Archivio | novembre 14, 2007

Moratoria, ora X

(14 novembre 2007)

Pena di morte, l’Onu si pronuncerà sulla risoluzione presentata da Nuova Zelanda e Brasile, di cui l’Italia è stata la prima promotrice

”PERCHE’ FERMARE LA PENA DI MORTE SUBITO”INTERVISTA A FRANCESCO PAOLO FULCI(ambasciatore all’Onu dal 1993 al 2000)

In studio a Roma Elisabetta Zamparutti, Radicali Italiani e Mario Marazziti, portavoce comunità Sant’Egidio. In collegamento telefonico Riccardo Noury, portavoce di Amnesty e Andrea Visconti, corrispondente gruppo Espresso da New York. Conducono Paolo Garimberti e Edoardo Buffoni

ALLARME DIOSSINA NEGLI ASSORBENTI: Perché è una bufala

UNA BUFALA, ALLA QUALE ABBIAMO PRESTATO ORECCHIO TROPPO DISTRATTAMENTE E IN FRETTA.. PONIAMO RIMEDIO, RINGRAZIANDO PER LA SEGNALAZIONE TRACIELOEMARE, NOSTRO ATTENTO LETTORE (O LETTRICE?, NON SAPPIAMO)..

Una e-mail della dottoressa Carla ******, che lavora presso le strutture del Policlinico di *****.


Oggetto: vi preghiamo di trasmettere quest’e-mail a tutte le donne che potete. Per gli uomini che ricevono questa e-mail, vi preghiamo di spedirla ad amiche, ragazze, sorelle, madri, figlie, ecc. Grazie.

Controllate le etichette degli assorbenti interni che volete acquistare, la prossima volta, e controllate se riuscite ad individuare alcuni dei segni familiari descritti in questa e-mail. Non meraviglia che tante donne al mondo soffrano di cancro alla cervice e di tumori all’utero. Sapete che i produttori di assorbenti interni usano diossina e rayon nei loro prodotti? Sono sostanze cancerogene e tossiche! Perche’ allora gli assorbenti interni non sono contro la legge? Perche’ gli assorbenti interni non sono un prodotto alimentaree, dunque, non sono considerati pericolosi o illegali.
ECCO LO SCANDALO: Gli assorbenti interni contengono due cose che sono potenzialmente pericolose: Rayon (per assorbire) e diossina(un prodotto chimico usato per biancare i prodotti). A volte contengono anche piccole percentuali di amianto, per indurre nell’organismo femminile una emorragia piu’ intensa (piu’sanguinamento piu’ assorbenti consumati). L’industria degli assorbenti interni e’ convinta che noi, essendo donne, abbiamo bisogno di prodotti candeggiati, sbiancati per pensare che il prodotto sia puro e pulito.

Il problema e’ che la diossina, che viene prodotta in tale processo sbiancante, puo’ apportare gravi danni all’organismo! La diossina e’ stata associata al cancro da studi clinici, ed e’ tossica per i sistemi immunitario e riproduttivo. E’ anche stata associata con endometriosi e basso numero di spermatozoi per gli uomini. Lo scorso settembre, l’Agenzia di Protezione Ambientale EPA ha reso noto che non esiste un livello “accettabile” di esposizione alla diossina, visto che e’ cumulativa e lenta a disintegrarsi. Il pericolo reale viene dal contatto ripetuto (Karen Couppert “Pullingthe Plug on the Tampon Industry”).

Io direi che usare circa 3-4 assorbenti interni al giorno, per cinque giorni al mese, per diossina perchè e’ una sostanza altamente assorbente. Perciò, quando fibre degli assorbenti interni restano nel collo dell’utero (come di solito accade), ciò crea un “serbatoio” di diossina nel corpo. Tra l’altro, resta all’interno molto più a lungodi quanto rimarrebbe con assorbenti interni fatti solo di cotone, perche’ il rayon e’ piu’ leggero e tende ad attaccarsi. Questo e’ anche il motivo per il quale la TSS(Sindrome da Shock Tossico) può colpire donne che usano assorbenti interni (come potete leggere dal foglio informativo di TUTTI gli assorbenti interni in commercio).

QUALI SONO LE ALTERNATIVE? Usare assorbenti esterni, o prodotti non sbiancati e fatti completamente di cotone. Anche altri prodotti d’igiene femminile (assorbenti esterni/fazzoletti) contengono diossina, ma non sono tanto pericolosi quanto gli assorbenti interni. Sfortunatamente, prodotti non sbiancati e in cotone si trovano quasi solo in negozi di “prodotti biologici” (quindi sono piu’ cari)… Nel 1989, degli attivisti inglesi organizzarono una campagna contro lo sbiancamento attuato con cloro. Sei settimane e 50.000 lettere dopo, i produttori di diversi prodotti sanitari passarono all’ossigeno (uno dei metodi Verdi disponibili) (MS magazine, May/June 1995)
COSA FARE ORA: Ditelo alla gente. A tutti. Informateli. Questa industria ci sta danneggiando, facciamo qualcosa per impedirlo! Se avete tempo, scrivete una lettera alle societa ‘Tampax- Playtex – O.B-Kotex. Sulle scatole c’e’ sempre un recapito. Fate loro sapere che esigiamo un prodotto sicuro: assorbenti interni COMPLETAMENTE DI COTONE NON SBIANCATO“.

Perché è una bufala

L’appello iniziale, quello datato 2003 (che non abbiamo pubblicato per non annoiare il lettore, n.d.mauro), è in realtà composto da due appelli separati, che si sono fusi strada facendo. I segni dell’infelice ibridazione sono ancora evidenti, come nota un lettore (Riccardo Ghigl*****ich), nel fatto che prima l’appello parla di amianto, poi dice che ci sono due ingredienti pericolosi (diossina e raion) e si dimentica completamente dell’amianto. Già questo, insomma, dovrebbe suggerire un certo scetticismo.

