Archivio | dicembre 18, 2007

Incidenti sul lavoro, ancora lutti. Cinque morti, uno alla Fiat di Melfi

Da nord a sud in Italia continua ad allungarsi l’elenco delle morti bianche
Le altre sciagure a Venezia, in provincia di Alessandria, nel modenese e a Roma

Stasera a Roma fiaccolata e Colosseo illuminato. Bonanni: “Via le imprese senza arte né parte”
Palazzo Chigi: “Bollettino quotidiano che lascia sconcertati. Necessario moltiplicare gli sforzi”

Marcello Michielon, l’operaio morto nell’Arsenale di Venezia


ROMA – Cinque lavoratori morti in poche ore,
vittime di altrettanti incidenti sul luogo di lavoro. Dopo l’ondata di indignazione provocata dalla tragedia nell’acciaieria ThyssenKrupp, non si arresta la catena delle morti bianche che continua a colpire da nord a sud della penisola. Le vittime a Venezia, Alessandria, in provincia di Roma, nello stabilimento della Fiat di Melfi e nel modenese. Palazzo Chigi: “Dolore e solidarietà”

Melfi. Tragedia alla Fiat di Melfi dove si produce la Grande Punto. Luigi Simeone, di 57 anni, è morto schiacciato dal macchinario che stava pulendo. L’uomo, residente nell’Avellinese, era dipendente della ditta “Merielettra due”, anch’essa con sede in Campania.

Il segretario della Uilm, Vincenzo Tortorelli, ha detto che nel reparto stampaggio, dove è avvenuta la disgrazia, gli operai si sono astenuti dal lavoro per un’ora e ha ribadito “la necessità di approvare una legge per prevenire gli infortuni sul lavoro”.

Vignola (Modena). Un carpentiere di 37 anni, originario di Brescia, Marco Gagliardi, è morto nel primo pomeriggio mentre lavorava alla costruzione di un solaio del nuovo centro polifunzionale in costruzione a Vignola, nel modenese. L’uomo, mentre stava posizionando delle asse o delle putrelle con l’ausilio di una gru, si è accorto che una di queste era messa male: si è quindi spostato per rimuoverla, sganciandosi anche dalla sua posizione di sicurezza. In seguito alla caduta dell’asse, ha perso l’equilibrio, schiantandosi a terra da una altezza di cinque metri. L’operaio è morto sul colpo. Il cantiere è stato posto sotto sequestro.

Venezia. Maurizio Michelon, un operaio di 55 anni di Jesolo, è morto stamani all’Arsenale di Venezia. L’uomo è stato travolto da alcune travi che erano state accatastate in vista della messa in opera ed è rimasto ucciso sul colpo. L’operaio era dipendente di una società veneziana di costruzioni impiegata nel recupero e restauro di alcuni capannoni dell’Arsenale di Venezia. La Cgil di Venezia sta valutando un’iniziativa di sciopero.

Valenza (Alessandria). Un’altra vittima sul lavoro a Valenza, in provincia di Alessandria, in una fornace per la produzione di tegole. Franco Raselli, 50 anni, prestava servizio come capo turno presso il Gruppo Terreal-Italia San Marco Laterizi. L’uomo è stato travolto dai carrelli vuoti spinti da un trattorino elettrico condotto da un fuochista. L’autista del mezzo ha azionato il segnale acustico ma non si è accorto del collega, chinato per raccogliere i frammenti delle tegole cadute. L’incidente si è verificato nell’area protetta sotto la piattaforma delle linee robotizzate. Inutili i soccorsi dei colleghi e dei medici. Le segreterie di Filca Cgil, Fillea Cisl e Feneal Uil, hanno proclamato uno sciopero di 8 ore di tutti i dipendenti del Gruppo-San Marco Laterizi per domani 19 dicembre.

Roma.
Un operaio di 22 anni, Giovanni Del Brocco, della provincia di Frosinone, ha perso la vita questa mattina mentre stava lavorando alla realizzazione della rete fognaria a Cecchina, nella provincia di Roma. Il ragazzo era stato assunto dalla ditta “Preneste Appalti” il 6 dicembre e oggi si stava occupando delle operazioni di scarico di grossi tubi da un camion. “Una delle due cinghie che sosteneva il carico ha ceduto – ha riferito il segretario generale di Fillea Cgil di Pomezia (Roma) Marco Carletti – e i tubi di plastica sono caduti in obliquo sul ragazzo colpendolo sul petto e provocandogli un grave trauma toracico”.

