Archivio | dicembre 12, 2007

YouTube: la morte del quarto stato

di Alessia Grossi (www.unita.it)

La strage della ThyssenKrupp non è solo uno spunto. YouTube non ha mai smesso di monitorare tragicamente le morti sul lavoro. E il giorno dopo la manifestazione di Torino il primo post yuotubiano risalente a poche ora fa è quello del corteo in nome dei morti alla Thyssen. Immagini simili a quelle mandate dai telegiornali, postate per non dimenticare.

Ma non basta manifestare, bisogna protestare, informare, reagire, denunciare. Allora YouTube ci da una lezione. Con i piedi per terra. La morte bianca.

Lezione sul capitalismo è infatti il titolo del post di «linving501». E le parole chiave per facilitare la ricerca del video sono «delegittimazione del valore dell’umanità», «deregolamentazione del processo produttivo», «nuova identità del lavoro», «destino dell’uomo». Inizia la lezione: «Si può morire per poche centinaia di euro? Si può lavorare in contesti indecorosi, flessibili quasi fossimo ai confini del mondo lì dove la vita è appena possibile?» La risposta tragica di YouTube è «Sì si, si può morire» Lezione due. «La tua condizione è l’esito di un impeccabile calcolo matematico. Tu non sei il padrone del tuo destino. Tu non sei niente. Tu sei solo un operaio. Un operaio come tutti noi». Lezione tre. Spiegazione per immagini. Una fabbrica, il fuoco dei forni, i rulli d’acciaio, la Thyssen di Berlino, la foto del fondatore, i grafici dell’azienda, operai con le braccia incrociate, il segnale di pericolo di morte e sullo sfondo piedi di un cadavere disteso. E poi le immagini dell’abbraccio disperato tra gli operai sopravvissuti della ThyssenKrupp di Torino. Di contro un imprenditore in piedi sul mondo, banconote, facce da operai da tutto il mondo. E dopo Il quarto Stato. «Partire da un grande disagio ci ha fatto riconquistare una sensibilità e una umanità quasi dimenticata».

E dopo averti preparato alla protesta YouTube ti ricorda che poco più di un anno fa a sconvolgere fu la «drammatica situazione» di un’altra fabbrica, l’Ilva di Taranto. Colonna sonora The wall dei Pink Floid. Oggi «another brick in the wall».

Pubblicato il: 11.12.07
Modificato il: 11.12.07 alle ore 14.49

Il 15 dicembre a Vicenza per dire No al governo di guerra!

Intervista a Patrizia Cammarata

Patrizia Cammarata mentre interviene in una recente assemblea con i disertori americani

Intervistiamo Patrizia Cammarata, componente del Comitato di Vicenza Est e dirigente del PdAC di Vicenza, alla vigilia della importantissima manifestazione del 15 dicembre a Vicenza, a cui invitiamo tutti, a partire dai simpatizzanti del PdAC, a partecipare.

Patrizia, il 15 dicembre ci sarà la manifestazione a Vicenza, che diventa ancora più importante nel quadro di relativa pace sociale imposta dal governo Prodi. Qual è il significato di quest’appuntamento? Non credi inoltre che la sua convocazione sia un po’ tardiva visti i tempi della Finanziaria (che anche quest’anno prevede un aumento delle spese militari)?

Una manifestazione che riportasse la questione di Vicenza nuovamente all’attenzione generale era assolutamente necessaria. A questo proposito il Comitato Vicenza Est ha avuto il merito d’averla proposta al movimento nello scorso agosto con l’appello per una manifestazione internazionale.
Purtroppo la data e l’appello per una manifestazione “europea” hanno ridimensionato la forza di tale proposta. Una manifestazione il 15 dicembre, a finanziaria approvata, è una manifestazione nei fatti depotenziata. Il movimento No Dal Molin si dichiara, oltre che contro la nuova base, anche contro la guerra, quindi la dimensione internazionale è centrale. Non tutti i migranti sono europei, non lo sono gli statunitensi che chiedono il ritiro delle truppe, non lo sono i disertori che stanno aumentando all’interno dell’esercito statunitense e che si appellano, come Chriss Capps e James Circello, al movimento di Vicenza per una lotta comune. Iraq e Afghanistan non sono Europa.
Nonostante i limiti sopracitati, il giorno 15 è comunque molto importante. La manifestazione di Vicenza contro la nuova base sarà inevitabilmente una manifestazione contro la guerra, è necessario esserci ed essere in tanti, e con la nostra presenza massiccia impedire che il tentativo di zittire il movimento vicentino abbia buon esito.

