Archive | novembre 2007

Trafficavano uranio arricchito, utile per una "bomba sporca"

Bratislava | 29 novembre 2007

In Slovacchia tre finiscono in manette

Uranio utilizzabile per una bomba sporca

Tre persone sono state arrestate in Slovacchia, dopo il sequestro avvenuto ieri di mezzo chilo di uranio arricchito. Due persone sono arrestate nell’est del Paese e una in Ungheria, secondo quanto ha reso noto la polizia slovacca, dando conto di un’operazione congiunta tra i due paesi in corso da diversi mesi.

Il materiale radioattivo sequestrato ieri è uranio arricchito. Secondo quanto indicato oggi dal responsabile della polizia slovacca Michal Kopcik si tratta di 481,4 grammi di uranio 235, usato nei reattori e testate nucleari, e di uranio 238. “Tale materiale avrebbe potuto servire alla costruzione di una cosiddetta bomba sporca”, ha detto Kopcik a una conferenza stampa a Bratislava.

Una bomba sporca è una miscela di esplosivi, come la dinamite, con l’aggiunta di polvere radioattiva e/o pallottole. Quando la dinamite o gli altri esplosivi scoppiano, l’esplosione diffonde le sostanze radioattive nell’ambiente circostante.

I tre trafficanti volevano vendere il materiale per un milione di dollari. Si ignora al momento chi potessero essere i potenziali acquirenti.

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=76251

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Berlusconi ora ci ripensa: «Nessuna confederazione»

Il leader è il leader e tutto quel che dice è vero. Anche quando smentisce se stesso. Forza Italia si scioglie era la notizia di più di dieci giorni fa in piazza San Babila a Milano, per confluire nel nuovo Partito della libertà. Tutti hanno annuito. «Non è vero», dice ora Silvio Berlusconi, «non ho mai usato questo termine». E di nuovo tutti gli azzurri annuiscono. L´ex leader della ex compagine unitaria di centrodestra, la Casa della Libertà, ha dovuto convocare una conferenza stampa a Montecitorio per smentire se stesso. «Non ho mai parlato di confederazione, lo hanno fatto altri, non io», precisa Berlusconi.

Poi Berlusconi inizia il panegirico di Silvio Berlusconi: «Io non ho mai fallito nessun obiettivo che mi sono posto e non fallirò nemmeno questa volta. Chi c’è in Italia che può paragonare la propria storia regionale, il proprio successo, a quello di Silvio Berlusconi?». Insomma, come lui, c´è solo lui. E allora come spiega la retromarcia? Nuova smentita di se stesso: «Non c’è nessun passo indietro, nessun a titubanza ma una ferma determinazione ad andare avanti. Non si può scambiare per ripensamento la necessaria gradualità nel realizzare questo progetto».

Il Cavaliere poi si ricorda dei commenti sul nuovo soggetto politico, che è sembrato più un´operazione populista, lanciata solo per la tv, come ha detto il leader di An, Gianfranco Fini. « Il nuovo partito non è una svolta populista». «Sono determinato ad andare avanti lungo questa strada, anche perché Forza Italia condivide con me», assicura il leader di FI. E allora cos´è Forza Italia, chiedono a Berlusconi. «È un partito monarchico – rivela lui -, perché nessuno ne ha mai messo in discussione il leader. Ma anche anarchico, perché ognuno è libero di comportarsi secondo coscienza». Se la prima affermazioni è stavolta confermata dai fatti, lo è anche la seconda, visto quel che è successo in questi ultimi dieci giorni.

Sono stati molti i mal di pancia nel partito del Cavaliere, quando a Milano aveva annunciato lo scioglimento di Forza Italia. Il più esplicito era stato Angelo Sanza, deputato del gruppo di Forza Italia, ma deciso a non aderire al nuovo partito: «A san Babila si è consumato uno strappo che ha compromesso il lavoro di anni, è stato un atto disperato, privo di strategia». Sulla stessa linea Adornato e altri deputati forzisti. Allora Barlusconi ha dovuto iniziare a smentirsi. La nuova creatura del Cavaliere assume così la forma di un “contenitore” (come lo ha definito lui stesso) nel quale potranno confluire partiti, movimenti, associazioni e singoli cittadini. Poi, col passare dei giorni, il tiro e’ stato corretto. Il Cavaliere ha dapprima tranquillizzato il partito: «C’è spazio per tutti», aveva detto, Fi resterà il “ceppo” del nuovo soggetto. Due giorni più tardi, in una lettera, nuove precisazioni. Altre garanzie. Mercoledì, nel corso di una riunione con i vertici di via dell’Umiltà, il quadro assume contorni ancora più precisi con la presentazione da parte di Renato Brunetta di una “road-map”.

Pur negando di aver mai annunciato lo smantellamento del partito («avevo risposto: “forse”, dice»), il Cavaliere conferma infatti che «per il momento non è assolutamente possibile sciogliere» i partiti nel nuovo soggetto. Il perché, lo spiega lui stesso: in primo luogo, per una ragione economica, visto che «ci sono partiti in attesa dei finanziamenti pubblici». Lo confermano i vertici del partito: se Forza Italia scomparisse, perderebbe i crediti accumulati negli anni precedenti.

Le interpretazioni, persino dentro Fi, divergono: c’è chi ammette che la retromarcia c’è stata eccome, perché Berlusconi «era andato troppo in là», e chi, al contrario, sostiene che nulla è cambiato. Nome e simbolo di Fi, spiega infatti un sostenitore di questa seconda teoria, alle prossime politiche non ci saranno più ed anche lo scioglimento, alla fine, sarà un passo obbligato. Ma la conferma che la storia di Forza Italia sta per concludersi arriva dallo stesso Cavaliere, anche se poi sarà pronto a rinnegarlo: «La prossima settimana andremo a firmare dal notaio per la creazione del nuovo partito». Allora, è vero che ci sarà un nuovo partito? «Questo teatrino mi ha stufato: forse non è chiaro a tutti che io alle prossime elezioni ci vado col nuovo partito. Non mi faccio fregare dal teatrino della politica. Io non mi fermo, sia chiaro». E se il nuovo soggetto ancora non c´è, avrebbe già la maggioranza dei voti: «Solo il primo sondaggio ci dà al 34,8%», conclude Berlusconi.

Pubblicato il: 29.11.07
Modificato il: 29.11.07 alle ore 17.10

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71001


Milano, indagata il sindaco Moratti

Blitz della Guardia di finanza a Palazzo Marino: perquisiti uffici, sequestrati documenti
Inquisiti anche il direttore generale ed ex sindaco Giampiero Borghini, la sua vice e il capo di gabinetto

Abuso d’ufficio per consulenze d’oro

Il commento del primo cittadino: “Sono tranquilla e orgogliosa di quello che ho fatto”

Letizia Moratti, sindaco di Milano

MILANO – Il sindaco di Milano Letizia Moratti è indagata per abuso d’ufficio: consulenze d’oro e assunzioni illecite di manager. Un dirigente aveva nel curriculum solo il fatto di aver lavorato nella comunità di San Patrignano; un altro, un fotografo, sembra sia stato premiato unicamente perchè aveva partecipato alla campagna elettorale del sindaco. “Sono assolutamente tranquilla”, ha commentato il sindaco. “Anzi, sono orgogliosa di quello che ho fatto”.

Nell’inchiesta affidata al pm Alfredo Robledo, sono coinvolti anche quattro manager comunali: Giampiero Borghini, ex sindaco di Milano ed attuale direttore generale comunale, il cosiddetto city manager; la sua vice Rita Amabile e Federico Bordogna, ex direttore generale delle risorse umane ed attuale direttore centrale al decentramento, indagati per concussione. Con loro, ma per truffa aggravata, inquisito anche il capo di gabinetto Alberto Bonetti Baroggi.

Perquisizioni e acquisizioni di documenti sono stati ordinati dal pm alla Guardia di finanza che ha inviato a Palazzo Marino una pattuglia di militari del nucleo spesa pubblica. Molte le carte sequestrate negli uffici dei cinque indagati e tante, “plurimi e concordanti” tiene a precisare la procura, le testimonianze raccolte dagli investigatori.

