Archivio | dicembre 17, 2007

Italia, i minori annegano nei telefonini

Gaia Bottà
News

lunedì 17 dicembre 2007

Il grande fiume dell’elettrosmog

Firenze – Bimbi di 4 anni dotati di cellulare, telefonini da 1355 euro affidati ad adolescenti. Oltre l’80 per cento dei minori italiani possiede almeno un cellulare e il primo contatto con un telefonino di proprietà avviene intorno ai dieci anni. I minori italiani, complici famiglie apprensive e accondiscendenti, “sempre più numerosi e sempre più in tenera età sono possessori, in esclusiva, di un telefonino”. A tracciare il quadro dei minori italiani al cellulare è l’indagine “Minori e telefonia mobile“, condotta sui ragazzi di elementari medie e superiori di 20 città italiane dal Centro Studi Minori e Media, in collaborazione con l’Università di Firenze.

minori e telefonini2264 i minori coinvolti dall’indagine: il 5 per cento, una percentuale confrontabile con quella che rappresenta i ragazzi che possiedono tre o più cellulari, ha dichiarato di non possedere un cellulare. Il 20 per cento dei bimbi delle elementari ne è sprovvisto, mentre si assottiglia sempre di più con l’avanzare dell’età la percentuale di coloro che sanno farne a meno.

Ma nemmeno i genitori pare sappiano fare a meno di affidare un telefonino ai propri pargoli: “Il cellulare è diventato per molte famiglie una specie di cordone ombelicale verso i figli” ha spiegato Laura Sturlese, presidente del Centro Studi Minori e Media. Il 49 per cento dei genitori, soprattutto quelli dei ragazzi più grandi, ha dichiarato di aver concesso ai figli l’uso del telefonino “per motivi di sicurezza“, il 28,7 per cento per istituire un contatto costante con i piccoli di casa, per supplire al tempo che non si riesce a trascorrere insieme: un mercato potenzialmente fruttuoso per le tecnologie di controllo ad uso e consumo delle famiglie.

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Non mancano nemmeno i genitori che ritengono che negare al figlio l’uso del telefonino significhi apporre loro uno stigma, differenziandoli dai compagni di scuola e dagli amici: il 2,7 per cento ha concesso ai ragazzi un telefonino “perché ce l’hanno tutti i suoi coetanei”. Fra i minori intervistati, solo il 2,9 per cento sfrutta i telefonini dei familiari, solo l’8,2 per cento ha ereditato dai genitori il telefonino di seconda mano.

I responsabili del massiccio approvvigionamento di tecnologia? In primo luogo i genitori: il 56% dei ragazzi deve il telefonino a regali concessi dalle famiglie. Anche il parentado si dimostra particolarmente generoso: oltre il 14 per cento dei minori intervistati ha dichiarato di aver ricevuto il telefonino in regalo da di zii e nonni. Il 10,2 per cento ha invece dichiarato di essersi sudato il proprio diritto a comunicare in mobilità risparmiando sulle paghette e impegnandosi in attività retribuite. La spesa media per un telefonino? 172 euro.

Genitori e famiglie sembrano non lesinare nemmeno sulle ricariche: circa il 15 per cento di ragazzi e ragazze, soprattutto fra coloro che frequentano i primi anni della superiori, spende per il telefonino oltre i 50 euro mensili. Se il 23,7 per cento oscilla fra i 20 e i 50 euro di budget, il 32,2 per cento spende meno di 20 euro, mentre il 29 per cento spende meno di 10 euro. I più parsimoniosi sono i maschi e i più piccoli, che tendono a collocarsi con più frequenza fra coloro che spendono meno di 10 euro. Non mancano però casi di bimbi delle elementari, il 9 per cento, che sforano i 50 euro mensili. E le famiglie pagano: il 51 per cento dei genitori effettua le ricariche, il 22,3 per cento dei ragazzi chiede ai genitori i soldi per le ricariche, il 2,5 per cento dei parenti elargisce credito telefonico. E se il 21,3 per cento dei ragazzi gestisce autonomamente i propri risparmi, altre ricariche, il 2,3 per cento, piovono da “altre persone”.