La fiaccolata. Dal tardo pomeriggio a Roma, in piazza del Colosseo, si tiene una fiaccolata indetta da Cgil, Cisl e Uil. L’iniziativa era stata presa dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino. Alla manifestazione ha aderito anche il sindaco della capitale, Walter Veltroni. I manifestanti di “no morti lavoro” hanno anche innalzato una sorta di totem: una piccola tavola di legno coperta con spruzzi di vernice rossa e con su inchiodati i nomi delle ultime morti bianche.

La Cisl. “Siamo costernati e dispiaciuti. Purtroppo continuano a morire altri lavoratori. Le regioni principali non sono intaccate, al di là dei clamori e dei discorsi di circostanza dei governanti”, commenta il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. “E’ necessaria più cultura della sicurezza, ma devono andare al bando le imprese senza arte nè parte – conclude Bonanni – e intervenire per eliminare la clausola del massimo ribasso nei contratti pubblici”.

Il governo. Palazzo Chigi esprime “dolore e solidarietà” per i tre operai morti oggi sul lavoro. Fonti della presidenza del Consiglio parlano di un “bollettino quotidiano che lascia sconcertati e contro il quale è necessario moltiplicare gli sforzi”. In una dichiarazione il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero lancia un appello al governo affinché “applichi subito le misure varate per rispondere a quella che è ormai una vera e propria guerra”.

(18 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro/tre-morti/tre-morti.html

Confindustria: «Fuori imprenditori se manca sicurezza»

di Francesco Sangermano

 operai acciaieria

Se un’impresa violerà le regole in materia di sicurezza sul lavoro sarà fuori da Assindustria. Giovanni Gentile, presidente fiorentino degli industriali, non vuole dirlo così esplicitamente, ma il concetto è chiaro. Lui, al timone dell’associazione da sei mesi, lo spiega letteralmente così: «Qualora la magistratura accerti una violazione da parte di un’impresa, questa, di fatto, si metterebbe da sola fuori dai parametri della nostra associazione. Si autoescluderebbe». Parole che giungono sull’onda lunga dello sdegno per quanto accaduto a Torino, ma che confermano quello che Gentile aveva detto al momento del suo insediamento ponendo il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro come perno della sua presidenza.

«Non c’è bisogno neppure di un provvedimento da parte dei vertici dell’Associazione – aggiunge – Abbiamo un codice etico che ogni impresa sottoscrive e chi sgarra si mette fuori da solo. Non c’è bisogno di mettersi ulteriormente a fare la guardia» Perché per Gentile “fare la guardia” deve essere solo una faccia della medaglia. «Dall’altra – spiega – deve esserci una legislazione premiante per quelle imprese virtuose che stanno nelle regole». Anche in questo caso l’esempio diventa pratico: «Si potrebbe pensare – dice – a uno sgravio sulle contribuzioni o sui versamenti Inail per quelle realtà che per due o tre anni non incorrono in alcuna sanzione e i cui lavoratori non subisono alcun incidente». Tutti elementi sui quali “stiamo lavorando intensamente insieme ai sindacati” perché, conclude Gentile, «sebbene a Firenze le morti sul lavoro nel 2007 siano diminuite del 20%, anche una soltanto sarebbe da considerarsi troppa».

Pubblicato il: 18.12.07
Modificato il: 18.12.07 alle ore 19.44

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71489


La delusione dell’anno? Vista!

LA CLASSIFICA STILATA DA PC WORLD

Bocciato il nuovo sistema operativo Microsoft. Sul podio anche i formati per l’alta definizione e Facebook

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Windows Vista

STATI UNITI – Arriva da Pc World l’ennesima classifica “in salsa hi-tech” di fine anno, dedicata questa volta a tutto ciò che nel 2007 ha lasciato l’amaro in bocca a quanti si aspettavano novità strabilianti dal settore tecnologico.

NUMERO UNO La delusione più grande porta la firma del re dei software, Microsoft, che domina l’elenco di Pc World con il suo tanto atteso sistema operativo Vista. Che dire di cinque lunghi anni di lavoro e promesse che infine si sono concretizzate in un prodotto che davvero non convince? Nessun entusiasmo, tutto qua. E forse un po’ di irritazione, anche, quando si realizza che Vista è più lento del suo predecessore XP, rimpianto da molti tra coloro che fiduciosi hanno inizialmente optato per l’upgrade, salvo poi ritrovarsi a fare marcia indietro.

