Archive | novembre 13, 2007

Pakistan, Bhutto circondata da 4 mila poliziotti

Pakistan, arresti tra il partito della Bhutto - foto Ansa - 220*156 - 13-11-07

La leader dell’opposizione pachistana Benazir Bhutto, agli arresti domiciliari a Lahore, ha rilanciato la sfida al regime militare del presidente Pervez Musharraf, esigendo per la prima volta che si dimetta da capo dello stato.

Bhutto ha fatto questa richiesta in una telefonata a Sky Tv. Finora si era limitata a chiedere che il generale Musharraf abbandoni la carica di capo delle forze armate e divenga un presidente civile.

«C’è un consenso politico generale sul fatto che il generale Musharraf se ne debba andare… e la situazione nel Paese può solo aggravarsi se resta. È un Paese con armi nucleari, e il ruolo dei militari è esagerato».

Bhutto è stata posta lunedì sera agli arresti domiciliari per una settimana nella casa di un esponente del suo partito a Lahore (170 km a sud est di Islamabad), per impedirle di guidare la marcia di protesta fino a Islamabad indetta per martedì.

Ben 18 mila poliziotti presidiano la grande città da cui deve partire la manifestazione, con l’ordine di impedire anche con la forza lo svolgimento della protesta.

Il Partito del popolo pachistano (Ppp, della Bhutto) ha però lanciato la sfida a Musharraf, che il 3 novembre ha imposto lo stato di emergenza nel Paese.

«Faremo la nostra marcia. Lei (Benazir Bhutto) uscirà allo scoperto», ha detto uno dei principali dirigenti del Ppp, Shah Mehmood Qureshi. «Il governo vuole il confronto. Noi siamo pronti a combattere questa battaglia per la democrazia», ha aggiunto.

Bhutto nei giorni scorsi ha indetto quella che ha chiamato una “lunga marcia”, un corteo di automobili che dovrebbe percorrere i 170 km da Lahore alla capitale, per chiedere che Musharraf lasci la carica di capo delle forze armate, ponga fine allo stato di emergenza, ripristini la costituzione e liberi i militanti arrestati, fra cui molti esponenti del Ppp.

«Chiedo alla comunità internazionale di porre fine al suo sostegno all’uomo la cui dittatura minaccia di cacciare questa potenza nucleare nel caos», ha aggiunto la Bhutto.

Nella notte di lunedì circa 4 mila poliziotti hanno circondato la casa dove è ospitata la Bhutto, stendendo tutto attorno reticolati di filo spinato, erigendo barricate e bloccando le strade di accesso con camion carichi di sabbia. L’ordine di arresti domiciliari è stato attaccato al cancello di ingresso, perchè la leader dell’opposizione e ex primo ministro non si è fatta vedere.

«La sua residenza adesso è la sua prigione ufficiale», ha commentato un ufficiale delle forze di sicurezza sul posto.

Pubblicato il: 13.11.07
Modificato il: 13.11.07 alle ore 16.39

fonte:


Annunci

Il Dalai Lama a Milano – 7-8-9 dicembre 2007



La Via della Pace Interiore

L’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling
è lieto e onorato di annunciare la visita a Milano di
Sua Santità Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama.

Sua Santità è simbolo vivente di pace interiore, compassione e amorevole gentilezza. Pertanto, organizziamo questo evento con l’intenzione di consentire a quante più persone possibile di essere beneficiate dal Suo insegnamento, basato sulla Sua autentica, grande esperienza nell’amore e nella compassione.

Specialmente in questo periodo di grandi difficoltà, dove ogni giorno viviamo o veniamo a conoscenza di situazioni difficili e drammatiche, riteniamo che il messaggio di Sua Santità possa raggiungere veramente il cuore di ognuno ed essere di grande beneficio per mostrare la via verso la pace interiore: non abbiamo, quindi, alcuna intenzione di proselitismo, né di ottenere una qualche forma di pubblicità, guadagno o beneficio per l’Istituto.


