Archivio | dicembre 6, 2007

Immigrati: 110mila prenotazioni. Scarica qui i moduli on line

di Francesca Padula


La gara entra nel vivo:
la pubblicazione del decreto flussi 2007 sulla «Gazzetta Ufficiale» del 30 novembre è il passo decisivo che inaugura la procedura online per l’assunzione di 170mila lavoratori extracomunitari. Serve il computer ai datori di lavoro; meglio avere calendario e orologio a portata di mano, perché la graduatoria dei posti (65mila per colf e badanti) premierà i più veloci a inviare la richiesta.
Oltre al battesimo telematico voluto per scongiurare nuove code davanti alle Poste, il Dpcm contiene un’altra novità: la partenza scaglionata in tre date successive (sabato 15, martedì 18 e venerdì 21 dicembre) contro il pericolo di “resse” informatiche.

Chi deve inviare la domanda? I datori di lavoro – e non gli immigrati – che per la legge Bossi-Fini devono fare la proposta di contratto di soggiorno all’extracomunitario residente all’estero. Si tratta di un requisito non sempre rispettato perché il decreto flussi viene spesso usato per regolarizzare la posizione di lavoratori extracomunitari già in Italia.

Il software del ministero va installato sul computer da cui sarà inviata la domanda..Questo vale per coloro che scelgono la soluzione fai-da-te, mentre a chi non ha dimestichezza con la telematica resta la strada delle associazioni e dei patronati che hanno iniziato a raccogliere le domande in ordine di arrivo e le invieranno online (l’assistenza dovrebbe essere gratuita).
I modelli di assunzione sono disponibili sul sito del ministero e nella tabella a fondo pagina. Ecco il passo successivo: la registrazione su www.interno.it darà la possibilità di iniziare a pre-compilare il modello di assunzione.

Per evitare “doppioni”, il Viminale raccomanda che le istanze di assunzione per lavoratori di Paesi con quote riservate devono essere presentate «indipendentemente dalla tipologia di lavoro» il primo giorno utile. Un esempio: chi aspira ad assumere una badante di nazionalità filippina deve utilizzare il primo giorno di invio senza aspettare il 18, data dalla quale scatteranno le domande per il settore del lavoro domestico e di assistenza alla persona..

IL CALENDARIO DELL’INVIO

15 dicembre

Paesi con quote riservate
La prima finestra di invio è riservata ai lavoratori provenienti dai Paesi indicati all’articolo 2 del Dpcm. Partenza quindi alle ore 8.00 («del quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente decreto sulla «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana) per i cittadini di Paesi che hanno sottoscritto accordi di cooperazione (in totale 47.100 con un aumento della quota di egiziani, moldavi e filippini). Per evitare “doppioni”, il Viminale precisa che se le istanze di assunzione sono relative a lavoratori di Paesi con quote riservate, le domande di assunzione devono essere presentate «indipendentemente dalla tipologia di lavoro» il primo giorno utile per l’invio

18 dicembre
Una data per colf e badanti
Dalle ore 8.00 del diciottesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto flussi scattano le domande per il settore del lavoro domestico e di assistenza alla persona a cui il provvedimento riserva ben 65mila posti di lavoro presso le famiglie italiane.

21 dicembre
Altri settori
L’ultimo scaglione riguarda le domande di lavoratori extracomunitari residenti all’estero che non provengono dai Paesi che hanno con l’Italia accordi di cooperazione (quote riservate) nè rientrano nella categoria degli assistenti familiari. Anche per questi l’invio deve iniziare alle 8.00

DA SCARICARE / Il software del ministero
Lavoratori autonomi in lista per 3mila ingressi
I chiarimenti ufficiali del Viminale
Sportelli aperti ma le password sono in ritardo
Cinque passi per vincere il posto
Priorità alle quote riservate
I documenti sopravvissuti
Il video svizzero contro i clandestini

Gambero Rozzo 2008, l'(anti)guida delle trattorie italiane

Un «manifesto dell’autenticità gastronomica», dice l’autore Carlo Cambi

Oltre 1.200 indirizzi segnalati per trovare il pasto giusto nel posto giusto e dove il conto è leggero

ROMA – Più di 1.200 indirizzi per offrire ai lettori amanti della buona cucina un panorama completo delle trattorie e delle osterie italiane. é questo il Gambero Rozzo 2008, l’antiguida giunta quest’anno alla sua terza edizione che si vanta di non recensire i locali più alla moda «ma quelli dove la cucina è dedizione, è cultura, è amore per il territorio». Nessuna classifica, ma un elenco accurato di locali dove è possibile trovare il pasto giusto nel posto giusto, senza mettere a soqquadro le proprie tasche. Ristoranti dove la tavola ha ancora il sapore della convivialità, spesso ancora a conduzione familiare.