ARGENTO E BRONZO La seconda posizione della classifica è quindi occupata da quanti hanno ingaggiato la cosiddetta guerra dei formati per l’alta definizione. Tra il susseguirsi degli annunci da parte di chi, di volta in volta, ha dichiarato di aver infine conquistato la supremazia nel settore, nessuno è ancora riuscito a comprendere esattamente per cosa sia meglio spendere dei soldi: Blu-Ray, HD Vmd (Versatile Multilayer Disc) o HD Dvd? Forse è il caso di attendere ancora un po’. A seguire incontriamo poi Facebook, bacchettato per via della vicenda Beacon, ovvero il programma di advertising per così dire indiscreto (in quanto faceva sì che informazioni personali venissero automaticamente condivise all’interno del social network) che all’inizio di novembre era comparso sulle pagine degli utenti, in barba alla privacy e suscitando un fiume di polemiche. Per questo “tradimento” perpetrato in nome della pubblicità, Facebook si è quindi visto appuntare la medaglia di bronzo di Pc World, anche se è vero che in risposta alle proteste degli utenti ha provveduto a modificare il sistema affinché il meccanismo di condivisione di Beacon si attivi solo previa autorizzazione del diretto interessato.

LA SPIA Che dire poi di Yahoo! e della sua scelta di fornire al governo cinese informazioni su alcuni dei propri utenti considerati dissidenti? Nel corso degli ultimi 5 anni il motore di Sunnyvale ha fatto la spia in almeno 3 circostanze, portando all’arresto dei soggetti in questione. Condotta, questa di Yahoo!, che non è piaciuta proprio a nessuno. E che è apparsa ancora più deprecabile nel momento in cui gli amministratori della società hanno infine ammesso di aver mentito quando, di fronte ai membri del Congresso, hanno dichiarato di non essere a conoscenza del motivo per cui il governo cinese volesse le informazioni richieste. Lo sapevano eccome, e le loro scuse non hanno fatto riguadagnare a Yahoo! i punti persi.

CE N’È PER TUTTI La classifica tira poi le orecchie a casa Apple sia per la politica dei prezzi attuata per il suo nuovo iPhone, sia per tutti i problemi che affliggevano il nuovo sistema operativo Leopard prima del rilascio dell’update. Non la passano liscia i provider broadband statunitensi che improvvisamente hanno ristretto la banda a quanti utilizzano la propria connessione per scaricare file dai network di condivisione, e nemmeno i 120 governi che – secondo i dati raccolti dagli esperti di sicurezza di McAfee – sarebbero coinvolti attivamente in pratiche di spionaggio e assalti in rete.

SOCIAL NETWORK Delusione anche per la scarsa fantasia degli amministratori dei milioni di social network presenti online: «Condividere e socializzare è bello, ma siamo sicuri che non ci sia nulla di nuovo da offrire?» si chiedono quelli di Pc World, scommettendo che da qua a un paio d’anni la moda sarà passata e la maggior parte di questi siti non esisterà più.

Alessandra Carboni
18 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/07_dicembre_18/delusioni_tecnologiche_vista_pcworld_9a3552da-ad72-11dc-af1c-0003ba99c53b.shtml


Pena di morte, sì dell’Onu alla moratoria proposta dall’Italia

Nell’Assemblea generale 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti
La proposta sostenuta dal governo italiano. E’ la prima volta nella storia

Massimo D’Alema sorridente dopo la votazione


NEW YORK –
L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha detto sì alla proposta di moratoria sulla pena di morte. La decisione dell’Onu è una vittoria per l’Italia che ha portato avanti l’iniziativa. 104 Stati hanno votato a favore – “Più delle previsioni”, ha commentato Massimo D’Alema – 54 contro e 29 astenuti. “E adesso tocca lavorare per l’abolizione della pena capitale”, ha detto il ministro degli Esteri, strenuo sostenitore della moratoria.

Sono 13 anni che ogni tentativo di approvare qualche cosa di simile al Palazzo di Vetro è naufragato spesso per pochi voti. La risoluzione sulla pena di morte approvata oggi dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha un’importanza storica senza precedenti, anche se ancora un valore puramente simbolico.

