Archivio | dicembre 3, 2007

C’E’ POSTA PER ME


AT4 (ma, se riusciamo, 3), la rete e l’educazione


Il titolo è sibillino, almeno nella sua prima parte. Ma siccome per spiegarlo mi ci vorrebbero tre pagine, vi rimando al sito dell’amico Equo, che ne sta diffusamente parlando:
http://www.arpaspada.blogspot.com/

e che in ogni caso merita di essere visitato… questa è pubblicità progresso senza fini di lucro, sia chiaro!

Premessa: le critiche non mi fanno paura. Anzi. A volte mi piacciono pure, perché mi insegnano qualcosa. A volte mi fanno incavolare e basta, ma fa parte del “gioco”. D’altra parte, in un mondo di persone che la pensassero come me mi annoierei a morte… Ma la mail che riporto mi ha fatto riflettere:

Soggetto: onestà

Messaggio: lanciate la parola d\’ordine solleviamoci ma poi mistificate tutte le informazioni….altro che citare Tolstoi…..siete concettualmente disonesti…chi comanda in cambogiua, chi comanda in Cina, qluali sono i regini \”demoratici\” dell\’America latina…tutti made in Usa vero anche chavez-


Potrei liquidare Jean Paul rispondendogli che è, in senso etimologico:

ignorante: non conosce l’italiano né la sua grammatica ed ortografia (ma a giudicare anche solo dal nome, viene il sospetto che sia straniero. E se io scrivessi nel suo idioma come lui fa con il mio, già mi bacerei i gomiti…)

supponente e presuntuoso: suppone e presume di conoscermi a sufficienza per poter dar giudizi

arrogante: si arroga appunto il diritto di dare questo giudizio

e deficiente, perché gli mancano una serie di elementi per poter essere obiettivo.

Così facendo sarei sicura di scatenare una guerra o quantomeno di farmi un nemico a vita – anche se a rigore non l’ho nemmeno insultato. Ma a me, che mi importa di questa guerra? Niente. Quindi mi limito ad alcune osservazioni.

Non è la prima volta che qualcuno si permette di tranciarci (soprattutto a me, lo ammetto) i panni addosso semplicemente dopo aver letto alcuni post e/o aver interpretato in modo personale determinate cose dette o non dette.

Allora una si chiede se per caso non sia la rete, che in qualche modo permette o invoglia certi atteggiamenti. Nella vita reale, penso che nessuno, se sente una discussione tra persone che non conosce ed i pareri espressi non collimano con i suoi, si senta autorizzato ad intervenire con interventi lapidari quanto non richiesti. Educazione? Bon ton? Galateo? E com’è che qui in rete non funziona e c’è sempre qualcuno che arriva a sputare sentenze, senza nemmeno l’umiltà di chiedere perché certi temi non siano trattati o che pensa l’altro di determinate cose, stati o situazioni che siano? Certo un blog è un luogo “pubblico” ed in quanto tale, se il “proprietario” non mette paletti preventivi, di libero accesso. Ma lo è anche un bar… eppure mi piacerebbe sapere in quanti vi buttate in dibattiti con sconosciuti. Pochi, scommetto. Anche perché la maggior parte della gente nemmeno guarda il vicino-di-bancone…

E veniamo al merito della questione: siamo concettualmente disonesti. E certo, mica io sola…

