Archivio | novembre 28, 2007

Senato, il decreto fiscale è legge

L’aula di palazzo Madama approva il provvedimento senza la fiducia Il valore complessivo è di 8,4 miliardi di euro. Misure per la casa

Via libera al bonus per gli incapienti

Casini attacca: “Senato dei centrodestra assenti: colpa loro la mancata spallata”

ROMA – Via libera definitivo dell’aula del Senato al decreto fiscale collegato alla Finanziaria, approvato con 158 sì, 151 no e un astenuto, senza che il governo facesse ricorso alla fiducia come invece alla Camera. Il provvedimento vale 8,4 miliardi di euro e contiene il bonus da 150 euro per gli incapienti, che sarà erogato entro dicembre. Un via lbera che è causa di nuove polemiche all’interno del centrodestra. Con l’Udc che se la prende con i senatori dell’ex Cdl assenti in aula. “Vuoti che hanno impedito la bocciatura del decreto fiscale. Chi ha annunciato tante volte la spallata deve oggi rispondere di questa nuova mancata spallata” dice il leader dell’udc Pier Ferdinando Casini. Che chiama in causa, senza citarli, Forza Italia e Silvio Berlusconi.

Queste le principali misure contenute nel provvedimento.

Bonus incapienti. Resta a 150 euro l’assegno per chi ha un reddito non superiore a 50 mila euro.

Casa. Stanziati 550 milioni per ampliare l’offerta di alloggi popolari a canone sociale da destinare principalmente alle giovani coppie con redditi bassi e agli sfrattati. Verranno costruite 80 mila abitazioni in dieci anni per far fronte all’emergenza abitativa.

Moratoria acqua. Stop a nuove privatizzazioni dell’acqua fino a quando non sarà approvata una legge organica sulla gestione delle risorse idriche.

Editoria. Sorridono i piccoli giornali che vedono ridursi i tagli che li riguardano. La diminuzione dei contributi scende dal 7% al 2% mentre resta al 7% fino a un limite annuo di agevolazioni di un milione e sale al 12% per le testate che superano il milione l’anno di finanziamenti.


Metropolitana. Pronti 800 milioni a Roma, Milano e Napoli. Alla linea ‘c’ della metropolitana romana andranno 500 milioni, 150 l’una alle altre due infrastrutture.

Fs e Anas. Stanziati 1035 milioni per le Ferrovie e 215 per l’Anas.

Farmaci. Il tetto per le percentuali di rimborso a carico del servizio sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica si abbassa dal 14,4% al 14% e varrà anche per le medicine distribuite in ospedale.

Libri scolastici. C’è un fondo di 150 milioni per aiutare le famiglie nell’acquisto dei libri scolastici.

Televisione. Da aprile 2009 potranno essere venduti solo televisori in grado di decodificare il segnale digitale. Lo switch-off, il passaggio definitivo dall’analogico al digitale terrestre, slitta dal 2008 al 2012.

Pensioni Inpdap
Eliminato, per i pensionati e i dipendenti in servizio, il meccanismo del ‘silenzio-assenso’ per l’applicazione della trattenuta dello 0,15% o 0,35% sulle pensioni Inpdap dei dipendenti pubblici.

Commissariamento Regioni. Per le Regioni inadempienti nei piani di rientro dal deficit sanitario è previsto il commissariamento.

Pubblico impiego. Un miliardo per gli accordi contrattuali sottoscritti quest’anno e relativi al biennio 2006-2007.

Soppressione sportass. Passano a Inps e Inail le prestazioni di Sportass, al credito sportivo sono assegnati 20 milioni per il 2007 per il programma straordinario di realizzazione di nuovi impianti.

5 Per mille. Integrato per 150 milioni nel 2007.

Lsu. Arrivano risorse per stabilizzare in Calabria e in Campania i lavoratori socialmente utili.

Pantelleria parco marino. Nel maxiemendamento viene inserito anche il Parco marino di Pantelleria.

Un miliardo a paesi in via di sviluppo. Fondi per la lotta all’Aids e per favorire la pace in Africa.

Fondazione ebri. L’ente di ricerca presieduto da Rita Levi Montalcini riceve un finanziamento di tre milioni di euro.

