Archivio | novembre 19, 2007

Salari, in 5 anni persi 1900 euro

Carla Ronga, 19 novembre 2007

Un’inflazione programmata più bassa di quella effettiva; i ritardi nei rinnovi contrattuali; la mancata restituzione del fiscal drag e la scarsa redistribuzione della produttività: crollano le retribuzioni

In cinque anni (dal 2002 al 2007) i lavoratori hanno “perso” 1.900 euro. E’ questo l’allarmante dato che caratterizza il calo di potere d’acquisto dei salari italiani.
Un dato fornito dall’ultima indagine dell’Ires-Cgil (“Aggiornamento dei dati su salari e produttività in Italia e in Europa”), secondo cui nel 2002-2007, per un lavoratore con una retribuzione annua lorda di 24.890 euro (media 2007), “si arriva a cumulare una perdita complessiva a prezzi correnti pari a 1.210 euro”. Se a questa si aggiunge il “minus” derivante dalla mancata restituzione del fiscal drag, la perdita ammonta a 1.896 euro.

La “rincorsa salariale”, spiega l’Ires-Cgil, è determinata da una crescita delle retribuzioni inferiore all’inflazione reale e nasconde un effetto di trascinamento della perdita di potere d’acquisto: un lavoratore dipendente oltre alla perdita dell’anno in corso non recupera la diminuzione del potere d’acquisto nemmeno dell’anno precedente.
A fine ottobre, con le dinamiche connesse all’aumento di prezzo del greggio e i mancati rinnovi contrattuali, le stime su inflazione e retribuzioni restano sostanzialmente immobili, nonostante una crescita della produttività pari a circa 1 punto percentuale. Il 2007, dunque, dovrebbe chiudersi con un’inflazione effettiva intorno all’1,9%, le retribuzioni contrattuali tra il 2,1% e il 2,2%, e quelle di fatto sostanzialmente in linea con l’inflazione effettiva al 2%.

Dal 1993 a oggi, secondo l’indagine, i salari reali mantengono il potere d’acquisto, ma non crescono oltre l’inflazione. Le retribuzioni di fatto registrano una crescita media annua, per l’intera economia, del 3,4%, a fronte di un’inflazione del 3,2% (le retribuzioni contrattuali crescono in media anche meno: solo il 2,7%). Questo sostanziale allineamento con l’inflazione è dovuto a un’inflazione programmata più bassa di quella effettiva, ai ritardi nei rinnovi contrattuali, alla mancata restituzione del fiscal drag e alla scarsa redistribuzione della produttività.

L’applicazione dell’Accordo del luglio 1993 – “secondo lo spirito con cui era stato concepito” – è stata ostacolata dallo scarto tra inflazione programmata (sulla cui base si rinnovano i contratti) l’inflazione sia attesa che effettiva. Questo è avvenuto in particolare nei periodi 1994-1996, nel quale si cumulò uno scarto di circa 6 punti, e nel periodo 2001-2004, nel quale si persero circa altri 4 punti.
Nel corso dell’intero periodo 1993-2007, i contratti nazionali “sono stati costretti a cercare di recuperare le perdite che si erano cumulate a causa di questi scarti, per cui anche la redistribuzione di produttività realizzata tra il 1996 e il 2000 o nel 2005-2006 è stata assorbita da questa rincorsa al potere d’acquisto perduto nei periodi precedenti”.

A questa difficoltà, sottolinea l’istituto di ricerca del sindacato, si sono aggiunti i ritardi – spesso anche di 12 mesi – registrati nel rinnovo dei contratti (nel pubblico impiego fino a due anni): anche questa è stata una delle difficoltà che ha ostacolato il normale funzionamento di regole e procedure di contrattazione dell’accordo del 1993 e che hanno indebolito la capacità dei contratti di difendere il potere d’acquisto. E c’è poi l’inadeguata redistribuzione della produttività attraverso la contrattazione di secondo livello, anche per le difficoltà incontrate nei rinnovi dei contratti nazionali.

Se il paese non riprende la strada degli investimenti ricerca e innovazione e in infrastrutture, e se non si fa crescere la produttività oraria del lavoro è tempo perso e qualsiasi soluzione non va al cuore del problema.
Secondo Epifani, se il Governo riesce a superare questa fase di vita parlamentare e si dovesse aprire nel Paese una fase costituente di riforme, “da gennaio palazzo Chigi dovrebbe assumersi la responsabilità di una nuova politica dei redditi e di sviluppo, per una migliore dinamica delle retribuzioni”.

In Italia, ha spiegato Epifani, “abbiamo una crescita più bassa, una produttività più bassa e una dinamica delle retribuzioni più bassa della media europea. Bisogna rimettere al centro dell’attenzione delle forze di Governo, del Parlamento e delle forze sociali il tema della crescita, della produttività e delle retribuzioni. Bisogna fare un’operazione di grande respiro – ha sottolineato – e dentro questa impostazione si possono affrontare tutte le questioni, partendo però dalla testa e non dai piedi, come si sta cercando di fare. Se il Paese – ha evidenziato il leader della Cgil – non riprende la strada degli investimenti in ricerca e innovazione, se non si rendono le infrastrutture più produttive, se non si fa crescere la produttività oraria del lavoro, è tempo perso e qualsiasi soluzione non va al cuore del problema. E’ come si stesse svuotando la diga del Paese e si provasse a tamponare la falla con un dito. Bisogna ripensare e costruire – ha concluso – politiche in grado di affrontare tutti i termini della questione, non uno soltanto che peraltro è il più modesto (la flessibilità dell’orario di lavoro, ndr)”.

Tornando alla ricerca, significativa è la differenza del potere d’acquisto dei redditi familiari di imprenditori e liberi professionisti con quello di impiegati e operai: per i primi, è cresciuto di 11.984 euro; per i secondi e terzi e calato rispettivamente di 3.047 e 2.592 euro. La modesta crescita delle retribuzioni, spiega l’indagine dell’Ires Cgil, è imputabile ad alcuni fattori: oltre lo scarto tra inflazione programmata e quella reale e i ritardi nel rinnovo dei contratti, anche “l’inadeguata retribuzione” della produttività attraverso la contrattazione di secondo livello.

La bassa crescita delle retribuzioni “si rende ancor più evidente se confrontata con quella dei maggiori paesi europei”.
Dal 1998 al 2006, le retribuzioni di fatto reali nel nostro paese sono rimaste sostanzialmente stabili, mentre negli altri paesi dell’area euro si registravano tassi di crescita nettamente superiori: il 10% in media nell’area della moneta unica, oltre il 15% in Francia e nel Regno Unito, e il 5% in Germania, nonostante il sostanziale congelamento salariale degli anni 2000. In Italia nel 2005, nel settore dei beni e servizi destinati alla vendita (senza l’agricoltura e il pubblico impiego), la retribuzione lorda annua media di un lavoratore single era inferiore di circa il 45% rispetto a Germania e Regno Unito e di circa il 25% rispetto alla Francia. La retribuzione netta registra più o meno le stesse differenze, con l’eccezione della Germania, dove lo scarto scende a circa il 30%.

Ad aggravare la questione salariale e ad abbassare il livello delle retribuzioni medie, conclude l’Ires, c’è la questione giovanile. Secondo i dati dell’istituto di ricerca, un apprendista in età 15-24 anni guadagna mediamente 736,85 euro netti al mese; un collaboratore occasionale, in età 15-34 anni, guadagna in media 768,80 euro netti mensili; un co.co.pro. o un co.co.co., in età compresa tra i 15 e 34 anni, guadagna in media 899,04 euro netti al mese. I giovanissimi, in particolare, percepiscono le retribuzioni più misere: gli stipendi inferiori a 800 euro sono molto diffusi tra chi ha 17-24 anni (55,8%). Le retribuzioni tra 800 e 1.000 euro, poi, sono molto diffuse nella classe d’età 25-32 anni.

fonte: http://www.aprileonline.info/5133/salari-a-picco-persi-in-5-anni-1900-euro

Barcellona: violentissime cariche della polizia contro gli antifascisti.



A Madrid 1500 nostalgici celebrano Franco

(18 novembre 2007)


Migliaia di persone sono scese in piazza
in diverse città dello Stato Spagnolo contro il fascismo e contro la copertura che i servizi di sicurezza dello stato accordano alle squadracce di estrema destra. Ieri collettivi e organizzazioni antifasciste avevano indetto numerose manifestazioni di protesta per l’assassinio, avvenuto sabato scorso a Madrid, di un giovane antifascista 16enne accoltellato all’interno della metropolitana da un neonazista che stava andando ad una manifestazione convocata da un gruppo dell’estrema destra contro l’immigrazione. Si era poi scoperto che l’assassino era un militare professionista dell’esercito spagnolo e che probabilmente la morte del giovane era stata causata anche dai ritardi nei soccorsi, bloccati per parecchio tempo dai poliziotti che ne avevano impedito l’ingresso nella stazione della metropolitana mentre nel frattempo all’interno gli agenti stavano effettuando cariche contro alcune decine di antifascisti.


Ieri sera il centro della capitale catalana Barcellona
è stato teatro di violentissimi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Alcune migliaia di persone, per lo più aderenti ai collettivi dell’estrema sinistra e dei gruppi nazionalisti catalani progressisti e rivoluzionari, sono stati attaccati da centinaia di Mossos d’Esquadra, gli agenti della polizia autonoma catalana in assetto antisommossa. Nelle brutali cariche sono rimasti coinvolti anche numerosi passanti e addirittura turisti che affollavano le vie commerciali del centro di Barcellona. Nella Via Laietana i poliziotti sono entrati fin dentro i lussuosi negozi per rincorrere e picchiare chi tentava di sfuggire ai pestaggi. Numerosissimi i feriti tra i manifestanti e sette i giovani arrestati, mentre tra le forze dell’ordine ci sarebbero una decina di contusi ed un poliziotto svenuto dopo aver ricevuto un colpo alla testa. Dopo le prime cariche alcune centinaia di manifestanti si sono difesi assaltando i cordoni di polizia e lanciando oggetti contro banche ed edifici pubblici.


In contemporanea manifestazioni antifasciste
e contro la repressione poliziesca si sono svolte in molte altre città dello stato spagnolo senza incidenti: a Madrid sono stati duemila i manifestanti a scendere in piazza, circa 500 a Pamplona, nella provincia basca della Navarra. Il gruppo di estrema destra Alleanza Nazionale aveva invece indetto una provocatoria manifestazione nel centro di Madrid alla quale hanno partecipato neanche dieci persone, mentre 1500 nostalgici del franchismo hanno reso omaggio al dittatore all’interno del Mausoleo che il regime fece costruire a pochi km dalla capitale spagnola, nel cosiddetto “Valle de los caidos”.

Marco Santopadre – Radio Città Aperta

gora2@libero.it

fonte: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o10399

Berlusconi e il Fuhrerprinzip

19 novembre 2007 | 18:49

Il Cavaliere è tornato in gran forma, un comizio improvvisato ed è nato il Partito del Popolo delle Libertà. Evviva.

E’ tornato Lui. Un po’ ci mancava, ma è stato un ritorno col botto: ha dato i numeri come solo lui sa fare e si è inventato un Partito del Popolo lì per lì. All’impronta.
Resosi conto che a fare a capocciate con Prodi poteva solo rimetterci, ha tentato il colpo di teatro, in cui è un maestro. Ha raccolto le firme per chiedere che cadesse il governo e ha messo un poeta a contarle, Sandro Bondi. Questi, a un’ora dalla chiusura dei gazebo ha annunciato che erano state raccolte 7.027.000 firme. Come faceva a saperlo così presto? Semplice, per il Partito Democratico avevano votato in tre milioni e mezzo, e Berlusconi doveva poter dire che ai suoi gazebo si erano recati il doppio delle persone che avevano votato alle Primarie del Partito democratico. Per cui presto fatto, magari hanno firmato anche in dieci milioni, ma non era quello che gli interessava, serviva il doppio e il doppio è stato. Bravo Bondi, poi, visto che Fini e Casini facevano gli schizzinosi riguardo alla sua linea politica ha deciso al volo di far confluire Forza Italia in un nuovo partito. Un partito di cui non si sapeva l’esistenza fino a ieri e in cui confluiranno, oltre a Forza Italia, i circoli di Michela Vittoria Brambilla, la “Paris Hilton” della politica italiana e, a quanto pare, Carlo Giovanardi, il Giovanardi della politica italiana, come al solito, brillante come il catrame e acuto come una sfera.

La nuova formazione, partorita dalla luminosa mente del Cavaliere non poteva però essere un semplice e banale partito democratico, è molto di più, è il Partito del Popolo. Se non lo voti non ne fai parte. Il fatto che il Popolo in questione sia stato tenuto all’oscuro fino ad oggi e che sia stata solo un’idea di un brevilineo imprenditore in una notte di euforia non cambia nulla. Da oggi tutti a chiedere cosa pensa il prossimo del nuovo partito del Popolo. I dirigenti di Forza Italia, che fino a ieri non ne sapevano nulla, naturalmente non hanno opposto resistenza, Dell’Utri si è dimostrato subito entusiasta, Bondi figurarsi, mentre tra gli alleati ha applaudito solo il buon Giovanardi che si è lanciato anche in ardimentosi paragoni: “Nasce il partito popolare come quello spagnolo e la Democrazia Cristiana tedesca. Berlusconi lo promuove e tutti devono concorrere”. Certo anche il partito popolare spagnolo è nato dall’idea, dai soldi e dal potere mediatico di un simpatico signore, per non parlare della Cdu tedesca. Stesso procedimento, stesso stile, stesso senso della misura.

A dire il vero, di tedesco in questa nuova formazione pare esserci solo il Fuhrerprinzip, teoria per cui la volontà collettiva del popolo (Volk) si esprime attraverso il capo che la rappresenta. Servire il capo significa quindi servire il popolo, che cortesemente ringrazia. I primi sondaggi danno già il nuovo partito (del Popolo) al 40%. Il popolo è serv(it)o. Il restante 60% si adegui.

redcap

fonte: http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_id=23&article_id=107296&l=it

fonte immagine: http://blog-static.excite.eu/it/blogs/berlusconite/share/img/Berlunudo.JPG

Berlusconi benedice il Ppl

Ma Lega e An non ci stanno

Chiti: aspettiamo scenda la polvere

berlusconi, brambilla


Un cambio di nome, nulla di più. Domenica Silvio Berlusconi, l’ha sparata: Forza Italia non c’è più, è nato il Partito del Popolo delle Libertà. E ha già un simbolo, un contrassegno tondo di sfondo verde con in basso a destra i colori della bandiera italiana e la scritta in blu, in grande e in stampatello. Lo ha esposto lunedì, nel corso di una conferenza stampa, Silvio Berlusconi. «Secche le reazioni di An e Lega, i principali alleati di Fi nella Casa delle Libertà. «Non se ne parla proprio», ha chiuso Gianfranco Fini, la «plebiscitaria e confusa» proposta di Berlusconi. «Ho paura che sia solo un favore a Prodi», commenta senza troppa ironia Umberto Bossi. Ma lunedì, ventiquattr’ore dopo l’annuncio, An e Lega convocano in fretta e furia un “ufficio politico” e un “consiglio federale”. A via della Scrofa si incontrano Fini, La Russa, Gasparri, Ronchi, Alemanno e Matteoli, ma nessuno rilascia dichiarazioni. Nella sede della Lega Nord si vedono Bossi, Maroni, Calderoli, e Castelli. Parla solo l’ex ministro della Giustizia, secondo il quale la mossa di Berlusconi «ha sparigliato le carte, è una mossa importante e oggi siamo qui per valutare questo fatto».

Ma se la nuova formazione politica non ha catturato l’interesse dei suoi interlocutori, l’apertura al dialogo appassiona di più. «C`è un nuovo partito – ha detto Berlusconi – Faremo l`assemblea Costituente il 2 dicembre. È chiaro che questo cambia tutto sulla legge elettorale. Fatto il nuovo partito – spiega – diremo alla sinistra che siamo pronti a confrontarci sulla nuova legge elettorale». «Mi sono rotto le scatole – conclude il leader di Forza Italia – Sono sempre stato rispettoso, paziente con tutti e, invece… Per cui a questo punto cambiano tutte le prospettive». E si dice pronto a cambiare la legge elettorale «con un proporzionale puro e con uno sbarramento che possa evitare il frazionamento in tanti piccoli partiti».

Berlusconi annuncia un partito che «nascerà dal basso»: «Questa iniziativa dovrà concretizzarsi subito – ha detto – Daremo luogo ad assemblee e penso di iniziare da subito un giro d’Italia per incontrare chi vorrà incontrarmi nelle 20 regioni italiane». «Con chi dialogheremo? – prosegue – Con tutti, a partire dagli alleati; e poi con le forze che per noi sono la nostra opposizione. A tutti rivolgiamo un appello accorato di confluire con noi. Il nostro programma è chiaro, quello dei nostri 5 anni di governo».

Ma sulle riforme la maggioranza per ora non si fa ingannare: «Aspettiamo che scenda la polvere e vediamo», sentenzia il ministro Vannino Chiti che comunque precisa che il governo non ha «nessuna pregiudiziale»: «Ora – auspica – spero ci sia un confronto di merito, andando al di là delle tattiche dei partiti». Nessun entusiasmo, comunque. Ma l’idea piace a una certa Margherita: Francesco Rutelli e Paola Binetti si complimentano con la proposta di Berlusconi. «Do un’interpretazione positiva – dice il vicepremier Rutelli – Avevamo detto che la nascita del Partito democratico avrebbe suscitato inevitabilmente dei fatti nuovi anche nel centrodestra e così è stato». Un «fattore di innovazione», anche per la senatrice teo dem Paola Binetti, che aggiunge: «Alla fine è il caso di dire che non è Berlusconi che ha dato la spallata al governo ma è il Partito democratico che ha dato la spallata a Berlusconi, al punto che si passa dalla Casa delle libertà ad un nuovo partito».

Resta prudente anche il segretario del Pd Walter Veltroni: «Allo stato delle cose più che la nascita di un nuovo partito, mi sembra un cambiamento di denominazione».

Pubblicato il: 19.11.07
Modificato il: 19.11.07 alle ore 19.12

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=70726


Incontro con Toni Negri

Chainworkers e gli Agenti dell’Intelligence Precaria

presentano:

A RUOTA LIBERA
quinto episodio

Martedì, 20 novembre 2007, h. 21.00-24.00

“Affinità e divergenze fra il compagno Toni Negri e noi”

Considerato all´estero uno dei filosofi del movimento new-global e annoverato dal Nouvel Observateur tra i dieci principali pensatori del XX secolo, per la bigotta e ignorante informazione italiana resta sempre e soprattutto il cattivo maestro…

Noi lo pensiamo come una persona curiosa, attenta alle trasformazioni profonde dei sistemi di potere, impegnata nei movimenti sociali.

Lo sottoporremo a una sfilza di domande sui temi che ci stanno cari: organizzazione e rappresentanza dei precari, forme della soggettività precaria, pratiche cospir/attive e prospettive di mobilitazione, alla luce dell´esperienza di sei anni di MayDay: se Toni Negri è un “cattivo maestro”, noi possiamo dimostrare che siamo anche più cattivi di lui 😉
Ospite: Toni Negri
Via della Pergola 5, quartiere Isola, Milano
Attenzione: posti limitati
…..
Personalmente, non lo considero nemmeno un “cattivo maestro”… ma ammetto che della sua evoluzione so proprio poco. Comunque, per chi volesse e potesse partecipare all’incontro, penso sia un buona occasione per farsi un’opinione di prima mano.