Be’, questa non la sapevo. A parte che mi piacerebbe capire come ha interpretato l’amico Jean Paul il “solleviamoci” per addivenire alla conclusione che mistifichiamo le informazioni, ritengo che la critica verta sul fatto che non abbiamo pubblicato post – a mia memoria – su Cina e Cambogia. So bene, come lo sanno gli altri “membri della tribù” chi comanda là, ma già se lo scrivessi temo che non saremmo d’accordo: scommetto che Jean Paul sostiene che al governo ci sono i comunisti… e per me non è vero. Perché se quello è il comunismo, allora io sono una suora – che proprio… Ma non averlo scritto magari significa soltanto non aver trovato notizie “attuali” da riportare, o magari avere l’umiltà di ammettere che non sono una tuttologa e non conosco tutto il mondo come le mie tasche, non ho fonti attendibili – per determinati paesi – cui far riferimento e che nell’ignoranza sto zitta. Il regime cinese non mi piace – sono anni che non mi piace, da prima di piazza Tien an men. Adesso che l’ho scritto va meglio? E’ servito a qualcuno per sollevarsi? Per me no. Questa è una semplice opinione personale che non sposta di una virgola il senso del mondo. E poi, suvvia… non ho scritto nulla – se ricordo giusto – neppure su un sacco di altri stati: il Madagascar o il Qatar, tanto per citarne due. E allora che mi significa questo, che fiancheggio entrambi i governi, che tra l’altro non mi risultano essere precisamente sulle stesse posizioni?

Quanto poi all’ultima frase, onestamente non l’ho capita. Cosa significa? Che il regime più democratico dell’america del sud è stato quello esportato violentemente dagli USA con Pinochet, o che i governi di Lula, Chavez e gli altri sono antidemocratici perché non arrivano dagli USA? Scusa Jean Paul ma non ci arrivo. Spiegati…

Resta comunque un fatto. Io non mi sento disonesta se decido di dare voce e spazio a notizie, fatti o persone che per tutta una serie di motivi non ne hanno molto, altrove (e a volte questo è un eufemismo). Posso essere accusata di partigianeria (e certo che sono di parte! Mi ci mancherebbe solo di essere neutra…), ma per avere notizie che si trovano sulla maggior parte della stampa, potete sempre andare a leggervi quella. E poi, a noi nessuno ci paga, chiaro? Il tempo che perdiamo in ricerche, verifiche eccetera è tutto tempo “perso”. I nostri conti in banca non si rimpinguano perché diamo determinati fatti. Anzi. Quindi, prima di parlare di disonestà concettuale, vediamo di capirci bene. La disonestà implica quantomeno una manomissione dei fatti – che non c’è. Se Jean Paul ritiene che la versione ufficiale di tutto quel che accade è quella riportata dai media, faccia pure. Ma qui nessuno altera la realtà per i suoi fini. Ci limitiamo a proporre voci alternative – citando le fonti, peraltro, che non ci hanno mai smentito. Le opinioni personali sono ben poche, in confronto a quanto pubblicato. E siccome siamo in democrazia, non si capisce bene perché dovremmo allinearci sempre e comunque alle verità rivelate di Jean Paul – che poi mi piacerebbe sapere quali sono.

Forse prima di lanciare accuse sarebbe meglio verificare di non avere paraocchi….

Di gente che si atteggia a tuttologo è pieno il mondo, come di gente che va in giro con la verità in tasca. Be’, mi dispiace: io non ce l’ho.

elena

Clima, l’Australia ratifica Kyoto. Gli Usa restano soli

Bush parla sul clima all'Onu, foto Epa

Si apre con una storica ratifica la tredicesima conferenza Onu sui cambiamenti climatici di Bali. L’Australia rompe il fronte del no degli Stati Uniti e decide di sottoscrivere il protocollo di Kyoto. Inizia quindi con una svolta la conferenza che per due settimane vedrà confrontarsi politici e climatologi sul futuro degli accordi salva-ambiente. Partecipano 190 paesi, in totale diecimila persone.

La firma del neo premier australiano, il laburista Kevin Rudd, è stata accolta con un’ovazione dei partecipanti al summit: è la prima volta che l’Australia partecipa alle riunioni delle Nazioni Unite in materia di cambiamenti climatici. Restano così isolati gli Stati Uniti, gli unici che ancora si rifiutano di firmare. Rudd ha invitato nazioni come Cina e India ad aderire al taglio delle emissioni, in modo da convincere a firmare anche gli Usa, che non firmano anche perché il protocollo non impone tagli ai paesi in via di sviluppo. In realtà, il segretario esecutivo del summit, Yvo de Boer, aveva chiesto, in apertura della conferenza, ai paesi sviluppati di «dare il buon esempio, visto che le nazioni in via di sviluppo devono contemporaneamente combattere la povertà».