La versione 2007, invece, è una riscrittura della versione precedente, nella quale viene ridimensionato (ma non eliminato del tutto) il riferimento all’amianto e viene introdotto un “garante” apparentemente autorevole. La dottoressa in questione, che identifico solo tramite le iniziali (l’appello contiene il nome per esteso, ma l’ho omesso per rispetto della privacy ed evitare ulteriori tribolazioni alla dottoressa), ha chiarito a un lettore (rubbbens, che ringrazio) il proprio coinvolgimento e soprattutto ha spiegato che non è un medico:

“questa mail mi è stata inviata da amici ed io l’ho trasmessa ad altri senza aggiungere nulla al testo (non sono medico e non ho alcun strumento per testarne la veridicità); purtroppo è stata manipolata aggiungendo al testo il mio indirizzo ed è stata messa in circolazione a mia insaputa e senza la mia autorizzazione. Vi prego di non alimentarne la diffusione.”

Chiarita questa falsa “autenticazione”, andiamo con ordine, con l’aiuto del mitico sito antibufala Snopes.com, che ha analizzato a fondo la versione inglese di questo appello e la fa risalire all’estate del 1998.

Cominciamo con la storia dell’amianto.

  • Non c’è amianto nei tamponi. L’FDA, l’ente statunitense che regolamenta alimenti e farmaci, ha dovuto pubblicare una pagina di smentita e chiarimento che dice specificamente che “l’FDA non ha alcuna prova della presenza di amianto nei tamponi, né è al corrente di segnalazioni di aumentato sanguinamento mestruale a seguito dell’uso di tamponi. L’amianto non è un ingrediente di alcun tampone di marca statunitense, né è associato alle fibre usate nella produzione dei tamponi.”
  • E’ falsa la giustificazione che si può mettere l’amianto nei tamponi perché “i tamponi non sono un prodotto alimentare e, dunque, non sono considerati pericolosi o illegali”. L’amianto, secondo l’OSHA e l’EPA (enti statunitensi deputati alla protezione dell’ambiente e alla sicurezza sul lavoro), è pericoloso (cancerogeno) non solo se ingerito, ma anche per contatto con la pelle (come spiegato in questa pagina del National Safety Council). E mi pare evidente che un tampone sia a stretto contatto con la pelle. Quindi la giustificazione non regge assolutamente.
  • Nel 2003, il sito italiano della Tampax smentiva categoricamente la presenza di amianto nei tamponi così: “I tamponi Tampax contengono amianto? Assolutamente no. Non c’è traccia di amianto nei Tampax.” Attualmente Tampax.it porta a Tampax.eu, che non ha più una versione italiana. Il link equivalente in inglese è questo e ribadisce il concetto: “Non c’è e non c’è mai stato amianto nei tamponi Tampax”.

Pertanto, a meno che crediate che FDA, Tampax e tutti i ricercatori del settore siano in combutta per ammazzare i propri clienti in un colossale complotto, la questione dell’amianto è chiusa. Non ce n’è, punto e basta. L’FDA è considerata un punto di riferimento per la sicurezza dei farmaci in tutto il mondo. Non è composta da dilettanti che si comprano con quattro dollari (neppure l’industria del tabacco è riuscita a zittire l’FDA). E se proprio non ci credete, andate da un chimico e fatevi fare l’analisi chimica di un tampone, alla ricerca di amianto; poi fatemi sapere. Ma nel frattempo abbiate il buon senso di non seminare panico ingiustificato.

Notate che l’anonimo estensore dell’appello versione 2003 non si fa scrupoli a fare una bella pubblicità a due case produttrici (statunitensi), citandole con tanto di nome e numero di telefono, e traendole da un “periodico ‘Essence’ di questo mese” che, come in ogni appello-bufala che si rispetti, viene citato senza indicarne la data di pubblicazione e quindi sarà “di questo mese” anche tra dieci anni. Molto comodo. Viene da chiedersi a chi giova questa forma di terrorismo pubblicitario.

Rayon

Per il raion (o Rayon) la cosa è più complicata. Il Rayon è in effetti presente nei tamponi, come confermato dal sito Tampax.eu. Ma è pericoloso?

L’appello afferma che “Il Raion contribuisce ai pericoli creati dai tamponi e dalla diossina perché è una sostanza altamente assorbente… quando fibre dei tamponi restano nella vagina (come di solito accade), ciò crea un terreno fertile per la diossina. Tra l’altro, resta all’interno molto più a lungo di quanto rimarrebbe con tamponi fatti solo di cotone.”

  • Il Rayon è considerato innocuo, tant’è vero che lo si usa per gli indumenti e come materiale chirurgico. E’ un derivato della cellulosa.
  • Il Rayon viene usato nei tamponi non soltanto perché è altamente assorbente (cosa in sé non pericolosa ma anzi ovviamente necessaria per il funzionamento del prodotto), ma perché si sfilaccia meno del cotone. Pertanto un assorbente interno in Rayon rilascia meno fibre di uno di cotone.
  • Non si capisce perché debba “restare all’interno più a lungo”.
  • Nella versione 2003, l’anonimo traduttore italiano dell’appello ha dato una eloquente “aggiustatina” a questa affermazione, che in originale non parla semplicemente di “terreno fertile”, ma di “breeding ground”, ossia di “terreno fertile per la riproduzione“. La diossina è una sostanza chimica, non una creatura vivente, e come tale ovviamente non si riproduce, esattamente come mettere due sassi in una stanza non produrrà una nidiata di sassolini. Uno svarione di questa portata la dice lunga sulla serietà e sulla preparazione di chi ha redatto l’appello originale.

Tuttavia il Rayon si può produrre usando il cloro, secondo l’FDA, e il cloro produce diossine. Quindi il Rayon in sé è sicuro, ma comporta la possibilità di portarsi appresso diossine. Va detto che l’FDA dichiara che il Rayon attualmente utilizzato nei tamponi statunitensi viene prodotto adottando tecniche alternative che non generano diossine (“Rayon raw material used in U.S. tampons is now produced using elemental chlorine-free or totally chlorine free bleaching processes”, da questa pagina dell’FDA).

Diossina

Sul fatto che le diossine facciano male, ma molto male, non c’è alcun dubbio: chiedetelo agli abitanti di Seveso (se non sapete di cosa sto parlando, chiedete a qualcuno meno giovane di voi, o Googlate “Seveso diossina ICMESA”). Ma ci sono diossine nei tamponi, come dice l’appello?

