Archivio | novembre 27, 2007

Decimoputzu: la lotta continua

PER LA DIFESA DELLE COMUNITA´ RURALI

E DEI CONSUMATORI

PER IL DIRITTO A PRODURRE

E LA DIGNITA´ DI CHI LAVORA LA TERRA E PRODUCE IL CIBO

PER LA SOVRANITA´ ALIMENTARE

E I BENI COMUNI

MANIFESTIAMO

ROMA, 1° Dic. 2007 – Ore 10 Piramide Piazzale Ostiense

Per non farci togliere la terra sotto i piedi

Appello da Decimoputzu


Scriviamo dalla Sala Consiliare del Comune di Decimoputzu in Sardegna, occupata dal 2 Ottobre 2007 dal Comitato dei Pastori e dei contadini esecutati.

Ci siamo incontrati qui in rappresentanza dei comitati di lotta e delle vertenze contadine di diverse aree d´Italia perché la lotta per impedire la vendita all´asta di migliaia di aziende sarde parla di tutti noi ed è la lotta di tutti noi.

E´ la lotta per difendere il nostro diritto al futuro ed alla dignità, è la lotta per rivendicare il diritto a produrre che ci siamo conquistati in secoli di lavoro sulle nostre terre e che ora le banche, le nuove regole del mercato, gli errori e le responsabilità della politica, le multinazionali e gli speculatori ci negano.

Nelle nostre mobilitazioni abbiamo imparato che abbiamo avversari comuni e, soprattutto, un destino comune; per questo stiamo imparando a lavorare e lottare insieme.

L´Italia sta diventando un grande mercato di consumo di prodotti agroalimentari senza il lavoro dei contadini, dei pastori, degli allevatori e dei braccianti. Entro il 2013 potremmo aver perso il 40% delle nostre aziende produttive.

Il cibo che arriva sulle tavole dei cittadini italiani è sempre più prodotto altrove, dove costa molto meno produrre e dove altri contadini, altri braccianti ed altri territori saranno stati sfruttati. I grandi marchi del “made in Italy” sono sempre più in mano a multinazionali e speculatori e dentro c´è sempre meno il frutto del nostro lavoro.

Nel teatrino su cui si sta rappresentando il grande spettacolo della globalizzazione a noi toccherebbe la parte degli agnelli sacrificali. Dopo aver investito negli anni scorsi in ammodernamento delle nostre aziende oggi ci ripagano con il crollo dei prezzi alla produzione e l´aumento di tutti i costi produttivi, mettendoci in mano alle banche che hanno il compito di selezionare chi di noi dovrà sopravvivere e chi dovrà morire.

E´, in realtà, il fallimento di un´intera politica agricola che non sa rispondere alle trasformazioni in atto e che delega al “mercato” il compito sporco di tagliare il numero delle aziende.

La società non volti la testa di fronte al dramma sociale che si sta consumando nelle nostre campagne. Ovunque aumenta la povertà, ovunque siamo invasi da un cibo industriale senza qualità, ovunque le nostre terre sono abbandonate dal lavoro. Se chiudono le nostre aziende, saremo tutti più poveri.

Oggi siamo sempre più consapevoli e determinati.

Non avranno le nostre anime, le nostre aziende e le nostre terre.

Saremo tutti a Roma il 1° Dicembre. Per cambiare il rapporto fra agricoltura e società, chiedere con forza che venga garantito il futuro alle aziende contadine e allevatrici, per tutelare le nostre comunità rurali e per assicurare a tutti i cittadini cibo sano, prezzi giusti e un territorio tutelato.

ADERISCI ANCHE TU – VIENI A ROMA CON NOI


Prime firme:

Comitato di lotta sardo degli Agricoltori e dei Pastori Sardi Esecutati; Altragricoltura; CRA – Comitati Riuniti Agricoli (Lazio); GTA – Gruppo Trasversale Agricoltori (Emilia Romagna); CICC – Costituente imprenditori coltivatori campani (Campania); Cobas del latte; Coordinamento Contadino di Lotta Sud Sicilia; Comitato Contadino di Grottaglie e Tarantino (Puglia); Associazione Pastori Vaganti dell’Arco Alpino Italiano; Associazione per la Valorizzazione degli Alpeggi Biologgia di Genova; Comitato Spontaneo contadino Alto Tavoliere (Puglia).

Per adesioni e informazioni: sulatesta@altragricoltura.net – info: www.sovranitalimentare.net



APPELLO AI SINDACI ED AI CONSIGLI COMUNALI D’ITALIA DAL CONSIGLIO COMUNALE DI DECIMOPUTZU

DAL COMUNE DI DECIMOPUTZU OCCUPATO


APPELLO AI SINDACI ED AI CONSIGLI COMUNALI D´ITALIA: TUTTI A ROMA IL PRIMO DICEMBRE 2007 PER IL RISCATTO E LA DIGNITA´ DELLE NOSTRE COMUNITA´ RURALI.

(allegato alla delibera del consiglio comunale aperto del 9 novembre 2007)


Nella sala consigliare occupata del nostro comune si sta sviluppando in questi giorni un´esperienza straordinaria di democrazia, impegno e partecipazione.

Uomini e donne, giovani e anziani, contadini, pastori e cittadini si stanno incontrando con i consiglieri comunali e gli amministratori per lavorare insieme al riscatto della nostra comunità. Il comitato di lotta degli agricoltori e dei pastori esecutati sta battendosi perché ad oltre cinquemila aziende agropastorali sarde sia restituito il futuro e sia scongiurata la loro vendita all´asta. I contadini e le loro famiglie pagano il prezzo di una legge regionale (la 44/88) sbagliata e dichiarata illegale dalla Comunità Europea. Un errore che coinvolge oltre cinquantamila persone e contribuisce con un colpo molto duro a fiaccare il tessuto economico, sociale e civile dell´intera regione. Un errore che svela una crisi molto più vasta e mostra direttamente la condizione gravissima in cui versano le aree agricole e rurali della nostra regione e del nostro Paese. Ovunque i nostri territori rurali sono a rischio per la marginalizzazione sempre più accentuata del lavoro agricolo. La crisi e la chiusura delle aziende agropastorali ed allevatrici del nostro Paese rende sempre più deboli le reti sociali, economiche e civili delle nostre comunità con la scomparsa e l´indebolimento delle attività di cura e gestione produttiva del territorio assicurate per secoli dai nostri contadini

Per questo la vertenza che si sta tenendo in Sardegna promossa dal Comitato degli esecutati, in realtà, è per il riscatto dell´intero comparto agricolo regionale. La morte delle aziende agricole trascina con se l´indebolimento delle attività artigiane, di trasformazione, commerciali, di servizi. Il territorio stesso, soprattutto nelle aree interne e montane, è sempre più a rischio nella sua tenuta ambientale colpito dallo spopolamento e dell´abbandono delle attività di cura facendo aumentare, al tempo stesso, i costi necessari alla tutela.

I comuni finiscono, così, per essere il luogo più esposto nella relazione con questa crisi. Noi stessi dobbiamo tutti i giorni testimoniare di come le famiglie contadine fiaccate nella loro condizione economica si rivolgono alla casa comunale per chiedere interventi, aiuti e risposte come ultima occasione di una relazione democratica con le istituzioni.

Risposte che, ovviamente, possiamo dare solo per la parte marginale di responsabilità che ci compete e nell´assenza di strumenti concreti che abbiamo e che, invece, richiederebbero una ben più estesa responsabilità politica e istituzionale nel definire politiche agricole, economiche e sociali all´altezza delle aspettative delle nostre comunità rurali.

Per questo abbiamo deciso come Consiglio Comunale del nostro Comune, unanimemente, di condividere la mobilitazione che si sta svolgendo dal 2 Ottobre in Sardegna, facendoci parte attiva nel supportarla e nello stimolare il coinvolgimento dei Consigli Comunali, dei Sindaci e degli altri consigli elettivi della Sardegna. Così in effetti sta avvenendo. La mobilitazione che ha avuto come epicentro il Comune di Decimoputzu, sta coinvolgendo molte istituzioni di base e si sta sviluppando in una relazione costante e nel confronto fra le istituzioni dei cittadini e il movimento dei contadini e dei pastori.

