Palermo si ribella, vittime unite nell’antiracket


(di Lirio Abbate)

PALERMO – Ci sono voluti 16 anni per far nascere a Palermo la prima associazione antiracket. Sedici anni dall’omicidio di Libero Grassi, l’imprenditore che si ribellò al pizzo imposto dai boss mafiosi e per questo suo atto non venne sostenuto da nessuno dei suoi colleghi che lo lasciarono da solo. Adesso Palermo cerca di cambiare in meglio, e stamani in un teatro affollato di cittadini si è tenuta a battesimo “Libero Futuro – associazione antiracket Libero Grassi”.

E’ nata grazie al coraggio di commercianti e imprenditori, molti dei quali presenti alla cerimonia. La gente ha applaudito Damiano Greco, il commerciante del Borgo Vecchio, un quartiere di Palermo, che ha denunciato i suoi estortori; ma anche Vincenzo e Fabio Conticello, Rodolfo Guajana e i suoi figli, Giorgio Scimaca e tutta la sua famiglia e altri imprenditori che in questi ultimi mesi o negli ultimi anni hanno denunciato gli esattori della mafia. Ma il coraggio è anche quello dei ragazzi del comitato Addiopizzo che hanno voluto e sponsorizzato quello che è diventato un vero evento. Il 21 gennaio 2005 non fu così: lo stesso teatro Biondo, in occasione di un altro convegno sull’antiracket, era quasi vuoto. La sfida dunque è stata vinta e i protagonisti sono soprattutto gli imprenditori, giunti anche da Catania, Gela e Siracusa, per essere da esempio e fare in modo che i loro colleghi inseriti nel libro mastro trovato nel blitz che ha portato all’arresto di Salvatore Lo Piccolo possano denunciare già nei prossimi giorni le estorsioni subite. E chi sostiene che non ci sono più alibi per non denunciare è un altro coraggioso imprenditore, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia.

A “Libero Futuro” hanno già aderito 40 imprenditori. Presidente è Enrico Colajanni. Ma il riferimento forte resta proprio Libero Grassi; il presidente onorario, infatti, è la vedova, Pina Maisano Grassi. L’annuncio è stato fatto dal presidente onorario della Fai, Tano Grasso, suscitando l’applauso della vastissima platea. Colajanni ha annunciato che l’associazione prenderà presto possesso di un appartamento confiscato a un prestanome di Bernardo Provenzano. “Se la cupola mafiosa è azzerata, adesso c’é una nuova cupola, quella dell’associazione antimafia”, dice il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, accolto da un’ovazione quando è stato chiamato sul palco da Tanto Grasso. E sul palco è salito anche il senatore Carlo Vizzini, in rappresentanza del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, assente all’iniziativa. Vizzini che è assessore comunale punta il dito sulla politica: “Deve avere il coraggio di dire addio ai collusi”.

“E’ necessario – ha aggiunto – che venga stabilito un codice etico della politica e un grande patto tra politica, imprenditori e istituzioni per rendere impermeabili le istituzioni. Altrimenti la battaglia per sconfiggere la mafia sarà lunga. L’amministrazione di questa città deve essere in prima linea nella lotta a Cosa nostra”. Gli ha fatto eco il presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione: “Dopo avere assestato un altro duro colpo alla mafia con la cattura di Salvatore Lo Piccolo dobbiamo intervenire con maggiore decisione non più sulla borghesia mafiosa come si definiva in passato ma su tutti quei livelli della borghesia che in questa città hanno interessi torbidi e legami sospetti. Ma non bisogna abbassare la guardia neppure sui tanti santuari a partire da quelli della finanza, considerati intoccabili”.

L’iniziativa, che ha avuto la sua sigla finale con la canzone di Eduardo Bennato “L’isola che non c’é”, è stata chiusa da Tano Grasso che ha invitato tutti a fare il gesto di vittoria con le dita della mano, “lo stesso segno – ha ricordato – che Davide Grassi, figlio di Libero, fece nel giorno dei funerali del padre mentre portava in spalla la sua bara”.

fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_66889235.html

Una risposta a “Palermo si ribella, vittime unite nell’antiracket”

  1. Franca dice :

    Ancora un segnale che in Sicilia qualcosa sta cambiando

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