Archive | novembre 15, 2007

Against All Odds

L’alto commissariato per le Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) ha lanciato un videogioco, che descrive le difficoltà dei rifugiati politici nel loro cammino verso una nuova vita.

Per giocare basta collegarsi al sito www.playagainstallodds.com.
Provatelo, vale davvero la pena.

fonte: http://blog.radiomontecarlo.net/theboss.php

n.b.: si gioca online (non servono installazioni o potenze particolari) con tecnologia flash. mauro


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Umorismo Nero – No Comment


Una rivoluzione in medicina: la riforma sanitaria proposta dai medici ammalati

la riforma sanitaria proposta dai medici ammalati la riforma sanitaria proposta dai medici ammalati
N.A.Di.R. informa: propone la registrazione dell’incontro del gruppo redazione che con tanta partecipazione ed entusiasmo ha incontrato Paolo Barnard sottoponendolo ad una innumerevole serie di interrogativi in riferimento alle auspicate corrette possibilità di modificare il rapporto tra la medicina e il malato. Quale conseguenza naturale del lavoro curato da Barnard è nata una Consulta Nazionale di medici seriamente ammalati allo scopo di stilare una riforma della Sanità prendendo avvio dal decalogo che è riportato nel libro “Dall’altra parte” (UN LIBRO CHE VI CONSIGLIO VIVAMENTE DI LEGGERE, mauro)

Il decalogo, scritto dai 3 autori del libro, luminari della medicina passati dal ruolo di curanti a quello di curati (Sandro Bartoccioni, Gianni Bonadonna e Francesco Sartori), si pone l’obiettivo di conquistare una medicina che parta dalle sofferenze, dalle esigenze dei curati e non più dagli interessi partitici.
I pionieri di questa rivoluzione sono i medici ammalati gravemente, gli unici a possedere la sintesi perfetta fra scienza e sofferenza, avendole vissute entrambe sulla propria pelle.
Umanizzare la sanità significa umanizzare le persone che la fanno. Ciò comporta una rivoluzione, un drastico aggiustamento della scala dei valori propria della medicina moderna, con le capacità umanitaristiche poste a pari livello rispetto al grado di specializzazione scientifica. Colui che non eccelle in entrambi gli ambiti, non potrà essere medico.

Produzione: Arcoiris Bologna

Visita il sito: www.mediconadir.it

Per vedere il filmato clicca qui!

Tre grandi medici si ammalano gravemente e raccontano la loro storia. La paura, la sofferenza, la lotta per sopravvivere. E la proposta per rifare una Sanità che curi davvero.

La medicina oggi può e deve togliermi il dolore; se non lo fa, io mi ucciderò, ma non sarà un suicidio, sarà un’omissione di soccorso.
Professor Sandro Bartoccioni, cardiochirurgo

Ho conosciuto la paura dei miei ammalati e ora so cosa provava Don Rodrigo… il suo terrore di essere gettato ai monatti.
Dottor Gianni Bonadonna
Presidente Fondazione Michelangelo, Istituto Tumori di Milano

Oggi, quando faccio ambulatorio, ne esco distrutto perché mi rivivo nelle storie dei miei ammalati.
Professor Francesco Sartori
Direttore Dipart. di Scienze chirurgiche toraciche e vascolari Università di Padova

Chi meglio del medico ammalato ci può dire come andrebbe ripensato l’universo salute? In queste pagine tre grandi clinici italiani di fama internazionale raccontano il loro salto di ruolo da curanti a curati. Le storie sono raccontate in prima persona con rara schiettezza, fra autoironia e tragedia, in un’altalena di rivelazioni e denunce talvolta scioccanti contro l’attuale organizzazione della Sanità, ormai controllata dai politici e troppo lontana dal dolore dei malati. L’idea è rivoluzionaria, dirompente: creare una Consulta nazionale composta da grandi medici seriamente ammalati che raccolga i suggerimenti di centinaia di loro colleghi, anch’essi affetti da patologie gravi, per stilare una grande riforma della Sanità. Iniziando dal Decalogo che i tre autori hanno scritto per una medicina rimodellata a partire dalle sofferenze dei pazienti, non dagli interessi dei politici. Provarci si può. Sarebbe la prima volta in Italia e forse nel mondo.

Paolo Barnard, giornalista, ha fatto importanti inchieste per la trasmissione Report e attualmente collabora con Rai Educational.

