Archivio | dicembre 8, 2007

Offese a Giuliano Ferrara: La7 sospende "Decameron

Chi ha visto Decameron finora, in particolare l’ultima puntata (contro la guerra In Iraq), conosce i reali motivi di questa servile decisione….
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MILANO – Una decisione destinata a far discutere: ieri in tarda serata, con un comunicato, la diretazione de La7 ha annunciato la sospensione di Decameron, lo show di Daniele Luttazzi. Motivo: alcune frasi forti su Giuliano Ferrara, volto storico e presenza quotidiana dell’emittente. “Con Daniele Luttazzi è stato stipulato un contratto che garantiva la sua più totale libertà creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda – è scritto nella nota – di questa libertà era necessario fare un uso responsabile, cosa che non è avvenuta. Infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedì, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa La7 collabora da anni come coconduttore di 8 e mezzo”.
“Le espressioni usate – è scritto ancora nella nota – sono palesemente in contrasto con la satira, e si configurano come una provocazione alla dignità e all’onore personale di un nostro collaboratore. La7 si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di libertà e responsabilità verso le persone così come verso il pubblico”.
Ecco la frase che ha fatto infuriare i vertici de La7: “Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli p… addosso, Previti che gli c… in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”.
Parole forti, certo. E oggi la prima reazione arriva dal Comitato di redazione del tg di La7, che critica la mancata notizia della sospensione nell’edizione notturna del telegiornale, compiuta – si legge in un comunicato – attraverso “un incomprensibile e arrogante atto censorio”, attribuito al vicedirettore Pina Debbi. “Un fatto gravissimo – prosegue la nota – che ostacola il dovere di completa e libera informazione del telegiornale di La7, danneggia l’immagine di imparzialità e professionalità della redazione e alimenta sospetti sui reali motivi della sospensione del programma”.
“Puntuali infatti – conclude il comunicato del Cdr – la sospensione di Decameron arriva dopo la replica ( ! ) di giovedi 6 dicembre, della puntata andata in onda sabato 1 con punte di 2 milioni e 700 mila telespettatori. Sull’episodio chiediamo un immediato chiarimento al direttore”.
(8 dicembre 2007)
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Dal blog di Daniele Luttazzi:
Fahrenheit
Stasera è successo un fatto gravissimo: per motivi legali ( nessuna comunicazione ufficiale della sospensione del programma ) io e Franza Di Rosa abbiamo completato al montaggio la puntata n.6 che doveva andare in onda. Verso le 20, dei funzionari di La7 sono entrati in sala montaggio per impedire fisicamente che proseguissimo. Hanno occupato la stanza, hanno intimato al tecnico di sospendere ( senza averne titolo ), uno di loro si è seduto al mio posto alla consolle e non se ne andava, sfidandoci. Ho telefonato all’avvocato: stavano commettendo un reato ( violenza privata ) e potevo chiamare la polizia. A quel punto sono usciti. Poi, quando ho finito e me ne sono andato, uno di loro è entrato per CANCELLARE TUTTO IL GIRATO di Decameron, passato e futuro. Spero non l’abbiano fatto.

Cinquemila all’Assemblea della Cosa Rossa

Alla Fiera di Roma la Costituente del nuovo “soggetto politico-plurale”
Presenti i quattro segretari, Mussi, Diliberto, Pecoraro Scanio e Giordano

“Urge la verifica ma non la crisi”

Ingrao critico, oggi non è arrivato si spera ci sia domani con Bertinotti
Intanto Cannavò e la Sinistra critica lasciano Rifondazione

di CLAUDIA FUSANI

Giordano, Mussi e Diliberto all’apertura dell’Assemblea


ROMA
– Cinque mila persone sono riunite da oggi pomeriggio alle quattordici nel padiglione 10 della nuova Fiera di Roma per dare vita all’assemblea costituente di “La Sinistra-L’Arcobaleno”. E’ il nuovo soggetto politico che nasce dalla federazione di quattro soci fondatori – Sinistra democratica, Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani – e di tutti coloro che, individui, movimenti, associazioni, sentono il bisogno di “una sinistra politica in grado di conservare la memoria del passato e tenere lo sguardo rivolto al futuro”. Così si legge in uno dei passaggi della dichiarazione d’intenti con cui domattina i quattro segretari Mussi, Giordano, Pecoraro e Diliberto terranno a battesimo la nuova formazione politica”.

Si chiama L’Assemblea nazionale della sinistra e degli ecologisti. Dal simbolo – La Sinistra scritto in rosso, L’Arcobaleno in verde su sfondo bianco e un mare multicolore – è sparita la falce e il martello. Spariti anche i vecchi, tradizionali riti di queste riunioni-congresso. Persone in ordine sparso che entrano e escono dalle nove sale dove sono in corso affollati worshop su lavoro, diritti, disarmo, ambiente, legalità, migranti e cittadinanza, democrazia-partecipazione, conoscenza-innovazione. Ministri e segretari che partecipano seduti tra gli altri e in mezzo agli altri, che parlano con simpatizzanti e curiosi.