Così saremo il 1° Dicembre a Roma nella manifestazione indetta per la dignità di chi lavora la terra, produce e consuma il cibo e per il riscatto delle nostre comunità rurali, che è stata convocata dal Comitato dei contadini sardi in lotta ma che ha l´obiettivo di denunciare come in molte aree del nostro Paese la crisi del mondo produttivo agricolo sta ormai arrivando ad un punto di non ritorno. Ci saremo, insieme ad altri sindaci e consigli elettivi della Sardegna portando la fascia e le insegne dei nostri comuni a testimoniare del nostro impegno e per chiedere alla politica nazionale e regionale una svolta profonda bella gestione della nostra agricoltura. E´ arrivato il momento di mettere al centro delle scelte la tutela delle nostre comunità rurali, le garanzie dei diritti per chi lavora producendo il cibo nelle nostre campagne e per i cittadini.

Facciamo appello ai Sindaci ed ai Consigli elettivi d´Italia e, soprattutto, delle aree rurali per essere con noi il 1° Dicembre e ad aprire le Case Comunali alle comunità dei contadini che si battono per la dignità del lavoro e la tutela dei beni comuni che gestiscono per conto di tutti. Che ognuno porti le ragioni e le aspettative di chi ancora resiste lavorando la terra ed abitando le nostre campagne per rendere chiaro all’opinione pubblica nazionale che il problema che abbiamo di fronte è la scelta di vedere scomparire una parte decisiva del nostro patrimonio di lavoro o di promuovere territori rurali vivi con uomini e donne gratificati nel reddito e nella dignità del lavoro. In tutt’Italia.

Il consiglio comunale di Decimoputzu

Il Sindaco Gianfranco Sabiucciu

fonte: ricevuta via e-mail


Pedofilia, arrestato vicedirettore del seminario della diocesi di Brescia

Il sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni

Il vescovo Monari: “Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato”

Don Riboldi: “Non si può gettare fango su tutti per qualche mela marcia”

BRESCIA – Il vicedirettore del seminario della diocesi di Brescia, Marco Baresi, 38 anni, è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile per pedofilia. Gli agenti hanno eseguito un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale della città lombarda. Le accuse per il sacerdote sono di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni e detenzione di materiale pedopornografico.

Il vescovo di Brescia, Luciano Monari, e il vicario generale, monsignor Francesco Beschi, hanno affidato a una nota il loro commento sull’arresto, che hanno definito “forte e doloroso”, augurandosi “che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità”. “Manifestiamo la nostra vicinanza a don Baresi, alla sua famiglia, al Seminario e a tutte le persone coinvolte”, sottolineano i due prelati.

“La notizia che abbiamo appreso – spiegano il vescovo e il vicario generale – ci addolora profondamente. Don Marco Baresi è un sacerdote conosciuto e stimato da moltissime persone. Gli incarichi che gli sono stati affidati sono espressione e riconoscimento di una stima diffusa e avvalorata. Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato. Il dramma di chi è vittima di pedofili non può essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti, ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave ed è innocente è pure di grande portata”.
Sulla vicenda interviene anche Monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra: “La Chiesa non ha peli sulla lingua e se verrà dimostrato che questo sacerdote avrà sbagliato, sarà condannato. In ogni caso la Chiesa non va criminalizzata anche se attualmente è in atto una strategia diabolica volta a colpirla nel suo complesso. Ma non si può gettare fango su tutti per qualche mela marcia”.

