Archivio | novembre 26, 2007

Ida e Kristal

dal blog di beppe grillo

26 Novembre 2007

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Mi scrive una mamma. Si chiama Ida, ha una bimba malata di nome Kristal. Chiede aiuto.
Finora nessuno ha risposto. Lo Stato è assente, la violenza sulle donne è anche questo.
La contestazione di 150.000 donne alle ministre è forse l’inizio di un cambiamento.
Forza ragazze, donne, nonne, zie.
Voi potete cambiare l’Italia.

Caro Beppe,
mi chiamo Ida, ho 36 anni. Scrivo questa lettera per chiedere una cosa molto semplice: attenzione da parte dello Stato in cui vivo e del Governo che voto. Attenzione in nome delle leggi che rispetto e delle tasse che pago. Con questa lettera non voglio commuovere qualcuno, perchè non ho bisogno di compassione. Voglio una risposta a dei “perché”. Per quanto banale possa apparire, io sono nata in una famiglia umile, ma di sani principi. Mia madre operaia, mio padre decoratore. Ma non mi hanno mai fatto mancare nulla, né a me, né ai miei fratelli, educandoci con i valori di rispetto e correttezza. Decisi presto di interrompere gli studi per aiutare il bilancio della mia famiglia, trovando un lavoro. Per anni ho lavorato ed infine mi sono sposata con l’uomo che nel 2000 mi ha donato la luce dei miei occhi, mia figlia Kristal.

Diventando mamma realizzo il mio sogno più grande, credendo di non poter chiedere di più a Dio. Quando Kristal compie 18 mesi io e mio marito la portiamo in ospedale perché ancora non cammina. Non lo sapevo, ma quel giorno mi sarebbe caduto il mondo addosso. Il responso dei medici fu “tumore alla testa in fossa posteriore con conseguenza di idrocefalia”, ovvero accumulo anomalo di fluido cerebrospinale nel cervello.

Fu il giorno più terribile della mia vita. Per due anni io e Kristal vivemmo ininterrottamente in ospedale. In quel periodo di tempo la mia piccola ha subito sei interventi. Questi interventi riescono a bloccare momentaneamente la crescita del tumore ed innestano internamente quello che si chiama “shunt”, o per meglio dire una valvolva che aiuta lo spurgo – per via intestinale – del liquido che ristagna a causa del tumore.
All’inizio non è stato facile accettare la sentenza, ma col tempo ho imparato. Ho imparato ad alleviare la sofferenza di mia figlia e la mia, ho abbandonato tutto quello che mi circondava. Purtroppo così facendo ho perso il lavoro e ho perso anche mio marito.

Oggi Kristal ha sette anni. Ha subito altri interventi senza esito positivo e pur avendo un dottore che reputo formidabile, lei cammina appoggiandosi con la mano. Non pattina, non corre, non riesce a mantenere l’equilibrio, non va in bagno autonomamente ed ha due maestre di sostegno. Tutto questo non le permette di vivere una vita normale, come quella dei bambini della sua età. Stiamo crescendo da sole, con problemi continui. Lo Stato, il nostro Stato, mi penalizza, perché a 36 anni la società di cui esso è responsabile non mi permette di rientrare – e sottolineo rientrare – nel mondo del lavoro. Oltre al problema della mia età, vengo rifiutata perché sono tutelata dalla legge 104, essendo mia figlia diversamente abile al 100%.

Qualche tempo fa un lavoro l’avevo trovato, come commessa di supermercato. Al momento in cui compilavo i moduli necessari all’assunzione, ho dovuto dichiarare che avevo a carico una bimba inabile e dal quel momento in poi hanno inventato tutta una serie di storie per non assumermi più e alla fine mi hanno lasciato a casa.

Con le 450 euro mensili che prende di accompagnamento, lo Stato, il nostro Stato, mi dice che dobbiamo vivere. Io ho fatto di tutto per trovare lavoro, mi sono iscritta a tutte le agenzie interinali, tutti i siti che offrono lavoro, ho bussato a tutte le porte del mio paese, parlando con tutte le istituzioni e ricevendo sempre false promesse.