Il 30 novembre il Presidio Permanente contro la nuova base Usa ha emanato un comunicato in cui si pretende che i parlamentari dei partiti della Cosa Rossa e i loro membri del governo pongano la discriminante a Prodi sul No al Dal Molin e sulla moratoria, e che lo facciano entro la grande manifestazione del 15 dicembre. Secondo te quanto gli interessi di potere di questi partiti di governo (Prc, Pdci, Verdi e Sd) possono ostacolare il movimento? Quanto sono influenti al suo interno?

A mio avviso il continuo appellarsi ai parlamentari è deleterio per il movimento e per la nostra lotta.
I parlamentari della sinistra sono “corteggiati” da una parte del movimento che ha addirittura organizzato un evento musicale “No Dal Molin” nel quale i parlamentari non erano solo i benvenuti, ma addirittura protagonisti (Vladimir Luxuria conduceva la serata). Un’altra parte del movimento (Il Presidio) è andata a Roma per reclamare la moratoria a quegli stessi parlamentari che hanno già votato la finanziaria che prevede il finanziamento per l’acquisto di velivoli e fregate da guerra (F35 e fregate FREMM), per la costruzione di una nuova e più grande base militare Usa a Vicenza, per il mantenimento d’uomini e mezzi nei Paesi colonizzati (Afghanistan, Libano, Irak, Kosovo, ecc), per la formazione di 190 mila uomini pronti alla “proiezione rapida” nei territori esteri di “interesse nazionale” nel quadro del Nuovo Modello di Difesa e per assicurare la continuità al programma di caccia da combattimento europeo Eurofighter. La Finanziaria 2008, dopo aver predisposto la copertura monetaria per l’organizzazione alla Maddalena del G8 nel 2009, che torna in Italia otto anni dopo la mattanza di Genova, prevede anche per quest’anno un incremento dell’11% delle spese militari, che si aggiunge al 12% registrato l’anno scorso: un incremento che in due anni ha raggiunto il 23%.
I parlamentari hanno già sconfessato nei fatti quello che dichiarano a parole!
E’ palese che l’influenza di molti portavoce dei comitati, legati nei fatti ai partiti di governo, costituisca un freno e un limite del movimento che invece dovrebbe essere autonomo da politici e parlamentari che rappresentano il governo che ha detto sì alla base.

Il movimento vicentino ha da tempo travalicato gli argini locali per diventare la bandiera di tutto il movimento no-war. La lotta contro la nuova base Usa è oggettivamente una lotta contro l’imperialismo e lo stesso governo Prodi?

Posso affermare che ad oggi lo è solo per una parte del movimento. A mio avviso sarebbe invece fondamentale che tutto il movimento arrivasse a coniugare la questione della nuova base alla questione della guerra e la questione della guerra a quella del sistema capitalistico e di conseguenza ai governi che ne rappresentano gli interessi (Berlusconi o Prodi).
La presenza di “Movimento Zero”, ad esempio, che è legittimata da una parte cospicua del movimento No Dal Molin, va verso tutt’altra direzione. E’ necessario che il movimento di Vicenza, proprio perché è visto dall’intero movimento no-war come un simbolo importante, non faccia confusione fra la scelta di essere un grande e forte movimento popolare e la scelta di accogliere al suo interno organizzazioni che sono in contraddizione con il No alla guerra.

Il 30 novembre scorso il Tribunale di Trento ha condannato nove attivisti del movimento ad un mese di reclusione (poi convertito in mille euro da pagare) per aver bloccato i treni alla stazione di Trento, dopo che Prodi aveva annunciato la non opposizione alla costruzione dell’aeroporto “Dal Molin”. Con questa sentenza si è cercato di condannare il movimento stesso. Che ruolo gioca la repressione dello Stato borghese nella partita?


Alla vigilia d’ogni manifestazione
il livello e i toni si alzano e, attraverso la stampa borghese, con allarmismi e tensioni si cerca di fare in modo che la gente rimanga a casa e che il movimento sia isolato. Ricordiamo gli arresti e i titoli dei mass media alla vigilia della manifestazione del 17 febbraio che, però, non hanno impedito che lavoratori, pensionati, studenti, sfilassero numerosissimi nelle strade di Vicenza.