Che ne sanno i genitori?

Il tempo trascorso cellulare alla mano? Più di due ore al giorno per il 14,2 per cento dei ragazzi, distribuiti soprattutto fra gli alunni dei primi anni delle scuole superiori, nemmeno un minuto per circa il 6 per cento di loro, una percentuale resa consistente soprattutto dal comportamento dei bimbi delle elementari. Ma sono tempi decisamente sottostimati dai genitori: solo la metà delle famiglie dei ragazzi che confessano di trascorrere più di due ore in compagnia del telefonino è consapevole della dieta mediatica dei figli.

I tempi per i figli e per i genitori

Le attività preferite dei ragazzi restano inviare SMS (il 35 per cento degli intervistati ne spedisce più di 5 al giorno), effettuare e ricevere chiamate (una media di 4 al giorno) e dilettarsi con la comunicazione afona degli squillini: un modo per fare nuove conoscenze e per consolidare i rapporti con gli amici. Con l’avvento degli smartphone, i ragazzi, sempre più spesso, usano i dispositivi mobili per ascoltare musica, scattare foto, giocare con videogiochi.

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Molti, quasi la metà dei ragazzi, fruiscono di servizi per scaricare contenuti con il telefonino, spesso a pagamento, spesso senza il consenso dei genitori. È questa un’attività che appassiona quanto l’improvvisarsi registi e catturare video, consapevoli per l’85 per cento dei doveri ai quali assolvere per tutelare le persone immortalate. Che fare dei video? Circa il 15 per cento dei ragazzi li fa rimbalzare sulle piattaforme di sharing, per intrattenere oltre la metà dei giovani intervistati.

Un’attività, quella di girare video che potenzialmente possono diffondersi in rete, di cui è pienamente consapevole il 54 per cento dei genitori, di cui “ha sentito vagamente parlare” il 22,2 per cento delle famiglie. Famiglie che, per oltre la metà, non hanno però idea di cosa sia YouTube, sede delle violazioni che hanno fatto infervorare media e sfera politica.

L'uso dei telefonini in classe

A questa ondata di violazioni cyberbulliste, era seguita l’invocazione di provvedimenti ad hoc che proibissero l’uso del cellulare in classe, provvedimenti che le famiglie approvano alla quasi totale unanimità. La reazione degli alunni? A fronte del 60 per cento che lascia a casa il telefonino o provvede a spegnerlo entro le mura scolastiche, il 32,4 per cento “lo tiene acceso con il silenziatore” e il 7,4 per cento lo usa attivamente. Comportamenti che sono più frequenti con il crescere dei ragazzi.

Particolarmente importante, anche in questo frangente, è il comportamento delle famiglie: “È necessario che i genitori non giustifichino sempre e comunque i figli e, eventualmente, limitino l’uso del cellulare” ha avvertito Laura Sturlese. Una attenzione maggiore da parte dei genitori che, spiega Isabella Poli, direttore scientifico del Centro Studi Minori e Media, potrebbe fare da base ad “una cultura nuova dove la consapevolezza ed il senso di responsabilità rendano superfluo il divieto”.

Gaia Bottà

fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2143378&p=2


Varata la nave cargo con vela aquilone


BERLINO
Varata ada Amburgo la portacontainer Ms Beluga Skysails dotata di una grande vela-aquilone di 160 metri quadrati che segnano il ritorno alla navigazione a vela per i trasporti marini.

«Un passo necessario e importante per il futuro» ha detto l’armatore Niels Stolberg della società di navigazione di Brema Beluga Shipping Gmbh che per prima ha creduto nel rivoluzionario sistema di propulsione ausiliaria a vento, sviluppato da una società di Amburgo.

Si tratta di un grande aquilone attualmente di 160 metri quadrati, manovrato da un computer, che permetterà di risparmiare fino al 20% delle spese di carburante per il motore marino, tuttora comunque lo strumento primario di locomozione della nave. Quando l’aquilone sarà portato a 320 mq di superficie, dopo le prime esperienze pratiche, il risparmio potrebbe arrivare fino al 35%.

Il primo viaggio del Beluga Skysails sarà a gennaio prossimo con destinazione Venezuela. Se il sistema si rivelerà valido, altre due navi più grandi della stessa società saranno dotate del rivoluzionario sistema con vele da 600 mq in grado di garantire un risparmio di carburante di 6.00 dollari al giorno.

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=515&ID_sezione=76&sezione=Ambiente

Ministro Mastella, si dimetta

di Antonio Tabucchi

Pubblichiamo l’intervento scritto di Antonio Tabucchi che è stato letto nel corso dell’iniziativa di MicroMega “La legalità è il potere dei senza potere”, che si è svolta a Catanzaro lo scorso 1° dicembre con la partecipazione di Luigi De Magistris, Marco Travaglio, Carlo Vulpio, Antonio Massari, Raffaello Magi, Marco Del Gaudio, Melania Salazar, Domenico Ciruzzi, don Pietro de Luca, Antonio Baldassarre e Sonia Alfano

Manco dall’Italia da alcuni mesi ma la seguo attraverso la sua stampa. Ma anche così, seppure lontani, e se come risulta all’osservatorio Europeo la stampa italiana viene dopo quella delle Filippine, qualcosa si riesce a capire, specie se non si salta la puntata precedente.

Oggi, 17 novembre, allorché scrivo questo mio intervento, Mario Pirani, su “Repubblica” (Quei veleni che possono soffocare la democrazia) ci comunica i suoi timori che sono anche i nostri, cioè che ‹‹un veleno insidioso sta infettando le fibre del nostro paese››. Pirani si accorge del ‹‹sorgere della destra››, che ‹‹ci si può impunemente pulire il sedere con il tricolore›› e dell’‹‹ingiurioso federalismo d’accatto››. Lì per lì ho pensato che questo succedesse ora, durante la mia assenza, e ho provato quasi un senso di colpa per non essere presente e non aver fatto sentire la mia preoccupazione con parole così forti come quelle di Pirani. Poi, nonostante i fusi orari, mi sono ricordato che allorché il ministro Bossi, che il Presidente della Repubblica Ciampi non ha mai rifiutato come invece fece Scalfaro con Previti, diceva queste cose del tricolore, Ciampi a sua volta affermava: ‹‹l’Italia non è mai stata così unita››. E questo mi pare succedesse tre o quattro anni fa.

Ho seguitato a leggere l’allarmato articolo di Pirani sui venti di eversione che confluendo da destra e da sinistra, soprattutto nel mondo giovanile, possono devastare l’Italia. Ho avuto come un nuovo déjà vu. Ma qualcuno lo aveva già scritto anni fa, e chi lo scriveva allora veniva bollato come una Cassandra. Forse che stanno apparendo nuove Cassandre col senno del poi? E mi è venuta in mente un’estate di qualche anno fa, la città di Genova, e un qualcosa che si chiamava G8. E un momento delicatissimo della democrazia italiana in cui le garanzie costituzionali vennero sospese per ventiquattr’ore consentendo alla polizia e a chi la manovrava di commettere barbarie che furono definite “cilene”. Ma ricordo anche che in quel delicatissimo momento il presidente della Repubblica Ciampi apparve in televisione a fianco del presidente del Consiglio Berlusconi. Non era mai successo, neppure ai tempi della Democrazia Cristiana, che il rappresentante dello Stato si presentasse accanto a un presidente del Consiglio legittimando in tal modo l’inquietante operato di un governo.

E poi ho pensato anche che se un parlamento oggi nega un’inchiesta sulle gravissime violenze commesse dalle Forze dell’Ordine, ciò che allora sembrò cileno diventa argentino, dove nessuno è colpevole, e Pirani ha tutte le ragioni ad esprimere la sua preoccupazione per i giovani che manifestano un’inquietudine che nessuno raccoglie. Infine Pirani lamenta che oggi si possa ‹‹calunniare impunemente la magistratura››. Poiché ormai avevo collocato Pirani nel fuso orario di qualche anno fa ho pensato che esprimesse il suo sdegno per le parole di Berlusconi sui magistrati, definiti “toghe rosse” e “creature antropologicamente diverse”, e che manifestasse il suo appoggio a Borrelli, a D’Ambrosio, a Caselli, alla Bocassini o a Gherardo Colombo. Ma no: tutto questo appartiene a un film già visto, è roba da ieri, e i giornalisti, come sappiamo, lavorano sull’attualità. Così ho pensato che Pirani, pur non nominandolo, si riferisse all’aggressione subita dal giudice De Magistris da parte dell’attuale ministro della Giustizia Clemente Mastella, e ne ho concluso che Pirani con il suo articolo che parla in generale e che riguarda il nostro passato e il nostro presente, tocca davvero il cuore della questione. Perché il presente dell’Italia sembra appartenere al passato, e temo anche al futuro. Come diceva Carlo Levi, ‹‹il futuro ha un cuore antico››. Per questo, e non solo per questo, desidero esprimere il mio sostegno al giudice De Magistris e a un’istituzione dello Stato senza la quale la democrazia non esiste: la Giustizia e l’amministrazione di essa.

Ciò che accade al giudice De Magistris mi pare esemplare, è un esempio clamoroso della strutturale disfunzione della democrazia italiana: la prepotenza di un’istituzione dello Stato, il potere esecutivo, su un’altra istituzione dello Stato, la magistratura. Se la prima preoccupazione di Mussolini fu quella di sottomettere direttamente la magistratura alle sue direttive, con la Repubblica la situazione è cambiata formalmente, da un punto di vista costituzionale, ma il potere politico non ha mancato di esercitare indebite pressioni e prevaricazioni sul potere giudiziario. E allorché la magistratura, con un lavoro di enorme pazienza diplomatica, è riuscita ad acquistare una sua indipendenza, allorché è riuscita a incriminare ministri e parlamentari per concussione, per corruzione, per mafia, la classe politica italiana, dopo un primo shock è ritornata all’assalto con rinnovato vigore. Sono fatti recenti, appartengono al periodo di quegli interventi della magistratura che la stampa definì “Mani Pulite”. Le Mani Sporche non si sono fatte attendere. L’avversione che la classe politica italiana ha saputo suscitare contro la magistratura ha dell’incredibile, non mi riferisco soltanto alle affermazioni e alle operazioni di Berlusconi e della sua avvocatura; pensate soltanto alle disapprovazioni, ai discrediti gettati da certi uomini politici della sinistra nei salotti televisivi nostrani: con l’atteggiamento della destra erano davvero porta a porta, stavano sullo stesso ballatoio.

E pensate infine al ministro Castelli, alle sue parole e alla sua cultura giuridica: ho letto da qualche parte che sul suo ramo del Lago di Como è proprietario di una fabbrichetta, e non stento a crederlo. Ciò che è successo e succede al giudice De Magistris (intimidazioni, perquisizioni, sequestro di documenti, avocazioni, ecc.) lo conoscete meglio di me: io ero lontano, ma voi avete visto tutte le puntate precedenti. Questa storia, vi chiedo, è così diversa da quella che hanno conosciuto certi magistrati allorché il ministro della Giustizia era il proprietario di una fabbrichetta? Non so se dalle sue parti anche l’attuale ministro della Giustizia possegga qualche fabbrichetta: non conosco sufficientemente la sua biografia. Però lui conosce probabilmente la mia e anche la vostra: nei ministeri italiani hanno molte informazioni su di noi, e se non gliele avessero fornite Pio Pompa e i nostri trasparenti servizi segreti, ci ha pensato la Telecom di Tronchetti Provera.

Scusate se salto da ministro a ministro, è che questi ministri a volte mi confondono, come quando vado a vedere una commedia di Goldoni e il personaggio cambia da un atto all’altro, e uno si chiede: ma è lo stesso personaggio? La maschera della commedia dell’arte impedisce di riconoscere il volto.
In questa giornata in cui la società civile (persone che non sono apolitiche o contro la politica come vorrebbero i mass-media, ma che pensano che la politica senza l’etica è una truffa, come ci hanno insegnato Aristotele e Kant), molti di voi, probabilmente, saranno impegnati a guardare il curriculum del giudice per sostenerne le capacità, l’irreprensibilità, la sua dedizione alla Costituzione. Dal mio mestiere di scrittore vi propongo un gioco del rovescio, tenendo in mente due libri che amo in maniera particolare: Todo modo di Leonardo Sciascia e Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt.

Non è il curriculum di De Magistris che oggi dovete guardare, è quello del ministro Clemente Mastella. Perché se pensate che un uomo politico come Mastella possa essere oggi plausibilmente ministro della Giustizia, il vostro pur generoso appoggio al giudice De Magistris perde di senso. Così come se pensavate allora che Umberto Bossi potesse essere plausibilmente accettato come ministro dal presidente della Repubblica allorché diceva la sua bella frase sul tricolore, il vostro appoggio alla Costituzione italiana non aveva nessun senso.

Stavo dicendo sopra che la vostra presenza qui, oggi, se vuole avere come obiettivo il fatto che il giudice De Magistris continui le sue inchieste e resti al suo posto come succederebbe in un Paese civile, il vostro obiettivo deve essere non tanto chiedere che egli continui il suo lavoro, ma che il ministro Mastella cambi il suo. In un Paese democratico ai cittadini è consentito chiederlo, con un fax o una mail educati ma fermi a Giorgio Napolitano e a Romano Prodi. Migliaia di fax e di mail: chiediamo che il ministro Mastella torni a fare il lavoro che faceva prima. Se questo succederà avrete fatto il vostro dovere verso la democrazia e la Costituzione italiana.

Antonio Tabucchi

fonte: http://micromega.repubblica.it/


Veltroni: "Discutiamo sulle riforme ma siamo alternativi a Forza Italia"

Stalin-Hitler, o Von Ribbentrop-Molotov, così Veltroni concepisce l’asse Pd-Forza Italia: una sorta di patto scellerato che garantisce la ‘continuità’ nel nome della governabilità. Io non rompo le palle a te e tu non le rompi a me.
Gli altri? Buoni per le figurine Panini, per la serie “come eravamo”, checchè ne dica Prodi.
L’Amerikano e lo Psiconano. Povera Italia.
mauro

Prodi incoraggia il leader del Pd a proseguire il confronto, ma poi mette in guardia
“Niente correnti nel partito e no a una legge che calpesta le forze minori”


ROMA “L’alternatività fra noi e Forza Italia è un valore per la democrazia italiana. Dio ci scampi da una nebulosa confusa”. In questi termini il leader del Pd, Walter Veltroni, smentisce l’impressione di un asse privilegiato tra Pd e Forza Italia sulle riforme. “La mia idea di bipolarismo – afferma Veltroni – è l’esatto contrario di una confusione un po’ nebulosa dei confini ma è un’idea anglosassone del rapporto tra interessi nazionali e contrasto politico”. Per il segretario del Pd, è il momento “di essere chiamati tutti insieme a scrivere le regole del gioco ma poi l’alternativa è ancora più netta”.

Al richiamo di Veltroni ha risposto immediatamente Romano Prodi, ribadendo due punti a suo avviso ineludibili nell’attuale confronto politico. Da un lato il presidente del Consiglio mette in guardia il nuovo Partito democratico dalla tentazione di organizzarsi in correnti, dall’altro, seppure giudicando molto positivo il lavoro avviato sulla legge elettorale dal sindaco di Roma, avverte che “la riforma non può calpestare le forze minori”.

“Non ho parlato di partito senza tessere – mette in chiaro il Professore – Ho parlato di evitare correnti organizzate”, aggiungendo poi di aver in passato usato l’espressione “partito liquido” nel senso “che non si devono formare blocchi impermeabili, ma non senso di opacità per quanto riguarda chi ne fa parte”. Il lavoro sulla legge elettorale, aggiunge, deve garantire l’obiettivo “dell’alternanza e il necessario accorpamento delle forze politiche, ma senza calpestare le forze minori e dando tempo ai vari partiti di affermare la loro identità”.

La cosa difficile, sottolinea ancora Prodi, “è ottenere la governabilità del Paese nel rispetto della varietà da cui partiamo adesso”. Un compito, osserva, “che non è semplice, ma è necessario”. Quel che è “certamente positivo”, aggiunge, “è che il cammino sia cominciato nel concreto”. “Il dialogo con tutte le forze politiche è un cammino che doveva cominciare”, conclude il premier ed è “estremamente positivo il lavoro che si sta svolgendo”, ma “bisogna capire che le differenze sono un valore e non un aspetto negativo”.

(17 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/partito-democratico-16/partito-democratico-16/partito-democratico-16.html

Buon Natale Precario

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

17 dicembre 2007

Babbo_Natale_precario.jpg

foto di hape_gera

Ragazzi, per favore, inviatemi qualche lettera positiva. Ogni mattina dopo aver letto le vostre testimonianze ho un leggero orientamento verso il suicidio. Per questo oggi ho deciso di cambiare, di pubblicare la mail di Francesco. Un ragazzo fortunato di 30 anni, che fa l’insegnante, ha uno stipendio di 1.172 euro per ben nove mesi all’anno ed è pagato dallo Stato con qualche mese di piccolo ritardo. E’ un bamboccione viziato dalla mamma. Beato lui che se lo può permettere.
Il precario sta diventando la normalità, è un’epidemia, tra poco la maggioranza degli italiani sarà precaria. I pochi assunti a tempo indeterminato saranno visti come dei profittatori, dei raccomandati, degli sfruttatori del popolo.

Scaricate il libroSchiavi Moderni, è la lettura ideale per passare un Buon Natale Precario.

Caro Beppe,
mi chiamo Francesco, ho 30 anni, sono professore di lettere nei licei. Sono laureato in Lettere Classiche, mi sono abilitato all’insegnamento delle materie letterarie e del latino appena terminata l’università, da tre anni docente a tutti gli effetti.
Negli anni della Specializzazione (la famigerata SSIS), ci era stato preventivato un periodo di precariato, o di “gavetta” come viene chiamato dai colleghi: anni difficili, di supplenze, di ore rubate qua e là, di stipendi scostanti e di didattiche incerte.
Da giugno non vedo l’ombra di un quattrino: dopo aver terminato le lezioni del passato anno scolastico, mi sono dovuto arrangiare durante l’estate, sperando in nuove chiamate a settembre.
All’apertura del nuovo anno scolastico, il Ministro Fioroni è sembrato venirci incontro stabilendo che per le supplenze di lungo corso, quelle annuali fosse il Ministero del Tesoro ad erogare gli stipendi, e non le casse dei licei. Questo per assicurare che tutti i docenti ricevessero il loro compenso con regolarità, e non dopo cinque o sei mesi. Dovrei essere uno dei beneficiari della nuova direttiva, “dovrei”: insegno in un liceo con un contratto annuale, ho più di cento studenti, percorro ogni giorno 80 km per recarmi al lavoro, per non parlare delle riunioni, colloqui e consigli di classe, straordinari, gite e sportelli didattici.
E di stipendio ancora non se ne parla. A fine novembre ho ricevuto quello di ottobre: 1.172 euro. Poi più nulla. Ci sono giovani colleghi non pagati da settembre.La mia fortuna è di essere un perfetto “bamboccione”: vivo ancora in casa con mia madre, che per lo meno mi anticipa i soldi per la benzina, in attesa di ricevere il dovuto.

Fa parte della cultura popolare ritenere che gli insegnanti non lavorino a sufficienza,che siano dei fannulloni: diciotto ore settimanali sono un lusso. Ho più di cento studenti: credete che bastino diciotto ore per gestire, organizzare e preparare il lavoro in classe? A casa le ore raddoppiano: pile di compiti da correggere, lezioni da preparare, prove di verifica.Ci assumono a settembre e ci licenziano a metà di giugno, un totale di nove mensilità. Non possiamo ammalarci né prenderci un giorno di permesso.