Sembra che la Moratti abbia assunto 93 dirigenti senza rispettare i criteri di trasparenza imposti dalla legge. Addirittura, per lasciare spazio ai nuovi colleghi scelti dal sindaco e assunti con stipendi a volte triplicati, una decina di dirigenti di alto livello sarebbero stati messi davanti ad un bivio: andare in pensione decidendo nel giro di tre giorni o essere demansionati con un taglio dello stipendio che poteva arrivare al 25%. Proprio domani l’amministrazione comunale ha convocato i dieci ex funzionari per conferir loro un’onorificenza per la “lunga e fattiva collaborazione offerta al Comune”.

Il reato per cui è indagato il sindaco è contenuto nell’articolo 323 del codice penale: abuso d’ufficio punito da 6 mesi a tre anni. Se da un lato spetta proprio al sindaco l’individuazione delle persone da nominare dirigenti, dall’altro, per assumerli, il primo cittadino deve rispettare determinati criteri come la ricerca interna con pubblicità dell’incarico, i requisiti di professionalità e la comparazione fra curricula vitae diversi. Procedure che, secondo l’accusa, Letizia Moratti non avrebbe rispettato.

Tutt’altro, replica il sindaco: “L’attività di indagine – spiega la Moratti – riguarda dirigenti nominati all’inizio del mio mandato. L’attività di riorganizzazione che abbiamo fatto ha portato maggiore efficienza nella macchina del comune, permettendo più investimenti per i servizi ai cittadini, 94 milioni di euro in due anni, e ad abbassare le tasse. Ecco perchè sono orgogliosa della riorganizzazione che ho fatto. La rifarei”.

Una simile indagine è condotta parallelamente anche dalla magistratura contabile della Corte dei Conti. Nel mirino, oltre alla nomina di super dirigenti, la scelta del sindaco di affidare proficue consulenze a professionisti esterni. All’origine dell’inchiesta giudiziaria un esposto dell’opposizione in cui si legge che l’assunzione di super consulenti scelti all’esterno dell’amministrazione grava sul bilancio comunale del 2007 con una spesa di 40 milioni e 607 mila euro: un milione in più rispetto al 2006.

(29 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/moratti-indagata/moratti-indagata/moratti-indagata.html

Senato, il decreto fiscale è legge

L’aula di palazzo Madama approva il provvedimento senza la fiducia Il valore complessivo è di 8,4 miliardi di euro. Misure per la casa

Via libera al bonus per gli incapienti

Casini attacca: “Senato dei centrodestra assenti: colpa loro la mancata spallata”

ROMA – Via libera definitivo dell’aula del Senato al decreto fiscale collegato alla Finanziaria, approvato con 158 sì, 151 no e un astenuto, senza che il governo facesse ricorso alla fiducia come invece alla Camera. Il provvedimento vale 8,4 miliardi di euro e contiene il bonus da 150 euro per gli incapienti, che sarà erogato entro dicembre. Un via lbera che è causa di nuove polemiche all’interno del centrodestra. Con l’Udc che se la prende con i senatori dell’ex Cdl assenti in aula. “Vuoti che hanno impedito la bocciatura del decreto fiscale. Chi ha annunciato tante volte la spallata deve oggi rispondere di questa nuova mancata spallata” dice il leader dell’udc Pier Ferdinando Casini. Che chiama in causa, senza citarli, Forza Italia e Silvio Berlusconi.

Queste le principali misure contenute nel provvedimento.

Bonus incapienti. Resta a 150 euro l’assegno per chi ha un reddito non superiore a 50 mila euro.

Casa. Stanziati 550 milioni per ampliare l’offerta di alloggi popolari a canone sociale da destinare principalmente alle giovani coppie con redditi bassi e agli sfrattati. Verranno costruite 80 mila abitazioni in dieci anni per far fronte all’emergenza abitativa.

Moratoria acqua. Stop a nuove privatizzazioni dell’acqua fino a quando non sarà approvata una legge organica sulla gestione delle risorse idriche.

Editoria. Sorridono i piccoli giornali che vedono ridursi i tagli che li riguardano. La diminuzione dei contributi scende dal 7% al 2% mentre resta al 7% fino a un limite annuo di agevolazioni di un milione e sale al 12% per le testate che superano il milione l’anno di finanziamenti.


Metropolitana. Pronti 800 milioni a Roma, Milano e Napoli. Alla linea ‘c’ della metropolitana romana andranno 500 milioni, 150 l’una alle altre due infrastrutture.

Fs e Anas. Stanziati 1035 milioni per le Ferrovie e 215 per l’Anas.