(28 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/economia/conti-pubblici-61/fiscale-libera/fiscale-libera.html

«Manganelli dice: giù di forza»

L’inchiesta di Genova. L’ex questore nelle telefonate: parla di un’azione comune contro i pm

Colucci intercettato. Il capo della polizia: frasi mal riportate

Il capo della polizia Manganelli (Ansa)

GENOVA – Manganelli «è arrabbiato e dice che devono fare un’azione comune per essere pesanti contro i magistrati», «il capo dice che devono andarci giù di forza », e ancora «Manganelli stamattina mi ha detto: dobbiamo darci una bella botta a questo magistrato, mi ha accennato che qualcuno sta già prendendo delle carte non troppo regolari». Francesco Colucci, questore di Genova durante il G8 del 2001, parla così con un funzionario del ministero dell’Interno, con un collega e con Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova. Non sa di essere intercettato.

Colucci commenta il fatto che egli stesso e l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, dimesso da pochi giorni, sono indagati per falsa testimonianza. È accaduto infatti che il 3 maggio Colucci, chiamato a testimoniare sulle telefonate intercorse la notte della Diaz con De Gennaro, abbia modificato la sua precedente versione negando di aver parlato con il capo della polizia a proposito dell’intervento del portavoce Roberto Sgalla nella scuola. Risultato: Colucci è accusato di falsa testimonianza, De Gennaro di averlo istigato a mentire, reato poi contestato anche a Mortola. Nelle intercettazioni che fanno parte del fascicolo relativo alla falsa testimonianza, non ci sono telefonate di Manganelli né di De Gennaro. L’ex capo della polizia e l’attuale compaiono solo nelle parole del molto loquace Colucci. Lo schema, secondo i magistrati che hanno da poco depositato l’avviso di conclusione delle indagini, è questo: De Gennaro fa pressione su Colucci perché cambi la sua testimonianza, Colucci lo fa, scoppia il caso, Colucci telefona a destra e a manca euforico spiegando come Manganelli (non ancora capo della Polizia) la voglia far pagare ai magistrati.

Il prefetto Manganelli ieri ha dichiarato che quelle frasi sono «un tradurre liberamente e con linguaggio inappropriato la mia manifestazione di affetto e di vicinanza a un collega in difficoltà». Nel faldone c’è anche la telefonata fra Mortola (indagato nel processo Diaz per le false molotov) e Maddalena, l’ispettore del Viminale incaricato di investigare sulla sparizione delle molotov dall’ufficio corpi del reato della Questura. Maddalena relaziona a Mortola sulle indagini in Procura. Insomma, una partita avvelenata fra Procura e Polizia, o almeno questo starebbero a dimostrare intercettazioni e atti depositati.

Erika Dellacasa
28 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_28/genova_manganelli_53481ba8-9d89-11dc-bac3-0003ba99c53b.shtml

Colucci telefona a un funzionario indagato per motivi diversi e nasce il coinvolgimento del capo della Polizia

E il questore confidò al collega
“De Gennaro vuole un’altra versione”

di MASSIMO CALANDRI

Dopo il blitz alla Diaz


GENOVA
– “Il capo dice che sarebbe meglio raccontare una storia diversa…”. Il cellulare intercettato dagli investigatori è quello di uno dei 29 imputati per il blitz alla scuola Diaz. Appartiene ad un alto funzionario della Polizia di Stato, indagato dalla Procura di Genova anche per una seconda vicenda che non sarebbe legata ai procedimenti del G8. Ed è per questo motivo che, a sua insaputa, i carabinieri tengono sotto controllo il telefono. Dall’altro capo del filo c’è Francesco Colucci, nel 2001 questore nel capoluogo ligure, chiamato a testimoniare nel processo sulla sciagurata irruzione del 21 luglio. E’ Colucci che parla. Il “capo” cui fa riferimento è Gianni De Gennaro.

Comincia così, un paio di mesi fa, la vicenda che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del capo della polizia italiana. Che secondo i magistrati avrebbe “suggerito” al suo sottoposto di fornire ai giudici una versione meno scomoda su quanto accaduto sei anni or sono nel capoluogo ligure. Un’altra “verità” per quella sciagurata notte, costruita a tavolino così da spazzare via anche le piccole ombre.

