Archivio | dicembre 9, 2007

Sorpresa! (piccola; ma ne siamo orgogliosi)

DOMANI COMPRATE L’UNITA’
CON L’INSERTO “EMME”

A PAG. 14 C’E’ UNA PICCOLA SORPRESA, UNA COPRODUZIONE MAURO BIANI/ SOLLEVIAMOCI, SPERIAMO VI PIACCIA.

BUON DIVERTIMENTO!

elena e mauro


Un film per le Feste? (Beh, non proprio..): Persepolis



Marjane. Una bambina, un’adolescente, una giovane donna. Come tante ma con una differenza: è iraniana.

Locandina Persepolis

Animazione di qualità per una donna in difesa della dignità femminile

Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià.

Con l’instaurazione della Repubblica islamica inizia il periodo dei “pasdaran” che controllano i comportamenti e i costumi dei cittadini. Marjane, che deve portare il velo, diventa rivoluzionaria.
La guerra contro l’Iraq provoca bombardamenti, privazioni e la sparizione di parenti. La repressione interna diventa ogni giorno più dura e i genitori di Marjane decidono di mandarla a studiare in Austria per proteggerla.

A Vienna, Marjane vive a 14 anni la sua seconda “rivoluzione”: l’adolescenza, la libertà, l’amore ma anche l’esilio, la solitudine, la diversità.

Sono rari i film di animazione in grado di far percepire al pubblico le difficoltà dell’esistenza di chi li ha ideati. Spesso impegno in difesa dei diritti e qualità grafica non convivono. In questo caso il connubio è perfettamente riuscito. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un’Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità.

Ha anche un altro merito che le va attribuito: è riuscita a sfuggire alle sirene hollywoodiane che la volevano sedurre con la proposta di film in cui Jennifer Lopez sarebbe divenuta sua madre e Brad Pitt suo padre. Ha tenuto duro e ne è nata un’opera in bianco e nero (con lampi di colore) capace di raccontare un’infanzia e un’adolescenza al femminile comune e differente al contempo. Comune perchè tante giovani donne si potranno ritrovare nel suo percorso di crescita. Differente perchè la donna in Iran è (per chi ha dettato e detta le leggi) meno donna. Per una volta ci venga concessa una citazione diretta: vedere questa giovane regista non riuscire più a trattenere le lacrime nel corso di una standing ovation durata 15 minuti a Cannes dava la misura della difficoltà di una vita ma anche della necessità di non dimenticare lo springsteeniano “No retreat no surrender”.

Titolo: Persepolis
Titolo Originale: Persepolis
Genere: Animazione
Anno: 2007
Nazione: Francia
Casa Distribuzione: BIM
Durata: 95 minuti
Data uscita: 22-02-2008
Sito ufficiale: sonyclassics…ersepolis/
Sceneggiatura Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Regista Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi
Interpreti Simon Abkarian, Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni

Richiedi Persepolis in Dvd Colonna Sonora Persepolis La data del prossimo passaggio in tv del film Stampa in PDF

fonte: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=47296

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO VOLENTIERI

La prima 24 ore di diretta satirica del web

Il 13 dicembre 2007 alle ore 22 diretta web di 24 ore su
http://www.nonrassegnatastampa.it

Festeggeremo insieme un anno di storia dopo oltre 100 puntate di video satirici, liberi, indipendenti e senza censura.

Un’esperienza estrema di satira, comicità, irriverenza, ironia, musica e perversione per ricordarci che con la volontà, la passione e l\’impegno è possibile immaginare qualcosa di diverso.

Se anche tu vuoi parlare di un’iniziativa, presentare un progetto o fare una denuncia ti aspettiamo in studio nello spazio “interviste senza filtro”, via skype per i “fuori
sede”, con una mail per i “sedentari”.

Un’intera giornata dedicata a tutti noi che non ci rassegnamo ad una realtà mediatica distorta e artisticamente depressa.

Non ti chiediamo contributi in denaro ma spirito d’iniziativa e creatività per aiutarci a pubblicizzare questa scommessa di 1.440 minuti in diretta, che potrai trasmettere anche sul tuo blog. Ogni giorno nel sito troverai un aggiornamento sullo stato dei lavori e attraverso lo spazio commenti potrai darci suggerimenti ed adesioni.

