Archivio | dicembre 10, 2007

Sciopero dei Tir, l’Italia è in tilt

DA STANOTTE AL 14

Da mercoledì carburante a rischio
Il garante: “Blocchi illegali, sanzioni”

Confermati i cinque giorni di sciopero nonostante la convocazione, per domani, del ministro dei trasporti Bianchi. Allarme supermercati: potrebbero rimanere sguarniti per lo shopping delle feste

Un camionista Roma, 10 dicembre 2007 – E’ scattato dalla mezzanotte lo sciopero di cinque giorni dei Tir. Una protesta, quella indetta da Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fiap L, Sna Casartigiani, Fiap M e Unitai, che si farà nonostante la convocazione – per domani – del ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Convocazione che è stata giudicata, dai sindacati, “tardiva, priva di garanzie concrete, allargata in modo strumentale anche alle associazioni che non aderiscono alla protesta”.

Le associazioni dell’autotrasporto, che pure si sono dette disponibili a partecipare all’incontro, hanno quindi riconfermato il fermo che si concluderà il 14 dicembre a mezzanotte. Mettendo così in crisi anche gli acquisti di Natale: alcuni supermercati potrebbero rimanere sguarniti per lo shopping delle feste.

All’origine della protesta, alla quale avrebbe aderito il 90% dei ‘padroncini’, potrebbero, infatti, aderire oltre 90mila aziende di autrasporto, spiegano le associazioni dell’autotrasporto, la mancata attuazione degli impegni assunti dal Governo nel febbraio scorso e il mancato inserimento in finanziaria delle risorse necessarie a evitare che il settore continui a perdere competitività nei confronti dei concorrenti europei.

La società autostrade in un comunicato comunicapossibili disagi in tutt’Italia. Costanti aggiornamenti sulle condizioni di viabilità e suggerimenti su itinerari alternativi verranno diramati da Isoradio 103.3 Fm e attraverso i pannelli a messaggio variabile. Per ulteriori informazioni si consiglia di chiamare il Call Center autostrade al numero 840-04.21.21.


IL GARANTE

Il presidente della commissione di garanzia sugli scioperi, Antonio Martone, comunica che in relazione all`astensione collettiva dei Tir e ai disagi che sta determinando sulla circolazione stradale, “con grave lesione del diritto dei cittadini alla libertà di circolazione”, oggi ha segnalato ai ministri dell`Interno e dei Trasporti che, in base al codice di autoregolamentazione dichiarato idoneo dalla commissione, “non si possono effettuare blocchi stradali o adottare altre iniziative vietate dal codice della strada.

Martone ha chiesto anche che di questa disciplina sia data informazione a tutti i prefetti. E’ stato inoltre rivolto l`invito alle organizzazioni che hanno proclamato lo sciopero “a rispettare rigorosamente il codice in tutte le sue previsioni” ed è stata prospettata l`applicazione delle sanzioni a tal fine previste.

ALLARME CARBURANTE

Se lo sciopero degli autotrasportatori continuerà nei prossimi giorni, mercoledì l’Italia rimarrà senza un goccio di benzina. Lo annuncia Roberto Di Vincenzo, segretario generale della Fegica-Cisl. “Siamo al limite delle scorte – spiega Di Vincenzo – dato che veniamo da un fine settimana in cui già di regola i rifornimenti sono ridotti e in più il sabato è stato un festivo. A Milano tra l’altro anche il venerdì era festivo”.

Oltre al rifornimento ridotto, aggiunge il segretario, “c’è stato un grande esodo in questo fine settimana e quindi un grande consumo”. Quindi, conclude Di Vincenzo, “la situazione già da domani si farà pesante, soprattutto per chi usa l’autostrada per lavoro”.

I DISAGI IN AUTOSTRADA

A1 Milano-Napoli: la chiusura delle stazioni di Anagni in uscita e delle stazioni di Caianello e Caserta nord, sia in ingresso che in uscita; una coda di 4 km in uscita a Firenze Certosa per chi proviene da Milano. Inoltre, la barriera di Roma nord è bloccata dalle ore 6.15 di questa mattina. Per coloro che sono diretti a Roma, Autostrade per l’Italia consiglia di percorrere la bretella della A1 per poi immettersi sulla A24 Roma – L’Aquila in direzione della Capitale.