La seconda parte va in onda lo scorso 3 maggio, quando l’ex questore di Genova si presenta puntualmente nell’aula di tribunale dove si celebra il processo a 29 tra agenti e super-poliziotti. E’ protagonista di una sconcertante testimonianza, farcita di silenzi, contraddizioni e “non ricordo”. In alcune occasioni fornisce versioni differenti da quelle date in precedenza ai magistrati, in particolare nel corso di un interrogatorio dell’ottobre di sei anni fa.

Una storia diversa, appunto. Enrico Zucca, il pubblico ministero che lo interroga, sembra perdere la pazienza. Lo incalza e Colucci arrossisce, chiede scusa: “Ho sbagliato forse nel parlare”. “La mia affermazione forse è stata un po’ sprovveduta, superficiale”. “Mi correggo, sono stato impreciso”. Racconta di aver chiamato il prefetto De Gennaro su consiglio di Ansoino Andreassi, allora numero 2 della polizia italiana, per avvertirlo dell’imminente perquisizione nella scuola. Giura di aver telefonato lui, di sua iniziativa – e non su ordine del capo – , all’addetto stampa del ministero, Roberto Sgalla. S’impappina quando il pm denuncia l’esistenza di un fonogramma che parla di una seconda perquisizione, nell’istituto di fronte a quello del massacro. Ricorda che a parlare del ritrovamento delle due molotov, portate dalla polizia e falsamente attribuite ai no-global, furono Spartaco Mortola o Nando Dominici (allora rispettivamente capo della Digos e della squadra mobile genovese), mentre prima aveva detto un altro nome: Giovanni Luperi, che era vice-capo dell’Ucigos.

Terzo capitolo: Colucci viene iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Lo stesso accade per Gianni De Gennaro, che secondo la Procura deve rispondere di averlo indotto e istigato a mentire. I pm genovesi avrebbero voluto ascoltare il prefetto l’undici giugno. Il capo della polizia ha chiesto un rinvio: la nuova data dell’interrogatorio è ancora da fissare.

La notizia dell’avviso di garanzia a De Gennaro getta benzina sul fuoco delle polemiche e delle tensioni tra difensori e pubblica accusa, che in aula sono fortissime. La Procura smentisce in maniera secca qualsiasi collegamento tra l’inchiesta sulla falsa testimonianza di Colucci e quella su di un’altra imbarazzante storia legata al G8: la sparizione dalla cassaforte della questura di Genova delle due molotov, prova “regina” dei falsi commessi dalle forze dell’ordine. Non ci sono nuovi indagati, precisano gli inquirenti. Ma secondo i bene informati sarebbero state intercettate altre chiamate di funzionari: super-poliziotti che uscendo dal tribunale, dopo essere stati ascoltati in aula, se la prendevano con i magistrati. E concordavano la linea difensiva dei colleghi, convocati nei giorni successivi.

Carlo Di Bugno, legale di Luperi, ammette di aver verificato nei giorni scorsi – e come lui altri avvocati – la posizione dei suoi clienti. “Non ci risultava nulla di nuovo. Ma qui ogni giorno c’è una sorpresa. Se poi ci si mette ad ascoltare le telefonate dei testimoni dopo un interrogatorio durante il processo, state pur certi che si possono scrivere addirittura romanzi”. Di Bugno ha chiesto ufficialmente di inserire nel fascicolo del procedimento-Diaz tutte le dichiarazioni rese da Francesco Colucci. “E’ il modo migliore per fare chiarezza, per dissipare tutte le perplessità e scoprire se ha davvero mentito”, spiega. Secondo altri, la mossa obbligherebbe i magistrati a scoprire le proprie carte rivelando gli elementi di cui sono recentemente entrati in possesso: i pm Zucca e Francesco Cardona Albini si sono riservati di esprimere un parere sulla richiesta nel corso della prossima udienza, in programma mercoledì.

(22 giugno 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/sostituzione-de-gennaro/inchiesta-questore/inchiesta-questore.html


ULTERIORI APPROFONDIMENTI QUI’


dans une banlieue de Paris..

dal blog di uno dei due ragazzi uccisi domenica

“VOI RIDETE DI ME
PERCHE’ SONO DIVERSO.

MA IO RIDO DI VOI
PERCHE’ SIETE TUTTI UGUALI”.


