Finanziaria, sì di Dini sui precari

Il governo inciampa su un voto

Gianni Letta ora lancia le larghe intese

Lamberto Dini leader dei liberaldemocratici del Campanile, foto Ansa

È ripreso giovedì nell’Aula del Senato l’esame della Finanziaria. Si è ripartiti da dove la seduta si era interrotta, vale a dire dall’emedamento all’articolo 93 firmato dal “diniano” Natale D’Amico sulla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, che viene approvato con 157 sì, 145 no e due astenuti. Poi un nuovo sgambetto per il governo: battuto su un emendamento di Forza Italia – primo firmatario Cosimo Izzo – sempre sull’articolo 93 sul quale il governo aveva espresso parere contrario. I voti a questo punto sono stati 156 a favore, 153 contrari, un solo astenuto. Cosa è successo? Il merito dell’emendamento Izzo non cambia sostanzialmente l’articolo 93. Ma a una prima verifica risulta che abbiano votato con l’opposizione lo stesso Dini, il diniano Giuseppe Scalera, l’italo-argentino Luigi Pallaro, e i senatori dell’Ulivo Edoardo Pollastri, eletto in America Latina e l’altro ulivista Graziano Mazzarello.

Comunque è passato anche l’articolo 93 che prevede assunzioni dei co.co.co. con contratti continuativi o no ma di almeno tre anni nella pubblica amministrazione, assunzioni però subordinate a procedure selettive attraverso concorsi, la stabilizzazione andrà avanti nel triennio di validità della Finanziaria e esclude i portaborse. E via libera dell’Aula del Senato all’articolo 95 della Finanziaria.

Adesso, è in corso la seconda delle due sedute previste per la giornata (dalle 9,30 alle 14 e dalle 16 alle 21). Se necessario venerdì il Senato verrà riconvocato alle 9,30. Sulla possibilità che il voto slitti a venerdì, il presidente del Senato ha precisato che l’Assemblea potrà essere convocata alle 9,30 di venerdì «e lavorerà a seguire con il potere di armonizzazione da parte del presidente».

Anche Dini mercoledì sera ha comunque annunciato il suo sì – freddino a dire il vero – alla manovra. Alla ripresa della giornata di votazioni in Senato giovedì è ripreso il corteggiamento del centrodestra a Lamberto Dini. Mercoledì con i “pizzini”, i messaggetti, giovedì con aperte avances di Rocco Buttiglione che lo invita «dopo il voto alla Finanziaria, ad aprire insieme a noi la discussione sul nuovo governo». E Roberto Manzione – che fondato con Willer Bordon l’Unione democratica – ha affermato: «Abbiamo un progetto politico dopo la trasformazione dell’Ulivo in Partito Democratico e speriamo di poterlo fare con Lamberto Dini».

Per ora l’opposizione ha capito in ogni caso che la spallata non ci sarà. Anche Silvio Berlusconi, che aveva predetto il 14 novembre come data della caduta del governo, fa marcia indietro sulla spallata. Una crisi di governo? «Non necessariamente domani o in questi giorni – ha detto mercoledì – ma certo non possono durare a lungo».

Il problema – secondo Buttiglione che riprende il discorso sul quotidiano online Affaritaliani.it- è che quelli che hanno i voti per far cadere Prodi non vogliono le elezioni anticipate. Per Buttiglione la soluzione sarebbe un governo di responsabilità nazionale, «ovvero la proposta che l’Udc indica da tempo». Dini premier? gli chiedono. «Non lo so. Fare un nome vuol dire bruciarlo», si schermisce. Ma invita intanto Dini a uscire dall’ambiguità. La proposta del centrodestra, Udc compreso, è per altro contenuta nell’appello di Gianni Letta in una intervista sul Corriere della Sera per un governo di larghe intese. Perché non l’ha fatta Berlusconi?. Buttiglione sostiene che Letta è una «sua metà» e che il Cavaliere non voleva esporsi. «Ma se la proposta avanza alla fine penso che si aggiungerà anche lui», è l’interpretazione. E le elezioni, la spallata? Per l’esponente Udc «Non facciamo questioni di date, l’importante è fare la legge elettorale e, se possibile, alcune di quelle riforme che hanno bisogno di una larga maggioranza. Poi vedremo».

Pubblicato il: 15.11.07
Modificato il: 15.11.07 alle ore 17.31

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70619


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