Archivio | novembre 23, 2007

Risarcimenti Savoia: chi la fa…

Vi ricordate la storia dell’anarchico Passannante, da noi postata a gennaio in http://solleviamoci.blogspot.com/2007/01/storia-di-ordinaria-ingiustizia.html


Bene. Dopo la richiesta di risarcimento avanzata dai Savoia nei confronti dello Stato Italiano per “lesi diritti umani” (di cui abbiamo dato notizia), leggete qui:

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/23/48779-paesino_lucano_attacco.shtml

INTANTO I NOSTRI LETTORI VOTANO IN MASSA PER L’ESILIO

Un paesino lucano all’attacco:
“Chiederemo i danni ai Savoia per il cambio di nome nel 1879”



Il comitato locale di Savoia di Lucania (ex Salvia) sta valutando se sia possibile chiedere a casa Savoia un risarcimento per un nome “di cui non siamo fieri né orgogliosi”: il nome fu cambiato nel 1879 come atto di riparazione dopo l’attentato al Re d’Italia, Umberto I

Roma, 23 novembre 2007

In tema di risarcimenti, basta parlare di Savoia che fioccano le richieste. I nostri ex reali chiedono allo Stato 260 milioni di euro per essere stati ingiustamente esiliati ed espropriati? Bene, si son detti gli abitanti del paesino Savoia di Lucania: e allora noi chiediamo i danni perché nel 1879 ci hanno cambiato il nome da Salvia in Savoia come atto di riparazione dopo l’attentato al Re d’Italia, Umberto I, mentre era in visita a Napoli.

Il comitato locale ”Pro Salvia” si chiede al riguardo se sia ”legalmente perseguibile” chiedere a Casa Savoia un risarcimento ”per averci fatto portare dal 1879 un nome di cui non siamo né fieri né orgogliosi”.

Il ferimento di Umberto primo – il 17 novembre 1878 – avvenne ad opera dell’anarchico Giovanni Passannante, appunto originario di Salvia: l’uomo, condannato a morte, si vide commutata la pena in ergastolo, scontato in condizioni disumane.

Mastella "stoppa" una fiction per non turbare Cosa Nostra?

La Rai accoglie la richiesta di sospensione del film sulla 17enne assassinata da Cosa Nostra
per “non turbare la serenità dei giudici” del processo d’appello ai killer, il 13 dicembre

Mastella fa slittare fiction su Campagna
Fiorello: “Questo Paese insabbia la verità”

L’attore: “Così la uccidono due volte. Offriamo ulteriori garanzie a questi assassini”
Il fratello della vittima: “Gli esecutori furono arrestati e, nonostante il processo, liberati”



ROMA – Clemente Mastella chiede, e ottiene, la sospensione di una fiction Rai: non andrà in onda come previsto martedì 27 novembre, in prima serata su RaiUno, La vita rubata, il film diretto da Graziano Diana che racconta la storia di Graziella Campagna, uccisa da Cosa Nostra a diciassette anni perché testimone oculare di un delitto di mafia. Il motivo: l’udienza d’appello, prevista per il prossimo 13 dicembre, dei killer condannati in primo grado per l’omicidio della giovane il 12 dicembre del 1985. La direzione generale della Rai ha accolto la richiesta del presidente della Corte d’Appello di Messina che, attraverso il ministro di Giustizia, ha segnalato come la messa in onda della fiction avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici.

“Così la povera Graziella viene uccisa due volte”. Questo il commento, dispiaciuto, di Beppe Fiorello, che nel film interpreta Piero, fratello della vittima e carabiniere. “Mi piace raccontare storie che nessuno conosce e che invece meritano di essere raccontate – osserva l’attore – qui c’è una ragazza morta barbaramente per aver incrociato sulla propria strada Cosa Nostra e c’è un fratello, Pietro, che ha dedicato la vita a ridare dignità alla propria famiglia”.

Il film, spiega Beppe Fiorello, “poteva essere un modo per aiutare i Campagna. Invece, e parlo da cittadino non da attore, offriamo ulteriori garanzie a questi assassini che da oltre vent’anni la scampano. Dispiace constatare che preferiamo atteggiamenti garantisti a vantaggio di chi queste garanzie non le deve avere avendo calpestato una vita così giovane. Siamo in un Paese in cui la verità è calpestata, insabbiata, incerottata. Mi auguro che la situazione si sblocchi: il pubblico deve conoscere questa storia”.