The Way toward Inner Peace

Teachings by His Holiness the Dalai Lama
Milan, Italy 7th to 9th December 2007

click here
English version
Le Chemin vers la Paix intérieure

Enseignements par Sa Sainteté le Dalaï Lama

Milan, Italie du 7 au 9 décembre 2007

click here
French version

fonte: http://www.dalailama-milano2007.org/italiano/index.html


info@dalailama-milano2007.org

Birmania, continua la repressione

Arrestato il leader dei monaci


Il silenzio sulla Birmania è sceso, e la giunta militare ne approfitta per cucire le bocche.
L´ultima è quella del leader dell´Alleanza dei monaci. U Gambira è il monaco che ha guidato la protesta iniziata a settembre contro il regime che da 45 anni è al potere in Birmania, quello che le ha cambiato il nome in Myanmar. A comunicare la notizia dell´arresto sono alcuni dissidenti che sono rifugiati in Thailandia: l´arresto in realtà risalirebbe al 4 novembre scorso, ma solo dieci giorni dopo la notizia è riuscita a trapelare.

Ma U Gambira non è l´unica recente vittima della repressione in Birmania. Oltre al Monaco, così come rivelato da un funzionario, è stata privata della libertà anche una nota attivista politica, Su Su Nway, che era ricercata da oltre due mesi dalle autorità birmane. Al momento dell´arresto, la donna stava facendo volantinaggio nei pressi dell’albergo di Rangoon dove è alloggiato il rappresentante del Consiglio per i diritti umani, Paolo Sergio Pinheiro, che da domenica si trova in missione nel paese.

Intanto, prosegue la missione dell´inviato speciale delle Nazioni Unite Ibrahim Gambari. Rientrato lunedì al Palazzo di Vetro, Gambari ha riferito al segretario generale dell´Onu Ban Ki-moon l´esito dei suoi incontri: nessuna grossa novità, a dire il vero. Le trattative non hanno ancora sbloccato la crisi, ma «è stato lanciato un processo che con buone speranze potrebbe portare ad un dialogo sostanziale con risultati concreti». Ban Ki-moon ha precisato che «un ritorno allo status quo precedente alla crisi non è sostenibile». In sostanza, il regime deve cedere il passo ed «aumentare gli sforzi per ottenere riconciliazione nazionale, democrazia e pieno rispetto dei diritti umani».

Pubblicato il: 13.11.07
Modificato il: 13.11.07 alle ore 17.09

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70582


Aviaria inglese, nuovo focolaio di H5N1

Si tratta del ceppo più pericoloso per l’uomo: è in grado di effettuare il salto di specie

LONDRA – È il virus H5N1, ceppo dell’influenza aviaria pericoloso anche nell’uomo, il nuovo focolaio di influenza aviaria appena scoperto in Gran Bretagna, in un allevamento di volatili da carne situato vicino a Diss, cittadina della contea orientale inglese di Norfolk.

Si tratta del ceppo virale più pericoloso tra quanti sono responsabili della malattia, poiché è in grado di effettuare il cosiddetto «salto di specie» e di risultare potenzialmente letale anche per l’uomo. Per di più, quello isolato nei campioni prelevati dalla fattoria inglese è dello stesso tipo endemico in Asia, dove nel complesso ha già provocato oltre un centinaio di morti tra la popolazione. L’annuncio è stato dato dal numero due del Servizio Veterinario britannico, Fred Landeg, in seguito all’effettuazione di ulteriori esami di laboratorio; i primi test avevano già evidenziato la presenza del virus H5, il più comune vettore del morbo, ma assai meno aggressivo nei confronti degli esseri umani.

Da Londra il ministero per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali ha frattanto dato disposizione di eliminare i 5mila capi tra tacchini, oche e anatre allevati nella struttura, intorno alla quale sono state create una zona di «protezione» dal raggio di 3 chilometri, e un’altra di «sorveglianza» di 10 chilometri. Nella stessa area un focolaio di aviaria era stato localizzato lo scorso gennaio. A maggio in Galles l’ultimo caso di contagio di una persona nel Regno Unito, un bambino colpito peraltro in forma alquanto blanda.