Spetterà ora all’Onu verificare, Stato per Stato, l’applicazione della motatoria. Compito affidato al segretario generale Ban Ki-moon che da Algeri dove si trova per visitare le sedi dell’Onu colpite dai tragici attentati della settimana scorsa, definisce “un passo coraggioso” la moratoria approvata dall’assemblea.

Il documento infatti non è vincolante, ma il significato morale è grande. Il testo esorta tutti gli stati che hanno ancora la pena di morte a “stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione” della pena capitale, e invita a ridurne progressivamentel’uso e il numero dei reati per i quali può essere comminata, rispettando gli standard internazionale a garanzia dei diritti dei condannati.

(18 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/pena-di-morte2/voto-moratoria/voto-moratoria.html

Era il 1994 quando per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite si affaccia la richiesta
di una moratoria per la pena di morte. E’ ancora prevista in 69 paesi nel mondo

Moratoria, tredici anni di battaglie
in prima fila l’Italia e i radicali

Tre i tentativi falliti: nel 1994, nel 1999 e nel 2003. Servivano 97 sì sono stati 104
Già un anno fa l’Italia aveva un elenco di 93 paesi a favore. Gli stop&go di Bruxelles

di CLAUDIA FUSANI

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite


ROMA
– Quella sulla moratoria della pena di morte è una lunga battaglia che vede in prima fila da sempre l’Italia e il partito Radicale. E’ una storia lunga tredici anni: dal 1994, infatti, quello della sospensione è un fantasma che si aggira nei corridoi del Palazzo di Vetro. E per ben tre volte – nel 1994, nel 1999 e nel 2003 – la storica decisione è stata a un passo dall’essere approvata. Ogni volta però il potere di veto di Stati Uniti e Cina e il realismo della vecchia Europa era riuscito a prevalere. La moratoria della pena di morte non può essere scissa dal nome dell’organizzazione – “Nessuno tocchi Caino” – che per prima, era il 1993, e più di tutte ha lottato e combattuto per arrivare a oggi. Anche per questo oggi è giusto citare il nome di una persona – la scrittrice Maria Teresa di Lascia – che quell’organizzazione e quella battaglia ha voluto e cominciato prima di morire nel settembre 1993.

1994 – Per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite il governo Berlusconi, su iniziativa di “Nessuno tocchi Caino” dà incarico a Emma Bonino di presentare all’Assemblea Generale dell’Onu una richiesta di moratoria universale delle esecuzioni capitali.

1997-1998: Per tre anni il tema moratoria resta sotto traccia, se ne parla poco e solo in certi ambienti. Nel 1997 si riaffaccia nell’agenda politica grazie al presidente Prodi che pur sfidando alcuni alleati europei, presenta alla Commissione Onu dei Diritti umani a Ginevra la risoluzione per la moratoria delle pana capitale. Prodi “vince” e il documento viene approvato con 27 voti a favore, 11 contrari, 14 astensioni, un assente. Da allora, ogni anno fino al 2005, la risoluzione è regolarmente approvata dalla Commissione di Ginevra. La risoluzione non arriva mai nel palazzo dell’Onu ma da allora è come una goccia che cade nello stesso punto e scava nella pietra. Spiegherà nel 2007 l’allora ambasciatore italiano alle Nazioni Unite Francesco Paolo Fulci: “Il progettò non andò a buon fine perché qualcuno per eccesso di zelo ritenne che fosse necessario avere un ulteriore avallo da parte dei ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles. Non solo quell’avallo non ci fu ma giunse l’ordine a New York, a noi ambasciatori europei, di sospendere qualsiasi iniziativa al riguardo…”. Non contraddire l’alleato americano: è questo, da sempre, il più grande ostacolo alla moratoria. Gli Stati Uniti, infatti, con la Cina mantengono tutt’oggi la pena di morte.

2003 – Silvio Berlusconi s’impegna, il 2 luglio 2003, alla vigilia della presidenza di turno del semestre europeo “a portare all’Assemblea generale di settembre questa richiesta (di moratoria della pena di morte ndr) come richiesta condivisa dal Parlamento europeo”. Il problema è che nei fatti accade il contrario: nonostante il Parlamento europeo impegni la presidenza italiana della Ue a presentare la risoluzione all’Assemblea generale, il ministro Franco Frattini non dà seguito ai dispositivi chiari del Parlamento europeo sostenendo che l’Unione europea non è d’accordo. Il fatto è che un altro strappo con l’alleato Usa negli anni freddi tra Usa e Europa per via delle scelte in politica estera e della guerra in Iraq non sarebbe stato sostenibile. L’Italia, quindi, non presenta la risoluzione al Palazzo di Vetro.