Secondo il sito Tampax.eu, no. Secondo l’FDA, se ce ne sono, sono a livelli talmente bassi da non essere misurabili: “i livelli di diossine nel rayon grezzo usato per i tamponi sono pari o inferiori al limite rilevabile dai test più avanzati, ossia circa 0,1 parti per trilione… molte volte inferiore alla quantità normalmente presente nell’organismo e proveniente da altre fonti… Una parte per trilione equivale a un cucchiaino in un lago profondo cinque metri e ampio 2,6 chilometri quadrati”.

Pertanto il rischio diossina nei tamponi è praticamente trascurabile. Ce n’è molta di più nell’ambiente che ci circonda che nei tamponi. Aver paura della diossina nei tamponi è come abitare accanto alla ferrovia e temere di diventare sordi perché il vicino parla a voce alta.

E a proposito di diossine e di sostanze chimiche pericolose c’è una sorpresa interessante.

Cotone

L’appello propone di “usare prodotti d’igiene femminile non sbiancati e che siano fatti completamente di cotoneUsate tamponi fatti al 100% di cotone non sbiancato. Sfortunatamente, poche società producono questi tamponi sicuri.

Chiaro, no? Cotone uguale sicurezza. Peccato che il cotone coltivato con i metodi convenzionali sia, secondo Snopes.com, “una delle piante a maggior consumo di pesticidi… circa il 10% dei pesticidi e il 22,5% degli insetticidi del mondo viene usato sul cotone.” Pertanto un tampone a base di cotone coltivato in modo convenzionale potrebbe contenere la stessa quantità di porcherie chimiche di un tampone “non alternativo” a base di cotone e rayon. Per eliminare davvero questo rischio occorrerebbe trovare tamponi di puro cotone coltivato senza pesticidi e insetticidi.

In altre parole, passare a tamponi fatti al 100% di cotone senza verificare che il cotone sia coltivato in modo biologico non risolve granché. Come capita spesso negli appelli diffusi via Internet, la soluzione ai problemi non è così semplice come si vuol far credere.

Chiarimento: la sindrome da shock tossico

Come descritto su tutti i foglietti illustrativi dei tamponi, la sindrome da shock tossico (Toxic Shock Syndrome, TSS) è “una malattia rara ma grave. E’ causata dalle tossine prodotte dal batterio Staphylococcus aureus… La TSS mestruale è associata all’uso dei tamponi.” E’ grave abbastanza da indurre persino i fabbricanti di tamponi a riportare questo consiglio: “Potete anche sostanzialmente eliminare il rischio di TSS mestruale non usando assorbenti interni.”

Usare tamponi “alternativi” di cotone al 100% al posto di quelli “commerciali” riduce leggermente l’incidenza della sindrome, ma non la elimina: del resto, sono stati riportati casi di TSS anche negli anni in cui i tamponi erano tutti in puro cotone (dal 1933, anno di invenzione, ai primi anni Settanta). Non fidatevi dunque di un appello che arriva da chissà chi, ma parlatene con il vostro medico.

Ringraziamenti

Grazie ad amo15 e lzaccagn per i link a Snopes.com e Tampax.it.

fonte: http://www.attivissimo.net/antibufala/tamponi_amianto/tamponi_amianto.htm

Inchiesta Why Not, Mastella querela Grillo per le frasi a Strasburgo



Non sono andate giù le parole del comico genovese Beppe Grillo a Clemente Mastella. Il ministro della Giustizia ha dato mandato ai suoi legali di «intraprendere le vie giudiziarie necessarie a tutelare la sua onorabilità a fronte degli attacchi gratuiti ed inaccettabili mossi nei suoi confronti» di Grillo, intervenuto martedì a Strasburgo con il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, il magistrato che ha iscritto nel registro degli indagati Mastella e il premier Romano Prodi nell’ambito dell’inchiesta “Why not”.

«Il risarcimento dei danni richiesto – si legge in una nota dell’ufficio stampa dell’Udeur – sarà devoluto alle vittime delle mafie». L’attore genovese martedì aveva affermato, tra l’altro, che dare i fondi europei all’Italia è «come darli a Bokassa» e che i giudici italiani, quando intervengono, «vengono bloccati dal governo e dai partiti».

Ma a mandare su tutte le furie Mastella è un’altra frase di Grillo, riportata da diversi quotidiani: «La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia».

Pubblicato il: 14.11.07
Modificato il: 14.11.07 alle ore 14.28

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70602

Grillo alla Ue: “Basta fondi all’Italia
vanno in tasca alla criminalità…”

Il re del blog sbarca al parlamento europeo con una proposta choc: “Fatelo per il nostro bene, perchè è come finanziare Bokassa, non arriva niente ai cittadini. Oggi i finanziamenti stanno drogando il mercato”

Beppe Grillo Strasburgo, 14 novembre 2007 – “Vengo qui a fargli una supplica: visto che una parte dei soldi della criminalità viene da qui, dall’Europa, non date più una lira all’Italia, fatelo per il nostro bene, perchè è come finanziare Bokassa, non arriva niente ai cittadini”.

Beppe Grillo sbarca al Parlamento europeo di Strasburgo e nel corso di un incontro sulla destinazione dei fondi Ue organizzato dall’europarlamentare indipendente del Pse Giulietto Chiesa e a cui hanno anche partecipato il pm Luigi De Magistris e il giornalista Marco Travaglio, propone ai numerosi europarlamentari presenti di varare il blocco totale dei finanziamenti comunitari destinati all’Italia.

“Chiedo un segnale, perchè non li bloccano? – ha affermato Grillo- perchè io devo dare dei soldi che tu poi me li ridai e vanno a finire alla ‘ndrangheta, alla camorra, nei casini… Me li tengo i soldi e li investo. Non mandateceli -ha insistito ancora il comico genovese- anzi, non ve li diamo più noi li teniamo in Italia così li usiamo in modo più decoroso, per esempio per tenere nel nostro Paese le industrie che delocalizzano la produzione”. E ancora: «cosa vuoi sovvenzionare? Sovvenzioni la pesca e migliaia di pescatori hanno perso il lavoro e gli agricoltori sono ormai il 3% in Europa e mi domando dove andremo a mangiare. Ma dove vivete? La sovvenzione sta scardinando il mercato».

