Archivio | novembre 12, 2007

Corteo dei no global: allarme ultras

La manifestazione dei no global del 17 novembre si avvicina e a Genova sale la tensione. Dopo quello che è successo domenica, il prefetto di Genova ha dichiarato di avere «qualche preoccupazione in più». A preoccupare è il possibile arrivo a Genova di ultras calcistici, intenzionati a unirsi ai no global nella loro protesta contro la polizia. Le due realtà sono politicamente divise – a destra gli ultras, a sinistra i no global – ma in questo caso accomunate dalla critica alle forze dell’ordine. Analogie peraltro respinte dagli organizzatori, che ricordano che la manifestazione è stata programmata per sostenere i 25 no global accusati di devastazione e saccheggio nel processo per le violenze dei manifestanti durante il G8 2001 e per chiedere al governo l’istituzione di una commissione di inchiesta per stabilire le origini del comportamento violento della polizia. (Ieri a Milano sono stati condannati gli imputati accusati di reati analoghi a quelli contestati ai no global del g8).

Per definire le misure di ordine pubblico in vista della manifestazione – secondo gli organizzatori sono attese 30 mila persone – si è riunito oggi in prefettura il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Riunione che è stata allargata al sindaco Marta Vincenzi, ai rappresentanti di Provincia e Regione, e Procura.

Il prefetto di Genova Giuseppe Romano a margine della riunione ha dichiarato che la presenza delle forze dell’ordine sarà discreta. Le forze dell’ordine «saranno sufficienti a gestire l’evento – ha spiegato Romano- e ad evitare anche digressioni di schegge impazzite verso luoghi simbolo che non sono stati concordati con la questura». «Non ci sarà né la linea morbida né quella dura – ha aggiunto Romano – ma pagante».

«Qualche preoccupazione in più» in relazione all’uccisione del tifoso di ieri e alla violenza scatenata dagli ultras è difficile da tacere, ma Romano sottolinea: «anche se non in tenuta antisommossa, la polizia comunque ci sarà. Non ci sono ragioni per pensare che ci possano essere scariche di violenza come negli ambienti calcistici, né per temere scontri. E sono convinto che gli organizzatori sapranno sottrarsi alla violenza, enucleando eventuali schegge impazzite. Non ci siano ragioni per vietare l’iniziativa» (richiesta avanzata da alcuni esponenti di An).

«Sarà una manifestazione pacifica – ribadisce Romano – un momento dell’accoglienza per poter manifestare liberamente il proprio pensiero e potremmo iniziare proprio da qui a far decantare i veleni che ancora esistono sulla questione del G8».

Soddisfazione per l’impostazione data per la preparazione dell’evento è stata espressa dal sindaco che richiama i manifestanti alla «responsabilità». Un invito inoltre è stato rivolto ai commercianti afffinché non chiudano i loro negozi e alla cittadinanza afffinché utilizzi i mezzi pubblici per gli spostamenti in città.

Il percorso del corteo

Il percorso del corteo (partenza alle 16 del 17 novembre): stazione marittima, via Gramsci, Caricamento, corso Saffi, via Ruffini, via Corsica, via Bixio, piazza Carignano, via Fieschi, piazza Dante. Arrivo a De Ferrari.

Il programma della giornata di protesta

Dalle 10.00 alle 13
Convegno di alcune associazioni genovesi (Arci, Associazione Unione a sinistra, Comitato Verità e giustizia, Pci, Prc, Forum per la sinistra europea e Forum ambientalista Legambiente, Uisp Liguria e altre) presso l’ex auditorium della facoltà di architettura a Sant’Agostino. Si parlerà dei processi in corso sul G8 e della loro trattazione mediatica. Tra i partecipanti l’onorevole giuliano Pisapia, Gianni Rinaldini della Fiom, altri parlamentari (Agnoletto, Longhi e Martone). Attesi tra i relatori anche Carlo Lucarelli e Daniele Luttazzi.

