Archivio | dicembre 20, 2007

L’odissea dimenticata di 39 bimbi rom a Roma

campo nomadi, sgombero

Vivevano sulle rive del fiume Aniene, periferia est di Roma. Da dieci anni. Settantadue baracche costruite a mano, in mezzo ai rifiuti,e che nel corso degli anni si erano trasformate in casette dignitose, a cui il Comune aveva addirittura assegnato un numero civico, a cui erano stati fatti regolari allacci di luce e acqua. Con tanto di bollette da pagare. Poi arriva il 31 ottobre, l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, l’emergenza sicurezza. E pure le conseguenze. Il 10 dicembre la baraccopoli sulle rive dell’Aniene viene sgomberata. Le ruspe buttano giù tutto. la destra esulta, il centrosinistra sente di aver raggiunto un obiettivo, dando la giusta riposta ai cittadini del quartiere che da tempo si lamentano dei vicini di casa indesiderati.

Già ma il problema è un altro. È che il centinaio di persone buttate fuori dal campo nomadi sono ancora lì, sulla via Tiburtina, all’addiaccio. Non parliamo di delinquenti, parliamo di gente che lavora, che fa il muratore, che fa la badante, che si sveglia alle 4, che ha il permesso di soggiorno, in alcuni casi addirittura la cittadinanza italiana. Gente che però non ce la fa ad affittare una casa vera e propria, perché nessuno gliela vuole dare o perché i soldi non bastano mai. Tra loro ci sono 39 bambini e molte donne, tre di loro sono incinta.

Il senatore del Prc Salvatore Bonadonna ha portato la vicenda in Senato: «Mi vergogno – ha detto illustrando la storia all’Aula – di un Paese che permette una simile crudeltà e che per giunta la contrabbanda come misura di sicurezza e ancora di più mi vergogno della città di Roma, la cui amministrazione, interpellata sul problema, risponde di non poter fare niente». In realtà, dal Campidoglio fanno sapere che «gli operatori della sala operativa sociale del comune di Roma hanno offerto assistenza presso i centri d’accoglienza ai bambini, alle mamme e alle persone in situazioni di fragilità, ma tale offerta non è stata accettata». Loro ammettono di aver rifiutato la proposta del Comune perché li separa, perché “sgombera” anche l’unica ricchezza che hanno, la loro famiglia: i bambini vanno in istituto, le donne in un residence e gli uomini non si sa dove. Ma non si può restare insieme. Ora, in seguito all’intervento del prefetto di Roma Carlo Mosca, si sta provando a trovare una soluzione migliore.

La notizia, intanto, è passata sulle cronache locali della Capitale ma non ha conquistato la ribalta dei tg di prima serata. Per questo, il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena ha deciso di inviare una lettera aperta ai direttori dei maggiori quotidiani e dei tg nazionali. «Mi rendo conto – scrive – che la quotidianità incalza e preme, ma ciò che sta avvenendo nelle città italiane, nel paese, io credo meriti il potere informativo delle vostre grandi inchieste, non la rubricazione (in questo caso addirittura la derubricazione) a “fatti di cronaca”. Sono certo – prosegue – che condividete la necessità che nel paese infatti, insieme alla giustissima condanna per atti criminali compiuti da alcuni rom, condanna morale e civile che deve esprimersi per la criminalità di qualsiasi persona, di qualsiasi nazionalità, venga prodotta anche l’informazione necessaria a non alimentare e anzi a frenare, l’odio per il diverso da noi». Chissà se anche stasera Porta a Porta parlerà dell’ultima pista investigativa del delitto di Perugia. O di cosa mangeranno gli italiani a Natale.

Pubblicato il: 20.12.07
Modificato il: 20.12.07 alle ore 18.37

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71540


Minori, Cgil e Save the Children : 191 milioni sfruttati

di Alessia Grossi

 campo rom opera milano ANSA 220

«Il secondo ragazzo che ho intervistato è un ragazzo di 15 anni del Bangladesh, fratello di una mia amica. Non era molto disponibile a rispondere alle mie domande. Ma alla fine mi ha detto che lui ha iniziato a lavorare all´età di 14 anni in un internet point. Ora ripara i computer e fa montaggi di apparecchiature elettro informatiche 5 giorni alla settimana per 3 ore e mezze al giorno. Il lavoro l´ha trovato tramite la sua professoressa di informatica, infatti lui studia informatica e per questo il lavoro che fa gli piace, la cosa che non gli piace è lo stipendio. La famiglia è contenta che lavori così porta soldi a casa, in famiglia sono 7 persone …lui è il secondo figlio…». A parlare è Tatiana, una ragazza di 18 anni che viene dall´Ecuador e da 13 è in Italia con tutta la famiglia. Tatiana è una delle intervistatrici «infiltrate» dai ricercatori di Save the Children tra i minori migranti di Roma per monitorare la loro situazione. Il rapporto fatto dai ragazzi, così come quello dei ricercatori grandi di Save the Children e di Ires Cgil, rientra nel libro Minori al lavoro. Il caso dei minori migranti, (in libreria per Ediesse dal 15 gennaio) che indaga lo stato del lavoro minorile in Italia, con uno sguardo alla complessa situazione dei giovani migranti. Diversi per metodologia di ricerca i tre rapporti- presentati a Roma giovedì- convergono non soltanto sui dati che riguardano il lavoro minorile in Italia, ma anche sulle caratteristiche di questo e sulle cause da cui scaturisce lo sfruttamento.

Rapporto Ires Cgil
«In Italia la stima dei minori di 15 anni che lavorano ammonta a quasi 500mila, di cui circa 70-80mila minori stranieri» sottolinea in apertura Agostino Megale, presidente dell´Ires- Cgil. «Tra i più esposti i minori maschi, in età compresa tra gli 11 e i 14 anni, di nazionalità straniera, che vivono in una famiglia mono-genitoriale e risiedono in un territorio con alto tasso di disoccupazione, spiega Anna Teselli, ricercatrice Ires – Cgil. Il tratto che caratterizza il lavoro dei minori è l´intensità. Spesso un minore che è coinvolto in un´attività di lavoro precoce non ha tempo per andare a scuola, la sua è un´attività totalizzante, elemento che il più delle volte rischia di emarginare il giovane soprattutto se straniero». Ma la diversità tra i minori italiani e quelli stranieri sta anche nel tipo di lavoro cui vengono sottoposti. Un minore migrante su 3 lavora in strada come venditore ambulante o in alcuni casi svolge attività di accattonaggio, mentre gli italiani lavorano in ambienti più «protetti», come negozi, bar o ristoranti. Un posto d´eccezione nella classifica dello sfruttamento spetta ai cinesi. Il 61 per cento dei minori cinesi lavora in laboratori artigianali tessili o di pelletteria esposto a condizioni di alto rischio sia per i ritmi intensi di lavoro che per l´uso di macchinari pericolosi. E la paga? Il 20 per cento dei minori italiani che lavora non riceve alcun compenso, percentuale che sale ad un terzo per quelli stranieri. La scuola? Il più delle volte continuano ad andare a scuola ma la resa non è certo delle migliori con una conseguente perdita di interesse nell´attività scolastica e una percezione di fatica nel portare avanti entrambe le attività.

La ricerca partecipata a Roma. Lo studio di Save the Children
I ragazzi migranti intervistati dai ricercatori alla pari in una fascia d´età compresa fra i 12 e i 18 anni lavorano prevalentemente nella ristorazione, nell´edilizia, nell´agricoltura, nell´assistenza domiciliare e nei servizi. Soli alcuni degli intervistati chiedono l´elemosina o vanno a rubare, ma, in alcuni casi considerano questo un vero e proprio lavoro. «Il dato allarmante non sono i numeri, ma è il dato che i minori intervistati non abbiamo consapevolezza dei propri diritti in ambito lavorativo anche laddove avrebbero diritto ad un contratto, spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Cildren Italia. Dal nostro studio sono emersi nodi cruciali sul lavoro minorile e lo sfruttamento del lavoro dei minori stranieri come la necessità di contribuire all´economia familiare e la difficoltà di conciliare scuola e lavoro – continua Neri. Save the Children si impegna a chiedere che sia data piena attuazione alla Carta degli Impegni che sarà sottoscritta dalle istituzioni e dalle parti sociali nel 2008». «Questo non è lavoro. Non chiamatelo lavoro, sarebbe un ossimoro. Il lavoro minorile è sfruttamento – spiega la sottosegretaria al Ministero della Solidarietà sociale, Franca Donaggio – che rinnova l´impegno del Governo a sottoscrivere di nuovo, come già nel 1998, la Carta degli Impegni. Perchè – annuncia- dobbiamo arrivare preparati al 2008, appena dichiarato dall´Onu anno della lotta allo sfruttamento minorile».

Pubblicato il: 20.12.07
Modificato il: 20.12.07 alle ore 17.57

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71539



La giornata mondiale contro lo sfruttamento minorile

SALVIAMO L’AMAZZONIA

UN SENTITO GRAZIE A ETTORE MARZARI DI LATINOAMERICA PER AVERCI SEGNALATO QUESTA IMPORTANTE TESTIMONIANZA

C’era una volta una grande foresta sulla linea dell’equatore:
si chiamava Amazzonia.