“Oggi -ha aggiunto ancora Grillo- i finanziamenti stanno drogando il mercato. Funzionano solo quando la trafila di chi gestisce i soldi è onesta: olandese, svedese, inglese». Il comico genovese ha quindi rincarato la dose insistendo sul fatto che il sussidio Ue «non serve più ad aiutare, serve a indebitare. L’agricoltura da quando è finanziata ha perso migliaia di posti di lavoro perchè i soldi vanno alle tre o quattro grandi multinazionali di cui vedo gli esponenti qui (al Parlamento europeo, ndr), tutti i giorni» mentre «l’unica compagnia di pesca che va bene è quella irlandese perchè si è rifiutata di prendere i fondi».

A Strasburgo, Grillo ha anche proposto di creare un sistema attraverso cui consentire ai cittadini di controllare direttamente attraverso internet la destinazione dei finanziamenti europei. «credo che il cittadino normale debba controllare lui stesso dal basso dove vanno a finire i suoi soldi. C’è la tecnologia oggi, c’è internet, possibile che non la possiate usare?» ha ammonito Grillo rivolgendosi agli eurodeputati. E ha aggiunto: «Mettete i dati lì, chiari e semplici, così io cittadino in qualsiasi posto mi trovi in Europa controllo dove vanno a finire i soldi delle mie tasse… non commissioni, firme, ministri e apparati: negli apparati non ci crede più nessuno».

Le affermazioni di Grillo hanno suscitato le critiche di diversi eurodeputati che partecipavano all’incontro, in particolare, i due siciliani Giusto Catania (Prc) e Claudio Fava (Ds).
Quest’ultimo, lo ha accusato di avere una visione «da fumetto dell’Unione Europea» ma anche il capogruppo dei Verdi, Monica Frassoni, ha detto di «non apprezzare le generalizzazioni» del comico genovese che ha tentato di esportare l’antipolitica anche in Europa.

A Strasburgo Grillo ha poi letteralmente smontato la proposta di Bart Staes, un europarlamentare belga iscritto al gruppo dei Verdi che nel corso del dibattito ha illustrato la sua idea di far controfirmare ai governi l’utilizzo dei fondi Ue. «Non si può controllare -ha esclamato Grillo- non c’è nessun ministro in Italia che metterebbe una firma così. Non credo più nell’autorità dall’alto che decide dove vanno i fondi. In Italia abbiamo 24 pregiudicati in Parlamento e 75 inquisiti. Il Belgio ce li ha? Facciamo invidia a tutto il mondo.
È lo Stato mafia», ha detto ancora Grillo invitando l’Unione europea a creare un sistema dove «tutti i cittadini che vogliono controllare possano farlo».


fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/14/47106-grillo_alla_basta_fondi_italia.shtml


Finanziaria, è battaglia sul calendario

Prodi: “Non servirà voto di fiducia”

Saltano i tempi. Seduta nervosa, piena di interruzioni. Marini convoca per la terza volta la riunione dei capigruppo. La Cdl vuole rinviare il voto “a un giorno di questa settimana”. L’Unione dice no, “al massimo domattina”. Il pretesto è la riscrittura dell’articolo 91 pretesa ieri sera dal Guardasigilli. Il calendario aveva fissato il voto finale entro stasera. Russo Spena: “La Cdl tenta l’ammuina perchè è in difficoltà e non riesce a fare la spallata”. Tensione altissima a palazzo Madama

Il presidente Marini ha ripreso i lavori dell’aula informando sul nuovo calendario dei lavori: stasera fino alle 21; domattina dalle 9.30 alle 14 poi dalle 16 alle 21. Se servirà anche venerdì mattina a partire dalle 9.30″. I lavori sono ripresi con le votazioni sull’articolo 92. Il fatidico articolo 91 è stato accantonato e sarà votato in fondo.

Il senatore ex Rifondazione Franco Turigliatto ha annunciato in aula che non parteciperà più ai lavori di questa finanziaria perchè “non ne condivido lo spirito e i contenuti”.

La capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro esce dalla capigruppo subito dopo Schifani e precisa: “Il senatore si è scordato di dire che la proposta di andare al voto domani sera o venerdì mattina è una proposta dell’Unione. E questo perchè abbiamo la forza per farlo e non temiamo in alcun modo l’ostruzionismo dell’opposizione”.

Il capogruppo di Fi al Senato Renato Schifani esce dalla capigruupo gridando vittoria davanti ai microfoni. “La nostra battaglia è vinta. Abbiamo ottenuto di avere più tempo per discutere su emendamenti importanti e abbiamo dimostrato che in presenza di ostruzionismo, siamo in grado di bloccare i lavori del Senato”.

La riunione dei capigruppo si è conclusa con un accordo unanime di votare la manovra finanziaria tra giovedì sera e venerdì all’ora di pranzo.

L’insistenza con cui la Cdl continua a puntare alla caduta del governo “è come ostinarsi a dare calci a una porta chiusa: alla fine bisogna farsi una radiografia al piede”. Romano Prodi risponde con una battuta agli attacchi del centrodestra alla vigilia del voto sulla finanziaria.
“E’ un’aggressività che non mi meraviglia” aggiunge Prodi, “credo che debbano sparare tutte le cartucce che hanno. L’approvazione della finanziaria rapprsenta un salto di qualità. E’ un anno e mezzo che danno calci contro la porta e la porta non si è aperta. Forse in questi casi uno si fa la radiografia al piede”

Il presidente Marini ha sospeso per 45 minuti la seduta e ha convocato nuovamente la riunione dei capigruppo. E’ la terza convocazione della giornata. In aula il dibattito è avvitato su se stesso. L’opposizione chiede di rinviare il voto alla manovra. La maggioranza è disponibile a chiudere oggi gli emendamenti e domani mattina il voto finale. Ma non c’è accordo sui tempi. A palazzo Madama la tensione è altissima. La Cdl sta facendo ostruzionismo con gli interventi. Anche se i tempi a disposizione sono finiti da ieri.

