Grillo e gli agricoltori nella trappola delle banche

“Ma che Paese è questo se vi deve difendere un comico?”


Trattori a Cagliari, davanti al Palazzo di Giustizia;
Beppe Grillo a Decimoputzu, che arringa e si schiera al fianco degli indebitati. La giornata della protesta dei campi ieri ha rilanciato il fronte degli agricoltori, decisi a difendere le loro aziende. Beppe Grillo ha attaccato a Decimoputzu le banche, ha promesso che difenderà a Strasburgo gli interessi degli agricoltori: «Ma che Paese è questo se alle crisi ci deve pensare un comico?».

«Vi difenderò io dalle banche», parola del Grillo parlante. Così lo ha chiamato lo scultore di Villasor Gigi Porceddu in una poesia-augurio scolpita sulla pietra. E come pietre sono piovute le accuse del Beppe nazionale sul sistema bancario «la vera criminalità organizzata che strangola gli agricoltori. Non a caso, fra i nomi dei banchieri di maggior spicco ci sono noti pregiudicati». Era atteso con ansia l’arrivo dell’uomo del vaffa day, quello che, alla prima uscita, ha radunato 300 mila persone in piazza Maggiore a Bologna.

OCCUPAZIONE. Dopo 39 giorni di occupazione in Municipio, gli agricoltori di Decimoputzu avevano bisogno di ossigeno. Di qualcuno che li facesse sentire meno soli nella lotta che conducono per non affogare in un mare di debiti. Lui non si è tirato indietro, riscaldando una giornata nata sotto pessimi auspici. Con un maestrale teso e gelido che ha scoraggiato le migliaia di persone attese nel campo sportivo. Ne sono arrivate circa seicento, ma i contadini ora si sentono più sostenuti in questa singolare guerra di sopravvivenza che vede fianco a fianco il sindaco di Forza Italia Gianfranco Sabiucciu e Altragricoltura, associazione vicina a Rifondazione comunista. Era atteso nella sala consiliare per una riunione speciale, Beppe Grillo, ma appena arrivato, solita mise blu, occhiali da sole, aria scanzonata, ha iniziato a sparare alzo zero sul Banco di Sardegna e la sua casa madre, Banca popolare dell’ Emilia Romagna. E ha lanciato un ultimatum: «Staremo vigili sino al venti novembre, data in cui si terrà il vertice decisivo fra istituto di credito, Stato e Regione che deciderà sulla vita delle vostre aziende. Se entro quella data il problema non sarà risolto, chiederò ai correntisti del Banco di Sardegna di spostare i loro conti in un’altra banca, molto importante, che gli concederà lo 0,50 per cento di interesse in più».
E per far capire che non scherzava, ha aggiunto: «Con questa banca, della quale ancora non posso dire il nome, ho già raggiunto un accordo». Quanto all’istituto che gestisce le pratiche degli agricoltori sardi, «bisogna colpirlo sui soldi, tanto è l’unico linguaggio che capisce».

I RESPONSABILI. Ma il comico non considera il credito il solo responsabile della tragedia che sconvolge le campagne isolane e denuncia «l’intreccio sciagurato fra banche, informazione e politica». Con qualche distinguo. Perché a chi vorrebbe chiamare in causa il presidente della Regione Renato Soru risponde: «Credo che si sia comportato abbastanza bene, non l’ha fatta mica lui questa legge truffaldina». Si riferiva alla legge regionale 44 del 1988. «Tutti in questa storia dicono di aver agito secondo le regole, ma gli unici a rimetterci sono gli agricoltori, che si sono fidati». Certo, c’è il pericolo che, accusando le banche, poi si assolva la politica, ma Grillo para subito il colpo: «Io ho fatto una legge popolare per mandare a casa tutti questi politici». E giù botte al sistema di informazione: «Quando ho organizzato il V-day quelli che si sono incazzati di più sono stati i giornalisti: chi crea l’opinione pubblica, i grandi giornali, i grandi network televisivi sono maleodoranti; basta vedere chi c’è nei consigli di amministrazione. Sempre le solite trenta-quaranta persone che trovi da tutte le parti. Banche comprese: Montezemolo, Della Valle, Cremonini, i palazzinari come Caltagirone. Persone che magari siedono anche nei consigli della banca che si occupa di questo affare».

IN EUROPA. Spazia, dilaga, il comico genovese, com’è solito fare quando si lancia nelle sue filippiche a 360 gradi. Ma gli agricoltori che lo hanno accolto con un’ovazione a Decimoputzu lo riportano alla drammatica realtà del paese. È ottimista, Grillo, e non lo nasconde: «Questa cosa è troppo grossa perché possa finire male. Io sono venuto qui per tenere alta la tensione e continuerò a seguire la vostra vicenda finché non si sarà risolta. Sono fiducioso, anche se non mi considero un esperto di agricoltura». Poi si ammutolisce un attimo e all’improvviso sghignazza: «Voglio rivelarvi una cosa: il 13 novembre sono stato invitato dal Parlamento europeo di Strasburgo per riferire sul destino dei contributi in agricoltura. Mi chiedo che razza di Europa è mai questa che si affida a un comico per discutere problemi del genere». E che razza di agricoltura abbiamo «quando si fa piangere un agricoltore di sessant’anni e lo si costringe a fare lo sciopero della fame perché ha paura che gli portino via l’azienda, lo si induce quasi a chiedere l’elemosina per sopravvivere». Si emoziona il cinico Grillo quando sente raccontare nell’aula del Centro socio culturale che ha sostituito il campo sportivo le storie strazianti di chi ha perso tutto nel tentativo di creare un’azienda. Soprattutto emigrati rientrati dalla Germania e da Milano col miraggio di creare qualcosa che oggi rischia di sparire».

DIFENDERSI. Dietro queste vicende non vede solo tragedie umane ma un’agricoltura che cambia radicalmente senza che i protagonisti si possano difendere. Vittime di un sistema del credito iniquo e mancanza di informazione. «Nell’agricoltura europea sembra non esserci più posto per le piccole aziende. Nel frattempo, arrivano gli Ogm, ma l’alimentazione deve rientrare nei limiti del buon senso. Ho l’impressione che quanto sta avvenendo oggi in Sardegna rappresenti un’anticipazione di ciò che accadrà nel prossimo futuro nel resto dell’Italia e dell’Europa». Tutto in un sistema di legalità perversa, secondo Grillo, «che consente a certa gente di delinquere a norma di legge». Chiaro il riferimento alla vicenda degli agricoltori di Decimoputzu che rischiano vedere le loro aziende vendute all’asta, dopo aver preso contributi che solo a cose fatte l’Unione europea ha considerato illeciti. «Regione, banche ed Europa sono convinte di aver agito nella legalità, ma le vittime sono solo gli agricoltori sardi». Ironica, amara, la conclusione: «I sardi sono rispettati in tutto il mondo. Quando, leggermente, stuprano all’estero, gli danno pure le attenuanti perché sono sardi», ha detto riferendosi alla sentenza di un giudice tedesco che aveva ridotto la pena per motivi etnico culturali a un emigrato accusato di aver violentato e torturato la compagna. «Noi siamo venuti a chiedere le attenuanti anche per i debiti degli agricoltori». Ma stavolta non ci sarà un giudice comprensivo a Strasburgo.

LUCIO SALIS

3 risposte a “Grillo e gli agricoltori nella trappola delle banche”

  1. Anonymous dice :

    Grillo …. che rompiscatole. Parla a vanvera e fa solo rodere (pardon ridere). La politica è una cosa seria e si fa a tavolino, ascoltando, studiando, pensando e riascoltando.

    firmato
    per il Parlamento: Bertotti
    per il senato: Marvini
    Per la sx : Pugnochiuso
    per la dx : atecesare
    per il centro: chemeviene

  2. Franca dice :

    Basta Grillo!

  3. Equo dice :

    C’è un solo modo per far tacere Grillo: che la Sinistra faccia il suo mestiere sul serio.

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