Anche l’avvio dei lavori è stato anomalo: una esilarante tirata di quasi mezz’ora affidata al comico Andrea Rivera vestito con un perfetto maglione arcobaleno. Se la prende con simbolo e nome (“mi viene in mente Il gigante e la bambina di Ron e allora forse si poteva pensare a La volpe e l’uva, meglio, più colto”), dedica una riflessione ai “lavoratori sommersi” e fa l’esempio di quel precario della nota catena di supermercati a cui dedica lo slogan “Esselunga e diritti corti”. Ricorda che ormai in Italia ci sono “quattro sindacati, Cgil, Cisl, Uil e Cei” e a Veltroni “impegnato nell’organizzazione del festival di Ariccia” dedica un’amara filastrocca che è un collage di titoli da film del tipo: “Cadaveri eccellenti? Macchè, quelli di Thyssenkrupp. In nome del Papa Re, la messa è finita”.


Risate a parte, tra le sale del padiglione 10 non si respira un clima di regolamento dei conti. Si parla di verifica ma non di crisi. “Questo governo ha fatto molte cose ma su altre ha deluso, ecco perché s’impone la verifica” dice il coordinatore di Sinistra democratica il ministro Fabio Mussi. Il pacchetto sicurezza e la promessa del ministro Chiti non agitano le acque: “Quel testo sarà blindato così com’è alla Camera, non tornerà al Senato” è sicuro Gennaro Migliore, capogruppo alla camera di Rifondazione. Quindi il riferimento all’omofobia, “così come previsto dalle norme europee e dal trattato di Amsterdam” resterà. Anzi il ministro Ferrero è stupito dell’ultimatum di Mastella: “A febbraio lui e Pollastrini hanno presentato un pdl analogo che di fatto ripristina la legge Mancino, cioè l’inasprimento delle norme antirazziste”. Ancora più chiaro il ministro verde Alfonso Pecoraro Scanio: “Oggi qui c’è un clima arcobaleno e una sinistra forte e di governo”. Mastella, infondo, “non è la prima volta che minaccia la crisi”.

Il tema che corre e passa di bocca di capannello in capannello è semmai un altro: la sicurezza sui posti di lavoro. Piace la dichiarazione di Prodi e questo è un tema che qui unisce molto e fa guardare avanti. Assai di più delle legge elettorale su cui invece le posizioni restano a dir poco variegate. “Proporzionale con sbarramento al 5% senza premio di lista” suggerisce e mette le mani avanti Mussi. “Noi non siamo d’accordo, vogliamo che le alleanze siano indicate prima, mica si può tornare indietro dopo quindici anni” precisa il ministro dell’Ambiente.

Sul nuovo soggetto pesano anche dubbi, oppositori e qualche imbarazzo. Manca Pietro Ingrao, polemico perché non voleva una federazione ma “un vero partito”. La speranza è che venga comunque domani, con Bertinotti che non parlerà. “Ha già parlato abbastanza” sorride un deputata di Rifondazione. L’Assemblea si apre, nel senso che è il primo foglio che ti ritrovi in mano, con una scissione: la corrente di Rifondazione “La Sinistra critica” se ne va, Salvatore Cannavò si è dimesso oggi dal gruppo parlamentare alla Camera.

La prospettiva possibile, invece, è che il nuovo soggetto politico,il cui cammino costituente ma sarà definito a febbraio, possa esordire con lo stesso simbolo alle prossime amministrative in Friuli.

(8 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/cosa-rossa/lassemblea/lassemblea.html

Creberg Teatro per il Cesvi

Creberg Teatro (Bergamo) sostiene il Cesvi per l’intera stagione 2007/2008. Fallo anche tu! Prenota il tuo spettacolo preferito tramite il Cesvi: una quota del biglietto sarà destinata ai progetti in Brasile.

Anche nella stagione 2007/2008, Creberg Teatro ha deciso di sostenere il Cesvi: in occasione di tutti gli spettacoli, infatti, il teatro riserva un prezzo scontato ai sostenitori della nostra organizzazione (il prezzo varia a seconda dello spettacolo come descritto in fondo).

Per ogni biglietto prenotato tramite il Cesvi, una quota sarà devoluta al progetto Una Casa del Sorriso nelle favelas di Rio de Janeiro.
Ancora una volta arte e solidarietà si incontrano per donare un sorriso ai bambini che vivono nelle favelas più povere di Rio de Janeiro.

La presente offerta è valida solo se confermata entro le ore 15.00 del giorno precedente alla data di ciascuno spettacolo* ai seguenti recapiti:
Tel. 035-2058058 (da lunedì a venerdì, ore 9.30-13.00 e 14.00-18.30)
Email cesvi@cesvi.org (specificare nome, cognome, numero di telefono)

* La prenotazione è vincolante. * Gli spettacoli domenicali devono essere confermati entro il venerdì alle 15.
* Sono esclusi gli spettacoli di Scooby Doo, Giorgio Panariello, Jesus Christ Superstar e Teo Teocoli.

I biglietti potranno essere ritirati direttamente in Teatro (via Pizzo della Presolana – Bergamo) presso la postazione riservata al Cesvi, di fronte all’ingresso, la sera dello spettacolo a partire dalle ore 20.00.
Ai sostenitori del Cesvi sono riservati i posti tra le ultime file del primo settore e le prime del secondo.