15.00
Concentramento dei manifestanti presso la stazione marittima

15.30
Partenza del corteo (attese dalle 20.000 alle 30.000 persone).

20.30
Concerto di Roy Pacy, Assalti frontali, Bisca e Zulu (ex 99 Posse) in piazza De Ferrari

00.00
Discorso di conclusione della manifestazione a cura di Don Gallo

Note: Sconsigliato utilizzare mezzi privati (saranno intensificate le corse dei mezzi pubblici). I negozi saranno aperti.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/genova/view.php?DIR=/genova/documenti/2007/11/12/&CODE=ad81718a-9129-11dc-9ed0-0003badbebe4

fonte immagine: http://www.noliarte.it/no20global.jpg

Slovenia, il centrosinistra vince le presidenziali con Danilo Turk

La Commissione elettorale di Lubiana ha annunciato domenica in serata che il candidato dell’opposizione di centrosinistra, Danilo Turk, ha vinto le elezioni presidenziali in Slovenia, sconfiggendo al ballottaggio l’ex premier di centrodestra, Lojze Peterle, sostenuto dal governo.

Con il 99,9% delle schede scrutinate, Danilo Turk, 55 anni, praticamente un esordiente sulla scena politica di Lubiana, ha ottenuto il 68,26% dei voti, mentre lo sfidante ha raccolto solo il 31,74%. Turk diventa così il terzo presidente dall’indipendenza di questa piccola repubblica alpina, membro Ue dal 2004 e dal prossimo gennaio il primo dei Paesi “nuovo europei” ad assumere la presidenza di turno dell’Unione europea.

Professore di diritto internazionale, ex numero due di Kofi Annan quando era segretario delle Nazioni Unite, Turk è stato appoggiato nella sfida presidenziale dall’opposizione socialdemocratica che conta di passare al governo con le legislative previste per l’autunno 2008. I media nei giorni scorsi hanno anticipato lo scenario di una sua vittoria più come un messaggio di avvertimento al premier Jansa che come una bocciatura diretta di Peterle, vincitore al primo turno.

Pubblicato il: 12.11.07
Modificato il: 12.11.07 alle ore 12.02

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70537


Telefonia, si rischia il boom delle tariffe

Dario Bonacina
News

lunedì 12 novembre 2007

icona

Roma – Aumento delle tariffe della telefonia mobile in un mercato destinato a essere gestito esclusivamente dai pesi massimi del settore: questo è il fantasma agitato da esperti, consumatori ed operatori a pochi giorni, forse poche ore, dall’approvazione di una temutissima deregulation. L’apertura del mercato della telefonia mobile, destinato ad uscire dalle “morse” del controllo regolamentare, può provocare uno sconquasso che i consumatori pagheranno, euro dopo euro.

Ad affermarlo sono i tanti che guardano allarmati all’agenda della Commissione Europea. L’Esecutivo comunitario approverà in settimana con ogni probabilità il progetto di riforma delle telecomunicazioni. Un progetto che prevede sì l’istituzione di un’Autorità TLC sovranazionale (ETMA – European Telecom Market Authority) di cui si parla da lungo tempo ma che soprattutto, come accennato, introduce una deregulation del mercato della telefonia mobile.

Il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes e quello all’Industria Gunter Verheugen hanno ottenuto di inserire nella riforma l’eliminazione del mercato 15 (accesso ed originazione da mobile) dalla lista dei mercati rilevanti della Raccomandazione: in altre parole non sarà più un mercato soggetto a regolamentazione. Tutto bene? Parrebbe proprio di no: in queste ore, opinione pressoché unanime degli esperti è che alla luce delle nuove tecnologie e della tendenza ad un’offerta sempre più convergente del mercato possano corrispondere un aumento di tutte le tariffe dei servizi di telefonia.