“Un anno di Non Rassegnata Stampa” in diretta sul sito http://www.nonrasssegnatastampa.it dalle ore 22 di giovedi 13 dicembre 2007 alle ore 22 di venerdì 14 dicembre presso gli studi di
The Blog TV in via Cameria n°10 Roma

1anno@nonrassegnatastampa.it

Filippo Giardina & Mauro Fratini

P.s. : L’ottimo riscontro di pubblico avuto sul sito è coinciso con una disarmante indifferenza da parte di media, giornalisti e anche presunti web-paladini della libertà (evito di fare nomi per non incorrere in una caduta di stile).

Il Dalai Lama in Italia

Dal blog di Beppe Grillo:

Free Tibet

Il Dalai Lama mi ha onorato di un incontro privato a Milano.
Il Papa non ha voluto riceverlo, il presidente Napolitano neppure, Prodi è dato per disperso e il dalai-lema non lo vuole alla Farnesina.
Camera e Senato non hanno ritenuto di doverlo ospitare ufficialmente.
La Moratti ha deciso di usare prudenza, lo vedrà, ma insieme ad altri premi Nobel per non dare troppo nell’occhio. Dicono che si vestirà da monaca di clausura per non farsi riconoscere. Solo Formigoni, onore al merito, lo vedrà in via ufficiale. Siamo al trionfo della viltà.
Il Dalai Lama è anche premio Nobel per la pace, oltre che guida spirituale dei buddisti tibetani e massima autorità temporale del Tibet.

Quando la Cina era solo comunista il Dalai Lama veniva ricevuto da tutti, ora che la Cina è ipercapitalista il Dalai Lama è oscurato. Il dio denaro è la più forte tra le divinità italiane. Templi in suo onore sono presenti al centro di tutte le città, sono le nuove chiese: le banche, le assicurazioni.
Uno degli uomini più importanti del mondo è trattato come un cane in Chiesa.
La Confindustria è salva, l’Italia un po’ meno. Che differenza c’è tra la democrazia cinese e la nostra? Una sola, da loro la pena di morte è esplicita, ti sparano. Da noi ti isolano, ti diffamano, ti trasferiscono. Solo se è necessario ti ammazzano. E’ una dittatura buona. L’omicidio è solo l’ultima risorsa.

Il Dalai Lama in Cina è cancellato dalla Rete, se inserisci il suo nome sui motori di ricerca non lo trovi, in Italia questo non è ancora possibile. E la Rete parla di lui, mentre gli altri media minimizzano, tagliano, disinformano.

Il Dalai Lama mi ha regalato una sciarpa bianca, gli ho promesso che sarò per lui il Richard Gere italiano per la liberazione del Tibet. L’ho visto un po’ perplesso forse perchè sono più bello di Richard. Il blog farà il possibile per dare informazioni sul Tibet. Per un Tibet libero. Conto sul vostro aiuto.

Se volete vedere il video, andate sul blog di Beppe http://www.beppegrillo.it/2007/12/free_tibet.html

… d’altronde, come dice Cornacchione: “beati gli assetati di giustizia, perché saranno giustiziati“…

Cosa Rossa, standing ovation per Ingrao

Arrivo a sorpresa dell’ex presidente della Camera che aveva criticando il progetto
Applausi al suo ingresso. “Mi auguro venga una spinta grande all’unità della sinistra”

“Spero molto da questa assemblea”

Giordano: “Ricostruire un rapporto con il governo, ma nuovo accordo di programma”
Pecoraro: “Superare il 15% dei voti”. Breve pausa per l’irruzione dei “No dal Molin”

Pietro Ingrao

ROMA – Alla fine è arrivato anche Pietro Ingrao all’assemblea della sinistra unita. Sciarpa rossa e bastone in mano, l’ex presidente della Camera ieri aveva dichiarato alla stampa che non sarebbe venuto, criticando il progetto di aggregazione.

