Adesso vogliamo la verità sul G8

Cinquantamila in piazza, pacifici

di Alessia Grossi

genova, G8

Si parte da Piazza Principe, stazione marittima, Genova. Sei anni dopo la Genova del G8, 50mila persone riformano il corteo delle sigle di allora e dei nuovi movimenti, quelli nati dopo le vicende di quel controvertice. Ma il percorso non è lo stesso. La sfilata pacifica ma determinata percorre via Gramsci. In testa la Comunità di S.Benedetto, genovese perché è da questa città che si riparte al grido di Genova Libera. Pochi passi e arriva lui, Don Andrea Gallo a guidare con poche parole un corteo che è appena partito ed ha già messo in piedi lunghi discorsi.


«Porto il messaggio di padre Alex Zanotelli
– spiega il prete settantanovenne con la sciarpa della pace al collo – L’Intera lettera la leggerò a conclusione del corteo in piazza De Ferrari. Qualche stralcio: È gravissimo che si faccia ricadere la responsabilità dei fatti di Genova solo sui 25 partecipanti condannandoli a 225 anni di carcere, mentre i veri responsabili sono stati promossi ad alte cariche dello Stato». E, conclude Don Gallo dando inizio alla manifestazione, «siamo noi a dover dimostrare loro che cosa significa democrazia. Mi raccomando, non fatevi provocare dai figli di….». Ed eccolo il corteo che si muove compatto dietro lo striscione con scritto La storia siamo noi. In seconda fila il comitato Verità e Giustizia, una delle sigle che si battono per la verità dell’omicidio di Carlo Giuliani. Dietro nei vari comitati si grida a gran voce: «Carlo è vivo e lotta insieme a noi». Ancora in successione lo striscione Disarmo indica che i temi del 2001, quelli che sostenevano che un altro mondo è possibile non si sono esauriti e che anzi oggi, a sei anni di distanza hanno voluto Tornare a Genova. Ci sono anche i sindacati dei lavoratori con la Fiom che parlano di lotta del proletariato. I No Tav a seguire con le loro bandiere e i loro striscioni. E in fondo al corteo che ancora non si riesce a quantificare i partiti. Pci, Prc e Sinistra europea.


Ci sono proprio tutti.
Da i promotori del Genoa Social Forum a Global Project, rete Lilliput, Vittorio Agnoletto, l’Arci. Quelli che allora avevano creduto che un nuovo mondo fosse possibile, insieme, dopo sei anni ad associazioni e comitati nati dopo i “fatti di Genova 2001”. Le ex tute bianche, ora “Quelli di via Tolemaide”. Supporto Legale, comitati che hanno promosso e vista bocciata in Parlamento la proposta di una Commissione parlamentare d’inchiesta che accerti le responsabilità e il ruolo delle forze dell’ordine nella repressione dei manifestanti al controvertice del G8 di Genova. La rete di allora si ricostituisce dopo un lungo periodo di silenzio. Dopo la paura, la ricerca spezzata di giustizia al Porto dei Mille oggi inizia un nuovo percorso per ribadire le stesse idee di allora.


Molte le polemiche
che hanno accompagnato questa riunione. La mancata adesione della Cgil nazionale e la libera iniziativa di aderire solo di alcune personalità regionali. Soliti problemi logistici che hanno quasi impedito a molti manifestati di arrivare dal resto d’Italia. Il treno speciale da Napoli che a Roma questa mattina era già quasi pieno, poi è stato fermato a Firenze e ancora a Pisa. E quello “ribelle” da Milano che solo alle 16 riesce ad arrivare a Genova.


L’attesa di partecipazione era alta,
ma a quanto pare i numeri del corteo hanno superato qualsiasi previsione. Per la questura ci sarebbero dovuti essere 20-30 mila manifestanti. Ma già si parla di più di 50mila. Genova sotto assedio? Qui tra musica e discorsi al sole del lungo porto del capoluogo ligure sembra piuttosto in atto un’invasione pacifica, come avevano promesso gli organizzatori. «Hanno tentato di spaventare la città, spiega Vittorio Agnoletto, hanno chiuso le scuole alle 11 questa mattina, e pare abbiano schierato 100 vigilantes privati per la città. Invece qui è tutto calmo e pacifico». Quanto alle forze dell’ordine la polizia è schierata su via Gramsci invasa dal corteo. La città è comunque quasi deserta, i negozi, in parte chiusi per lo sciopero dei commercianti sono stati invitati dall’amministrazione comunale dal prefetto a restare aperti, per loro non c’è pericolo. Ma al passaggio della sfilata quasi tutti tirano giù la saracinesca.


Rispettati comunque gli accordi presi
tra i vari movimenti nell’ultima riunione di questa mattina in piazza Sarzano. Al convegno però non si è discusso solo di logistica ma ancora una volta di contenuti. Comun denominatore degli interventi le ragioni di questa mobilitazione a sei anni dal G8. «Sei anni fa la rete dei movimenti di Genova chiedeva un cambio di politica, rivendicava temi che da allora non a caso sono diventati di tanti. Quell’affacciarsi di nuove energie venne represso nel sangue e con la morte di un ragazzo. Oggi siamo qui a dire che non ci siamo fermati e ad impedire che passi l’impunità in cambio di pene esemplari che stravolgono il codice penale» dichiara Paolo Beni, presidente dell’Arci.


Per Vittorio Agnoletto
«la richiesta più importante è quella di una commissione d’inchiesta che si deve fare perché si sappia tutta la verità e sia fatta giustizia su quello che accadde non solo nella scuola Diaz o nella Caserma di Bolzaneto, ma anche per le strade e chiarisca quali furono le responsabilità anche politiche che guidarono la repressione».


«Il prossimo appuntamento
speriamo sia in Sardegna per il G8 del 2009 – dicono dal Social Forum di Cagliari. Ma l’azione non si svolgerà sull’isola della Maddalena, dove si incontreranno gli otto grandi, troppo piccola e difficile da raggiungere, ma su tutta l’isola della Sardegna, per un’azione diffusa e organizzata del movimento del controvertice».


Intanto, il corteo è arrivato
a piazza de Ferrari, dove un concerto concluderà la giornata di mobilitazione. Don Andrea Gallo torna sul palco per leggere tutta la lettera di Alex Zanotellli, che ha chiesto «con forza al governo Prodi di avere il coraggio di proclamare le giornate di Genova 2001 un evento storico per la democrazia italiana». La festa è finita, a don Gallo, accompagnato da don Vitaliano della Sala, resta solo un’amarezza: «Su questo palco – conclude – dovrebbero esserci le istituzioni. Invece ci sono due preti».

Pubblicato il: 17.11.07
Modificato il: 17.11.07 alle ore 19.11

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70685


Una risposta a “Adesso vogliamo la verità sul G8”

  1. Franca dice :

    Mia figlia c’era nel 2001 e c’è ritornata sabato.
    Per non dimenticare e per chiedere giustizia

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