Dall'altra parte
Francesco Sartori
Gianni Bonadonna
Sandro Bartoccioni
a cura di Paolo Barnard.
256 pagine
9.40 €
Acquista il libro on line

Guantanamo, sul web manuale segreto del lager

guantanamo camp delta

I cani che minacciano i detenuti, gli «oggetti di comfort», come la carta igienica, dati in premio a chi tra loro si comporta meglio, la manipolazione psicologica. L’orrore di Guantanamo è in un manuale denominato «Camp Delta Standard Operating Procedures», datato marzo 2003 e cont rassegnato come «Unclassified/for Official Use Only». Si tratta di un manuale che illustra anche il codice in base al quale i militari regolano l’accesso della Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) alle centinaia di presunti terroristi stranieri detenuti nel campo americano sull’isola di Cuba.

A svelarne i contenuti non è stato il Pentagono, che anzi si è rifiutato di commentarlo, ma Wikileaks.org, il sito web di Wikipedia dedicato ai documenti riservati, più o meno ufficiali.

Tutti possono leggere le 238 pagine in cui la macchina di Guantanamo è descritta attraverso le istruzioni date ai carcerieri sotto il cui controllo, da quattro anni, passano centinaia di «nemici combattenti», il termine coniato dall’amministrazione americana per sottrarre al giudizio di una corte ordinaria gli accusati di terrorismo. Per anni le associazioni dei diritti umani hanno chiesto di vedere il documento, invano.

 Detenuti del carcere di Guantano

«Ciò che mi colpisce», può dire Jamil Dakwar, direttore del programma per i diritti umani dell’Unione americana per le libertà civili, «sono le indicazioni dettagliate su come gestire tutti i tipi di situazione: dall’accoglienza alla rasatura, fino alla sepoltura dei detenuti».

Il documento, siglato dal generale Geoffrey Miller, sottolinea, tra l’altro, l’importanza dell’uso dei cani per intimidire i detenuti, abitudine americana in Iraq documentata dalle foto di Abu Ghraib. Una sezione intitolata «Deterrenza psicologica» suggerisce di far «passeggiare i Mwd(Military Working Dogs) per la strada principale del campo durante i turni d’aria per mostrare la loro presenza fisica ai prigionieri».

Miller è uno convinto di questi metodi, corrispondendo d’altronde alla convinzione dell’ex comandante dell’esercito statunitense in Iraq, Riccardo Sanchez, che intendeva far leva sulla «paura che gli arabi hanno dei cani». Ciò che preoccupa di più Dakwar è, però, la procedura di comportamento prevista nel manuale quando ai cancelli di Camp Delta si presenta la Croce Rossa, l’unica organizzazione internazionale autorizzata a visitare i detenuti. Eccola:

– Unrestricted access: i medici possono visitare il prigioniero e porgli domande;

– – Restricted Access: le domande al prigioniero riguardano solamente la sua salute;

– – Visual Access: il detenuto può essere solo osservato;

– – No Access: nessun accesso, vietato qualunque tipo di contatto.

Pubblicato il: 15.11.07
Modificato il: 15.11.07 alle ore 14.15

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70618


Anarchici, garibaldini, visionari

LIBRI / Il diario risorgimentale e inedito di Luciano Bianciardi
I sogni, gli incubi e le sconfitte dei libertari di fine Ottocento

Storie dal secolo breve

E Gianni Clerici racconta l’ultima notte del Duce
di DARIO OLIVERO

MIRACOLO A MILANO
E’ un miracolo che non sia finito dimenticato un uomo come Luciano Bianciardi che pure aveva tutte le caratteristiche per l’oblio. Non allineato, anzi anarchico. Amante e profondo studioso di quella parte del Risorgimento più scomoda, quella garibaldina, repubblicana, rivoluzionaria. Traduttore di autori come Henry Miller. Insomma, uno di quelli che è più comodo non ripubblicare. Invece è commovente come resista, grazie a piccole case editrici come Isbn o, in questo caso, Stampa Alternativa che manda in libreria un gioiellino: Ai miei cari compagni. Diario inedito di un neo-garibaldino (10 euro). Due racconti lunghi che danno il senso della forza corrosiva di uno scrittore come Bianciardi. Il primo racconta delle cinque giornate di Milano, il secondo della spedizione degli straccioni di Garibaldi. Due vittorie dove nessuno se le sarebbe aspettate, due bagliori nella storia. Bianciardi mischia a quelle storie anche fughe in avanti, inquadrature nell’Italia del suo tempo, improvvisamente ricca ma ancora povera e ancora così piena di ingiustizia. E nel ripercorrere la storia che più ama, fa quello che il potere non gli ha mai perdonato, descrive il presente e non lo accetta: “In questi cinque giorni di disordine ha regnato in città un ordine nuovo, spontaneo, entusiastico. Basti pensare che non è stato segnalato un solo caso di furto. Milano stava vivendo un clima morale del tutto nuovo. I ladri han ricominciato a rubare non appena è stato ristabilito il rispetto della proprietà”.

UTOPIA/1
Paolo Mantegazza è il cliché perfetto dello studioso della seconda metà dell’Ottocento. Curioso, ottimista, visionario. E’ già abbastanza grandicello da vedere il ’48, è italiano nel ’61, uomo maturo nel ’70. Gli sarà risparmiata la Grande guerra che non farà in tempo a vedere. E’ un uomo figlio della luce del nuovo secolo, delle scoperte scientifiche e delle scienze politiche che accompagnano la più grande rivoluzione della storia umana, quella industriale. E’ figlio dell’elettricità e di Jules Verne, del socialismo di Turati e delle teorie di Darwin. Ma è anche figlio dell’inquietudine che attraversa quel periodo che non a caso finirà con la prima carneficina moderna del 1915-18. Infatti scrive questo strano libro: L’anno 3000, sogno di Paolo Mantegazza (Lupetti, 11 euro), il viaggio di un uomo e una donna attraverso il nuovo ordine mondiale, l’esperimento sociale perfetto che ha superato tutti gli altri e che ha la sua capitale in India. Pur nella sua fiducia, Mantegazza aveva intercettato qualcosa del futuro che sarebbe venuto anche molto dopo di lui. Di quel sogno poche cose si sono realizzate. Molti gli incubi.


UTOPIA/2
Anarchico non individualista, non violento. Disilluso come dovrebbero essere quelli che si spaccano testa e anima per dare un peso filosofico e teorico all’anarchismo. E’ la voce narrante di Istante propizio, 1855 di Patrik Ourednik (tr. it. E. Paul, Duepunti Edizioni, 12 euro). Racconta di un esperimento sociale: una nave carica di europei (moltissimi italiani) verso il Brasile. Un mondo da ricostruire, una colonia da impiantare seguendo regole nuove. “Cambiare il mondo? Ma allora la Rivoluzione francese non ci ha insegnato niente? Esiste un solo modo di creare una società, non egualitaria, ma fraterna: unirsi a chi condivide le stesse idee e costruire volontariamente un mondo nuovo lontano dal vecchio, un mondo senza passato e senza odio; e allora – forse! – grazie alla sua sola esistenza, al suo pacifismo, alla sua dignità, questo mondo si espanderà lentamente sugli altri”. Sarà dura, è sempre dura.

CLARETTA E BEN
Quasi un testo teatrale o un’autoanalisi. O un processo a se stesso e alla propria vita, al proprio destino politico dall’ascesa dalla miseria di un’Italia da sempre povera e poi ancora di più con la Prima guerra. Alla caduta dopo vent’anni di regime e un’altra guerra ma stavolta dalla parte degli sconfitti. E anche donne, delitti, amori, tradimenti, alibi, ragion di Stato. Tutto in una notte, l’ultima. Benito Mussolini, avvolto in un cappotto della Luftwaffe che non lo ha nascosto dalla vista di un contadino che lo ha riconosciuto e denunciato ai partigiani e Claretta Petacci, in grigio, lei sì anonima, lei sì che forse avrebbe potuto farcela, ma che sceglie di stare accanto all’uomo della sua vita. Solo ora, alla fine di tutto, non le sembra vero di poterlo avere per sé, di non dividerlo più con le altre. Chiusi in una stanza sorvegliata da due giovani partigiani, parlano. Lui soprattutto. Ripercorre tutto, non tralascia niente, è il suo punto di vista, è la voce dell’imputato che non abbiamo mai sentito e forse per questo non abbiamo mai potuto lasciarci alle spalle una volta per tutte. Lo ha scritto Gianni Clerici: si intitola Mussolini, l’ultima notte (Rizzoli, 15 euro).

(15 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/libri-120/libri-120/libri-120.html

Finanziaria, sì di Dini sui precari

Il governo inciampa su un voto

Gianni Letta ora lancia le larghe intese

Lamberto Dini leader dei liberaldemocratici del Campanile, foto Ansa

È ripreso giovedì nell’Aula del Senato l’esame della Finanziaria. Si è ripartiti da dove la seduta si era interrotta, vale a dire dall’emedamento all’articolo 93 firmato dal “diniano” Natale D’Amico sulla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, che viene approvato con 157 sì, 145 no e due astenuti. Poi un nuovo sgambetto per il governo: battuto su un emendamento di Forza Italia – primo firmatario Cosimo Izzo – sempre sull’articolo 93 sul quale il governo aveva espresso parere contrario. I voti a questo punto sono stati 156 a favore, 153 contrari, un solo astenuto. Cosa è successo? Il merito dell’emendamento Izzo non cambia sostanzialmente l’articolo 93. Ma a una prima verifica risulta che abbiano votato con l’opposizione lo stesso Dini, il diniano Giuseppe Scalera, l’italo-argentino Luigi Pallaro, e i senatori dell’Ulivo Edoardo Pollastri, eletto in America Latina e l’altro ulivista Graziano Mazzarello.