Il rinvio del voto sulla finanziaria “è un fatto procedurale e non di sostanza”. Così Romano Prodi commenta la notizia del rinvio del voto finale sulla manovra. “Certamente mi sarebbe piaciuto di più che si votasse oggi” aggiunge, sicuro che “domani avremo un voto positivo”. Prodi è a Cagliari per impegni internazionali.

Poichè l’aula è avvitata su se stessa da questa mattina su questioni di regolamento e calendario dei tempi di approvazione della Finanziaria, è stato rinviata l’informativa del ministro Amato sulla morte di Gabriele Sandri. Il Consiglio dei ministri che deve approvare la nota di variazione di bilancio è stato posticipato a domani, prima del voto finale.

Per concludere l’approvazione della legge Finanziaria devono ancora essere votati 7 articoli (dal 91 al 97 compreso) tra cui, oltre al già delicato 91 anche il 93 (assunzione dei precari) a sua volta frutto di una difficile trattativa nell’Unione. Inoltre ci sono 40 emendamenti e i subemendamenti. In tutto restano ancora da fare 80 votazioni.

Il presidente del Senato continua a ripetere, tra una scampanellata e l’altra, che “sono obbligato dal regolamento ad armonizzare i tempi”. Poi precisa: “La decisione di spostare il voto del Senato alla finanziaria per domani mattina tiene conto dell’esigenza e delle richieste dell’opposizione di approfondire alcuni argomenti. Oltre questa possibilità non possiamo andare, perchè diventerebbe un fatto politico”. Significherebbe sancire la crisi del governo e della maggioranza.

Mentre in aula continua uno scontro surreale sull’ordine dei lavori e sul calendario – visto che quelli previsti sono tutti saltati – il senatore dell’Udc Mario Baccini sottolinea come “la maggioranza sta implodendo. Non mi appassionano i totò-caduta: questo governo sta andando da solo verso l’autospallata. Settori della maggioranza chiedono le dimissioni di Prodi, segno evidente che vi sono forze e singoli che hanno compreso come non si possa sacrificare l’iteresse generale del Paese in nome di un governo che non riesce a governare”.

Il senatore dell’Ulivo Antonio Boccia è intervenuto in aula per chiedere al presidente Marini “il rispetto dei tempi”: “I tempi di
discussione, secondo il contingentamento, erano gia esauriti ieri alle 14. Invece, la presidenza ha concesso 30 minuti per gruppo per discutere del calendario. Ne prendiamo atto”. Marini ha subito risposto: “Non deve prendere atto di niente: si tratta di una decisione che ho sottoposto ai capigruppo, che l’hanno approvata”. Brusio in aula. Poi Marini aggiunge: “Siccome l’impegno è quello di armonizzare i tempi, da ora in poi ogni gruppo avrà uno, al massimo due minuti”.

Battibecco in aula tra capigruppo, tra Renato Schifani (Forza Italia) e Giovanni Russo Spena (Rifondazione). Russo Spena aveva detto, fuori dall’aula, che Schifani “prende ordini di Berlusconi che sta dicendo ai suoi ammiragli di fare ammuina per prendere tempo perchè in difficoltà”. Molto irritato Schifani ha risposto dai banchi dell’aula: “Sia chiaro che io non prendo ordini da nessuno, solo dalla mia coscienza”.

Caso mai qualcuno avesse fatto i conti basandosi sulla sua assenza, la professoressa, premio Nobel e senarice a vita Rita Levi Montalcini precisa che “domani sarò in aula. Spero che tutto questo finiosca presto, ma se il voto slitta io sarà in aula a votare”.

E’ la domanda che è stata rivolta in modo insistente al presidente Marini nella prima riunione dei capigruppo. “Presidente, perchè l’ha fatto? Non c’è motivo sostanziale per cambiare il calendario dei lavori dell’aula…” gli hanno chiesto Manuela Palermi, Giovanni Russo Spena, Natale Ripamonti. Marini ha spiegato che lui cerca sempre di “trovare accordi e mediazione”. Una spiegazione a cui i senatori dicono di “non credere”.

Non è stato trovato l’accordo nella riunione dei capigruppo. La Cdl ha detto no al nuovo calendario dei lavori proposto dall’Unione, cioè di finire entro stasera gli elendamenti e domattina dichiarazioni di voto seguite da voto finale. Adesso l’aula dovrà votare.

Riprende a minuti la riunione dei capigruppo convocata dal presidente del Senato Franco Marini che deve decidere il nuovo calendario dei lavori dell’aula di palazzo Madama. Se non c’è l’accordo, deciderà il voto dell’aula. La Cdl vuole rinviare “entro il fine settimana perchè sono intervenuti articoli nuovi” . L’Unione fa muro: “Falso, non c’è motivo, al massimo possiamo votare domattina”.

Per il voto sulla Finanziaria non vi sarà bisogno di ricorrere alla fiducia. Ne è convinto Romano Prodi che ad Alghero ha partecipato al primo vertice intergovernativo italo-algerino. “Sono positivamente incline a pensare che si abbia un voto senza la fiducia”, ha detto il presidente del Consiglio

“La mia intenzione e’ di votare a favore della Finanziaria, anche se un pò a malincuore, ma voto sì”. Lo ha detto il senatore dissidente di Rifondazione Fernando Rossi. Un punto importante a favore della maggioranza. Resta ancora incerto sul dà farsi Turigliatto. Rossi ha spiegato di “aver chiarito direttamente con Prodi” le incomprensioni nate ieri con il relatore e con il governo.

Sempre più insistente in questi minuti l’ipotesi di rinviare il voto finale a domattina “entro mezzogiorno”. Il calendario aveva deciso stasera. Si stanno facendo in fretta anche i conti con la presenza dei senatori a vita. Infatti domani la senatrice Rita Levi Montalcini sarebbe in partenza per un convegno negli Stati Uniti. Impegni presi da tempo anche per Oscar Luigi Scalfaro. La maggioranza preferirebbe non dover rinunciare a quei due voti.

Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rc al Senato, è un professore napoletano e quando esce dalla capigruppo si appella alla storia per mantenere la calma: “Schifani prende ordini per telefono da Berlusconi. E Berlusconi fa come gli ammiragli della flotta borbonica che quando erano in difficoltà dicevano alle truppe ‘facite ammuina’, che significa prendete tempo, confondete le acque”. Fuor di metafora, “siccome la tanto annunciata spallata non gli riesce, il Cavaliere sta dicendo ai suoi di far qualcosa per prendere tempo e cercare di mettere in difficoltà il governo. Questa non è politica”.

Anna Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo, è lapidaria: “Non è intevenuto nessun fatto nuovo. Quella della Cdl è una scusa e un pretesto. Il calendario dei lavori è sacro ed era stato deciso che il voto finale doveva essere stasera. Noi dell’Unione facciamo uno sforzo e concediamo che possiamo arrivare anche a domattina. Diciamo no al rinvio chiesto dalla Cdl. Se non c’è accordo andiamo al voto di calendario”. Cioè l’aula, appena riprende i lavori, dovrà mettere ai voti quando votare la manovra.

Tnesione nella riunione dei capigruppo chiesta dalla Cdl e concessa dal presidente Marini in nome della mediazione e della concertazione. La riunione è sospesa perchè il senatore azzurro Schifani chiede il rinvio del voto “a un giorno di questa settimana”. Il motivo è che nella Finanziaria sono “intervenuti fatti nuovi” ad esempio l’articolo 91 che, seppur riscritto tre volte, conferma l’intenzione iniziale, cioè il taglio degli stipendi dei manager pubblici.

Il relatore della Finanziaria, Giuseppe Legnini, chiarisce che “il testo dell’articolo 91 messo a punto dalla maggioranza non stravolge i tre precedenti testi”. Non capisce quindi perchè l’opposizione alzi barriere adesso. Sono confermate le eccezioni all norma: Banca d’Italia, societa’ quotate e in 25 unità rimesse al governo. “E’ stato modificato soltanto il regime transitorio sul quale si interviene, in modo molto limitato, sui contratti privati in corso e con una graduazione della decurtazione dei contratti di diritto pubblico in ragione del 25% all’anno. Questo e’ tutto. Non capisco dove sta lo stravolgimento della norma”.

C’è il pienone dei giorni che contano nei banchi del governo subito sotto lo scranno della presidenza dell’aula. Tommaso Padoa Schioppa scrive, legge e prende appunti a testa bassa. Mastella siede comodo e legge distrattamente i giornali. Santagata e la Turco ascoltano gli interventi. il sottosegretario Dini siede nell’utima seggiola sulla destra. Anche lui scrive.

Poco prima che Marini dicesse sì alla capigruppo e mentre parlava il relatore Legnini, dai banchi della Cdl si è alzato un coro: “Chi sono i 25, diteci chi sono i 25”. Il riferimento è alla lista dei 25 manager pubblici che, per vari motivi ancora poco chiari, sono esclusi dal taglio dello stipendio previsto dall’articolo 91.

In aula segue attentamente i lavori la senatrice Rita Levi Montalcini che indossa un abito nero con un profilo verde smeraldo e leggermente “lavorato” sulle spalle. Anche Giulio Andreotti è in aula da questa mattina con Emilio Colombo, e Oscar Luigi Scalfaro. In giornata è atteso anche Carlo Azeglio Ciampi.

Il presidente Marini ha chiesto mezz’ora di sospensione perchè l’opposizione ha chiesto una riunione per chiarire i termini dell’articolo 91 che taglia gli stipendi dei manager pubblici e li blocca a 274 milioni di euro lordi all’anno.

Anche D’Onofrio (Udc) sta chiedendo lo stralcio dell’articolo 91 perchè “qualcuno in quel testo ha già difeso gli amici degli amici e noi invece vogliamo difendere gli italiani”. Il riferimento è forse alla lista dei 25 manager pubblici che comunque sarebbero stati “preservati” dal taglio degli stipendi. Una sorta di “riserva indiana” richiesta dai diniani e accettata dalla maggioranza.

Il presidente Marini ha ripreso i lavori nell’aula di palazzo Madama. Forza Italia (Schifani) e An (Matteoli) stanno dicendo che “un provvedimento del genere non può essere inserito in Finanziaria”. “Vogliamo anche noi fare un provvedimento contro la casta dei manager pubblici – dice Matteoli – ma serve un approccio diverso e non così frettoloso. Una materia del genere non può essere trattata togliendo e aggiungendo ogni volta qualcosa per fare piacere a questa o a quella parte della maggioranza”.

Il senatore Domenico Fisichella, passato al gruppo Misto in polemica con la nascita del Pd, rassicura la maggioranza: “Ho votato 90 articoli. Volete che sugli ultimi cinque e il voto finale mi comporti diversamente? La politica è una cosa seria”.

Il senatore dissidente Willer Bordon (Unione dei democratici) ha detto stamani a La 7 che “se anche passa la Finanziaria, a gennaio serve un nuovo governo”. Bordon, insieme con Manzione, è uno dei motivi di suspence all’interno dell’Unione e per una maggioranza dove due voti fanno la differenza.

Del vecchio testo dell’articolo 91 restano, però, alcuni paletti significativi. Uno di questi prevede che sarà comunque tagliato, da subito, lo stipendio del manager pubblico che supera i 274.000 euro lordi all’anno perchè accumula più incarichi.

Ancora un rinvio di venti minuti per la ripresa dei lavori in aula, ma solo per motivi tecnici, per dare tempo agli uffici di fotocopiare i nuovi testi degli emendamenti.

La norma che doveva tagliare gli stipendi dei manager pubblici (fino a un massimo di 274 milioni di euro lordi all’anno) è stata riscritta. L’emendamento, che porta la firma del relatore Legnini, è lungo quattro pagine. Fondamentale è il terzo punto che stabilisce che la nuova norma “non si applica ai contratti di diritto privato in corso alla data del 28 settembre 2007”. Salvi, quindi, i contratti firmati fino al 28 settembre di quest’anno. Semplificando, ha vinto Mastella.