27 luglio 2006 – E’ una data a suo modo storica, come quella di oggi. Quel giorno infatti la Camera dei deputati approva all’unanimità la mozione del radicale Sergio D’Elia, che è anche presidente di Nessuno Tocchi Caino. “Il Parlamento – si legge nella mozione – impegna il governo italiano a presentare italiano a presentare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite (la 61 esima sessione) una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in consultazione con i partner dell’Unione europea”. Riparte, quel giorno, il lavoro di convincimento e coinvolgimento dei 25 paesi europei che però “non sarà vincolante e non potrà ridurre la libera capacità di azione dei paesi”. Chi ci sta, è benvenuto. Per il resto, mani libere.

2 novembre 2006 – Scadono i termini per la presentazione di una risoluzione pro moratoria davanti al Terzo comitato dell’Assemblea generale a new York. Nulla di fatto, quindi. In alternativa l’Unione Europea avvia al palazzo di Vetro la raccolta di adesioni sulla Dichiarazione contro la pena di morte. E’ una strada che difficilmente può portare da qualche parte: mentre sulla sospensione è più facile convincere anche i filo-Usa, l’abolizione è un cambiamento deciso, netto. Se è difficile convincere sulla sospensione, figuriamoci sulla abrogazione.

Dicembre 2006/marzo 2007 L’iniziativa rischia di impantanarsi di nuovo. Marco Pannella, Sergio D’Elia cominciano a staffetta una seria di scioperi della fame in certi momenti anche drammatici. A giugno viene occupata anche la Rai accusata di non dare sufficiente spazio alla causa. Il 2 gennaio la Presidenza del Consiglio e il governo si impegnano “ad avviare le procedure formali perché questa Assemblea generale delle Nazioni Unite metta all’ordine del giorno la questione della moratoria universale sulla pena di morte”. Il presidente Napolitano commenta: “E’ un bel biglietto da visita per l’Italia nel Consiglio di sicurezza”.

La Marcia di Pasqua: l’Europa appoggia l’Italia – E’ un movimento compatto quello che marcia il giorno di Pasqua fin sotto il Vaticano chiedendo che il mondo sospenda la pena di morte. Coi i Radicali e Pannella ci sono il premier, 16 ministri e il presidente emerito Francesco Cossiga. Dopo pochi giorni, il 13 aprile, il Consiglio dei ministri affida al ministro degli Esteri Massimo D’Alema l’incarico di discutere del dossier moratoria nel prosismo consilgio Ue a Lussemburgo. La data prevista è il 23 aprile. Ma il via libera europeo arriverà solo il 14 maggio: l’impegno è di presentare la risoluzione da portare all’Onu al prossimo summit dei leader Ue del 21-22 giugno.

I Nobel per la moratoria – Intanto sottoscrivono e rispondono all’appello italiano e di “Nessuno tocchi Caino” 55 premi Nobel. Il documento chiede al premier Prodi “che nelle prossime ore depositi il progetto di risoluzione già sottoscritto da 93 paesi”. Sono 192 i paesi delle Nazioni Unite. Per approvare la moratoria servono 97 sì (la maggioranza più 1 su 192 paesi). A fine 2006 erano già 93 quelli firmatari. Un anno fa bastava un nulla per arrivare al traguardo.

Giugno 2007 – Il Consiglio Affari generali dell’Unione europea riunito a Lussemburgo assume all’unanimità l’impegno formale a presentare la risoluzione sulla moratoria all’apertura della 62esima assemblea generale dell’Onu che si riunisce a settembre. E’ quella in corso. Quella che finalmente ha deciso.

Primo novembre – Nuova Zelanda e Brasile depositano alla Terza Commissione Onu il testo della risoluzione L29. Alla fine sono due paesi non europei a fare il passo. Una scelta “tattica” suggerita dai Radicali che dopo gli stop&go dell’Unione europea – per due volte nel 2007 Bruxelles dice sì e poi rinvia – suggeriscono di investire in prima persona il resto del mondo nella battaglia sulla moratoria.