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_13/aviaria.shtml

Roma, i nuovi "ragazzi di vita"

Quasi tutti adolescenti, guadagnano dai 50 ai 200 euro al giorno
Per 750 vanno a vivere una settimana in casa di chi li vuole

“Noi in vendita nella notte”

“Prima c’eravamo solo noi e i tunisini, adesso sono arrivati tutti ‘sti romeni”


di ATTILIO BOLZONI

ROMA – Si possono anche “affittare”. Per un giorno o il week-end, per una settimana, un mese intero. L’altra sera avrei potuto prenderne uno per 750 euro. Caricarlo in macchina, portarmelo a casa e considerarlo di mia proprietà da mercoledì fino al mattino del martedì succcesivo. Voleva da mangiare, andare al cinema, voleva i soldi e poi magari anche un piccolo regalo. In cambio si offriva. “Scopo ogni volta che me lo chiedi”, mi ha detto Ciprian, romeno di Galati che da sette mesi si vende a Valle Giulia. Mi ha giurato di avere diciannove anni ma addosso non aveva documenti. Mi sembrava molto più piccolo. Mi sembrava minorenne.

E’ finita con Ciprian una notte con la telecamera nascosta fra i nuovi “ragazzi di vita” di Roma. E’ finita con lui che ventiquattro ore dopo mi avrebbe “aspettato lì”, nella penombra di Villa Borghese, lungo i viali dove altri giovanissimi si prostituiscono per tanto o per poco, per due giorni o due anni, da soli o in compagnia con uomini di ogni età. Sono albanesi, curdi, tunisini, marocchini, sono moldavi e ucraini. C’è qualche afgano, un gruppetto di italiani e una valanga di romeni.

Negli ultimi tempi la grande ondata di adolescenti da “noleggiare” si è rovesciata soprattutto da Bucarest. Ne arrivano venti, trenta o anche sessanta in più ogni mese di romeni affamati e con il bisogno di raccattare qualche euro a qualunque costo.

E la loro età scende, scende sempre. Sono tantissimi, sono migliaia i “ragazzi di vita” nella Roma del 2007. Solo l’Arcigay ne ha contati più di mille in tre mesi. E qualcuno non ha nemmeno sedici anni, i minori sono almeno centocinquanta. Con tre o quattro marchette guadagnano da 50 a 200 euro a sera.

Più della metà si dichiarano “attivi” e non usano preservativo, hanno in media dai 10 ai 12 rapporti a settimana. Al venerdì e al sabato raddoppiano clienti e denari. Molti “lavorano” in proprio. Altri vengono sfruttati da balordi che in passato stavano anche loro sui marciapiedi. E tutti cercano sempre più soldi, solo soldi. Un rom di 17 anni – raccontano a Save The Children – lo ha fatto per mesi per mantenere la moglie di 15 anni e realizzare così il loro sogno: costruirsi una casetta in Romania.

Battono a Valle Giulia, al Circo Massimo, all’Eur. A piazza della Repubblica. Sfrontati mettono in mostra la loro “merce” agli automobilisti di passaggio, i più discreti aspettano dietro un albero. E’ una Roma by night che si compra facile sulla strada.

Valle Giulia, ore 22,00 di mercoledì 7 novembre. Fermo l’auto nel giardino che si affaccia sulla facoltà di Architettura. Fari spenti, silenzio. Dopo pochi minuti mi viene incontro un ragazzo, gli apro la portiera dell’auto e lui sale. E’ italiano. Si presenta: “Ciao, io sono Daniele”. E’ dei Castelli Romani, di Genzano. Ha ventitré anni, è alto, magro, moro. Parla in romanesco. Cominciamo a chiacchierare “per conoscerci meglio”. Sposto l’auto di qualche metro, sotto un lampione illuminato. La telecamera è accesa, il microfono registra.

Quanto prendi? “Trenta euro”. In macchina? “Sì, in macchina”. E se ce ne andiamo a casa mia, ne vuoi di più? “Cinquanta”. Daniele mi chiede una sigaretta. Gli faccio qualche domanda, lui risponde: “E’ da un annetto che sto qui.. prima venivo sempre ma poi ho conosciuto il direttore di “Trova Escort” e prendevo appuntamenti su Internet, adesso però sono ritornato a Valle Giulia”. E aggiunge: “Sono attivo e passivo”.