A3 Napoli – Salerno: blocco tra Cava dei Tirreni e Nocera nord in direzione nord;

A4 Milano – Brescia: code alle stazioni di Seriate, Bergamo, Dalmine e Capriate con conseguenti rallentamenti in autostrada;

A7 Genova – Serravalle: code alla stazione di Genova Bolzaneto in uscita;

A14 Bologna – Taranto: code in uscita a Val di Sangro in uscita;

A27 Venezia – Belluno: code alla stazione di Traviso sud in uscita e sul bivio di immissione della tangenziale di Mestre. Costanti aggiornamenti sulle condizioni di viabilità vengono diramati da Isoradio 103.3 FM, RTL ed attraverso i pannelli a messaggio variabile.

EMILIA ROMAGNA IN TILT

Pesanti disagi per gli automobilisti sulle autostrade dell’Emilia-Romagna: tutti i caselli della regione hanno cominciato a subire rallentamenti dalle prime ore del mattino, in entrata e in uscita.
I problemi sono destinati ad aumentare nel corso della giornata, anche per i previsti presidi sulle strade statali.

MESTRE BLOCCATA

Sedici chilometri di coda in tangenziale a Mestre, col ritmo-lumaca di un’ora per fare 200 metri. Ad aiutare il blocco, tre diversi incidenti stradali, in altrettanti punti diversi dell’arteria, che hanno mandato in tilt il traffico gia’ appesantito dalla normale circolazione del lunedi’ mattina.

IL BLOCCO DI VENTIMIGLIA

Tutti i TIR in transito alla frontiera di Ventimiglia sono stati bloccati questa mattina, nei due sensi, alla frontiera italo-francese di Ventimiglia. Lo ha fatto sapere all’AFP il CNIR di Rosny-sous-Bois, precisando che il blocco e’ dovuto allo sciopero.
Un presidio di camion e’ attualmente in corso sull’autostrada francese A8, ha aggiunto il Centro nazionale d’informazione stradale, dalle 4 di questa mattina.

PUGLIA IN CRISI

Traffico a rilento su molte strade della Puglia per i presidi organizzati con i tir: decine di bisonti della strada sono fermi sulla tangenziale di Bari consentendo il transito solo alle vetture, che procedono a passo di lumaca. Camion fermi anche sulla Brindisi-Lecce, sulla statale 100 nel Tarantino, nei pressi di Mottola. Nei pressi dell’autostrada A14, presidi vengono attuati nei pressi di Foggia e Cerignola, nel foggiano, e nelle vicinanze del casello di Taranto nord.

Secondo i sindacati, la Puglia puo’ essere rilevante nel blocco delle merci su gomma, perche’ ”anello di congiunzione (con i suoi porti e le infrastrutture stradali) tra i grandi flussi di merci intercontinentali e gli attori economici locali”.

SICILIA, PROTESTA SOFT

Niente blocchi stradali dei tir in Sicilia per lo sciopero dei ‘padronicini contro il calo gasolio in tutta Italia, ma solo volantinaggio. È la linea d’azione intrapresa dall’Aias, l’associazione degli autotrasportatori. “Le vetture saranno fatte passare – assicura Giuseppe Richichi, leader dell’Aias – ma non sono esclusi disagi agli automobilisti”. Previsti presidi di autotrasportatori agli imbocchi del porto di Palermo e al porto di Termini Imerese (Palermo).

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/12/10/53393-sciopero_italia_tilt.shtml

Kosovo, indipendenza prima di maggio

SI PREANNUNCIA UNA NUOVA GUERRA FRATRICIDA..

Pristina annuncia l’avvio di trattative con i “paesi amici”. Europa ancora divisa, alcuni paesi restii al riconoscimento. D’Alema invita i leader secessionisti a concordare le mosse con l’Unione

Mosca: “Si rischia una reazione a catena”

Oggi il rappresentante russo incontra a Bruxelles i colleghi dell’Ue

Un militare francese della missione internazionale in Kosovo


PRISTINA (Serbia)
– Scaduto oggi il termine ultimo per concludere i negoziati tra kosovari e serbi sul futuro assetto della regione a maggioranza albanese, fallita dunque qualsiasi mediazione, i dirigenti che rappresentano la maggioranza di etnia albanese della provincia hanno annunciato che intraprenderanno immediatamente i primi passi verso la proclamazione unilaterale dell’indipendenza. Avviando colloqui con i governi occidentali che appoggiano il distacco da Belgrado, per ottenere poi il riconoscomento internazionale del nuovo Stato.

La dichiarazione d’indipendenza. Alla richiesta di precisare i tempi della proclamazione dell’indipendenza il portavoce negoziale kosovaro Skender Hyseni ha risposto affermando che la secessione avverrà “molto prima del prossimo maggio”. Gli osservatori ritengono che in concreto si tratterà dell’inizio del 2008, se non addirittura della fine di quest’anno. E intanto, per tenere alto il vessillo delle rivendicazioni indipendentiste, oggi a Pristina sono scesi in piazza gli studenti, in un tripudio di bandiere e slogan patriottici.