15 novembre – Con una maggioranza di 99 voti a favore e 52 contrari (gli astenuti sono stati 33) è stata approvata la risoluzione che chiede ai 192 Stati di “adottare una moratoria delle esecuzioni in vista della loro abolizione definitiva”. È un risultato storico che premia l’unità europea, mancata in passato, e l’impegno dell’Italia, reduce da 150 incontri con altrettanti ambasciatori di Paesi diversi. E’ la data che porta al successo di oggi. Adesso comincia un altro cammino, altrettanto difficile: cercare di far rispettare la moratoria anche nei paesi che hanno votato contro e poi l’abolizione della pena capitale.

(18 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/pena-di-morte2/tredici-anni-battaglie/tredici-anni-battaglie.html

Pena di morte, il voto all’Onu

Attesa per il pronunciamento dell’Assemblea Generale sulla moratoria

NEW YORK – È il giorno della verità per la moratoria Onu sulla pena di morte, con la votazione all’Assemblea Generale dell’Onu sul testo uscito dalla Terza commissione Onu, quella sui Diritti Umani. Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, è al Palazzo di Vetro per seguire personalmente l’esito di una battaglia in cui l’Italia è stata protagonista.

D’ALEMA
«C’è motivo di essere ottimisti», ha affermato alla vigilia il titolare della Farnesina, secondo il quale «l’assemblea dovrebbe sostanzialmente approvare con numeri significativi una risoluzione di portata storica». Il 15 novembre, forte di 99 voti, il documento era stato approvato dopo due giorni di dibattito che ha visto schierato contro la proposta un fronte composito. Al suo interno hanno trovato spazio gli Stati Uniti, accanto ad avversari storici come Iran, Sudan e Cina. Nelle ultime ore quattro Paesi – Guinea Bissau, Repubblica Democratica del Congo, Kiribati e Palau – hanno sciolto la riserva e hanno deciso di votare a favore. Di loro, solo il rappresentante di Palau era presente il giorno della votazione in commissione, il 15 novembre, e aveva scelto di astenersi.

STOP AL BOIA Tutti gli altri non si erano fatti vedere e ora la diplomazia italiana è convinta di averli arruolati in quella coalizione che si muove insieme per fermare il boia. La soglia psicologica dei cento voti a favore dovrebbe quindi essere abbondantemente superata. Nel mese trascorso da quando in 99 votarono a favore della moratoria, 52 contro e 33 si astennero, molte cose sono cambiate, tanto da spingere Massimo D’Alema, da ieri notte a New York, a sperare in un risultato ‘storicò con ‘numeri significativì. La votazione inizierà alle 10 ora locale (le 16 in Italia). L’Italia spera che il documento venga votato nella sua interezza e non paragrafo per paragrafo, per evitare imboscate da franchi tiratori reclutati dall’eterogeneo, ma determinato ‘fronte del no’.

18 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_18/onu_moratoria_bd52a4cc-ad6b-11dc-af1c-0003ba99c53b.shtml



VoxChatart Contro la Pena di Morte

Frosinone: seviziato e ucciso l’asinello usato per la pet-therapy dei disabili


FROSINONE (18 dicembre) – Non esiste limite alla crudeltà umana.
Un asinello utilizzato nell’ex convento dei Cappuccini di Veroli, Frosinone, per la Pet-Therapy con i ragazzi del centro diurno per disabili è stato trovato ucciso da un colpo di pistola. Un pò alla volta i responsabili del centro Passeggiata San Giuseppe, stavano portando degli animali nel terreno messo a loro disposizione, ed avevano già un asinello e due maialini thailandesi. I ragazzi della cooperativa hanno trovato però, al loro arrivo, una brutta sorpresa. L’asino è stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia, seviziato, gli è stato tagliato un orecchio e poi gettato in una scarpata.

Increduli i responsabili del centro che non sanno darsi una spiegazione a tanta gratuita violenza, mentre asciugano le lacrime sui volti dei ragazzi che frequentano la piccola fattoria. Sul terreno sarebbero stati trovati i segni lasciati da grossi stivali, forse indossati da chi ha compiuto la cruenta uccisione, ed ora i carabinieri indagano per individuare i responsabili.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=15453&sez=HOME_ROMA

Castro: "Non sono attaccato al potere, lascerò il posto a giovani leader"

Il lider maximo dice anche che il modello socialista seguito a Cuba dovrà subire alcuni cambiamenti. Il ritiro potrebbe essere formalizzato a marzo, con le elezioni del prossimo presidente del Consiglio di Stato

Fidel Castro Roma, 18 dicembre 2007 – Per la prima volta dal suo forzato allontanamento dal potere più di un anno fa, a causa di problemi di salute, il leader cubano Fidel Castro ha preso in considerazione la possibilità di lasciare le sue funzioni, in una lettera letta ieri alla televisione nazionale. Il Lider Maximo parla infatti del suo futuro politico, e assicura che non intende “rimanere attaccato al potere né ostacolare il cammino a nuovi leader”.