Per ogni biglietto del costo di € 20, la donazione al Cesvi è di € 3,50. Per ogni biglietto del costo di € 25, la donazione al Cesvi è di € 8,50. Per ogni biglietto del costo di € 30, la donazione al Cesvi è di € 13,50. Per ogni biglietto del costo di € 35, la donazione al Cesvi è di € 18,50.

Teatro & Solidarietà

Ecco il calendario degli spettacoli fino al 10 gennaio 2008 (in arancione i prezzi speciali per i sostenitori del Cesvi).

8 e 9 dicembre
Creation National Ballet Theatre

Il lago dei cigni
Prezzo speciale € 20

22 e 23 dicembre
Christmas Show
Prezzo speciale € 25

5 gennaio
Raffaele Paganini
in
Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers
Prezzo speciale € 20
9 e 10 gennaio
Alessandro Gassman
in
La parola ai giurati
Prezzo speciale € 25

fonte: www.cesvi.it

Mutui, 530mila famiglie in difficoltà


Unicredit e Mps offrono rinegoziazione gratis

di Dino Pesole

8 dicembre 2007


Da un lato, una sorta di moral suasion nei confronti delle banche,
perchè replichino le iniziative già messe in atto da Unicredit e Mps per la rinegoziazione gratuita dei mutui a tasso variabile e l’allungamento del periodo di ammortamento. Dall’altro, possibili iniziative anche di tipo fiscale a beneficio degli intestatari di mutui a reddito medio-basso, accompagnate da interventi a sostegno dell’edilizia sociale. Di difficile attuazione appare invece la proposta di un Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo, lanciata dal vice ministro dello Sviluppo economico, Sergio D’Antoni.

Il Governo prova a definire una strategia comune per far fronte agli effetti del caro-mutui, tenendo però conto – come spiega il vice ministro all’Economia, Roberto Pinza che in Italia non siamo in presenza di «un’emergenza sociale », quale quella esplosa negli Stati Uniti in seguito alla crisi dei mutui subprime. Gli Usa hanno da fare i conti con un tasso di insolvenza a dir poco preoccupante, pari al 20%, «mentre da noi non si supera l’1 per cento». A parere di Pinza, il vero segnale va lanciato in direzione dell’edilizia sociale, «perchè il problema è l’alto costo delle abitazioni sul mercato, che costringono a contrarre mutui di importi elevati ». Misure che in ogni caso andrebbero ad aggiungersi- spiegano fonti dell’Economia all’aumento a 4mila euro delle detrazioni Irpef per la prima casa e i 550 milioni stanziati per rilanciare l’edilizia economica, inseriti in Finanziaria, e al taglio dei costi per la portabilità dei mutui previsto dal pacchetto Bersani.
Misure che appaiono quanto mai opportune se si considera che secondo il Rapporto annuale del Censis, reso noto ieri, nel nostro Paese sette famiglie su cento sono a rischio di insolvenza. Rallenta la domanda di nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni, anche se si registra ancora «un consistente tasso di crescita», pari al 7% nei primi sei mesi dell’anno, contro il 21,1% dell’anno precedente. La conclusione del Rapporto Censis è che i prossimi saranno «anni molto difficili per gli italiani se non si aggredirà il problema della povertà».

Per quel che riguarda la leva fiscale, si potrebbe agire sul fronte dell’ulteriore incremento delle detrazioni Irpef per la prima abitazione, concentrate sui redditi bassi e mediobassi, a patto che si individuino le necessarie risorse compensative. Al momento, fondi aggiuntivi non sono stati individuati, tanto che appare improbabile che si possa agire inserendo le relative norme nel passaggio della Finanziaria alla Camera. Se ne riparlerà probabilmente con l’anno nuovo. Più concreta si presenta l’azione di «moral suasion» nei confronti dell’Abi,auspicata anche dal ministro dell’Economia, Tommaso PadoaSchioppa in una recente intervista televisiva. Si tratta di mettere a punto una strategia complessiva che consenta di rivedere, senza costi aggiuntivi, le condizioni dei prestiti. Nel caso in cui scattassero le penali, potrebbe essere lo Stato a farsene carico. A trarne beneficio dovrebbero essere soprattutto gli intestatari di mutuo a tasso variabile che, in seguito all’incremento del tasso Euribor, stanno subendo i danni maggiori, da quando la Bce ha intrapreso la strada dell’aumento progressivo del costo del denaro, per far fronte ai folocai inflattivi. La soluzione proposta da Unicredit e Mps consente, in sostanza, di mantenere ferma la rata del mutuo sullo stesso livello cui è fissata oggi, o di dimuinirla. Secondo le prime stime, potrebbero utilizzarla 15mila clienti di Unicredit. Non è la soluzione al problema, ma certamente un segnale di disponibilità da non sottovalutare.

Nessuna soluzione all’americana, in ogni caso, con l’eventuale congelamento fino a cinque anni degli interessi da versare sui mutui sottoscritti. «Sui mutui – ha osservato Visco – il Governo è pronto a fare la sua parte. Vedremo in concreto cosa si può fare». I tempi non si annunciano brevissimi. Del resto, appare arduo già d’ora “ipotecare” nuovi, possibili surplus di gettito fiscale, quando il quadro macroeconomico volge verso prospettive tutt’altro che incoraggianti, e occorrerà comunque approntare una manovra correttiva per il 2009 che stando a quanto ha anticipato Padoa-Schioppa – non sarà inferiore a 10 miliardi.