Contrordine camerati: «FI non si scioglie più»

Contrordine: Forza Italia non si scioglierà più per fondersi nel Pdl. Berlusconi ha unito mercoledì parlamentari e vertici di FI e, secondo quanto riferito dai partecipanti, ha annunciato che il nuovo partito si strutturerà su un “modello confederale”. In sostanza, ha detto, il Pdl «sarà un partito rete» come il Partito Popolare europeo a cui potranno aderire anche associazioni e singoli cittadini.

Ma il portavoce Paolo Bonaiuti frena. «Nessun passo indietro, tutto si riconduce al nuovo partito ma prevede dei procedimenti. Si tratta di un nuovo partito con forme nuove perchè confedera, mette insieme tutte le varie realtà». Bonaiuti, ospite di Sky Tg24, ha spiegato che si tratta di una «proposta che sarà al vaglio dei nostri elettori» e ha sostenuto che «se An ed Udc vogliono aderire nelle forme che si vedranno, potranno aderire perchè io sono convinto che chi ha gli stessi ideali e valori deve per forza stare insieme e fare lo stesso cammino».

Berlusconi avrebbe detto di essere favorevole alla proposta di Veltroni, il “vassallum” (proporzionale con alcuni accorgimenti del modello spagnolo). Sulla legge elettorale, tuttavia, le posizioni di Berlusconi e Veltroni si avvicinano ma il Cavaliere preferirebbe aumentare il numero dei collegi previsti dal “vassallum”, che diventerebbero così più piccoli, cercando di farli avvicinare al numero delle province. Così, con un centinaio di collegi, il sistema avrebbe una connotazione più fortemente maggioritaria.

Resta, invece, un fermo no dell’ex premier a un confronto sulle riforme istituzionali. Il Cavaliere, ha spiegato un deputato di FI, ha confermato che le riforme costituzionali potranno essere affrontate «solo dalla prossima legislatura».

Berlusconi, ha riferito un altro parlamentare, ha motivato il suo “niet” alla richiesta di Veltroni di discutere anche di riforme istituzionali, spiegando che in questo modo si allungherebbero soltanto i tempi. «Silvio Berlusconi si pronuncia a favore del sistema elettorale spagnolo?», è la replica del ministro per le Riforme Istituzionali e i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, «aveva detto che andava bene il sistema tedesco».

Pubblicato il: 28.11.07
Modificato il: 28.11.07 alle ore 16.28

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70967


In Spagna si cerca il precario "migliore"

Il concorso online lanciato da un’organizzazione giovanile di area comunista

Scatta la selezione per eleggerere chi guadagna meno,
con il contratto più breve e alle condizioni peggiori

MADRID – Vinca il peggiore: quello che guadagna meno, ha il contratto più breve, alle condizioni più infelici e con minor prospettive. E poi San Precario, aiutalo tu! Un vero e proprio concorso, indetto dall’organizzazione giovanile di Izquierda Unida, partito di area comunista, cerca tra i giovani madrileni di 16-30 anni l’ultimo tra gli ultimi nella scalata a un posto di lavoro decente.

IN SPAGNA I PRECARI PIU’ PENALIZZATI – Se è vero ciò che sostengono gli istituti di ricerca e cioè che i giovani spagnoli sono tra i più penalizzati in Europa, sotto l’aspetto della tutela sindacale e delle speranze di stabilità, la selezione non sarà facile. Ogni curriculum della precarietà sarà analizzato da una giuria composta da sindacalisti e rappresentanti delle associazioni giovanili locali e trattato con riservatezza per scongiurare ritorsioni dai datori di lavoro, per quanto scarso e sottopagato. L’iniziativa è ovviamente un primo passo nella campagna elettorale del partito, ma secondo gli organizzatori servirà a sorridere delle gavette del terzo millennio, almeno per un giorno, il 15 febbraio, quando saranno proclamati i vincitori del concorso, intitolato “Volver a empezar” (Ricominciare).
IN PALIO PREMI PORTAFORTUNA –
In palio, purtroppo, non c’è un contratto a tempo indeterminato. Ma soltanto qualche portafortuna: una copia dello Statuto dei lavoratori, un’immagine di San Precario “patrono della temporaneità e martire della fine del mese”, e un pacco di libri del valore di 60 euro. Agli atti resteranno in cambio testimonianze dirette delle difficoltà d’accesso al mercato del lavoro, dello sfruttamento prolungato e uno spaccato delle capacità dei più giovani a destreggiarsi fra contratti a termine e stipendi minimi.