Nella lettera Castro afferma anche che “i problemi attuali della società cubana richiedono un ventaglio più ampio di risposte di quelle contenute in una scacchiera”, e che il modello socialista seguito a Cuba dovrà subire alcuni cambiamenti. “Non sarà un cammino facile”, avverte il leader cubano. Per questo, prosegue Castro, “il mio dovere non è quello di rimanere attaccato al potere o ostacolare il cammino a persone più giovani, ma di mettere a disposizione la mia esperienza e le mie idee, il cui modesto valore deriva dall’epoca eccezionale che mi è toccato vivere”.

Il Parlamento cubano potrebbe formalizzare il suo ritiro il prossimo marzo, quando si riunirà per eleggere il nuovo presidente del Consiglio di Stato, incarico che Castro riveste da più di 30 anni. Secondo il quotidiano spagnolo ‘El Mundo’, la lettera letta ieri rafforza l’ipotesi che Castro, 81 anni, possa svolgere in futuro un ruolo di consigliere. Il leader cubano non appare in pubblico da quasi 17 mesi, da quando è stato sottoposto a un intervento chirurgico all’intestino, ha governato ininterrottamente Cuba dal 1959.

Secondo il fratello 76enne Raul, che ha assunto ad interim i suoi poteri, Castro è tenuto al corrente di tutto e consultato su tutte le più importanti decisioni. Negli ultimi nove mesi ha inoltre pubblicato editoriali sulla stampa ufficiale di Cuba, principalmente su tematiche di affari internazionali.


fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/12/18/55629-castro_sono_attaccato_potere.shtml


Nella pianura Padana record di smog

Rapporto Apat: i 35 giorni di superamento della soglia consentiti esauriti entro febbraio

L’esposizione al Pm10 resta tra le prime in Europa insieme a Benelux, Polonia, Rep. Ceca e Ungheria

Mascherine antismog a Milano (Emmevi)

ROMA – In Italia si respira male, nella pianura Padana malissimo: la qualità dell’aria non migliora e, nell’area del nord, l’esposizione al Pm10 resta tra le prime in Europa insieme al Benelux, alla Polonia, alla Repubblica Ceca e all’Ungheria. Lo ha messo di nuovo in evidenza il rapporto Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) presentato a Roma che si sofferma, in modo particolare, sul livello di superamento del valore limite giornaliero nelle città italiane. Nel 2006, spiega il rapporto, il 61% delle stazioni di monitoraggio ha disatteso il valore limite giornaliero (50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte l’anno).

I 35 GIORNI DI SUPERAMENTO ESAURITI ENTRO FEBBRAIO – «In alcune Regioni, i 35 giorni consentiti – evidenzia l’Apat – sono stati esauriti entro la prima metà di febbraio 2006». Lo hanno fatto Torino, Milano, Venezia e Bologna. Tempi più lunghi per Genova, Firenze e Bari (29 ottobre). E’ il Nord d’Italia a non respirare confermandosi come «situazione più critica in tutta la nazione», mentre è meno sfavorevole il quadro rilevato al Centro-Sud anche se i limiti non sono comunque rispettati. Roma presenta i valori più elevati.

IL TRASPORTO PRODUCE IL 43% DI PM10 Il trasporto, sottolinea l’annuario dei dati ambientali dell’Apat, rimane «la prima sorgente di inquinamento di Pm10 con un contributo complessivo del 43% sul totale, di cui il 27% proveniente dal trasporto stradale». Per contro, sono aumentati in modo considerevole dal 2003 al 2005 i provvedimenti adottati per risanare la qualità dell’aria. E’ il caso di Piemonte e Lombardia che hanno promosso misure a favore della mobilità sostenibile (16%), hanno promosso i mezzi pubblici di trasporto a basso impatto ambientale privato (15%) e pubblico (14%), insieme a provvedimenti di limitazione del traffico (14%).