Il no della Serbia. Belgrado non intende “fare mercato” sul principio della propria sovranità sulla provincia kosovara, neppure in cambio dell’ingresso nell’Unione Europea. Lo ha detto oggi il vicepremier liberale Bozidar Djelic, fedelissimo del presidente Boris Tadic. Nelle stesse ore, parole ancora più dure sono venute dal ministro serbo per il Kosovo, Slobodan Samardzic, vicino al premier conservatore Vojislav Kostunica. “Quale che sia lo sbocco dei negoziati, il Kosovo resterà per sempre parte della Serbia”, ha dichiarato.

Il monito di Mosca. Ecco le parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov: “Chi appoggia l’indipendenza del Kosovo pensi con estrema attenzione alle conseguenze perché in tal caso quegli stessi Paesi violerebbero il diritto internazionale, e noi una violazione del genere non la sosterremo. Provocherebbe una reazione a catena, nei Balcani e in altre parti del mondo”. Posizione che ripeterà stasera a Bruxelles ai ministri degli esteri della Ue, con i quali è in programma un vertice bilaterale.

La posizione europea. “Esiste un’unità virtuale sul Kosovo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt a Bruxelles, dove sono riuniti i capi delle diplomazie Ue. Ma l’Europa non è unanime: in queste ore si sta cercando di trovare una posizione comune, ha riferito il capo della diplomazia dell’Unione Javier Solana. Il quale riferisce anche che se le Nazioni unite lo riterrano necessario, l’Ue è pronta all’invio di una missione civile e allo schieramento di 1.800 soldati.Tra le nazioni restie a riconoscere la dichiarazione unilaterale di indipendenza ci sono la Grecia, la Slovacchia, la Spagna e Cipro.

L’appello britannico. Un invito a inviare più truppe in Kosovo per prevenire potenziali violenze a seguito della scontata dichiarazione di indipendenza dalla Serbia è stato rivolto intanto dal segretario agli Esteri britannico, David Miliband.

La posizione italiana. Non avere fretta e concordare con la Ue “qualsiasi passo”: è questo l’approccio che l’Italia suggerisce alle autorità del Kosovo. “Il problema è governare il processo”, ha detto il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Mentre il suo collega alla Difesa, Arturo Parisi, ha precisato che il nostro contingente militare in Kosovo per il momento non sarà aumentato.

(10 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/kosovo-elezioni/annuncio-10dic/annuncio-10dic.html

Sinistra-l’Arcobaleno, primi passi verso l’unità

Il ministro dell’Università Fabio Mussi (a sin.) e quello della Solidarietà sociale Paolo Ferrero

L’assemblea generale si è chiusa, la sinistra unita ha ricevuto il sigillo dell’ufficialità. La “Cosa rossa” è diventata qualcosa di più definito e concreto, la Sinistra-l’Arcobaleno. Ma è adesso che comincia la sfida. Ai buoni propositi devono seguire i fatti: da lunedì dovrà mettere in pratica gli obiettivi prefissati e perseguire le priorità ribadite: dalla lotta al precariato, all’aumento dei salari, alle riforme ambientali.

E il primo banco di prova sarà l’anticipo delle norme sull’emergenza sicurezza sui luoghi di lavoro, che si va definendo di ora in ora. «Non si può andare avanti ad oltranza», si è sentito dire a Torino, dove sono avvenuti colloqui tra gli stati maggiori dei partiti, a margine della manifestazione di solidarietà per i morti e i feriti della Thyessen Krupp. «Se in Consiglio dei ministri emergesse un problema di tempi, i quattro ministri della Sinistra-l’Arcobaleno chiederanno martedì l’adozione di misure straordinarie ed urgenti da adottare per decreto». Contatti e un’intesa di massima, infatti, è stata raggiunta tra i ministri di Rifondazione, Pdci e Sinistra Democratica d’accordo con Alfonso Pecoraro Scanio che sta raggiungendo la conferenza sul clima di Bali e che domani per forza di cose non sarà in Consiglio dei ministri.

Nella verifica di gennaio, inoltre, si dovrà riprendere in mano il programma dell’Unione stabilendo un’agenda di priorità. Perché, come ha sottolineato il leader della Sinistra Democratica, Fabio Mussi, rivolgendosi domenica a Romano Prodi «150 parlamentari contano di più di Dini, Binetti e Manzione». I segretari della sinistra radicale sono pronti insomma a far sentire la loro voce. Ora che si sono messi insieme sanno di avere un peso diverso all’interno dell’Unione.

E poi, come avverte il leader del Pdci Oliviero Diliberto, sarà la difesa della norma contro l’omofobia inserita dal Prc al Senato nel pacchetto sicurezza. «Su questa norma di civiltà – ha affermato l’ex Guardasigilli – non si torna indietro. Alla Camera non verrà modificata». Ma il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, ribadisce: «Udeur fuori dalla maggioranza se il governo non stralcia l’emendamento».

Pubblicato il: 10.12.07
Modificato il: 10.12.07 alle ore 18.26

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71289


Torino, il dolore dei trentamila: «Giustizia per i nostri morti»

Roma, operaio ucciso da un treno

di Tonino Cassarà

«Assassini, assassini come potrete dormire sonni tranquilli dopo aver condannato a morte quei ragazzi». L’immagine che più di ogni parola sa descrivere il dramma della atroce fine degli operai uccisi dal rogo dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino, è quella del papà di Bruno Santino. Il suo volto è il simbolo del dolore. Le sue parole, che rompono il silenzio del corteo, raccontano la rabbia più profonda e chiedono giustizia per suo figlio morto a soli 26 anni in nome del profitto “dei padroni”. «Bastardi – urla – il vostro futuro dovrà essere un inferno così come è stato per i nostri figli che avete fatto morire là dentro». È lui, abbracciato ad Antonio Boccuzzi, l’unico sopravvissuto della strage, ad aprire, dietro allo striscione di Fim, Fiom e Uilm, la manifestazione di Torino, nel giorno del lutto cittadino per ricordare le vittime e chiedere che non si muoia più per il lavoro.

Una manifestazione imponente e muta. D’altra parte, nessuna parola, nessuno slogan avrebbe saputo esprimere meglio la rabbia di quelle 30mila persone che all´unisono con il loro silenzio chiedono «giustizia per una strage annunciata». «Giustizia – dice Antonio Boccuzzi – per i miei amici, per le famiglie e per tutti i morti sul lavoro. Bisogna smettere di chiamare questi omicidi, morti bianche». Il corteo è partito alle dieci in punto, ma in Piazza Arbarello l´assembramento era iniziato molto prima. Capannelli si erano formati già prima delle nove. Gli operai hanno bisogno di parlarsi, di commentare quanto è successo alla ThyssenKrupp ma anche di raccontare dei pericoli che ci sono anche in altre fabbriche. Quando il corteo si muove ci sono anche le istituzioni: il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, i ministri Livia Turco e Paolo Ferrero, il sindaco Sergio Chiamparino, i presidenti della Regione Piemonte e del Consiglio regionale, Mercedes Bresso e Davide Gariglio, della Provincia, Antonio Saitta, i gonfaloni di comune, provincia e regione. Ci sono i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, i negozi abbassano le serrande, la gente ai lati delle strade applaude. Nino Santino, il papà di Bruno, piange e, accanto a lui, piangono l’altro figlio, Luigi, il nipote Gianluca, l´operaio Antonio Boccuzzi. Papà Santino sventola il giornale con le foto dei lavoratori che hanno perso la vita nella fabbrica e grida la sua rabbia contro l’azienda: «Assassini, bastardi. Dov´erano gli estintori? Avete sbagliato e pagherete, avete rovinato tante famiglie».

C´è anche Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera: «Umanamente – ha detto – c’è il disgusto, non basta più indignarsi per una strage che è continua, che avviene tutti i giorni, per un peccato sociale che è la mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro». Solo quando il corteo entra in Piazza Castello, davanti alla Prefettura, iniziano le urla contro tutti: contro le imprese, contro il sindacato e contro il presidente della Camera. A nome di Fim-Fiom-Uilm nazionali ha parlato Gianni Rinaldini, numero uno della Fiom: «Non sono morti bianche, siamo di fronte a un omicidio compiuto nei confronti dei lavoratori, una strage. È un’azienda che ha voluto spremere fino all’ultimo i lavoratori per ricavare profitti. È normale che ci sia tanta rabbia, bisogna muoversi per colpire i responsabili». Rinaldini ha ricordato che venerdì tutti i metalmeccanici italiani si fermeranno per quattro ore. Le categorie che non hanno potuto fermarsi perché devono dare il preavviso (come ferrovieri e autisti di bus e tram), hanno effettuato fermate simboliche di due minuti.