Se io volessi passare due o tre giorni con te, quanto ti devo dare? “Ne potemo parlà, potemo trattà”. Si accende una seconda sigaretta, si guarda intorno, stanno per arrivare altri ragazzi come lui. Sta arrivando la “concorrenza”: i romeni. Anche lui ha del risentimento contro quelli che vengono da Bucarest: “Prima c’eravamo solo noi italiani, noi e i tunisini. Ce la comandavamo fra di noi. Non facevamo fare le rapine, non facevamo stè cose.. questi rumeni ti chiedono un panino e poi fanno le rapine ai clienti, li riempiono di botte”.

Daniele comincia a spazientirsi, siamo fermi in auto da quasi dieci minuti e stiamo ancora parlando. Gli chiedo quanto guadagna. Risponde: “Quanto guadagnavo prima, quando non c’erano tutti stì rumeni?. facevo due piotte e mezzo, tre piotte, 300 euro a sera…”. Tutte le sere? “No, c’era la sera che ne facevi 150, la sera che ne facevi 200, quell’altra che ne facevi 50 o 80”. Hai mai avuto un altro lavoro? “Per sette anni ho fatto il manovale, con mio cognato a San Cesareo”.

Torna loquace e comincia a raccontare dei suoi guai in famiglia. Il padre morto, mai un soldo in tasca. “Io sò uno che cerca di sfamasse”, dice. E’ alla terza sigaretta. Continuo a fargli domande. Chi sono i tuoi clienti? “La maggior parte sò grossi, 40 o 50 anni”. E cosa vogliono da te? “Ce stanno quelli che chiedono l’attivo, quelli che chiedono dù maschi insieme, quelli che chiedono l’attivo e il passivo”. E a te piace? “Te l’ho detto: io sò bisex”.

Da un vialetto stanno risalendo due auto della polizia. Daniele apre la portiera e mi saluta: “Io ho la coscienza pulita, che me devono dì? Me dicono che stai a fà qua? Io gli rispondo sempre nello stesso modo: sto a cercà de magnà”.

I poliziotti scendono dalle auto e controllano i documenti a tutti quelli che trovano nei paraggi, a piedi o sulle macchine in sosta nel buio. Sono del commissariato Salario. I “ragazzi di vita” si nascondono fra i cespugli, scappano giù verso viale delle Belle Arti. Anch’io me ne vado. Tornerò più tardi a Valle Giulia.

Piazza della Repubblica, ore 22, 45. Sono al terzo giro di una grande aiuola e davanti al McDonald’s c’è un ragazzino di carnagione chiarissima. Sgrana gli occhi, si passa la lingua sulle labbra. Dall’altra parte della strada un uomo che avrà sessantacinque o settant’anni gli fa un cenno, un attimo dopo il ragazzino sale su un’auto che scompare verso la stazione Termini. Ce ne sono altri tre che passeggiano fra le bancarelle di libri.

Scherzano, bevono birra e aspettano clienti. Al semaforo arrivo io. Il più svelto ad avvicinarsi è un tipo tracagnotto con una frangetta di capelli neri, lo sguardo furbo. E’ romeno, si chiama Cristiano.

Quanto vuoi? “Trenta per un…”. E per un giorno intero? “Dipende: cento, centoventi, centocinquanta”. Hai un amico che può farci compagnia? “Sì, per altri cento euro”. E’ romeno come te? “Conosco solo romeni io”. Cristiano è seduto sulla mia auto e parla di soldi, si vuole mettere d’accordo in fretta. Su tariffa e prestazioni. Subito avverte: “Io sono solo attivo”. Cosa fai? “Tutto”, risponde lui. “Faccio tutto con tutti, con gente grande come te e con ragazzi di 25 o 27 anni e non faccio problemi, tu mi dici cosa vuoi e io dico il prezzo e basta. Se lo vuoi fare deciditi, altrimenti no”, taglia corto Cristiano mentre racconta la sua vita in Italia. La telecamera nascosta riprende il suo viso. Ride quando gli chiedo perché fa quello che fa. Ride e dice: “Non ne trovo un altro, sono venuto qui a Roma la prima volta nel 2004 e poi sono tornato, questo lavoro mi piace, mi piace perché sennò farei un’altra cosa”. Non si sente omosessuale. Lo ripete un’altra volta: “Sono solo attivo, te l’ho già detto. Anche mio fratello è solo attivo e anche lui fa questo lavoro”.