La foresta non può parlare. Non cammina. Rimane dov’è. Alla mercé dell’uomo. Ed è per questo motivo che da quattro secoli l’uomo, quando può, fa quello che vuole. Con la foresta e con tutto ciò che vive in lei, dentro di lei. Lei offre ciò che ha. Sono secoli che regala tutto quello che ha di buono per l’uomo che abita lì o nei luoghi più lontani della terra.

Thiago de Mello da “Amazzonia”


João Meirelles Filho



Intervista a João Meirelles Filho autore di “ Amazzonia” edito da Corbaccio

João Meirelles Filho scrive la storia dell’Amazzonia fino a oggi.
Dopo vent’anni di ricerche personali e dopo aver raccolto ogni tipo di testimonianza, con questo straordinario libro traccia un quadro esauriente su tutto ciò che c’è da conoscere per discutere e confrontarsi sul tema uomo e natura.
Meirelles soprattutto ci coinvolge e ci chiede di agire per cambiare le nostre abitudini e per trovare insieme nuove soluzioni al grande problema della deforestazione dell’ultimo polmone verde a disposizione del genere umano: l’Amazzonia.

A Ettore Marzari di Latinoamerica.it João Meirelles ha rilasciato la seguente intervista che noi mettiamo a disposizione di chiunque senta proprio l’amore per la terra ed intenda fare tesoro degli insegnamenti e dei suggerimenti che il libro propone, soprattutto per il futuro delle prossime generazioni.

..

D: A scuola abbiamo appreso che il Brasile è un Stato immenso dalle dimensioni continentali. Appiamo appreso anche che il verde, la natura sono necessari ed il Brasile ha una diversità ambientale talmente grande da causare l’invidia di qualsiasi altro paese del mondo.

R: Si però l’ingordigia e lo sfruttamento umano non hanno limiti. In meno di cinque decadi abbiamo saputo trasformare un area di 70 milioni di ettari dell’Amazzonia (quasi due volte la superficie dell’Italia) in un pasto di carne, e per chi? Per le persone del Brasile, dell’Europa e del Medio Oriente perchè abbiamo l’accesso a carne più economica. Poco sa forse il consumatore che sta mangiandosi l’Amazzonia bruciata e devastata


Carta della sola regione dell’Amazzonia brasiliana

IL DOVERE DI OGNUNO
Fino ad un certo punto dipende da noi che le generazioni future valorizzino o meno gli ambienti naturali; almeno su questa decisione possiamo esercitare la nostra influenza.


Peter Singer da “Amazzonia”


D: Quasi tutto il mondo ha letto ed ha sentito parlare che l’Amazzonia è una delle maggiori riserve di biodiversità del Pianeta. Tuttavia è preoccupante notare che questo tema sia trattato senza considerare l’effettiva participazione della regione amazzonica nello scenario economico internazionale.

R: Sì, nei prossimi 20 anni sono previsti più investimenti in Amazzonia che negli ultimi 500 anni. Il Governo è incapace di controllare il deforestamento, gli incendi, le invasioni delle terre, la violenza nelle campagne, i garimpos illegali, i furti del legname; le previsioni in relazione all’impatto della nuova era globalizzata sono impensabili..

Un metodo di disboscamento molto usato

Un’area disboscata pronta per la semina della soia


Coltivazioni di soia in Brasile


Pianta e frutto della castagna del Brasile


D:Oggi si sa che stiamo capendo qualcosa di più sulla questione amazzonica. Così si devono trovare nuove alternative per l’utilizzazione delle sue risorse forestali in modo da evitare danni irreversibili all’ambiente…

R:Possiamo salvare l’Amazzonia incentivando per esempio la coltivazione della castagna del Brasile, un frutto tipico, che potrebbe permettere alla foresta di essere preservata; si aiuterebbe a salvaguardare le rendite di almeno 30 mila famiglie.
Ugualmente, se consumeremo l’Açaí (altro importante prodotto del bacino amazzonico) avremo sicura occupazione e sostentamento per altre 200 mila famiglie.
L’Amazzonia è la più grande risorsa dell’Umanità, o sapremo proteggerla ora o non ci sarà Amazzonia per i nostri figli.