Articoli Correlativersione beta

Da Regioni e Comuni arriva un sostegno
Sui tassi una protezione ricca di costi aggiuntivi
Unicredit esposta per 277 milioni di euro nei subprime Usa. Utile a 3,6 miliardi (+16,6%)
I clienti aspettano un segnale dalle banche

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/12/banche.shtml?uuid=6f398b88-a4c5-11dc-972d-00000e251029&type=Libero

Prodi: "I morti sul lavoro sono emergenza nazionale"

Il presidente del Consiglio chiede all’azienda di “chiarire senza reticenza”
“Le famiglie delle vittime sappiano fin d’ora che non le lasceremo sole”

Anche Bertinotti esprime il proprio cordoglio per “una strage angosciante”
Oggi i primi iscritti nel registro degli indagati. Sono accusati di omicidio e disastro colposo

Il premier Romano Prodi

LISBONA – “Quella dei morti sul lavoro è una vera emergenza nazionale”. Lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi in una nota diffusa a Lisbona, dove il premier si trova per il vertice Ue-Africa. Che aggiunge: “L’azienda dovrà chiarire senza reticenza alcuna. Due ministri sono impegnati per far luce, insieme alle autorità competenti, su quanto accaduto, e noi vogliamo che quella luce sia totale e rapida”. Oggi al Palazzo di Giustizia sono state effettuate le prime iscrizioni nel registro degli indagati.

Anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti, intervenendo al Congresso di Legambiente, ha espresso il proprio cordoglio per la tragedia di Torino: “Siamo qui a piangere ancora una volta per una strage angosciante, in una fabbrica che non è una fabbrichetta cresciuta nelle pieghe del sommerso, ma una multinazionale tedesca e in un città che è stata ed è uno dei luoghi dell’industrializzazione e delle lotte sindacali”.

Prodi accusa le aziende: “Troppo spesso la logica del profitto mette in secondo piano il rispetto della persona umana prima ancora che i diritti dei lavoratori. Non si può morire di lavoro in un luogo dove tra l’altro si combatteva per non perdere il lavoro”.

I necessari chiarimenti, ha detto Prodi, dovranno arrivare presto “per rispetto delle vittime, dei loro cari e di tutti i lavoratori che ogni giorno e ogni notte hanno diritto alla sicurezza e alle tutele più ampie. Le famiglie delle vittime sappiano fin d’ora che non le lasceremo sole”.

Per il gravissimo incidente avvenuto alla ThyssenKrupp di Torino sono morte finora quattro persone, e altre tre sono in fin di vita. Oggi sono state effettuate le prime iscrizioni nel registro degli indagati nei confronti della ThyssenKrupp. Secondo indiscrezioni nell’iscrizione vengono contestate le ipotesi di accusa di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. Al momento non è chiaro quante persone siano state indagate, ma secondo voci non confermate potrebbe essere due o tre. L’inchiesta è condotta dai pm Laura Longo e Francesca Traverso e coordinata dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello.


Anche oggi sono in atto accertamenti per chiarire con precisione quale sia stata la causa che ha fatto scoppiare l’incendio alla linea 5 dell’impianto di trattamento termico dove è avvenuta la tragedia. La Procura ha sequestrato una sorta di scatola nera che riguarda l’apparecchiatura.

Nel frattempo la Procura ha incaricato l’Asl di fare ogni accertamento sulla sicurezza dello stabilimento anche in proiezione futura: sono pertanto iniziati i primi controlli sugli oltre 300 estintori esistenti nello stabilimento. Trenta di essi sono stati portati nella sede dei vigili del fuoco dove verranno analizzati nel dettaglio perchè contengono materiale liquido e gassoso. Agli altri è stata applicata una procedura che ne permette l’uso ma non la modifica in attesa degli accertamenti della magistratura.

Al momento dell’incidente alcuni operai hanno denunciato che 3 estintori su 5 non funzionavano. Obiettivo degli inquirenti è capire che uso ne venisse fatto da parte dell’azienda e degli operai. Pare infatti che alle volte, nei piccoli interventi, gli estintori fossero usati per metà e poi non più ricaricati. Una prassi, quest’ultima, che li rendeva inutilizzabili perchè il materiale all’interno diventava scadente sul fronte della sicurezza.

(8 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incendio-acciaieria/parla-prodi/parla-prodi.html

Il gran rifiuto di Ingrao: "Cosa Rossa senza me"

Pietro Ingrao, 92 anni
8/12/2007

«Serviva la fusione. Bertinotti? Da presidente della Camera non avrei mai parlato come lui di Prodi»
RICCARDO BARENGHI

ROMA

Il grande vecchio della sinistra italiana non ci sarà. Pietro Ingrao ha deciso di non partecipare agli Stati generali della Sinistra-Arcobaleno, oggi e domani alla nuova Fiera di Roma. Nonostante sia il nume tutelare di quest’area politica, nonostante molti degli attuali dirigenti e militanti della sinistra radicale ancora lo guardino come un faro nella nebbia, nonostante abbia partecipato con tutti i suoi 92 anni al corteo del 20 ottobre – fece titolo il suo grido dal palco: «La lotta continua» – nonostante tutto questo, Ingrao non ci sarà. Il programma prevedeva che domenica a mezzogiorno lui arrivasse insieme a Fausto Bertinotti. Ma Bertinotti arriverà da solo.