Ingrao. “Ho deciso di venire e spero molto da questa assemblea. Mi auguro che venga una spinta grande all’unità della sinistra”, ha detto Ingrao rispondendo alle domande dei cronisti. Appena Ingrao ha fatto il suo ingresso in sala è scattata la standing ovation. Nichi Vendola, che stava parlando dal palco, ha interrotto il suo discorso per lasciare la scena all’ultimo padre nobile della sinistra italiana. “Faccio una raccomandazione perché i vecchi fanno sempre prediche e la mia raccomandazione è una: fate presto perché la vostra unità urge e il Paese ne ha bisogno”, ha detto Ingrao scaldando l’immenso padiglione che ospita l’assemblea della Sinistra e degli Ecologisti.

I morti sul lavoro. I lavori della seconda giornata si sono aperti von la testimonianza di un operaio, che ha parlato delle carenze di sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche. Poi il capo gruppo di Sd alla Camera Titti Di Salvo ha letto i nomi degli operai morti a Torino ricordando anche gli incidenti dell’altro ieri in Campania e nel Lazio. Poi, mentre la Di Salvo annunciava che domani la Sinistra sarà a Torino per “dire basta”, sono state spente le luci e in ricordo dei morti sul lavoro è stato osservato un minuto di silenzio.


“Abbiamo davanti agli occhi qual è la condizione tragica del lavoro ancora oggi in Italia – ha aggiunto poi Ingrao nel suo intervento -. In nome delle vittime di Torino, in nome di ciò che rappresentano lancio qui una parola, un grido: unitevi, unitevi e fate presto perchè i problemi che avete dinanzi sono brucianti e non possiamo attendere ancora. Io che sono ormai consumato dalle lotte e dalle tragedie che ho vissuto, vi dico: avanti insieme, uniti per il riscatto del lavoro”.

Vendola.
Dopo aver lasciato il palco ad Ingrao, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha ripreso il suo intervento: “Serve il coraggio di una nuova nascita” e bisogna lavorare con forza “per questo cemento del futuro”, ha detto nel suo discorso, interrotto da quasi venti applausi. Secondo Vendola la prima cosa da fare è iniziare una vera e propria battaglia contro la precarietà: il confine “in cui è bloccata la gioventù”. Quindi un duro attacco contro il protocollo del welfare “che non si può accettare” perché non combatte, appunto, la precarietà che “uccide il senso delle cose e determina la morte del proletariato”.

Giordano. Un discorso in linea con quanto dichiarato prima dell’inizio del lavori dal segretario del Prc: “Penso sia utile ricostruire un rapporto politico con il governo a partire però dalla definizione di un nuovo accordo di programma”, aveva detto Franco Giordano, tornando sulle dichiarazioni di ieri di Fausto Bertinotti, interpretate da Prodi come un segnale di distensione. Giordano, comunque, ha precisato che il suo partito, già da tempo, ha chiesto una verifica di governo e che pertanto quanto dichiarato ieri dal presidente della Camera ribadisce questo concetto. “La verifica – ha sottolineato Giordano – la faremo veramente. Proporremo le nostre priorità che sono quelle, tra l’altro, dettate dai drammi di queste ore”, che secondo il segretario del Prc sono quelle relative al mondo del lavoro: salari, precarietà, pace e sicurezza.

‘No Dal Molin’. I manifestanti radunati da questa mattina davanti alla Fiera di Roma per dire no alla base Usa di Vicenza, hanno fatto irruzione nell’assemblea generale della Sinistra interrompendo gli interventi dal palco. Tutti i manifestanti con le bandiere che recano la scritta ‘No Dal Molin’ sono saliti sul palco con fischietti e tamburi. “Ci deve essere subito la moratoria e voi dovete assumervi le vostre responsabilità”, ha detto Cinzia Bottene, una rappresentante dell’associazione, molto dura con i parlamentari della ‘cosa rossa’ che non fanno abbastanza, secondo lei, per dire no alla nuova base Usa di Vicenza. “Non possiamo riconoscerci in un governo che svende una città e i suoi cittadini”, ha aggiunto.

Pecoraro Scanio. I manifestanti della ‘No Dal Molin’ hanno incassato la solidarietà del ministro dell’Ambiente: “Deve essere vietata la costruzione della nuova base”, ha ha detto Alfonso Pecoraro Scanio. Il leader dei Verdi sul nuovo soggetto politico ha detto che deve “puntare a superare il 15% dei voti per essere una forza di governo”. Pecoraro ha specificato che “non sarà una ‘cosa rossa’ ma una cosa arcobaleno, una cosa nuova – ha puntualizzato -. Se fosse soltanto una ‘cosa rossa’ sarebbe vecchia e quelli che vogliono restare comunisti se ne andranno con Turigliatto e company”. Il ministro ha parlato anche del Pd: “Il Partito democratico sta terremotando il governo. Era nato per ridurre la frammentazione e al Senato sono proliferati microgruppi”.

Bertinotti. Agli Stati generali della Sinistra Arcobaleno è giunto anche il presidente della Camera. Fausto Bertinotti è stato accolto dall’applauso della sala. A chi gli chiedeva se fosse contento per l’esito della due giorni che vede la nascita del nuovo soggetto politico, Bertinotti ha risposto: “Sì, molto” e poi ha aggiunto: “Per imparare a nuotare bisogna buttarsi in acqua e mi pare che quello di oggi sia un grande tuffo”.

Diliberto. “Oggi parte una nuova storia, a cui intendiamo partecipare a pieno titolo, da comunisti”, ha detto il segretario del Pdci nel suo intervento. Oliviero Diliberto ha concluso con il pugno chiuso e citando Enrico Berlinguer: “Sarebbe stato con noi, anzi alla nostra guida”.

(9 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/cosa-rossa/seconda-giornata/seconda-giornata.html

Chiatta contro petroliera: Catastrofe naturale in Corea del Sud

Venerdì l’incidente al largo delle spiagge di Mallipo Bay

6mila al lavoro

Colpita la regione di Taean. Devastati 17 chilometri di costa. È il più grave disastro ambientale del Paese


TAEAN (COREA DEL SUD)
– Stanno assumendo le proporzioni di una catastrofe naturale gli effetti dell’incidente tra una petroliera Hebei sprint, urtata due giorni fa da una chiatta che trasportava una gru nel porto coreano di Daesan, nella regione di Taean (circa 100 chilometri a sud di Seul). La marea nera fuoriuscita dalla petroliera ha devastato circa 17 chilometri di costa, estendendosi per circa 20 chilometri dalla fonte. La Corea ha dispiegato oltre 100 navi e migliaia di persone per cercare di limitare le conseguenze della peggiore perdita di greggio che il Paese ricordi, che ha oscurato spiagge da sogno, coprendo gli uccelli di catrame e spandendo un odore insopportabile su un’area naturale protetta. Sabato sera è stato dichiarato lo stato di catastrofe naturale nella regione di Taean.

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SABBIA RICOPERTA DA PETROLIO – La sabbia di Mallipo è ricoperta da uno strato di petrolio di circa 10 centimetri di spessore. E già gli abitanti del luogo hanno paura che le loro attività legate al mare – a partire dall’allevamento delle ostriche – vengano irrimediabilmente compromesse. «Circa 5.600 persone sono al momento al lavoro – ha detto un agente della Guardia costiera, Ryu Hung – e facciamo tutto il possibile perchè la situazione non peggiori. Considerando la marea, la direzione e la velocità del vento – ha aggiunto – la macchia nera non dovrebbe, a breve, estendersi ulteriormente». L’obiettivo è quello di bloccare l’espansione della macchia oleosa. In mare sono finite 10mila 500 tonnellate di petrolio: vi sono state sistemate delle boe per trattenere le reti a maglia stretta che raccolgono parte del greggio, mentre tecnici e volontari si sforzano di togliere le chiazze oleose dalla riva con l’aiuto di secchi.