Elisabetta Rosaspina
28 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_28/spagna_selezione_precario_489c660c-9da5-11dc-bac3-0003ba99c53b.shtml

La nostra battaglia per Gramos continua


Tempo fa abbiamo parlato di un bambino gravemente malato e vi abbiamo chiesto di aiutarlo.
L’iniziativa prosegue in tanti modi: c’è chi ha donato una fiaba e chi è ricorso ad un bonifico continuativo, c’è chi si sbatte per interessare i media e chi contatta i politici. Qualcuno sta provando ad “infiltrarsi” nelle scuole. Insomma, la lotta continua per questo bimbo sfortunato.
Ricevo da Morgan (acme del pensiero, nei link) e pubblico:

Vi aggiorno su Gramos.

Anzitutto il libro di fiabe non ci sta deludendo, dal lancio dello scorso 15 novembre (una decina di giorni fa) siamo a 165 copie ordinate che, in termini economici, pagate le commissioni a Lulu.com, significano 613,80 euro per Gramos – considerate che ogni copia matura 3,72 euro alla nostra causa -.
In termini concreti: circa un terzo di anno solare di dieta ipoproteica o poco meno di un mese di farmaco.

Certo, non è un best seller, però guardiamo il bicchiere pieno d’acqua, stiamo procedendo con un passo calmo ma deciso nel lasciarci alle spalle l’indifferenza puntando dritto verso la solidarietà attiva. Già di per sé, mi sembra un ottimo elemento su cui riflettere.
Inoltre, conosco persone che non hanno ancora fatto l’ordine perché si stanno organizzando, noi qui a Roma – intendo i City Angels – pure.
Il libro di fiabe, sono convinto, oltre ad aiutare Gramos, diverrà un bellissimo argomento per le festività natalizie.
Da internet è nata un’iniziativa, alcune persone si sono attivate, fra le varie cose fatte emerge l’idea di un libro di fiabe i cui proventi sono tutti destinati al bimbo.
Ma quale virtuale? Vita reale. Alla faccia dei conservatori e ottusi che fanno della rete tutta l’erba un fascio.

Ora le note dolenti
, purtroppo. È trascorso del tempo dal primo appello su Gramos qui nel mio blog e noi siamo riusciti a consegnare finora circa due mesi di farmaco, oltre il cibo.
Miriam è appena tornata dal Kosovo, ci siamo sentiti domenica e mi ha detto che Gramos sta così così, certo, ciò che abbiamo fatto assieme è preziosissimo, sta tamponando una situazione disperata per dirlo con parole chiare, però, come potete comprendere, non è sufficiente. Il farmaco serve ahimé ogni giorno, non a giorni alterni o qualche volta.
La mamma di Gramos è assai preoccupata e il padre in una parola: depresso.
Considerate che servono circa 22.000 euro all’anno per le cure di Gramos, se dividiamo tale cifra per ciò che si riesce ad ottenere da ogni copia del libro di fiabe (3,72 euro), dovremmo vendere 5913 copie ogni anno. Capite che non è semplice.
Ma, pur riconoscendo la difficoltà e non essendo un illuso, desidero dirvi che io non demordo: nei prossimi giorni sono intenzionato a scrivere ancora, a rompere le scatole ancora, a bussare alle porte. Scusate la schiettezza, ma se Gramos muore, ora che in molti abbiamo abbracciato la sua situazione, ci rimarrei davvero male e penso anche qualcuno di voi.
Voglio tentare il tutto per tutto per promuovere il libro di fiabe dedicate a Gramos.

Scriverò nuovamente alle trasmissioni televisive (esempio Che tempo che fa di Fazio, Striscia la Notizia, Cominciamo Bene, Buona Domenica, ecc), a diversi giornalisti, a critici letterari, alle case editrici tradizionali, a presentatori televisivi, ai Dj, a cantanti e artisti in genere, ecc.

Vi prego di aiutarmi in questa follia, proviamo a dare speranza a Gramos e soprattutto facciamo quest’anno un bellissimo regalo per le festività natalizie, undici euro che salvano un bimbo dalla malattia e alcune fiabe che soffiano speranza allo spirito.