La ragione ufficiale è che domani, alla stessa ora, Ingrao deve presentare il suo ultimo libro, La pratica del dubbio. Ma quella vera è che Ingrao «non è convinto» (sua frase storica che usò all’XI congresso del Pci nel 66: «Cari compagni, se dicessi che mi avete convinto non sarei sincero»…), non è convinto di come si stia costruendo questo nuova Cosa a sinistra: «La Federazione non mi persuade, avrei capito una fusione. Ossia la nascita di un nuovo Partito e pure consistente. Ma così non ne capisco il senso. Quando per esempio Mussi ha rotto coi Ds, secondo me avrebbe dovuto entrare in Rifondazione. Cioè in un Partito riconoscibile e riconosciuto dalla gente che incontro per strada. Per non parlare di Diliberto, chi rappresenta Diliberto?». E quindi? «E quindi mi sembrano troppo frantumati, troppo timidi, ci vorrebbe più linearità, più nettezza, più semplicità di condotta. Più coraggio insomma».

Detto questo, Ingrao però precisa che certo lui non vuole fare la parte del «vecchio professorino, per carità, ci mancherebbe che alla mia età mi mettessi a dare lezioni… Non ci vado ma spero che questa nuova Cosa cammini. La situazione politica generale è così confusa, così deteriorata che c’è assoluto bisogno di una consistente forza di sinistra».

Lui che ha sempre vissuto di politica, si sente oggi sempre più estraneo alla politica. Considera Prodi «un moderato, Veltroni altrettanto», e questo governo «non mi soddisfa per niente». Non sa perché Mastella stia lì, e ce lo chiede: «Che fa, che vuole Mastella». Non sappiamo rispondergli. Confessa anche che non ha nemmeno capito le ragioni dell’ultima uscita del suo amico Fausto – «un vero amico per il quale nutro grande affetto e stima» – ossia quell’intervista a Repubblica in cui attaccava pesantemente il governo e Prodi in persona paragonandolo a un «poeta morente». Al vecchio leader della sinistra comunista, quella sortita non è piaciuta per motivi istituzionali, «quando io ero Presidente della Camera non ho mai fatto nulla del genere né ho mai pensato di farlo». Ma anche per motivi politici, gli è sembrata un’iniziativa estemporanea e troppo solitaria: «Con chi ne ha parlato, con chi l’ha concordata?». E soprattutto: «Perché l’ha fatta, a cosa voleva portare, cosa voleva ottenere?». Domande alle quali Ingrao non ha trovato ancora risposta, e che lo lasciano interdetto.

Tuttavia, anche senza di lui la Cosa rossa, anzi ormai multicolore, comincia a muoversi. Oggi pomeriggio i lavori si articoleranno in diversi work-shop, ovvero seminari tematici. Domani invece sul palco si alterneranno dirigenti nazionali e locali, fino naturalmente ai leader dei quattro partiti che costituiscono la Federazione: Giordano, Mussi, Pecoraro e Diliberto. Si capirà allora se a questo primo passo ne seguiranno altri, se cioè si tratterà solo di una semplice Federazione, che poi significa in sostanza poco più di un cartello elettorale, oppure se l’idea sia sul serio quella di far nascere un nuovo soggetto politico. Insomma un nuovo partito, con conseguente scioglimento dei quattro esistenti. Non è affatto detto che vada così, tutt’altro: le divisioni non mancano su molti temi, dal rapporto col governo alla legge elettorale. Così come non manca la paura di contaminarsi, di sciogliere la propria forza senza sapere dove andrà a finire, di rinunciare al proprio ruolo, al proprio simbolo, al nome. Insomma all’identità. E infatti tutti dicono che pure se si uniscono, ognuno resta con la propria identità, saranno insomma «un soggetto plurale» (un bell’ossimoro). Comunque almeno alle prossime elezioni amministrative, saranno insieme sotto lo stesso simbolo. Una prima prova per misurare il consenso, che nei sondaggi attuali oscilla tra l’8 e il 12 per cento.

Infine, il problema del leader. Che non c’è. Avrebbe dovuto essere Bertinotti, ma fa un altro lavoro e non ha nessuna intenzione di dimettersi da dove sta. E tra quelli disponibili, nessuno ha le caratteristiche adatte, oltre al fatto che ognuno è geloso dell’altro. Potrebbe allora spuntare fuori un outsider, per esempio Nichi Vendola, sponsorizzato proprio da Bertinotti. Ma prima i quattro dovranno decidere se saranno una Cosa sola o quattro cose che si uniscono all’occorrenza (le elezioni) per poi marciare divisi. Dopo di che mettersi d’accordo su chi sarà il loro capo. Ci riusciranno?