GREGGIO BLOCCATO – Grazie alle operazioni di pompaggio, il greggio ha smesso di fuoriuscire dalla petroliera battente bandiera di Hong Kong, che venerdì è stata speronata da una chiatta di 11mila 800 tonnellate trainata da un rimorchiatore, mentre era all’ancora al largo delle spiagge di Mallipo (circa 90 chilometri a sudovest di Seoul). Dalle tre falle causate nell’impatto, il petrolio ha versato nelle acque del Mar Giallo. Al momento dell’incidente la petroliera trasportava 147 mila tonnellate di petrolio. E la chiatta trasportava una gru al largo della penisola di Taean. Stando alle prime indagini, le cime che assicuravano il rimorchiatore alla chiatta si sarebbero rotte per via del mare mosso.

09 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_09/corea_catastrofe_naturale_2bf71cf0-a637-11dc-b0eb-0003ba99c53b.shtml


«Liberate Jurka, l’orsa rapita»

Il ministro Pecoraro Scanio: lì non può più rimanere, serve un recinto più grande

Cortei e appelli nel Trentino
Era troppo vivace, chiusa in un recinto dopo 8 anni di libertà

MILANO — Almeno arrivasse il gelo… Lei se ne andrebbe in letargo e arrivederci alla primavera prossima. Invece no. Le temperature la tengono ancora sveglia e l’orsa Jurka si annoia come mai le è capitato nei suoi nove anni di vita. Anche perché — vuoi mettere? — otto anni e mezzo li ha passati a macinare chilometri nei boschi, prima in Slovenia, poi in Italia accanto a Jose, il padre dei suoi tre cuccioli. E adesso, da sei mesi, quel misero pezzetto di terra… Era stata portata dagli italiani nel parco dell’Adamello Brenta per un programma di ripopolamento di orsi in questa zona delle Alpi. Ora è in una prigione, meno di duemila metri quadrati. Ha tentato di continuo la ricerca di una via di fuga, l’hanno vista abbarbicata a qualche tronco d’albero per scrutare più lontano e decidere il da farsi.


Ma non c’è modo di evadere dal recinto
del Santuario di San Romedio (Comune di Sanzeno), angolo di arte cristiana nell’incanto della Val di Non, in Trentino. Così la «detenuta » oggi è meno agitata dei primi tempi, come fosse rassegnata all’idea di rimanere lì dentro. Ma ora sono gli umani ad agitarsi per lei, con un crescendo di proteste, iniziative, appelli. Nei giorni scorsi, per dire, una sorta di movimento trasversale pro-Jurka ha contato le firme raccolte in un paio di mesi per chiederne la liberazione: 18mila, tanto per cominciare.

Decine le associazioni che sostengono la causa dell’orsa, dai vegetariani alla Lega anti- vivisezione, dall’Enpa ad Animal’s Emergency, da No alla caccia ad Oipa Italia. Tutti a pregare il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, di rilasciare l’ostaggio plantigrado. Tutti a mandargli email per chiedergli che intervenga. Lui risponde dal sito della Provincia. Rivendica «gli sforzi fatti in questi anni per riportare l’orso fra le nostre montagne», ricorda che «solo Jurka finora ci ha costretto a prendere un provvedimento di riduzione in cattività» e trova «ingeneroso l’atteggiamento dimostrato da una parte, spero francamente minoritaria, dell’opinione pubblica ».

Ambientalisti e animalisti sperano nel ministro Pecoraro Scanio: «Alfonso, pensaci tu», diceva uno dei tanti slogan urlati nel corteo per Jurka organizzato a metà ottobre per le vie di Trento. E lui, il ministro, pur riconoscendo che «la Provincia autonoma di Trento si è sempre distinta per l’attenzione dimostrata nella reintroduzione degli orsi», dice che ha chiesto da tempo, alla stessa Provincia, di «costruire un recinto più grande e adatto a Jurka perché lì dov’è non può rimanere». Fermo restando che «si verifichi, comunque, la possibilità di liberarla». Ma il fatto è che l’orsa — come già suo figlio Bruno, ammazzato in Baviera a giugno del 2006 — è un esemplare «problematico».

