Archivio | dicembre 15, 2007

La minaccia nucleare : cinque minuti a mezzanotte

di Alessia Grossi

La minaccia nucleare, di Maurizio Simoncelli, edizioni Ediesse - 250x151

«Sette minuti. Solo sette minuti ci separano dalla mezzanotte nucleare, questa è la stima del «Bulletin of the Atomic Scientists», la rivista degli scienziati che parteciparono al Progetto Manhattan e che si occupa di aggiornare il cosiddetto Doomsday Clock, l’orologio del Giorno del Giudizio Universale. Le lancette dell’orologio vengono spostate in avanti e indietro a seconda della situazione mondiale, tenuto conto dello stato del disarmo e della proliferazione nucleare e delle azioni delle organizzazioni e dei governi. Dal 27 febbraio 2002 le lancette sono state spostate in avanti di due minuti, fermandosi nella stessa posizione in cui debuttarono sessanta anni fa, in piena Guerra Fredda». Questa avrebbe dovuto essere l’introduzione a Pericolo nucleare secondo di tre capitoli del libro La minaccia nucleare, ora in libreria. Ma l’introduzione che abbiamo citato è “scomparsa” perché, come leggiamo nel libro, drammaticamente aggiornata. Oggi, infatti, sono solo 5 i simbolici minuti che mancano alla fine

Nel libro (a cura di Maurizio Simoncelli, scritto insieme a Rosa Massimo e Francesca Dottarelli ed edito da Ediesse nella collana Materiali di pace dell’Archivio Disarmo) Rosa Massimo scrive: «Nel numero di gennaio 2007 del Bulletin of the Atomic Scientists è stata pubblicata la notizia che il Board of Directors insieme al Board of Sponsors, che comprende ben 18 premi Nobel, hanno ritenuto necessario uno spostamento delle lancette: pertanto, in questo momento sono solo cinque i minuti che ci dividono dalla mezzanotte nucleare».

Il motivo del drastico avanzamento verso la mezzanotte nasce da questa constatazione degli scienziati: Siamo entrati nella «seconda era nucleare». Due le ragioni principali. Da una parte rispetto al recente passato c’è una maggiore facilità di scambio di «informazioni e materiali sensibili da un Paese all’altro a fronte dell’ «erosione del regime internazionale di disarmo e non proliferazione» e della presenza quindi «di migliaia di testate nucleari pronte ad essere usate nel giro di pochi minuti». D’altro canto a contribuire alla rapida accelerazione verso il giorno finale sarebbero i «cambiamenti climatici che stanno colpendo il nostro pianeta» e che potrebbero portarlo al collasso.

Si parte dunque da questi ed altri dati approfonditi e spiegati in modo semplice e chiaro nel libro curato da Simoncelli per provare a ripensare insieme una «politica del disarmo» che coinvolga Occidente ed Oriente e che – come ha spiegato il curatore durante un incontro svoltosi a Roma in occasione della Settimana per la pace e per i diritti umani promossa dalla Provincia – «aggiorni il Trattato di disarmo e non proliferazione vecchio 40 anni e che non tiene conto degli ultimi sviluppi sullo scacchiere mondiale. Al di là dell’opinione più o meno favorevole all’uso del nucleare civile – ha spiegato Simoncelli – il trattato dovrebbe reimpostarsi per evitare un effetto domino in quei Paesi, del Medio Oriente ad esempio, ma non soltanto, in cui entrare in possesso dell’energia nucleare è diventato il fiore all’occhiello dello sviluppo economico. Pensare ad un’azione più efficace dell’unione Europea potrebbe significare ripensare anche il ruolo dell’Italia che potrebbe fare da traino in una prospettiva di disarmo che guardi di più al tema della prevenzione che a quello della guerra preventiva» continua l’esperto di geopolitica.