«VIVA IL MANGIAR BENE» – «È una guida da tenere in auto – spiega l’editore Carlo Cambi, enogastronomo ed esperto di turismo- un consigliere discreto per trovare l’indirizzo buono quando serve. Ma è anche un manifesto dell’autenticità gastronomica per sconfiggere la moda dei cuochi ‘”astrusiani”, per dare una testimonianza rigorosa e al tempo stesso gioiosa del mangiar bene contro il bla bla mediatico che assedia e assorda l’enogastronomia italiana. Perchè il Gambero Rozzo più che una questione di etichetta è una questione di forchetta!»

CLIENTI-AUTORI – Coautori con Carlo Cambi gli stessi clienti dei ristoranti annoverati nella guida che sono i primi “recensori” dei locali segnalati, il valore della cucina territoriale, indica gli indirizzi dove ritrovare il gusto del cibo e dove ritrovarsi attraverso il rito del convivio.

06 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_06/gambero_rozzo_061c6d40-a417-11dc-b343-0003ba99c53b.shtml

Torino, incendio in acciaieria un operaio morto, sei in fin di vita

L’incidente all’1.30 nella ThyssenKrupp. Investiti dall’incendio provocato dalla fuoriuscita di olio bollente
Ricoverati in condizioni disperate. I sindacati: “Quei lavoratori erano alla linea 5 da 12 ore”

Uno degli intossicati: “Ho visto l’inferno. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava: Aiutatemi, muoio”
Due ore di sciopero nazionale dei lavoratori metalmeccanici proclamate venerdì 14

Antonio Schiavone, vittima dell’incendio

TORINO – Fiamme nell’acciaierie della ThyssenKrupp, a Torino. Un operaio è morto ed altri sei sono in fin di vita. Li ha investiti l’incendio provocato dalla fuoriuscita dell’olio bollente che serve per raffreddare i laminati. Già quattro fa aveva preso fuoco una vasca d’olio e le fiamme erano state domate solo dopo alcuni giorni. In quell’occasione, però, non vi erano stati feriti. Stamane all’alba, invece, il bilancio è stato ben più drammatico: è morto Antonio Schiavone, 36 anni, di Envie nel Cuneese, sposato e padre di tre figli di 4 e 6 anni, e di un machietto nato appena due mesi fa.

Versano in condizioni disperate Bruno Santino e Giuseppe De Masi, entrambi di 26 anni, ricoverati con i corpi quasi completamente coperti da ustioni. Grave anche Angelo Laurino, 34 anni, in rianimazione all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Prognosi riservata per Rocco Marzo, 54 anni, ustionato per l’80% del corpo, e per altri due colleghi tra cui Rosario Rodinò di 26 anni, mentre due lavoratori intervenuti in un soccorso ai compagni feriti, sono stati ustionati, fortunatamente in modo più lieve e lamentano segni di una leggera intossicazione dai fumi. Maurizio Boccuzzi, infine, ha riportato ustioni leggere ad una mano e al volto.

“Ho visto l’inferno”, ricorda Giovanni Pignalosa, delegato della Fiom, uno degli operai rimasti intossicati dal fumo dell’incendio. “Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava: Aiutatemi, muoio. Ma era impossibile avvicinarsi”.

L’incendio è scoppiato all’una e mezza di notte nella linea 5, adibita al trattamento termico dei prodotti di laminazione. Pare che sia traboccato l’olio bollente usato per temperare i laminati. Gli operai hanno cercato in un primo momento di spegnere le fiamme con estintori e una manichetta dell’acqua. L’acqua però, a contatto con l’idrogeno liquido e l’olio refrigerante, pare abbia provocato una fiammata che ha investito gli operai. Quando sono arrivati i vigili del fuoco con decine di squadre, il reparto era competamente distrutto.


Secondo i sindacati, alcuni dei lavoratori coinvolti nell’incidente, erano al lavoro da 12 ore consecutive: avevano già accumulato 4 ore di strordinario. La ThyssenKrupp aveva deciso a luglio di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l’attività produttiva nello stabilimento di Terni, ma ancora nello stabilimento in via regina Margherita sono al lavoro circa 200 dipendenti. Proprio in questo periodo la linea 5 aveva avuto un’intensificazione del ritmo di lavoro e l’azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno.

Proclamato per venerdì 14 sciopero nazionale di due ore dei lavoratori metalmeccanici per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro. Altre otto ore di sciopero sono state invece proclamate da Fim, Fiom e Uilm per la città di Torino e Terni, sede del gruppo metalmeccanico ThyssenKrupp. “Chiediamo che si passi dalle parole ai fatti. Non basta la compassione, bisogna che si fermino gli incidenti e i morti sul lavoro”, ha detto il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo a nome dei tre sindacati. Domani mattina, i rappresentanti sindacali incontreranno i vertici dell’Unione industriale di Torino.