Fra le praterie e i boschi d’alta quota dell’Adamello-Brenta, e nelle frazioni di alcune comunità montane, si è fatta più di un nemico. Pastori, per lo più. Ma anche gente che se l’è ritrovata sull’uscio di casa o nel pollaio, apicoltori che a causa sua hanno perduto decine di arnie, automobilisti che se la sono vista sbucare a bordo strada. Dal 2005 fino all’aprile del 2007 ha costretto una squadra di emergenza a intervenire per 84 volte, per 36 volte è stata segnalata fra le case dei montanari. Vai a spiegarglielo che non si fa…


Giusi Fasano
09 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_09/orsa_jurka_chiusa_recinto_trentino_580a15cc-a63c-11dc-b0eb-0003ba99c53b.shtml


Bruno e i suoi fratelli

DI CARLO GRANDE

SPORMAGGIORE (TRENTO). Questa è la storia di Jurka, l’orsa più furba e inafferrabile del Trentino e d’Italia, e del suo partner Jose, l’orso più «macho» delle Alpi: sono la madre e il padre di Bruno (JJ1, dalle iniziali dei genitori), il maschio di due anni ucciso in Baviera un mese fa, immolatosi suo malgrado affinché si cominciasse a parlare con rispetto del «signore della foresta», l’animale che ha condiviso le grotte con i nostri antenati, le montagne con i nostri padri e le culle con i nostri figli, ma è trattato da qualcuno come uno straniero da cacciare, una belva pericolosa da uccidere.

Jurka e Jose vivono – con altri ventitré orsi – nelle fortunate foreste del Parco Adamello Brenta. Boschi, laghi e praterie d’alta quota, le uniche dalle quali l’orso bruno (più grande di quello marsicano) non s’è mai estinto. Oggi l’orso conosce una nuova e fragile rinascita: venticinque plantigradi sono il risultato del progetto «Life Ursus», che dal ‘96 ne ha reintrodotti una decina, grazie al lavoro di Wwf, provincia di Trento e Parco Adamello Brenta. Gli animali si sono riprodotti perché la zona è intatta, ha grandi foreste, poche strade e rocce dolomitiche piene di cavità naturali scavate dall’acqua, tane ideali; e soprattutto perché la maggior parte degli umani li ha accettati, consapevole che la loro presenza è il miglior simbolo di natura vera e un formidabile volano turistico.

Il bagnetto della sera
L’orso «Bruno» aveva ereditato l’audacia della madre nei confronti dell’uomo. Così faranno i tre fratelli-cuccioli che vivono qui con Jurka. Speriamo non diventino un caso, andando a cercare cibo nei paesi altrui. Non c’è guardaparco che non conosca e racconti con enorme affetto le marachelle di questa femmina di nove anni, liberata nel 2001, e della sua passione per galline e aveari. Qualche settimana fa Jurka ha fatto il bagno nel fiabesco lago di Tovel, sotto gli occhi dei turisti. Un orso che alle sette di sera attraversa a nuoto uno dei laghi più belli delle Alpi è un’emozione grandissima, da raccontare a figli e nipoti. Jurka si nasconde da due mesi e ricompare all’improvviso, nonostante i guardaparco l’aspettino per metterle il radiocollare e frenarne le scorribande.

Troppo sfacciata: fa scattare l’allarme di un pollaio e quando arrivano le guardie corre a farne scattare un altro a due chilometri di distanza, poi mentre i «ranger» si precipitano là lei torna al primo e si serve. Jurka è capace di superare il recinto elettrico che protegge gli alveari abbattendo con la zampa un paletto, senza prendere la scossa. Si fa cadere in un recinto di arnie scivolando dal ramo di un albero vicino, all’imbrunire si accoccola con i cuccioli su un roccione e guarda di sotto, per ore, un ballo campestre. Ascolta i suoni e guarda le luci. Chissà a cosa pensa. Jurka passeggia a bordo strada con i piccoli e se quelli decidono di attraversare e una macchina inchioda per non investirli lei si siede tra loro e il paraurti dell’auto, osservando tranquilla l’esterrefatto automobilista. Jurka, madre di Bruno-JJ1, è un’orsa «problematica», ma non ha mai aggredito l’uomo. Non lo farà, se non per difendere i cuccioli o se si sente aggredita.