Comunque è passato anche l’articolo 93 che prevede assunzioni dei co.co.co. con contratti continuativi o no ma di almeno tre anni nella pubblica amministrazione, assunzioni però subordinate a procedure selettive attraverso concorsi, la stabilizzazione andrà avanti nel triennio di validità della Finanziaria e esclude i portaborse. E via libera dell’Aula del Senato all’articolo 95 della Finanziaria.

Adesso, è in corso la seconda delle due sedute previste per la giornata (dalle 9,30 alle 14 e dalle 16 alle 21). Se necessario venerdì il Senato verrà riconvocato alle 9,30. Sulla possibilità che il voto slitti a venerdì, il presidente del Senato ha precisato che l’Assemblea potrà essere convocata alle 9,30 di venerdì «e lavorerà a seguire con il potere di armonizzazione da parte del presidente».

Anche Dini mercoledì sera ha comunque annunciato il suo sì – freddino a dire il vero – alla manovra. Alla ripresa della giornata di votazioni in Senato giovedì è ripreso il corteggiamento del centrodestra a Lamberto Dini. Mercoledì con i “pizzini”, i messaggetti, giovedì con aperte avances di Rocco Buttiglione che lo invita «dopo il voto alla Finanziaria, ad aprire insieme a noi la discussione sul nuovo governo». E Roberto Manzione – che fondato con Willer Bordon l’Unione democratica – ha affermato: «Abbiamo un progetto politico dopo la trasformazione dell’Ulivo in Partito Democratico e speriamo di poterlo fare con Lamberto Dini».

Per ora l’opposizione ha capito in ogni caso che la spallata non ci sarà. Anche Silvio Berlusconi, che aveva predetto il 14 novembre come data della caduta del governo, fa marcia indietro sulla spallata. Una crisi di governo? «Non necessariamente domani o in questi giorni – ha detto mercoledì – ma certo non possono durare a lungo».

Il problema – secondo Buttiglione che riprende il discorso sul quotidiano online Affaritaliani.it- è che quelli che hanno i voti per far cadere Prodi non vogliono le elezioni anticipate. Per Buttiglione la soluzione sarebbe un governo di responsabilità nazionale, «ovvero la proposta che l’Udc indica da tempo». Dini premier? gli chiedono. «Non lo so. Fare un nome vuol dire bruciarlo», si schermisce. Ma invita intanto Dini a uscire dall’ambiguità. La proposta del centrodestra, Udc compreso, è per altro contenuta nell’appello di Gianni Letta in una intervista sul Corriere della Sera per un governo di larghe intese. Perché non l’ha fatta Berlusconi?. Buttiglione sostiene che Letta è una «sua metà» e che il Cavaliere non voleva esporsi. «Ma se la proposta avanza alla fine penso che si aggiungerà anche lui», è l’interpretazione. E le elezioni, la spallata? Per l’esponente Udc «Non facciamo questioni di date, l’importante è fare la legge elettorale e, se possibile, alcune di quelle riforme che hanno bisogno di una larga maggioranza. Poi vedremo».

Pubblicato il: 15.11.07
Modificato il: 15.11.07 alle ore 17.31

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70619


Tassista 78enne violenta minore disabile:

Pena sospesa perché «il fatto è di lieve entità»
CAMPOBASSO (15 novembre) – Ha violentato ripetutamente una minorenne disabile e con problemi psichici a Campomarino, in provincia di Campobasso, mentre l’accompagnava in taxi a scuola. Per i giudici della Corte d’appello, però, il «fatto è di lieve entità» e l’uomo non sconterà la pena in carcere. M. B., tassista di 78 anni, è stato condannato in secondo grado a due anni di reclusione per violenza sessuale, ma ha ottenuto la sospensione della pena e non farà nemmeno un giorno in cella.

Per due mesi, durante il tragitto dall’abitazione della ragazza alla scuola, il tassista fermava il mezzo e la molestava negli androni di alcuni palazzi. I giudici di Campobasso primo hanno ridotto a due anni la condanna di primo grado (di tre anni e otto mesi), dopo un’ora e mezzo di litigi in camera di consiglio, secondo quanto ha riferito il difensore del tassista, Antonio De Michele. Poi, hanno deciso di sospenderla.

La sentenza ha suscitato molte polemiche tra i familiari della giovane violentata per due mesi da M. B. Lo stesso avvocato difensore del tassista è stato colto di sorpresa dalla decisione dei giudici. «O si sarebbe dovuto assolvere il cliente non ritenendo valido il racconto e le accuse della ragazza – ha detto De Michele -, altrimenti si sarebbe dovuto confermare la condanna di primo grado. Liquidare invece un rapporto sessuale contro la volontà della giovane come “un fatto non grave” lascia perplessi».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=13117&sez=HOME_INITALIA