D: I conflitti generati per il possesso della terra tra i possessori ed i grandi proprietari sono molto accentuati, e fanno di questa area una parte del paese dove si generano i maggiori conflitti fondiari. In mezzo a questi conflitti ci sono le popolazioni indigene, che soffrono anch’esse dell’occupazione e dell’esproprio delle loro terre per colpa dei grandi progetti come per esempio il passaggio di nuove strade, di ferrovie o a causa delle attività dei garimpeiros (minatori abusivi) nelle loro terre…

R: L ’Amazzonia è così violenta tanto quanto le zone di guerra. La certezza dell’impunità genera giustizieri che credono sempre che rimarranno impuniti. La corruzione della politica locale è un altro fattore aggravante. Oggi ho la certezza che le maggiori responsabili della distruzione dell’Amazzonia siano la corruzione e l’ignoranza sulla conoscenza dell’importanza della regione.

Lasciando vivere liberamente le popolazioni della foresta nei territori loro attribuiti, forse il Brasile perderà l’opprtunità di sfruttare alcune ricchezze, ma dimostrerà al mondo e alle altre nazione che hanno fatto la stessa scelta, che la civiltà di domani sarà disposta a tollerare tutte le altre culture.

Richard Chapelle da “Amazzonia”


D: L’egoismo e lo sfruttamento nell’esplorazione delle ricchezze minacciano seriamente questo patrimonio naturale che non è solo dei brasiliani; la devastazione dell’Amazzonia si configura come una perdita ed una minaccia per tutta l’Umanità.

R:Certamente, la diversità biologica ed il patrimonio culturale di oltre 180 nazioni indigene e 1,8 milioni di comunità cabocle sono insostituibili. O riconosciamo che tutto questo vale la pena di essere preservato o non sapremo di cosa potremo lamentarci in futuro. Visitare l’Amazzonia una volta nella vita, leggere e dibattere su questa regione è fondamentale. Boicottare il mercato, che all’angolo delle nostre case vende la carne dell’Amazzonia, è un esercizio di civiltà a livello mondiale.

João Meirelles Filho è ambientalista e dirige l’Istituto Peabiru (www.peabiru.org.br) del quale fa parte il Centro educativo Amazôniapé. È stato coordinatore di ricerca per la mostra di libri della manifestazione Amazônia BR 2000, al SESC Pompéia di San Paolo, visitata da duecentomila persone. Ha lavorato in Amazzonia in progetti di insediamento rurale. Da diciassette anni appoggia la creazione e la sostenibilità finanziaria di organizzazioni della società civile in Brasile, Paraguay, Panama e Argentina. Ha fondato il Parco ecoturistico della Bodoquena (MS) ed è promotore del Parque da Neblina (SP) e del Polo ecoturistico della Serra do Rio.

Note di copertina

Libreria universitaria


artigo
Você já comeu a Amazônia hoje?

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Por João Meirelles Filho, janeiro de 2006


Per scrivere a João Meirelles Filho contatta la redazione di latinoamerica.it

contatto@latinoamerica.it


Amazzonia

Brossura | 438 pagine | Corbaccio | 2007
Spedito normalmente in 2 giorni lavorativi a partire dal 03/01/2008
Prezzo di copertina: Euro 28,00
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Mariella Nava: una canzone per l’Anmil

Parla Mariella Nava. Il suo ultimo brano “Stasera torno prima” è stato donato all’Anmil. Un gesto contro le morti bianche

“Ho lasciato libera la mia canzone
perché parli delle ansie del lavoro”

di ERNESTO ASSANTE


“Stasera torno prima”, una storia d’amore, ma anche una storia operaia racchiusa in una nuova canzone di Mariella Nava (ascolta).
Che ha deciso di donarla all’ANMIL (l’Associazione nazionale invalidi e mutilati del lavoro. Gli abbiamo chiesto perché

Com’è nata questa canzone?

“Non è nata adesso e non è nata all’improvviso. L’avevo già scritta e dopo quello che di recente è accaduto ho pensato che avrei dovuto tener fede al sentire che me l’aveva dettata e che avrei dovuto mandare in giro il brano subito. Non volevo aspettare il prossimo disco o la prossima promozione, in questi tempi in cui tanti si stanno muovendo per sostenere le famiglie dei lavoratori toccati da questi eventi ho pensato di dover fare qualcosa anche io. Ho contattato l’Anmil e mi sono messa a disposizione. Ho pensato che dovevo prendere la canzone e farla andare, lasciarla libera adesso”.

E’ un tema al quale tiene molto…
“Diciamo innanzitutto che io appartengo a una citta altamente operaia come Taranto, e che fin da bambina ho visto cortei che chiedevano diritti, attenzioni, orari e salari miglori, rivendicazioni importanti, fin da bambina sono vissuta con il grido e i pugni in aria, una forte motivazione ce l’ho dentro dunque, potrei dire che il corteo ogni tanto continua a passare dentro di me. E’ chiaro che questi fatti non riguardano solo l’industria, ci sono cantieri, i lavoratori clandestini, gli incidenti che non fanno rumore. Nel tempo tutte queste cose hanno trovato il loro posto nella mia testa, fino a quando non si sono trasformati in una canzone”

Scrivendo cose come questa c’è sempre il rischio di scrivere cose retoriche…
“C’è sempre questo pericolo quando si trattano argomenti difficili. Io ho cercato di entrare in una storia rappresentativa di tante altre e utilizzare un “soft touch”, provare ad accendere i monitor giusti per l’attenzione degli altri”.

Dopo tanti anni pensa ancora che una canzone possa servire, che possa contribuire a cambiare qualcosa?
“Io penso di si. Credo che addirittura abbia una capacità ulteriore rispetto alle parole. E’ così tutto quello che sceglie la corsia preferenziale della cultura. Una canzone, un film, un libro, io credo che possano muovere qualcosa dentro di noi, anche quando nei hai perso le tracce nella tua memoria e sembra che sia tutto passato. Il nostro compito è non fermarci, anche quando sembra che non ci siano risultati: se una canzone come questa è nata in me c’era una necessità da qualche parte, vuole dire che ci sarà anche in chi ascolta. E’ questo il piccolo miracolo che si compie ogni volta”.

(20 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incendio-acciaieria-1/mariella-nava/mariella-nava.html

Napolitano, appello alle riforme: sarebbe grave un nulla di fatto

Napolitano, 220, 1/6/2007

Siamo al giro di boa per l’approvazione della legge Finanziaria: mancano i voti di fiducia sui tre articoli che verranno votati tra giovedì e venerdì. E il presidente della Repubblica dice la sua. Giorgio Napolitano anticipa il suo messaggio di fine anno e dà la scaletta delle sue priorità: riforme, riforme, riforme. Servono per «garantire la governabilità», e quella elettorale è «decisiva per l’intero sistema Paese».

Il suo è un discorso da carota e bastone. Da un lato si complimenta con l’Italia che «non cede alle profezie del declino», che «affronta le sfide» e «reagisce alle difficoltà». Dall’altro non manca di sottolineare che «anche quest’anno, in misura solo lievemente attenuata rispetto allo scorso anno – ammette Napolitano – l’approvazione della Finanziaria è stata in ultima istanza affidata a congegni di abnorme accorpamento, con conseguenti voti di fiducia, di norme accresciutesi senza misura nel corso del dibattito parlamentare».

Immediata la risposta del premier Romano Prodi: «Il Presidente della Repubblica ha perfettamente ragione – commenta – ma non c’è sostanzialmente altra via». E aggiunge un proposito per il nuovo anno: «È ovvio che dobbiamo lavorare per riformare questo modo di procedere: io stesso varie volte sono rimasto dispiaciuto di questa situazione. Abbiamo ridotto il più possibile le norme, lo ha ammesso lui stesso. Ma se non cambiamo procedure e regolamenti e il modo di lavorare del Parlamento è difficile evitare» questo problema. Comunque, conclude Prodi, «il Parlamento lavora assolutamente al pieno delle sue possibilità. Fa tutto il possibile. Ma vi sono oggettivi vincoli regolamentari che spingono verso una Finanziaria troppo ampia».

Una determinazione riformatrice che piacerà al Colle, che ha voluto «insistere sulle gravi conseguenze che avrebbe un nuovo nulla di fatto sull’urgenza di giungere a scelte largamente condivise. In questo senso – ha precisato Napolitano – il mio impegno non verrà meno». Ultimo appunto, quello a «ridurre il tasso di esasperata partigianeria: vorrei – ha concluso il presidente – che sentissimo tutti come un imperativo questo cambiamento di clima».

Pubblicato il: 20.12.07
Modificato il: 20.12.07 alle ore 16.10

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71533

MA GLI SQUALI SONO IN AGGUATO..

Finanziaria, Dini minaccia: se cade, non siamo traditori

La legge finanziaria «è dannosa per l’economia del Paese. I nostri avvertimenti sono finiti. Se succede qualcosa, nessuno ci può chiamare traditori». Lamberto Dini non rinuncia alla strategia delle ‘mani liberè e mette in guardia il governo. «Il 14 novembre -spiega il leader dei liberaldemocratici in una intervista a “Il Giornale”- abbiamo votato la manovra per etica delle responsabilità. Abbiamo detto, pubblicamente e in Parlamento, che la legge finanziaria non permette di superare il declino. Dopo il passaggio alla Camera, se possibile, l’impianto è stato peggiorato. Sempre più tassa e spendi».

Dini punta il dito contro l’aumento di 6 miliardi previsto per la manovra: «Nella maggioranza è possibile che siamo soltanto noi liberaldemocratici a dire queste cose? È ovvio che la sinistra antagonista sia soddisfatta. Con la manovra il governo ha sostituito spese incerte, come quelle per gli investimenti, in spese certe, come quelle correnti. Così non potrà mai essere alleggerita la pressione fiscale. Eppure tutti sembrano privilegiare la stabilità di governo. Ma se questo governo non dà risposte adeguate ai bisogni del Paese -avverte il presidente della commissione Esteri del Senato- non impedisce un’accelerazione del declino, la stabilità di questo governo è un danno per il Paese».

«Se arriveranno voti negativi contro il governo, dopo tutti i nostri avvertimenti, nessuno ci potrà chiamare traditori. I veri traditori -sottolinea Dini- sono coloro che non si rendono conto della situazione del Paese, costretto a subire lo schiaffo del superamento per pil pro-capite dalla Spagna».

Il governo ha posto in aula al Senato la questione di fiducia sui tre articoli che compongono la legge Finanziaria.

«Pongo la questione di fiducia sulla distinta approvazione dei tre articoli», ha annunciato il ministro dei rapporti con il Parlamento Vannino Chiti prendendo la parola in aula a Palazzo Madama dopo che il Senato aveva dato il via libera a tutti gli articoli del ddl di Bilancio.

Durante il suo breve intervento il ministro ha anche polemizzato con un senatore dell’opposizione che protestava. «Le ricordo – ha detto il ministro – che voi avete approvato le finanziarie del 2004 e del 2005 sempre con il voto di fiducia sia alla Camera che al Senato».

Giovedì si terranno nel pomeriggio 2 voti di fiducia su altrettanti articoli della Legge Finanziaria: il primo alle ore 18,30, il secondo alle 19,30.

L’esame del provvedimento terminerà invece venerdì mattina: dopo il terzo voto di fiducia, previsto per le 9,30, si andrà avanti con la votazione definitiva sull’intero articolato.

È quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo del Senato. I lavori di Palazzo Madama andranno ora avanti fino alle 22 con la discussione generale sulla fiducia. Si riprenderà giovedì mattina alle 9,30 con una sospensione tra le 10,30 e le 12,30 per una cerimonia che si tiene al Quirinale. Nel pomeriggio, alle 16, inizieranno le dichiarazioni di voto finale.

L’iter parlamentare della manovra ha migliorato l’impatto sul deficit di 400 milioni. Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa difende la manovra dall’accusa di aver peggiorato i conti. «Non è stata stravolta» dice al Senato.

A rispondere indirettamente alle sue critiche è sceso in campo il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa che, tabelle alla mano, ha difeso in Parlamento la manovra 2008: durante l’iter – ha detto – «nessuno stravolgimento è avvenuto». Certo che il cammino è «farraginoso» e va rivisto. Ma, dopo il passaggio parlamentare, l’impatto sul deficit è migliorato di circa per «400 milioni di euro rispetto alla versione iniziale». All’inizio era di 6.478 milioni, ora è sceso a 6.080 milioni. La manovra “lorda”, inoltre, è ora di 15,6 miliardi di euro.

Inizialmente la manovra era di 11,247 miliardi ed era poi salita a 13,327 miliardi dopo la prima approvazione del Senato. In pratica, spiega il ministro, anche se il valore della manovra e salito non sono peggiorati i conti.

Al di là delle cifre il ministro spiega che ora bisogna guardare avanti a partire dalla pubblica amministrazione che deve essere «modernizzata», dagli ospedali alle scuole. Il ministro dice che «dovranno essere ridotte le inefficienze negli ospedali, nelle scuole, nei ministeri, negli uffici delle amministrazioni locali, nei tribunali. Andrà ripensato il pubblico impiego puntando ad uno snellimento delle strutture ridondanti e potenziando quelle più importanti in termini di servizi ai cittadini». «I prossimi mesi – prosegue il ministro – ci vedranno impegnati a impostare i lavori per la conduzione della finanza pubblica nei prossimi 3 anni. È necessario operare da subito affinchè ci siano comprensione e condivisione, le più ampie possibili, per definire una politica di contenimento della spesa».

Padoa-Schioppa, sempre riferendosi alla spesa pubblica, aggiunge che «Il treno in corsa è stato frenato nei primi due anni di legislatura. Va adesso arrestato nei prossimi tre anni». E questo è «l’unico modo per dare ai giovani un futuro meno incerto». Ma lo scopo è anche quello di procedere alla restituzione delle tasse: «Dovrà continuare con maggior vigore la restituzione fiscale cominciata quest’anno. Tale azione sarà tanto più incisiva quanto più diventerà strutturale il recupero di gettito». E in questo senso gli ultimi dati sono «confortanti». Inoltre «con un livello ancora ampio di evasione che l’Istat stima al 17% del Pil c’è spazio per una riduzione delle aliquote fiscali che non impedisca un aumento di gettito che non penalizzi i conti pubblici».