Vivevano in un paesino vicino Bucarest e adesso abitano sulla Salaria. Ogni giorno prendono il “92” che li porta fino a Termini. Si fanno un gelato sotto i portici dietro la fontana Esedra e poi cominciano a battere. Certe volte iniziano alle cinque del pomeriggio e finiscono alle 4 del mattino dopo. “Solo attivo, solo attivo”, ripete Cristiano mentre se ne va sbuffando per i trenta euro che questa volta non si è guadagnato.

Valle Giulia, ore 23, 25. Sono tornato a Villa Borghese, scendo nella zona dove la polizia se n’è appena andata e i “ragazzi di vita” sono tornati a farsi vedere. Arriva uno che sembra un magrebino. E’ tunisino. Si chiama Amhed. Capelli crespi, pizzetto, è guardingo. Forse si è accorto del monovolume che è fermo dietro la mia auto, dentro c’è Stefano, l’operatore che mi sta seguendo per riprendere gli “esterni” dei miei incontri. Amhed non sale in macchina. Gli chiedo quanto prende. “E tu quanto mi dai?”, ribatte. Ci mettiamo d’accordo per 40 euro. Insisto per farlo sedere accanto a me ma lui resta fuori, in piedi. Dice che ha 21 anni e che questa sera “è venuto qui per la prima volta”. Anche Amhed sembra più giovane di quanto dice. Diciotto, forse anche diciassette anni. Provo a fargli qualche domanda ma è aggressivo, alza la voce: “Non c’è problema, se vuoi con 40 euro facciamo la serata”. Gli dico che prima voglio parlargli, lo invito un’altra volta a salire in macchina. Non sale. E chiede: “Mi hai mai visto qui? No che non mi hai mai visto, perché è la prima volta che vengo”. E’ a disagio, irrequieto. Probabilmente è davvero la prima volta che Amhed è venuto a Valle Giulia per fare un po’ di soldi.

Torno su, adesso sono su un vialone senza luci. Seduto su un muretto c’è un ragazzino, il più piccolo che ho visto stasera a Villa Borghese. E’ minuto, infagottato in un giubbotto. Mi fermo con l’auto a qualche metro da lui. Non si muove, non si avvicina. Faccio marcia indietro, abbasso il finestrino di destra e lui infila dentro la sua testa riccioluta. C’è molto buio, la telecamera nascosta riprende un’ombra. E’ Ciprian, il romeno di Galati. La sua voce arriva fievole: “Prendo 50 per tutta la sera”. Gli chiedo quanti anni ha, risponde diciannove. Gli dico che non ci credo. “Ti giuro che ne ho diciannove, li faccio domani”, garantisce mentre si fruga nelle tasche ma non trova un documento da mostrarmi. Per un giorno e una notte Ciprian vuole 150 euro. E’ da tre mesi che si vende. Gli domando quanto vuole per una settimana.

Fa i suoi conti: “Per una settimana 750 euro”. Poi ci ripensa: “No 750 euro ma 1050…”. Ha moltiplicato 150 per sette giorni. Scorge l’indecisione sulla mia faccia e cala il prezzo: “Facciamo 750 e faccio tutto quello che vuoi”. A casa mia, sette giorni a mia disposizione. Sussurra qualcosa su un film che gli piacerebbe vedere, vorrebbe anche un paio di jeans nuovi. Lo saluto dicendogli che ci devo pensare, che forse tornerò a cercarlo domani sera. Lascio Ciprian sul suo muretto, solo e infreddolito nella notte di Roma.


(13 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/ragazzi-di-vita-roma/ragazzi-di-vita-roma/ragazzi-di-vita-roma.html

Dini e Turigliatto votano con la CdL

Governo battuto, ma Prodi dice “Sono fiducioso”

Sull’emendamento di An che proponeva la modifica all’articolo 52 per un fondo di 40 milioni di euro al dottorato di ricerca c’era il parere contrario di governo e relatore

l'aula del senato Roma, 13 novembre 2007 – Primo scivolone di maggioranza e governo in Senato sulla Finanziaria. Con nove voti di scarto (161 sì, 152 no e 3 astenuti) è passato in mattinata un emendamento di An che aumenta i fondi per gli assegni di ricerca: Unione e esecutivo sono stati battuti a palazzo Madama per la prima volta dall’inizio delle votazioni.