MULTIMEDIA

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200712articoli/28272girata.asp

Bossi: "Prepariamoci alla lotta"

8/12/2007 (11:46) NUOVE INVETTIVE ALLA MANIFESTAZIONE DEL CARROCCIO

Umberto Bossi è intervenuto all’ultima manifestazione leghista

Il leader leghista: «Italia schiavista
abbiamo il dovere morale di liberare
il popolo anche rischiando la vita»

BERGAMO
Umberto Bossi torna all’attacco. Durante la manifestazione leghista a sostegno dei sindaci che hanno firmato ordinanze contro gli immigrati irregolari il leader del Carroccio ha tenuto un discorso davanti alla Prefettura di Bergamo: «Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà». Alla manifestazione partecipano circa 250 persone, tra le quali gli esponenti del Carroccio Roberto Calderoli, Roberto Castelli e Mario Borghezio, oltre ai 43 sindaci leghisti bergamaschi che ieri Bossi ha definito «eroi».

Il tutto davanti alla Prefettura, dopo che il prefetto di Bergamo Camillo Andreana ha scritto una lettera di richiamo al sindaco di Caravaggio, Giuseppe Prevedini, autore della circolare che nega l’autorizzazione alle nozze per gli immigrati irregolari, circolare che è stata sottoscritta da tutti i sindaci ‘padani’ della provincia. Umberto Bossi respinge con forza l’ipotesi del partito unico del centro destra e chiama «moralmente alla lotta» il «popolo della Padania».

Nel suo intervento di una decina di minuti, il leader del Carroccio ha affermato che «i partiti non si possono comprare. Non si può entrare in un partito unico perchè la lega ha una sua identità». «Chi difenderà sennò il popolo della Padania nel partito unico?», si è chiesto Bossi. Ed ha aggiunto: «Prepariamoci moralmente per la lotta, anche se si rischierà di lasciarci la vita».

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200712articoli/28285girata.asp

Torino: salgono a tre le vittime dell’inferno alla ThyssenKrupp

Deceduti Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino
Altri 3 sono in fin di vita. Oggi incontro sindacati-azienda. Lunedì sciopero

E’ strage

Primi accertamenti: un estintore era vuoto e il telefono di emergenza non era attivo
Bonanni: “Fermare la strage”. Cgil, Cisl e Uil dichiarano tre giorni di lutto nazionale

Roberto Scola, 32 anni, due figli, la seconda vittima dell’incendio nell’acciaieria

TORINO – Ormai è strage. Nell’inferno alle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino sono morti altri due operai: Roberto Scola, 32 anni, aveva il corpo interamente ricoperto di ustioni; è morto intorno alle sette di stamane nel reparto rianimazione dell’ospedale Cto di Torino. Aveva due figli; quando è stato ricoverato le sue prime parole ai medici le ha riservate proprio a loro: era terrorizzato di non poterli più rivedere. Nel pomeriggio, il secondo lutto della giornata: alle 17.45 è morto Angelo Laurino, 43 anni, che era ricoverato all’ospedale Giovanni Bosco con ustioni su oltre il 90% del corpo. Ma non è finita qui perché in tarda serata un altro dei feriti non è riuscito a resistere alle gravi ustioni ed è morto in ospedale. Si chiamava Bruno Santino, aveva 26 anni.

“La notizia di altri morti è spaventosa”: così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha commentato i decessi nel rogo di Torino. Per le vittime dell’acciaieria la Scala ha osservato un minuto di silenzio prima dell’inizio del tradizionale spettacolo d’apertura della stagione. “Un gesto dovuto ma sincero” ha detto il presidente. “Un segno di attenzione nei confronti di un dramma oggi ancor più acuto”.

Era facile, purtroppo, prevedere che le vittime dell’incendio che la notte scorsa ha distrutto la linea 5 laminati dell’acciaieria in corso Regina Margherita, sarebbero salite di numero. La prima, Antonio Schiavone, 36 anni, di Envie nel Cuneese, era sposato e padre di tre figli di 4 e 6 anni, e di un maschietto nato appena due mesi fa. In ospedale restano tre operai in condizioni gravissime, hanno ustioni tra il 60 e il 90% del corpo: Giuseppe De Masi (26 anni) ancora al Maria Vittoria, giudicato intrasportabile, Rosario Rodino (26 anni) trasferito al Centro grandi ustionati di Genova, Rocco Marzo (54 anni). Un compagno di lavoro, ricordando quei tragici momenti, ha detto: “Sembravano torce umane“.


Ieri, per tutta la giornata la fabbrica ha reagito con rabbia, anche perché la ThyssenKrupp – dove cinque anni fa aveva preso fuoco un treno di laminazione che aveva prodotto un incendio domato soltanto dopo tre giorni – per tutti era diventata la fabbrica “dei ragazzi, il 95 per cento dei 180 dipendenti rimasti ha meno di trent’anni.

Rabbia perché “gli estintori erano semivuoti ma sigillati e quando si è tentato di usare gli idranti l’acqua non c’era”. Tocca alla magistratura accertare le responsabilità insistono i delegati sindacali, ma certo la condizione di dismissioni (quel reparto doveva chiudere a febbraio) è giudicata la ragione dell’allentamento dell’attenzione sulla sicurezza. Le indagini della magistratura partono proprio dal confronto con l’incendio del marzo di cinque anni fa per accertare se le dinamiche possono essere state analoghe e soprattutto se l’azienda ha rispettato le prescrizioni fatte allora. Gli accertamenti hanno intanto confermato che il primo estintore usato dagli operai era vuoto e che il telefono di emergenza non era attivo.

Oggi le organizzazioni sindacali hanno incontrato i vertici dell’azienda e nel frattempo preparano un dossier con l’elenco dei problemi finora denunciati.

Cgil, Cisl, Uil. “Basta con la strage, la situazione è gravissima”. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti lanciano l’allarme dopo gli ultimi morti sul lavoro sottolineando – in una nota congiunta – che “non è più tollerabile questo continuo stillicidio: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”.

A partire da lunedì, quando Torino si fermerà, i segretari generali chiamano così “il mondo del lavoro a tre giorni di lutto e invitano i lavoratori ad esprimere sui luoghi di lavoro la propria partecipazione al cordoglio con un segno visibile, una fascia nera al braccio”.

Nei prossimi giorni Cgil, Cisl e Uil promuoveranno “importanti iniziative per la sicurezza, affinchè questa strage finalmente si arresti”, annuncia infine la nota.

(7 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incendio-acciaieria/seconda-vittima/seconda-vittima.html

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L’azienda era in ritardo su una commessa: per non pagare penali ricorreva a maxi straordinari.

“Per paura di perdere il lavoro si accetta tutto”

Quei turni infernali di 12 ore
“E chi rifiutava perdeva il posto”

di PAOLO GRISERI

L’ingresso dello stabilimento

TORINO – Davanti al cancello dell’Unione industriale di Torino è l’ora della rabbia. Quella che ti viene dopo una notte e un giorno di paura, quella che prende il posto dello shock perché, in fondo, “là dentro avrei potuto esserci io”. Giuseppe, 27 anni, non pensa solo a se stesso. Pensa all’amico “che si è licenziato un mese fa. Uno che non ce la faceva più. Aveva già ricevuto due richiami scritti dalla Thyssen perché si era rifiutato di fare lo straordinario”.

Uno che si è salvato, non solo dal licenziamento. Si chiama Ermido, anche lui ha 27 anni: “Mi sono licenziato il mese scorso, per evitare guai peggiori. Ho lavorato cinque anni alla Thyssen, facevo i turni in finizione. Mai un richiamo, mai un rimprovero. Poi, da settembre, la musica è cambiata. Ci chiedevano straordinari a go go, turni su turni. Io non volevo, c’erano ancora i miei compagni in cassa, dicevo: “Riprendete uno di loro”. Un giorno mi sono rifiutato. Mi hanno mandato la lettera a casa. Dopo la seconda volta ho deciso di uscire da quel posto. Non vivo da solo. Sono ancora con i miei, ho potuto permettermelo. Ma tanti miei compagni che hanno famiglia facevano i turni di 12 ore”.

Gli operai attendono la fine dell’incontro tra i sindacati e l’azienda. Incontro breve. Il tempo di guardarsi in faccia e dirsi che “oggi non c’è spazio per una trattativa normale”. I sindacati chiedono solo “che l’Asl ispezioni tutta la fabbrica prima di riprendere il lavoro”. “Devi capire – dice Giuseppe – che noi non siamo una fabbrica normale. Noi siamo tutti ragazzi. Siamo amici, giochiamo a pallone insieme, andiamo in discoteca, turni permettendo. E adesso ci ritroviamo qui a contare i morti”.

E’ dura morire proprio quando sta per morire la fabbrica. O forse proprio perché la fabbrica è in disarmo. E’ come per un atleta cadere all’ultima curva. La storia recente della Thyssen di Torino è la storia di tante debolezze. Ciro, delegato di stabilimento, fa il mea culpa: “Certe volte, per paura di perdere i posti di lavoro, a noi siderurgici può capitare di monetizzare la salute”. Come dire che certe volte anche i sindacalisti chiudono gli occhi. Chi poteva fare il difficile durante il fuggi fuggi? Perché dopo l’estate la fuga dalla Thyssen è stata massiccia: “I più qualificati, i manutentori, sono andati tutti alla Teksfor di Avigliana, un’acciaieria a pochi chilometri da qui. Da troppi che eravamo, siamo diventati improvvisamente troppo pochi”.


Ciro aggiunge: “Scapperebbe chiunque sapendo che stanno per chiudere la tua fabbrica”. Il piano concordato con Fim, Fiom e Uilm prevede la fine delle produzioni torinesi il 30 settembre 2008. Ma il reparto 5, quello dell’incidente, avrebbe comunque chiuso a febbraio. La tragedia ha anticipato i tempi di due mesi e mezzo.

Il fuoco di giovedì notte si è portato via l’élite della laminazione a freddo (“è solo un modo di dire – avverte Ciro – il forno va a mille gradi”). Se n’è andato subito Antonio Schiavone, l’unico “primo addetto” della linea, una specie di capomacchina nel gergo siderurgico. Ieri mattina al Cto è morto il suo sostituto, Roberto Scola. A Genova lotta per sopravvivere il terzo nella gerarchia del reparto, Rosario Rodinò. Figure preziose di operai qualificati in una fabbrica che si sta svuotando.