Obiettivo della conferenza è quello di gettare le basi per un nuovo accordo da ratificare dopo la scadenza di quello di Kyoto, nel 2012. In particolare si cerca una posizione comune sulla stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra: l’Ue chiede un target di stabilizzazione della Co2 per stoppare l’aumento della temperatura a 2 gradi. Gli Usa sono contrari a impegni vincolanti, mentre Cina e India rivendicano il diritto allo sviluppo.

L’Unione Europea, insieme alla Grn Bretagna, spinge perché tra le emissioni considerate inquinanti vengano inserite anche quelle prodotte dai trasporti navali e aerei, che sono escluse dal protocollo di Kyoto firmato nel 1997, ormai dieci anni fa. Certo non sarà un accordo facile da raggiungere e non basteranno di sicuro le due settimane di dibattito a Bali. La speranza però è quella di gettare le basi per le trattative che si svolgeranno nei prossimi anni, entro la scadenza del 2012.Per evitare un gap temporale tra il termine del primo periodo del Protocollo di Kyoto ed un successivo accordo, però, è necessario che le negoziazioni vengano completate nel 2009, per lasciare poi ai governi nazionali il tempo necessario per la ratifica.

Pubblicato il: 03.12.07
Modificato il: 03.12.07 alle ore 17.25

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71097


Bossi: «Me ne frego del partito di Silvio»

Il Senatùr torna ai toni duri: «Non mi fido di nessuno, nemmeno di Veltroni»


MILANO – «Non mi fido di nessuno,
solo dei miei uomini e della certezza che il Nord si libererà in un modo o nell’altro». Così ha detto Umberto Bossi, il leader del Carroccio, parlando degli incontri che Walter Veltroni ha avuto con esponenti dei diversi partiti, come Silvio Berlusconi. «Si son detti un po’ di cose – ha osservato Bossi – ma è più importante l’incontro con Maroni». Certamente «non c’è bisogno del sindaco di Roma per liberare il Nord. La bandiera della Padania sventolerà».


AVANTI DA SOLI – «I voti li abbiamo
– ha aggiunto Bossi – e quindi non ce ne frega niente di quello che vuole fare Berlusconi e se va male finalmente la base della Lega farà una vera lotta di liberazione perché noi non siamo nati per i voti ma per la libertà e con le buone o con le cattive, la otterremo. Se la legge elettorale che ha in mente Berlusconi vuole bruciare la Lega – ha aggiunto Bossi – non è che a tutti i costi dobbiamo metterci con lui. Il Nord la libertà la vuole e la otterrá anche se onestamente devo ammettere fin che c’è Berlusconi c’è una speranza ma se prende la via di obbligare gli altri la base della Lega non ci sta, certe cose non vanno dette, perchè altrimenti gli altri prendono le distanze. Noi i voti li abbiamo e li prenderemo ugualmente, perchè la Lega non ha paura di restare isolata». Quanto a un incontro con Berlusconi, «ultimamente non ci siamo incontrati – ha spiegato – ma lo faremo senz’altro per Natale ma solo per scambiarci i regali».


BERLUSCONI
– Con Veltroni c’è «coincidenza di obiettivi», ma se cade Prodi si vada al voto, ribadisce dal canto suo Berlusconi. Il Cavaliere vuole un «bipolarismo di sostanza, libero da veti e ricatti». Secondo il leader azzurro «Veltroni ha interesse ad affrancarsi dall’abbraccio mortale dell’estrema sinistra. Sicchè il suo Pd pareggia il conto con il blocco liberale del nostro Popolo della libertà».