Guardo il mio angelo, sorrido e le dico che mamma, prima o poi, li realizzerà i suoi desideri. Anche a costo di andare fino a Roma incatenata, perché tra poco non mi resterà altro da fare.
Io chiedo perché tutto questo accade in un Paese evoluto come il nostro. Perché questo Stato che spreca ovunque, mi lascia in queste condizioni. Perché questo grido di dolore diventa un sussurro alle orecchie delle autorità. Perché i deboli, i bambini, vengono abbandonati dal Paese in cui sono nati.

Io chiedo di potere lavorare. Io chiedo semplicemente di potere aiutare mia figlia, di poter farle vivere quei sogni che da troppo tempo sono costretta a negarle.
Mi auguro solo che ci sia qualcuno, da qualche parte, che riesca a sentire questo mio grido disperato, di una mamma che vuole aiutare la propria figlia.” Ida e Kristal

Chi vuole offrire un lavoro a Ida lasci i suoi riferimenti in un commento a questo post.

Chi vuole contribuire con una donazione lo può fare con:

Causale: Ida e Kristal
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Ps: Vorrei sapere da Ida il nome del supermercato che l’ha lasciata a casa. Siamo in molti curiosi di saperlo.

Nuova Zelanda, esorcismi in famiglia: cavano gli occhi a una donna, ne annegano un’altra

SEMPRE LE DONNE..

Una scena dal film L'Esorcista

WELLINGTON (26 novembre) – Una storia che va oltre l’immaginazione di William Peter Blatty, il creatore del romanzo horror L’Esorcista, quella che arriva dalla Nuova Zelanda, dove una donna è morta annegata durante un esorcismo in famiglia e a una sua cugina più giovane sono stati cavati gli occhi dai parenti nel tentativo di toglierle il malocchio. A riferirlo è il quotidiano locale Dominion Post.

A Janet Moses, 22 anni, sarebbero stati lesi gli occhi, nei quali sarebbe stata anche iniettata dell’acqua benedetta prima di farla annegare davanti a 40 parenti durante un esorcismo avvenuto nello scorso mese di ottobre. A una sua cugina di 14 anni sarebbero invece stati cavati gli occhi e le sarebbe stata versata dell’acqua in gola, fino a farla quasi annegare, per liberarla da un demone che i parenti asserivano di aver visto. La ragazza è stata ricoverata in gravi condizioni in ospedale dove è stata sottoposta ad un intervento d’urgenza.

La famiglia ritiene di essere vittima di una maledizione da quando uno dei suoi membri ha rubato una statua di pietra da un pub. Un portavoce della polizia si è limitato ad affermare che «c’è un’inchiesta in corso per omicidio», rifiutandosi di commentare la notizia.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=13870&sez=HOME_NELMONDO

«Giuliani? 1 a zero», trovati i poliziotti degli insulti al G8

 scuola diaz carlo giuliani genova g8

Una poliziotta in servizio a Genova e un agente toscano. Sono loro le due persone che, nelle concitate ore dei disordini a Genova durante il vertice G8 del luglio 2001 inneggiarono alla morte di Carlo Giuliani, autori delle telefonate choc (tra la sala operativa e gli agenti in strada) emerse con la pubblicazione delle registrazioni di alcuni scambi di battute dalla sala radio della questura alla strada. Lo ha scoperto l’indagine interna avviata per volere del capo della polizia Antonio Manganelli.

La notizia è stata anticipata dal quotidiano genovese «Il secolo XIX». Tra le frasi pronunciate dai due agenti: «Speriamo che muoiano tutte quelle zecche» e «Tanto è già uno a zero per noi» in riferimento all’uccisione di Giuliani.

L’agente donna, in questo momento, è in congedo per motivi personali, il poliziotto, invece, era a Genova come “rinforzo” ai colleghi liguri. Entrambi saranno sottoposti all’indagine della questura genovese, per la quale in quei giorni prestavano servizio: si occuperà della vicenda il questore di Genova Salvatore Presenti che richiederà alla procura della Repubblica le registrazioni delle telefonate.