«Tuttavia a rendere poco credibile l’Italia in questo ruolo – interviene Lisa Clark, coordinatrice della capagna Un futuro senza atomiche sono quelle 90 bombe atomiche, 50 ad Aviano, in una base Usa e 40 a Ghedi presenti sul suolo italiano. Non tutti sono a conoscenza di questo fatto – ha spiegato la Clark – che secondo i giuristi internazionali per il disarmo atomico viola il Trattato di Non Proliferazione Nucleare sottoscritto dal nostro Paese nel 1975 come Stato non dotato di armi nucleari. La campagna per il disarmo che stiamo portando avanti con altre 40 associazioni, conclude Lisa Clark, ha lo scopo di raccogliere firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per la messa al bando delle armi nucleari».

«Ma – conclude Maurizio Simoncelli – gli equilibri geopolitici delle aree a rischio non permettono di pensare il disarmo senza ripensare il tema delle risorse e dell’energia. Se è vero che, come dicono gli analisti, tra venti o trenta anni i giacimenti di energia cominceranno a diminuire la loro produzione, la partita energetica è tutta da giocare. Così – si legge anche nel libro – da un lato la forza militare può essere una carta da giocare e dall’altro dotarsi di energia nucleare sembra l’unica strada percorribile. In questo senso uno dei principi da mettere in discussione è- conclude Simoncelli – che per arrestare il cambiamento climatico ci voglia il nucleare».

Pubblicato il: 15.12.07
Modificato il: 15.12.07 alle ore 12.43

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71411


Il film contro la «videosorveglianza»

Esce «LOOK», pellicola denuncia contro l’invasione delle privacy

Il regista: «Negli Usa 30 milioni di telecamere catturano l’immagine di un americano 200 volte al giorno»

WASHINGTON – «Trenta milioni di telecamere di sorveglianza negli Stati Uniti catturano l’immagine di un americano medio almeno 200 volte al giorno». È questa la frase di lancio, che suona come un vero e proprio allarme sociale, di Look, il provocatorio film di Adam Rifkin, uscito negli Usa il 14 dicembre, in cui si rivelano i pericoli per la privacy insiti nel sempre più frequente e invadente voyeurismo elettronico autorizzato. Banche, strade, supermercati, autovelox e molti altri obiettivi digitali sono pronti a rilevare ogni movimento anche nelle città europee, ma in molti Stati americani, come l’Iowa, si arriva anche ad eccessi, denuncia il filmmaker, spesso sconosciuti alle stesse vittime, come la registrazione all’interno di cabine di prova dei negozi di abbigliamento o nei bagni pubblici. Senza contare che oltre a scorrere sotto gli occhi degli addetti alle sicurezza, le azioni degli inconsapevoli attori, finiscono spesso su Internet.

Una delle locandine del film (dal sito www. cinemablend.com)

TUTTO INIZIA PER UNA MULTA – L’idea del film è venuta al regista quando ha ricevuto una multa per essere passato con il rosso: nella foto allegata appariva mentre era intento a cantare a squarciagola una canzone. Così Rifkin si è messo alla ricerca dei luoghi reali in cui ambientare il suo film e ha sostituito le vere telecamere di sicurezza con videocamere ad alta definizione, in grado però di riprendere in maniera nascosta. A questo punto ha messo in scena le sue storie, affidate ad attori professionisti: un insegnante che cerca di essere un buon marito, il direttore di un negozio che utilizza il magazzino in maniera impropria, un avvocato alle prese con un problema sessuale, e due fratelli che cercano di rovinare la giornata a dei perfetti sconosciuti. Nel tentativo di far riflettere il pubblico sulla minaccia costante cui la privacy è sottoposta, Rifkin non ha rinunciato alla provocazione di fare entrare nel film come comparse le persone che per caso venivano inquadrate. E con un’operazione definita di «guerriglia cinematografica», ha girato molte scene, come quella di sesso nel parcheggio di una scuola media, senza avvertire nessuno.