(27 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/arresto-seminario-brescia/arresto-seminario-brescia/arresto-seminario-brescia.html

Treni fermi otto ore venerdì per uno sciopero nazionale Cgil Cisl e Uil

È sciopero nazionale dei trasporti venerdì 30 novembre. I treni si fermano otto ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil anche se saranno garantiti i treni a lunga percorrenza. Un numero verde delle Ferrovie dello Stato sarà attivato per verificare i servizi garantiti. Lo sciopero sarà dalle ore 9 alle 17 di venerdì 30 novembre. Il numero verde – 800 892 021 – sarà attivo dalle ore 7 del 29 alle ore 22.00 del 30 novembre. Le Ferrovie dello Stato segnalano che è possibile informarsi anche recandosi nei punti informativi e negli uffici di assistenza delle principali stazioni o consultando il sito internet. Nel corso dello sciopero saranno garantiti: il collegamento tra Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino; i treni regionali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare (6-9; 18-21) e i treni a lunga percorrenza elencati nello specifico quadro dell’Orario Ufficiale e sul sito di Ferrovie dello Stato.

Pubblicato il: 26.11.07
Modificato il: 27.11.07 alle ore 12.38

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70913


Spot nell’intervallo della partita: "Africani, la Svizzera è un inferno"



di CONCETTO VECCHIO

Africani, state alla larga dalla Svizzera! Firmato: il governo svizzero. L’ammonizione, sotto forma di uno spot tv, s’è materializzata nelle case di molti paesi africani martedì 20 novembre durante l’intervallo della partita amichevole Svizzera-Nigeria. Un immigrato di colore telefona al padre da una cabina telefonica e gli racconta di com’è bella e civile la Confederazione elvetica: in realtà vive sulla strada, s’arrangia con l’elemosina, ed è perseguitato dalla polizia. Una campagna anti-stranieri, per scoraggiare l’arrivo di altri cittadini africani, con un messaggio che non potrebbe essere più esplicito: non venite da noi, non c’è lavoro per tutti, finireste nel girone degli ultimi.

A confezionare l’annuncio è stato il dipartimento dell’emigrazione, il cui responsabile, Eduard Gnesa, ha dichiarato al Sonntags Blick, il quotidiano popolare di Zurigo che ha svelato il caso: “Abbiamo la responsabilità di aprire gli occhi a queste persone affinché si rendano conto della vita che potrebbe attenderle”. Il leader populista, e fresco trionfatore delle ultime elezioni politiche, il ministro della giustizia Christoph Blocher, ha benedetto l’iniziativa: “Dobbiamo dimostrare agli africani che non siamo un paradiso!”.

Gli svizzeri sembrano apprezzare. L’83 per cento dei lettori del Sonntags Blick si dice d’accordo con Blocher. Sui blog le voci critiche sono perlopiù isolate. “Dov’è finita la nostra identità? Se passeggio nella mia città, Biel, ho la sensazione di trovarmi in Africa. E’ tempo di fermarli”, scrive Bootvoll, la barca è colma, un nome che riecheggia il titolo del film del regista Markus Imhof sul mancato accoglimento di sei rifugiati politici nella neutrale Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale.

GUARDA IL VIDEO

La disoccupazione è pressoché inesistente, ferma al 3,5 per cento, ma il governo motiva la sua campagna con le difficoltà a garantire agli immigrati di colore un regolare permesso di soggiorno, che viene concesso solo se si può vantare un impiego fisso. “La forza lavoro africana è ricercata poco o nulla” fanno notare dal dipartimento. “L’unica chance è quella di chiedere asilo, una trafila complicata e lunga, da cui intendiamo scoraggiarli. E poi il nostro è anche un modo per risparmiare sul budget previsto per i rifugiati”. “Migliaia di africani, in cerca di fortuna in Europa, annegano nel Mediterraneo” ammonisce Gnesa. “Anche da questi rischi intendiamo metterli in guardia”. Lo spot sembra aver fatto scuola. Altri paesi europei intendono seguire l’esempio elvetico. Pare che l’Unione europea stia collaborando già con la Svizzera per mandarne in onda uno sulla tv pubblica del Camerun. Lo spot per il Congo invece è già quasi pronto.

(27 novembre 2007)