Il presidente Giorgio Napolitano è convinto che “questo drammatico evento coinvolge ancora una volta la responsabilità di tutti, poteri pubblici e forze sociali, ad assumere il necessario impegno per estirpare l’inaccettabile piaga delle morti e degli incidenti sul lavoro”. Parole simili sono state espresse dal ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha chiesto a tutta la società italiana di farsi carico dell’emergenza sicurezza: “Il Governo ha fatto molto ma le norme, i controlli e le sanzioni da soli non bastano”. Lunedì, in occasione dello sciopero dei metalmeccanici della provincia, la città ha proclamato il lutto cittadino.

(6 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incendio-acciaieria/incendio-acciaieria/incendio-acciaieria.html

Iran, impiccato perché era gay

L’uomo aveva 20 anni. Quando era ancora minorenne fu accusato di violenza su tre ragazzini
La sospensione della pena e il ritiro delle denunce non hanno fermato il boia. Inflessibile la legge

“Per la sodomia c’è solo la forca”

Una manifestazione in favore del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad


TEHERAN
– Il presidente iraniano Ahmadinejad aveva affermato che gli omosessuali non sono perseguitati nel suo Paese “perché non esistono”. L’aveva detto durante la visita negli Usa alla Columbia University meno di tre mesi fa. Ma un gay di 20 anni è stato impiccato con l’accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva appena 13 anni. Non è bastata la sospensione dell’esecuzione decretata dalla magistratura e il ritiro della denuncia delle parti civili. Neppure la mobilitazione internazionale è servita per salvarlo. Quella stessa mobilitazione che nell’agosto scorso evitò la pena di morte alla lesbica iraniana a rischio di espulsione dall’Inghilterra, è fallita quando si è trattato di fermare la mano del boia.

Makwan, arrestato sei anni dopo i reati contestati, è salito sul patibolo ieri mattina nel carcere di Kermanshah, nell’ovest dell’Iran. Un’esecuzione frettolosa, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Etemad Melli. La famiglia è stata avvertita un’ora dopo perché andasse a prelevare il corpo. E all’impiccagione non era presente nemmeno il suo avvocato, Said Eqbali. Secondo testimoni, dopo essere stato arrestato nella cittadina dove risiedeva, Paveh, Makwan era stato umiliato venendo portato in giro per le strade sopra un asino.

La sodomia è uno dei reati per i quali nella Repubblica islamica è prevista la pena di morte. La legge è ambigua, poiché non vi è discriminante tra la violenza carnale e gli atti consensuali. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tuttavia, come Human Rights Watch, che ha reso noto il caso di Makwan, hanno denunciato le esecuzioni di giovani condannati solo perché omosessuali. La condanna a morte, inoltre, è applicata in Iran anche nei confronti di minorenni, o di persone che erano minorenni all’epoca dei reati contestati. E questo è il caso di Makwan.


Lo scorso agosto anche il ministero degli Esteri italiano aveva manifestato preoccupazione a Teheran per il fatto che l’omosessualità figurasse tra i capi d’accusa contro alcuni dei molti impiccati, anche in pubblico, nei mesi passati.

Per cercare di salvare la vita di Makwan si era mobilitata nei giorni scorsi in Italia anche l’organizzazione Gruppo Everyone. Ma tutto è stato inutile. Il 15 novembre scorso il capo dell’apparato giudiziario, l’ayatollah conservatore moderato Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva sospeso l’esecuzione di Makwan chiedendo un nuovo giudizio. Ma l’impiccagione è avvenuta comunque, in modo evidentemente affrettato.

L’esecuzione infatti, che doveva aver luogo nel Parco Shahid Kazemi di Paveh, dove il giovane avrebbe commesso gli atti contestati, è avvenuta nel cortile del carcere di Kermanshah. “Mi avevano detto – ha sottolineato l’avvocato Eqbali – che il riesame del caso avrebbe richiesto due mesi. Invece Makwan è stato impiccato dopo nemmeno un mese”.

Il sospetto è che qualcuno abbia voluto vanificare l’intervento dell’ayatollah Shahrudi, che in passato aveva sospeso anche le esecuzioni di altri condannati minorenni e quella di Kobra Rahmanpur, una ragazza condannata a morte per avere ucciso la suocera dopo anni di soprusi.

(6 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/gay-impiccato-iran/gay-impiccato-iran/gay-impiccato-iran.html

Amato scrisse a Craxi: "Impossibile estinguere reati, ma fidati di me"

LE RIVELAZIONI NEI DIARI DI BETTINO SU TANGENTOPOLI

E Silvio: “Grazie del decreto salva tv”

Dall’archivio del segretario socialista la ricetta che l’allora premier Amato, attuale ministro dell’Interno, propose a Craxi per uscire dal guado di Tangentopoli. Dai diari di Craxi spunta anche una lettera di Berlusconi

Bettino craxi ROMA, 6 dicembre 2007 – Impossibile “estinguere reati di codice”. Ma una strada percorribile è quella di estendere per essi i “patteggiamenti” e le “sospensioni cautelari”. Eccola la ricetta che l’allora premier Giuliano Amato, attuale ministro dell’Interno, propose a Bettino Craxi per uscire dal guado di Tangentopoli in una missiva inviata al segretario socialista e contenuta nel suo archivio, da oggi pubblico.