Farmaci. Il tetto per le percentuali di rimborso a carico del servizio sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica si abbassa dal 14,4% al 14% e varrà anche per le medicine distribuite in ospedale.

Libri scolastici. C’è un fondo di 150 milioni per aiutare le famiglie nell’acquisto dei libri scolastici.

Televisione. Da aprile 2009 potranno essere venduti solo televisori in grado di decodificare il segnale digitale. Lo switch-off, il passaggio definitivo dall’analogico al digitale terrestre, slitta dal 2008 al 2012.

Pensioni Inpdap
Eliminato, per i pensionati e i dipendenti in servizio, il meccanismo del ‘silenzio-assenso’ per l’applicazione della trattenuta dello 0,15% o 0,35% sulle pensioni Inpdap dei dipendenti pubblici.

Commissariamento Regioni. Per le Regioni inadempienti nei piani di rientro dal deficit sanitario è previsto il commissariamento.

Pubblico impiego. Un miliardo per gli accordi contrattuali sottoscritti quest’anno e relativi al biennio 2006-2007.

Soppressione sportass. Passano a Inps e Inail le prestazioni di Sportass, al credito sportivo sono assegnati 20 milioni per il 2007 per il programma straordinario di realizzazione di nuovi impianti.

5 Per mille. Integrato per 150 milioni nel 2007.

Lsu. Arrivano risorse per stabilizzare in Calabria e in Campania i lavoratori socialmente utili.

Pantelleria parco marino. Nel maxiemendamento viene inserito anche il Parco marino di Pantelleria.

Un miliardo a paesi in via di sviluppo. Fondi per la lotta all’Aids e per favorire la pace in Africa.

Fondazione ebri. L’ente di ricerca presieduto da Rita Levi Montalcini riceve un finanziamento di tre milioni di euro.

(28 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/economia/conti-pubblici-61/fiscale-libera/fiscale-libera.html

«Manganelli dice: giù di forza»

L’inchiesta di Genova. L’ex questore nelle telefonate: parla di un’azione comune contro i pm

Colucci intercettato. Il capo della polizia: frasi mal riportate

Il capo della polizia Manganelli (Ansa)

GENOVA – Manganelli «è arrabbiato e dice che devono fare un’azione comune per essere pesanti contro i magistrati», «il capo dice che devono andarci giù di forza », e ancora «Manganelli stamattina mi ha detto: dobbiamo darci una bella botta a questo magistrato, mi ha accennato che qualcuno sta già prendendo delle carte non troppo regolari». Francesco Colucci, questore di Genova durante il G8 del 2001, parla così con un funzionario del ministero dell’Interno, con un collega e con Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova. Non sa di essere intercettato.

Colucci commenta il fatto che egli stesso e l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, dimesso da pochi giorni, sono indagati per falsa testimonianza. È accaduto infatti che il 3 maggio Colucci, chiamato a testimoniare sulle telefonate intercorse la notte della Diaz con De Gennaro, abbia modificato la sua precedente versione negando di aver parlato con il capo della polizia a proposito dell’intervento del portavoce Roberto Sgalla nella scuola. Risultato: Colucci è accusato di falsa testimonianza, De Gennaro di averlo istigato a mentire, reato poi contestato anche a Mortola. Nelle intercettazioni che fanno parte del fascicolo relativo alla falsa testimonianza, non ci sono telefonate di Manganelli né di De Gennaro. L’ex capo della polizia e l’attuale compaiono solo nelle parole del molto loquace Colucci. Lo schema, secondo i magistrati che hanno da poco depositato l’avviso di conclusione delle indagini, è questo: De Gennaro fa pressione su Colucci perché cambi la sua testimonianza, Colucci lo fa, scoppia il caso, Colucci telefona a destra e a manca euforico spiegando come Manganelli (non ancora capo della Polizia) la voglia far pagare ai magistrati.

Il prefetto Manganelli ieri ha dichiarato che quelle frasi sono «un tradurre liberamente e con linguaggio inappropriato la mia manifestazione di affetto e di vicinanza a un collega in difficoltà». Nel faldone c’è anche la telefonata fra Mortola (indagato nel processo Diaz per le false molotov) e Maddalena, l’ispettore del Viminale incaricato di investigare sulla sparizione delle molotov dall’ufficio corpi del reato della Questura. Maddalena relaziona a Mortola sulle indagini in Procura. Insomma, una partita avvelenata fra Procura e Polizia, o almeno questo starebbero a dimostrare intercettazioni e atti depositati.

Erika Dellacasa
28 novembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_28/genova_manganelli_53481ba8-9d89-11dc-bac3-0003ba99c53b.shtml

Colucci telefona a un funzionario indagato per motivi diversi e nasce il coinvolgimento del capo della Polizia

E il questore confidò al collega
“De Gennaro vuole un’altra versione”

di MASSIMO CALANDRI

Dopo il blitz alla Diaz


GENOVA
– “Il capo dice che sarebbe meglio raccontare una storia diversa…”. Il cellulare intercettato dagli investigatori è quello di uno dei 29 imputati per il blitz alla scuola Diaz. Appartiene ad un alto funzionario della Polizia di Stato, indagato dalla Procura di Genova anche per una seconda vicenda che non sarebbe legata ai procedimenti del G8. Ed è per questo motivo che, a sua insaputa, i carabinieri tengono sotto controllo il telefono. Dall’altro capo del filo c’è Francesco Colucci, nel 2001 questore nel capoluogo ligure, chiamato a testimoniare nel processo sulla sciagurata irruzione del 21 luglio. E’ Colucci che parla. Il “capo” cui fa riferimento è Gianni De Gennaro.

Comincia così, un paio di mesi fa, la vicenda che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del capo della polizia italiana. Che secondo i magistrati avrebbe “suggerito” al suo sottoposto di fornire ai giudici una versione meno scomoda su quanto accaduto sei anni or sono nel capoluogo ligure. Un’altra “verità” per quella sciagurata notte, costruita a tavolino così da spazzare via anche le piccole ombre.

La seconda parte va in onda lo scorso 3 maggio, quando l’ex questore di Genova si presenta puntualmente nell’aula di tribunale dove si celebra il processo a 29 tra agenti e super-poliziotti. E’ protagonista di una sconcertante testimonianza, farcita di silenzi, contraddizioni e “non ricordo”. In alcune occasioni fornisce versioni differenti da quelle date in precedenza ai magistrati, in particolare nel corso di un interrogatorio dell’ottobre di sei anni fa.

Una storia diversa, appunto. Enrico Zucca, il pubblico ministero che lo interroga, sembra perdere la pazienza. Lo incalza e Colucci arrossisce, chiede scusa: “Ho sbagliato forse nel parlare”. “La mia affermazione forse è stata un po’ sprovveduta, superficiale”. “Mi correggo, sono stato impreciso”. Racconta di aver chiamato il prefetto De Gennaro su consiglio di Ansoino Andreassi, allora numero 2 della polizia italiana, per avvertirlo dell’imminente perquisizione nella scuola. Giura di aver telefonato lui, di sua iniziativa – e non su ordine del capo – , all’addetto stampa del ministero, Roberto Sgalla. S’impappina quando il pm denuncia l’esistenza di un fonogramma che parla di una seconda perquisizione, nell’istituto di fronte a quello del massacro. Ricorda che a parlare del ritrovamento delle due molotov, portate dalla polizia e falsamente attribuite ai no-global, furono Spartaco Mortola o Nando Dominici (allora rispettivamente capo della Digos e della squadra mobile genovese), mentre prima aveva detto un altro nome: Giovanni Luperi, che era vice-capo dell’Ucigos.

Terzo capitolo: Colucci viene iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Lo stesso accade per Gianni De Gennaro, che secondo la Procura deve rispondere di averlo indotto e istigato a mentire. I pm genovesi avrebbero voluto ascoltare il prefetto l’undici giugno. Il capo della polizia ha chiesto un rinvio: la nuova data dell’interrogatorio è ancora da fissare.

La notizia dell’avviso di garanzia a De Gennaro getta benzina sul fuoco delle polemiche e delle tensioni tra difensori e pubblica accusa, che in aula sono fortissime. La Procura smentisce in maniera secca qualsiasi collegamento tra l’inchiesta sulla falsa testimonianza di Colucci e quella su di un’altra imbarazzante storia legata al G8: la sparizione dalla cassaforte della questura di Genova delle due molotov, prova “regina” dei falsi commessi dalle forze dell’ordine. Non ci sono nuovi indagati, precisano gli inquirenti. Ma secondo i bene informati sarebbero state intercettate altre chiamate di funzionari: super-poliziotti che uscendo dal tribunale, dopo essere stati ascoltati in aula, se la prendevano con i magistrati. E concordavano la linea difensiva dei colleghi, convocati nei giorni successivi.