Perché preoccuparsi?
Lo spiega, ad esempio, il guru delle TLC Stefano Quintarelli, che ricorda come dal 1999 al 2007 le tariffe siano diminuite in modo asimmetrico. Prendendo come riferimento una telefonata di tre minuti da rete fissa, si osserva una diminuzione tariffaria dell’87,5% per le chiamate verso rete fissa, e del 42,5% per quelle indirizzate verso rete mobile. Tutto questo è motivato da un’asimmetria regolamentare:

“- nella rete fissa l’operatore dominante è obbligato a fornire all’ingrosso qualunque operatore gliene faccia richiesta e i prezzi all’ingrosso sono regolamentati per evitare extra-profitti che graverebbero sulle tasche dei consumatori (forse sarebbe meglio dire “limitare”, non “evitare”)
– nella rete mobile gli operatori dominanti non hanno alcun obbligo di fornitura all’ingrosso e i prezzi all’ingrosso non sono regolamentati ma lasciati a negoziazioni commerciali: l’operatore mobile decide chi può o meno comprare da lui e a che prezzi”.

Se si ottenesse la deregulation del mercato della telefonia mobile, dunque, vista l’integrazione fisso-mobile “in Europa prospererebbero solo 4-5 grandi operatori molto forti nel mobile. A spese dei consumatori”.

La mobilitazione
E sono queste le ragioni che spingono società come BT, Fastweb e Tiscali, insieme ad organizzazioni come AIIP, Altroconsumo e Anti Digital Divide a rivolgersi con urgenza alla Commissione Europea esortandola ad un ripensamento: il rischio, spiega l’avvocato Marco Pierani di Altroconsumo in una lettera inviata al vicepresidente Frattini, è quello “di consolidare nel settore della telefonia mobile, e non solo in quello, un oligopolio pericoloso per lo sviluppo efficiente del mercato e contrario agli interessi dei consumatori”. Una situazione che si sta evidenziando in Italia, “ove i due maggiori operatori (l’incumbent tradizionale nonché quello entrato per primo: TIM e Vodafone) dominano sempre di più il mercato, mentre gli operatori entrati successivamente (Wind e 3) non hanno la forza di reagire. Questo anche a seguito della pur giusta eliminazione dei costi di ricarica che, operata impropriamente per mezzo di un decreto legge e non con i più consoni strumenti a disposizione dell’Autorità Regolamentare di settore (AGCOM) e dell’Antitrust, ha prodotto un ulteriore rafforzamento di TIM e Vodafone”.

“È un fatto drammatico – osserva AIIP – che diminuirebbe la già scarsissima possibilità di fare concorrenza nel settore e lascerebbe, ai pochi operatori mobili già esistenti, il potere di stabilire a quanto ammonta il pedaggio che gli altri operatori devono pagargli se vogliono accedere alla loro rete. Questo pedaggio sarebbe dunque messo fuori controllo, e conseguentemente porterebbe a prezzi più alti per i cittadini che già spendono cifre che sono tra le più alte del mondo per questo tipo di servizio”.

“Siamo ancora in tempo – aggiunge però l’associazione – per manifestare tutta la nostra disapprovazione direttamente al Presidente Barroso e a tutti gli altri membri della Commissione. Alcuni commissari ritengono che sia una scelta sbagliata, e una protesta dei consumatori potrebbe aiutarli a spostare l’ago della bilancia“.

A tale proposito AIIP promuove un’azione di protesta per ricordare “che i cittadini vogliono maggiore – e non minore – concorrenza nel settore della Telefonia mobile, e che non devono venir prese decisioni contro gli interessi dei consumatori”.

Azione di protesta da concretizzare con l’invio di un’email alla Commissione Europea: chi volesse aderire può cliccare qui.

Dario Bonacina

fonte: http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2111855

Le donne tornano in piazza, contro la violenza

L'assemblea alla Casa delle donne a Roma

L’assemblea alla Casa delle donne a Roma

Sabato 24 novembre si terrà a Roma una manifestazione contro la violenza sulle donne. Un fenomeno che coinvolge 14 milioni di italiane.