Graziella Campagna, interpretata dalla ventenne Larissa Volpentesta (nelle sale in questi giorni con I Vicerè di Roberto Faenza) fu assassinata per essere stata involontaria testimone di un delitto di mafia. La ragazza, che lavorava in una lavanderia di Saponara, piccolo centro in provincia di Messina, ritrovò per caso in una camicia un documento compromettente che portò Cosa Nostra alla decisione di eliminarla e di occultarne il cadavere. Era il 12 dicembre 1985. Principale accusato (e condannato all’ergastolo in primo grado) Gerlando Alberti junior, nipote dell’omonimo boss palermitano.

“Graziella aveva appena 17 anni e lavorava per portare soldi alla famiglia. Non aveva grilli per la testa – ha detto il fratello Pietro Campagna, intervenendo qualche giorno fa a un convegno sulla legalità – non sognava di diventare un ingegnere o un avvocato, il suo unico sogno era guadagnare qualche lira per comprare il corredo. Venne trovata, tre giorni dopo la sua morte, tra montagne orribili e desolate, sfigurata da cinque colpi di lupara. Gli esecutori furono arrestati ma, nonostante il processo, vennero liberati. Il mio avvocato ha lavorato gratuitamente e alla sentenza ha pianto. In questi casi tutti dovrebbero seguire il suo esempio”.

(23 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/spettacoli_e_cultura/sospesa-fiction-mastella/sospesa-fiction-mastella/sospesa-fiction-mastella.html


sei anni fa… Graziella Campagna

Articolo di Graziella Proto pubblicato da Liberazione nel 2000


“mamma, lo sai che l’ingegner Cannata non è lui…è un’altra persona…”

Tre giorni dopo questa rivelazione alla madre, Graziella Campagna non fece più ritorno a casa. Il 12 dicembre 85, all’uscita dalla lavanderia di Villafranca Tirrena dove lavorava come commessa, scomparve nel nulla. Qualcuno molto intenzionalmente assicurò che si trattava di una “scappatella”. La mamma e il papà, invano, disperatamente, attesero; poi, il fratello carabiniere smise la divisa militare ed indossò quella d’investigatore. Un detective che girava in lungo e in largo, alla fine una voce in una birreria: era stato trovato il cadavere di una giovane.Un tuffo al cuore Graziella sarà trovata a terra, rannicchiata contro il muro, con un braccio alzato in segno di difesa; il corpo barbaramente sfigurato da cinque colpi di lupara, uno alla faccia, uno alla spalla, uno al petto…Pare che le abbiano sparato anche mentre giaceva a terra. Perché? Graziella Campagna aveva solo diciassette anni. Semplice, buona, posata, riservata, sincera.Una bravissima ragazza siciliana, di famiglia irreprensibile, onesta, laboriosa, che amava parlare di tutto con i suoi familiari, e che, sognava solo di sposarsi ed avere dei figli. Da pochi mesi, viaggiava in pulman, da Saponara a Villafranca Tirrena, dove lavorava,presso la lavanderia “La Regina” luogo in cui, aveva conosciuto dei clienti gentili ed affezionati, tra i quali,l’ingegnere Toni Cannata e il suo assistente geometra Gianni Lombardo.