E’ possibile il collegamento tra la lotta contro il Dal Molin e le altre vertenze vive nel Paese, a partire dal movimento No Tav, fino alle vertenze per i rinnovi contrattuali e quelle per il diritto alla casa e contro il precariato?


Oltre ad essere possibile
questo collegamento è necessario. Con il movimento No Tav, il movimento vicentino ha stretto un forte legame. Sarebbe importante che la lotta contro il Dal Molin si stringesse in modo definitivo al movimento contro la guerra, a livello internazionale. Il tema della guerra, inoltre, non può essere slegato dal tema del lavoro, degli attacchi allo stato sociale, dell’ambiente. Ad esempio per legare la lotta contro il Dal Molin alle lotte nel mondo del lavoro è fondamentale il ruolo svolto dal sindacato all’interno del movimento. La presenza della Cgil e della RdB-Cub nel movimento di Vicenza è una presenza importante. La Cgil sta, però, nei fatti, svolgendo un ruolo “politico” (organizzando ad esempio”la festa NO DAL MOLIN” con i parlamentari) e non fa quello che potrebbe e sarebbe importante fare: organizzare i lavoratori nei posti di lavoro (assemblee informative, sciopero) in modo di collegare il mondo del lavoro al movimento. La RdB-Cub è realmente presente all’interno del movimento con molti suoi iscritti ma troppo spesso si muove, a mio avviso, in modo “movimentista” e, “sciogliendosi nel movimento”, rischia di depotenziare il suo importante ruolo che in qualche occasione, invece, è riuscita a ritagliarsi con impatto positivo. Il giorno della manifestazione del 17 febbraio la Cub è stato il sindacato che ha avuto il merito di indire lo sciopero. Recentemente, il 10 dicembre, a Vicenza, è stato inaugurato il nuovo teatro civico: il movimento No Dal Molin era davanti all’entrata a contestare, la RdB-Cub di Vicenza era insieme al movimento ma con striscioni e volantini per ricordare che sette milioni di lavoratori aspettano il rinnovo dei contratti e che si muore sempre di più nei posti di lavoro. Insieme al movimento, quindi, ma portando un punto di vista specifico, per tentare di legare i temi delle basi militari e della guerra a quelle del lavoro. A mio avviso è questa la strada da perseguire e che può aiutare il movimento ad essere sempre più forte e consapevole. Il movimento deve saper far tesoro di punti di vista solo apparentemente “specifici” ma nella realtà collegati gli uni agli altri e che evidenziano che l’attacco del capitalismo è generale e grave.

Intervista a cura di Davide Margiotta

Ultim’ora: avevamo già chiuso questa intervista quando sono arrivate le dichiarazioni di Massimo D’Alema dagli Stati Uniti: incontrando gli esponenti del governo Bush li ha rassicurati sulla base a Vicenza: “è una questione ormai risolta”.
Una vera e propria provocazione contro la manifestazione di sabato prossimo e un motivo in più per manifestare in tanti a Vicenza: contro la base, contro il governo, contro l’ipocrisia dei parlamentari de La Sinistra-l’Arcobaleno (Prc, Pdci, Sd, Verdi) che mentre mimano una partecipazione al movimento contro la base di Vicenza continuano a sostenere questo governo di guerra.

www.partitodialternativacomunista.org


Gli autotrasportatori: «Blocco sospeso»

Il governo: «Ha vinto il confronto»

Cna Fita e Confartigianato Trasporti: «Via i blocchi». Prodi: «Non abbiamo ceduto alle provocazioni»

ROMA – Alla fine «ha vinto il confronto. Abbiamo riportato il Paese alla normalità senza cedere alla provocazioni». Un soddisfatto Romano Prodi commenta così la sospensione, dopo tre giorni di disagi e proteste, del blocco dei tir decisa da Cna Fita e Confartigianato Trasporti al termine del vertice pomeridiano a Palazzo Chigi, nel terzo giorno consecutivo della protesta. «Preso atto delle proposte avanzate dal Governo che vanno nella direzione delle richieste della categoria, come ad esempio il contratto obbligatorio scritto, le tariffe minime, l’osservatorio sui costi, la strategia dei controlli e gli interventi sul gasolio, Confartigianato Trasporti e Cna Fita hanno deciso – si legge nella nota – la sospensione del fermo nazionale dei servizi di autotrasporto merci. Le Organizzazioni giudicheranno l’operato del governo sulla base del mantenimento degli impegni assunti nei confronti della categoria».