«È necessario rinnovare le relazioni sindacali – dice Giovanni Tosco, segretario Csil Piemonte – perché in situazioni come quelle attuali il sindacato si trova in una condizione a lungo non sostenibile. E se salta il sindacato è chiaro che quelli più danneggiati saranno gli operai. Per questo credo che i fischi vadano letti come una richiesta da parte dei lavoratori a fare di più. Ma a questo punto noi diciamo che spetta alla politica darci la possibilità di far rispettare le leggi che ci sono e vengono disattese».«Quella dei lavoratori è una rabbia giustificata – ha detto Rinaldini a proposito dei fischi – che esprime uno stato d’animo che va compreso. Sono lavoratori che hanno visto morire i loro colleghi nel fuoco. C’è una richiesta urlata di giustizia in un paese dove di giustizia per i morti di lavoro se n’è fatta ben poca». Sulla piazza scende un silenzio surreale quando Antonio Boccuzzi ha chiesto due minuti di silenzio. Poi il corteo si è sciolto, ma una parte molto consistente si è diretta verso l’Unione Industriale dove alcuni giovani dei centri sociali hanno lanciato qualche uovo, sassi e fumogeni. Gli operai non si sono però uniti a questa forma di contestazione e anzi ne hanno voluto prendere le distanze allontanandosi dai giovani.

Non è ancora chiaro quando si terrà la cerimonia ufficiale dei funerali nel duomo di Torino. Giovedì è la data più probabile, secondo chi sta molto vicino ai familiari delle vittime, ma solo se non sopraggiungeranno complicazioni da parte della magistratura. Restano gravissime, anche se stabili, le condizioni degli ultimi tre feriti sopravissuti all’incendio, che riportano ustioni tra l’80 e il 90% del corpo.

Lunedì, comunque, i responsabili della Thyssen dovranno riferire in un incontro al ministero della Salute a Roma, insieme a una delegazione sindacale e degli ispettori Asl. Al processo, i sindacati si costituiranno parte civile. La Thyssen Krupp ha intanto sospeso le attività dello stabilimento finché non si concluderanno le verifiche degli ispettori della Asl.

Pubblicato il: 10.12.07
Modificato il: 10.12.07 alle ore 21.16

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71288


Roma, l’ex sottosegretario Verzaschi agli arresti domiciliari per tangenti

Il politico dell’Udeur è coinvolto in qualità di ex assessore alla Sanità
Nei giorni scorsi si era dimesso “per motivi strettamente personali”

Marco Verzaschi


ROMA – L’ex sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi
è agli arresti domiciliari in relazione a un’inchiesta della procura di Roma che lo vede coinvolto nella sua qualità di ex assessore regionale alla sanità. L’esponente dell’Udeur, dimissosi qualche giorno fa dall’incarico al ministero, è accusato di corruzione e concussione.

La vicenda, in cui sono indagati diversi manager e politici, riguarda presunte tangenti pagate dalla manager Anna Iannuzzi, soprannominata Lady Asl. Nei giorni scorsi Verzaschi, 48 anni, si era dimesso da sottosegretario alla Difesa e da segretario regionale per il Lazio dell’Udeur. Una decisione presa, aveva detto, per motivi “strettamente personali”.

Nel ’95 Verzaschi era stato eletto per la prima volta nel Consiglio della Regione Lazio, incarico rinnovato nel 2000 e nel 2005. Dal 2000 al 2003 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile, assumendo, successivamente, e fino al 2005, la responsabilità di assessore regionale alla Sanità. Lo stesso anno Verzaschi aveva lasciato la Cdl per passare all’Udeur di Clemente Mastella. Il 19 maggio 2006 era stato nominato sottosegretario alla Difesa.

(10 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/verzaschi-inchiesta/verzaschi-inchiesta/verzaschi-inchiesta.html

Ed ecco la SORPRESA incriminata!

Con un ringraziamento davvero speciale a Mauro Biani per aver dato la possibilità ad una nostra “idea” di realizzarsi..


Break the mafia

Nel sito di Franca – http://franca-bassani.blogspot.com/– ho trovato la segnalazione di questa iniziativa, che diffondo molto volentieri:











L’11 dicembre 2007, alle ore 21,00 presso il Teatro Carcano di Milano ci sarà un incontro pro Forleo e De Magistris.
Ospiti della serata saranno Sonia Alfano, Luigi De Magistris, Pino Masciari, Salvatore Borsellino, Aldo Pecora con la partecipazione straordinaria di Clementina Forleo.

Modereranno l’incontro Antonella Mascali e Gianni Barbacetto.

Siamo tutti invitati a partecipare ed a spargere la voce… grazie.