E’ il 9 febbraio 1993, siamo in piena stagione ‘Mani Pulite’: Craxi è già stato raggiunto da un avviso di garanzia e tre giorni dopo si dimetterà da segretario. In questo clima infuocato, Amato scrive a Craxi una lettera su carta intestata di Palazzo Chigi, ma non protocollata, che vuole offrire al segretario socialista una rassicurazione per il buon esito dei suoi guai giudiziari. “Caro Segretario – si legge nella missiva pubblicata da ‘Repubblica’ – prendo a calci i primi mattoni di un muro di silenzio che non vorrei calasse fra noi. E vorrei chiederti invece di avere fiducia in quel che io sto cercando di fare. Occorre certo che passi qualche giorno, che la situazione delle imprese, e non solo della politica, appaia (come del resto già è) insostenibile. E’ inoltre realisticamente utile che la macchia d’olio si allarghi”.

Tuttavia, sottolinea Amato, “neppure a quel punto credo che sarà possibile estinguere reati di codice. Ma credo che l’estensione per essi dei patteggiamenti e delle sospensioni condizionali – sottolinea – sia una strada percorribile. Sto conquistando su questo preziosi consensi. E ritengo che si ottengano così procedure non massacranti, che evitano la pubblicità devastante dei dibattimenti e forniscono possibilità di uscita (…). Claudio mi pare ormai in pericolo. Apprendo che, se ci fosse un riscontro a ciò che ha detto Larini, già sarebbe partito un avviso per concorso in bancarotta fraudolenta. Io sono qua. E continuo ad esserti grato ed amico.
Giuliano”.

Nella missiva sono di fatto indicate quelle che saranno le tappe dell’operato del Governo: il giorno dopo, Amato in Senato dirà che “la questione morale è diventata, di prepotenza, prioritaria”. E tre settimane più tardi, il 5 marzo, il suo governo varerà quello che passerà alla storia come il “decreto salva-ladri”: depenalizzazione per il
finanziamento illecito dei partiti ed estensione del patteggiamento ai reati di concussione e corruzione. Decreto che – ricorda Repubblica – sarà precipitosamente ritirato dopo la clamorosa protesta in tv del pool milanese.

Dai diari di Craxi spunta anche una lettera di Silvio Berlusconi. Che recita: “Caro Bettino, grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità”. E’ un Silvio Berlusconi assai riconoscente quello che nell’ottobre 1984 scrive al presidente del Consiglio, Bettino Craxi, all’indomani dell’approvazione del cosiddetto decreto ‘salva Berlusconi’. Una lettera che appartiene all’archivio di Craxi, da oggi ‘aperto’, pubblicata da ‘Repubblica’.

E’ il 16 ottobre, Canale 5, Italia Uno e Retequattro vengono oscurati perché trasmettono in diretta su tutto il territorio nazionale, nonostante il divieto imposto dalla legge. A distanza di quattro giorni, il governo Craxi vara un decreto legge, noto come ‘salva-Berlusconi’, che sana la situazione, consentendo a Fininvest di riprendere le trasmissioni.

Pochi giorni dopo, il presidente di Fininvest scrive di suo pugno all”amico’ Bettino, assicurandogli che troverà il modo di contraccambiare al favore: “Spero di avere il modo di contraccambiarti – scrive il Cavaliere – ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titolo-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremoinsieme al più presto – è la promessa di Berlusconi – il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio”.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/12/06/52056-amato_scrisse_craxi_impossibile.shtml

Finanziaria: bonus vacanze per i più poveri

carta igienica

QUALCUNO ME LA SPIEGHI, PER FAVORE..

La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento

Le risorse verranno dal fondo di rotazione per il prestito e il risparmio turistico

ROMA – In arrivo buoni-vacanza per chi rientra nelle fasce sociali più deboli. La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla Finanziaria di Maria Leddi Maiola (Pd) che istituisce buoni-vacanza da «destinare alle fasce sociali più deboli, anche per la soddisfazione di esigenze di destagionalizzazione dei flussi turistici nei settori del turismo balneare, montano e termale». Le risorse verranno dal fondo di rotazione per il prestito e il risparmio turistico.

06 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/politica/07_dicembre_06/bonus_vacanze_poveri_6b941a68-a3f1-11dc-b343-0003ba99c53b.shtml