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LETTA E BIANCHI E la conferma di una risoluzione della vicenda, con la sospensione dei blocchi, arriva anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. «Il fermo si è risolto positivamente. Il governo è soddisfatto dell’esito» della trattativa con gli autotrasportatori, ha spiegato Letta. «Contiamo che nelle prossime ore la completa normalità possa tornare nel Paese e che i disagi possano essere limitati» ha precisato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Per il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi la sospensione del blocco «è il risultato di un atteggiamento grande fermezza del governo». Bianchi ha espresso il suo «apprezzamento per il senso responsabilità che alla fine ha prevalso, per alcune associazioni fin dal primo momento non aderendo al fermo; senso di responsabilità che alle fine ha coinvolto anche le altre organizzazioni». Il ministro ha firmato inoltre un decreto per far circolare i mezzi pesanti anche sabato e domenica. L’obiettivo del decreto è di contribuire a un veloce ritorno alla normalità per la circolazione di mezzi e beni.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta e il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (Ansa)

PROPOSTA IN 12 PUNTI – Nel corso del vertice pomeridiano a Palazzo Chigi, l’esecutivo aveva consegnato alle sigle sindacali degli autotrasportatori un documento con una proposta in cui si poneva come condizione l’immediata sospensione dello sciopero. I sindacati si erano presi del tempo per esaminare il documento, promettendo di dare risposta, entro giovedì mattina. Misure antidumping e ammortizzatori contro i rialzi del petrolio sono due delle misure contenute nella proposta articolata in 12 punti che prevede, tra le altre cose, che il governo emani un decreto del ministero degli Interni sulle modalità e la qualità dei controlli, norme antidumping per garantire i vettori dagli aumenti del gasolio, norme sui contratti, l’attivazione di un tavolo tecnico per il sostegno e lo sviluppo del settore, l’anticipo della revisione dei nuovi studi di settore.

PIÙ FONDI Più fondi in arrivo per i tir. Sono queste le risposte del governo alle richieste degli autotrasportatori che saranno inserite in uno dei maxiemendamenti alla Finanziaria che giovedì saranno presentati alla Camera. La norma in questione, che aggiunge un articolo alla manovra, stanzia in particolare 30 milioni di fondi per il 2008 per il rimborso pedaggi 2007. A questi si aggiungono altri 20 milioni nel 2009 e 20 milioni nel 2010 per finanziare il fondo di riforma dell’autotrasporto. Sul fronte economico un’altra novità, che non è quantificata, è la nascita di un apposito fondo per il rimborso pedaggi finanziato dalla riduzione dell’accisa sui carburanti (secondo alcune stime potrebbe arrivare fino a 100 milioni).

CASO UGGÈAl termine della lunga giornata di trattative, fonti di Palazzo Chigi hanno sottolineato le «incongruenze di rappresentanza dal punto di vista delle parti presenti al tavolo. Un parlamentare di Fi, ex sottosegretario ai Trasporti, è il leader di una delle associazioni più determinate. In questi casi la politica dovrebbe fare un passo indietro perchè la priorità è l’accordo con la categoria». Il riferimento esplicito è a Paolo Uggè, parlamentare di Forza Italia, che ha partecipato alle trattativa come presidente di Conftrasporto.

APERTA INCHIESTALa Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sul blocco dei Tir esclusivamente per quanto riguarda la zona di Roma sud, quella di competenza dalla procura capitolina. Il reato ipotizzato è interruzione di pubblico servizio. Alla base del fascicolo c’è un’informativa della polizia che conterrebbe anche i numeri di targa di diversi tir che hanno partecipato al blocco. Per il reato di interruzione di pubblico servizio la legge prevede fino a un anno di reclusione per i partecipanti e da 1 a 5 anni per i promotori e gli organizzatori.

12 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_12/Tir_governo_9707c0ca-a890-11dc-8e86-0003ba99c53b.shtml


Berlusconi indagato: corruzione. Lui: facevo solo la corte

«Io ho fatto solo la corte a dei senatori, in maniera solare e lineare». Si schernisce dietro un romantico corteggiamento Silvio Berlusconi dopo che la Procura di Napoli lo ha iscritto nel registro degli indagati per corruzione e per istigazione alla corruzione. E poi rispolvera i pezzi forti del suo repertorio: parla di «regime», dell’«armata rossa» che è la magistratura, del «Cile di Pinochet», e via dicendo. I magistrati, come è ovvio, la pensano diversamente. Pensano che Berlusconi abbia corrotto il presidente di RaiFiction Agostino Saccà, segnalandogli i nomi di quattro candidate attrici, e abbia poi istigato alla corruzione alcuni senatori, tra cui il parlamentare eletto nelle file dell’Ulivo delle circoscrizioni estere Nino Randazzo.

Randazzo conferma. Dice che «tutto quello che c’è scritto su Repubblica – il quotidiano che ha rivelato la notizia – e riguarda la mia persona, che preciso non è indagata, è vero». La Procura lo ha già ascoltato a metà novembre. E riguardo alle accuse a Berlusconi spiega: «Non lo so se ci sono le condizioni per parlare di corruzione. Quello che posso dire è che da parte di Berlusconi non c’è mai stata un’offerta di denaro nei miei confronti. Da parte di altri – aggiunge – invece ci furono delle offerte».

In effetti Berlusconi non trattò mai direttamente con Randazzo. C’era un intermediario. Si chiama Nick Scali: calabrese, settantaquattrenne, milionario. Un self made man, un piccolo Berlusconi d’Australia, dove ha costruito un impero importando mobili dall’Italia. Fu lui, come confermato da Randazzo, ad agganciare il senatore nel centro di Roma: «Voglio offrirti la possibilità – gli aveva detto – di diventare milionario. Ti darò un assegno in bianco che potrai riempire fino a due milioni di euro».

Il senatore Niccolò Ghedini, avvocato del Cavaliere, ha detto che la notizia dell’indagine «è destituita di ogni fondamento. Infatti al presidente Berlusconi nulla è stato notificato in tal senso». Ghedini ha poi sottolineato che in ogni caso le vicende raccontate nell’articolo «non hanno alcuna rilevanza penale», prefigurando semmai «il tentativo di intromettersi e pesantemente, e qui sì vi sono forti rilievi penalistici, nella libera esplicazione della sua attività politica».

La Procura di Napoli per ora non commenta, ma al di là del corso delle indagini, quella che ha già preso forma è la polemica politica. «Non ci pare che, almeno per il momento, ci siano gli estremi per un’azione penale nei confronti di Berlusconi – commenta il capogruppo dei deputati di Idv, Massimo Donadi – Questo, però, non significa che il modo di agire e di concepire la politica come un grande mercato calcistico non sia riprovevole sul piano etico e morale». «In aula avevo già fatto una denuncia politica – ricorda la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro – Io sono abituata a fare denunce politiche e affrontare la politica con gli argomenti della politica, non con quelli delle aule giudiziarie». «Questa è la brutta politica – aggiunge il segretario del Pd Walter Veltroni – un esempio di quello che noi non vorremmo che fosse la politica».

Forza Italia, intanto, fa quadrato attorno a Berlusconi, mentre gli alleati tacciono in attesa di nuove informazioni. Solidarietà esterna al partito arriva solo da Carlo Giovanardi, l’Udc sempre più vicino a Berlusconi, e dal senatore Luigi Pallaro, eletto con l’Unione e anche lui oggetto dei corteggiamenti berlusconiani: «Nei miei confronti – dichiara – ha sempre avuto un’estrema correttezza».

Pubblicato il: 12.12.07
Modificato il: 12.12.07 alle ore 19.32

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71341


SCIOPERO TIR – Quei cileni di casa nostra

Un settore al collasso che nessuno dei due Poli è riuscito a governare

Aizzati da un deputato di Forza Italia, i “padroncini” sono 120 mila e sanno di poter bloccare l’Italia


ROMA — Paolo Uggè non è Leon Vilarin,
il capo dei camionisti cileni che nell’autunno del 1972 diede la spallata decisiva al governo di Salvador Allende. Ma dire che nessuno abbia mai pensato che lo sciopero dei Tir potesse dare, se non proprio una spallata, perlomeno una spallatina al governo di Romano Prodi, sarebbe inesatto. Anche perché Uggè non è soltanto il capo dei camionisti italiani. Lui è pure, fatto molto singolare, parlamentare della Repubblica.

Siede alla Camera sui banchi di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, il quale da mesi insiste che Prodi se ne deve andare. E lui conosce la sua gente, come dimostra il commento tutt’altro che signorile dopo la riunione con il governo: «Ci stanno prendendo per i fondelli». Proprio quello che ci voleva per distendere gli animi prima della precettazione.