Carlo Di Bugno, legale di Luperi, ammette di aver verificato nei giorni scorsi – e come lui altri avvocati – la posizione dei suoi clienti. “Non ci risultava nulla di nuovo. Ma qui ogni giorno c’è una sorpresa. Se poi ci si mette ad ascoltare le telefonate dei testimoni dopo un interrogatorio durante il processo, state pur certi che si possono scrivere addirittura romanzi”. Di Bugno ha chiesto ufficialmente di inserire nel fascicolo del procedimento-Diaz tutte le dichiarazioni rese da Francesco Colucci. “E’ il modo migliore per fare chiarezza, per dissipare tutte le perplessità e scoprire se ha davvero mentito”, spiega. Secondo altri, la mossa obbligherebbe i magistrati a scoprire le proprie carte rivelando gli elementi di cui sono recentemente entrati in possesso: i pm Zucca e Francesco Cardona Albini si sono riservati di esprimere un parere sulla richiesta nel corso della prossima udienza, in programma mercoledì.

(22 giugno 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/sostituzione-de-gennaro/inchiesta-questore/inchiesta-questore.html


ULTERIORI APPROFONDIMENTI QUI’


dans une banlieue de Paris..

dal blog di uno dei due ragazzi uccisi domenica

“VOI RIDETE DI ME
PERCHE’ SONO DIVERSO.

MA IO RIDO DI VOI
PERCHE’ SIETE TUTTI UGUALI”.


Contrordine camerati: «FI non si scioglie più»

Contrordine: Forza Italia non si scioglierà più per fondersi nel Pdl. Berlusconi ha unito mercoledì parlamentari e vertici di FI e, secondo quanto riferito dai partecipanti, ha annunciato che il nuovo partito si strutturerà su un “modello confederale”. In sostanza, ha detto, il Pdl «sarà un partito rete» come il Partito Popolare europeo a cui potranno aderire anche associazioni e singoli cittadini.

Ma il portavoce Paolo Bonaiuti frena. «Nessun passo indietro, tutto si riconduce al nuovo partito ma prevede dei procedimenti. Si tratta di un nuovo partito con forme nuove perchè confedera, mette insieme tutte le varie realtà». Bonaiuti, ospite di Sky Tg24, ha spiegato che si tratta di una «proposta che sarà al vaglio dei nostri elettori» e ha sostenuto che «se An ed Udc vogliono aderire nelle forme che si vedranno, potranno aderire perchè io sono convinto che chi ha gli stessi ideali e valori deve per forza stare insieme e fare lo stesso cammino».

Berlusconi avrebbe detto di essere favorevole alla proposta di Veltroni, il “vassallum” (proporzionale con alcuni accorgimenti del modello spagnolo). Sulla legge elettorale, tuttavia, le posizioni di Berlusconi e Veltroni si avvicinano ma il Cavaliere preferirebbe aumentare il numero dei collegi previsti dal “vassallum”, che diventerebbero così più piccoli, cercando di farli avvicinare al numero delle province. Così, con un centinaio di collegi, il sistema avrebbe una connotazione più fortemente maggioritaria.

Resta, invece, un fermo no dell’ex premier a un confronto sulle riforme istituzionali. Il Cavaliere, ha spiegato un deputato di FI, ha confermato che le riforme costituzionali potranno essere affrontate «solo dalla prossima legislatura».

Berlusconi, ha riferito un altro parlamentare, ha motivato il suo “niet” alla richiesta di Veltroni di discutere anche di riforme istituzionali, spiegando che in questo modo si allungherebbero soltanto i tempi. «Silvio Berlusconi si pronuncia a favore del sistema elettorale spagnolo?», è la replica del ministro per le Riforme Istituzionali e i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, «aveva detto che andava bene il sistema tedesco».

Pubblicato il: 28.11.07
Modificato il: 28.11.07 alle ore 16.28

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=70967