Franco Gondrano
14 dicembre 2007(ultima modifica: 15 dicembre 2007)

fonte: http://www.corriere.it/spettacoli/07_dicembre_14/film_contro_videosorveglianza_d553bd04-aa6e-11dc-abc2-0003ba99c53b.shtml


L’ultima di Berlusconi: senatori intimiditi dai pm

L’eterna battaglia di Silvio Berlusconi contro la magistratura ha avuto una nuova puntata a Bologna. In un comizio in una piazza Galvani gremita, le frasi sono state forti: i senatori della maggioranza che volevano votare no alla legge Finanziaria sono stati «intimiditi e interrogati dai pubblici ministeri con interrogatori durati anche otto ore il giorno prima del voto».

«Avevo trovato una decina di senatori – ha raccontato Berlusconi – che si sarebbero ribellati al voto di gruppo, soprattutto all’interno della Margherita e eletti all’estero. Una decina che volevano costituirsi in un gruppo autonomo e votare liberamente dando il loro no alla Finanziaria. Qualcuno di questi senatori – ha scandito alzando il tono della voce – è stato pedinato e filmato mentre veniva a casa del leader dell’opposizione. Qualcuno – ha continuato Berlusconi in un crescendo – è stato interrogato e intimorito dai pubblici ministeri. Qualcuno è stato intimorito, qualcuno comprato dallo shopping che il governo ha fatto con i nostri soldi durante il percorso della legge finanziaria».

Berlusconi è tornato sul tema della democrazia italiana malata in un altro passaggio diretto ancora contro i controlli della magistratura: «In Italia ci sono più cittadini spiati telefonicamente che in tutto il resto d’Europa e questo ci costa 500 miliardi delle vecchie lire», ha detto, per poi promettere: «Una delle prime cose che faremo quando torneremo al governo sarà garantire a tutti i cittadini il diritto alla privacy, il diritto di vivere liberi i loro affetti e la loro intimità».

E in precedenza Berlusconi aveva parlato della necessità «di fare una rivoluzione pacifica per cambiare questa situazione» per rimediare ad una «democrazia malata e derisa».

Tutte frasi che hanno scaldato la gente, pronta anche a zittire un accenno di contestazione arrivato dai margini della piazza da un gruppo che reggeva lo striscione “Fatti processare”.

E i sostenitori di Berlusconi hanno apprezzato anche i richiami agli ex alleati: «Se i nostri alleati decideranno di venire con noi, saranno assolutamente benvenuti. Non braccia aperte ma spalancate! Se invece decideranno di restare con le loro identità saremo alleati con loro e loro saranno i nostri migliori alleati come sempre».

«Mai detto – ha ribadito ancora una volta – bussate e vi sarà aperto», respingendo la ricostruzione fatta da Gianfranco Fini.

Poi un annuncio che ha portato altri applausi: il 27 marzo si riunirà l’assemblea costituente del Partito del Popolo della libertà. «Dal 15 febbraio al 15 marzo saranno aperte le adesioni a questa nuova forza – ha detto Berlusconi – Il 21 marzo potremo tenere nei comuni, nelle province, nelle regioni le elezioni dei nostri rappresentanti in modo che il 27 marzo, data storica per la vittoria alle elezioni del 1994, i nuovi rappresentanti daranno vita all’assemblea costituente del Popolo della Libertà».

Intanto il suo avvocato Niccolò Ghedini chiede che il procedimento penale per presunta corruzione messo in piedi dalla procura di Napoli sia trasferito «nelle sede competente», ovvero Roma, nelle convinzione che in questa sede «sicuramente sarà archiviato a tempo di record» . Lo annuncia il difensore dell’ex premier Niccolò Ghedini: «presenteremo presto istanza di trasferimento del procedimento nelle sedi competenti», dice.

«Mentre il Csm – sottolinea Ghedini- apre pratiche contro il Presidente Berlusconi anziché occuparsi, come dovrebbe, soltanto delle violazioni del segreto d’indagine, da Napoli con ulteriore violazione arriva alle agenzie di stampa addirittura il capo d’incolpazione. A parte l’evidenza della clamorosa incompetenza territoriale della Procura di Napoli, poiché è del tutto ovvio che non è certamente in quella sede che si dovrebbe procedere, la lettura della tesi accusatoria non può che lasciare sconcertati.