I padroncini schiumano rabbia e l’aumento vertiginoso del gasolio è soltanto la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il centrodestra li aveva coccolati al punto da portare al governo perfino il loro capo Uggè: sottosegretario alle Infrastrutture con delega alla logistica. Per intenderci, come se avessero dato al sindacalista degli statali il compito di scrivere il contratto del pubblico impiego. Non che i problemi fossero stati affrontati e risolti. Ma con il centrosinistra l’aria è cambiata di colpo.

La paura di nuove tasse, le liberalizzazioni che fanno temere la caduta delle ultime barriere anche in un settore apparentemente protetto, o l’assenza di feeling con un governo che guarda i lavoratori autonomi senza troppa indulgenza. Perfino quelli che con un governo simile dovrebbero trovarsi più in sintonia: e non a caso protestano anche gli autotrasportatori della Cna. Forse il fattore scate nante non è stato uno solo di questi elementi, quanto piuttosto una miscela di tutti. Ma il risultato è nitroglicerina.

I camionisti possono bloccare il Paese e l’hanno dimostrato. Se ci si è fermati davanti ai tassisti, che al massimo possono bloccare Roma e Milano, figuriamoci davanti ai Tir. Come stupirsi, quindi, che nessun governo abbia mai voluto prendere di petto questa faccenda? Del passaggio di Uggè al governo (due anni e mezzo), per esempio, si ricorda soprattutto la redazione del «Piano nazionale della logistica» da parte di un organismo pomposamente battezzato Consulta nazionale dell’autotrasporto, di cui l’ex capo del Cuna era presidente. Ne facevano parte 41 persone e una serie di consulenti, fra cui Lorenzo Necci ed Ercole Incalza. Costo del Comitato e del Piano, per il solo 2005, due milioni di euro.

Ovviamente quel Piano non ha risolto nulla. Né poteva farlo. I padroncini sono 120 mila: sia con il centrodestra, che li coccolava, sia con il centrosinistra, che non li ama troppo, continuano a fare una vita d’inferno. Ed è sempre peggio. Loro sono troppi e le loro aziende sono troppo piccole, mentre le grandi imprese olandesi o tedesche invadono il mercato. Pur essendo in un settore dove serve la licenza, si scannano tra di loro per un carico. La concorrenza è violenta al punto che si lavora in perdita, con tariffe di un euro e trenta a chilometro, pur di lavorare. Siccome poi l’organizzazione è inesistente, capita che il camion torna indietro scarico. La conseguenza è che il 40% dei mezzi marciano vuoti: uno spreco enorme oltre a un danno incalcolabile per l’ambiente.

OAS_AD(‘Bottom1’); Succede così che, per recuperare tempo e denaro, Tizio viaggi sovraccarico, Caio vada più veloce del consentito, Sempronio stia al volante per troppe ore. Se i conti sono giusti, dei 575 milioni di euro di contributi per il gasolio che gli autotrasportatori chiedono, ben 230 servirebbero per far camminare mezzi scarichi. E migliaia di camion vuoti che camminano su e giù per la penisola inondando l’aria di Co2 non sono né di destra né di sinistra. Dario Ballotta della Cisl sostiene che è necessario rianimare il trasporto merci su ferrovia e i porti. Ma servono massicci investimenti, che mancano, e soprattutto volontà politica. Non si vede nemmeno quella. Così si finirà per arrivare al solito compromesso politico sui soldi. Fino al prossimo inevitabile blocco.

Sergio Rizzo
12 dicembre 2007

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fonte: http://www.corriere.it/politica/07_dicembre_12/camionisti_cileni_rizzo_cef27686-a87e-11dc-8e86-0003ba99c53b.shtml

In bocca al lupo Skakkina!

In queste ore una nostra amica sta vivendo in trepidazione. Domani sosterrà la sua tesi di laurea.
Posto con gioia questo trafiletto a nome di tutti gli amici del blog Solleviamoci, augurando ad una ragazza che io ho sempre definito intelligente, di superare nel migliore dei modi e secondo le sue aspettative l’audizione prevista.
Ska, non temere gli spauracchi-professori seduti dall’altra parte… nudi, sono come te 😉
FORZA SKAKKINA! IN BOCCA AL LUPO!