Ho sgobbato all’università per laurearmi nei giusti tempi, sono riuscito subito ad accedere e a superare il biennio di abilitazione ed ancora devo chiedere i soldi a mia madre per la benzina.
Caro Beppe, non abbiamo la certezza di uno stipendio a fine mese, ci arrabattiamo tra prestiti e fidi in banca, ci aiutano i genitori. Tuttavia non ci considerano precari a tutti gli effetti, non siamo “Schiavi Moderni”, non lavoriamo nei call center o come cottimisti: siamo docenti, non ci dobbiamo lamentare. Eppure anche noi non possiamo accedere ai mutui per la casa né pensare di metter su famiglia.

I libri, purtroppo, non sono commestibili.Un saluto.” Francesco


fonte: http://www.beppegrillo.it/2007/12/buon_natale_precario.html


Agricoltori fantasma, donne incinte a 80 anni, giovani taglialegna: truffa all’Inps da 60 milioni

SALERNO (17 dicembre) – Aziende totalmente inesistenti, terreni dichiarati in fitto dove i proprietari non erano a conoscenza dei contratti di locazione, operaie ultrasessantenni che risultavano in maternità (agli atti ce n’è una addirittura di ottant’anni), ditte dedite al taglio dei boschi con un numero elevato di dipendenti di sesso femminile e tutte giovanissime: sono solo alcuni casi scoperti dai carabinieri di Salerno che, assieme agli ispettori dell’istituto nazionale della previdenza sociale, sono riusciti a fare luce su una serie di truffe all’Inps – valore potenziale stimato in 60 milioni di euro – nella Piana del Sele e nell’Agro sarnese-nocerino.

L’inchiesta, durata quattro mesi e nata sotto l’input del Centro per l’impiego di Battipaglia (Salerno), è riuscita a fare chiarezza sul raggiro messo in atto nei confronti dell’ Inps da parte di 35 aziende fittizie operanti nel settore agricolo. In tutto sono 16 mila i rapporti di lavoro fasulli scoperti ed annullati dall’inchiesta dei militari dell’Arma e dalla task force degli ispettori dell’Inps giunti da Roma. Le indagini si riferiscono agli ultimi due anni di attività di aziende fantasma operanti nel settore agricolo. I militari, coadiuvati dagli ispettori dell’ Inps, hanno focalizzato le indagini su 60 aziende, la maggior parte operanti nella Piana del Sele.
di chiudere il cerchio su trentacinque ditte sospette, sia per numero di lavoratori assunti, sia pe
Il lavoro investigativo ha consentitor tipologia di mansioni. E alla fine è emerso che molte di esse erano pressoché inesistenti, come false erano le assunzioni dei lavoratori. In un caso si è scoperto addirittura che su un fondo agricolo di dimensioni ridotte, venivano impiegati circa 600 lavoratori. Un numero esorbitante di braccianti che ha consentito di smascherare la truffa. Per il momento solo i 35 responsabili delle aziende sono stati deferiti all’autorità giudiziaria e dovranno rispondere del reato di truffa in concorso, mentre sono 16 mila i rapporti di lavoro annullati.

«L’inchiesta – come ribadito dal comandante provinciale dei carabinieri di Salerno, col. Gregorio De Marco – andrà avanti per consentire soprattutto la piena regolarità di quanti operano con onestà nel settore agricolo della provincia di Salerno».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=15384&sez=HOME_INITALIA

Centro-Sud nella morsa del gelo

Codice rosso sulla A3, situazione pesante nel Cosentino. Meno 20 in Sila
Muore un senzatetto a Catania. Rinviate 10 partite di calcio C1 e C2

Comuni isolati, scuole chiuse

Freddo e neve si spostano verso la Toscana e il Lazio, poi verso il Nord Ovest


ROMA – Comuni isolati; scuole chiuse; Salerno-Reggio Calabria vietata ai tir; un senzatetto morto per il gelo a Catania; un centinaio di automobilisti bloccati nella tormenta di neve in Umbria; dieci partite di C1 e C2 sospese per il gelo. Il Centro-Sud è sempre nella morsa del freddo polare che dovrebbe lentamente spostarsi dalle regioni adriatiche a quelle tirreniche del Centro per poi risalire verso il Nord Ovest. Nelle prossime 24-36 ore previste nevicate anche a quote basse in Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Liguria e Piemonte.