Il maschio, Jose, è un bestione di dodici anni e 250 chili, che negli impressionanti filmati del «rilascio» (nel 2000) spalanca con con una zampata la «gabbia», si ferma arrabbiato a guardare i «ranger» e balza nel bosco. Gli orsi per un paio di chilometri possono correre ai 50-60 all’ora, lo fanno quasi sempre per scappare dall’uomo: nei rarissimi incontri tutto quello che si vede è un sederone in fuga fra tronchi e foglie. L’orso – spiegano i guardaparco Gilberto Volcan e Matteo Zeni – non è né buono né cattivo, è un animale selvatico, per niente aggressivo. E’ più forte e veloce di noi, nuota benissimo. E’ un po’ miope, si alza in piedi solo guardare meglio. Con gli orsi come Jurka, un po’ come con Yoghi e Bubu, occorrono semplici precauzioni. In Slovenia, dove ce ne sono 500 (altrettanti in Croazia, seimila in Romania) in dieci anni c’è stata una sola vittima, che si era avvicinato ai cuccioli.

Un simpatico fannullone
L’orso, in fondo, è un simpatico fannullone, un opportunista che dorme tutto il giorno e gironzola la sera e la notte. Mica ti aspetta dietro l’albero per rubarti il panino. Adora la frutta: mangia al 75 per cento vegetali, poi invertebrati e carne in minima parte, specie carcasse. Non è un cacciatore come il lupo. Il suo motto è «minimo sforzo, massimo rendimento»: alveari, polli e pecore sono preda dei più audaci, se non protette da recinti elettrificati o cani. Vale la pena, proteggerlo: passeggiare anche con la vaghissima prospettiva di scorgerlo, come avviene per il lupo, accende l’immaginazione. I boschi si riempiono di magia. Lo sanno migliaia di turisti.

Divieto di espatrio
Quest’autunno il Wwf Italia farà informazione preventiva nelle Alpi centrali: gli «avvocati dell’orso» spiegheranno a tutti come comportarsi, chiederanno fiducia. E’ la gente del posto che decide la vita o la morte degli animali. Oggi l’orso che esce dal Trentino è quasi un orso morto. Prima o poi, però, arriverà anche nelle Alpi occidentali. Come tutte le cose belle non conosce confini: ha dato i nomi alle stelle, è ora di abbandonare il rapporto schizofrenico che abbiamo con lui. Peluche o nemico? In fondo si tratta di decidere come vogliamo la montagna: luna park da cittadini, giardino addomesticato, o l’ultimo baluardo di vita autentica, in cui non è possibile controllare tutto. Realisticamente, fanno più danni i cervi che attraversano la strada o le punture dei calabroni.

Nemmeno si deve indulgere al pietismo: a ricordarci la vera natura dell’orso è Jose, quando ha perso la testa per le tre orse nell’oasi faunistica di Spormaggiore. Erano in estro, per tre notti ha cercato furiosamente di saltare l’alta gabbia di sbarre, ha graffiato tronchi e abbattuto la prima rete di recinzione. La gente del paese (e le signore) facevano il tifo per lui. La quarta notte ce l’ha incredibilmente fatta: è saltato dentro e le ha messe incinta tutt’e tre, riuscendo anche a fuggire. L’ha guidato un istinto ancestrale, quello che ha spinto i 25 orsi dell’Adamello Brenta a scegliere gli stessi sentieri e tane dei loro antenati, gli stessi luoghi: Passo dell’orso, Rio degli Orsi, Orsera. Anche Vida, liberata nel 2002, ha seguito questo istinto: ha girovagato per mesi e si è stabilita in un luogo detto San Lucano, santo addomesticatore di orsi. Poi è partita verso l’Austria, seguita grazie al radiocollare. Quando si è sganciato hanno perso le tracce. Vida la vagabonda, l’inquieta, è scomparsa nel Parco degli Alti Tauri. Se sia tornata sotto l’ombra protettrice di San Lucano, nessuno lo sa.

fonte: www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_…


Fini: "Fermeremo la legge ‘Vassallum’, Berlusconi non farà l’asso pigliatutto"


Ultimo aggiornamento domenica 09.12.2007 ore 19.47

Il leader di An attacca la proposta di riforma elettorale e si scaglia contro il Cavaliere
“Si tolga dalla testa di fare l’asso pigliatutto. Sta minando l’unità del centrodestra”

Scontro aperto Fini-FI: “Vassallum truffa
Con Berlusconi siamo alle comiche finali”

La replica di Bonaiuti: “Inattesa mancanza di stile. Offende un terzo degli italiani”

ROMA – Sberleffi, risentimento, accuse e polemiche. Con la ex Cdl fratumata e gli ex alleati che usano toni da nemici giurati. Si comincia con Fini che, davanti all’assemblea del partito riunita all’Ergife di Roma (che ha approvato la relazione del presidente), attacca frontalmente il “Vassallum” e Berlusconi. Riservando al Cavaliere toni durissimi, quasi sprezzanti: “Siamo alle comiche finali”. Parole che provocano una dura reazione di Forza Italia e che segnano un ulteriore allargamento del solco che divide i due ex alleati della Cdl.

Le proposte a Veltroni. Fini, dal palco, parte dalla legge elettorale. Definendo il Vassallum, “una autentica legge truffa” e arrivando a minacciare l’ostruzionismo. Poi, rivolgendosi a Veltroni, mette sul piatto le tre condizioni, all’insegna del bipolarismo, perché An sia della partita: sistema francese comprensivo del doppio turno; al maggioritario e Mattarellum; modello regionale, proposto da Pinuccio Tatarella. “Se invece Veltroni – conclude Fini – continua a lavorare sul Vassallum, allora non dica che An non ha proposte. Dica invece, assumendosi le responsabilita’, che preferisce un accordo con Berlusconi”.

L’attacco contro il cavaliere.
Ma il vero affondo è quello che Fini riserva al Cavaliere, schierato per il Vassallum: “Se pensa di fare l’asso pigliatutto degli elettori di centro destra è meglio che se lo tolga dalla testa”. Il leader di An non si ferma. Dimenticata la Cdl e l’alleanza che lo vedeva al fianco di Berlusconi, insiste negli affondi contro il Cavaliere: “Vuole il Vassallum? Allora non si può più invocare l’unità del centrodestra. Come si fa se si da vita ad una legge elettorale che assicura le mani libere ai partiti? In realtà Berlusconi sta minando l’unità del popolo di centrodestra che è in favore di un bipolarismo per cui si sta o di qua o di là”. Azzera la cautele, Fini. Si spinge fino all’irrisione: “Si sfida il ridicolo quando Berlusconi dice ‘bisogna essere uniti’, ‘bussate e vi sarà aperto’. Qui non siamo al teatrino della politica, ma alle comiche finali”.


La reazione di Forza Italia. La reazione, irata, di Forza Italia arriva nel giro di poco. Giusto il tempo di leggere le dichiarazioni di Fini e i forzisti si compattano. Se il Cavaliere tace, parlano i suoi fedelissimi. “Fini usa un meccanismo psicoanalitico fondato sulla rimozione e dimentica due anni e mezzo di verifiche e contestazioni e la successiva apertura delle ostilità dopo la manifestazione del 2 dicembre dello scorso anno – dice Fabrizio Cicchitto -. Quello di Fini è un intervento distruttivo a 360 gradi”. E Sandro Bondi: “Dichiarazioni che sono il segnale di una evidente, e drammatica, debolezza politica”. Chiude Paolo Bonaiuti, portavoce del premier: “Da Fini una mancanza di stile. Offendendo Berlusconi offende un terzo degli italiani”

I dubbi del Pd. Non si spingono a definirlo “una truffa” ma anche all’interno del Pd, il Vassallum trova resistenze. “E’ difficile negare i due problemi che Fini solleva: quello di maggioranze, governi e premier sottratti alla scelta dei cittadini e la concreta minaccia al bipolarismo” dice il deputato del Pd (ulivista convinto) Franco Monaco.

(9 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/legge-elettorale-11/fini-vassallum/fini-vassallum.html