In realtà si trattava Gerardo Alberti junior e Giovanni Sutera, due pericolosissimi latitanti, ricercati nel palermitano, per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga, nascosti nella zona sotto la protezione di Don Santo Sfameni capocosca della zona, che pare, abbia ospitato Gerlando Alberti junior, ma non solo lui,anche in una villetta adiacente la caserma dei carabinieri . Ufficialmente imprenditore edile, Sfameni è in realtà, un “puparo”.Un mammasantissima che risolve ogni problema, soprattutto giudiziario.Un grosso esponente massonico collegato da un lato a grossi personaggi mafiosi esponenti siciliani e non; dall’altra a grossi rappresentanti istituzionali, molti magistrati, – fra i quali si legge in un’interrogazione parlamentare dell’on.le Nichi Vendola, Marcello Mondello, Domenico Cucchiara, Giuseppe Recupero, Serraino,ed altri – e professori universitari tipo Salvatore Navarra, fratello del padrino di Corleone negli anni 50 Michele Navarra ecc. Tutti, in scampagnate mangerecce nella masseria di don Santo a Saponara, dove, si recavano pure personaggi mafiosi tipo i Bontade, i Greco di Ciaculli, Aglieri, Santapaola… Luigi Sparacio… Gerardo Alberti junior, è stato dimostrato che faceva parte del gruppo nero di Giuseppe Misso che assieme a Pino Calò è stato condannato all’ergastolo per la strage del rapido 904 Napoli – Milano avvenuta all’anti – vigilia di Natale dell’ottantaquattro, un effetto degli intrecci fra eversione nera, mafia e camorra. Famoso negli ambienti della mala palermitana per il suo carattere violento – spesso compiva delitti senza una “giusta causa”,- Gerardo Alberti junior,è il nipote di Gerlando Alberti senior, soprannominato dai Greco “u paccarè,” (il furbo) e braccio destro di Pino Calò Al centro di numerose inchieste giudiziarie tra le quali la strage Ciaculli e quella di Viale Lazio a Palermo, l’assassinio del procuratore Scaglione, il giornalista Mauro De Mauro, Alberti senior,è in ottimi rapporti di affari e di attività ludiche nella sua casa di Cologno Monzese, con Giuseppe Calderone, Tommaso Buscetta, Gaetano Badalamenti, Salvatore Riina,Salvatore Greco..

Una immensa rete di rapporti e di interessi che, nel 1980, quando finirà in galera, sarà ereditata come forza intimidatrice ed autorevolezza dal nipote Alberti junior, che si nascondeva sotto falso nome nei dintorni di Villafranca Tirrena dopo essere sfuggito ad una agguato tesogli da un gruppo mafioso facente capo ai corleonesi. Della presenza sua e del suo luogotenenente Sutera a saperlo erano in tanti, compreso il maresciallo Giardina, comadante della stazione dei carabinieri di Villafranca, ma, qualora così non fosse, la sera dell’otto dicembre 85, quattro giorni prima del rapimento di Graziella, i due erano stati fermati ad un posto di blocco, dal quale sono riusciti a fuggire grazie al sopraggiungere ad alta velocità, di una macchina che distrasse i due carabinieri. Prima di fuggire, Cannata –Alberti aveva suggerito ai militari che si erano accorti dei documenti falsi, di rivolgersi al comandante dei carabinieri di Villafranca – suo ottimo amico – che li avrebbe tranquillizzati. Ma Graziella cosa centra con tutto ciò? Da cosa scaturisce la necessità di ucciderla?

Qualche giorno prima, l’ingegner Cannata-Alberti, sbadatamente aveva lasciato nella tasca della camicia che aveva portato in lavanderia un porta – documenti ed una agendina ….il timore che tutto ciò fosse ritrovato da Graziella, e che la ragazza, resasi conto della reale identità di uno dei maggiori narcotrafficanti di Cosa Nostra, avrebbe potuto raccontarlo a suo fratello carabiniere? Il sospetto che quel posto di blocco non fosse una semplice coincidenza? Comunque sia,Graziella, a soli diciassette anni, viene rapita, portata a Forte Campone, appena fuori paese, e lì interrogata ed uccisa da cinque pallottole di lupara. Le indagini, espletate dal maresciallo Giardina e dal suo superiore capitano Fernando Acampora, già dall’inizio, presentavano delle singolarità; prima l’ipotesi della”scappatella”, anche se non c’era alcun indizio in tal senso, poi, la testimonianza della madre, che raccontava l’episodio riferitole dalla figlia,riguardo la vera identità dell’ ingegnere Cannata, che non viene presa in considerazione da nessuno, magistrati e carabinieri compresi.