Pubblicato il: 20.12.07
Modificato il: 20.12.07 alle ore 11.48

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71532


Intercettazioni Rai, Berlusconi furioso

La reazione del Cavaliere dopo la pubblicazione del colloquio con Agostino Saccà
“Lo sanno tutti, in Rai lavori solo se sei di sinistra o se ti prostituisci”

“Un attacco criminale alla privacy”


ROMA
– “Un attacco criminale alla privacy”. E’ furiosa la reazione di Silvio Berlusconi dopo la pubblicazione sul sito dell’Espresso e di Repubblica.it del colloquio telefonico (qui l’audio) con il responsabile di Rai Fiction Saccà. Non ci sta il Cavaliere e reagisce. Attaccando frontalmente: “Sono stato esposto al pubblico ludibrio senza motivo. Non c’è niente di preoccupante, salvo il fatto che siamo in un paese in cui non c’è più libertà”.

Poi l’affondo del Cavaliere si sposta contro la Rai dove lavora “chi si prostituisce o chi è di sinistra”. Parole dette da chi, nella telefonata con Saccà, “suggerisce” il nome di alcune avvenenti attrici. Una in particolare che il Cavaliere lega ad un senatore della maggioranza che Berlusconi cerca di convincere a cambiare schieramento. “In rai njon c’è nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato”. “Io – continua il Cavaliere – ho fatto diversi interventi solo per segnalare personaggi che non sono di sinistra e che sono stati messi completamente da parte in Rai”.

L’ira del Cavaliere non risparmia Repubblica. In particolare la redazione napoletana del nostro quotidiano. “Mi si dice – azzarda Berlusconi – che il sostituto procuratore di Napoli è il fratello del capo della redazione napoletana di Repubblica” (una parentela del tutto infondata ndr).

Nel frattempo gli avvocati di Berlusconi hanno presentato un esposto al garante per violazione della privacy. Mentre il consigliere di amministrazione della Rai Sandro Curzi si dice “sconvolto”, sia “per la sostanza” che per “il tono del contenuto”. Curzi, inoltre, stigmatizza “l’umiliante scenario di oscure manovre politiche avvenute ai danni e alle spalle del Cda”.

(20 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/berlusconi-intercetta/berlusconi-intercetta/berlusconi-intercetta.html

Scuola: a chi va il carbone?


I regali di Natale del ministro Fioroni

di Fabiana Stefanoni*


Corsi di recupero per gli studenti che saltano per “mancanza di fondi”, aule fatiscenti, sale professori inagibili, ore di lavoro straordinario non retribuite, supplenze pagate con mesi e mesi di ritardo, aule affollatissime e ingestibili (fino a 33 alunni) con studenti immigrati per i quali non sono previsti percorsi di integrazione e inserimento (per la solita mancanza di fondi): sono solo alcune delle perle quotidiane che riserva la scuola pubblica in Italia.

E il ministro Fioroni che fa? Risolve l’emergenza regalando soldi alle scuole private confessionali; quelle che piacciono tanto al Vaticano (anche perché sono fonte di consistenti guadagni), dove le rette mensili pagate da ogni singolo studente sorpassano di un bel po’ lo stipendio dei professori. Il cattolicissimo ministro di centrosinistra, infatti, ha promesso in un disegno di legge un incremento dei finanziamenti pubblici alle scuole private cattoliche: 51 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 100 milioni di euro già stanziati dalla vecchia Finanziaria. Non solo: un regolamento allo studio del ministero dell’Istruzione intende elargire regali anche agli istituti non paritari (i cosiddetti diplomifici), che per la prima volta potranno godere di finanziamenti pubblici. Per quest’anno, i regali infiocchettati vanno solo sotto l’albero dei privati: alle scuole pubbliche resta solo il carbone.

Specchietti per le allodole…

I sindacati concertativi hanno sbandierato come “grande conquista” il recente rinnovo del contratto degli insegnanti. All’indomani della firma (il contratto è stato siglato da Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals), i quotidiani hanno celebrato i “cospicui” 140 euro di aumento per gli insegnanti, omettendo di precisare che i 140 euro sono lordi e che, soprattutto, andranno solo agli insegnanti delle superiori con almeno 35 anni di servizio. Per la gran parte dei precari, per fare un esempio, l’aumento consisterà in poco più di 50 euro al mese. Inoltre, per il personale Ata (tecnico-amministrativo), l’aumento sarà addirittura inferiore (come si trattasse di lavoratori di serie B). Ciliegina sulla torta, gli arretrati verranno pagati molto meno del dovuto e solo a partire da febbraio 2008, cioè con quasi 25 mesi di ritardo!

