Chavez minaccia gli Usa: "Pronti a tagliare il petrolio"

Duri moniti del presidente venezuelano agli Stati Uniti accusati di cospirare con l’opposizione
Domenica il referendum per decidere se cambiare gran parte della Costituzione del 1999

Una sostenitrice del presidente venezuelano Hugo Chavez

CARACAS – Se l’opposizione venezuelana, d’accordo con “le forze dell’Impero statunitense”, dovesse mettere in atto un piano di destabilizzazione denunciando brogli in una sua eventuale sconfitta nel referendum di domani per la riforma della Costituzione, il Venezuela non esiterebbe a rispondere con decisione e sospenderebbe anche l’invio di petrolio agli Stati Uniti.

Vestito di rosso sorridendo, cullando bambini e cantando, Chavez si è impadronito ieri sera del palco centrale collocato sulla Avenida Bolivar di Caracas per la manifestazione del sì alla riforma da lui proposta, pronunciando un discorso in cui ha lanciato duri moniti a chi si proponesse di intralciare con la cospirazione il progresso della rivoluzione socialista.

Un primo avvertimento il leader bolivariano lo ha lanciato ai media che dovessero violare la legge elettorale venezuelana, preannunciando dure sanzioni. E alla rete statunitense Cnn, che giorni fa propose sullo schermo – “per errore”, hanno assicurato i responsabili ad Atlanta – la sua figura con la scritta “chi lo ha ucciso?”, Chavez ha detto: “Se qualche canale internazionale – mi sentano bene quelli di Cnn – si presta a piani di destabilizzazione, immediatamente espellerò i suoi inviati”.

Ma il discorso più duro alle molte decine di migliaia di persone riunite per ascoltarlo è stato per le possibili implicazioni di una cosiddetta Operacion Tenaza (Operazione Tenaglia) che legherebbe la Cia statunitense con l’opposizione interna per destabilizzare il paese in caso di vittoria del sì.

“Data questa situazione e visto il pericolo dell’Operazione Tenaglia – ha affermato – dispongo che a partire da oggi siano occupati dall’esercito i nostri campi petroliferi per proteggere i nostri beni nazionali”. E non è tutto, ha concluso, perché “se ci sarà questo tentativo di destabilizzazione con la complicità dell’Impero nordamericano, non ci sarà più una goccia di petrolio per gli Stati Uniti”.

Rivolgendosi infine al ministro del Petrolio Rafael Ramirez, il presidente ha detto: “Rafael, controlla quali sono le partite di petrolio in partenza lunedì per gli Usa perché, se l’opposizione crea il caos con la scusa di brogli nel referendum, tu possa ordinare di non mandare più il greggio verso il territorio statunitense”.

Il capo dello Stato ha quindi alternato citazioni storiche e canzoni a considerazioni politiche, come quando ha avvertito la Spagna che si potrebbe arrivare a gravi problemi per le relazioni diplomatiche se il re Juan Carlos non dovesse scusarsi per l’ormai famoso “Perché non stai zitto!” con cui gli si è rivolto durante il Vertice iberoamericano di Santiago del Cile. O come quando ha considerato che con l’arresto in Colombia dei tre messaggeri con le prove di sopravvivenza di Ingrid Betancourt e di altri numerosi ostaggi, il governo di quel paese ha messo in pericolo la vita degli ostaggi stessi.

In piazza l’entusiasmo è stato grande. “Il presidente – ha detto ad esempio alla tv statale una signora che ballava sventolando una bandiera – aiuta molto la gente povera. Siamo un gruppo di madri di Portuguesa (Venezuela occidentale) e siamo riconoscenti per quello che Chavez sta facendo. Non c’è dubbio che domenica voteremo sì”. E un altro militante ha elogiato “la determinazione del presidente a trasformare i rapporti economici in Venezuela, per cui gli auguro di rimanere al potere fino al duemila…sempre”.

Se così sarà si comincerà a sapere a partire da domenica, quando 16 milioni di elettori potranno recarsi nei seggi per dire un decisivo sì o no alla proposta di cambiare 69 dei 350 articoli della Costituzione del 1999.

Se vincerà il sì proposto da Chavez, comincerà una trasformazione istituzionale del Venezuela, di cui nessuno finora conosce la portata. Se sarà invece il no a prevalere, il paese entrerà in una stagione di grandi incognite, perché da una parte il capo dello Stato resterà al potere fino al 2012, ma dall’altra l’opposizione avrà recuperato gran parte della forza perduta in questi ultimi nove anni.

(1 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/chavez-spagna/chavez-usa/chavez-usa.html

3 risposte a “Chavez minaccia gli Usa: "Pronti a tagliare il petrolio"”

  1. Franca dice :

    E l’America non tenterà di metterci la zampina?

  2. Anonymous dice :

    Siamo a Natale Franca.. Semmai lo zampone! 😉
    mauro

  3. Equo dice :

    Sono moooolto preoccupato. Il petrolio vale più del rame… ed in Cile mica sono stati a guardare!

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