La chiusura programmata della Thyssen di Torino sarà la salvezza dello stabilimento di Terni. Una scelta forse inevitabile nella guerra tra poveri che sempre si scatena nelle ristrutturazioni aziendali. Eliminare l’acciaieria di Terni, 3.500 dipendenti, sarebbe stato come far sparire Mirafiori a Torino. Così, un anno e mezzo fa, i sindacati hanno accettato lo scambio: salvare Terni e chiudere la fabbrica da 400 addetti nel capoluogo piemontese. Mors tua, vita mea. Nel passaggio di consegne qualcosa non ha funzionato. La storia la racconta Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese: “A Terni si è rotto un treno di laminazione. Non si poteva pagare al cliente la penale per la mancata consegna del materiale. Così l’azienda è tornata a utilizzare a pieno ritmo Torino”.

Questo spiega forse il ricorso agli straordinari forzati delle ultime settimane. Ma far marciare a pieno ritmo una vecchia auto perché la nuova è dal meccanico, può presentare dei rischi.

Tutte cose che si scoprono sempre dopo, con l’inutile senno del poi. Storie che si raccontano davanti ai cancelli della fabbrica, in fondo a corso Regina, dove i viali di Torino finiscono e diventano tangenziale. Dove anche ieri i compagni delle vittime sono rimasti tutta la giornata. Per stare insieme, per capire che cosa succede, per vigilare. All’ora di pranzo un furgone tenta di varcare il cancello. E’ un attimo. Il passa parola raduna tutti davanti al parabrezza. Ciro urla: “È il furgone della ricarica degli estintori”, proprio quelli che si sono dimostrati inutili.

Gli operai chiamano i carabinieri: “C’è un’inchiesta in corso e vogliono cancellare le prove”. Tutto si chiarisce in fretta. L’uomo scende dal furgone e si avvia a piedi in fabbrica. Era stato convocato dal magistrato.


(8 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incendio-acciaieria/turni-12/turni-12.html

I ministri della sinistra scrivono a Prodi: «Su Vicenza, ripensaci»

Una lettera per chiedere a Prodi di ripensarci. I ministri della sinistra dell’Unione Paolo Ferrero, Fabio Mussi, Alessandro Bianchi e Alfonso Pecoraro Scanio scrivono al presidente del Consiglio per sollecitare un ripensamento sulla base militare di Vicenza.

 vicenza 17 febbraio foto AP

«Come sai – gli scrivono – non abbiamo mai condiviso la decisione di dare il via libera all’ampliamento della base». Il punto, dicono, non è solo il rapporto tra la sinistra dell’Unione e il resto del governo ma «i rapporti tra il governo e la popolazione di Vicenza». «La sacrosanta richiesta dei cittadini vicentini di avere un referendum popolare sull’opportunità o meno di ampliare la base – spiegano – è stata disattesa da chi aveva il potere di organizzare la consultazione».

La lettera arriva il giorno prima dell’inizio degli Stati Generali della Sinistra, giornate in cui il popolo del No Dal Molin ha minacciato di irrompere con la sua protesta. «Alle parole – hanno già risposto quelli del No Dal Molin – devono seguire fatti concreti in grado di riaprire la questione politica e di far diventare la vicenda del Dal Molin una discriminante». «Confermiamo – scrivono in un comunicato – la nostra presenza rumorosa domenica alla Fiera di Roma. Vogiamo che le promesse fatte al movimento vicentino – concludono – vengano mantenute: le nostre pentole suoneranno per pretendere questo, il rispetto degli impegni».

Soddisfatta la parlamentare di Sinistra Democratica Lalla Trupia: «Dopo le 170 firme dei parlamentari per la moratoria e il lancio della petizione nazionale da parte del movimento ‘No Dal Molin’- ha detto – con un altro importante atto istituzionale i quattro ministri della sinistra fanno proprie queste richieste. Da oggi, dunque, Vicenza e la costruzione della nuova base sono sul tavolo della verifica nazionale che la sinistra ha chiesto a Prodi».

Intanto, Vicenza si prepara alla prossima mobilitazione. Il weekend del 14, 15 e 16 dicembre la città veneta ospiterà una mobilitazione europea (guarda il video-appello): tre giorni – scrivono sul loro sito «di confronto, contaminazione, approfondimento» per «allargare i nostri orizzonti, conoscere nuove comunità, condividere altre lotte» ma anche per «dimostrare che la vicenda del Dal Molin è ancora aperta». Si parte venerdì 14 dicembre con una “Panoramica sulla presenza militare USA e NATO in Europa e sui movimenti che si oppongono all’espansione militare”. Sabato 15 si terrà invece un grande corteo per le strade di Vicenza, mentre domenica 16 si chiude con una serie di tavole rotonde con i rappresentanti dei vari movimenti che arriveranno in Veneto dagli Stati Uniti, dall’Europa dell’Est e dalla Germania.

Pubblicato il: 07.12.07
Modificato il: 07.12.07 alle ore 21.36

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71216