In cambio di poche briciole, i lavoratori della scuola hanno già ricevuto da tempo, ben prima delle feste, qualche regalo poco gradito. Anzitutto, sull’onda della campagna contro gli insegnanti “fannulloni”, il ministro ha pensato di delegare maggiori poteri al coordinatore didattico (quello che una volta era il preside e che oggi è il manager che gestisce l’azienda e i rapporti coi clienti…), che ora potrà decidere di sospendere, a sua discrezione, un insegnante senza nemmeno consultare il collegio docenti.

Le scuole italiane sembrano sempre più piccole aziende (fatiscenti): i fondi d’istituto vengono gestiti dal coordinatore didattico (e dall’eventuale staff di docenti “privilegiati”) in modo discrezionale, senza nessun vincolo didattico. Tra l’altro, il decreto Bersani ha trasformato gli istituti in fondazioni, con la conseguente possibilità di ricevere fondi dalle aziende locali, dalle banche, da Confindustria: in molti istituti questo si traduce nella moltiplicazione di stages nelle industrie della zona: di fatto, lavoro non pagato che gli studenti sono tenuti a svolgere per acquisire “crediti”, con la conseguente ingerenza delle imprese nei percorsi didattici.



…e trappole per i precari

Ma i regali più sgraditi sono arrivati, in questi giorni prenatalizi, ai lavoratori precari, le cui sorti sono state aggravate dal taglio di quasi 50 mila cattedre (taglio previsto dalla vecchia Finanziaria e dalla nuova), per un risparmio per il governo di 4 miliardi di euro in 4 anni.

Ormai il precariato nella scuola è un fatto strutturale: in molte classi di concorso l’età media dell’assunzione in ruolo oscilla tra i 45 e i 50 anni (e non si dice per dire, è proprio così!). Per molti lavoratori significa l’impossibilità di costruire una famiglia, di fare qualsivoglia programma di vita: ogni anno, a fine agosto, come al mercato delle vacche, centinaia di migliaia di insegnanti precari attendono di sapere se e dove potranno prendere servizio nei quattro giorni successivi, dove dovranno trascinare figli, mogli e mariti, dove dovranno mettersi a cercare l’ennesimo affitto nell’ennesimo paesino.

Chi, poi, come tanti insegnanti, è rimasto escluso dalle cosiddette graduatorie a esaurimento (perché privi di un’abilitazione, che negli ultimi anni si poteva conseguire solo nelle costosissime Siss a numero chiuso e a frequenza obbligatoria), deve aspettare le chiamate degli istituti, che pagano con mesi di ritardo. Sono proprio questi lavoratori quelli che hanno ricevuto in questi giorni, i sacchi di carbone: con più di cinque mesi di ritardo, le graduatorie d’istituto sono state aggiornate. Tanti precari si sono trovati improvvisamente senza lavoro, o hanno viste decurtate le ore di supplenza, o si sono ritrovati catapultati in una scuola dall’altra parte della provincia. Per gli studenti, questo significa rottura della continuità didattica, con cambi improvvisi di docenti a quadrimestre inoltrato. Scandaloso è poi il fatto che, per mere esigenze di far cassa, siano state mantenute in vita, per l’anno a venire, le Siss, senza alcuna certezza circa l’utilità del diploma: le graduatorie provinciali (quelle per gli abilitati) sono state chiuse, quindi non si capisce a cosa possa servire frequentare un costosissimo corso abilitante: molti precari si sono iscritti solo per mancanza di alternative.

E’ ora di dire basta!

E’ ora di porre fine al massacro della scuola pubblica! Occorre costruire una grande mobilitazione di tutti i lavoratori della scuola e degli studenti per rivendicare:
– assunzione a tempo indeterminato dei precari e del personale Ata;
– aumenti salariali reali, riduzione del numero di alunni per classe e pagamento integrale di tutti gli arretrati;
– no ai finanziamenti pubblici alle scuole private;
– no al protocollo del 23 luglio che taglia le pensioni e rende permanente la precarietà;
– introduzione di percorsi di inserimento e sostegno per gli studenti figli di immigrati;
– abolizione dell’ora di religione, da sostituire con un’ora di educazione sessuale;
– maggiori finanziamenti alla scuola pubblica, no ai tagli previsti in Finanziaria;
– per una scuola aperta a tutti, laica e di vera qualità.