A portare alla luce i responsabili di quelle frasi vergognose, un’indagine interna voluta dal capo della polizia Antonio Manganelli che, spiega, aveva sentito «la necessità di una verifica urgente e accurata su quelle telefonate». Si riconferma così, la posizione di Manganelli su quanto avvenne in quei giorni del 2001, per nulla innocentista. Nella sua deposizione come testimone nel 2002, l’attuale capo della polizia aveva raccontato di aver risposto così a un De Gennaro soddisfatto di come si era svolta l’irruzione alla scuola Diaz: «Io credo che tu abbia visto un altro G8, gli dissi… Noi ne usciamo male e insomma, a me non sembrano pregresse, quelle ferite. Io ne ho viste tante – aveva detto – mi spiace dirlo al registratore, ma ne ho anche fatte tante… ma la bustina in tasca allo spacciatore… insomma, l’avevo vista nei film, ma non credevo potesse succedere».

Pubblicato il: 26.11.07
Modificato il: 26.11.07 alle ore 13.51

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70903


Parigi, nuovi scontri nella banlieue

Ieri disordini fino a notte. Auto in fiamme, negozi devastati, commissarati attaccati
Le violenze dopo l’incidente fra un’auto di agenti e due giovani in moto che sono morti

La polizia attaccata lancia lacrimogeni

Le forze dell’ordine indietreggiano mentre i ragazzi avanzano con i bidoni dei rifiuti come scudo

Disordini a Villiers-le-Bel, nella banlieue parigina

PARIGI – Nuovi scontri e scene di guerriglia urbana a Villiers Le Bel, nella Val d’Oise, a una ventina di chilometri da Parigi, dove ieri sono morti due ragazzi nello scontro della loro moto con un’auto della polizia. Pesante il bilancio degli incidenti scoppiati subito dopo: venticinque poliziotti ed un pompiere feriti, un commissariato incendiato e un altro assaltato, nove persone arrestate. Almeno 28 auto sono state incendiate e numerosi negozi devastati.

Stasera gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni contro un gruppo di giovani. Un testimone ha detto che un centinaio di poliziotti sono stati attaccati con petardi e sono stati costretti a indietreggiare. Gli agenti hanno risposto con i gas. Diverse auto sono in fiamme, tra cui un camion della spazzatura e una camionetta della polizia. I giovani avanzano facendosi scudo di cestini dei rifiuti. Ieri gli scontri si erano protratti fino a notte fonda.

(26 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/francia-banlieue/francia-banlieue/francia-banlieue.html

Incontro Fini-Veltroni: "Distanti sulla legge elettorale"

L’esito dell’incontro: convergenza sul pacchetto delle riforme istituzionali e “posizioni distanti sulla legge elettorale”

walter veltroni e gianfranco fini Roma, 26 novembre 2007 – Convergenza sulla necessità di alcune riforme costituzionali (riduzione del numero dei parlamentari, più poteri al premier, superamento del bicameralismo perfetto), “posizioni distanti” sulla legge elettorale. È questo l’esito dell’incontro tra Gianfranco Fini e Walter Veltroni.

Il leader di An ha spiegato a Veltroni la sua indisponibilità a discutere del modello tedesco: “Lasciare i partiti con le mani libere significherebbe tornare indietro nel tempo, eventualità per noi deprecabile”. “Non abbiamo nulla contro il proporzionale. Quello che conta – puntualizza il leader di An – è che l’elettore possa scegliere la coalizione, il programma e il candidato premier”. L’ex ministro degli Esteri sostiene che abbandonare “il sistema bipolare” sia “un errore strategico”. All’orizzonte – ribadisce Fini – c’è il referendum che non deve essere considerato “una sciagura o una iattura” ma come “un’eventualità”. Il leader di An inoltre chiarisce che se cade Prodi la via maestra è il voto.


Il segretario del Pd sottolinea, invece, che “la cosa politicamente più importante” è che con Fini c’è stata “convergenza” sul pacchetto di riforme istituzionali, sul fatto che “bisogna uscire da questo bipolarismo forzoso, non dal bipolarismo” e sulla necessità che “le riforme costituzionali e la nuova legge elettorale” vadano di pari passo. “Bisogna – ha spiegato ancora il sindaco di Roma – trovare un meccanismo che tenga insieme bipolarismo e proporzionale. Sistema proporzionale e bipolarismo non sono incompatibili”. Veltroni ha detto di augurarsi che la legge elettorale si cambi in Parlamento ed ha ribadito che il governo deve arrivare fino al 2011.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/26/49274-incontro_fini_veltroni_distanti_sulla_legge_elettorale.shtml