Andare sotto una volta è normale, commenta il premier Romano Prodi, dichiarandosi fiducioso sul voto finale di domani. “Che su emendamenti molto particolari e specifici la maggioranza vada sotto – dice Prodi – mi sembra non sia un elemento straordinario. L’importante è il voto finale: abbiamo preparato tutto bene, sono fiducioso”.

Con la Cdl hanno votato Lamberto Dini e Giuseppe Scalera, ma anche Domenico Fisichella del gruppo Misto, e i due dissidenti di sinistra Fernando Rossi, Franco Turigliatto. Si sono invece astenuti, ma al Senato le astensioni equivalgono a voti contrari, i tre senatori socialisti (Angius, Barbieri e Montalbano), mentre Roberto Manzione sembra non abbia proprio preso parte al voto.

Nomi che appartengono a diverse anime dell`Unione, ma rientrano quasi tutte nella categoria dei `sorvegliati` speciali in vista del voto finale di domani. A cominciare da Lamberto Dini, considerato il numero uno dei ‘corteggiati’ da Berlusconi e che ancora oggi continua a dire di avere “mani libere”.

La pattuglia del presidente della commissione Esteri conta su altri due senatori: Giuseppe Scalera e Natale D`Amico. Di `peso` anche il voto di Domenico Fisichella: ex An, eletto nelle fila dell`Ulivo ed entrato nel Misto dopo la nascita del Pd, finora ha continuato a garantire il suo sostegno alla maggioranza, non rinunciando però in alcune occasioni a `lanciare dei segnali`, scegliendo l`astensione, anziché il voto contrario.

Il governo minimizza l’incidente. “Non c’è assolutamente motivo per mettere la fiducia – afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti – su oltre 400 votazioni con una maggioranza esigua al Senato” andare sotto “mi pare che sia del tutto normale e possibile se si accetta un confronto parlamentare”.

L’accaduto “non ha nessun significato politico – commenta anche il sottosegretario Giampaolo D’Andrea – anche se c’è stato il soccorso di alcuni esponenti della maggioranza, poi però la maggioranza ha votato tutto l’articolo così emendato”.

Soddisfatto, invece, Giuseppe Valditara, firmatario dell’emendamento. “E’ una grande vittoria per l’Università italiana. Si premia il merito, si privilegia la qualità dei giovani che si impegnano nella ricerca, finora dimenticata e vituperata dal governo di centrosinistra, che oggi siamo riusciti a battere nell’Aula del Senato”.

La norma approvata prevede di incrementare l’assegno di dottorato di ricerca aumentando di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008-2009 e 2010 il Fondo di finanziamento ordinario.

Brivido in Aula anche sulla ‘class action’. Sulla proposta dell’opposizione di accantonamento è stata approvata grazie al voto determinante del diniano Giuseppe Scalera. E al non voto del senatore, Roberto Barbieri (Cs), che non era presente in Aula. Con la maggioranza hanno invece votato Dini e Natale D’Amico.

Prendendo la parola in Aula, il ministro della Giustizia, pur dichiarandosi favorevole all’introduzione nell’ordinamento italiano dell’azione collettiva risarcitoria a favore dei consumatori, ha espresso “forti perplessità” sull’inserimento della materia in Finanziaria, rimettendosi all’Assemblea.

Tra le principali novità approvate nel corso della mattina da palazzo Madama, l’abolizione (dopo il braccio di ferro dei giorni scorsi fra governo e Ragioneria generale dello Stato sulla copertura) dei ticket sanitari da 10 euro sulle visite specialistiche e la diagnostica. Stralciata, invece, la norma (proposta da Manzione e già approvata in commissione Bilancio) che prevede l’obbligo per il medico di base di prescrivere per i medicinali di fascia C (a totale carico dei consumatori) il solo principio attivo del farmaco.

Forte delusione del senatore Manzione che afferma: “E’ il segno evidente che le lobby hanno colpito anche nel centrosinistra”. Sì anche alle risorse per il Protocollo del welfare.


fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/13/46914-dini_turigliatto_votano.shtml