LE REGIONI PIU’ ATTIVE – Le Regioni più attive da questo punto di vista sono state nel 2004 la Lombardia con 62 provvedimenti, l’Emilia Romagna con 36, il Piemonte con 27 e il Lazio con 20. La Regione con i migliori indicatori di gestione della qualità dell’aria è il Piemonte.

18 dicembre 2007

fonte: http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_18/record_inquinamento_italia_abd32682-ad5b-11dc-af1c-0003ba99c53b.shtml


Diliberto intervistato da L’Unità

Diliberto a L’Unità: “Corrompe la vita civile. Assurdo trattare con il leader di Forza Italia”


di Eduardo Di Blasi

Roma 14 dicembre 2007

Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, è netto: «Trovo agghiacciante l’accordo che si sta cercando di fare con Berlusconi da parte del Pd. L’idea che il massimo conduttore della vita civile del nostro Paese, non parlo della responsabilità penale (quelle le vaglierà la magistratura) sia sollevato al rango di interlocutore privilegiato mi sembra un’enormità. Tra l’altro si sta rifacendo un errore politico…».

La bicamerale.

«La bicamerale è nata quando Berlusconi era in un angolo. Lo stesso, dopo la fallita spallata (e abbiamo anche appreso “come” cercava di dare la spallata), era distrutto. I suoi alleati l’avevano isolato. Era uno sconfitto. Il Pd, e Veltroni in particolare, gli ha restituito un ruolo centrale nella vita politica italiana. E davvero una frittata colossale».

Per lei non ci si può accordare con «il peggiore corruttore», nemmeno su una legge di sistema?

«Un conto è un accordo largo, in parlamento, sulla legge elettorale. E’ ovvio che si deve parlare anche con l’opposizione, sennò rifaremmo noi per primi l’errore fatto un anno e mezzo fa con il “porcellum”. Tuttavia questo asse privilegiato Veltroni-Berlusoni, benedetto tutti i giorni da Giuliano Ferrara sul Foglio, è una cosa che a me fa venire i brividi».

Rifondazione non esclude l’idea…

«Rifondazione è più guardinga, ma non c’è dubbio che stanno compiendo, secondo me, un errore analogo. E questo è più grave anche perché sarebbe un oggettivo impaccio alla costruzione dell’unità della sinistra».

Lei dice che bisogna dialogare con l’opposizione. Ma con chi? Qui ognuno è portatore di un progetto…

«Io ragiono in un modo campagnolo. Prima bisognerebbe dialogare con la propria coalizione. E cioè trovare un punto di mediazione tra noi, anche per non creare danni al centrosinistra come si stanno già creando. Trovo francamente un po’ insultante avere convocato il vertice di maggioranza il 10 di gennaio, dopo che è stato già votato il testo base della legge elettorale. E che ci riuniamo a fare?».

Cosa spingerebbe il dialogo Berlusconi-Veltroni?

«L’interesse comune ad eliminare gli alleati».

In nome della governabilità

«No, in nome dei propri interessi. La governabilità non è detto che sia garantita così. In un sistema come quello prefigurato da Bianco, se nascerà la cosiddetta “Cosa bianca”, e ci sono tutti i segnali, questa avrà una funzione centrale, applicando la politica dei due forni. E’ il trionfo del trasformismo italiano».

L’unica reazione che potete mettere in piedi è quella di minacciare la caduta del governo Prodi…

«Io non sono un irresponsabile. La mia impressione è che il governo potrebbe cadere solo da destra, con l’operazione di Dini. Ma se anche cadesse il governo per colpa di Dini, non credo che si andrebbe alle elezioni, che sarebbe la via maestra. Se dovesse cadere Prodi io chiederei le elezioni subito. Ma immagino che lavorerebbero gli stessi che stanno oggi lavorando alla legge elettorale, per un governo istituzionale. Cosa che giudico la sciagura peggiore».

Un governo istituzionale appoggiato da FI è un’ipotesi verosimile? Anche dopo le ultime intercettazioni sul mercato dei senatori…

«Dopo le ultime rivelazioni Veltroni doveva alzarsi e dire: “Con un personaggio così non tratto più”».

Si è preferita la formula: per il bene del Paese restiamo al tavolo…

«Per il bene del Paese si tratta con Berlusconi? Questa è un’assurdità. Per il bene del Paese bisogna evitare che Berlusconi faccia altri danni».

fonte: http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm