Riforme, Fini e Casini si smarcano da Fi

Dopo l’Udc, anche Alleanza nazionale sembra non credere più alla crisi
Ed disponibile a valutare le ipotesi di nuova legge elettorale dell’Unione

“Inutile invocare voto se c’è maggioranza”

Il modello ipotizzato è un mix tedesco-spagnolo, entrambi molto corretti verso il maggioritario
Casini: “Sulle riforme nessuno può prendere cappello e andare via. No ai gazebo in piazza”

Gianfranco Fini tra Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini

ROMA – Silvio Berlusconi sembra sempre più solo nella sua coalizione. Sempre più isolato nel chiedere la spallata al governo Prodi. E incompreso nell’organizzare gazebo in piazza per il prossimo fine settimana. Nulla di ufficiale, come quasi sempre in politica. Però segnali tanti, indizi convergenti, quasi prove. Succede che due leader della Cdl, Fini a Roma e Casini a Montecatini, si espongono entrambi a dire, pur con sfumature e toni diversi, che Forza Italia deve sedersi a trattare sulle riforme, che basta con gli annunci di spallate che non arrivano. Assurdo e incomprensibile, poi, chiamare la gente in piazza – come vuol fare il Cavaliere il 17 e il 18 – una manifestazione su cui ha già investito 7 milioni di euro e finalizzata, nelle sue intenzioni, a convincere il Quirinale che il tempo per Prodi è scaduto.

“Attendiamo la proposta del governo Prodi”. A sorpresa il leader di An Gianfranco Fini si dice disponibile a lavorare su una proposta di modifica della legge elettorale e più in generale sul tavolo delle riforme istituzionali. E poi aggiunge: “Una maggioranza è tale finchè ha il 50 per cento più uno dei voti. Questa maggioranza, seppur brutta, sgradevole e risicata, c’è. Ma fino a quando la situazione è questa, io mi chiedo come si faccia a parlare di elezioni”.

L’apertura di Fini segue quella ancora più esplicita di ieri dell’Udc di Casini e Cesa. Entrambe rispondono all’appello del segretario del pd Walter Veltroni che mercoledì ha invitato tutta la Cdl a trattare sulle riforme: “Se il governo Prodi supera la finanziaria” aveva detto Veltroni “dobbiamo fare le riforme, a cominciare dalla legge elettorale”. L’unico a sbattere la porta continua ad essere il Cavaliere.

Ma le cose non sembrano andare come vuole e fortissimamente vuole lui. Da quando infatti Veltroni ha preso in mano “personalmente” la questione riforme (giovedì) con tanto di ipotesi tedesco-spagnola, due proporzionali molto corretti in senso maggioritario, e l’invito al dialogo rivolto all’opposizione, la situazione sia a sinistra che a destra è diventata molto “liquida”. Zitto zitto Veltroni sta incontrando leader della maggioranza e manda appelli a quelli dell’opposizione. Così succede che, all’interno dell’Unione il segretario ha strappato un semaforo giallo-verde da Rifondazione; il silenzio(-assenso?) dell’Udeur di Mastella; il niet di Comunisti e Verdi. Nella Cdl, dopo l’ennesimo annuncio di morte del governo da parte di Fi, si sono fatti avanti prima l’Udc di Cesa e Casini (“meglio se il modello è solo tedesco, ma siamo pronti a discutere punto su punto”). Stamani arriva anche l’apertura di Fini che invece, con tutta An, fino a ieri era stato decisamente contrario a parlare a tavole di riforme.

Fini, ospite a un convegno Confapi a Roma, parte piano, morbido, e non potrebbe fare altrimenti: “Occorre innanzitutto verificare, e tra qualche giorno lo sapremo, se questa maggioranza c’è ancora e se, quindi, riuscirà a superare lo scoglio della finanziaria e del welfare. Se la maggioranza rimarrà tale e questo governo sarà ancora in carica, occorrerà attendere la proposta del governo Prodi sulle riforme e a quel punto discuteremo di legge elettorale”.

Fini, per cui la “disponibilità dell’Udc non è una novità e non spiazza nessuno”, ricorda l’appuntamento referendario, di cui An è uno dei principali sponsor. “Se ai primi di gennaio la Corte Costituzionale dovesse dare il via libera al referendum per modificare in senso maggioritario la legge elettorale, accanto alla via parlamentare si apre un’altra via e a quel punto discuteremo in Parlamento anche di riforme, ma senza patema d’animo e senza angoscia sul fatto che non si riesca a trovare un accordo”.

Finisce di parlare Fini a Roma e attacca Casini a Montecatini, davanti a una platea – tra l’altro – più difficile perchè si tratta dei circoli di Dell’Utri, il cuore di Forza Italia. “Con Berlusconi mi lega un sentimento di affetto e di amicizia, ma confesso di non riuscire a seguirlo su questo punto… la politica dell’opposizione non può essere l’evocazione di manifestazioni di massa per far cadere Prodi, l’evocazione di brogli e di spallate o discussioni tra partiti e federazioni. Noi dobbiamo parlare di problemi ed ecco perchè io sono tornato a palazzo Grazioli, proprio per parlare per esempio di sicurezza”. Casini si becca qualche fischio: “Nessuno può prendere cappello e andare via”; il “tema della vittoria è importante tanto quanto quello della gestione della vittoria”. Ma lo dice. E subito dopo rassicura: “L’auspicio è che Prodi vada a casa questa settimana, ma se questo non accade vedrete che sulla legge elettorale inevitabilmente dialogherà anche Berlusconi. Così come Forza Italia, insieme ad An e Udc, sta già facendo sulle riforme costituzionali in aula alla Camera”.

Deciderà tutto l’aula nei prossimi giorni, entro giovedì, quando Palazzo Madama voterà la manovra finanziaria. Quella data sta diventando un po’ come la dead line per l’opposizione, il punto di non ritorno, quello che “o la va o la spacca” visto che così tanto il Cavaliere si è esposto nel sentenziare la fine del governo Prodi. E se non cade? Come fa Berlusconi a rimangiarsi tutto?

(10 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/politica/legge-elettorale-7/an-fini/an-fini.html

Una risposta a “Riforme, Fini e Casini si smarcano da Fi”

  1. Franca dice :

    Casini… loro

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