In fatto e in diritto si sono viste spesso ipotesi straordinarie ma questa le supera tutte. Ipotizzare il reato per il dottor Saccà è già incredibile ma ritenere che delle asserite segnalazioni di Silvio Berlusconi a un produttore cinematografico costituiscano illecito penale è davvero fuori da ogni logica giuridica ed abnorme. Asserire poi che un’eventuale partecipazione ad un futuro progetto imprenditoriale possa configurare reato è a dir poco preoccupante».

Pubblicato il: 15.12.07
Modificato il: 15.12.07 alle ore 10.25

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71401


I no-war alla base Dal Molin: "In 50mila per dire no alla base"

Vicenza, la manifestazione contro la base Usa Dal Molin

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Sotto le bandiere ‘No Dal Molin’, le bandiere della pace, sfilano inoltre attivisti dei Movimenti della sinistra ma anche tante famiglie di vicentini con bambini

Vicenza, 15 dicembre 2007 Sono 50mila, secondo gli organizzatori le persone che da tutta Italia hanno risposto all’appello del presidio permanente No Dal Molin. Sono arrivati da Napoli, dalla Sicilia, dalla Toscana dal Piemonte e dalla Lombardia. I partiti sono in coda al corteo come era stato deciso. Pochi i volti noti, tra i deputati Lalla Trupia della Sinistra democratica che ha ribadito di voler stare “in mezzo alla sua gente”, Franco Turigliatto, Francesco Caruso.

Presenti anche i sindacalisti della Rete 28 aprile della Cgil. Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, “oggi il movimento contro la guerra ha segnato un’altra tappa importante nella battaglia contro la nuova base americana a Vicenza”.

DON GALLO: SIAMO TANTISSIMI

“Oggi siamo in quarantamila qui a manifestare contro il Dal Molin”. Ad annunciarlo è stato Don Gallo in testa al lungo e variopinto corteo che ha mosso i primi passi dal Piazzale della Stazione di Vicenza, promosso dai Comitati contro l’ampliamento della base militare statunitense all’aeroporto Dal Molin. Una crifra quella di quarantamila presenze – ma c’è chi parla di 50mila – che sembra sopravvalutata, secondo gli uomini delle forze dell’ordine, ed in attesa delle stime ufficiali della Questura.

In testa al corteo lo storico striscione giallo con la scritta rossa e nera ‘No Dal Molin’ sostenuto per tutta la larghezza della carreggiata da un gruppo di donne con il viso coperto da una maschera bianca. Sotto le bandiere ‘No Dal Molin’, le bandiere della pace, sfilano inoltre attivisti dei Movimenti della sinistra ma anche tante famiglie di vicentini con bambini.

I manifestanti ballano e suonano trombe e fischietti per rendere più rumorosa e allegra la loro contestazione, mentre sono in arrivo a Vicenza altri pulman e treni, in ritardo, con numerosi altri manifestanti. A sfilare, così come lo scorso 17 febbraio, alla grande manifestazione ‘dei 50 milà, il premio Nobel Dario Fo e la moglie Franca Rame. Lo scrittore è molto critico «siamo nella situazione di vedere i nostri governanti che ‘furbeggianò e che allo stesso tempo cancellano tutte le istanze di civiltà».

Da parte sua, Franca Rame annuncia: “Io sono qui oggi perchè sia ben chiaro che sto per dare le dimissioni (dalla carica di senatrice ndr). Non voglio più avere niente a che fare con questo governo, con il quale non ho nulla da condividere”.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/12/15/55310-alla_base_molin.shtml

Natale a Casablanca

Con l’autorizzazione del sito che ha pubblicato l’immagine, riporto questa bella vignetta/appello:

L’originale, in formato più visibile, è qui

Di Casablanca avevano già parlato sia l’associazione Rita Atria che molti altri siti; noi l’abbiamo fatto qui
dove trovate anche i dati per l’abbonamento.

Leggete, meditate e diffondete… grazie.

fonte: http://www.ritaatria.it/Default.aspx