03 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/politica/07_dicembre_03/bossi_partito_6c36900c-a19b-11dc-976f-0003ba99c53b.shtml


Venezuela, bocciata la riforma di Chavez

Il presidente ha ammesso la sconfitta prima dell’arrivo dei risultati completi
I no si sono attestati al 50,7%, i sì al 49,29. Forte l’astensione, al 44,9%

“E’ stato un esercizio di democrazia”

Nella notte il risultato a sorpresa. Non passano le “pillole di socialismo”
Il leader resterà comunque in carica fino al 2012. I motivi della batosta
di OMERO CIAI

Il presidente venezuelano Hugo Chavez

CARACAS – Che qualcosa non andava s’è cominciato a capire quando il Cne, la commissione elettorale, mentre su Caracas calava la notte ritardava la diffusione dei risultati. Una scusa, apparentemente, c’era: molti seggi avevano chiuso le operazioni di voto diverse ore dopo l’orario fissato, le quattro di pomeriggio (le nove in Italia). Così, mentre le agenzie internazionali, Reuters in testa, diffondevano i dati (sbagliati) degli exit poll per i Tg della sera, al palazzo di Miraflores (sede della presidenza) si svolgeva una riunione, fra spin doctor del presidente e leader dell’opposizione, nella quale si decideva di annunciare la bocciatura del referendum di Chavez sulle riforme costituzionali soltanto a notte fonda, mezz’ora dopo l’una, “per evitare incidenti”.

Il risultato finale è quello di un paese, il Venezuela, apertamente spaccato in due (50,7 al no, 49,2 al sì) ma l’unica cosa che davvero conta è la prima sconfitta di Chavez dopo nove anni di vittorie senza appello.

Qualcosa, nella sua marcia trionfale verso il “socialismo del XXI secolo” s’è inceppato, e da adesso il leader venezuelano ha almeno una data di scadenza: il 2012, momento in cui finirà il suo attuale mandato presidenziale. Questo almeno in teoria perché gli effetti della sconfitta di ieri vista la posta in gioco potrebbero anche aprire nuovi scenari nel volgere di pochi mesi.

Infatti quello che gli elettori hanno bocciato non è solo l’ipotesi di un mandato presidenziale “a vita”, com’era previsto nella riforma, ma anche il progetto, le “pillole di socialismo” che i nuovi articoli introducevano nella Costituzione: dalla possibilità di espropriare i privati per “garantire il fabbisogno alimentare della popolazione” alla necessità di “incoraggiare l’economia socialista” consentendo al presidente di controllare la Banca centrale svuotata della sua autonomia fino al divieto, per legge, di privatizzare le aziende statali.


Una miscela di nuove misure, dove accanto ad una ampia estensione dei poteri del presidente c’erano la “settimana corta” e l’abbassamento a 16 anni dell’età minima per votare, che visto il risultato deve aver spaventato anche numerosi elettori di Chavez. Di certo aveva spaventato il suo ex ministro della Difesa, Raul Baduel, l’uomo che lo rimise al potere dopo il fallito golpe del 2002, tanto da convincerlo a passare all’opposizione.

Un altro elemento, considerando l’alta astensione, oltre il 44 percento, può essere anche trovato nella stanchezza “dell’esercito bolivariano”, quel popolo dei più poveri che fino ad oggi Chavez ha trascinato al voto praticamente una volta all’anno dal 1998. Oppure nell’assuefazione al conflitto. Quelle terminate con la sconfitta di ieri sono state davvero le tre settimane “nere” di Hugo Chavez. Ha cominciato re Juan Carlos, il 10 novembre, con quel suo ormai famosissimo “porque no te callas?” (perché non stai zitto) rivolto a Chavez al termine del Vertice ispano-americano di Santiago del Cile. Poi è arrivato Uribe, il presidente colombiano, che all’improvviso gli ha tolto la mediazione che gli aveva affidato con la guerriglia delle Farc per liberare la Betancourt. Trattativa ben avviata e grazie alla quale Chavez avrebbe incassato un ritorno d’immagine da leader influente e vincente in tutta l’America Latina e non solo. Fino ad una storia meno nota ma altrettanto importante: l’annuncio della scoperta in Brasile di nuovi e consistenti giacimenti di petrolio. L’ultima novità che manda all’aria il progetto di Chavez di dominare con l’energia tutto il continente costruendo un gasdotto dal Venezuela alla Patagonia. Peggio di così. In tre settimane ha azzerato le relazioni con la Spagna, litigato con la vicina Colombia ed è stato costretto a ridimensionare le brame di allungare la sua influenza petrolifera fino all’Antartide. Forse ieri ha perso il referendum nel quale aveva messo in gioco tutto il suo futuro politico anche per questo.