14 milioni di donne italiane hanno subito una violenza nella loro vita, sia essa fisica, sessuale o psicologica. La maggior parte di queste arrivano dal partner, come il 69,7% degli stupri. Oltre il 94% non è mai stata denunciata. In base ai dati forniti dall’Istat, solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un ‘reato’, mentre il 44% lo giudica semplicemente ‘qualcosa di sbagliato’ e ben il 36% solo ‘qualcosa che è accaduto’.

Nasce da qui, da questi numeri, da un appello diffuso sul sito http://www.controviolenzadonne.org la voglia di tornare in piazza che ha mosso tante donne in tutta Italia. Donne che non vogliono manifestare in nome di un partito, ma per se stesse, per ciò che sono, per condurre “una battaglia culturale che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo”, senza la quale “non sarà possibile attivare un nuovo patto di convivenza tra uomini e donne che tanto gioverebbe alla parola civiltà”.

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=75698

I segreti della Repubblica di Firenze scoperti in sei lettere spedite a Machiavelli

Ritratto di Machiavelli di Ridolfo del Ghirlandaio

FIRENZE (12 novembre) – Sono state ritrovate negli archivi della Biblioteca nazionale di Firenze sei lettere inviate a Niccolò Machiavelli dagli ufficiali della Repubblica e da alcuni comandanti dell’esercito fiorentino. La scoperta ha gettato nuova luce sulle cause della caduta della Repubblica fiorentina, nell’agosto del 1512. Dalle missive emergerebbe, infatti, che l’incapacità politica di prendere rapide decisioni da parte delle istituzioni della città, nonostante gli avvertimenti dati dagli ufficiali del contado, dei quali Machiavelli si fece probabilmente tramite, fu la causa principale della
sconfitta fiorentina durante l’assedio di Prato, causata dalle truppe spagnole appoggiate dai Medici in esilio. Il governo fiorentino pare che seguisse proprio la politica del «godere il beneficio del tempo», tanto criticata nelle opere machiavelliche, e di attendere il più possibile lo sviluppo degli
avvenimenti che portò il capoluogo toscano a ritornare sotto il potere dei Medici.

Del ritrovamento delle sei lettere, spedite tra luglio e agosto 1512, ne ha dato notizia la rivista Filologia e critica (Salerno editrice), con un saggio di Andrea Guidi, dottorando di ricerca dell’Istituto di Studi Umanistici di Firenze. Tali testi sono rilevanti soprattutto perché rappresentano la prova del sistema informativo costruito attorno a sé da Machiavelli che, soprattutto negli ultimi anni della sua carriera alla Cancelleria della Repubblica fiorentina, gli aveva consentito di raccordare tutte le voci che arrivavano dalle truppe in campo e da quelle stanziate nel territorio sotto il controllo di Firenze.

Questo tipo di canale parallelo di notizie che funzionava accanto e a quello ufficiale delle magistrature si rafforzò con la formazione della nuova milizia d’Ordinanza, ideata e gestita in prima persona proprio da Niccolò Machiavelli, dal 1506. Si legge nelle lettere che, già il 4 di luglio, uno membro dell’esercito aveva avvisato personalmente lo scrittore delle voci che giungevano da Bologna, circa i propositi del Papa di reintegrare i Medici a Firenze. La fonte gli aveva anche suggerito di dire al gonfaloniere di rafforzare la guardia di “Firenzuola”.

Soltanto il 21 di agosto, però, molte settimane più tardi, il segretario fiorentino fu inviato a organizzare la difesa. Machiavelli spiegò tramite alcune lettere al commissario generale Pierfrancesco Tosinghi la strategia militare da adottare.

«Nelle lettere semi-ufficiali rinvenute – ha spiegato il ricercatore Andrea Guidi – sono documentati eventi cruciali per il successivo pensiero di Niccolò Machiavelli, che furono anche ricordati come esempi nei suoi Discorsi, al fine di dimostrare gli elementi rilevanti della sua dottrina militare e politica».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=12910&sez=HOME_SPETTACOLO