Alla ripresa dei lavori al Senato, due-tre ore verranno presumibilmente impiegate per l’esame degli emendamenti che rimangono, poi seguiranno le dichiarazioni di voto (durata circa un’ora e mezza) e il voto sulla manovra. A seguire ci sarà a Palazzo Madama un Consiglio dei ministri per approvare la nota di variazione al Bilancio. Successivamente, breve passaggio in commissione e poi di nuovi in aula per il voto finale sul bilancio: questo dovrebbe esserci intorno alle 21.

“Credo che la Finanziaria verrà approvata, sono serena”. Così il ministro per i Diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini si è espressa in merito al voto in corso al Senato sulla Finanziaria. A margine della sua partecipazione a un convegno sulla violenza familiare, la Pollastrini ha poi sottolineato che la fine delle votazioni sulla Finanziaria permetterebbe al Senato di discutere e approvare i finanziamenti per il piano d’azione contro la violenza sulle donne, un progetto del ministero delle Pari opportunità che prevede risorse per venti milioni di euro.

Dopo l’intervento di alcuni capigruppo di maggioranza e opposizione sulla questione del tetto agli stipendi dei manager pubblici, il presidente Marini ha deciso di sospendere la seduta fino alle 11.30, per consentire ai diversi gruppi di presentare dei subemendamenti al nuovo testo presentato dal relatore Legnini proprio sulla questione del tetto agli stipendi.

Sono quattro, come da pronostico, i senatori a vita presenti nell’aula di palazzo Madama dove oggi è previsto il voto finale alla finanziaria: Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scalfaro.

E’ ripresa la seduta in aula al Senato. In giornata il voto finale sulla Finanziaria. L’assemblea è ripartita dall’articolo 91 relativo al tetto degli stipendi dei manager pubblici. In aula è presente il ministro dell’economia, Tommaso Padoa-Schioppa.

“Noi abbiamo difeso dei principi non dei privilegi”, aggiunge il Guardasigilli. Che “il ministro della Giustizia in Aula spieghi i motivi di incostituzionalità di una norma mi sembra – aggiunge – il minimo”.

“Se non ci sono sorprese sono orientato a votare a favore”. E’ quanto afferma il senatore “dissidente” della sinistra, Ferdinando Rossi entrando in aula al Senato. “Poichè non c’è nulla di meglio di questo governo – aggiunte – il mio movimento è orientato a votare a favore, se non ci sono ulteriori sorprese della giornata. Un momento dopo si può però cambiare, se si profila un governo migliore”.

Sul voto alla Finanziaria “il giudizio è ancora aperto ci sono importanti emendamenti da valutare”: lo dice Lamberto Dini, leader dei liberaldemocratici in Senato. “Comunque lo dirò in aula”, conclude.

Clemente Mastella voterà sì alla norma sul tetto per gli stipendi dei manager pubblici. Lo riferisce lo stesso ministro della Giustizia spiegando che il voto sarà favorevole perchè “sono state accolte le nostre istanze”.

Manca il numero legale in aula al Senato e la seduta inizia e subito viene sospesa per 20 minuti. L’aula tornerà a riunirsi per dare il voto finale sulla Finanziaria. Sono rimasti da votare ancora 15 articoli, 9 dei quali accantonati durante l’esame.

“Abbiamo risolto. Non si toccano i contratti in essere come voleva Mastella. Credo che su questo punto abbiamo chiuso definitivamente”. Così la capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, ha commentato l’intesa raggiunta nella maggioranza sul tetto degli stipendi ai manager pubblici.

Chiti si dice “tranquillo” per il voto finale oggi in Senato sulla Finanziaria. La sua tranquillità dipende dal fatto che la maggioranza e il governo hanno condotto “un lavoro serio con un confronto continuo”. Insomma “abbiamo fatto tutto quello che si doveva fare”. Questo anche se il voto di oggi “è una cosa importante, si carica di significati che vanno oltre, come fosse un voto sulla legislatura. Penso però che ci sarà un risultato positivo”.

Il consiglio dei ministri non ha ancora autorizzato la fiducia sul decreto che accompagna la Finanziaria attualmente all’esame della Camera: lo conferma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, spiegando che la decisione di porre la questione dipende anche dall’atteggiamento dell’opposizione in aula. “Il problema vero sono i tempi perchè il decreto dovrà tornare in Senato. Spero si rispetti il calendario – dice – se nò bisognerà porre la fiducia”.

“No”: risponde secco il ministro dei rapporti con il Parlamento Vannino Chiti alla domanda se sia ipotizzabile inserire l’abolizione dello scalone pensionistico della riforma Maroni nella Finanziaria stralciandolo dal Ddl sul welfare. “C’è il protocollo – aggiunge – e c’è la Finanziaria”.

“Io sto alla Camera e non al Senato…. “.Così il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, ha risposto a Maurizio Belpietro, i diretta tv su Canale 5, che gli chiedeva se lui credesse alla possibilità che oggi il governo possa cadere dopo il voto di palazzo Madama.

Nel corso di una riunione di questa mattina, alla quale ha partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, comunque maggioranza e governo hanno messo a punto la nuova misura: “L’intesa raggiunta – afferma il relatore alla finanziaria Giovanni Legnini – prevede l’esclusione dei contratti in essere di natura privatistica per quanto riguarda la fase transitoria. Per gli altri – continua – si prevede invece sempre la graduale decurtazione, quella in quattro tempi”.

L’Unione è vicina ad aver trovato un’intesa sul tetto degli stipendi dei manager pubblici, anche se l’Udeur scioglierà l’ultima riserva solo in Aula quando vedrà la versione definitiva della norma. Dal taglio dovrebbero essere esclusi i contratti in essere di natura privatistica, fino alla loro naturale scadenza. “Da noi – spiega Tommaso Barbato – arriva un sì con riserva. Vediamo in Aula”.

La seduta del pomeriggio si è interrotta dopo che il ministro della Giustizia Mastella èintervenuto per dire che avrebbe votato contro il tetto degli stipendi dei manager dello Stato. La questione è stata accantonata fino a domani mattina.
La maggioranza si è subito riunita per trovare una soluzione, e la riunione è stata aggiornata a questa mattina.

Alla Camera continua stamane l’esame del decreto collegato alla Finanziaria, che scadrà il 1° dicembre. Sospeso fino alla riunione di domani mattina l’esame della traduzione in legge del protocollo sul welfare.

E’ stata aggiornata a questa mattina, prima della ripresa dei lavori in Aula, la riunione della maggioranza sulla Finanziaria, alla ricerca di un compromesso sull’art.91.

Alle 9.30 riprendono al Senato le votazioni per la legge Finanziaria. Atteso per stasera il voto finale. Ultimi nodi da sciogliere l’articolo 91, sul tetto degli stipendi dei manager pubblici, e il 93 sulle assunzioni dei precari e la class action.

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/dirette/sezioni/economia/finanziaria2008/voto-finale/index.html

Senato, la Cdl in difficoltà chiede un rinvio del voto

Sì da Mastella e da Fernando Rossi

Il giorno della verità, lo hanno definito. Per il governo Prodi e la sua maggioranza, il giorno in cui la legge di bilancio deve passare la boa del Senato, l’aula con la maggioranza più risicata e fragile. Ma è martedì che in verità, con oltre duecento votazioni – e una sola defaillance della maggioranza per colpa di uno sgambetto di Dini – la prova di forza del governo è stata fatta e spuntata, sotto la presidenza dell’aula di Roberto Calderoli. Oggi si riparte già dall’articolo 90. Cioè ne mancano appena sette, anche se i problemi su quest’ultima manciata di provvedimenti, non mancano. In particolare l’articolo 91 che contiene la norma sul tetto agli stipendi dei manager pubblici sul quale si è impuntato il Guardasigilli Clemente Mastella a difesa di alcuni dirigenti del suo ministero di via Arenula.

La maggioranza in un vertice convocato al mattino prima della ripresa delle votazioni ha ipotizzato, per risolvere quest’ultimo nodo, di escludere i contratti in essere, fino alla scadenza, dal taglio degli stipendi dei manager pubblici previsto in Finanziaria. Il nodo che si è sciolto ieri sera riguarda proprio i contratti già sottoscritti, i cui compensi vengono ridotti di un po’ogni 12 mesi, fino ad arrivare in quattro anni al tetto dei 270mila euro. Una limitazione che non piace ai centristi, sia mastelliani che diniani. Ma in mattinata l’Udeur di Mastella alla fine ha detto sì.

È da questa parte centrista comunque che ci sono ancora rischi di tenuta della maggioranza. Lamberto Dini, Natale D’Amico e Giuseppe Scalera sono i senatori del Campanile che come ha detto lo stesso Dini «si tengono le mani libere». E ancora in mattinata ha avvertito «non abbiamo ancora deciso sul voto» finale. «Ho votato novanta articoli. Voterò sì anche agli altri», rassicura il senatore Domenico Fisichella. E sì dovrebbe giungere anche dal dissidente dell’ala sinistra Fernando Rossi: «Se non ci sono sorprese -dice l’ex Pdci- sono orientato a votare a favore».

La Cdl chiede che slitti il voto finale sulla Finanziaria per consentire un confronto approfondito sul tetto agli stipendi dei manager pubblici, e arrivare al voto finale «entro la settimana». Il presidente del Senato, Franco Marini, in conferenza dei capigruppo propone di «andare a domani mattina per dare ancora maggiore spazio all’opposizione». Ma la proposta viene rifiutata dal capogruppo di Forza Italia Schifani. L’Unione si rimette alle decisioni del presidente Marini ma, spiega la Finocchiaro, «se esse verranno strumentalmente respinte, andremo a un voto di calendario».

Pubblicato il: 14.11.07
Modificato il: 14.11.07 alle ore 13.43

Welfare, slittano gli articoli su scalone e precariato

di Luca Domenichini

La Commissione lavoro della Camera ha cominciato il voto sui circa 350 emendamenti rimasti al ddl collegato sul welfare. Come previsto, accantonato lo “scalone” (articolo 1), il voto è cominciato dall’articolo 2 (razionalizzazione degli enti previdenziali) perché governo e maggioranza hanno deciso di accantonare il primo articolo del provvedimento, che riguarda – appunto – il superamento dello scalone pensionistico. E non solo: dopo una giornata di contatti (nel corso della quale il premier Romano Prodi ha incontrato il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, per fare il punto sulla riforma del welfare, in vista del vertice di maggioranza previsto alla Camera per giovedì), si va verso il congelamento degli articoli 9 (sul mercato del lavoro, «Deleghe al governo in materia del mercato del lavoro») e 11 (tempi determinati). C’è trattativa?

Per ora il congelamento di questi articoli consente di trovare un’intesa più rapida nella maggioranza sul documento, spiegano fonti del Ministero del Lavoro, «fino a che non sarà presentato alla Camera «dalla prossima settimana il protocollo sul welfare». Sul ddl, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, esclude il trasferimento dello “scalone” in Finanziaria ma «vanno accolti gli aspetti positivi del precariato e quelli negativi combattuti. La nostra posizione non è cambiata». Luca di Montezemolo, “a distanza”, risponde che «se il protocollo venisse modificato – ha detto – si tratterebbe di un vero attentato alla pratica della concertazione». Più tardi, ha ricordato invece che «la legge Biagi non si tocca». «Attenti ai precari o non votiamo il welfare», ha affermato nell’Aula di Palazzo Madama il vice presidente del Senato ed esponente del partito socialista, Gavino Angius.

Archiviata la possibilità di inserire lo “scalone” nella Finanziaria, la discussione sul ddl di riforma del welfare rimane comunque aperta. Congelati gli articoli chiave su pensioni e precariato, l’obiettivo – spiega il presidente della commissione Lavoro Gianni Pagliarini – è quello di trovare «una sintesi nella maggioranza e una coerenza con lo spirito dell’accordo».

Pubblicato il: 13.11.07
Modificato il: 14.11.07 alle ore 12.52

fonte: www.unita.it