Ora, mentre l’opposizione per la prima volta fa festa per le strade di Caracas, Chavez fa buon viso a cattivo gioco. “E’ stato un esercizio di democrazia”, ha detto dopo aver annullato la conferenza stampa prevista per la vittoria, “accetto la sconfitta, ma io – ha detto rivolto all’opposizione – una vittoria di Pirro come questa non l’avrei voluta”.

(3 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/chavez-spagna/bocciata-riforma/bocciata-riforma.html

Energia rinnovabile: la Germania fa sul serio e noi?




a cura di Paolo De Gregorio – 27 novembre 2007

…”Sono dati al cospetto dei quali non c’è rimedio eolico o solare che possa rimediare (checché ne dica il ministro Pecoraio Scanio)”… Giovanni Sartori (Crisi energetica, editoriale Corriere della Sera 17 novembre scorso)

L’illustre politologo, considerato addirittura di sinistra, non sa fare altro che seminare scetticismo e rassegnazione e irride a chi cerca di invertire la corsa verso il riscaldamento del pianeta.
La politica governativa italiana, quella che non decide e si limita a galleggiare sull’esistente, riceve uno schiaffo morale dalla Germania della Merkel che ha deciso di fare della lotta contro il riscaldamento globale la priorità più alta del proprio programma,stilando un programma articolato che prevede i seguenti punti:
– entro il 2020 le emissioni tedesche di anidride carbonica devono essere ridotte del 40% e le energie rinnovabili entro quella data devono coprire il 20% di tutte le fonti
– viene stanziato un miliardo di euro per la ricerca nel campo delle energie rinnovabili
– si interverrà con regolamenti edilizi nuovi che impongono costruzioni con materiali che le rendano a basso consumo di energia, nelle quali i pannelli fotovoltaici diventano parte integrante dell’architettura
– si offrirà ai condomini che producono energia solare in eccesso la possibilità di venderla a prezzi vantaggiosi ai gestori elettrici
– sono previsti incentivi statali per la costruzione di automobili a bassa emissione di inquinanti o elettriche o a idrogeno.
A questo piano organico, presto operativo, si aggiunge il fatto che il governo tedesco considera le energie rinnovabili un settore di affari con potenzialità di mercato mondiale, in cui il gruppo Thyssen ha già una società che è la numero uno al mondo in tecnologia per l’energia eolica, e la Bosch spende il 40% dei suoi fondi destinati alla ricerca per sviluppare prodotti per tecnologie che non usano combustibili fossili. La Solar di Berlino la settimana scorsa ha avuto un contratto per costruire 6 impianti di produzione di energia solare in Puglia (praticamente i tedeschi vendono sole ai pugliesi, che è come dire vendere ghiaccio agli esquimesi).
La riflessione che propongo è questa: la trasformazione del modo di produrre, da inquinante e distruttivo per la terra e la nostra salute, a processo sostenibile e salubre passa attraverso decisioni politiche e non per il “libero mercato” che continuerebbe allegramente nelle sue devastazioni.
Ciò richiede che la politica sia autorevole e le priorità ambientali non siano messe in coda, ma al primo posto programmatico.

Malgrado la Germania produca un cospicuo 27% del suo fabbisogno energetico dal nucleare, non è in programma nessun ampliamento del settore, avendo i pragmatici tedeschi capito che, se ai costi del kilovattore nucleare si aggiungono lo smantellamento delle centrali obsolete e la messa in sicurezza delle scorie, oltre i pericoli in agguato, l’energia del nucleare risulta la più pericolosa e costosa al mondo.
La immediata diffusione sul territorio di tecnologie rinnovabili, dai piccoli rotori eolici da balcone, ai tetti condominiali con pannelli fotovoltaici, se appoggiata da una politica governativa coerente e illuminata, nell’arco di pochissimi anni, porterebbe un paese come l’Italia, che per gli usi domestici consuma il 20% di tutta la energia prodotta (il 30% è per i trasporti, il 50% è assorbito dal sistema industriale), a rientrare nei parametri di Kyoto.

