passi : “… Graziella mi dice che Casablanca è in edicola, e non lo compra neanche chi in teoria dovrebbe fare antimafia, non lo compra nessuno delle associazioni antimafia, non lo comprano i vecchi compagni di partito, non lo comprano nemmeno gli amici e 3000 euro al mese d’affitto e di spese continuano a uscire… aiutatemi a trovare un pubblicitario, perchè se muore casablanca, è come aver lasciato morire Graziella, indebitatasi PER NOI, perchè casablanca non produce utili di alcun genere, ….cercasi qualcuno che vende spazi pubblicitari, con massima urgenza … chiunque ascolti, risponda all’appello disperato,… ne va della vita dell’antimafia vera, se vogliamo produrre sul serio, serve una mano, per favore, aiutateci ……”
La terza mi parla di Graziella Rapisarda, che insieme a Riccardo Orioles faceva parte della redazione dei “Siciliani” e che ora combatte insieme a lui una disperata battaglia perché Casbalanca possa continuare a vivere, e dice tra l’altro: “… ha aperto un mutuo sulla sua casa per pagare le spese di affitto, della redazione, le bollete della luce, ma adesso non ce la fa più a pagare le rate e la sua casa rischia di essere venduta all’asta. ……” Ora dobbiamo decidere, se anche noi mescolarci ai tanti che fanno antimafia solo a parole, a quelli che aspettano che ci siano altri, giudici, magistati, poliziotti, giornalisti costretti anche per colpa nosta a diventare degli eroi, o se vogliamo fare anche noi quel poco che ciascuno di noi può fare per combattere insieme a loro.Ci sono tante altre cose che possiamo e che dovremo fare, ci sarenno tante battaglie più dure e più difficili da combattere e questa che adesso vi chiedo è solo una delle più semplici. Corriamo tutti ad aiutare chi sta per cadere, andiamo a fargli scudo con il nostro corpo. Non materialmente, le vere guerre non si combattono più così, e neanche facendo un obolo, una donazione di cui poi ci dimenticheremmo, perché allora non avremo davvero fatto quello che potevamo e dovevamo fare.
No, quello che possiamo e che dobbiamo fare è leggere quello che questi combattenti in trincea scrivono e, con grande fatica, riescono a pubblicare, impegnamoci. E’ dovere di ciascuno di noi comprare leggere e far leggere agli altri questo giornale, permettere che queste persone persono possano continuare a lottare anche per noi e insieme a noi..
Io non sono certo ricco, vivo del mio lavoro, continuo a lavorare anche se potrei già andare in pensione, e posseggo solo la casa in cui abito, ma siccome so di stare meglio di tanti altri che con il loro stipendio non arrivano alla fine del mese, non starò certo a pensare a cosa dovrò rinunziare per fare la mia parte.
Penserò invece a cosa dovrei rinunziare se non la facessi, alla mia libertà.
Io comincerò quindi per primo, perché è mio dovere farlo anche per il mome che porto, a versare sul conto che vi indico in fondo 1500 euro per trenta abbonamenti come sostenitore di Casablanca.
A ciascuno di voi chiedo di fare un semplice abbonamento per voi stessi, sono solo 30 euro, e di non pensare se per questo dovrete rinunziare ad un cinema o ad una pizza, avrete però anche voi acquistato uno spicchio di lbertà.
So che ci sono anche alcuni di voi per i quali anche questo sacrificio potrebbe essere troppo, che non riescono nemmeno una volta al mese ad andare a mangiare una pizza o ad andare a cinema, scrivetemelo e vi manderò una delle copie di Casablanca che mi arriveranno con il mio abbonamento e se non basteranno cercherò di farne degli altri, ma Casablanca non deve, non può morire.
Pippo Fava non può, non deve, essere ucciso ancora.
Ci sono due modalità per sostenere «Casablanca», per fare il vostro dovere, la prima è tramite un bonifico bancario alle coordinate indicate di seguito:
Abbonamento ordinario 30,00
Abbonamento Sostenitore 50,00
Bonifico Bancario Graziella Rapisarda
Banca Popolare Italiana Catania
Cc: 183088
ABI: 5164
CAB: 16903
CIN: M
La seconda, tramite carta di credito, è quella attraverso il sito di seguito indicato: http://www.ritaatria…./
Ancora un grazie a tutti voi per non avermi lasciato da solo in questa lotta per la giustizia.
Salvatore Borsellino
P.S. Per tutti quelli che ne hanno la possibilità: diffondete questo appello.