In sostanza, per anni, per proteggere i due, qualsiasi prova è stata omessa, evitata, tralasciata deliberatamente: giudici che omettono di scrivere sul registro della procura o che telefonano durante gli interrogatori; chi modifica i verbali, chi comunica i responsi ai mafiosi prima che essi siano ufficiali… Scontri e colluttazioni fra poliziotti e carabinieri, con scambio di accuse, responsabilità e rivendicazioni di indagini. Il maresciallo Giardina che striglia il fratello di Graziella, il carabiniere Piero Campagna, per aver fatto indagini autonome e per avere fornito notizie in tal senso alla polizia. Fascicoli del tribunale che si smarriscono; Falsi ufficiali di carabinieri che partecipano agli interrogatori o ad incontri fra testimoni ed altri carabinieri, che si interessano delle perizie balistiche e che regalano armi ad un futuro procuratore generale il dott. Rocco Sisci che successivamente visterà il proscioglimento dei due imputati chiesto dal giudice Mondello. Frequentazioni ed operazioni quantomeno insolite,strane, sospette, che hanno distratto, condizionato, per anni e anni le indagini, e i processi, una lunga serie di annullamenti e di proscioglimenti degli imputati. I magistrati? Successivamente, (grazie alla collaborazione di parecchi pentiti,)qualcuno sarà condannato, qualcuno altro andrà in pensione anticipatamente, altri ancora, sarà promosso… Oggi, per la seconda volta, il processo, apertosi nel 1998, è sospeso in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale. A Messina, la mafia esiste o no?

Graziella Proto

fonte: http://www.ritaatria.it/GraziellaCampagna.aspx

Banzai!

23 Novembre 2007

Banzai!

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Il giapponese è una delle lingue più diffuse in Rete e i giapponesi sono un popolo interessante e rispettabile. I politici corrotti da loro fanno harakiri. Ho creato una sezione del blog in giapponese. Una lingua che sto imparando, mi ricorda un po’ il genovese. Perdonate gli errori di pronuncia, sono solo agli inizi.

“Il mio amico Stefano Benni è andato in Giappone per presentare un suo libro. Gli hanno chiesto chi c’è dietro a Beppe Grillo. Benni non ha saputo rispondere.
Ho deciso, per spiegarlo agli amici giapponesi, di aprire un blog nella loro lingua. Il Giappone è sempre un po’ più avanti del resto del mondo. Spero quindi in un dialogo con i suoi abitanti per aiutare il mio Paese, l’Italia, che è sempre un po’ più indietro del resto del mondo.
Prima di dormire leggo sempre un Manga. Fino alla settimana scorsa non capivo mai come finiva la storia, ma mio figlio Ciro di 7 anni si è impietosito e mi ha spiegato che si legge all’incontrario e da destra a sinistra. L’Italia e il Giappone sono simili per molte cose. Una di queste è la longevità della popolazione. Giapponesi e italiani diventano sempre più vecchi.

Un’altra cosa in comune è la sovrappopolazione.
Il Giappone ha risolto il problema inviando all’estero, a rotazione, il 30% dei giapponesi sotto forma di turisti. Il 10% staziona da sempre in Italia a fare fotografie.
Il Governo italiano, ispirandosi a Niccolò Machiavelli, ha attuato invece un’altra tattica. Ha deciso di far entrare chiunque in Italia per spingere tutti gli italiani a emigrare.

I politici corrotti sono un prodotto italiano, ci rappresentano all’estero come il Ponte di Rialto di Venezia e Piazza San Pietro di Roma. Il problema è che stanno diventando troppi.
Nel Parlamento italiano ci sono 24 deputati e senatori condannati in via definitiva per vari reati.A settembre 350.000 italiani hanno chiesto le loro dimissioni firmando una legge di iniziativa popolare. Nessuno ha dato le dimissioni. Stiamo studiando delle soluzioni alternative e voglio chiedere un consiglio ai giapponesi.

Anche in Giappone, infatti, ci sono stati casi simili, come Toshikatsu Matsuoka, ex ministro dell’Agricoltura che si è suicidato dopo le accuse di corruzione.
Il ministro Shigeru Ishiba vuole dotare ogni suo dirigente di un sistema di localizzazione satellitare per verificarne gli spostamenti durante l’orario di lavoro. Mi è stato riferito che nessuno si è opposto. E’ una idea ottima per i nostri parlamentari. Potremmo sapere finalmente dove vanno durante il giorno, visto che in Parlamento non ci sono quasi mai. Se stanno sniffando cocaina a casa o tenendo rapporti intimi con soggetti disponibili di entrambi i sessi in qualche albergo romano.

Cari giapponesi, visto che da noi non si suicida nessuno, possiamo mandarveli in Giappone a fare le vacanze? In cambio potreste darci qualche vostro ministro. Il clima è buono, il cibo ottimo e potrete fare tutto, ma proprio tutto, quello che volete senza rischi. La legge da noi è un optional.
Potreste inviarci, per iniziare, il ministro degli Esteri Masahiro Komura che ha avuto di recente un attacco di anemia. Da noi si rimetterà subito. In cambio vi daremo Massimo D’Alema, Prodi e Mastella. Voi forse non li conoscete, ma noi sì, per questo ve li vorremmo regalare.
Ciao e venite sul mio blog www.beppegrillo.it per sapere tutto dell’Italia. Verrò presto a trovarvi.”

Beppe Grillo


Esistono gli Universi Paralleli. Ora la prova

Scoperto, la scorsa estate, un “buco nero” di 900 milioni di anni luce
I ricercatori dell’università di Nord Carolina lo spiegano con la “teoria delle stringhe”

Un’immensa voragine nello spazio
“E’ il segno degli Universi paralleli”

“Esisterebbero una miriade di universi intorno al nostro”

di LUIGI BIGNAMI

C’E’ UN’IMMENSA voragine nell’Universo. Si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni di anni luce dove il “nulla” la fa davvero da padrone. Agli strumenti che l’hanno scoperto appare come una gigantesca macchia oscura nel cielo, come se una mano smisurata avesse cancellato quasi tutti gli oggetti luminosi presenti al suo interno.

Ora un gruppo di ricercatori ha dato una spiegazione a quel fenomeno. Suona fantascientifico, ma Laura Mersini-Houghton dell’Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa) dice proprio così: “E’ l’impronta indelebile di un altro universo che sta oltre il nostro”. Ma per capire questa spiegazione – apparsa su NewScientist – che potrebbe rivoluzionare tutte le idee sorte sul nostro Universo è necessario fare un passo indietro.

“Non solo non è mai stato trovato un vuoto tanto grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura dell’Universo lo aveva previsto”, aveva detto Lawrence Rudnick dell’Università del Minnesota (Usa), autore della scoperta del buco avvenuta lo scorso mese di agosto. E questo spiega il motivo per cui la sua esistenza era stata messa in luce quasi per caso.

“Era una mattina durante la quale i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) – in grado di captare ogni più piccolo segnale radio emesso da una stella, una galassie o qualunque altro corpo celeste ancora attivo – non erano impegnati in osservazioni particolari e allora ho deciso di puntarli verso la “macchia fredda” individuata dal telescopio spaziale della Nasa Wmap (Wilkinson Microwave Anisotopy Probe)”, ha spiegato Rudnick. La “macchia fredda” in questione è una misteriosa anomalia presente nella mappa della “radiazione cosmica di fondo” dell’Universo, la radiazione che permea l’intero cosmo e che viene interpretata come l’energia residua del Big Bang. Tale radiazione presenta variazioni tra un punto e l’altro che non superano lo 0,001 per cento. Ma dalla “macchia fredda” che si trova in direzione della costellazione di Eridano, non giungeva ai radiotelescopi del Vla alcun “fotone”, le particelle di energia cioè, che si muovono alla velocità della luce e che solitamente sono emesse da atomi o stelle attive. Ciò stava ad indicare che l’area era totalmente vuota di materia.

Subito si sono scatenate le ipotesi per dare una spiegazione a quell’immenso buco fatto di nulla. Ipotesi che non davano pienamente ragione al fenomeno. Ora Mersini-Houghton sembra aver dato un senso ad esso interpretandolo al di fuori della cosmologia standard. La ricercatrice infatti, ha utilizzato la “teoria delle stringhe”, una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l’energia, lo spazio e il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti, chiamate appunto le “stringhe”, le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi.

Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (si immagini un numero composta da 1 seguito da 500 zero, un numero inimmaginabile) ognuno con proprie leggi fisiche.
Spiega Mersini-Houghton: “Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini. E quel buco è proprio il risultato di quell’interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo che da allora, per le caratteristiche che esso possiede, continuò ad espandersi. Purtroppo non ci è possibile osservare ciò che ci arriva dai confini dell’Universo, che si trova tra 42 e 156 (1) miliardi di anni luce da noi e quindi non possiamo vedere ciò che c’è oltre il buco”. Ma quel buco è proprio l’impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all’inizio del tempo e dello spazio.

Che il buco si formò agli inizi dell’Universo è d’accordo anche Rudnick, il quale dice: “Le teorie correnti suggeriscono che tutte le strutture che oggi vediamo nell’Universo presero forma all’inizio del tempo e dello spazio. La struttura vera e propria fatta di vuoti e agglomerati di materia, poi, è cresciuta nel tempo guidata dalle forze gravitazionali”.

Secondo Mersini-Houghton, tuttavia, dovrebbe esserci un altro buco simile a quello scoperto dalla parte opposta dell’Universo rispetto a quello già osservato e questo lo sapremo quando l’anno prossimo verrà lanciato un altro satellite per lo studio delle microonde dell’Universo molto più sofisticato dei precedenti, il satellite dell’Esa, Planck.

L’ipotesa dell’astrofisica è ora sotto osservazione dell’intero mondo scientifico, che al momento guarda con sospetto alla Teoria delle Stringhe. Ma se quanto ipotizzato da Mersini-Houghton non verrà smentito, dovrà iniziare la ricerca ai quasi infiniti universi che circondano il nostro.

———————-

(1) Alcuni lettori si chiederanno come è possibile che l’Universo abbia un raggio di 42 o 156 miliardi di anni luce se è nato solo 13,7 miliardi di anni fa. La spiegazione sta nel fatto che nel tempo le misure si sono dilatate. Si perdoni la semplificazione, ma un centimetro misurato dopo pochi secondi dalla nascita dell’Universo non corrisponde ad un centimetro di oggi.

(23 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/universo-parallelo/universo-parallelo/universo-parallelo.html

Stuprata in carcere da 20 uomini

È accaduto in brasile. Il governatore locale: «Punizioni esemplari per i responsabili»

Una minorenne rinchiusa in una cella e violentata per un mese in cambio di cibo

Il governatore dello Stato di Parà, Ana Julia Carepa

BRASILIA – A quindici anni è stata rinchiusa in cella per più di un mese assieme ad oltre 20 uomini che l’hanno stuprata ripetutamente, costringendola a subire gli abusi in cambio di cibo. È scandalo in Brasile per una vicenda emersa in seguito alla denuncia dell’organizzazione umanitaria ‘Children and Adolescent Defense Center‘ (Cedeca). Un caso che ha scosso l’opinione pubblica, tanto che il governatore locale, Ana Julia Carepa, ha richiesto «punizioni esemplari» per i responsabili, annunciando l’apertura immediata di un’inchiesta

NESSUNA GIUSTIFICAZIONEUna storia agghiacciante, stando alle ricostruzioni che sono emerse. La giovane sarebbe finita in carcere per un furto (anche se le accuse nei suoi confronti non sarebbero ancoa del tutto chiare). La cosa certa è che il suo ingresso in una prigione dello stato di Parà si è tramutato da subito in un incubo peggiore di quanto potesse immaginare. «È stata stuprata dal primo giorno dai suoi compagni di cella che avevano da 20 a 34 anni», racconta il Cedeca. La giovane era stata arrestata nella capitale di Parà, Abaetetuba, il 21 ottobre, ed era finita in guardina fino a quando qualcuno non ha informato con una soffiata la stampa. La polizia, secondo il legale dell’adolescente, non ha saputo indicare per quale caso di furto fosse stata imprigionata e si è difesa affermando che non si erano accorti che fosse minorenne. «Ma questa non è una giustificazione. Se avesse avuto 15, 20, 50, 80 o 100 anni non doveva essere rinchiusa con altri uomini», ha dichiarato il governatore.

PRECEDENTI – I media brasiliani riferiscono però che non si tratta del primo caso del genere: in precedenza una ragazza di 23 anni era stata sbattuta in un altro carcere dello stesso Stato per un mese, stavolta con 70 uomini.

23 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_23/carcere_brasile_stuprata_quindicenne_8089343c-99ae-11dc-aff3-0003ba99c53b.shtml


L’asse Fini-Casini sferza Berlusconi

Nota comune dei leader di Alleanza nazionale e dell’Udc
“Solo partendo dai problemi degli italiani si manda a casa la sinistra”

“No al populismo e alla propaganda”

Il leader forzista: “Si tengano il progetto, io mi prendo gli elettori”
Veltroni: “Dialogo con il Cavaliere solo se si parla di riforme istituzionali”


ROMA – Da una parte un centrodestra
che continua a far segnare alti toni di polemica interna, dall’altro il Partito democratico che muove i primi passi e delinea le strategie future. Da un lato l’asse Fini-casini che si consolida, dall’altro Walter Veltroni che vede nella “chiarezza dei programmi” la stella polare del neonato partito e avverte Berlusconi: “Dialogo con lui solo se è disposto a parlare anche di riforma istituzionale”. Il tutto mentre il Cavaliere spinge l’acceleratore sul neonato “partito del popolo”, ribattezzando “verso il nuovo partito dei moderati e dei liberal” i gruppi di Forza italia nei consigli regionali.

“No al populismo”. Si fa sempre più aspro lo scontro all’interno del centrodestra. Ad alzare i toni arriva una nota congiunta di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini che chiedono “progetti che nulla hanno a che fare con la improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche”. Un evidente riferimento al neonato partito del popolo creato da Silvio Berlusconi. Che, però, replica sprezzante: “Loro due si tengano il progetto, io gli elettori”.

La nota segna, in modo ancora più profondo, il solco tra Berlusconi e i due ex alleati. Una frattura che ha mandato in frantumi la Cdl, che si trova davanti ad una crisi senza precedenti. Chi, però, non ha perso le speranze di un lieto fine è il capogruppo alla Camera di An, Ignazio La Russa. “Fini e Berlusconi troveranno un punto d’intesa – dice – anche se chi pensa che tarallucci e vino siano all’orizzonte, si sbaglia”. Lapidario, invece, il leader della Destra Francesco Storace che, saputo della lettera, taglia corto: “Prodi ringrazia”. Ma Casini difende l’intesa con Fini: “Siamo convinti entrambi che è arrivato il momento degli esami di coscienza e che serve serietà: è singolare che dopo aver fatto degli errori ci si proponga di risolverli con la bacchetta magica”.

Veltroni: “Programmi chiari”. “Non so se mani libere, ma sicuramente chiarezza programmatica”. Veltroni, durante la registrazione di ‘Otto e mezzo’, spiega così quale sarà l’azione del Pd. Ribadisce di voler superare “la stagione delle alleanze forzose” di mirare ad “un bipolarismo virtuoso”. Bisogna mettere alle spalle, continua il segretario del Pd “tredici anni incompiuti, in cui esistevano solo Berlusconi e i comunisti” e puntare “a due schieramenti che si presentano sulla base di un programma condiviso”. Un tema, questo, che rilancia il tema delle alleanze. In primis quella con la sinistra radicale che, però, non può più essere un “freno o un fattore condizionante”.

Dal futuro al presente. Che, nelle intenzioni del segretario del Pd, non deve vedere un ritorno alle urne: “Se l’italia va a votare adesso si ritrova nella situazione attuale”. Poi l’impegno: “Togliamo il tema delle riforme dalle furbizie. Non farò giochini o scavalchi”. Da ultimo tocca al Cavaliere e all’incontro che li vedrà davanti venerdì 30. Veltroni è chiaro: “Se Berlusconi ritiene che si debba fare solo la legge elettorale e poi andare al voto, gli dirò che questo non è uno schema che mi interessa. Risponderò sì se il modello è la legge elettorale proporzionale”.

Da ultimo una battuta che sembra indirizzata al Cavaliere: “Chi ha l’età per farlo deve pensare al Paese, chi ha vent’anni più di noi può anche pensare a se stesso”.

(23 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/politica/legge-elettorale-8/casini-fini/casini-fini.html

Lettera aperta ad Alex Zanotelli

Lettera aperta in risposta all’articolo di Zanotelli (vd. post precedente)

Caro Alex, ciò che serve è un paziente lavoro
Lidia Menapace

Caro Zanotelli, ti rispondo innanzitutto con le parole di Domenico Jervolino arrivate neanche a farlo apposta nella mia mail ieri: «Se ci contentiamo di salvarci l’anima, votare contro (e tutto resta come prima, anzi peggio) allora Alex ha ragione. Se invece la politica è un lavoro paziente e faticoso per spostare in avanti gli equilibri nella situazione data (etica della responsabilità) credo che difficilmente si potrebbe fare meglio di quanto stanno facendo oggi i compagni al Senato». «Naturalmente si può discutere politicamente sulla partecipazione al governo ma è profondamente ingiusto presentare quei compagni come se fossero dei traditori e additarli al pubblico ludibrio». Parole confortevoli e serie. La questione infatti non è – di volta in volta – rimanere esterrefatti perché la Tavola per la pace proprio quest’anno ha tolto la pace dalla piattaforma della marcia Perugia- Assisi, o perché la Finanziaria viene votata nel testo concordato in maggioranza, e che è già il frutto di un lavoro tenacissimo dei compagni e delle compagne che hanno lavorato nelle Commissioni: la questione è se ci si debba considerare legati al patto di sostenere questo governo o se invece si viene formalmente sollecitati a farlo cadere. E la stessa cosa mi sentirei di dire ai compagni del manifesto quando ci attaccano a sproposito come ieri anche a pagina 4, su quanto ha giustamente detto Napolitano dei rumeni, accusandoci di silenzio colpevole perché staremmo cedendo sul decreto sicurezza. Che non è vero e che è la Sinistra a battersi per ridurre il danno al minimo lo sanno anche i sassi. Perché fate finta di non saperlo voi? Ho già detto che mi considero legata al patto con gli elettori, ma sono aperta al dibattito su questo tema, purché fosse indicato così: bisogna buttare giù questo governo, e indicare quali vantaggi ne seguirebbero. Il nodo delle spese militari non è di oggi né di ieri. Abbiamo ereditato una situazione pressappoco così fatta: le fabbriche d’armi si chiamano «industrie della difesa» si trovano nel bilancio dello stato tra le spese produttive e le stesse fabbriche d’armi si considerano orgogliosamente la colonna portante del bilancio dello stato. Tutto ciò è conseguenza di una «interpretazione» dell’articolo 11 proposta anni fa dal generale Jean, secondo la quale la difesa deve intendersi non più come difesa del «territorio» nazionale, bensì degli «interessi» nazionali ovunque nel mondo, anche con forze di intervento rapide. Contro questa interpretazione si batté invano Raniero La Valle, il quale aveva proposto di definire meglio l’articolo 11 con legge ordinaria per riportarlo al suo significato autentico. Oggi (ma bisognerebbe interpellare dei costituzionalisti esperti) bisognerebbe forse aprire una controversia attraverso la Corte costituzionale. Di questo tipo mi pare potrebbero essere azioni di movimento, visto che appelli generici, anche se generosi, non ottengono nulla. Infatti, e questa è la seconda grave questione, si è largamente diffusa e anche ha messo radici una cultura che considera la guerra come una ratio nemmeno tanto extrema. Non è infatti un mistero che la destra fornirebbe voti in quantità sulle spese militari: in quantità, ma non gratuitamente e se il governo si fosse trovato in minoranza su quei capitoli, la sua caduta sarebbe stata molto probabile. Come si vede tutto ci rimanda alla questione fondamentale: chi giudica negative, immorali, vergognose le nostre posizioni, ci chiede di far cadere il governo? E allora lo dica chiaro e ci spieghi anche che tipo di appoggio ci darebbe e con quali argomenti in seguito. La situazione è serissima: personalmente credo che dobbiamo volere che il governo resista più a lungo di Bush, che consolidi rapporti in Europa per il rientro (ad esempio) dall’Afghanistan. Una volta raggiunti questi «obiettivi intermedi» si può discutere di modifiche del governo. E intanto si sarà visto quale sia la reale forza dei due grandi partiti virtuali che occupano un dilatatissimo «centro» tutto democratico, tutto moderato, tutto riformista. Se non siamo capaci di vedere lo spazio culturale, sociale, politico che resta a sinistra e non mettiamo in opera tutte le nostre capacità compositive e di raccordo, può capitarci – meritatamente – di scomparire dalla storia.

Il Manifesto, 22.11.2007