Se a questo aggiungessimo un piano per la costruzione di centrali a specchi (il solare termodinamico di Rubbia), che la Spagna sta già costruendo in venti esemplari, molte produzioni industriali che vanno a gasolio si potrebbero riconvertire a energia elettrica e la pace con l’ambiente sarebbe quasi fatta.
Tutta la responsabilità è della politica. Le forze economiche conoscono solo la legge del profitto e solo una buona politica può guidare e regolare uno sviluppo industriale sostenibile.

Paolo De Gregorio

Si apre oggi a Bali il summit sui cambiamenti climatici

Si apre oggi a Bali il summit sui cambiamenti climatici

Delegati e scienziati di tutto il mondo hanno aperto oggi, a Bali, la più grande conferenza mai organizzata sul cambiamento climatico.

L’obiettivo fissato dalle Nazioni Unite è il raggiungimento di un nuovo accordo internazionale entro il 2008, al fine di assicurare il superamento del protocollo di Kyoto e raggiungere, nel 2009, un nuovo accordo che consenta di frenare e affrontare il surriscaldamento climatico.

Così, circa diecimila persone provenienti da oltre 180 Paesi (tra cui il Premio Nobel per la Pace, Al Gore e il segretario generale delle Nazioni unite, Ban ki-moon) si sono riunite nell’isola dell’arcipelago indonesiano per questo summit di due settimane sotto l’egida dell’Onu.
Scopo immediato della conferenza sarà quello di definire un calendario per i negoziati.
Secondo gli organizzatori, le due settimane di negoziati potranno essere considerate un successo se getteranno le basi per un accordo post 2012, quando scadrà quello firmato a Kyoto.
Chiedendo ai Paesi partecipanti uno sforzo collettivo, il segretario esecutivo della conferenza, Yvo de Boer, ha sottolineato che “toccherà ai Paesi sviluppati dare il buon esempio, visto che le nazioni in via di sviluppo devono contemporaneamente combattere la povertà”.

Alla conferenza prenderà parte anche l’Australia: il neo eletto premier laburista Kenvin Rudd, come primo atto da Capo del nuovo governo, ha infatti ratificato il protocollo segnando subito la differenza con il suo predecessore in fatto di clima.
Una scelta, quella dell’Australia, che di fatto ha isolato ulteriormente gli Stati Uniti, che ancora rifiutano di firmare il protocollo.

I due grandi nodi da sciogliere sono la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra e la scaletta delle priorità per l’accordo che sostituirà quello firmato a Kyoto nel ‘97.

Così, oltre alla tempistica (per evitare un gap temporale tra il termine del primo periodo del Protocollo di Kyoto ed un successivo accordo, è necessario infatti che le negoziazioni vengano completate nel 2009, per lasciare poi ai Governi nazionali il tempo necessario per la ratifica entro al fine del 2012), occorrerà concordare anche le aree principali che il nuovo accordo dovrà coprire, come la mitigazione (inclusa la deforestazione evitata), ma anche l’adattamento e gli aspetti tecnologici e finanziari.

Oggi alle ore 12:07 – (Fonte: www.noipress.it)

Bucato alle noci?