Calabria. Codice rosso per la viabilità sulla A3 Salerno-Reggio Calabria vietata ai mezzi pesanti da Lagonegro a Falerna. Le temperature hanno toccato quota -6 gradi con circa 20 centimetri di neve. L’Anas sconsiglia di mettersi in viaggio e invita a contattare prima il numero gratuito del Cciss 1518, ad ascoltare i bollettini diffusi via radio, a consultare il sito Anas o a chiamare il numero verde 800.290.092 dedicato agli utenti della A3 Salerno-Reggio Calabria. Critica la situazione anche sulla 106 ionica, ma quello che più preoccupa è lo stato in Sila Grande, in provincia di Cosenza, dove nevica dalla scorsa notte e la temperatura è scesa a -20 sulle cime. Domani scuole chiuse in vari comuni della Calabria (come anche in Umbria, Puglia, Abruzzo e Marche). A Cosenza è stata disposta anche la chiusura dell’università. Molti centri abitanti nel cosentino risultano isolati. A Bocchigliero i generi di prima necessità sono stati trasportati con l’elicottero.

Puglia. Riaperti gli aeroporti di Bari e Brindisi, chiusi ieri per neve e scarsa visibilità. Normalizzato anche il traffico ferroviario che aveva subìto forti rallentamenti e ritardi. A causa del ghiaccio che si è formato sulle strade del barese, un uomo anziano è morto in un tamponamento a catena sulla statale 16 in direzione Brindisi-Bari. Nel tratto pugliese dell’Adriatica A14, tra Poggio Imperiale e Taranto, il limite di velocità è di 50 chilometri orari. Sconsigliato il transito ai tir.


Sicilia. Un uomo di 84 anni senza fissa dimora è stato trovato morto a causa del freddo, su una panchina dell’aeroporto Fontanarossa di Catania dove era solito dormire. Termometro sotto lo zero sull’Etna, nevica sulle Madonie e sui rilievi al di sopra dei 300 metri. Le Eolie – Filicudi, Alicudi, Stromboli, Ginostra e Panarea – sono isolate. Chiusa per neve l’A19 Palermo-Catania, nel tratto tra Caltanissetta e lo svincolo di Mulinello nei pressi di Enna. Le arterie che conducono agli impianti di risalita dell’Etna sono transitabili solo con catene, il cui obbligo è disposto su tutte le strade interne dell’isola.

Umbria.
Soccorsi un centinaio di automobilisti bloccati sulla Flaminia tra Nocera e Gualdo Tadino a causa di una tormenta di neve. Tra loro anche una bambina di 3 mesi. Nonostante il lavoro dei mezzi spazzaneve, il forte vento riaccumula subito i fiocchi sulla sede stradale ghiacciata e rende impraticabile la strada. A bordo di mezzi di soccorso, gli automobilisti sono stati trasferiti altrove mentre, successivamente, fuoristrada appositamente attrezzati cercheranno di rimuovere le vetture.

Basilicata. Neve e temperature al di sotto dello zero, imbiancate anche le spiagge della costa jonica lucana. Sotto la neve anche i Sassi di Matera. Rinviato al 13 gennaio il congresso regionale dell’Idv, salta anche un convegno dell’Udeur in programma a Potenza.

Emilia-Romagna. Neve mista a pioggia sin dalle prime ore del mattino su gran parte della regione, anche se non crea problemi alla circolazione. Difficoltà al passo del Verghereto (Forlì-Cesena) sulla E45, dove i mezzi pesanti devono procedere con le catene a bordo. Anche la

Toscana è sotto la neve ma non si registrano difficoltà al traffico.

(16 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/maltempo-neve/emergenza-neve/emergenza-neve.html