Notizia ecologica, tratta dal sito di Altromercato:

Prodotto:
Il Sapindus Mukorossi (noce del sapone) è un albero tipico dell’India e Nepal, che produce frutti tondeggianti la cui parte esterna, la polpa del frutto, contiene una sostanza chiamata saponina, che si comporta come un sapone, sciogliendosi nell’acqua a una temperatura ottimale di circa 40 gradi, per poi sviluppare il suo potere detergente. La saponina è un tipo di tensioattivo non ionico semplice che agisce sul bucato in modo naturale e diretto e raggiunge risultati soddisfacenti di lavaggio, seppure non presenti la composizione dei detersivi tradizionali che contengono molteplici tensioattivi e composti chimici complessi.
I frutti vengono raccolti da secoli per utilizzarli come noci da bucato, per decotti di sapone liquido, per estratti. L’attività di raccolta è stagionale ed avviene tra aprile e settembre. Essendo frutti spontanei essa avviene sotto il controllo delle autorità forestali.
Il Sapindus Mukorossi è anche alla base del nuovo tensioattivo presente nella linea Shampoo per capelli di Natyr.

Ogni confezione contiene:
– 500 g di gusci aperti di Sapindus Mukorossi in busta in plastica, atto a preservarne l’integrità;
– un foglio di istruzioni che raccoglie modi d’uso, racconto del progetto, foto e indicazioni sulle proprietà del prodotto;
– un sacchettino in cotone da porre nel cestello della lavatrice dopo averlo riempito.

% ingredienti commercio equo: 100%

Curiosità

Il lavaggio con le noci detergenti è delicato perchè:
– è ecocompatibile i gusci delle noci lavanti si possono smaltire con i rifiuti umidi o nel compost,
le saponine sono rapidamente e totalmente biodegradabili;
– non aggredisce i tessuti e i colori, lasciando naturalmente morbido il bucato;
– lascia profumazione assolutamente neutra;
– garantisce detersione delicata senza allergeni.

Produttori

ANSA (che fa capo ad ASHA Handicrafts – India) è un’organizzazione non governativa che lavora da circa 25 anni nel sud dell’India nella regione Tamil Nadu per la conservazione delle piante medicinali. Ne fanno parte popolazioni rurali che riescono ad autorganizzarsi e a sostenersi attraverso le pratiche indigene e la conoscenza dei mercati.
Questo gruppo venne avviato grazie alla guida di Shri Vinobha Bhave, uno degli ultimi combattenti per la libertà indiana. Dopo il dominio inglese vi fu un fervente movimento tra gli indiani per riportare ogni cosa alla normalità.
ANSA infatti è un acronimo che significa ANTHYODHYAYA (sviluppo dopo la distruzione) + SANGHA (associazione).
ANSA possiede un terreno di 15 acri dove vengono coltivate circa 1000 specie diverse di piante. Gestisce un museo erboristico che propone a scopo educativo erbari, sementi, piante e droghe sfuse e si rivolge a scuole e enti di ricerca e pubblico interessato. ANSA si occupa di programmi formativi per gli artigiani sulle coltivazioni sostenibili e sulle migliori pratiche agricole per le differenti specie. I prodotti sono venduti per la maggior parte sul mercato locale.

Un progetto di autoaiuto per le donne
ANSA riunisce 265 donne rurali tra i 20 e i 50 anni di età, organizzate come self help group (gruppo di autoaiuto) che si occupano della lavorazione e dell’essiccazione delle noci detergenti e possono contare su un lavoro stabile, pur risiedendo nei loro villaggi, sulle colline. Oltre al salario stabile, le donne godono di alcuni servizi importanti, come prestiti, programmi di risparmio e di credito, cura e prevenzione sanitaria. Imparano il valore della salute e apprendono i metodi per preparare da sé le medicine, incoraggiate a impiantare erbari presso le loro stesse case. Le noci detergenti vengono prodotte da diversi gruppi di donne. Ognuna delle quali raccoglie e lavora le noci in base al tempo libero che può dedicare e in base alla prossimità della fonte di approvvigionamento delle piante. Alcune si occupano di cucire i sacchetti di cotone che le contengono.

Filiera

Le noci vengono essiccate e lavorate dalle donne di Ansa, gruppo dello stato di Tamiò Nadu nel Sud dell’India. Le donne si occupano anche di cucire i sacchetti in cotone e di stampare a mano con la tecnica dello screen printing.

……..

Se volete saperne di più – ad esempio dove reperirlo, o dove potete trovare i mercatini natalizi, cliccate sul sito http://www.altromercato.it/